Tutti gli uomini di Matteo Renzi

Renzi pigliatutto: segretario del Pd #Cookednews

Una magistrale inchiesta di Franco Fracassi svela l’intreccio dei nomi che svernano all’ombra di Renzi. E c’è poco da stare allegri perchè, tra questi, ve ne sono di terribilmente inquietanti.

Quando negli anni Ottanta Michael Ledeen varcava l’ingresso del dipartimento di Stato, al numero 2401 di E Street, chiunque avesse dimestichezza con il potere di Washington sapeva che si trattava di una finta. Quello, per lo storico di Los Angeles, rappresentava solo un impiego di facciata, per nascondere il suo reale lavoro: consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall’Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all’Iraq e della potenziale guerra all’Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano.

Oggi Michael Ledeen è una delle menti della politica estera del segretario del Partito democratico Matteo Renzi. Forse è stato anche per garantirsi la futura collaborazione di Ledeen che l’allora presidente della Provincia di Firenze si è recato nel 2007 al dipartimento di Stato Usa per un inspiegabile tour. Non è un caso che il segretario di Stato Usa John Kerry abbia più volte espresso giudizi favorevoli nei confronti di Renzi. Ma sono principalmente i neocon ad appoggiare Renzi dagli Stati Uniti. Secondo il ‘New York Post’, ammiratori del sindaco di Firenze sarebbero gli ambienti della destra repubblicana, legati alle lobby pro Israele e pro Arabia Saudita. In questa direzione vanno anche il guru economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e il suo principale consulente politico, Marco Carrai, entrambi molti vicini a Israele. Carrai ha addirittura propri interessi in Israele, dove si occupa di venture capital e nuove tecnologie. Infine, anche il suppoter renziano Marco Bernabè ha forti legami con Tel Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures e, il cui padre, Franco, fino a pochi anni fa è stato arcigno custode delle dorsali telefoniche mediterranee che collegano l’Italia a Israele.

Forse aveva ragione l’ultimo cassiere dei Ds, Ugo Sposetti, quando disse: «Dietro i finanziamenti milionari a Renzi c’è Israele e la destra americana». O perfino Massimo D’Alema, che definì Renzi il terminale di «quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra». Dietro Renzi ci sono anche i poteri forti economici, a partire dalla Morgan Stanley, una delle banche d’affari responsabile della crisi mondiale. Davide Serra entrò in Morgan Stanley nel 2001, e fece subito carriera, scalando posizioni su posizioni, in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari.
La carriera del giovane broker italiano venne punteggiata di premi e riconoscimenti per le sue abilità di valutazione dei mercati. In quegli anni trascorsi dentro il gruppo statunitense, Serra iniziò a frequentare anche i grandi nomi del mondo bancario italiano, da Matteo Arpe (che ancora era in Capitalia) ad Alessandro Profumo (Unicredit), passando per l’allora gran capo di Intesa-San Paolo Corrado Passera. Nel 2006 Serra decise tuttavia che era il momento di spiccare il volo. E con il francese Eric Halet lanciò Algebris Investments.
Già nel primo anno Algebris passò da circa settecento milioni a quasi due miliardi di dollari gestiti.
 L’anno successivo Serra, con il suo hedge fund, lanciò l’attacco al colosso bancario olandese Abn Amro, compiendo la più importante scalata bancaria d’ogni tempo. Poi fu il turno del banchiere francese Antoine Bernheim a essere fatto fuori da Serra dalla presidenza di Generali, permettendo al rampante finanziere di mettere un piede in Mediobanca.

Definito dall’ex segretario Pd Pier Luigi Bersani «il bandito delle Cayman», Serra oggi ha quarantatré anni, vive nel più lussuoso quartiere di Londra (Mayfair), fa miliardi a palate scommettendo sui ribassi in Borsa (ovvero sulla crisi) ed è il principale consulente finanziario di Renzi, nonché suo grande raccoglitore di denaro, attraverso cene organizzate da Algebris e dalla sua fondazione Metropolis. E così, nell’ultimo anno il gotha dell’industria e della finanza italiane si sono schierati uno a uno dalla parte di Renzi. A cominciare da Fedele Confalonieri che, riferendosi al sindaco di Firenze, disse: «Non saranno i Fini, i Casini e gli altri leader già presenti sulla scena politica a succedere a Berlusconi, sarà un giovane». Poi venne Carlo De Benedetti, con il suo potentissimo gruppo editoriale Espresso-Repubblica («I partiti hanno perduto il contatto con la gente, lui invece quel contatto ce l’ha»). E ancora, Diego Della Valle, il numero uno di Vodafone Vittorio Colao, il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio e l’amministratore delegato Andrea Guerra, il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera con la moglie Afef, l’ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori, il patron di Eataly Oscar Farinetti, Francesco Gaetano Caltagirone, Cesare Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, i banchieri Fabrizio Palenzona e Claudio Costamagna, il numero uno di Assolombarda Gianfelice Rocca, il patron di Lega Coop Giuliano Poletti, Patrizio Bertelli di Prada, Fabrizio Palenzona di Unicredit, Il Monte dei Paschi di Siena, attraverso il controllo della Fondazione Montepaschi gestita dal renziano sindaco di Siena Bruno Valentini, e, soprattutto, l’amministratore delegato di Mediobanca Albert Nagel, erede di Cuccia nell’istituto di credito.

Proprio sul giornale controllato da Mediobanca, ‘Il Corriere della Sera’, da sempre schierato dalla parte dei poteri forti, è arrivato lo scoop su Monti e Napolitano, sui governi tecnici. Il Corriere ha ripreso alcuni passaggi dell’ultimo libro di Alan Friedman, altro uomo Rcs. Lo scoop ha colpito a fondo il governo Letta e aperto la strada di Palazzo Chigi a Renzi. Il defunto segretario del Psi Bettino Craxi diceva: «Guarda come si muove il Corriere e capirai dove si va a parare nella politica». Gad Lerner ha, più recentemente, detto: «Non troverete alla Leopolda i portavoce del movimento degli sfrattati, né le mille voci del Quinto Stato dei precari all’italiana. Lui (Renzi) vuole impersonare una storia di successo. Gli sfigati non fanno audience».

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Corea del Nord pronta a lanciare due missili: ‘preparatevi a evacuare le ambasciate’

corea_del_nordLa Corea del Nord avrebbe collocato su due rampe di lancio, lungo la costa orientale, altrettanti missili a media gittata. La notizia, diffusa da Seul, ha scatenato i timori di un imminente attacco. Se ciò non bastasse ad innalzare la tensione, Pyongyang ha esortato le ambasciate straniere rimaste in loco a valutare se lasciare il Paese (l’Italia non è presente perché fa riferimento alla missione a Seul). Il regime nordcoreano ha inoltre avvertito che a partire dal 10 aprile, nel caso in cui la crescente tensione nella penisola asiatica degenerasse in un vero e proprio conflitto, non sarà in grado di garantire la sicurezza del personale diplomatico straniero, delle ambasciate di Paesi terzi né delle rappresentanze delle organizzazioni internazionali.

Dopo i movimenti militari che sembrano preannunciare un imminente lancio di missili, la Corea del Sud ha dispiegato due navi con sistemi per intercettare missili lungo le coste del Mar Giallo e del Mar del Giappone; ed è solo l’ennesimo movimento militare nell’area perché Seul e Washington da giorni vigilano da vicino le installazioni militari nordcoreane e hanno già preso una serie di contromisure.

I missili spostati lungo la costa orientale nordcoreana e pronti al lancio sono presumibilmente i Musudan, su cui Pyongyang non ha mai realizzato alcun test. Il Musudan (o Taepodong-X) fu presentato per la prima volta in una parata militare nell’ottobre 2010 e si ritiene che abbia la capacità di coprire circa 3mila chilometri che possono arrivare a 4mila se il carico è leggero. Almeno sul piano teorico, dunque, i Musudan dovrebbero arrivare ovunque in Corea del Sud o in Giappone, ma anche alle basi militari americane nell’isola di Guam (3.500 km a sud della penisola coreana). Anche se la maggior parte degli esperti ritiene che la Corea del Nord non abbia la tecnologia necessaria per miniaturizzare le testate nucleari e montarle sui missili, Washington ha deciso l’invio sull’isola nell’oceano Pacifico delle batterie Thaad, un sistema di missili intercettori, gli unici al momento in grado di distruggere missili a corto e medio raggio tanto dentro che fuori l’atmosfera terrestre.

In attesa di sapere se lunedì 8 aprile Pyongyang tornerà a consentire l’accesso ai lavoratori sudcoreani, si muove la diplomazia. La Germania ha convocato l’ambasciatore nordcoreano a Berlino per manifestargli la sua ‘profonda preoccupazione’. La Russia si è messa in contatto con le altre potenze, Usa e Cina, oltreché con la Corea del Sud per rispondere all’avvertimento dato da Pyongyang alle ambasciate.

Corea del Sud: attacco hacker a reti tv e banche

attacco-hacker.corea-epsonLe autorità della Corea del Sud stanno indagando su un attacco di pirati informatici che oggi ha mandato in tilt i server di tre emittenti e due importanti banche, mentre le forze armate hanno alzato il livello di allerta a causa dei timori sul possibile ruolo nella vicenda della Corea del Nord.

L’attacco ha colpito i server delle reti tv Ytn, Mbc e Kbs, oltre a quelli delle banche Shinhan e NongHyup Bank, hanno reso noto la polizia e rappresentanti del governo. In alcuni casi, sono stati cancellati anche file da alcuni computer, hanno riferito le autorità. Uno dei network che fornisce connettività ai gruppi, LG UPlus Corp, afferma che la home page del proprio sito web è stata sostituita con una pagina di rivendicazione dell’attacco da parte del ‘Whois Team‘, che mostra tre teschi e il messaggio ‘è l’inizio del nostro movimento’.

Le operazioni delle banche colpite sono riprese, ma le emittenti tv non sono ancora in grado di dire quando potranno riprendere le trasmissioni.

Sia la polizia che il governo non si sono ancora espressi sulla possibilità che l’attacco informatico possa essere legato alla Corea del Nord, che ha già minacciato di attaccare sia gli Stati Uniti che la Corea del Nord dopo che l’Onu ha varato una serie di sanzioni per il test nucleare condotto a febbraio da Pyongyang. La scorsa settimana, ha denunciato Pyongyang, anche molti siti ufficiali nordcoreani, tra i quali quello dell’agenzia ufficiale Kcna, hanno subito un attacco informatico ‘prolungato e intenso’. Pyongyang ha accusato Seul e Washington. I servizi segreti sudcoreani stimano siano almeno 3.000 i cyber warrior nordcoreani mobilitati per la guerra informatica.

In passato i nordcoreani hanno colpito le reti di alcuni giornali conservatori, di banche e istituzioni governative sudcoreane.

L’esercito della Corea del Sud non è stato coinvolto nell’attacco hacker, ma ha elevato il livello di allerta.

Intanto oggi il presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato che Pechino è disponibile per ‘promuovere il dialogo’ tra le due Coree. Secondo il ministero degli esteri cinese Xi ha espresso la sua disponibilità parlando al telefono con la presidente sudcoreana Park Geun-hye. ‘La pace e la stabilità nella penisola coreana sono un interesse vitale per il popolo coreano e anche per il popolo cinese’, ha detto Xi, secondo il comunicato diffuso dal ministero degli Esteri. Il presidente ha aggiunto che la Cina ‘è impegnata a mantenere la pace e la stabilità della penisola e a realizzare la denuclearizzazione della penisola‘.

Russia: Putin firma la legge ‘anti Magnitsky’

vladimir-putin-polar-bearsIl presidente russo, Vladimir Putin, ha firmato la cosiddetta ‘legge anti-Magnitsky’ o legge Dima Yakovlev che vieta, tra l’altro, le adozioni di orfani russi da parte di cittadini statunitensi. Lo ha reso noto il Cremlino. Passata sia alla camera bassa del Parlamento russo, la Duma di Stato, che al Senato. La legge rende il nome di Dima, un bambino russo che è morto per un colpo di calore nel 2008 in America, dopo che il padre adottivo statunitense lo aveva dimenticato in macchina nella calura estiva. Il padre è stato assolto dall’accusa di omicidio colposo.

Approvata a larga maggioranza da entrambe le camere del Parlamento russo, entrerà in vigore il 1 gennaio 2013.

La decisione rappresenta una risposta all’adozione, negli Stati Uniti, delle misure restrittive contro i funzionari russi coinvolti nel caso di Sergei Magnitsky, l’avvocato societario che aveva denunciato un clamoroso caso di corruzione morto in carcere nel 2009 in attesa di processo.

Sono 52 le procedure di adozione di orfani russi in corso da parte di cittadini americani, ma dopo la promulgazione della legge che vieta le adozioni agli americani, i bambini coinvolti saranno adottati in Russia. Lo riferisce il delegato del Cremlino all’infanzia Pavel Astakhov. ‘Cinquantadue bambini sono coinvolti. Penso che debbano essere adottati in Russia sotto la responsabilità dei governanti’, ha dichiarato Astakhov.

E’ stato assolto da un tribunale di Mosca l’unico imputato per la morte dell’avvocato Serghei Magnitsky. Ex vicedirettore del famigerato carcere Butyrka, dove il giovane legale morì nel 2009 per una pancreatite non curata, Dmitri Kratov era accusato di negligenze che avrebbero causato il decesso di Magnitsky.

I giudici della corte di Tverskoi hanno detto di non aver riscontrato prove che dimostrassero la colpevolezza del funzionario che al contrario fece tutto il possibile per aiutare il detenuto. ‘Continuerò a lavorare nel sistema penitenziario’, ha annunciato Kratov dopo la sentenza.

Poco prima di essere arrestato, Magnitsky aveva denunciato una frode fiscale da 5,4 miliardi di rubli (235 milioni di dollari), orchestrata da alcuni dipendenti del ministero dell’Interno russo ai danni del fondo d’investimento Hermitage Capital, presso il quale lavorava, il cui amministratore delegato è William Browder.

Il legale è, però, stato accusato di aver ideato lui stesso lo schema che sottostava alla frode e subito posto in detenzione preventiva, nel 2008.

Dopo quasi un anno di carcere, in cui secondo i legali difensori gli sono state negate le cure necessarie alla sua grave pancreatite, è morto all’età di 37 anni. Sul suo corpo sarebbero state rinvenuti segni di tortura.

Chiuso dopo la sua morte, il processo per frode contro Magnitsky è stato riaperto di recente da un tribunale moscovita, tra le critiche della società civile e dei famigliari. Giovedì, in seguito all’assenza dei legali della difesa intenzionati a ‘non partecipare a un processo contro un uomo morto’, l’udienza preliminare è stata spostata al 28 gennaio.

La morte di Magnitsky è diventata in pochi anni un caso internazionale e motivo di tensioni tra Mosca e le cancellerie occidentali. Di recente Washington ha approvato il ‘Magnitsky Act‘, una legge che bandisce dal territorio americano i funzionari russi coinvolti nel caso. Dal canto suo Mosca ha risposto con la cosiddetta ‘Legge anti-Magnitsky’, che prevede il divieto delle adozioni di orfani russi da parte di cittadini statunitensi.

Film anti Islam: gli States evacuano le ambasciate di Sudan e Tunisia

 Gli Stati Uniti hanno ordinato allo staff diplomatico non essenziale di lasciare il Sudan e la Tunisia, incendiate dalle proteste contro il film blasfemo della figura di Maometto. In Tunisia sono stati quattro i morti nelle proteste e 49 i feriti. In Sudan sono stati contati due morti nell’attacco alle ambasciate occidentali. Il dipartimento di Stato americano aveva ordinato ieri sera il rientro in patria di tutte le famiglie e del personale diplomatico non essenziale delle ambasciate di Tunisi e Khartoum attaccate venerdi’ dalla folla inferocita’ per il film considerato blasfemo dai musulmani.

 Gli Stati Uniti agli americani ‘andate via da Tunisi ed evitate il Sudan’. Il dipartimento di Stato americano ha esortato tutti gli americani ad abbandonare Tunisi, dove l’ambasciata e’ stata attaccata, e a non recarsi in Sudan, evitando in particolare il Darfur, la regione del Nilo Blu e del Kordofan meridionale. Il timore e di nuove rappresaglie dopo la diffusione del film considerato blasfemo dai musulmani (‘L’innocenza dei musulmani’), girato negli Usa. Ieri le autorita’ di Khartoum avevano respinto la richiesta di Washington di inviare truppe speciali per proteggere l’ambasciata.

Obama: Americans laid down lives ‘in service to us all’, gli americani che sono a servizio di tutti noi non vanno dimenticati – ha detto Obama nel discorso di addio al console americano ucciso durante un attentato all’ambasciata il 12 settembre scorso e la cui salma è stata rimpatriata. I funerali per i quattro statunitensi uccisi negli scontri suscitati dal film ‘Innocence of Muslim’ si sono svolti al Joint Base Andrews, nel Maryland.

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I sette titani della Tech Industry che finanziano le campagne elettorali

Come tutti sanno l’out-of-the-loop più forte per fare un sacco di  soldi con la tecnologia, il modo più immediato e decisivo, è quello di inventarsi un Social Network. Anche per quanto riguarda la politica, che spinge capitali in quantità indecifrate, soprattutto se si sta donando un super PAC, la quantità di denaro destinato ai candidati di supporto è illimitata. Basta superare quota  $1,000.

Come ogni altro settore economico, anche i titani della Tech Industry si sono preparati per l’Election Day del 2012, cercando di non fare arrabbiare nessuno e tirando da entrambe le parti politiche.

Negli anni precedenti alle attuali presidenziali, ‘la ricchezza del settore Tech è sempre stata positiva soprattutto nei confronti dei Democrats – i Democratici, in parte grazie ai suoi liberali locali e ai giovani dirigenti,’  ha riferito l’agenzia di stampa Reuters in un rapporto del 2011. Grazie a una decisione della Supreme Court’s Citizens United, la Corte Suprema dei Cittadini, che ha accresciuto i limiti di denaro inviato ai gruppi indipendenti che pubblicano annunci e dichiarano politiche di sensibilizzazione, la  Silicon Valley ha ottenuto molti più dollari dai repubblicani nel 2011 e 2012.

Quale partito o celebrità politica aderisce alla tua linea di pensiero al punto da meritare una sovvenzione economia? L’Huffington Post ha selezionato una galleria di volti celebri fra i quali poter scegliere. Naturalmente il riferimento geografico è alle conventions politiche che stanno anticipando le presidenziali del 6 novembre.

Ed ecco i 7 Tech Titans Funding Political Campaigns. Al primo posto c’è l’immancabile Bill Gates (vale a dire, Bill & Melinda Gates Foundation) Fondatore di Microsoft.  Contributo $ 34.375 nel 2011-2012. Appoggia la sinistra (98 per cento va ai democratici, i repubblicani con un 2 per cento). Una delle persone più ricche del pianeta, Bill Gates assume una posizione chiave nella politica che non riflette i suoi interessi da pocketbook: sostiene tasse più alte per i ricchi e anche l’uguaglianza del matrimonio. Le sue donazioni sono effettuate tramite la no-profit Bill & Melinda Gates Foundation, che gestisce il compito erculeo di distribuire i soldi del miliardario tra cause meritevoli di tutto il mondo.

Il secondo posto va invece a Sheryl Sandberg Chief Operating Officer di Facebook. Contributo $ 60.800 nel 2011-2012 fino ad ora. Appoggia la sinistra (96 per cento ai democratici, ai repubblicani 4 per cento). Anche se non c’è alcuna traccia del presidente di Facebook Mark Zuckerberg nelle donazioni politiche, il suo n ° 2 era una volta un peso massimo di Washington. Durante l’amministrazione Clinton, Sheryl Sandberg ha lavorato come capo di stato maggiore per l’allora Segretario al Tesoro Larry Summers. Ha donato per il presidente Barack Obama e una varietà di legislatori democratici.

Terzo podio per Laurene Powell Jobs moglie del defunto co-fondatore di Apple Steve Jobs, con un contributo, fino ad ora, di $ 59.800 nel 2011-2012.

Appoggia la sinistra (100 per cento ai democratici). Secondo Explorer, Steve Jobs non ha contribuito alle campagne politiche, il che non dovrebbe sorprenderci: al compianto CEO di Apple non piace donare a qualcuno , politico o no. Sua moglie è più generosa. In questo ciclo elettorale, Laurene Powell Jobs ha dato esclusivamente ai democratici, tra cui il presidente Obama, il senatore Kirsten Gillibrand di New York ed ex Rep. Gabrielle Giffords dell’Arizona. Nel 2010, Jobs ha iniziato a lavorare sul Consiglio per le soluzioni comunitarie di Obama alla Casa Bianca. 

 Eric Schmidt Presidente esecutivo di Google. Contributo $ 73.000 nel 2011-2012 fino ad ora. Appoggia a sinistra con un 63 per cento ai democratici, ai repubblicani 37 per cento. Se per il primo CEO di Google le donazioni sono più equamente distribuite tra le due parti di quelle di alcuni altri titani della Tech Industry, Eric Schmidt può essere il dirigente tecnico che è  più cozza con l’amministrazione Obama.

Ha prestato servizio in qualità di consulente alla campagna durante le prime  presidenziali vinte da Obama, ed è stato invitato a serate di gala alla Casa Bianca, oltre ad essere stato nominato dal Consiglio Presidente dei Consulenti in materia di scienza e tecnologia. Nel frattempo, la Federal Trade Commission stava colpendo Google da sinistra e a destra sulle violazioni della privacy.

Al quinto posto c’è John DonahoeCEO of eBay. Il suo contributo è stato pari a  $48,300 in 2011-2012. Appoggia al 100 per cento i democratici, il suo voto va  a sinistra. A differenza del suo predecessore ad eBay, Meg Whitman, un tempo candidato a governatore repubblicano della California, John Donahoe è un donatore tutto blu a questo ciclo elettorale. Ha dato $ 5.000 ciascuno al presidente Barack Obama e al senatore di New York Kirsten Gillibrand per sostenere le campagne di rielezione. Egli attualmente è presidente del Consiglio della Casa Bianca per le soluzioni comunitarie, come Jobs Laurene. Questo pur avendo lavorato con Mitt Romney a Bain & Company e dopo avere cantato le lodi del suo  vecchio collega. ‘Penso che è eccezionale che sia stato in grado di passare alla modalità campagna come politico, perché non è certamente una transizione facile per chi proveniene dal ruolo esecutivo nel mondo degli affari’, Donahoe ha detto al Dartmouth Business Journal marzo 2012 .

Randall Stephenson Presidente e CEO di AT & T.
Contributo $ 16.332 nel 2011-2012 fino ad ora.
Appoggia a destra (87 per cento ai repubblicani, il 13 per cento ai democratici). I sostenitori finanziari della campagna non potrebbe scrivere un esempio migliore di intenti nelle donazioni politiche. Dopo AT & T, il più grande operatore mobile statunitense, non è riuscito a ottenere l’approvazione da parte del Federal Communications Commission, controllato dai democratici, per una fusione con T-Mobile nel mese di dicembre e Randall Stephenson ha donato l’importo massimo legale al Comitato Nazionale Repubblicano. Parole amare.


Peter Thiel

Co-fondatore di PayPal e all’inizio degli investitori Facebook.
Contributo 2634700 dollari nel 2011-2012 fino ad ora.
Appoggia a destra (93 per cento ai repubblicani, 7 per cento ai democratici). Secondo influence Explorer, questa impresa del capitalista della Silicon Valley lo rende il quarto più generoso donatore nella vita politica del paese, dando 2,6 milioni dollari alle campagne e ai terzi nel corso dell’ultimo anno e mezzo. Tra i suoi punti di vista a volte eccentrici e libertari (lui è fiero di avere figli molto intelligenti in grado di non frequentare il college), Peter Thiel ha sostenuto l’elezione in  Texas per Ron Paul  presidente. Thiel ha dato la maggior parte delle sue donazioni al super PAC approvate Liberty , che produce spot televisivi e on-line backing Paul.

Sheryl Sandberg, Bill Gates e Eric Schmidt sono tra i dirigenti del settore tecnologico che hanno donato migliaia di dollari per questo ciclo elettorale.


https://cookednews.wordpress.com/2012/08/02/twindex-a-chi-preferisce-obama-a-romney-su-twitter-il-nuovo-sistema-di-elaborazione-dati-sullelection-day/
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Siria: massacro ad Hama, più di 200 morti in un attacco delle forze governative contro l’opposizione

E’ il più grave attacco alle forze d’opposizione da parte dei miliziani vicini al governo negli ultimi sedici mesi di rivolte contro il regime di Bashar al Assad. In Siria sono più di 200 i morti durante l’assalto di ieri.

Più di 200 siriani, in gran parte civili, sono stati uccisi in un villaggio nella regione ribelle di Hama, dopo un bombardamento da parte di elicotteri e carri armati e un attacco da parte di miliziani leali al governo.

Lo hanno riferito attivisti dell’opposizione.

Confermata la notizia, si tratterebbe del più grave episodio di violenza nei 16 mesi di rivolte contro il presidente Bashar al-Assad, in un momento in cui l’azione diplomatica per fermare lo spargimento di sangue è ostacolata dai contrasti tra le grandi potenze.

Gli attivisti hanno detto che il massacro è avvenuto ieri, proprio mentre il Consiglio di Sicurezza dell’Onu stava negoziando una nuova risoluzione sulla Siria. Washington e i suoi alleati sono dell’avviso che serva un’azione dura, ma la Russia ha escluso la possibilità di accettare l’ultima bozza di risoluzione.

Il Consiglio Rivoluzionario di Hama ha riferito a Reuters che il villaggio sunnita di Tremseh è stato pesantemente colpito da armi pesanti giovedì sera, prima di essere preso d’assalto dai miliziani alawiti filo-governativi, che hanno ucciso gli abitanti uno a uno.

Fadi Sameh, un attivista dell’opposizione da Tremseh, ha detto di aver lasciato la città prima che la follia omicida coinvolgesse l’intero villaggio. ‘Sembra che i miliziani alawiti dai villaggi circostanti sono arrivati su Tremseh dopo che i suoi difensori ribelli sono venuti allo scoperto e hanno cominciato a uccidere le persone. Intere case sono state distrutte e bruciate dai bombardamenti.

‘Ogni famiglia nella città sembra avere subito dei morti. Abbiamo nomi di uomini, donne e bambini provenienti da famiglie numerose’, ha detto, aggiungendo che molti dei corpi sono stati portati in un moschea locale.

Secondo Ahmed, un altro attivista locale ‘Ci sono più corpi nei campi, nei fiumi e nelle case … La gente ha cercato di fuggire dal momento in cui sono iniziati i bombardamenti, molto sono stati uccisi nel tentativo di scappare. ‘

Megaupload: 21 giorni per consegnare le prove contro Dotcom, negata l’estradizione all’Fbi

Ventuno giorni. E’ il tempo a disposizione delle autorità americane per consegnare tutto il materiale incriminante Kim Dotcom al suo avvocato Ira Rothhen. Il boss del file hosting torna comunque in libertà perché non considerato a rischio fuga.

Avranno tre settimane di tempo per consegnare alla difesa tutto il materiale utile a contrastare la richiesta d’estradizione negli Stati Uniti per i vertici del mega impero del file hosting. Le autorità statunitensi dovranno così fornire ai legali di Megaupload non soltanto le copie del materiale sequestrato al boss Kim Dotcom, ma anche l’intero pacchetto di prove raccolte dal Federal Bureau of Investigation (FBI) contro il noto cyberlocker.

La richiesta di estradizione del fondatore di  (all’anagrafe Kim Schmitz), e degli altri accusati della cosiddetta Mega Conspiracy da parte delle autorità USA, si complica ulteriormente con la vittoria da parte dei difensori di Megaupload di una cruciale disputa inerente le prove di accusa.

protestare in aula era stato lo stesso avvocato di Dotcom Ira Rothken: numerosi hard disk strappati al founder di Megaupload sarebbero stati spediti negli Stati Uniti senza alcuna approvazione da parte del giudice neozelandese. In sostanza, le autorità di Washington sono state accusate di voler prendere tempo per evitare la preparazione di una trincea legale a difesa di Dotcom e soci.

Il giudice Harvey ha smontato la tesi della pubblica accusa, secondo la quale i vertici di Megaupload non potrebbero usufruire – trattandosi di una richiesta d’estradizione – del diritto di consultazione del materiale incriminante. Stando alle argomentazioni della corte neozelandese, un meccanismo giudiziario (e non amministrativo) deve per forza prevedere un bilanciamento per la trasparenza nelle due parti in causa.

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