E’ morto il capo della Polizia Antonio Manganelli

Antonio-ManganelliE’ morto il capo della polizia Antonio Manganelli. Manganelli era malato di tumore da tempo ed era ricoverato nel reparto di Rianimazione dell’ospedale San Giovanni di Roma dallo scorso 24 febbraio, dopo essere stato colpito da una emorragia cerebrale. Le sue condizioni ieri si erano aggravate.

Manganelli era nato ad Avellino l’8 dicembre 1950 e ha percorso le tappe più importanti della sua carriera nella polizia di Stato fianco a fianco all’ex capo del corpo Gianni De Gennaro, di cui è diventato vicario dal 3 dicembre 2001 e del quale ha preso poi il posto al vertice della Polizia il 25 giugno 2007.

Laureato in Giurisprudenza all’Università di Napoli, si è specializzato in Criminologia clinica nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Modena. Dagli anni ’70 del ha operato nel campo delle investigazioni, acquisendo particolare esperienza e preparazione tecnica nel settore dei sequestri di persona a scopo di estorsione prima ed in quello antimafia poi.

Ha lavorato al fianco dei più valorosi magistrati e di organi giudiziari investigativi europei ed extraeuropei, dei quali è diventato negli anni un punto di riferimento, legando il suo nome anche alla cattura di alcuni dei latitanti di maggior spicco delle organizzazioni mafiose.

E’ ancora giovane quando insieme a Gianni De Gennaro diventa uno degli investigatori più fidati di Giovanni Falcone in Sicilia. Sono gli anni della cattura del boss Tommaso Buscetta in Brasile e delle grandi inchieste di mafia che porteranno poi al maxi processo contro i boss di Cosa Nostra.

E’ stato docente di ‘Tecnica di Polizia Giudiziaria’ all’Istituto Superiore di Polizia ed è autore di pubblicazioni scientifiche in materia di sequestri di persona e di tecnica di polizia giudiziaria, tra cui il manuale pratico delle tecniche di indagine ‘Investigare’ scritto con il prefetto Franco Gabrielli, all’epoca direttore del Sisde ora capo della Protezione civile.

Manganelli ha diretto il Servizio centrale di Protezione dei collaboratori di giustizia, poi lo Sco (il Servizio centrale operativo) ed è stato questore di Palermo (dal 1997) e di Napoli (dal 1999). Nel 2000 viene nominato dal Consiglio dei Ministri prefetto di Prima classe, con l’incarico di direttore centrale della Polizia Criminale e vice direttore generale della Pubblica Sicurezza. Dal 3 dicembre 2001 Manganelli è stato vice direttore generale della Pubblica sicurezza con funzioni vicarie.

Il Consiglio dei Ministri (governo Prodi, Amato ministro dell’Interno) lo ha nominato capo della Polizia il 25 giugno 2007. Durante il suo periodo al vertice della Polizia sono stati catturati alcuni del latitanti ‘di massima pericolosità’, come i boss di Cosa nostra Giovanni Arena, Sandro e Salvatore Lo Piccolo, i boss camorristi dei Casalesi Michele Zagaria e Giuseppe Setola, quelli della ‘ndrangheta Giovanni Strangio e Domenico Condello.

Antonio Manganelli ‘è stato prima un valente investigatore, poi un lungimirante, appassionato, generoso ed efficiente capo della Polizia. Queste sue doti hanno fatto di lui un leader ed è per questo che oggi dai suoi più stretti collaboratori fino all’ultimo agente tutti lo piangano con immenso dolore. Era un numero uno’. E’ quanto sottolinea il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri. ‘Addio carissimo – scrive il ministro nel suo messaggio di cordoglio – che la terra ti sia lieve’.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appena appresa la triste notizia della scomparsa del Capo della Polizia Antonio Manganelli, si è messo in contatto con il Ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, chiedendole di rappresentare prontamente alla famiglia del Prefetto i suoi sentimenti di solidarietà e all’intera amministrazione della Pubblica Sicurezza il suo partecipe cordoglio.

La camera ardente sarà allestita alla scuola superiore di polizia mentre i funerali dovrebbero tenersi venerdì o sabato. A dirigere la polizia è attualmente il vicario di Manganelli, Alessandro Marangoni.

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‘Il Messico senza Pri’: il movimento YoSoy132 contro il neo eletto presidente Peña Nieto

 ‘Il Messico senza Pri’ contro l’elezione a Presidente di Enrique Peña Nieto. All’indomani dell’elezioni del nuovo presidente del Messico, circa 25.000 manifestanti proveniente dalle Università dello stato dell’America centrale si sono mobilitati nel nome di un unico movimento #YoSoy132, nato lo scorso maggio contro il candidato del Partito rivoluzionario istituzionale, per denunciare brogli elettorali.

Enrique Peña Nieto è considerato un volto nuovo, ma di un partito vecchio già noto al Messico. Il Pri, il partito rivoluzionario istituzionale, torna a governare dopo 12 anni.

‘Il Messico ha votato e Pena non ha vinto!’, hanno gridato nell’elegante quartiere di Polanco, nella zona occidentale della città. La manifestazione era partita da Paseo de la Reforma, la principale arteria della città, luogo abituale delle dimostrazioni di piazza, ma inaspettatamente i giovani hanno deciso di sfilare a Polanco, ‘per quello che rappresenta: è qui che l’oligarchia impone le decisioni al Paese‘.

Il portavoce del movimento studentesco, Miguel Platas, ha annunciato nuove mobilitazioni e assemblee per continuare a sottolineare che le elezioni del 1 luglio hanno offerto l’opportunità di una ‘frode orchestrata dai media e portata avanti il giorno delle elezioni con l’acquisto di voti e la manipolazione dei risultati’.

Enrique Peña Nieto

Avvocato, 45 anni, tesserato del Pri da quando aveva 18 anni, Enrique Peña Nieto è stato governatore dello Stato del Messico dal 2005 al 2011. Il 19 settembre 2011 ha annunciato la sua candidatura alle elezioni presidenziali messicane del 2012, aspirando a succedere a Felipe Calderón, registrando la sua candidatura il 27 novembre 2011.

Durante la campagna elettorale è stato oggetto delle proteste del movimento giovanile Yo Soy 132, che lo ha aspramente criticato per i suoi atteggiamenti autoritari, continuando la protesta tutt’oggi. Eletto il 2 luglio 2012, con circa il 40% dei voti, entrerà in carica il 1° dicembre 2012.

Il Pri, formazione che ha governato il Messico dal 1929 al 2000, ha scommesso tutto su di lui, che da anni curava l’immagine pubblica in vista di quest’appuntamento. La sua promessa elettorale, risolvere i problemi del Messico.

La promessa del nuovo eletto è di ‘Un Messico sano e in pace. Un Messico dove ci sia più equità sociale e con una crescita economica che porti nuovi posti di lavoro e più opportunità per tutti. È questo che voglio per voi’.

Ma per molti messicani, il Pri è associato ad anni dipotere autoritario e corrotto. Per il movimento di studenti YoSoy132 (jesuis132) in particolare Peña Nieto è un puro prodotto mediatico, costruito e imposto dalla televisione Televisa.  E gli studenti non sono i soli a dipingere un Paese allo sfascio. José Reveles, giornalista: ‘Il Messico vive una tragedia umana. Viviamo un’escalation di violenza, morti, sequestri, estorsioni. Parliamo di più di 70 mila morti in un anno’.

Enrique Peña Nieto, vedovo, si è risposato nel 2010 con Angelica Rivera, attrice di telenovelas incontrata in campagna elettorale durante la registrazione di alcuni spot elettorali.

Il rapporto tra Peña Nieto e Televisa è stato il principale motivo di contestazione del movimento YoSoy132 contro il ritorno al potere del Pri.

YoSoy132, il movimento studentesco contro l’informazione manipolata

Queste manifestazioni, messe in atto dal recente movimento studentesco YoSoy132, stanno diventando una presenza costante nei telegiornali della sera messicani. In un Paese con ben pochi precedenti di pubblica espressione di malcontento nei confronti dei colossi mediatici, migliaia di giovani che protestano contro lo strapotere dei media e la manipolazione dell’informazione hanno attirato l’attenzione di molti.

Tutto è iniziato l’11 maggio, quando il candidato alla presidenza Enrique Peña Nieto ha incontrato gli studenti e i docenti dell’Università Iberoamericana a Città del Messico. Durante la visita, Peña Nieto ha subito per ore gli insulti umilianti di quello che sembrava un corteo studentesco spontaneo. Secondo i video, le foto, e i resoconti dell’evento, le urla sono iniziate dopo che uno spavaldo ragazzo coi capelli gonfi si è alzato tenendo in mano un cartello su cui c’era scritto solo ‘TE ODIO’.

Dopodiché, le urla e i cori si sono fatti più forti. Peña Nieto cercava una via di fuga, ma all’esterno c’erano altri contestatori ad attenderlo. Il candidato, look da divo e moglie attrice di soap opera, è stato inseguito tra corridoi e cortili dell’università dagli studenti che urlavano ‘assassino’ e ‘codardo’ riferendosi alla cattiva gestione dell’incidente con i campesinos, verificatosi a San Salvador Atenco nel 2006, quando era Presidente.

Le manifestazioni #YoSoy132 sono partite da Città del Messico. Decine di migliaia di persone hanno percorso le vie del centro e si sono raccolte sotto la Colonna dell’indipendenza per dimostrare la loro contrarietà al PRI. Il partito è stato alla guida del Paese per la maggior parte del Ventesimo secolo e fino al 2000, usando strategie che possono essere riassunte in “potere-a-tutti-i-costi”. Il suo nome è associato alla compravendita del voto, frodi, collusioni con i trafficanti di droga, censure, intimidazioni, elezioni truccate e, spesso, a violente repressioni dei dissidenti—dall’omicidio di esponenti di spicco del partito come Luis Donaldo Colosio nel 1994 ai massacri degli studenti nel 1968 e nel 1971. Peña Nieto sostiene che con lui il partito sia cambiato, e che la campagna elettorale non dovrebbe pagare il prezzo degli ‘errori’ del passato.

Le manifestazioni YoSoy132 si sono tenute anche a Monterrey, Guadalajara, Tijuana, Durango, Zacatecas, Tlaxcala, Aguascalientes, Veracruz e molte altre città messicane. Altre manifestazioni a sostegno del movimento sono state organizzate dalle comunità messicane a Chicago, Barcellona, Madrid, San Francisco e di fronte alla Casa Bianca. Gli studenti di più di 35 università e college sparsi per il Messico si sono uniti al movimento, ed è in atto la formazione di una coalizione orizzontale di atenei (privati e pubblici) la cui forza ha un precedente soltanto nelle proteste della fine degli anni Sessanta.

In Messico, il duopolio televisivo è gestito da TeleVisa e TeleAzteca.

 http://yosoy132.mx/
http://www.yosoy132.org/
https://www.facebook.com/yosoy132
https://twitter.com/#!/YoSoy132 

USA: sparatoria in un campus dell’Alabama. Un party in piscina si trasforma in tragedia, almeno 3 morti. E’ caccia al killer

Notte di follia nella residenza universitaria di Auburn in Alabama. Un party in piscina si trasforma in strage. Una sparatoria in un appartamento di un complesso residenziale abitato da studenti ha causato almeno tre morti e due feriti gravi. Secondo l’emittente televisiva ABC le tre vittime sarebbero tutte delle promesse del football americano. La polizia è sulle tracce del killer e sta cercando di capire il movente che lo ha spinto a sparare.

L’aggressore avrebbe colpito sabato notte all’interno della residenza, in un complesso della

 abitato da studenti. Ad innescare la tragedia una rissa o un diverbio fra studenti dovuto a qualche rivalità.

Il giornale del campus Auburn Plainsman ha rivelato che fra le persone uccise ci sono almeno due giocatori dei Tigers, la squadra di football americano dell’università, mentre un terzo atleta è rimasto gravemente ferito. I due sportivi che hanno perso la vita sono Ed Christian e LaDarius Phillips, mentre il giovane ferito si chiama Eric Mack. E’ probabile che anche il terzo deceduto facesse parte dei Tigers.

La piccola città di Auburn ha una popolazione di 53.000 abitanti. L’università è frequentata da 25.000 studenti e da 1200 persone fra docenti e dipendenti.

http://www.ua.edu/

Riina jr ricomincia da Padova. ‘Voglio una vita normale’ dice il figlio del boss dei boss da oggi a lavoro in una onlus

Il figlio di Totò Riina, Giuseppe Salvatore junior detto Salvuccio, che dopo aver scontato quasi 9 anni di carcere è stato ammesso al regime di affidamento ai servizi sociali, è arrivato a Padova: da oggi lavorerà per un’associazione che si occupa di lotta alla droga e all’emarginazione. Protesta la Lega Nord, che ha organizzato per il 21 aprile una manifestazione e una raccolta di firme: ‘basta con questa emigrazione al Nord’.

Salvuccio si dice felice di essere arrivato a Padova, dove è iscritto all’università e spera di ‘riuscire a costruirsi una vita normale’. Sono le prime parole riservate ai giornalisti, che ieri hanno inseguito dal suo sbarco al Marco Polo di Venezia il figlio 35enne terzogenito di Totò Riina.

Accompagnato dal suo avvocato vicentino, Francesca Casarotto, Riina jr è stato sorpreso dai cronisti nei pressi della stazione ferroviaria di Padova e facendo buon viso a cattiva sorte, dall’interno della macchina del legale ha confermato di aver scelto Padova perché la ritiene ‘una città splendida’.

‘Ho trascorso due anni in carcere a Padova e sono venuto in contatto con alcune onlus che mi hanno convinto a scegliere questo luogo’. Come indicano oggi i quotidiani locali Riina ha confermato di volere ‘cercare un lavoro. Se qualcuno fosse interessato – ha detto – ora sono qui’. Per ora Giuseppe Salvatore che nell’ottobre scorso ha finito di scontare nel carcere di Voghera una condanna a otto anni e dieci mesi per associazione mafiosa sarà impegnato a lavorare nella Onlus Famiglie contro la droga e l’emarginazione.

Commentando le critiche della Lega Nord sul suo arrivo in Veneto – il presidente del Veneto Zaia ieri aveva tuonato ‘No ai delinquenti da esportazione’ – Riina ha osservato di ‘non conoscere né la Lega né la Padania: sono un uomo del Sud e credo nell’Italia’. Dopo aver confermato di ‘avere una fidanzata’ e ribadito di ‘cercare una vita normale’, Riina è passato dalla questura di Padova per la sua prima firma obbligatoria. Rito che dovrà ripetere quotidianamente.

Salvuccio è andato a firmare e poi all’università, dove è iscritto alla facoltà di Scienze della Formazione, per sbrigare qualche pratica burocratica prima del pieno inserimento alle lezioni universitarie. Riina jr., che non può guidare la macchina e che a Padova dovrà ricorrere ai mezzi, è accompagnato da un volontario dell’associazione  Famiglie contro la droga e l’emarginazione coordinata da Tina Ceccarelli.

La vita di Salvuccio a Padova, almeno per tutta la durata dell’anno di sorveglianza speciale a cui è stato sottoposto dal tribunale di Palermo, si svolgerà tra la sua casa protetta, che condividerà con un’altra persona, il lavoro di segretariato sociale presso la Onlus, lo studio all’Università e il volontariato. E poi la questura, dove ha l’obbligo di firma tre volte a settimana.

Il terzogenito del boss dei boss non ha ancora cominciato a lavorare. ‘Deve ancora firmare il contratto’ ha spiegato la presidente della Onlus. Ci vorrà ancora qualche giorno. ‘Attendiamo che passi il 21 aprile, data in cui la Lega ha promesso di scendere in piazza e di raccogliere firme contro il suo soggiorno padovano – ha fatto sapere l’avvocato tramite Tina Ceccarelli – non vorremmo che qualche dichiarazione venisse strumentalizzata e distorta e che questo provochi danno all’avvio del percorso di recupero di Giuseppe Salvatore’.

Motivo per cui è saltato l’incontro di oggi con i giornalisti.

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