Bersani: ‘Anche la politica deve guarire’

Pier Luigi Bersani #cookednews

Pier Luigi Bersani sta bene. È dimagrito ma l’ho visto mangiare con appetito, rendendo il giusto onore a quegli straordinari tortelli piacentini fatti in casa. Sulla testa sono ormai pallidi i segni dell’operazione che ha bloccato la sua emorragia cerebrale: bisogna cercarli per riconoscerli. Gli sono pure ricresciuti i capelli (dove possono). Da quella drammatica mattina del 5 gennaio non ha più fumato: «Nessuno me lo ha imposto, ma visto che c’ero…». Il suo volto, le reazioni, lo sguardo sono quelli di sempre. E così la voglia di scherzare, che penso sia diventata per lui una sorta di autodisciplina, un modo per darsi un limite, per non prendersi mai troppo sul serio

I collegamenti con Roma tornano a farsi giorno dopo giorno più intensi, soprattutto attraverso il telefonino che ronza nonostante la moglie Daniela fulmini quell’oggetto con gli occhi. La passione per la politica resta per lui una carica vitale. S’arrabbia nel parlare delle cose che non gli sono piaciute in questi giorni, a partire dai modi con i quali Renzi ha scalzato Letta e imposto, con la forza, il suo governo senza aver dato una spiegazione compiuta.

Ha riletto “La morte di Ivan Il’ic” Ora è alle prese con Machiavelli. Dalla Juve un dono graditissimo: la maglietta firmata dai giocatori «I test dicono che la mia memoria è al 100%. Ma se avessi perso quel 5% che dico io, non mi sarebbe dispiaciuto» «Basta inseguire i pifferai. Il Pd deve tornare a pensare e a discutere. Non è un nastro trasportatore, né un’appendice».

Bersani non si rassegna alla politica ridotta a partita di poker: «Dobbiamo sempre pensare al film di domani. Oggi stiamo preparando il futuro. E mi preoccupa questo distacco tra la società e le istituzioni democratiche. Temo che il distacco continui a crescere e nessuno di noi può illudersi che basti un po’ di populismo e di demagogia, magari in dosi contenute, per risolvere il problema. Bisogna dire la verità al Paese, e non inseguire i pifferai sperando di batterli sul loro terreno. Dire la verità, affrontare i problemi concreti, le questioni che si stanno incancrenendo perché nessuno ha il coraggio di dire dei no quando sono scomodi. Io ho sbagliato in qualche passaggio, ho commesso errori, ma resto convinto che la politica non ritroverà se stessa nei particolari e nelle tattiche. È il senso, la direzione di marcia che le dà forza. O la ritroviamo, o ci perdiamo».

Sono andato a trovare Bersani a Piacenza con Miguel Gotor. Che gli ha portato in regalo la nuova edizione de Il Principe di Machiavelli, edito da Donzelli. Il regalo si prestava a facili ironie. Ma Bersani si è messo a ridere perché aveva sul tavolino e stava finendo di leggere proprio I corrotti e gli inetti. Conversazioni su Machiavelli di Antonio Gnoli e Gennaro Sasso. Più che il 500esimo anniversario de Il Principe, deve essere la crisi della politica a suscitare questa curiosità. O forse è il risorgente «fiorentinismo». Bersani ha ripreso a leggere da quando si è quietato il terribile mal di testa che lo ha perseguitato per tutta la prima fase della convalescenza.

Quando racconta la sua malattia, la sofferenza è legata soprattutto a quel mal di testa insopportabile, vai a capire quanto legato alla vecchia cervicale e quanto all’operazione vera e propria.

Non ho avuto il coraggio di chiedergli se ha avuto paura di morire. Lui però ha detto che quando il chirurgo gli chiese la firma per il consenso informato, prima dell’intervento, non esitò un secondo. Il medico provò a elencare i rischi: «Lei può morire, oppure…». «L’ho interrotto subito ricorda Bersani e ho detto: penso che quello che sta per dirmi sia anche peggio di morire». Certo, entrando in casa Bersani (per me era la prima volta), non ci vuol molto a capire dove trovi quella riserva di energia umana e di serenità: l’affetto, l’amore della signora Daniela e delle figlie è una protezione così attiva e robusta che vale certo più di tante terapie e tecnologie. «Se avessi potuto, ovviamente mi sarei evitato tutto questo. Ma, pur nella sventura, confesso di uscirne con un sentimento di soddisfazione.

La persona vale sempre più di ciò che fa». Nel dolore si ritrova la solidarietà. E il senso della misura. Di manifestazioni di solidarietà, di amicizia, di stima ne ha avute tantissime. E continuano.

Gli ho detto che anche noi, a l’Unità, siamo stati invasi da messaggi di simpatia e di incoraggiamento, che andavano molto oltre il consenso o il dissenso su singole scelte politiche. «Quando sono tornato a casa mi è venuta voglia di rileggere La morte di Ivan ll’ic di Tolstoj. Non me lo ricordavo così. I punti di vista sul senso della vita cambiano con l’esperienza, ma guai a perdere l’umanità più profonda. E guai a non cogliere le occasioni che la vita ti dà per scoprirle».

Un punto di vanto per Pier Luigi Bersani è senza dubbio l’ospedale di Parma, la sanità emiliana. Nel racconto qui prevale la razionalità sul sentimento.

Fu lui, da presidente della Regione, a proporre di concentrare su Parma il servizio di neurochirurgia per tutta l’area tra Reggio e Piacenza.

«La neurochirurgia è un business e giunsero diverse offerte di privati per costruire centri nelle tre province. Qualcuno può pensare che sia più comodo avere la clinica nella propria città. Ma decidemmo di puntare sul pubblico e su un unico grande centro specializzato, a Parma, in modo da attirare professionalità, tecnologie, ricerca. Non fu una scelta facile, ma ho sperimentato che è stata davvero la migliore, che abbiamo costruito un’eccellenza del Paese. Correvo da Piacenza in ambulanza ma intanto i medici di Parma, collegati in rete, leggevano la mia Tac. Sono stato curato al meglio, e sono stato trattato come ogni persona che si trovi nella medesima condizione».

In quei giorni, nel turbine della paura e della solidarietà mentre la signora Daniela negava la benché minima soddisfazione a telecamere o giornalisti perché, in fondo, considerava persino immorale che le si domandasse qualunque cosa finché sussisteva un pericolo di vita diventò un tormentone la partita Juventus-Roma, quella che il 5 gennaio Bersani chiese alla figlia di registrare prima di entrare in sala operatoria. Da romanista fatico a ripassare la materia, comunque ho saputo che il risultato (3-0) è stato comunicato a Bersani al risveglio e che la registrazione è stata la prima cosa vista alla tv di casa, al rientro. L’orgoglio di tifoso è stato poi solennemente premiato qualche giorno fa: a Piacenza è arrivato Giuseppe Marotta, direttore generale della Juventus, portando in dono a Bersani una maglia dei bianconeri, con le firme di tutti i giocatori. «È stato veramente un grande gesto di amicizia», scandisce compiaciuto. Temo per Gotor che il suo regalo resti a un gradino inferiore: ho sempre avuto la sensazione che la passione per il calcio sia molto forte in Bersani e che sia abituato a reprimerla in pubblico.

 Certo, la politica dà più preoccupazioni. Del nuovo governo, Bersani apprezza la scelta di Pier Carlo Padoan all’Economia. Tra i ministri ci sono suoi amici, ci sono giovani sui quali ha puntato. Ma ci sono anche cose che lo convincono poco. Soprattutto non lo convince la sovraesposizione di Renzi, il rischio che sfiora l’azzardo. I giovani e il record di presenze femminili sono una bella scommessa ma tutto, troppo è in capo «alla responsabilità personale di Renzi». Lui ha deciso ogni cosa: i tempi, la forzatura, gli equilibri. E a Bersani continua a non piacere la politica personale: «La modernità esalta la leadership, ma ci deve essere qualcosa di più di una squadra attorno al leader. C’è bisogno di una comunità che condivide, partecipa, collabora, costruisce». Non gli è piaciuto neppure il voto della minoranza in direzione. Quel voto a favore dopo le astensioni nelle precedenti riunioni gli è apparso come un salto logico, anch’esso non ben motivato. Se la responsabilità è di Renzi, «bisogna tenere vivo con lealtà e chiarezza il confronto nel partito. Serve a tutti, non solo al Pd». Con una precisazione: «Questo non vuol dire che ora non si debba collaborare. Si partecipa e si fa di tutto perché l’impresa riesca. Quando sento qualcuno che ipotizza di non votare la fiducia, penso che abbia perso la bussola. La fiducia si vota, altrimenti finisce il Pd. Poi bisogna tornare a pensare e a discutere, senza timore di dire la nostra, su cosa è utile che il governo Renzi faccia per l’Italia e su cosa dovranno fare i democratici da domani».

Le elezioni e la centralità del PD

La chiacchierata con Bersani intreccia passato e futuro. «Le elezioni non sono andate come volevamo, ma hanno confermato la centralità del Pd e la sua preminente responsabilità verso l’Italia. Il Pd è la struttura portante, la spina dorsale di un Paese in affanno. Da qui bisogna partire. Dalle risposte che dobbiamo ai giovani senza lavoro, alle imprese che stanno chiudendo, alla manifattura italiana, alle eccellenze che rischiano di diventare preda di acquirenti stranieri, alle famiglie che non ce la fanno». Bersani vorrebbe scuotere Renzi. Ma anche chi si è battuto contro di lui al congresso e chi si sente più vicino alla delusione di Letta, perché il Pd ha bisogno di tutti per rafforzare il legame con la società. «Il Pd non è un nastro trasportatore di domande indistinte. Non è un ufficio al quale si bussa per sentirsi dare risposte generiche o demagogiche. La centralità del Pd non deve cambiare la nostra idea del governo: guai a pensare che le istituzioni siano spazi da occupare e che per il consenso basti il messaggio. Il governo è coerenza, competenza, rischio. E siccome è anche la responsabilità più impegnativa della politica, da qui deve ripartire il confronto. E il solo modo per aiutare l’Italia e dunque anche il nuovo governo».

Poi, dopo l’avvio del governo, si aprirà il confronto sul rilancio del partito. «Che non è dice Bersani un’appendice insignificante del governo. Bisogna mantenere una capacità propositiva e un profilo di autonomia». Ma non ha vinto l’idea di Renzi della sovrapposizione dei ruoli e delle funzioni? Si può riaprire una battaglia che è stata persa?

Bersani sa bene che sono in tanti a dire che proprio lui ha perso la battaglia sul ruolo del partito. «Il tema tornerà perché è vitale per la democrazia italiana. Non si rompe la tenaglia populista di Berlusconi e Grillo senza ridare al partito una dimensione sociale, ideale, di composizione e selezione degli interessi. So di non essere riuscito a cambiare lo statuto del Pd come avrei voluto. Ma non ho mai avuto una vera maggioranza per farlo. C’era sempre qualcosa che lo impediva. Ho cercato di compensare questo limite proponendo una costituzione materiale del Pd diversa da quella formale. Ho parlato di collettivo, ho respinto l’idea di un partito personale, mi sono battuto perché la modernità democratica non contraddicesse i principi della Costituzione. Ma la battaglia continua».

Prima di tornare a Roma, Bersani dice che dovrà ancora «misurarsi con l’esterno». È già andato agli argini del Po, lontano da occhi indiscreti. Altre passeggiate sono in programma. È stato per me un grande piacere rivederlo e abbracciarlo. Confesso che temevo qualche ferita più profonda. Invece abbiamo parlato, come altre volte, cercando di andare oltre la cronaca incalzante. A proposito di cronache: «Il medico racconta ancora Bersani mi ha fatto i test della memoria e della concentrazione. Ha detto che avendo lavorato in quel punto della testa, voleva avere la certezza che tutte le potenzialità fossero state preservate. Mi ha fatto una certa impressione quando ha detto di aver “lavorato” sulla mia testa, ma poi sono stato rassicurato. Tutto è a posto al 100%. L’ho ringraziato. Dopo però ci ho ripensato: se mi avesse tolto dalla memoria quel 5% che ancora mi fa male, forse sarebbe stato perfetto».

(L’Unita’)
#Cookednews, #juve#Renzi

Advertisements

Mauro Biani su Svizzera e immigrati

Mauro Biani su Svizzera e immigrati #Cookednews

Gli svizzeri hanno approvato un referendum ‘contro l’immigrazione di massa’: i sì hanno raggiunto il 50,3%. Lo ha riferito l’agenzia di stampa svizzera Ats.

L’iniziativa ‘Contro l’immigrazione di massa’ approvata oggi di stretta di misura in Svizzera vuole limitare i permessi di dimora per stranieri con ‘tetti massimi annuali e contingenti annuali’ applicabili a tutti i permessi per stranieri, inclusi i cittadini dell’Ue, i frontalieri e i richiedenti asilo.

Di seguito i principali passaggi del testo approvato.

– ‘La Svizzera gestisce autonomamente l’immigrazione degli stranieri. Il numero di permessi di dimora per stranieri in Svizzera è limitato da tetti massimi annuali e contingenti annuali. I tetti massimi valgono per tutti i permessi rilasciati in virtù del diritto degli stranieri, settore dell’asilo incluso. Il diritto al soggiorno duraturo, al ricongiungimento familiare e alle prestazioni sociali può essere limitato’.

– ‘I tetti massimi annuali e i contingenti annuali per gli stranieri che esercitano un’attività lucrativa devono essere stabiliti in funzione degli interessi globali dell’economia svizzera e nel rispetto del principio di preferenza agli Svizzeri; essi devono comprendere anche i frontalieri. Criteri determinanti per il rilascio del permesso di dimora sono in particolare la domanda di un datore di lavoro, la capacità d’integrazione e una base esistenziale sufficiente e autonoma. Non possono essere conclusi trattati internazionali che contraddicono al presente articolo’.

– I trattati internazionali che contraddicono all’articolo ‘devono essere rinegoziati e adeguati entro tre anni dall’accettazione di detto articolo da parte del Popolo e dei Cantoni’.

La Commissione europea ‘si rammarica del fatto che un’iniziativa per l’introduzione di limiti quantitativi all’immigrazione sia stata approvata. Questo va contro il principio della libera circolazione delle persone tra l’Ue e la Svizzera’. Così la Commissione Ue commenta l’esito del referendum svizzero che limita l’immigrazione di massa.

I risultati definitivi sono giunti al termine di un testa a testa che ha tenuto con il fiato sospeso il Paese per tutto il pomeriggio. L’iniziativa, promossa dal partito di destra ed antieuropeista dell’Unione democratica di centro (Udc/Svp) chiede la reintroduzione di tetti massimi e contingenti per l’immigrazione di stranieri. Ponendo in pericolo gli accordi di libera circolazione con l’Unione europea, la maggior parte dei quali dovranno verosimilmente essere rinegoziati. Secondo i dati definitivi, l’iniziativa l’ha spuntata con sole 19.516 schede, ottenendo 1.463.954 voti favorevoli, contro 1.444.438 voti contrari. A schierarsi a favore un totale di 17 cantoni, tra cui il Ticino con la più alta percentuale di Sì (68,17%). Nove i cantoni contrari.

SVIZZERA: 8 MLN ABITANTI, STRANIERI AL 23,3% – SCHEDA

Al centro dell’Europa, ma non membro dell’Unione europea, la Svizzera – che oggi ha reintrodotto con un voto popolare le quote sull’immigrazione – ospita una popolazione straniera pari al 23,3 % degli 8 milioni di abitanti del Paese. Tra gli immigrati, gli italiani sono tra i piu’ numerosi. A fine aprile 2013 la Svizzera contava infatti 1.846.500 stranieri domiciliati (57.175 in più rispetto all’anno precedente), due terzi dei quali provenivano da Stati dell’Unione europea e dell’Associazione europea di libero scambio (Efta), secondo le statistiche ufficiali.

I gruppi più cospicui sono quelli degli Italiani (circa 290mila) e dei tedeschi (piu’ di 280mila), ciascuno dei quali con una quota del 16%, seguiti dai portoghesi (13%). Dall’introduzione dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone con l’Ue, nel 2002, il bilancio migratorio è stato particolarmente importante con la Germania (circa 16.100 persone all’anno) e il Portogallo (circa 8.700 persone all’anno), ma il maggior aumento del numero d’immigrati tra il 2011 e il 2012 è stato osservato tra le persone provenienti dai Paesi dell’Europa meridionale, ovvero da Grecia (+44,8%), Spagna (+36,2%) e Italia (+28,1%). La Svizzera ed il suo benessere economico attirano inoltre molti frontalieri dai Paesi confinanti ed in particolare da Germania (56.920), la Francia (145mila) e l’Italia, oltre 65mila quasi tutti in Ticino. La manodopera straniera è considerata un elemento importante del mercato del lavoro svizzero ed i lavoratori stranieri svolgono un ruolo importante nel settore secondario.

L’esito era già previsto sul filo del rasoio per il referendum ‘Contro l’immigrazione di massa‘. Globalmente, la Svizzera francofona ha tendenzialmente votato contro l’iniziativa, mentre in Ticino e nei Cantoni di lingua tedesca la maggioranza ha votato a favore.

Schulz, populisti sfrutteranno no a immigrazione – Un sì alla quote sugli immigrati comunitari in Svizzera ”rischia di essere sfruttato” dai populisti in vista delle elezioni europee di fine maggio. Lo teme il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, che lo ha detto in una intervista pubblicata oggi dal domenicale svizzero NZZ am Sonntag, citata dal Financial Times online. ‘Temo che un sì in Svizzera possa scatenare un nuovo dibattito sulla libera circolazione delle persone in seno alla Ue’, aggiunge il candidato alla presidenza della Commissione europea. L’Ft ricorda ricorda che un eurodeputato conservatore britannico, David Campbell Bannermann, ha chiesto la definizione di quorte da ogni singolo paese comunitario se la Gran Bretagna deciderà di lasciare l’Unione nel 2017.

Bocciato testo su finanziamento privato aborto  – E’ stato ufficialmente bocciato dagli svizzeri il referendum sull’aborto: l’iniziativa, che chiedeva che l’interruzione di gravidanza e l’embrio-riduzione non siano più coperte dall’assicurazione obbligatoria di base, è stata bocciata da una maggioranza dei cantoni. Secondo le proiezioni almeno il 70% dei votanti ha respinto il testo. Il governo svizzero e la maggioranza del parlamento avevano raccomandato di respingere l’iniziativa. Intitolata ‘Il finanziamento dell’aborto è una questione privata’ era stata promossa da un comitato interpartitico, composto essenzialmente di cristiani conservatori.

 #CookedNewsSvizzera

Marò: no all’immunità dalla Corte Suprema indiana per l’ambasciatore Mancini

daniele-mancini-ambasciatore-130314084633_mediumL’ambasciatore italiano a New Delhi, Daniele Mancini, non ha titolo all’immunità diplomatica: lo ha sentenziato la Corte Suprema indiana, che giovedì scorso aveva già ordinato al massimo rappresentante dell’Italia di non lasciare il Paese dopo la decisione del governo di Roma di non far rientrare in India i due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, accusati dell’omicidio di due pescatori, e il cui permesso speciale scadrà comunque solo il 22 marzo.

‘Una persona che si presenta in aula e formula una promessa del genere’, ha dichiarato il presidente della Corte, Altamas Kabir, ‘non gode di alcuna immunità’. Mancini, che non era presente in aula, si era impegnato per il ritorno a tempo debito nel Paese asiatico di Girone e Latorre.

La Corte suprema indiana ha rinviato al 2 aprile prossimo la decisione sul caso dei marò. I giudici hanno esteso fino alla data della prossima udienza il divieto di espatrio per l’ambasciatore Daniele Mancini, che non era presente in aula.

In questo il presidente della Corte ha fatto allusione, senza citarlo, al paragrafo 3 dell’art. 32 della Convenzione di Vienna secondo cui un agente diplomatico che gode dell’immunità giurisdizionale e che promuove una procedura non può invocare questa immunità. Questo, sulla base del fatto che il 9 marzo l’ambasciatore Mancini aveva volontariamente firmato – anche se precisando ‘come rappresentante della Repubblica italiana‘ – una dichiarazione giurata a sostegno della richiesta italiana di permesso elettorale per i marò.

Il difensore dei due marò italiani e dell’ambasciatore d’Italia in India Daniele Mancini, Mukul Rohatgi, ha ricordato alla Corte suprema indiana che in base alla Convenzione di Vienna, la persona dell’ambasciatore è inviolabile e che quindi ‘nessuna autorità indiana può imporre restrizioni sui suoi movimenti’.

Intanto sulla vicenda è arrivata anche la posizione dell’Unione Europea:  L’Ue ‘non fa parte della disputa legale’ tra Italia e India e ‘perciò non può prendere posizione nel merito degli argomenti legali riguardanti la sostanza del caso’. Lo afferma in una nota all’ANSA la portavoce Catherine Ashton, responsabile per la politica estera dell’Ue.

All’Unione Europea il premio Nobel per la Pace

Lo avrebbe comunicato l’emittente norvegese NRK sulla base di diverse fonti ‘di fiducia’: all’Unione europea sarà assegnato il Nobel per la pace 2012, che sarà annunciato alle 5 di venerdì mattina EDT , sempre secondo la tv norvegese.

La decisione dei cinque membri del panel, guidato dal Consiglio d’Europa e dal segretario generale Thorbjoern Jagland, è stata unanime. ‘L’Ue ha contribuito all’avanzamento della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani’ si legge nella motivazione. Barroso: ‘Grande onore per tutti i 500 milioni di cittadini’.

 Lo ha annunciato il comitato norvegese che assegna il premio. L’Ue ‘ha contribuito all’avanzamento della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa –  si legge nel comunicato – Oggi una guerra tra Germania e Francia sarebbe impensabile, ciò dimostra che con la reciproca fiducia nemici storici possono diventare partner. La Caduta del Muro ha reso possibile l’ingresso dei Paesi dell’Europa centrale e orientale, così come la riconciliazione nei Balcani e il possibile ingresso della Turchia rappresentano un passo verso la democrazia’.  E ancora: ‘Il più importante risultato dell’Ue è l’impegno per la pace, la riconciliazione e per la democrazia e i diritti umani. Il ruolo di stabilità giocato dall’Unione ha aiutato a trasformare la gran parte d’Europa da un continente di guerra a un continente di pace’.

Il presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulzha detto su Twitter di essere ‘profondamente commosso e onorato’ per l’attribuzione del Nobel per la pace all’Unione europea.

Intanto il Nobel per la Letteratura, il cinese, Mo Yan fa appello per la liberazione ‘il più presto possibile’ del premio Nobel per la pace 2010, il connazionale Liu Xiaobo.

‘Spero che possa riacquistare presto, quanto prima possibile, la sua libertà’, ha detto Mo Yan, insignito ieri del Nobel. Liu Xiaobo, Nobel per la pace nel 2010, è in carcere in Cina dopo una condanna a 11 anni di carcere per ‘sovversione’, per aver scritto un testo in favore dell’instaurazione della democrazia in Cina.

Liu Xiaobo è il primo cinese a ricevere un premio Nobel mentre risiede in Cina, ed è la terza persona a ricevere il riconoscimento per la Pace mentre si trova in prigione, dopo Carl von Ossietzky (1935) e Aung San Suu Kyi (1991)

Su Twitter Unione Europea#nobelaeuropaMo Yan

http://www.nobelprize.org

‘Avanti tutta sulla Tav’: il pressing francese sulla Torino-Lione per ottenere più fondi

Le ingerenze delle multinazionali sulla costruzione della Torino-Lione. Danone scende in campo per difendere la costruzione della Tav. Franck Riboud, il numero 1 della multinazionale alimentare francese, ha presieduto a Lione una riunione straordinaria dell’esecutivo di Transalpine, l’associazione gemella dell’italiana Transpadana, convocato per fare pressing sul governo di Parigi in vista del vertice bilaterale di dicembre.

E’ ‘Le Progres‘, quotidiano di Lione – riporta La Stampa di Torino di oggi – a usare il verbo ‘difendere’ annunciando la riunione. Chi sono i nemici della Tav in Francia? Partiti quasi zero, movimenti pure, mancano però i fondi. E non è un caso che Riboud metta l’accento sul fatto che il ‘tunnel di base è la locomotiva che dovrà trainare tutto il progetto’. La versione transalpina del progetto per fasi che porta il copyright italiano di Mario Virano.

Jean-Jack Queyranne, presidente della regione Rhone Alpes si dice convinto che il prossimo vertice di Lione sarà decisivo. ‘Per la nostra comunità – dice il politico – la realizzazione della nuova linea è sacra anche perché stabilita da un trattato internazionale che è escluso dalle discussioni in corso sulle priorità del nuovo sistema ferroviario nazionale’. La mega-galleria che fa parte di un trattato internazionale non è messa in discussione e ‘i francesi, come ha spiegato il presidente Hollande rispettano gli accordi’, precisa il gran capo della Danone.

Ma associazioni territoriali e imprenditoriali d’oltralpe, e anche la Commissione Ue, chiedono qualcosa di più dei soliti ‘bla, bla, bla’, continua Riboud. Fatti, dunque, a partire dal prossimo vertice bilaterale. Riboud è netto: ‘Che cosa intendo? Il proseguimento dei lavori in Italia, l’avvio del cantiere a Saint Martin La Porte, l’acquisto della talpa e la nomina dei vertici della nuova società che dovrà realizzare i lavori del tunnel di base’. Insomma, ‘non la luna ma piccoli passi che però sono in grado di mettere i due governi con le carte in regola per chiedere e ottenere da Bruxelles il co-finanziamento massimo previsto a partire dal 2014′.

Gunther Ettl, il rappresentate della Commissione intervenendo all’incontro ha spiegato che ci sono buone possibilità che Bruxelles trovi le risorse per portare il contributo comunitario per le opere prioritarie della rete dei trasporti arrivi al 40%. E non a caso  nell’appello congiunto dei due comitati si chiede a Roma e Parigi di appoggiare la proposta della Commissione Ue che ‘orienta decisamente il proprio budget 2014-2020 verso le infrastrutture’.

In pratica, i francesi chiedono a Roma e Parigi di appoggiare la proposta della Commissione Ue di destinare più fondi alla Tav.

Intanto oggi a RadioBlack Out Alberto Perino, il portavoce del Movimento NoTav, denuncia il capocantiere per l’Alta velocità. ‘ Si chiama Antonio Finamore – dice prima di dare il numero di telefono a cui chiamare per confermare i danni ai presidi No Tav – Questo almeno è quello che ci hanno detto’. Dopo un’estate resistente, si prepara un autunno caldo a Chiomonte, dove la scorsa settimana gli uomini della CMC, la Cooperativa Muratori e Cementieri di Ravenna, hanno fatto capolino al cantiere – fortezza in vista dell’avvio dei lavori. I No Tav si preparano alla resistenza.

‘Ci risulta – continua – che la Cmc sia arrivata la settimana scorsa. Anche i No tav hanno i loro informatori: ci sono 15 operai di cui alcuni sono personaggi mandati lì dalle ‘ndrine e referenti delle ‘ndrine del canavese e della zona intorno a Torino’. Poi fa nome e cognome dell’ingegnere e aggiunge ‘eventualmente per informazioni chiedete a lui’.

‘E’ l’ennesimo atto intimidatorio contro chi lavora’ si limita a commentare Ltf che, insieme all’ingegnere coinvolto, monitorerà la situazione nei prossimi giorni. Se il telefono del dirigente di Cmc dovesse essere tempestato potrebbero anche scattare le denunce. ‘Non vedo cosa ho fatto di male  –  replica Perino  –  sono dati pubblici e poi non ho detto di telefonargli, ci mancherebbe. Darebbe fastidio anche a me’.

Il movimento ricorda che oggi 14 settembre, a Susa, sono due gli appuntamenti importanti: ore 16.00, consegna di una ventina di volumi sulla vicenda tav alla biblioteca di Susa di via Mazzini, dono del comitato No Tav Susa-Mompantero. Alle ore 21.00: serata informativa NOTAV presso i locali delle ex scuole nella  frazione di San Giuliano, per fare il punto sulla eventuale prossima apertura dei cantieri e sulla militarizzazione del territorio.

http://www.notav.eu/
http://www.notav.info/

Related articles

Create a free website or blog at WordPress.com.