Genova, grave incidente nel porto: ‘Jolly nero’ contro la torre di controllo, 7 morti e due dispersi

ITALY-SHIPPING-ACCIDENTGrave incidente la notte scorsa nel porto di Genova, quando la portacontainer ha urtato la torre di controllo del porto di Genova durante alcune manovre d’uscita. Al momento è di sette morti, diversi feriti e due dispersi il bilancio dello scontro forse attribuibile a un’avaria del motore.

Gli ultimi tre corpi sono stati recuperati dai sommozzatori della guardia costiera: erano nell’ascensore. Le vittime identificate sono sette: il pilota Maurizio Potenza, 50 anni, del porto di Genova (che in un primo momento era stato dato per sopravvissuto), Michele Robazza, 41 anni di Livorno, pilota del porto di Genova; Daniele Fratantonio, 30enne di Rapallo; Davide Morella, 33enne originario di Biella (e non di Bisceglie come sembrava inizialmente), e Marco De Candussio, 40 anni, originario di Barga (Lucca) e Giuseppe Tusa, 25 anni, di Milazzo. Questi ultimi 4 erano militari della Capitaneria di porto. Morto anche Sergio Basso, 50 anni, di Genova, dipendente della società Rimorchiatori Riuniti. Restano dispersi questi uomini della Capitaneria: Francesco Cetrola, 38 anni, di Matera; il sergente Gianni Jacoviello, 33 anni, della Spezia.

I feriti. I quattro feriti sono tutti militari della Capitaneria di Porto. Due sono ricoverati all’ospedale Galliera, altri due all’ospedale Villa Scassi di Sampierdarena. Al Galliera sono ricoverati: Enea Pecchi, 40 anni, di Pavia, in prognosi riservata; e Raffaele Chiarlone, 36 anni, di Cuneo, dapprima in rianimazione e poi portato in reparto. Al Villa Scassi sono ricoverati: Gabriele Russo, 32 anni, di Messina, che ha riportato fratture multiple e in stato di ipotermia per essere stato a lungo in acqua; e Giorgio Meo, 35 anni, di Taranto, ritrovato sotto le macerie della torre.

Gli ultimi dispersi vengono cercati sia in acqua sia sotto le macerie della torre piloti distrutta. Uno squillo di cellulare arrivato nel cuore della notte dalle macerie della torre di controllo aveva fatto vivere qualche momento di speranza ai soccorritori ma, dopo pochi squilli, il cellulare ha smesso di suonare e non ha permesso di localizzare la persona che si trovava sotto le macerie. A effettuare le ricerche sono squadre Sar (search and rescue) della Guardia costiera e dei vigili del fuoco. I sommozzatori hanno lavorato tutta la notte ‘in condizioni di visibilità molto difficili anche per la melma provocata dalle macerie’.

I TESTIMONI – ‘Ero in servizio qui al molo Giano quando ho sentito lo schianto. Il tempo di fare il giro e tornare indietro e ho visto. Subito abbiamo pensato che fosse qualche nave che si era scontrata. Torno indietro e non vedo più la torre pilota. Mi affaccio e vedo tutte macerie e questa nave che si era allontanata’. È il racconto di Girolamo Cuomo, un operatore del porto di Genova, testimone diretto dell’incidente navale avvenuto stasera, ai microfoni di ‘Primocanale’. Secondo la testimonianza di R.G., una delle guardie giurate in servizio al check point del molo Giano, la torre ‘è venuta giù di colpo’ dopo l’urto con la nave. L’uomo era da poco entrato in servizio quando si è verificato l’incidente. ‘Saranno state le 23, o pochi minuti dopo. Ero nell’ufficio del check point quando ho sentito come un boato e subito dopo tre ragazzi passare di corsa, urlando spaventati: “La torre! La torre!’. Sono uscito e la torre non c’era più, al suo posto c’era la prua della nave’. ‘Siamo sconvolti, di più…’, dice con le lacrime agli occhi l’armatore della Jolly Nero Stefano Messina, ‘è una cosa mai successa, siamo disperati’.

Il ministro per le Infrastrutture e i Trasporti, Maurizio Lupi, ha riferito poco dopo le 16 nell’Aula di Montecitorio sull’incidente di Genova: poco dopo le 23, ieri notte, la portacontainer Jolly Nero ha urtato violentemente la banchina del molo Giano provocando il crollo della Torre dei piloti. Sette i morti i accertati, 4 i feriti ricoverati in ospedale, 2 i dispersi.

La ricostruzione dell’incidente
‘Alle 23 di ieri sera, nel corso della manovra di uscita dal porto di Genova, la nave Jolly Nero urtava la torre di controllo. L’urto ha causato il crollo della struttura – ha detto Lupi alla Camera – Al momento dell’incidente nella torre erano presenti 13 persone. A seguito del crollo si sono interrotte le comunicazioni radio del porto di Genova, ruolo poi assorbito dalle strutture del porto di Savona’.

‘Il mercantile che ha causato il disastro è stato posto sotto sequestro. La Jolly Nero era in manovra per uscire da Genova diretta a Napoli: è della Ignazio Messina, è stata costruita nel 1995. La Torre di controllo era alta 50 metri: la sala di controllo era all’altezza di 40 metri, la zona operativa aveva due livelli’, ha ricordato Lupi.

La prassi in delle manovre in porto
‘Il servizio di pilotaggio è obbligatorio – ha sottolineato Lupi – fermo restando che il pilota a bordo assume il ruolo di consulente per la manovra, della quale resta responsabile il comandante della nave. Il rimorchio portuale è a discrezione del comandante. Due rimorchiatori operavano in ausilio della Jolly Nero: si deve ancora verificare se dovessero essere ancora collegati alla nave’ al momento dell’impatto al molo Giano.

‘Il comandante tuttavia può sempre provare che il sinistro è stato causato da errate indicazioni rese dal pilota’, ha specificato Lupi.

Non si possono escludere, ha detto ancora Lupi ‘diverse possibili cause del disastro’:
– possibile avarie nella propulsione della nave
– problemi nei cavi di trazione dei rimorchiatori
– problemi o errori nelle fasi di accosto e/o nella velocità dell’operazione.

Due inchieste
Oltre all’inchiesta penale ‘è in corso un’inchiesta tecnica da parte del ministero dei Trasporti, condotta da esperti di disastri marittimi’.

Investimenti
‘Nel 2012 nel porto di Genova sono transitate 6.600 navi con 14mila operazioni di manovra. Dal 2008 vi sono stati effettuati investimenti in ammodernamenti e sicurezza per 500 milioni di euro e ‘dalla stessa data non si erano più verificati incidenti’, ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti durante l’informativa alla Camera sull’incidente avvenuto questa notte al porto di Genova.

Lupi incontra i familiari delle vittime
In precedenza, lo stesso ministro Lupi aveva incontrato in mattinata il sottosegretario alla Difesa, Roberta Pinotti, il prefetto di Genova, Giovanni Balsamo, il sindaco, Marco Doria, gli assessori regionali al Lavoro, Enrico Vesco e al Bilancio e Formazione, Pippo Rossetti, insieme ai vertici della Capitaneria di Porto. Le autorità hanno poi visto i parenti delle vittime, fornendo alcuni elementi sulle possibili cause dell’incidente di ieri sera. Su questi si sta concentrando il lavoro della Procura genovese.

Matteoli: vogliamo vederci chiaro
Il presidente della Commissione Lavori Pubblici e Trasporti del Senato Altero Matteoli, esprimendo cordoglio ai familiari delle vittime, si è riservato di valutare l’opportunità ‘di promuovere come Commissione parlamentare iniziative volte a chiarire l’origine e la dinamica dell’incidente e a esaminare eventuali provvedimenti tesi a evitare il ripetersi di altre simili tragedie’.

Doria: diverse le ipotesi su cui si lavora
‘Ieri sera mi sono recato sul posto e sono stato diverse ore portando la mia solidarietà – ha detto il sindaco di Genova, Marco Doria – Ho ascoltato tante ipotesi ma non sono la persona tecnicamente qualificata per aggiungere la mia sulla dinamica dell’incidente’.  ‘Aspettiamo – ha concluso Doria – chi ha le competenze tecniche, io voglio rappresentare il dolore della città’.

Omicidio colposo
La prudenza del sindaco oltre che dal dolore per il lutto cittadino è motivata anche dalla gravità dell’accaduto: Roberto Paoloni, 63 anni, di Genova, il comandante della nave Jolly Nero è indagato per omicidio colposo plurimo. Insieme a lui indagato anche il pilota. L’ufficiale, interrogato nella notte in qualità di indagato, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Scelta non inusuale in circostanze simili, quando oltre alle responsabilità individuali entrano in gioco quelle della compagnia, anche a fini di  copertura assicurativa. Per quanto riguarda le indagini il procuratore capo di Genova Michele Di Ecce ha spiegato che: ‘Il procedimento è stato aperto a carico di due indiziati per il reato di omicidio colposo plurimo ma stiamo valutando anche altre ipotesi di reato. In particolare si ipotizza l’ipotesi di attentato alla sicurezza dei trasporti’.

Chi era al timone
Lo stesso comandante, peraltro, non era al timone al momento dell’impatto. C’era, invece, un pilota del porto di Genova. E’ quanto emerge da un primo sopralluogo effettuato dagli inquirenti stamani sulla Jolly Nero, posta sottosequstro.

Manovra di routine

Durante la manovra effettuata dalla nave per portarsi in rotta verso Napoli, i motori sarebbero andati in avaria e la poppa della nave sarebbe stata sospinta contro lo stelo della torre di controllo, abbattendo la struttura. Il pm Walter Cotugno ha interrogato il pilota che gli ha fornito la sua versione dei fatti.

Ipotesi avaria
Il motore della Jolly Nero potrebbe avere avuto un’avaria che le ha impedito di seguire la giusta rotta per uscire dal porto, finendo contro la torre di controllo. E’ una ipotesi su cui sta indagando la procura. ‘Ma al momento non siamo in grado di dare una versione ufficiale sull’accaduto’, dice il procuratore Michele Di Lecce. I magistrati hanno acquisito la scatola nera della nave. Il pm Walter Cotugno ha ascoltato i membri dell’equipaggio e il comandante, in tutto una ventina di persone.

Per cause che sono ancora tutte da accertare la nave – che ha una stazza di 40.594 tonnellate, è lunga 239,26 metri e ha una larghezza di 30,50 metri, con un pescaggio di 11,5 metri – ha completamente sbagliato manovra ed è di fatto ‘entrata’ dentro la ‘palazzina piloti’, dove operano e vivono molti dei piloti della Capitaneria di Porto di Genova. In seguito all’urto la torre, alta 54 metri, si è inclinata di 45 gradi e si è abbattuta su una palazzina adiacente, distruggendola completamente.

Inverter guasto?
Perizie tecniche dovranno accertare se a guastarsi è stato l’inverter, che consente alla Jolly Nero di manovrare anche in retromarcia pur avendo un solo motore reversibile. Ma è anche ipotizzabile che la nave proprio mentre compiva la manovra non abbia avuto la necessaria spinta, una volta posta la prua verso l’uscita dal porto, per vincere l’inerzia che la sospingeva verso il molo.

Rotta verso sud
La Jolly Nero era partita in direzione Napoli, da dove avrebbe fatto rotta per Port Said, Aqaba, Jeddah, Abu Dhabi, Gibuti, Suez, Misurata, Castellon. La portacontainer ha una stazza lorda di oltre 40mila tonnellate, è lunga quasi 240 metri e larga 30. Batte bandiera itailana e fa parte della flotta della Ignazio Messina & C, importante compagnia genovese.

La compagnia: manovra usuale

La Ignazio Messina si è posta ‘a disposizione delle autorità competenti’ per far luce sulle cause dell’incidente, occorso durante ‘l’usuale manovra di uscita dal Porto nel previsto bacino di evoluzione che anche le navi della Linea Messina, assistite, come nel caso della Jolly Nero, dai rimorchiatori e con il pilota a bordo, compiono con regolare frequenza’.

La torre controllo manovra del porto di Genova, crollata dopo esser stato colpita dalla Jolly Nero, ospitava diversi uffici. Tra questi, quelli della compagnia piloti del porto e quelli della Guardia Costiera. Nella struttura, costruita negli anni ’90 e alta 54 metri, si controllava tutto il nord del Tirreno, con apparecchi radar in grado di vedere fino a 30-40 miglia di distanza.

SINDACATI – Mezz’ora di stop a fine turno in tutti i porti d’Italia. È quanto disposto dai sindacati Cgil, Cisl e Uil dopo l’incidente. L’iniziativa vuol essere un gesto simbolico per riflettere sulla sicurezza in ambito portuale. Dal fermo è escluso ovviamente il porto genovese.

Su Twitter: Jolly Nero#torrepiloti

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Sarah Scazzi: ergastolo per Sabrina Misseri e Cosima Serrano. Otto anni a Michele Misseri

SARAH: PROCESSO; IN AULA GENITORI E FRATELLO ATTENDONO INIZIOMassima pena per Sabrina Misseri e Cosima Serrano, cugina e zia materna di Sarah Scazzi, la ragazza di 15 anni uccisa il 26 agosto 2010. E’ questa la sentenza emessa dalla Corte di Assise di Taranto. Condannato a 8 anni Michele Misseri, zio di Sarah, per concorso nella soppressione del cadavere della nipote e per furto aggravato del telefonino della vittima. ‘Perché piangi? Lo sapevamo’, queste sono state le prime parole che Cosima Serrano ha rivolto alla figlia Sabrina al rientro in carcere dopo la lettura della sentenza.

All’uscita dall’aula Concetta Serrano, madre di Sarah ha espresso la propria amara soddisfazione: ‘E’ giusto che Sarah riceva giustizia. Speravo in questo, chi uccide merita questa pena’. Il verdetto è stato letto dal presidente della Corte, Cesarina Trunfio, che ha dovuto richiamare l’aula all’ordine dopo che alla pronuncia della parola ‘ergastolo’ sono partiti un applauso e delle grida.

Sono stati inoltre condannati a sei anni di reclusione ciascuno per concorso in soppressione di cadavere Carmine Misseri e Cosimo Cosma, fratello e nipote di Michele Misseri.  Due anni di reclusione sono stati inflitti, invece,  all’ex difensore di Sabrina, Vito Russo, per intralcio alla giustizia. Per i tre favoreggiatori, la corte ha inflitto un anno di reclusione ciascuno ad Antonio Colazzo e Cosima Prudenzano e un anno e 4 mesi a Giuseppe Nigro, con pena sospesa.

La Corte di assise di Taranto ha condannato anche Michele Misseri, Cosima Serrano e Sabrina Misseri al risarcimento dei danni, da stabilire in separata sede, alla famiglia Scazzi e al Comune di Avetrana. Nello stesso tempo ha stabilito una provvisionale di 50.000 euro ciascuno ai genitori di Sarah, Giacomo Scazzi e Concetta Serrano, e di 30.000 euro per il fratello Claudio.

LE TAPPE DELLA VICENDA – Sarah Scazzi, 15 enne di Avetrana, è stata uccisa nell’estate di tre anni fa. Il 26 agosto 2010 è uscita di casa per non farvi più ritorno, scomparendo nel nulla. Il processo per arrivare alle condanne di Sabrina MisseriCosima Serrano e Michele Misseri è lungo ed è fatto di dichiarazioni, smentite e colpi di scena. Il tutto seguito da un grande clamore mediatico.

Il 6 ottobre 2010 Michele Misseri si autoaccusa dell’omicidio, confessando di aver strangolato la nipote e facendo ritrovare i resti del corpo della giovane in un pozzo nelle campagne di Avetrana. Circa 10 giorni dopo lo zio di Sarah rivela che anche sua figlia, Sabrina, è coinvolta nel delitto. La ragazza finisce così in cella. Il 5 novembre 2010 Michele Misseri rinforza l’accusa, indicando la figlia Sabrina come l’omicida di Sarah.

Un mese dopo cambia idea, e inizia a scrivere lettere e a fare dichiarazioni in cui afferma di aver fatto tutto da solo, dall’omicidio alla soppressione del cadavere. Il 26 maggio 2011 viene arrestata Cosima Serrano, moglie di Michele Misseri e madre di Sabrina. E’ accusata di concorso in omicidio e sequestro di persona. Analogo provvedimento viene notificato a Sabrina in carcere. Dopo gli ultimi sviluppi Michele Misseri viene scarcerato. Su di lui pende solo l’accusa di soppressione di cadavere. Il 10 gennaio 2012 inizia il processo davanti alla Corte d’Assise di Taranto. Michele Misseri continua ad autoaccusarsi e così il suo legale rimette il proprio mandato. Il 5 marzo la Procura di Taranto conclude la requisitoria e formula le richieste di condanna.

Omicidio Scazzi: chiesto l’ergastolo per Cosima Serrano e Sabrina Misseri

sarah-scazziI pubblici ministeri Mariano Buccoliero e Pietro Argentino hanno chiesto alla Corte d’Assise di condannare all’ergastolo (con sei mesi di isolamento diurno ed interdizione perpetua dai pubblici uffici) Cosima Serrano e Sabrina Misseri, madre e figlia accusate dell’omicidio (aggravato da motivi abbietti, minore età della vittima e legame di parentela) e del sequestro di Sarah Scazzi, la quindicenne strangolata ad Avetrana il 26 agosto del 2010.

Un delitto per motivi abietti‘: così il procuratore aggiunto di Taranto, Pietro Argentino, ha definito l’uccisione della quindicenne Sarah Scazzi iniziando la sua requisitoria, al termine di quella del sostituto procuratore Mariano Buccoliero, durata tre udienze e mezza. ‘Sabrina stessa – ha detto tra l’altro Argentino – ammette che aveva scatti d’ira anche per cose non importanti. Lei non aveva solo risentimento nei confronti di Sarah perché avrebbe letto alla presenza di altri un sms di Sabrina riferito ad Ivano e per aver riferito al fratello Claudio del rapporto sessuale avuto dalla stessa Sabrina in auto con Ivano, ma anche rabbia perché Ivano l’avrebbe umiliata più volte pubblicamente’.

Sabrina risponde anche di calunnia nei confronti di Maria Pantir, la badante di casa Scazzi. Nove anni di reclusione è la condanna richiesta per Michele Misseri, zio della vittima, accusato di soppressione di cadavere e furto.

Otto anni di reclusione sono stati chiesti per Carmine Misseri e Cosimo Cosma, fratello e cugino di Michele Misseri, accusati di concorso in soppressione di cadavere, per aver aiutato Michele a far sparire il corpo della nipote dopo il delitto, infilandolo in un pozzo in contrada Mosca. Tre anni e mezzo di reclusione sono stati chiesti per l’avvocato Vito Russo, primo difensore di Sabrina Misseri, accusato di intralcio alla giustizia e favoreggiamento. Per il professionista è stata chiesta anche l’interdizione dall’esercizio della professione per la durata della pena.

Il professionista avrebbe intimidito Ivano Russo, il giovane conteso per la cui gelosia Sabrina e Cosima avrebbero ucciso, dicendogli che stava per essere arrestato e che sarebbe stato meglio per lui dichiarare che anche Mariangela Spagnoletti, amica di Sabrina e Sarah, era innamorata di lui. Tre anni di reclusione sono stati chiesti per tre imputati accusati di favoreggiamento in relazione al racconto del fioraio Giovanni Buccolieri, l’uomo che avrebbe assistito al sequestro di Sarah da parte di Cosima e Sabrina, dicendo poi di aver semplicemente sognato l’episodio. Si tratta di Cosima Prudenzano, suocera del fioraio, Antonio Colazzo, cognato del fioraio e Giuseppe Nigro, direttore di una masseria, che disse a sua suocera di mentire ai carabinieri in relazione ad una consegna di fiori del 26 agosto 2010.

I pm hanno chiesto inoltre alla Corte d’Assise la trasmissione degli atti in procura per falsa testimonianza nei confronti di Ivano Russo, Alessio Pissello, Anna Scredo, Annalucia Picchierri, Salvatora Serrano, (la sorella che avrebbe raccontato di un presunto tentativo di molestia subìto oltre trent’anni fa da Michele Misseri) Emma Serrano e Giuseppe Olivieri, il datore di lavoro della moglie di Peterra, il testimone che vide Sarah diretta verso casa Misseri prima delle 14:00 del 26 agosto 2010.

L’undici marzo si torna in aula per gli interventi delle parti civili ed il dodici inizieranno le arringhe dei difensori.

Incidente sul lavoro all’Ilva di Taranto, il bilancio è di un morto e un ferito grave

Ilva incidente sul lavoroUn operaio è morto e un altro è rimasto ferito in un incidente avvenuto stamattina alle 4.40 nello stabilimento siderurgico dellIlva di Taranto alla batteria 9 delle cokerie. Entrambi si trovavano a circa 15 metri d’altezza su un ponteggio che è crollato. Stavano effettuando un intervento di manutenzione alla batteria 9, una delle batterie ferme perché in rifacimento.

L’operaio morto si chiamava Ciro Moccia, aveva 42 anni ed era un operaio Ilva della manutenzione. Il lavoratore rimasto ferito si chiama Antonio Liddi, 46 anni, ed è un dipendente della ditta Mir: è stato ricoverato in gravi condizioni nell’ospedale SS. Annunziata di Taranto.

Uno sciopero è stato immediatamente proclamato dalla Fim Cisl nello stabilimento. ‘Dopo alcuni anni in cui non si verificavano incidenti mortali, 3 morti nel giro di pochi mesi sono fatti gravi e inaccettabili – ha detto il segretario nazionale della Fim Marco Bentivogli – la Fim Cisl chiede che si accertino subito le responsabilità di quanto accaduto, il lavoro deve essere salubre e sicuro’.

Il Presidente e il Direttore di Stabilimento esprimono la loro vicinanza ai parenti e in segno di cordoglio sono state sospese tutte le attività di Stabilimento’. E’ detto in una nota dell’Ilva in cui ‘con profondo dolore’ si dà notizia dell’incidente di stamani.

Ilva Taranto verso sciopero ad oltranza: Governo convoca vertice d’urgenza

ilva-taranto 14461Questione sempre più rovente quella dell’Ilva a Taranto che ha costretto il Governo a convocare un vertice d’urgenza a Palazzo Chigi per cercare di sbloccare lo stallo. Lo stabilimento che conta quasi 12.000 dipendenti, da luglio al centro del terremoto giudiziario scatenato dall’inchiesta sull’inquinamento del sito e dell’intera area cittadina, vedrebbe ora a rischio l’erogazione degli stipendi già dal prossimo febbraio.

All’indomani della decisione dei giudici dell’Alta Corte che hanno confermato per il patron dell’Ilva, Emilio Riva, il figlio Nicola e l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, i domiciliari con l’accusa di disastro ambientale, il braccio di ferro fra Governo, magistratura lavoratori e cittadini non sembra vedere uno sbocco. Se da una parte il ministro Clini richiama al rispetto dell’Autorizzazione Integrata Ambientale ‘rilasciata all’Ilva di Taranto, e recepita da una legge votata dalla stragrande maggioranza del Parlamento italiano’ poiché ‘attua in modo completo e rigoroso le direttive europee e le leggi nazionali in materia di esercizio degli impianti industriali nel rispetto della salute e dell’ambiente’. E chiede con urgenza che ‘venga chiarito se in Italia le leggi rappresentano una garanzia per i cittadini e per le imprese o se al contrario sono soggette ad interpretazioni discrezionali’, la proprietà dell’Ilva fa notare che la bonifica non può partire se la magistratura impedisce il ripristino della produzione, poiché senza produzione non c’è guadagno e senza guadagnano mancano i fondi per bonificare. Pietra dello scandalo circa 1 mld di euro in materiali e prodotti sfornati dall’Ilva che per la Procura di Taranto devono restare nei magazzini come corpo del reato di inquinamento.

Il Governatore della Puglia, Vendola, avverte che ‘la situazione sta precipitando’, ma il sindaco di Taranto ha indetto per il 14 aprile prossimo un referendum consultivo per chiedere alla popolazione di votare la chiusura totale o parziale dell’Ilva.

Incerti i sindacati Cgil, Cisl e Uil mentre oggi oltre 1.500 lavoratori hanno dato vita all’assemblea USB sfociata nella decisione di indire lo sciopero a oltranza. I lavoratori hanno approvato all’unanimità un documento per chiedere che ‘l’azienda sia espropriata e nazionalizzata immediatamente’, ‘il fermo e il ripristino degli impianti maggiormente inquinanti’, ‘garanzia dei posti di lavoro a tutti i dipendenti Ilva e a quelli dell’indotto’.

Salva-Ilva: conflitto di attribuzione fra i poteri dello Stato, la procura presenta secondo ricorso

Taranto manifestazione per IlvaI magistrati della procura di Taranto hanno inviato alla Corte Costituzionale un ricorso contro il decreto legge 207, ribattezzato dai media ‘salva-Ilva‘ e dal presidente del Consiglio Mario Monti ‘salva-Taranto’, sollevando una questione di conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato. Il decreto è stato recentemente convertito in legge dal Parlamento. Non appena la legge ‘recante disposizioni urgenti a tutela della salute, dell’ambiente e dei livelli di occupazione, in caso di crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale’ sarà pubblicata sulla gazzetta ufficiale, la procura presenterà un secondo ricorso alla Consulta basato sugli stessi motivi del primo.

Secondo i magistrati tarantini, riconsegnando gli impianti dell’area a caldo (sotto sigilli dal 26 luglio scorso) all’Ilva e permettendo al colosso industriale di tornare a produrre acciaio, il governo ha di fatto impedito l’esercizio dell’azione penale interferendo con un’indagine ancora in corso. Sugli impianti, infatti, vigeva un sequestro con giudicato cautelare, ordinato dal gip Patrizia Todisco, confermato dal tribunale del Riesame e contro il quale Ilva non ha mai proposto ricorso in Cassazione.

Il prossimo 8 gennaio Ilva ricorrerà al riesame contro il sequestro del prodotto finito e semi-lavorato realizzato nei quattro mesi in cui gli impianti erano sequestrati e l’azienda non era autorizzata a produrre. Si tratta di un milione settecento mila tonnellate di acciaio considerato dai pm provento di reato del valore di circa un miliardo di euro. Secondo quanto riferito da fonti vicine alla procura, in quell’occasione i pm chiederanno al tribunale di valutare il profilo di costituzionalità della legge approvata con larga maggioranza dai due rami del parlamento il 20 dicembre.

Ilva Taranto: tromba d’aria sullo stabilimento, 20 feriti e un disperso

Sono 22 le persone rimaste ferite dopo che una tromba d’aria ha investito lo stabilimento Ilva di Taranto: al momento risultano 20 feriti lievi in infermeria dello stabilimento, e due feriti portati in ospedale dal molo, lo riferisce l’azienda.”L’azienda ha messo in atto tutte le procedure di emergenza generale, gli impianti sono presidiati, in azienda sono presenti i comandanti dei vigili del fuoco provinciale e regionale”, spiega l’azienda sottolineando che “non c’è stato alcun incendio” e le fiamme visibili dall’esterno sono relative agli sfoghi di sicurezza provocati dalle candele di sicurezza degli impianti. Tutta l’area ghisa è sotto controllo.

Secondo Rainews, ci sarebbe invece un morto. Tre i dispersi. Un operaio, che risulta tra i dispersi, era al lavoro nella cabina di una gru finita in mare dopo la tromba d’aria. Nella zona sono al lavoro i sommozzatori. Il fulmine caduto su una delle ciminiere ha toccato due tralicci dell’alta tensione. Attualmente è bloccata la linea ferroviaria Bari-Taranto e i passeggeri di un treno sono in attesa di trasbordo su autobus per raggiungere Taranto.

L’azienda ‘ha subito gravi danni strutturali ancora da quantificare’. Non c’è stata evacuazione, aggiunge l’azienda, e sono stati messi in circolo tutti i bus aziendali per raccogliere il personale non addetto alla gestione dell’emergenza generale e accompagnarlo alle portinerie e ai punti di incontro dell’azienda.

Intanto è corsa contro il tempo per il decreto salva-Ilva. Il governo sta lavorando al testo, che potrebbe approdare in Cmd già venerdì, come ha dichiarato il sottosegretario Claudio De Vincenti. Nell’incontro tra il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e il premier Mario Monti, sono state già esaminate le complesse questioni che sta sollevando la vicenda dell’impianto di Taranto, finito sotto sequestro dopo una nuova raffica di indagati e occupato dagli operai che sono entrati nella direzione dello stabilimento.

‘Capiamo bene la preoccupazione dei lavoratori dell’Ilva perché la situazione è molto difficile. La loro preoccupazione è anche la nostra. Stiamo lavorando con i ministri Passera e Clini per un provvedimento che aiuti a sbloccare questa situazione e domani ne parleremo negli incontri che avremo con le parti sociali e le istituzioni locali’, ha spiegato De Vincenti, aggiungendo che ‘venerdì nel consiglio dei ministri ci sarà sicuramente la discussione dei provvedimenti da prendere e spero che già saremo in grado di avere il decreto su cui stiamo lavorando, un decreto che ha come obiettivo di sciogliere un nodo che si è aggrovigliato che richiede uno sblocco’.

Ilva: ancora arresti, proclamato lo sciopero

Sono almeno cinque, oltre a quelle indicate nelle ordinanze di custodia cautelare eseguite ieri, le persone indagate nell’inchiesta sull’Ilva di Taranto. Lo si è appreso da fonti giudiziarie. Tra queste ci sono don Marco Gerardo, il segretario dell’ex arcivescovo di Taranto mons. Benigno Luigi Papa, e il sindaco di Taranto Ippazio Stefano.

Il sacerdote è accusato di false dichiarazioni al pubblico ministero in relazione ad una presunta tangente di 10mila euro che l’ex responsabile dei rapporti istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà, arrestato ieri, avrebbe consegnato al consulente del Tribunale nonché ex preside del Politecnico di Taranto Lorenzo Liberti per addomesticare una perizia sulle fonti di inquinamento. Archinà aveva riferito agli inquirenti che quella somma, prelevata da cassa aziendale, non era destinata a Liberti ma si trattava di una elargizione alla curia tarantina. Il sindaco di Taranto è indagato per omissioni in atti d’ufficio in relazione alle prescrizioni a tutela dell’ambiente cittadino. La sua iscrizione nel registro degli indagati sarebbe un atto dovuto derivante da una denuncia di un consigliere comunale, Filippo Condemi.

Tra i cinque ulteriori indagati nell’inchiesta – madre sull’Ilva di Taranto c’é anche un poliziotto della questura di Taranto. L’ipotesi di reato sarebbe rivelazione di segreti d’ufficio.

Accertamenti Gdf a Bari e Roma su vecchia Aia – La Procura della Repubblica di Taranto ha delegato la Guardia di Finanza ad eseguire accertamenti a Bari e a Roma in relazione al via libera alla vecchia Autorizzazione integrata ambientale (Aia) rilasciata il 4 agosto 2011 all’Ilva di Taranto, poi riesaminata e approvata alcune settimane fa. Lo si è appreso da fonti giudiziarie. Nelle oltre 500 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Patrizia Todisco ed eseguita ieri, numerose pagine, contenenti anche intercettazioni, sono dedicate a dialoghi con funzionari regionali sulle prescrizioni ambientali che l’Ilva avrebbe dovuto rispettare, poi confluite nella vecchia Aia.

Dalle 7 è iniziato lo sciopero proclamato da Fim, Fiom e Uilm all’Ilva di Taranto dopo l’annuncio dell’azienda di chiusura dello stabilimento in seguito ai provvedimenti di ieri della magistratura, tra i quali il sequestro dei prodotti finiti e semilavorati con divieto di commercializzarli. Lo sciopero durerà almeno 24 ore. Dinanzi alle portinerie sono in atto sit-in di lavoratori, mentre qualche momento di tensione si è registrato tra chi voleva entrare e chi invece invitava a scioperare. Ieri l’azienda ha anche comunicato la chiusura dell’area a freddo, facendo rimanere a casa i lavoratori di quell’area.

E dopo la proclamazione dello sciopero gli uffici della direzione dell’Ilva di Taranto sono stati occupati da alcune centinaia di operai. Gli operai, dopo aver organizzato un corteo interno al quale hanno partecipato sia quelli impiegati nell’area a caldo sia quelli dell’area a freddo, hanno occupato di fatto tutta la palazzina che ospita la direzione dello stabilimento e ora stanno decidendo come proseguire la protesta. “Non hanno voluto trovare una soluzione, governo e azienda continuano ad usarci – dicono alcuni di loro – e a rimetterci siamo soltanto noi e questa città. Così non può continuare. ‘Cosa accadrà? Non lo sa nessuno – dicono – qui si naviga a vista’.

Dopo aver occupato la direzione dello stabilimento Ilva di Taranto, gli operai hanno convinto anche gli impiegati dell’Ufficio personale a lasciare gli uffici. Una delegazione di una decina di persone è poi riuscita a salire al primo piano della palazzina per parlare con il direttore dello stabilimento. I cancelli sono aperti e non c’é alcun controllo. Continuano i presidi nei pressi di alcune portinerie.

Domani si terrà il consiglio di amministrazione dell’Ilva ed é confermato, sempre per domani, l’incontro tra azienda e sindacati, già programmato per discutere della cassa integrazione annunciata per 1.942 dipendenti, prima della nuova bufera giudiziaria. Per giovedì è fissato un incontro tra governo, sindacati ed enti locali a Palazzo Chigi.

Proclamato lo sciopero nazionale dei metalmeccanici il prossimo giovedì 29 novembre da Cgil Cisl e Uil.

Ilva di Taranto: in centinaia agli ingressi, Cancellieri: ‘rischio per ordine pubblico’. Giovedì incontro a Palazzo Chigi

Sale la tensione all’Ilva di Taranto dopo la decisione annunciata ieri dall’azienda di chiudere gli impianti e lasciare a casa cinquemila dipendenti.

E secondo il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri c’è ‘un rischio per l’ordine pubblico ed è notevole’. ‘Conto molto sul senso di responsabilità di tutti. Teniamo i nervi saldi e speriamo bene perché è una situazione drammatica e per il paese sarebbe un danno irreparabile’. Secondo la titolare del Viminale, infatti, ‘al di la’ dei posti di lavoro persi’, a risentirne è l’intero settore dell’indotto.

La replica dei lavoratori alla chiusura annunciata dall’azienda non si è fatta attendere. Questa mattina centinaia di operai si sono radunati davanti agli ingressi e, non potendo entrare perché i loro badge erano già stati disabilitati, hanno forzato i varchi della portineria D dello stabilimento entrando anche nella Direzione del siderurgico occupandola.

Alle 7 è poi iniziato lo sciopero proclamato da Fiom CgilFim Cisl e Uilm Uil in seguito alla decisione dell’azienda di mettere in libertà i dipendenti dell’area a freddo non solo di Taranto ma anche delle altre fabbriche italiane. Dinanzi alle portinerie i lavoratori si sono riuniti in sit-in, mentre qualche momento di tensione si è registrato tra chi voleva entrare e chi invece invitava a scioperare.

In mobilitazione anche gli operai di Genova dove un corteo di un migliaio di persone che protestano per la chiusura dello stabilimento di Taranto ha interrotto i collegamenti stradali tra il Ponente e il centro città. Partito da Cornigliano il corteo ha bloccato con mezzi meccanici l’accesso al casello autostradale di Genova Ovest e alla sopraelevata. Bloccato il traffico anche in via Cantore. I manifstanti chiedono un intervento ufficiale del governo sulla vicenda. Intanto il corteo dei lavoratori di Ansaldo Energia e Ansaldo Sts, in strada per protestare contro il piano industriale di Finmeccanica che prevede lo scorporo delle loro aziende, è arrivato in via Fieschi, davanti alla sede dell’assemblea regionale, dove sono riuniti in seduta congiunta consiglio comunale e consiglio regionale per discutere del caso Finmeccanica.

A tentare di spegnere la tensione è il ministro dell’Ambiente Corrado Clini che assicura una soluzione al problema già per giovedì. L’incontro convocato dall’esecutivo a Palazzo Chigi, infatti, assicura il ministro in un’intervista a Sky Tg24 non sarà interlocutorio. ‘Stiamo lavorando con il premier Mario Monti e con i miei colleghi ministri per risolvere la situazione in tempi rapidi, come peraltro siamo abituati a fare. Credo che la soluzione sarà pronta già giovedì con un provvedimento che consenta di superare questa situazione’.

Per Clini, il governo opererà per ‘rendere possibile la piena applicazione dell’Aia, unica strada per il risanamento, sulla base di quanto disposto dalle direttive europee e dalle leggi nazionali; e allo stesso tempo consentire la continuità delle attività produttive, perché – sottolinea il ministro – la continuità non è in contrasto con le prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale’. ‘Il ministero dell’Ambiente e il Governo insistono e otterranno assicurazioni per coniugare lavoro e salute”, ha aggiunto Clini spiegando che ‘la strada potrebbe essere quella di un decreto’.

Un appello al governo intanto arriva dal governatore della Puglia, Nichi Vendola: ‘Piuttosto che immaginare di attivare conflitti ulteriori tra diversi organi dello Stato, piuttosto che agire una contesa brutale con la magistratura, io penso che sia molto importante, provare a operare in positivo su quel tema che noi abbiamo recepito in una legge che è la valutazione del danno sanitario. Si consenta di convogliare su Taranto gli ispettori dell’Istituto Superiore di Sanità, che insieme ad Arpa e alla Asl possono valutare qui e ora qual è l’attualità del rischio sanitario e su quello ordinare interventi immediati. Ancora una volta – conclude Vendola – tanto più nel pieno di questa burrasca, bisogna provare a tenere insieme il fondamentale diritto alla salute e alla qualità ambientale per la comunità tarantina e il diritto al reddito e alla vita per migliaia e migliaia di operai’.

Mentre era in corso un incontro all’interno dello stabilimento di Taranto fra la direzione e i sindacati metalmeccanici, il direttore Adolfo Buffo, che lunedì ha ricevuto informazione di garanzia, ha parlato agli operai assicurando che anche queste giornate verranno pagate e l’Ilva il 12 dicembre pagherà gli stipendi regolarmente.

Buffo ha spiegato che l’azienda ha intenzione di mettersi in regola con l’Aia e tornare a produrre aggiungendo tuttavia che a causa del sequestro di ieri operato dalla magistratura, al momento non si può produrre perché il prodotto finirebbe sequestrato aggiungendo che ricorrerà subito al Riesame. ‘Presenteremo un piano industriale – ha aggiunto Buffo – quando avremo nuovamente a disposizione gli impianti’. La direzione Ilva ha disposto il fermo tecnico di tutti gli altoforni ad eccezione dell’Afo 2.

Arriverà giovedì un provvedimento ad hoc del governo per risolvere la vicenda dell’azienda. L’annuncio del ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, avviene dopo che il leader della Fiom, Maurizio Landini, aveva detto che l’unica cosa che avrebbe scongiurato uno sciopero generale sarebbe stato un intervento del governo proprio giovedì.

Intervistato da Sky in merito ad un eventuale decreto, il ministro, ha spiegato: ‘Noi stiamo lavorando per risolvere questa situazione’, aggiungendo che “la soluzione sarà pronta per quando ci incontriamo giovedì. Stiamo lavorando per fare in modo che giovedì la conclusione della riunione sia un provvedimento che consente di superare questa situazione’, ha aggiunto Clini.

Secondo Clini, il provvedimento della Procura di Taranto ‘rende molto difficile l’applicazione dell’Aia e della legge e dell’unica norma che consente il risanamento ambientale’. Dunque ora il governo è intenzionato a ‘rendere possibile la piena applicazione dell’Aia e, nello stesso tempo, a consentire la continuità delle attività produttive’. Inoltre, a giudizio di Clini, occorre ‘fare in modo che l’Ilva investa le risorse necessarie per il risanamento degli impianti’.

Ilva di Taranto: nuovi arresti e sequestro della produzione degli ultimi quattro mesi

Si allarga il caso Ilva: una nuova ondata di arresti nei confronti di vertici ed amministratori dello stabilimento ‘Ilva Spa’ di Taranto e di persone dipendenti da pubbliche amministrazioni. Sette le ordinanze di custodia cautelare notificati dai militari del comando provinciale della guardia finanza di Taranto tra Taranto, Milano, Roma, Pisa, Bari e Varese. Le accuse: disastro ambientale aggravato, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, avvelenamento di acque e sostanze alimentari, concussione e corruzione in atti giudiziari’. Inoltre è stato disposto il sequestro preventivo della produzione dell’Ilva degli ultimi quattro mesi: gli stock restano bloccati al porto di Taranto e sono invendibili.

Per questo filone è stata inviata un”informazione di garanzia’ nei confronti degli attuali direttore dello stabilimento, Adolfo Buffo, e del presidente del consiglio di amministrazione, Bruno Ferrante.

‘Gli arresti – spiega la Gdf – sono riconducibili all’operazione ‘Envinronment sold out’, partita a gennaio 2010, nel corso della quale ‘è stata ipotizzata, a carico dei vertici del predetto stabilimento siderurgico, e di un professore universitario ed ex consulente della procura della Repubblica jonica, la costituzione di un’associazione a delinquere finalizzata alla perpetrazione dei reati contestati.’

Le condotte illecite secondo l’indagine ‘avrebbero causato l’emissione nell’aria e negli ambienti vicini allo stabilimento di sostanze nocive quali benzo(a)pirene, diossine, metalli ed altri polveri nocive, cagionando gravissimo pericolo per la salute pubblica e dei lavoratori dello stabilimento medesimo, contaminazione di terreni ed acque ove insistono numerose aziende agricole locali, con la conseguente necessità di procedere all’abbattimento di numerosi capi di bestiame destinati al consumo umano’.

Così è scattato l’arresto: custodia cautelare in carcere per l’amministratore delegato dell’Ilva, Fabio Riva, per l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, già ai domiciliari e per l’ex responsabile delle relazioni esterne dell’Ilva Girolamo Archina, licenziato ad agosto dal presidente dell’Ilva Bruno Ferrante. Mentre il presidente della holding Emilio Riva e il docente dell’università di Bari, Lorenzo Liberti, sono stati sottoposti agli arresti domiciliari.

Ma c’è anche un altro filone d’inchiesta: nel corso della medesima attività di polizia giudiziaria, le indagini tecniche – spiega la Gdf – hanno consentito di scoprire anche un’associazione a delinquere, di cui faceva parte un ex assessore provinciale, il quale, secondo la ricostruzione degli investigatori, ‘avvalendosi dell’operato di un suo stretto collaboratore nonché del rappresentante legale di una società di progettazione e ingegneria, poneva in essere più delitti di concussione per aver di fatto monopolizzato l’attenzione di diversi titolari di imprese interessate ad ottenere autorizzazioni di pertinenza del proprio assessorato, orientandoli ad avvalersi della consulenza tecnica professionale da lui indicata’. Così l’ex assessore all’Ambiente della Provincia di Taranto Michele Conserva, e l’ingegner Carmelo Dellisanti, rappresentate della ‘Promed Engineering’, sono stati sottoposti agli arresti domiciliari.

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