Finalmente liberi i quattro giornalisti italiani da una settimana trattenuti nel nord della Siria

Amedeo-Ricucci-inviato-di-guerraSono finalmente liberi i quattro giornalisti italiani che da oltre una settimana erano trattenuti nel nord della Siria. A dare la notizia è stato il premier e ministro degli Esteri ad interim Mario Monti. L’inviato Rai Amedeo Ricucci, il fotoreporter Elio Colavolpe, il documentarista Andrea Vignali e la giornalista freelance Susan Dabbous, di origini siriane, si trovano ora al sicuro in Turchia.

‘Stiamo bene, stiamo tutti bene. Ci hanno trattati bene e non ci hanno torto nemmeno un capello’, sono state le prime parole dopo la liberazione di Ricucci all’ANSA. ‘Eravamo in mano a un gruppo islamista armato che non fa parte dell’Esercito libero siriano’, ha raccontato. ‘È stato un malinteso’, ha assicurato, ribadendo che il gruppo sta bene ma che ‘ovviamente la privazione della libertà è una tortura psicologica’.

 I quattro erano arrivati in Siria, nella zona di Guvecci controllata dai ribelli, il 2 aprile scorso, per un programma della trasmissione Rai ‘La Storia siamo noi’. Ricucci aveva annunciato sul suo blog, alla vigilia della partenza, che con i suoi collaboratori sarebbe stato in Siria dal primo al 15 aprile, realizzando collegamenti ogni giorno via Skype con un gruppi di studenti di San Lazzaro di Savena. Le loro tracce si erano perse il 4 aprile, quando nel pomeriggio era previsto il collegamento con i ragazzi di San Lazzaro, ma i cellulari Gsm e satellitare di Ricucci e degli altri componenti della troupe sono risultati da allora irraggiungibili. Secondo le prime informazioni, i giornalisti sono stati trattenuti dai ribelli qaedisti della Jabat an Nusra.

 Nell’annunciare la liberazione dei quattro, Monti ha ringraziato l’unità di crisi della Farnesina e le strutture dello Stato che ‘con impegno e professionalità hanno reso possibile l’esito positivo di questa vicenda, complicata dalla particolare pericolosità del contesto’. E ha espresso la sua gratitudine anche ai media, per aver rispettato la richiesta di riserbo che era stata avanzata sin dal primo momento. ‘Sollievo e soddisfazione’ sono stati espressi dal presidente Giorgio Napolitano, mentre a Cetraro, il paese di Ricucci nel cosentino, è esplosa la gioia.

(fonte laStampa)

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Quattro giornalisti italiani rapiti venerdì nel nord della Siria presto liberi: Farnesina ‘massimo riserbo’

quattro giornalisti italiani rapiti in SiriaI quattro giornalisti italiani rapiti venerdì nel nord della Siria tra la regione di Idlib e quella turca di Hatay stanno bene e saranno presto liberati e accompagnati in Turchia. Lo dice all’Ansa una fonte vicina ai ribelli siriani. 

Sono stati fermati e non sequestrati. Si trovano in buone condizioni di salute e i combattenti che li hanno fermati li trattano benissimo e già domani potrebbero rientrare in Italia’, continua la fonte, contattata al telefono, sottolineando che i quattro ‘verranno riaccompagnati dagli stessi ribelli che li hanno fermati in Turchia’. La fonte precisa che i ribelli stanno ‘effettuando solo degli accertamenti per verificare che si tratti di giornalisti e non di spie come pensato in un primo momento’. Il gruppo di ribelli che li ha fermati ‘appartiene alla galassia dell’opposizione e non all‘Esercito Siriano Libero (Esl)’, conclude la fonte.

Intanto la Farnesina chiede il ‘massimo riserbo’ e fa sapere di seguire la vicenda fin dai primi momenti e di essere in contatto con i familiari. La ‘priorità è l’incolumità’ dei reporter, sottolinea il Ministero degli Esteri. La Rai, per cui i reporter stavano realizzando un reportage, ha chiesto il silenzio stampa.

‘La storia siamo noi’. I quattro fanno parte della troupe, guidata da Amedeo Ricucci del programma Rai ‘La Storia siamo noi’, composta anche dal fotografo Elio Colavolpe, il documentarista Andrea Vignali e la reporter freelance Susan Dabbous, impegnati in Siria da giorni su un reportage sperimentale dal titolo ‘Silenzio, si muore‘. Si tratta di un primo esperimento Rai di giornalismo partecipativo. Ricucci aveva annunciato sul suo blog, alla vigilia della partenza, che con i suoi collaboratori sarebbe stato in Siria dal primo al 15 aprile, realizzando collegamenti ogni giorno via Skype con un gruppo di studenti di San Lazzaro di Savena. I ragazzi della scuola della provincia di Bologna avrebbero dovuto interagire attivamente con i giornalisti sul campo e fornire loro – grazie anche a indicazioni della redazione de ‘La Storia siamo noi’ – spunti e suggerimenti circa notizie da seguire e storie da raccontare. Ricucci e Colavolpe erano già stati assieme nei mesi scorsi per un altro reportage ad Aleppo, sempre prodotto dal canale di approfondimento Rai. 

Da Antiochia, i giornalisti italiani sono entrati nella Siria controllata dai ribelli lo scorso 2 aprile nell’area di Guvecci facendo tappa, tra l’altro, all’ospedale da campo di Yamadiye, di fronte alla località turca di Yayladagi. Il programma era di rientrare ogni sera in territorio turco e, quindi, di mantenersi sempre vicini alla striscia frontaliera tra i due Paesi. Le loro tracce – secondo le prime ricostruzioni – si sono perse il 4 aprile, quando nel pomeriggio era previsto il collegamento con i ragazzi di San Lazzaro. I cellulari GSM e satellitare di Ricucci e degli altri componenti della troupe da quel momento sono stati irraggiungibili. Venerdì mattina fonti giornalistiche siriane e straniere presenti nella regione turca di Hatay e in contatto con gli accompagnatori di Ricucci hanno riferito che i giornalisti si trovavano nel villaggio di Yaqubiya, e nord di Idlib, in stato di fermo, probabilmente da parte di miliziani fondamentalisti. Secondo la ricostruzione offerta da queste fonti, i reporter italiani erano stati arrestati perché avevano filmato e fotografato postazioni militari sensibili. Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Fsni, Franco Siddi, sottolineando di seguirla con ‘molta trepidazione’ mentre la Rai in nottata si è unita all’appello della Farnesina di ‘massimo riserbo’.

Il lavoro che hanno appena iniziato per ‘La Storia siamo noi’ (Rai2) – aveva scritto parlando dei quattro giornalisti il 3 aprile scorso sul suo blog Cristiano Tinazzi, collaboratore del Messaggero ed esperto di Siria, che ha lavorato spesso con Ricucci – è una continuazione di Siria 2.0, anche se non sarà (almeno nelle intenzioni) un reportage di guerra ma un vero e proprio esperimento di giornalismo partecipativo’.

Il post di Ricucci. 
Parlando della Siria, sul suo blog, il 23 marzo scorso Ricucci aveva scritto: ‘Una tragedia infinita che si consuma nell’indifferenza delle cancellerie occidentali e dell’opinione pubblica internazionale. Raccontarla andando sul posto non è facile, come dimostra l’alto tributo di sangue già pagato dai giornalisti e dagli operatori dell’informazione che in questi due anni hanno provato a farlo. E poi c’è il rischio dell’effetto-assuefazione, che consiglia di non esagerare con le notizie, le foto o le immagini dai fronti di guerra per non turbare troppo i sensi e le coscienze delle famigliole riunite per cena nel tinello di casa. Tutto vero’. ‘Forse, però, l’indifferenza è figlia anche della nostra incapacità – proseguiva Ricucci – di raccontare la tragedia siriana, coinvolgendo di più e meglio il nostro pubblico, rendendolo cioè partecipe di quella tragedia. Ed è una cosa che si può fare, con le tecnologie che abbiamo a disposizione. Anzi, è una cosa che si deve fare, se si crede nel dovere della testimonianza e nel diritto all’informazione. Da questa esigenza è nato il progetto ‘Silenzio, si muore‘, primo esperimento Rai (e italiano) di giornalismo partecipativo. Dal 1° al 15 aprile sarò di nuovo in Siria, a decidere questa volta il mio percorso di viaggio, le notizie da seguire e le storie da raccontare, sarà un gruppo di studenti di San Lazzaro di Savena, collegati costantemente con me via Skype‘.

(fonte il Messaggero)

http://www.amedeoricucci.it/

Coppia suicida a Civitanove Marche: ‘non riuscivano a pagare neppure l’affitto’

coniugi suicidiUna coppia di coniugi si è suicidata a Civitanova Marche per difficoltà economiche. Romeo Dionisi, 62 anni, e la moglie Annamaria Sopranzi, di 68, si sono impiccati: i corpi sono stati trovati dai vicini di casa, che hanno subito avvisato i carabinieri. L’uomo era un esodato, la moglie aveva una modestissima pensione.

Secondo gli investigatori non vi sono dubbi che si sia trattato di un doppio suicidio, e che la cause vanno ricercate nelle precarie condizioni economiche della coppia.

I coniugi suicidi sembra non avessero neppure i soldi per pagare l’affitto. Abitavano in un appartamento in via Calatafimi. Secondo quanto hanno potuto ricostruire sinora i carabinieri, diretti dal capitano Domenico Candelli, l’uomo aveva lavorato come impiegato in una ditta calzaturiera, e non aveva trattamento pensionistico. La donna, invece, era un’artigiana in pensione. La coppia non aveva figli, e i parenti più prossimi non sono stati ancora rintracciati.

Dalle prime testimonianze raccolte, sembra che la coppia non riuscisse a tirare avanti, avendo come unica fonte di reddito la piccola pensione della moglie. Il doppio suicidio risalirebbe a questa mattina, o alla tarda serata di ieri. È stato scoperto stamane intorno alle 8 dai vicini che hanno trovato aperta la porta del garage. I sanitari del 118, intervenuti sul posto, non hanno potuto far altro che constatare il decesso.

Il fratello della donna di 68 anni suicida con il marito per problemi economici, non appena appresa la notizia si è a sua volta suicidato gettandosi in mare. Il corpo è stato recuperato dalla Capitaneria di porto. L’uomo aveva 70 anni. Inutili di tentativi di rianimarlo.

La coppia ha lasciato un biglietto in cui chiedono perdono per il loro gesto e indicano il luogo, uno stanzino sul retro del palazzo, in cui trovare i loro corpi. Il biglietto, sul quale i coniugi avrebbero anche lasciato il numero di cellulare della sorella di lei, era stato appoggiato accanto a un’auto, nel garage, in modo da essere visto.

La coppia abitava nello stesso palazzo del presidente del consiglio comunale di Civitanova Marche, Ivo Costamagna, che di recente aveva parlato con loro e li aveva invitati in Comune per parlare con i servizi sociali, ma i coniugi gli avevano riposto che non lo avrebbero fatto perché si vergognavano. Dionisi, si è appreso, era disoccupato, dopo aver lavorato in una ditta edile di Napoli che aveva chiuso, e non riusciva a versare i contributi previdenziali obbligatori. Sembra anche che dovesse riscuotere dei soldi dalla ditta, che però non arrivavano.

 

One billion rising: con San Valentino arriva anche il V-Day, la giornata mondiale contro la violenza sulle donne

one billion rising t-card2Dopo domani è San Valentino, ma anche il giorno scelto in tutto il mondo per manifestare contro la violenza sulle donne. L’idea è di ‘One Billion Rising‘ un movimento che si occupa di questa causa.

Nel mondo attuale, un miliardo di donne (‘one billion’, appunto) verrà picchiata o violentata almeno una volta nella sua vita. Saranno quindi, simbolicamente, un miliardo di persone a muoversi contro questa vergogna. ‘One Billion Rising’, è un movimento globale a cui il prossimo 14 febbraio parteciperanno un miliardo di donne e uomini, per rispondere alla violenza con la danza.

Per il 14 febbraio è stato quindi organizzato un flashmob in moltissime città del mondo: andando sul sito di One Billion Rising si può trovare il luogo più vicino.

La campagna, che ha ottenuto l’adesione di organizzazioni, attivisti leader e celebrità di 182 paesi del mondo e da oltre 13 mila organizzazioni mondiali, e’ stata lanciata dalla scrittrice Eve Ensler nel 15esimo anniversario del V-Day (giornata contro la violenza sulle donne da lei ideata).

I colori scelti sono il rosso e il nero, perciò bisognerà utilizzarli per l’abbigliamento. Chi partecipa può trovare sulla pagina Facebook il logo del flashmob: va stampato e applicato sulla maglietta. Il motto dell’evento è ‘Strike – Dance – Rise!’: si tratterà infatti muoversi al ritmo di una danza, ‘Break the chain’. Chi vuole può imparare la coreografia su YouTube, sapendo che è stata inventata da Debbie Allen, la maestra di danza Lydia Grant di ‘Fame’.

http://onebillionrising.org/

Attentato all’ambasciata Usa ad Ankara, in Turchia

turchia-ankara-invade-liraq-del-nord-L-feZhDME’ di due morti e diversi feriti il bilancio fino a questo momento dell’esplosione che questa mattina ha colpito l’ambasciata Usa ad Ankara, distruggendo il gabbiotto della sicurezza di un ingresso secondario della sede diplomatica.

Lo ha scritto il quotidiano turco Zaman. L’emittente tv Cnnturk ha affermato che le due vittime sono addetti alla sicurezza di nazionalità turca.

Un attentatore suicida si è fatto saltare in aria a uno degli ingressi laterali dell’ambasciata statunitense ad Ankara, in Turchia, uccidendo una guardia e ferendo alcune persone. L’ipotesi dell’attacco kamikaze, circolata fin dai primi minuti successivi all’esplosione, è stata confermata dal primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan che, nel corso di una diretta televisiva, ha chiesto uno sforzo globale per combattere il terrorismo.

Le immagini della tv turca hanno mostrato una porta scardinata, dei danni sui muri perimetrali dell’edificio e una colonna di fumo, ma non danni strutturali alla sede diplomatica. Un testimone oculare citato dall’agenzia di stampa Reuters ha visto una donna gravemente ferita mentre veniva caricata su uno dei mezzi di soccorso.

L’esplosione è avvenuta alle 13.15 locali su una strada lungo il compound dove si trova l’ambasciata e non ha fatto danni all’interno della missione diplomatica, riferiscono le tv turche. L’onda d’urto della deflagrazione ha invece danneggiato alcuni degli edifici circostanti, distruggendo vetrine fino a 100 metri di distanza. La polizia turca ha transennato la via dove c’è stato lo scoppio. L’ambasciata americana si trova nel quartiere di Cankaya, dove hanno sede buona parte delle sedi diplomatiche della capitale, ed è a poca distanza dalle ambasciate di Germania, Francia e Italia dove sono state rafforzate le misure di sicurezza.

La Turchia non è nuova ad attentati. Nel paese operano gruppi radicali islamici, formazioni separatiste e gruppuscoli di estrema destra e sinistra. In passato ci sono state esplosioni costate la vita a decine di persone sia in sinagoghe che contro istituzioni occidentali come il quartier generale locale del colosso bancario britannico Hsbc.

Ankara è un alleato storico degli Stati Uniti e negli ultimi mesi ha fatto ripetuti appelli alla comunità internazionale, chiedendo un intervento in Siria dove da mesi infuria una sanguinosa guerra civile. Sul territorio turco sono stazionati centinaia di militari americani, tedeschi e olandesi che, tra le altre cose, gestiscono un sistema di difesa dotato di missili Patriot che entrerà in funzione a giorni.

Il governatore di Bankitalia contestato all’Università di Firenze durante la sua lectio magistralis

ignazio-viscoIl governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, è stato costretto a interrompere la sua lectio magistralis all’Università di Firenze. Una cinquantina di studenti dopo avere esposto lo striscione ‘Voi la chiamate crescita noi sfruttamento. Fuori Bankitalia’ hanno forzato il presidio di sicurezza delle forze dell’ordine all’esterno dell’aula e hanno fatto irruzione nella sala, costringendo il governatore a interrompere la lezione. Poi grida del tipo: ‘Ci tagliate i diritti’.

Per alcuni minuti hanno gridato slogan usando anche un megafono e poi si sono allontanati pacificamente.

Il governatore ha poi ripreso la sua lezione ma si è dovuto nuovamente interrompere. Questa volta a causare il nuovo stop è stato l’allarme anti incendio. Il segnale acustico si è attivato per un quarto d’ora a causa di una porta forzata da alcuni studenti contestatori.

La conferenza organizzata dal Polo delle Scienze sociali sulla crisi economica aveva il titolo: ‘Ruolo, responsabilità e azioni della Banca centrale nella lunga crisi’. Nell’aula assieme al rettore Alberto Tesi, i tre presidi di Economia, Giurisprudenza e Scienze politiche (Francesco Giunta, Paolo Cappellini e Franca Alacevich) si sarebbero confrontati con Ignazio Visco. Il governatore che è stato fatto entrare mezz’ora prima da un ingresso secondario proprio nel tentativo di evitare le contestazioni.

Visco è comunque poi riuscito a finire il suo intervento e quando gli studenti hanno lasciato l’aula ha detto: ‘Poi spiegheremo chi sono i banchieri centrali e i regolatori’. Il dibattito è proseguito.

Liberati in Nigeria i tre marinai italiani dell’Asso21

giulio terziStanno tutti bene i membri del rimorchiatore Asso21, liberati la scorsa notte a largo della Nigeria dopo oltre 15 giorni di prigionia nelle mani dei pirati. A dirlo è l’armatore della compagnia Augusta Offshore, Mario Mattioli, parlando con i giornalisti a Napoli all’interno della sede della società armatrice.

“Ho appreso la notizia in nottata. I marittimi si sono fatti sentire non appena sono stati in condizioni di poter telefonare”, ha riferito Mattioli. “Le sue prime parole sono state ‘spero di riabbracciarla presto’ – ha proseguito Mattioli raccontando la telefonata con Emiliano Astarita -. Il comandante era estremamente emozionato proprio come me che ho ancora i brividi. Sono felice e finalmente possiamo dire che adesso inizia il 2013. Ho detto ad Astarita – ha proseguito Mattioli – di rilassarsi e di mettersi nelle mani de medici. Speriamo di rivedere tutti in giornata. Ci auguriamo che avvenga ogni cosa quanto prima”.

A bordo dell’Asso21 vi erano 15 membri dell’equipaggio, quattro dei quali soni stati rapiti: tre italiani e un ucraino. I marittimi sono tutti originari della provincia di Napoli. I tre marinai italiani, sequestrati il 23 dicembre scorso al largo delle coste della Nigeria, e liberati nelle ultime ore, saranno ‘nel pomeriggio’ a Roma: lo ha confermato il ministro degli Esteri Giulio Terzi, in un’intervista a Skytg24, esprimendo ‘grande soddisfazione’ per la felice conclusione della vicenda.

Il titolare della Farnesina ha spiegato che tutte le parti coinvolte hanno operato per ‘assicurare l’incolumità degli ostaggi’. ‘Non agire con azioni di forza, che possono mettere a rischio la vita dei connazionali, ma attraverso la diplomazia, il negoziato e il contatto’: è stata questa la linea guida adottata su indicazioni del ministro, che ha espresso l’auspicio di una pronta soluzione anche dei sequestri di altri due connazionali in Pakistan e in Siria.

‘La situazione del nostro connazionale in Pakistan’, ha però sottolineato Terzi, rappresenta ‘un caso molto difficile’ che si protrae ormai da ‘diversi mesi’. Quanto al sequestro di un ingegnere italiano in Siria, invece, il ministro ha manifestato la speranza che ‘si possa arrivare presto a conclusione’.

Un tecnico italiano è stato rapito in Siria

tartusUn tecnico italiano è stato rapito in Siria. Lo ha confermato la Farnesina, spiegando che si tratta di ingegnere che lavorava in una acciaieria, vicino Tartus. La Farnesina ha allertato l’Unità di Crisi.

Il tecnico rapito si chiama Mario Belluomo, un ingegnere di Catania che lavorava per l’acciaieria Hmisho a Latakia, ma, secondo quanto si è appreso, sarebbe stato rapito nella zona di Tartus, dove  risiedeva in un hotel.

Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, sta seguendo personalmente, attraverso l’Unità di crisi, il caso del nostro connazionale rapito in Siria. ‘In tutti questi casi l’incolumità del connazionale è la nostra priorità assoluta ed è indispensabile tenere il massimo riserbo’, sottolinea il ministro. L’Unità di crisi della Farnesina ha effettuato gli opportuni approfondimenti e attivato tutti i canali per i necessari interventi a favore del cittadino italiano.Mario Belluomo ingegnere italiano rapito in Siria

La stessa Unità di crisi ha immediatamente informato della situazione i familiari dell’interessato, con i quali mantiene uno stretto contatto.

‘Dal novembre 2011 l’azione del governo – ha detto il ministro degli Esteri, Giulio Terzi – di tutte le sue strutture e in particolare dell’Unità di Crisi della Farnesina ha condotto alla liberazione di 27 cittadini italiani rapiti all’estero. Ricordo che due di questi furono rapiti proprio in Siria e lo scorso 29 luglio sono rientrati in Italia, grazie all’intenso lavoro e alla stretta collaborazione di tutti gli organi dello Stato’.

‘Non dimentichiamo che vi è ancora un nostro connazionale in mano ai rapitori, Giovanni Lo Porto, rapito in Pakistan il 19 gennaio 2012, per la cui liberazione non si attenua in nessun modo l’impegno delle autorità e dei massimi livelli istituzionali. A lui e al connazionale in Siria va in queste ore il mio pensiero’, ha spiegato ancora il ministro.

Meteorite a Palermo: giallo sul ritrovamento di una bambina

meteoriteÈ giallo in Sicilia sul ritrovamento di una pietra nera che ieri notte sarebbe caduta dal cielo sulquartiere di Brancaccio a Palermo. A vedere la scia rossa una bambina dal balcone di casa, in largo Cammareri Scurto. La piccola questa mattina è andata a cercare il masso e l’ha trovato in un campo. L’ha raccolto e portato a casa.

Dopo il ritrovamento ha provato ad avvolgere la pietra in un giornale, ma a contatto con la carta questa ha iniziato a emettere fumo. Impauriti i genitori hanno chiamato la polizia.

Gli agenti sono andati a prendere la pietra che ha l’aspetto di un pezzo di roccia vulcanica, lunga quindici centimetri e del peso di mezzo chilo. Hanno chiamato i vigili del fuoco che hanno verificato se fosse radioattivo. L’esito dai primi esami è stato negativo.

Adesso quello che sembrerebbe un piccolo meteorite, forse staccatosi dall’asteroide Toutatis che è passato nei giorni scorsi vicino alla Terra, sarà consegnato all’istituto di Vulcanologia e già c’è chi collega senza motivo il ritrovamento del meteorite alle profezie dei Maya sulla fine del mondo che impazzano in queste settimane.

Newtown teatro della strage, cordoglio da tutto il mondo

Newtown - strage Ha sentito gli spari e le urla, ma invece di ripararsi, ha avuto la prontezza di accendere il megafono per dare l’allarme prima di uscire nel corridoio e cadere sotto i colpi del killer. Dawn Hochsprung, 47 anni, preside della scuola, è una delle vittime del massacro. In base a quanto scrive il Wall Street Journal, che riporta la testimonianza di una terapista della scuola, la preside era seduta insieme a lei e ad altri membri del personale per una riunione. Poco prima, secondo il New York Times, Hochsprung aveva aperto la porta d’ingresso ad Adam Lanza, perché lo aveva riconosciuto.

Il giovane, infatti, era figlio di Nancy Lanza, una delle insegnanti della stessa scuola. ‘La preside e la psicologa si sono subito alzate per andare a chiedere aiuto, non ci hanno pensato due volte a uscire dalla stanza, senza temere quello che si sarebbero trovate di fronte’, racconta la terapista. Secondo un’altra insegnante, Carrie Usher, è stata proprio la preside ad accendere il megafono per diffondere le urla e i pianti all’interno della scuola e avvertire gli altri per farli mettere al riparo, probabilmente salvando loro la vita.

Centinaia di persone hanno preso parte venerdì sera alla veglia in memoria delle 27 vittime, tra cui 20 bambini, del massacro avvenuto alla Sandy Hook Elementary School di Newtown, nel Connecticut. Alla veglia, nella chiesa cattolica di Saint Rose of Lima, sono state accese 27 candele sull’altare, una per ciascuna vittima. La chiesa era gremita e le persone rimaste fuori si sono unite in cerchio, alcune recitando preghiere, altre cantando ‘Silent night’.

Benedetto XVI invoca la consolazione della preghiera per sostenere la comunità ‘con la forza dello spirito che trionfa sulla violenza’ e ‘con il potere del perdono, della speranza e dell’amore che riconcilia’. Dolore, vicinanza e preghiera per le famiglie delle vittime della tragedia sono i sentimenti espressi dal Papa in un messaggio, a firma del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, in cui si parla di ‘tragedia insensata’ ed ‘evento scioccante’ che ha toccato molte famiglie.

Messaggi sono arrivati, tra gli altri, dal presidente russo Vladimir Putin e dal presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso, dal premier giapponese Yoshihiko Noda e dalla cancelliera tedesca Angela Merkel.  ‘Gli americani sono un grande popolo, sapranno reagire” scrive in un tweet il ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi esprimendo ‘orrore per la strage di bimbi innocenti’ e rivolgendo i suoi ‘pensieri e cordoglio alle famiglie’.

Parole di cordoglio indirizzate ai familiari delle vittime anche dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ramin Mehmanparast che condanna ‘l’uccisione di gente indifesa e il terrorismo in tutte le sue forme’, precisando che ‘i bambini e gli adolescenti uccisi negli scontri a Gaza, negli Usa, in Afghanistan o Pakistan, in Iraq o in Siria, non sono diversi gli uni dagli altri da un punto di vista umanitario’ e per questo motivo ‘ognuno dovrebbe adoperarsi per riportare pace, sicurezza e tranquillità in tutto il mondo’.

Anche la National Football League chiede alle squadre di osservare un momento di silenzio prima delle partite in programma nel weekend. Visibilmente provati dalla tragedia anche i protagonisti del campionato Nba. La stella degli Oklahoma Thunder, Kevin Durant, scende in campo ieri con la scritta ‘Newtown Ct’ sulle scarpe. ‘Vorrei fare di più – dice – Le parole non possono descrivere quello che è successo’. Come lui esprimono la propria partecipazione al dolore delle famiglie e del paese moltissimi sportivi, dal fuoriclasse dei Boston Celtics Kevin Garnett all’allenatore dei Golden State Warriors Mark Jackson, a LeBron James, star dei Miami Heat.

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