Monti non lascia: ‘il mio non è un abbandono ma la continuazione del mio interesse alla vita del Paese’

Mario Monti , forse il prossimo PremierAnnuncia che non abbandonerà la politica. E accusa imprese e sindacati di avere contribuito alla scarsa crescita dell’economia italiana. Questo, in sintesi, l’intervento di Mario MontiChe tempo che fa. ‘Il mio non è un abbandono ma la continuazione di quello che è il mio modo di interessarmi della vita del Paese‘, ha risposto il premier a una domanda sul suo ruolo in Scelta civica. Dopo le voci sulla sua rinuncia a incarichi operativi nel partito e sulla cancellazione del suo nome dal simbolo.

‘Ora Scelta civica – spiega Monti – si sta dotando di uno statuto. Io non sono mai stato il presidente e ho incoraggiato gli altri a pensare anche a ricercare qualcuno che occupi quel posto. Io non sarò presidente né segretario’. La sua attività – continua il premier – sarà ‘a sostegno di iniziative per le riforme, per l’Europa, contro il bipolarismo conflittuale‘. Orientamento che per ora segue solo Scelta civica, sostiene.

‘Per quanto riguarda l’economia reale siamo ancora in emergenza – continua -. Al prossimo governo occorrerà una velocità di decisione e un consenso simili a quelli che hanno caratterizzato i primi sei mesi del governo che ho presieduto’. ‘Se l’Italia non cresce ciò o è dovuto a lacune della politica, ma moltissimo anche a sindacati e imprese’, che devono cambiare: ‘Il mondo del capitalismo non ha saputo ammodernarsi e il mondo dei sindacati ha responsabilità storiche nell’arretratezza’. Per questo Monti vede con favore che ‘sindacati e Confindustria prendano posizioni comuni. Ho dedicato buona parte del 2012 a ottenere questo’.

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Fiat dice stop a Fabbrica Italia, Ministro dello Sviluppo: ‘Bisogna fare chiarezza’

Auto: Fiat dice stop alla ‘Fabbrica Italia’. ‘Le cose sono profondamente cambiate’. Il gruppo automobilistico annuncia l’idea di abbandonare il progetto: ‘Impossibile farci riferimento. Il mercato dell’auto in Europa è entrato in una grave crisi e quello italiano è crollato ai livelli degli anni Settanta’. E precisa: ‘Non era un impegno assoluto, ma un’iniziativa del tutto autonoma che non prevedeva incentivi pubblici’. Le cose, da quando Fiat ha annunciato il progetto Fabbrica Italia, sono ‘profondamente cambiate’, quindi ‘è impossibile’ farvi riferimento. Lo precisa il gruppo automobilistico, dopo dichiarazioni di ‘alcuni esponenti del mondo politico e sindacale’, preoccupati per il futuro del progetto.

‘Da quando Fabbrica Italia è stata annunciata nell’aprile 2010 – afferma Fiat – le cose sono profondamente cambiate. Il mercato dell’auto in Europa è entrato in una grave crisi e quello italiano è crollato ai livelli degli anni Settanta. E’ quindi impossibile fare riferimento ad un progetto nato due anni e mezzo fa. E’ necessario che il piano prodotti e i relativi investimenti siano oggetto di costante revisione per adeguarli all’andamento dei mercati’.

Fiat ricorda che ‘con un comunicato emesso il 27 ottobre 2011 aveva annunciato che non avrebbe più utilizzato la dizione Fabbrica Italia, perché molti l’avevano interpretata come un impegno assoluto dell’azienda, mentre invece si trattava di una iniziativa del tutto autonoma che non prevedeva tra l’altro alcun incentivo pubblico’.

‘È urgente fare chiarezza al più presto al mercato e agli italiani’. Lo ha sottolineato il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, a margine di un convegno parlando del caso Fiat.’È chiaro – ha aggiunto Passera – che non è pensabile che la politica possa sostituirsi alle scelte del mercato’, tuttavia, ha spiegato il ministro, ‘vogliamo capire fino in fondo le implicazioni di una serie di annunci che si sono susseguiti e che non permettono di capire la strategia che l’azienda ha sull’Italia’.

Il ministro dello Sviluppo economico ha messo in evidenza come comunque da parte del governo sul caso ci sia ‘massima attenzione che non significa una telecronaca dei contatti e degli incontri perché parliamo di un’azienda quotata’.

Dopo le precisazioni del Lingotto su ‘Fabbrica Italia, c’è apprensione per il destino degli stabilimenti. Il governo chiede chiarimenti. E il patron della Tod’s Diego Della Valle attacca l’ad: ‘Il problema di Fiat sono i suoi azionisti di riferimento e il suo amministratore delegato. Da loro scelte sbagliate’. Replica il presidente della Ferrari: ‘Parole inaccettabili’. Per Romiti: ‘Azienda che interrompe la progettazione è destinata a morire’.

‘Fabbrica Italia’ era considerato un marchio garanzia. E ora che Fiat l’ha archiviato ufficialmente, insieme alle polemiche sulle scelte industriali del Lingotto, torna a salire la preoccupazione per il destino degli stabilimenti italiani. I sindacati alzano la voce e chiedono un intervento del governo. Il patron della Tod’s, Diego Della Valle, attacca: ‘il vero problema di Fiat sono i suoi azionisti di riferimento e il suo amministratore delegato. Sono loro che stanno facendo le scelte sbagliate o, peggio ancora, le scelte più convenienti per loro e i loro obiettivi, senza minimamente curarsi degli interessi e delle necessità del Paese‘.

Un Paese, continua Della Valle, che ‘alla Fiat ha dato tanto, tantissimo, sicuramente troppo. Pertanto non cerchino nessun capro espiatorio, perché sarà solo loro la responsabilità di quello che faranno e di tutte le conseguenze che ne deriveranno’. Per il patron di Tod’s ‘è bene comunque che questi ‘furbetti cosmopoliti’ sappiano che gli imprenditori italiani seri, che vivono veramente di concorrenza e competitività, che rispettano i propri lavoratori e sono orgogliosi di essere italiani, non vogliono in nessun modo essere accomunati a persone come loro’.

A replicare alle parole di Della Valle ci pensa Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari e membro del Cda di Fiat. ‘Espressioni come quelle usate da Diego sono assolutamente inaccettabili e non dovrebbero mai far parte di una dialettica tra imprenditori. Di tutto abbiamo bisogno in questo momento – aggiunge Montezemolo -, ma non di polemiche che non appartengono alla cultura imprenditoriale e che fanno male al Paese’.

Secondo Cesare Romiti, ex presidente e ad di Fiat ‘quando un’azienda automobilistica interrompe la progettazione vuol dire che è destinata a morire’. Commentando le dichiarazioni di Della Valle, Romiti dice all’Adnkronos: ‘Uno dei principali colpevoli è il sindacato assente che, tranne la Fiom, non hanno fatto nulla’ per contrastare le scelte del management.

Il fantasma che aleggia è l’ipotesi che Fiat possa scegliere la strada di un progressivo ma inesorabile disimpegno dal mercato europeo e, quindi, da Torino e dal resto d’Italia.

#Occupy Alcoa: protesta a 70 metri. A Portovesme due operai salgono su un silos

La protesta degli operai dell’Alcoa non si ferma. In mattinata due operai della fabbrica di Portovesme, in Sardegna a conclusione di un’assemblea, hanno deciso di salire su un silo a 70 metri di altezza. Gli operai chiedono chiarezza sul futuro dell’azienda dell’alluminio e hanno deciso diverse iniziative di lotta da domani a domenica 9 settembre, mentre a Roma, intanto, i rappresentanti sindacali dello stabilimento di Portovesme incontreranno in giornata gli alleati di centro Alfano, Bersani, Casini per chiedere un intervento dal governo.

Una riunione che da unitaria è stata convertita in incontri con le singole forze politiche. ‘Qualcuno – racconta il segretario nazionale Fim Cisl, Marco Bentivogli – si è defilato. Angelino Alfano si è detto amareggiato assicurandoci la sua piena disponibilità’. Anche Casini si tira fuori. ‘Non so chi abbia preferito fare diversamente’, ha detto il leader dell’Udc. Per Pier Ferdinando Casini serve un ‘piano B’ per salvare l’Alcoa e per dare una prospettiva di lavoro ad una zona come il Sulcis. ‘Speriamo – ha spiegato – che nelle prossime ore si materializzino manifestazioni di interesse per l’azienda da parte di altre forze produttive, ma il Sulcis non puo’ essere abbandonato. E se non si arriva ad un salvataggio dell’Alcoa, si deve cercare un’alternativa perché i lavoratori non vogliono gli ammortizzatori sociali, vogliono, comprensibilmente, lavoro’.

In ballo c’è la ricerca di una società disponibile a rilevare l’impianto di Portovesme dalla multinazionale americana. Dopo aver manifestato un interesse, per ora la svizzera Glencore ha preso tempo. Per questo il tavolo sull’Alcoa, previsto inizialmente per domani al Ministero dello Sviluppo economico, è stato rinviato al 10 settembre. Uno slittamento, ha spiegato il sottosegretario Claudio De Vincenti, necessario per ‘consentire la raccolta di tutti gli elementi necessari ad una proficua gestione del confronto’.

I rappresentanti sindacali indicano due strade su cui i partiti che appoggiano l’esecutivo Monti possono far sentire la voce disperata dei lavoratori: ‘rallentare lo spegnimento delle celle elettrolitiche oppure chiedere al governo di creare condizioni di maggiore competitività e rendere più appetibile l’azienda agli occhi del potenziale acquirente, la Glencore.

Dopo aver espresso pieno sostegno alla lotta degli operai dell’Alcoa, Alfano si è appellato al Governo. ‘Se davvero l’Italia vuole attrarre investitori internazionali, la questione ineludibile è quella del contenimento dei costi dell’energia, condizione essenziale per garantire competitività’. Per questo ‘occorre che il governo nazionale e le principali forze politiche creino le condizioni di contesto legislativo che consentano a nuovi investitori di farsi avanti. E la questione dei costi energetici appare decisiva, così come un impegno chiaro del governo sul futuro del settore dell’alluminio. Il Pdl è determinato ad agire in questo senso’.

Pressing sull’esecutivo anche da parte del segretario del Pd. ‘Sollecitiamo il governo a raddoppiare gli sforzi in questi giorni cruciali – ha detto Bersani, al termine dell’incontro con i rappresentanti sindacali di Alcoa. E’ il momento di spingere affinché gli interlocutori industriali diano continuità ai presidi produttivi sul territorio’. Il segretario del Pd, Pier Luigi bersani, ha anche sollecitato ‘il governo a raddoppiare gli sforzi in questi giorni cruciali. E’ il momento di spingere affinché gli interlocutori industriali diano continuità ai presidi produttivi sul territorio”.

Le iniziative degli operai, decise a conclusione dell’assemblea di questa mattina, prepareranno la manifestazione a Roma di lunedì prossimo, in occasione del nuovo vertice al ministero dello Sviluppo economico.

https://cookednews.wordpress.com/2012/07/27/ilva-sciopero-ad-oltranza-per-gli-operai-di-taranto-lallerta-di-confindustria/
https://cookednews.wordpress.com/2012/08/27/vertenza-sulcis-prima-notte-di-lotta-e-assemblea-per-gli-operai-del-carbone-dobbiamo-tenere-la-miniera-viva/

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