Morto a 67 anni Bigas Luna, il regista di ‘Le età di Lulù’

Spanish Film maker Bigas Luna

Spanish Film maker Bigas Luna (Photo credit: Wikipedia)

Il regista de ‘Le età di Lulù‘, dell’eros, scandaloso e distruttivo, raffinato e visionario con sconfinamenti talvolta nel comico-grottesco Bigas Luna è morto a 67 anni dopo una lunga lotta contro il cancro.

Fino a domenica scorsa il cineasta catalano ha lavorato all’adattamento cinematografico del romanzo di fantascienza ‘Mecanoscrito del segundo origen‘, molto amato in Spagna dove è diventato anche una serie tv. E, il suo ultimo desiderio, come riporta oggi El Pais – citando anche un comunicato secondo il quale il decesso, reso noto oggi, sarebbe avvenuto venerdì nella sua casa di Riera de Gaia, vicino a Terragona, con accanto la moglie e le tre figlie – era che la pellicola fosse finita e dedicata al suo unico nipote, Quim Lu. Sempre per volontà di Bigas Luna, espressa davanti a un notaio, non ci saranno celebrazioni postume.

Il suo capolavoro, ‘Le eta’ di Lulù‘, dal bestseller di Almudena Grandes, ha lanciato nel 1990 la giovane Francesca Neri ma Bigas Luna è stato anche, con il porno soft ‘Bambola’ del 1996, il pigmalione di Valeria Marini che nel film, accompagnato da polemiche e fischiato a Venezia, si strusciava a un’anguilla in una scena rimasta famosa. A livello internazionale si è imposto nel 1992 con il film sul potere distruttivo della gelosia ‘Prosciutto Prosciutto‘ che vedeva nel cast Stefania Sandrelli accanto a una diciottenne Penelope Cruz e a un quasi esordiente Javier Bardem e con cui vinse il Leone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia. Il film fa parte della cosiddetta trilogia iberica con ‘Uova d’oro’ con Alessandro Gassman e ‘La teta y la luna‘.

Alla Mostra del Cinema di Venezia, Luna tornò nel 2006 come giurato del festival. Nato nel 1946 a Barcellona, cresciuto nella Spagna della dittatura franchista, Bigas Luna ha lavorato nel campo del design e alla fine degli anni ’60 ha fondato lo studio Gris con Carles Riart. Appassionato di pittura e fotografia e’ attraverso questo sguardo da artista che è approdato al cinema in un dialogo incrociato tra immagini e arte visiva, nella tradizione di Salvador Dalì e Luis Bunuel, testimoniato da antologiche e mostre fra cui ‘Ninots’, realizzata anni fa a Torino alla Marena Rooms Gallery. Il suo primo lungometraggio del 1976 è ‘Tatuaje‘ tratto dall’omonimo racconto poliziesco di Manuel Vazquez Montalban. Le sue tematiche, dal fetiscismo all’erotismo si ritrovano in ‘La chiamavano Bilbao’ del 1978 con cui esordisce al Festival di Cannes, sull’ossessione per una donna che viene violentata e uccisa e Caniche del 1979. Nel 1987 ha realizzato anche una sorta di psico-thriller alla Dario Argento, ‘Angoscia’. Tra i suoi numerosi film ‘Volaverunt‘, tra intrighi di corte e conflitti passionali e nel 2001 l’irrisolta storia d’amore ‘Son de mar‘. Le sue vere passioni, come lo stesso Bigas Luna ha più volte raccontato, sono sempre state “le donne, il cibo e la spiritualità’.

(fonte Ansa)

Venezia69. Mostra Internazionale del Cinema ecco chi ha vinto

A South Korean filmmaker noted for his idiosyn...

A South Korean filmmaker noted for his idiosyncratic “art-house” cinematic works. (Photo credit: Wikipedia)

A Venezia ha vinto Kim Ki-duk con il suo ‘Pietà‘ piaciuto a pubblico e critica. Ecco l’esito di una Mostra Internazionale del Cinema modesta e pacata (forse) e senza troppe sorprese e una premiazione da brivido soltanto negli ultimi minuti, con l’inversione dei premi ad Anderson e Siedl, Leone d’Argento e Premio Speciale.

Incetta di premi ha invece fatto il ‘vincitore morale’ del festival, Paul Thomas Anderson con il suo ‘The Master’ che si è aggiudicato il premio per il miglior attore, ex aequo per Joaquin Phoenix e Philip Seymour Hoffmann, insieme al Leone d’Argento per la miglior regia (assegnato per errore a Ulrich Siedl e poi clamorosamente ritrattato).

Miglior attrice è risultata la giovanissima interprete del film israeliano ‘Fill the void’, Hadas Yaron, mentre all’italiano Fabrizio Falco (presente sia in ‘È stato il figlio‘ che in ‘Bella addormentata‘) è andato il premio Mastroianni per il miglior attore emergente.

Al regista che lo ha scoperto, Daniele Ciprì, è stata assegnata l’Osella per il Miglior contributo tecnico, che il regista ha voluto dedicare alla memoria del fratello da poco scomparso. Delusione invece per Olivier Assayas arrivato al Lido come vincitore annunciato, si è dovuto accontentare dell’Osella per la Miglior sceneggiatura.

Il premio per la miglior opera prima, Leone del futuro, è andato a ‘Kuf’ di Ali Aydin, mentre la  sezione Orizzonti è stata vinta da ‘Three Sisters’ di Bing Wang e da Tango Libre di Frédéric Fonteyne.


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https://cookednews.wordpress.com/2012/07/26/69-mostra-internazionale-darte-cinematografica-di-venezia-sigla-di-opening-sequence-by-simone-massi/

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