Cig straordinaria dal prossimo febbraio per gli operai Fiat di Melfi

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Cassa integrazione straordinaria dall’11 febbraio 2013 al 31 dicembre 2014 per la ristrutturazione dello stabilimento Sata del gruppo Fiat a Melfi. Lo ha reso noto la Fiom.

La ristrutturazione sarà avviata per permettere la produzione di due nuovi modelli già annunciati dalla Fiat.

Il 20 dicembre scorso Fiat ha annunciato la ristrutturazione dello stabilimento lucano, con un investimento di 1 miliardo, dove dal 2014 saranno prodotte due nuove vetture a marchio Jeep e Fiat.

‘La prima della due vetture prodotte sarà un utility vehicle del marchio Jeep. Apparterrà ad un segmento di mercato nel quale il marchio oggi non è presente e, come tutti gli altri modelli della Jeep, verrà venduto nei mercati di tutti i continenti. Melfi sarà l’unico stabilimento al mondo che lo produrrà’, dice una nota diffusa allora.

A Melfi verrà prodotta anche la nuova Fiat 500X, un’ulteriore evoluzione della famiglia 500, ‘più grande, più spaziosa e più capace della 500L che è commercializzata da circa tre mesi’, aggiungeva il comunicato.

Con l’arrivo del Suv Jeep nel 2014 lo stabilimento, circa 5.000 addetti, dovrebbe cessare la produzione di Fiat Grande Punto, di cui non si conoscono ancora le prospettive.

‘L’avvio della ristrutturazione offre allo stabilimento di Melfi prospettive future molto concrete e lo impegna su una dimensione non solo più europea, ma mondiale e questo è l’aspetto più significativo e importante per una rapida uscita dalla crisi e di garanzia per il futuro del lavoro in Sata’. Lo ha sottolineato il reggente della Fim Cisl Basilicata e coordinatore nazionale del gruppo Fiat, Leonardo Burmo.

‘Con l’avvio della procedura di cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione (comunicata oggi alla Rsa, alle organizzazioni sindacali e alle istituzioni) parte la ristrutturazione dello stabilimento Sata del gruppo Fiat a Melfi per la produzione dei due nuovi modelli già annunciati dalla Fiat’, ha aggiunto.

Tuttavia, secondo Burmo, ‘la fase che si apre vedrà sicuramente un 2013 molto complicato per le note vicende legate al mercato dell’auto in particolare in Europa e in Italia‘.

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Fiat: l’Italia base produttiva nel 2014, investimento da un mld di euro a Menfi

Sergio-Marchionne-per-Fiat-non-vuole-la-luna.-Ma-cosa-vuole_h_partbFiat intende fare dell’Italia la base produttiva per le esportazioni del gruppo e annuncia un investimento di oltre un miliardo di euro a Melfi, dove si realizzeranno la 500X, più grande della 500L già in commercio, e un utility vehicle a marchio Jeep. Lo ha detto l’AD Sergio Marchionne, aggiungendo che la produzione dei due nuovi modelli inizierà nel 2014. ‘Vogliamo fare degli stabilimenti italiani la base produttiva per le esportazioni in tutto il mondo’, ha detto. L’annuncio arriva nello stabilimento lucano alla presenza del premier Mario Monti, che incassa un forte ringraziamento per la sua attività di governo in vista di una sua sempre più probabile candidatura alle politiche.

La decisione di investire in Italia è stata presa ‘nel contesto economico attuale, consapevoli degli sforzi che si stanno facendo per far tornare il Paese competitivo’, ha spiegato l’AD. ‘Non ci siamo mai tirati indietro nel passato e non intendiamo farlo ora’. Marchionne ha ricordato che nel 2013 il gruppo Fiat partirà in Italia con la produzione di tre nuovi modelli: le Maserati, Quattroporte e Ghibli a Grugliasco e l’Alfa Romeo 4C a Modena.

Melfi sarà l’unico stabilimento a produrre l’utility vehicle Jeep e avrà una capacità di 1.600 vetture al giorno.

Sono iniziate ‘le attività preliminari’ per gli interventi necessari alle nuove produzioni e si progetta di realizzare una nuova piattaforma ‘small-wide’, dice una nota Fiat. A investimento ultimato, l’impianto sarà in grado di realizzare fino a quattro modelli diversi sulla stessa linea.

‘Si tratta di una piattaforma modulare, che può essere facilmente adattata per costruire vetture di dimensioni anche maggiori’, spiega la nota. E’ già stata impostata con contenuti di prodotto che rispondono anche alle normative americane, in modo che i veicoli possano essere esportati senza ulteriori adattamenti’.

‘Quello di oggi qui a Melfi – ha dichiarato Monti – dove dal 1993 si produce la Punto, è un punto e a capo per Fiat. E’ una scelta strategica, coraggiosa e determinata in tempi difficili, che avvicina ancora di più la Fiat all’Italia quando molti investitori stavano perdendo la fiducia’. Citando lo stesso Marchionne, Monti ha parlato di un piano ‘per cuori forti’. E poi ha lanciato un monito in vista delle imminente campagna elettorale. ‘Sarebbe irresponsabile dissipare i grandi sacrifici che gli italiani si sono assunti – ha sottolineato – e far credere loro di vivere in uno Stato nirvanico e lontano dalla realtà – aggiunge Monti – per la prospettiva di un consenso elettorale di breve periodo’. In mezzo a un centinaio tra giornalisti e cineoperatori, al termine del discorso del premier, Monti e Marchionne hanno schiacciato insieme un pulsante per avviare simbolicamente la produzione.

Dopo l’evento Monti e Marchionne hanno pranzato nei pressi dello stabilimento. Fuori dai cancelli di Melfi sono rimasti i rappresentanti della Fiom per un picchetto di protesta, con la presenza del segretario generale della Fiom, Maurizio Landini. Lo stabilimento dà lavoro anche a 2.000 addetti nell’indotto oltre ai 5.500 impiegati, è nato nel 1991 e nel 1993 ha prodotto la prima Punto. Per quanto riguarda il complesso dell’Italia, Marchionne ha spiegato che nel 2013 inizierà la costruzione di tre nuovi modelli, tutti destinati anche ai mercati mondiali: la Maserati Quattroporte e la Maserati Ghibli, entrambe assegnate allo stabilimento di Grugliasco, e l’Alfa Romeo 4C, che sarà costruita nell’impianto di Modena. Per Mirafiori è prevista in futuro la produzione di modelli di alta gamma, mentre Cassino farà delle auto con Chrysler destinate ai mercati esteri.

Il primo a intervenire è stato il presidente di Fiat, John Elkann, che ha parlato di ‘punto di svolta epocale’ perché per la prima volta dal sito ‘si esporterà in tutto il mondo’. Elkann è stato anche il primo a ringraziare Monti, per ‘aver ricollegato l’Italia al mondo’ un fatto importante per chi pianifica ‘a lungo termine’.

Fiat: in mobilità in 19 a Pomigliano per assumere gli operai Fiom

‘Un ricatto inaccettabile, una strategia vergognosa che ha il solo scopo di mettere i lavoratori gli uni contro gli altri. Una scelta vergognosa per coprire le lacune del piano industriale’. E ancora ‘A quale Fiat bisogna credere? A quella che ieri annunciava che non intende chiudere alcuno stabilimento o a quella che con la decisione di oggi avvia una irresponsabile campagna di licenziamenti?’. Così il segretario confederale della Cgil, Elena Lattuada, in merito alla decisione della Fiat di mettere in mobilità nella fabbrica di Pomigliano 19 lavoratori. Decisione che è stata presa in seguito all’ordinanza della Corte d’Appello di Roma del 19 ottobre scorso che obbliga Pomigliano d’Arco ad assumere i 19 dipendenti di Fiat Group Automobiles iscritti alla Fiom che hanno presentato ricorso per presunta discriminazione.

L’azienda ‘ha da tempo sottolineato che la sua attuale struttura è sovradimensionata rispetto alla domanda del mercato italiano ed europeo da mesi in forte flessione e che, di conseguenza, ha già dovuto fare ricorso alla cassa integrazione per un totale di venti giorni. Altri dieci sono programmati per fine novembre. Peraltro la società – afferma Fiat in una nota – è consapevole della situazione di forte disagio che si è determinata all’interno dello stabilimento, sfociata in una raccolta di firme con la quale moltissimi lavoratori hanno manifestato la propria comprensibile preoccupazione’.

L’impegno dell’azienda è quello di ‘individuare la soluzione che consenta di eseguire l’ordinanza creando il minor disagio possibile a tutti quei dipendenti che hanno condiviso il progetto e, con grande entusiasmo e spirito di collaborazione, sono stati protagonisti del lancio della Nuova Panda. FIP non può esimersi dall’eseguire quanto disposto dall’ordinanza e, non essendoci spazi per l’inserimento di ulteriori lavoratori, è costretta a predisporre nel rispetto dei tempi tecnici gli strumenti necessari per provvedere alla riduzione di altrettanti lavoratori operanti in azienda’.

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Fiat: la Corte d’appello condanna, a Pomigliano 145 riassunzioni

La Corte d’appello di Roma ha dato ragione alla Fiom imponendo al Lingotto l’assunzione di 145 lavoratori iscritti al sindacato dei metalmeccanici Cgil nello stabilimento della Fiat di Pomigliano D’Arco. Lo fa sapere la Fiom.

La prima condanna era arrivata a metà giugno dopo che la Fiom aveva fatto causa al Lingotto sulla base di una normativa specifica del 2003 che recepisce direttive europee sulle discriminazioni. ‘Si tratta della terza condanna’, afferma il sindacato guidato da Maurizio Landini, che considera anche l’altro ricorso presentato da Fiat, che aveva chiesto la sospensione della sentenza per evitare che l’obbligo di assumere 145 lavoratori Fiom fosse immediatamente esecutivo.

Secondo il Lingotto il reintegro avrebbe ripercussioni su altri operai già assunti nella newco di Pomigliano, perché l’attuale debolezza del mercato auto impossibile l’assorbimento di ulteriori assunzioni. Il dispositivo è stato reso noto oggi dopo che il Tribunale aveva sentito le parti in audizione lo scorso 9 ottobre.

Lo scorso 21 giugno il Tribunale di Roma aveva condannato la Fiat per discriminazioni contro la Fiom a Pomigliano, disponendo che 145 lavoratori con la tessera del sindacato rappresentato da Maurizio Landini venissero assunti nella fabbrica. Alla data della costituzione in giudizio, alla fine di maggio, su 2.093 assunti da Fabbrica Italia Pomigliano, nessuno risultava iscritto alla Fiom.

Ad agosto la Corte d’appello aveva giudicato ‘inammissibile’ la richiesta della Fiat di sospendere l’ordinanza di assunzione per i 145 iscritti alla Fiom, riconoscendo una discriminazione ai danni del sindacato nelle riassunzioni dei dipendenti dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco.

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Marchionne, Matteo Renzi e la piccola, povera Firenze

Italiano: Sergio Marchionne, amministratore de...

Italiano: Sergio Marchionne, amministratore delegato del Gruppo FIAT. (Photo credit: Wikipedia)

Con una nota arrivata nella tarda serata di ieri, l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, chiarisce le parole dette ieri a Bruxelles a proposito di Firenze in reazione a quanto affermato dal sindaco Matteo Renzi, che avevano sollevato un vespaio di polemiche.

‘Due agenzie di stampa – spiega Marchionne – hanno riportato alcuni commenti che avrei fatto a Bruxelles con un gruppo di giovani durante un pranzo privato. L’incontro era un evento organizzato tra i dirigenti del settore automobilistico e alcuni giovani al termine dei loro studi che si stanno affacciando nel mondo del lavoro. Tema era la mobilità futura e le sue implicazioni sull’industria automobilistica. Un giornalista free-lance, fingendo di essere un invitato all’evento, e’ entrato all’interno della sala mentre stavo parlando con alcuni studenti. I miei commenti su Firenze sono stati, a mia conoscenza, estratti fuori dal contesto.

La città di Firenze e la sua economia erano prese da me come riferimento per paragonarle alla complessità, al peso e alla dimensione di un Paese come gli Stati Uniti. Ho usato queste considerazioni per confrontare le responsabilità e le capacità del Presidente Obama con quelle di Matteo Renzi. La differenza mi sembra evidente.

I miei presunti commenti non devono essere interpretati come un mio giudizio sul valore di Firenze, che è una città per arte, cultura e scienze apprezzata e rispettata a livello mondiale, una valutazione che condivido pienamente. Le mie valutazioni su Matteo Renzi restano invariate e sono personali e non attribuibili alla Fiat. Penso infatti che per la sua eta’ e per l’esperienza limitata sia, almeno per il momento, non adeguato ad assumere una posizione di leader in un contesto economico e sociale complesso come è oggi quello italiano. A mio parere, una maggiore esperienza, che può solo accumularsi nel tempo, lo renderà più maturo e di conseguenza gli eviterà di esprimere opinioni senza logica contro la Fiat e la sua posizione industriale nel Paese, soprattutto in questo periodo di grave crisi economica a livello europeo.

Tutto questo senza valutare minimamente l’impatto negativo, permanente e che comporterebbe gravissimi rischi, rispetto alle scelte industriali che abbiamo fatto. Ho ribadito in varie occasioni la nostra logica e le ragioni delle nostre scelte – aggiunge l’Ad della Fiat -. Ho anche avuto l’opportunità, un paio di settimane fa, di illustrare personalmente la posizione della nostra azienda al Presidente Monti e ad alcuni ministri del suo Governo. Sto cercando di ottenere la registrazione dei commenti che mi sono stati attribuiti e poi impropriamente raccolti, e sulla base del suo contenuto deciderò se rinnovare e ampliare le mie scuse alla città di Firenze e ai suoi cittadini per commenti estratti fuori dal loro contesto’. 

Il sindaco di Firenze e candidato alle primarie del PD, Matteo Renzi aveva risposto alle critiche rivolte dall’ad Fiat alla città toscana definita ‘povera e piccola’, suscitando non poche polemiche.

‘Quella è una frase totalmente sbagliata, che non ha senso, che fa del male alla Fiat, perche’ se io fossi oggi un azionista della Fiat sarei arrabbiato con Marchionne’. Così il sindaco di Firenze e candidato alle primarie del Pd Matteo Renzi a margine della presentazione delle nuove guide enogastronomiche dell’Espresso, rispondendo ai giornalisti su quanto detto dall’ad della Fiat, Sergio Marchionne su Firenze.

Oggi Matteo Renzi, tornando alla giornata di ieri, ha detto, intervistato in Capital All News: ‘Mi ero svegliato facendo il fioretto: oggi non litigo con nessuno, a fine giornata mi mancava di litigare solo con la Nasa e le Giubbe rosse’. Poi ha affrontato i duelli con Sergio Marchionne e Massimo D’Alema.

‘Io sto diventando antipatico? Da questo punto di vista lo sono sempre stato, con i potenti ho sempre litigato’, ha assicurato il sindaco di Firenze. ‘D’Alema da presidente del comitato dei servizi segreti dice che mi farò del male. Una frase che è brutta per lui’, ha ribadito. Quanto a Marchionne, ‘ha tradito non solo i lavoratori, ma anche chi aveva dato fiducia al progetto Fabbrica Italia’, ha sottolineato.

Su Twitter #AttaccaRenzi#SparateAllaMarchionne

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Fiat e il comunicato congiunto con il Governo

La Fiat salvaguarderà la sua presenza in Italia, ma investirà quando riterrà sia ‘il momento più idoneo’, alla ripresa del mercato europeo dell’auto.   E’ il solo impegno che i vertici del Lingotto, il presidente John Elkann e l’amministratore delegato Sergio Marchionne, hanno assunto nell’incontro fiume a Palazzo Chigi, durato più di 5 ore, con il premier Mario Monti e i ministri Elsa Fornero e Corrado Passera.

Il vertice si è concluso con un comunicato congiunto. Un accordo tra le parti che però lasciano  scettici invece i sindacati, che segnalano l’assenza di impegni precisi sul futuro dei lavoratori del gruppo. La Fiom, che aveva definito ‘un ricatto’ il progetto di investimenti promesso da Marchionne ed ora cancellato, auspica che il governo convochi al più presto anche i sindacati.

‘Quando un imprenditore dice ‘o fate come dico io o me ne vado’ quello non è solo un ricatto ai lavoratori, ma all’intero Paese e agli imprenditori’. Lo dice all’incontro dell’Idv il leader Fiom Maurizio Landini. Quanto alla querelle tra l’AD di Fiat e il ministro Passera, osserva: ‘Marchionne aveva detto che lui non discuteva il piano industriale perché tanto non prendeva soldi pubblici. E, invece, i soldi pubblici è andato a prenderli all’estero’.

L’incontro tra il Governo e il gruppo Fiat si è svolto a Palazzo Chigi. Per il Governo erano presenti il Presidente del Consiglio Mario Monti, i Ministri Corrado Passera, Elsa Fornero, Fabrizio Barca e il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà. Per il gruppo Fiat erano presenti il presidente John Elkann e l’amministratore delegato Sergio Marchionne.

Fiat ha illustrato le proprie stime sull’andamento del mercato automobilistico italiano e internazionale e le prospettive strategiche di sviluppo futuro del gruppo, concentrandosi in particolare su quelle che possono derivare dall’integrazione delle piattaforme di Chrysler e Fiat. Particolare riferimento è stato fatto ai 5 miliardi di investimento realizzato in Italia negli ultimi tre anni. Da Fiat è stato espresso apprezzamento per l’azione del Governo che ha giovato alla credibilità dell’Italia e ha posto le premesse, attraverso le riforme strutturali, per il miglioramento della competitività, oltre che per un cambiamento di mentalità idoneo a favorire la crescita.

I vertici di Fiat hanno quindi manifestato l’impegno a salvaguardare la presenza industriale del gruppo in Italia, anche grazie alla sicurezza finanziaria che deriva soprattutto dalle attività extraeuropee. In questa prospettiva, Fiat è intenzionata a riorientare il proprio modello di business in Italia in una logica che privilegi l’export, in particolare extra-europeo. Il gruppo inoltre ha manifestato piena disponibilità a valorizzare le competenze e le professionalità peculiari delle proprie strutture italiane, quali ad esempio l’attività di ricerca e innovazione. Fiat ha inoltre confermato la strategia dell’azienda a investire in Italia, nel momento idoneo, nello sviluppo di nuovi prodotti per approfittare pienamente della ripresa del mercato europeo. Il Governo ha apprezzato i risultati che Fiat sta conseguendo a livello internazionale e l’impegno assunto nel corso della riunione a essere parte attiva dello sforzo che il Paese sta portando avanti per superare questa difficile fase economica e finanziaria.

Tra le ipotesi prese in considerazione al vertice di Palazzo Chigi la cassa integrazione in deroga per evitare di licenziare i lavoratori e mantenere aperti i quattro stabilimenti della Fiat, Mirafiori, Pomigliano, Cassino e Melfi. Ma non solo. La defiscalizzazione degli investimenti in ricerca e sviluppo, chiaramente destinata a tutta l’industria, e misure che intervengano sul caro carburanti e Rc auto, in modo da sconfiggere la disaffezione all’auto che negli ultimi cinque anni hanno portato alla perdita netta di 1 milione di immatricolazioni.

Al termine della riunione, Governo e Fiat hanno concordato di impegnarsi per assicurare nelle prossime settimane un lavoro congiunto, ‘utile a determinare requisiti e condizioni per il rafforzamento della capacità competitiva dell’azienda -come si legge nella nota comune. In particolare, un apposito gruppo di lavoro sarà costituito presso il MISE per individuare gli strumenti per rafforzare ulteriormente le strategie di export del settore automotive’.

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Marchionne: ‘La Fiat sta bene’. Pomeriggio faccia a faccia con Monti

 ‘La Fiat sta bene’. Così Sergio Marchionne, amministratore delegato del Lingotto, a poche ore dal faccia a faccia con Mario Monti a Palazzo Chigi sul futuro della Fiat in Italia. Il premier e il numero uno del Lingotto si vedranno alle 16. La riunione, molto attesa, è stata convocata dal governo dopo la retromarcia di Torino sul piano Fabbrica Italia.

La secca risposta dell’ad Fiat arriva dal Campus ‘Luigi Einaudi‘ dove l’amministratore delegato è andato insieme a John Elkann e  il rettore dell’Università di Torino Ezio Pelizzetti per l’inaugurazione di oggi.

Monti, con i ministri del Elsa Fornero (Lavoro) e Corrado Passera (Sviluppo economico), da Marchionne e dal presidente John Elkann si aspettano chiarezza sugli impegni del gruppo, con un ‘quadro aggiornato’ sulle strategie. Una richiesta cui i vertici del Lingotto risponderanno probabilmente anche con alcune richieste, dal sostegno europeo all’industria dell’auto alla competitività del Paese. E alla vigilia dell’incontro Marchionne ha lanciato un messaggio chiaro: in Brasile la Fiat va bene perché il governo aiuta le case automobilistiche, mentre in Europa questo non è possibile perché vietato dalle regole Ue. Un chiarimento rispetto anche alla somma di 20 miliardi annunciata insieme a Fabbrica Italia e al passo indietro fatto a proposito dell’investimento.

La convocazione del governo – una settimana dopo l’annuncio del Lingotto sul superamento di Fabbrica Italia – è arrivata dopo giorni di pressing su più fronti, dai partiti ai sindacati, tutti preoccupati per un futuro addio all’Italia. Per fine ottobre infatti sarà svelato il nuovo piano su prodotti e stabilimenti, aggiornato al contesto attuale di crisi profonda del mercato soprattutto in Europa, con molti costruttori costretti a rivedere i progetti futuri. Una situazione difficile che ha spinto la Fiat a correre ai ripari, cercando una nuova strategia per affrontare la lotta tutti contro tutti, nella battaglia per la sopravvivenza tra le grandi case europee.

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Vauro e ‘la ministra squillo’: sul Manifesto la vignetta della Fornero che aspetta la telefonata di Marchionne

‘Una vignetta vergognosa’: così il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha definito la vignetta  di Vauro sul Manifesto dal titolo: ‘La ministra squillo che la ritrae in abiti succinti. 

La vignetta di Vauro ironizza sulla vicenda Fiat e l’attesa telefonata tra il ministro e Sergio Marchionne, in riferimento alle affermazioni di Fornero che lunedì aveva detto di attendere una telefonata dall’a.d. di Fiat.

‘Voglio dire solo una cosa – ha detto il ministro del Lavoro entrando al Cnel per la presentazione del rapporto sul lavoro, circondata dai cronisti che le chiedevano se il governo avesse convocato i vertici Fiat – trovo vergognosa la vignetta di Vauro sul Manifesto, che denota il maschilismo persistente, volgare e inaccettabile, di alcuni uomini. Sono insulti che respingo al mittente’.

Dalla homepage del quotidiano comunista: ‘ Elsa Fornero se la prende con Vauro  Ma non risponde su Marchionne. La ministra attacca il Manifesto per la vignetta pubblicata oggi: ‘Sessisti, vergognatevi’. Sui social network molti si ribellano alle accuse lanciate da Fornero. La nostra risposta la trovate domani in edicola’.

Dopo l’incontro a Palazzo Chigi con l’ad di Fiat Sergio Marchionne che si terrà sabato prossimo, si dovrà aprire una vera trattativa e un tavolo con le parti sociali. A chiederlo sono Susanna Camusso, leader della Cgil e Maurizio Landini, segretario della Fiom all’indomani dell’annuncio dell’incontro tra il numero uno del Lingotto e il presidente del Consiglio Mario Monti sul futuro della Fiat.

Il ‘governo ha il dovere di chiedere quale è la realtà’, ha sottolineato poi Camusso a Radio Anch’io.’Il piano che la Fiat aveva annunciato, è sparito, non c’è più e l’azienda oggi deve dirci che intenzioni ha. Il Paese deve sapere cosa fanno le grandi imprese del suo Paese. La cancelliera Merkel convocò Opel e disse che non andava bene. Marchionne ci dica la verità in modo che il Paese possa poi regolarsi così si prendono le contromisure’. L’appuntamento di sabato prossimo e il fatto che il premier si sia interessato in prima persona, ‘è importante e giusto perché il presidente del consiglio rappresenta il governo nella sua interezza e nella sua resposanbilità. Penso anche che sarebbe giusto che ci sia un tavolo con le parti sociali’, ha detto Camusso.

Landini, dal canto suo, ha dichiarato: ‘Penso che ci sia bisogno di coinvolgere anche le organizzazioni sindacali e mi auguro che quello non sia un incontro conclusivo ma un incontro che apra una vera discussione, una vera trattativa con la Fiat ed anche con i sindacati’. Ad affermarlo Maurizio Landini, segretario della Fiom, intervistato al Gr3, sull’incontro che si terrà sabato tra il governo e l’ad del Lingotto, Sergio Marchionne.

Sul fatto che sia coinvolto in prima persona il premier Monti, il segretario della Fiom ha poi commentato: ‘Credo che questo sia un fatto importante perché siamo di fronte ad una questione nazionale e cioè se si continua ad avere un’industria automobilistica nel nostro paese. Però di incontri con promesse ne sono stati fatti tanti, c’è bisogno di cambiare, sarebbe necessario aprire un vero confronto che coinvolga anche le parti sociali ed occorre ripristinare la democrazia e la libertà negli stabilimenti Fiat’.

Sabato Marchionne sarò ricevuto da Monti, con i ministri Elsa Fornero e Corrado Passera. Mentre il presidente di Fiat, John Elkann, assicura che la famiglia Agnelli è in sintonia con quanto sta facendo l’Ad del Lingotto. Per ora i toni scelti dal governo nei confronti della Fiat sono tutt’altro che ultimativi. Ovviamente, la speranza è che il gruppo ‘resti in Italia’, ma la parola d’ordine tra i soggetti coinvolti nel dossier è ‘ascolto’. Il premier e i ministri dello Sviluppo e del Lavoro – è la linea concordata – per ora vogliono solo ‘capire le intenzioni del Lingotto’.

E da palazzo Chigi respingono le prime letture date dell’incontro, in cui si parla di ‘pressing di Monti’ verso l’azienda: ‘Non è così, non è questo l’atteggiamento con cui riceveremo Marchionne’.

Gli stabilimenti Fiat in Italia sono dodici: Stabilimento Alfa Romeo di AreseStabilimento Fiat di CassinoElasisStabilimento Lancia di ChivassoLingottoStabilimento Fiat di MelfiFiat MirafioriStabilimento Alfa Romeo di Pomigliano d’ArcoStabilimento Alfa Romeo del PortelloFiat RivaltaStabilimento Sevel Val di SangroStabilimento Fiat di Termini Imerese. Gli altri sono tutti all’estero: Polonia, Ungheria, e Messico sono soltanto alcune nazioni che ospitano la produzione Fiat fuori dai confini italiani.

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Marchionne risponde: dopo la richiesta del ministro Passera e Fornero, l’ad Fiat assicura ‘Non lasceremo l’Italia’

Italiano: Sergio Marchionne

Italiano: Sergio Marchionne (Photo credit: Wikipedia)

La Fiat non vuole lasciare l’Italia. ‘In questa situazione drammatica, io non ho parlato di esuberi, non ho proposto chiusure di stabilimenti, non ho mai detto che voglio andar via: non mollo. Mi impegno, ma non posso farlo da solo. Ci vuole un impegno dell’Italia’. Così l’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, in un’intervista a laRepubblica.

”Non sono l’uomo nero’, ma ‘l’Italia dell’auto è precipitata in un buco di mercato senza precedenti’, ‘abbiamo perso di colpo quarant’anni’ e qualcuno ‘vorrebbe che la Fiat si comportasse tranquillamente come prima? O è un’imbecillità pensare a questo, o è una prepotenza, fuori dalla logica’.

Marchionne replica anche agli attacchi del patron della Tods‘, Diego Della Valle. ‘Tutti parlano a cento all’ora, perché la Fiat è un bersaglio grosso, più delle scarpe di alta qualità e alto prezzo che compravo anch’io fino a qualche tempo fa: adesso non più’. Ci sarebbe da domandarsi chi ha dato la cattedra a molti maestri d’automobile improvvisati. ma significherebbe starnazzare nel pollaio più provinciale che c’è. Fintanto che attaccano, nessun problema. Ma lascino stare la Fiat’. L’amministratore delegato del Lingotto risponde anche alle critiche di Cesare Romiti: ‘Il mondo Fiat che abbiamo creato noi non è più il suo. E anche la parola cosmopolita non è una bestemmia’.

Il numero uno di Fiat si dice disponibile a incontrare il governo, ‘ma poi? Sopravvivere alla tempesta con l’aiuto di quella parte dell’azienda che va bene in America del Nord e del Sud, per sostenere l’Italia, mi pare sia un discorso strategico. ‘Fiat – osserva Marchionne – sta accumulando perdite per 700 milioni in Europa, e sta reggendo sui successi all’estero. Sono le due uniche cose che contano. Se vogliamo confrontarci dobbiamo partire da qui: non si scappa’.

Il progetto Fabbrica Italia era basato ‘su cento cose, la metà non ci sono più. Io allora puntavo su un mercato che reggeva ed è crollato su una riforma del mercato del lavoro e ho piu’ di 70 cause della Fiom. Tutto è cambiato. E io non sono capace di far finta di niente. Anche perché puoi nasconderli ma i nodi prima o poi vengono al pettine. Ecco siamo in quel momento. Io indico i nodi: parliamone’. Chi  ‘se la sentirebbe di investire in un mercato tramortito dalla crisi, se avesse la certezza non soltanto di non guadagnare un euro – aggiunge Marchionne – ma addirittura di non recuperare i soldi investiti? Con nuovi modelli lanciati oggi spareremmo nell’acqua: un bel risultato’. E spiega: ‘se io avessi lanciato adesso dei nuovi modelli avrebbero fatto la stessa fine della nuova Panda di Pomigliano: la miglior Panda nella storia, 800 milioni di investimento, e il mercato non la prende, perché il mercato non c’è’. Le prospettive per le vendite – afferma Marchionne – non sono buone: ‘non vedo niente’, nessun cambio di mercato ‘fino al 2014. Per questo investire nel 2012 sarebbe micidiale’.

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