Si torna a scuola: da domani in 8milioni sui banchi. Rivoluzione Profumo, niente carta

Mentre a Padova  la Guardia di Finanza sequestra oltre 1,6 milioni di prodotti di cancelleria pericolosi o contraffatti, nell’ambito dell’operazione ‘Back 2 school’ contro il commercio illegale, a Torino La Stampa, il quotidiano piemontese fa il punto su cosa vuol dire andare a scuola nel 2012 dopo le prime applicazioni del tecnico Profumo, il ministro all’Istruzione del Governo Monti, e il via di domani, prima giornata di scuola, dopo la partenza di giorno 5 nelle strutture altoatesine, e quella dei prossimi giorno nel resto di Italia, saranno 8 milioni gli studenti a sedersi sui banchi di scuola.

Questa settimana la campanella scolastica suonerà per tutti – o quasi – gli otto milioni di studenti delle scuole italiane. I primi ad andare in classe sono stati i ragazzi altoatesini che hanno iniziato già il 5 settembre. Oggi sarà la volta dei ragazzi della Val d’Aosta, domani a quelli del Molise e mercoledì Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana, Trentino, Umbria e Veneto. Giovedì toccherà a laziali e campani. Venerdì sarà il primo giorno di scuola in Sicilia, mentre gli ultimi ad entrare in classe saranno i ragazzi fra una settimana esatta gli studenti di Sardegna, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Liguria, Puglia. Sarà il primo anno messo a punto per intero dal ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, e l’accento sarà tutto sulla rivoluzione digitale che dovrà portare a bandire il più possibile ogni forma di carta dagli istituti scolastici.

LIBRI
Ogni famiglia spenderà 100 euro in più per i testi

Si spenderanno cento euro in più rispetto allo scorso anno. È l’aumento medio previsto per i libri di testo per l’anno scolastico in apertura dal Movimento dei Consumatori. Se nel 2011 le famiglie avevano speso circa 400 euro per l’acquisto dei libri (compreso l’acquisto di dizionari e articoli per la scuola) ora invece spenderanno 500 euro (dato riferito ai licei, negli istituti professionali la spesa è minore). Per risparmiare i libri si possono anche comprare al supermercato. Da Auchan alla Coop ormai anche i le grandi catene vendono libri scolastici e, secondo un’indagine di Altroconsumo, sono in grado di proporre sconti che vanno dal 15% al 20%.

La grande distribuzione non teme confronti anche sull’acquisto del corredo scolastico. Secondo il Movimento Consumatori per un corredo di marca acquistato negli ipermercati si spendono in media 72 euro a Bari, 79 euro a Roma e 82 euro a Milano contro i 107 euro di Bari, i 119 di Roma e i 132 di Milano se si decide per l’acquisto al dettaglio.

Ma le buone notizie riguardano quest’anno anche le cartolibrerie dove sono in calo i prezzi dei diari non di marca in tutte e tre le città campione (-83% addirittura a Milano), ci sono sconti sui quadernoni non di marca e anche su quelli “griffati”, le offerte sugli astucci senza griffe e un calo fino al 7% dei prezzi degli zaini.

DIDATTICA
Entro 12 mesi programmi multiculturali

Ormai per quest’anno è andata com’è andata, ma dal prossimo qualcosa cambierà nello studio alle elementari e alle medie. Dopo una lunga attesa è stata pubblicata la bozza per i nuovi programmi, che è all’esame del Consiglio di Stato per un parere.

La Lega è ormai un ricordo del passato, elementari e medie del futuro saranno sempre più scuole multiculturali e anche i programmi dovranno rispecchiare questa nuova realtà. Dovrà essere garantita la libertà di religione e dovranno essere previsti percorsi didattici specifici per rispondere ai bisogni educativi di tutti gli allievi. In particolare per gli alunni con cittadinanza non italiana tutti i prof, non solo quelli di italiano, dovranno adattare i programmi alle loro esigenze. E soprattutto i programmi di storia dovranno essere aggiornati per diventare multiculturali.

Cadono molti tabù. Imparare l’italiano significa accettare le basi degli studenti, anche i dialetti, e gli idiomi locali. E comunque vanno tenute in considerazione anche le espressioni «locali», di strada e gergali. Calcolatrici e computer sono caldamente consigliati in matematica.

BIBLIOTECHE
Il rebus dei prof ‘inidonei’

Sotto i vari tagli della spending review sono finiti anche i docenti inidonei, professori che per motivi di salute fisica o psichica hanno chiesto, ed ottenuto, di non essere più utilizzati per l’insegnamento, professione che richiede un impegno che non sempre si riesce a garantire.

Fino ad ora venivano utilizzati all’interno delle segreterie, di biblioteche scolastiche o in altre mansioni.

A loro scelta, dallo scorso anno, potevano essere inseriti a pieno titolo nelle segreterie diventando a tutti gli effetti «assistenti amministrativi». Con il decreto Spending review di luglio la scelta diventava un obbligo, togliendo quindi posti liberi a chi era nelle graduatorie di assistenti amministrativi ormai da anni. Ma anche privando di sostegno le biblioteche scolastiche. Dopo un mese di proteste, scioperi della fame e lettere che raccontano le storie e il lavoro svolto all’interno delle scuole da questi prof che lontani dall’insegnamento in classe riescono a svolgere laboratori di approfondimenti preziosissimi nelle biblioteche scolastiche, il ministro ha promesso di approfondire la questione per arrivare a una soluzione.

SUPPLENTI
In ritardo le nomine di 50 mila sostituti

Anche quest’anno, al 31 agosto, ci sono circa 50mila supplenti in attesa di conoscere il proprio destino. Il ritardo nelle nomine è uno dei problemi cronici della scuola italiana. L’organico di diritto dei docenti per il prossimo anno scolastico, secondo i dati della Flc Cgil, è di 600.839 persone, a cui vanno aggiunti 63.348 insegnanti di sostegno, per un totale di 664.187 docenti. Ma di fatto la scuola ha 625.878 docenti, cui vanno aggiunti 90.469 di sostegno, per un totale di oltre 716mila insegnanti. In pratica, significa che poiché non è stata realizzata la stabilizzazione dell’organico, ogni anno a settembre i dirigenti scolastici devono chiamare 50mila supplenti, tra cui 30mila insegnanti di sostegno, per sopperire ai vuoti nelle classi. Il primo passo è chiamare dalle graduatorie a esaurimento, dopodiché, nel caso di mancate disponibilità sufficienti, si passa al personale precario delle graduatorie d’istituto. Vanno a rilento anche le nomine dei 21mila nuovi docenti immessi in ruolo quest’anno.

SICUREZZA
Troppi gli istituti a rischio sisma

Solo il 45% delle scuole ha un certificato di agibilità statica contro il 97% della Germania, il 94% della Francia, il 92% dell’Inghilterra, l’88% della Spagna, il 77% della Polonia, il 71% del Portogallo, il 62% della Romania, il 58% della Bulgaria e il 52% della Grecia. Sono i dati contenuti in uno studio di KRLS Network of Business Ethics. Quello dell’edilizia scolastica è uno dei problemi principali delle scuole alle prese con una cronica mancanza di fondi.

Quest’anno per la prima volta un sindaco ha disposto con un’ordinanza di non aprire le scuole materne, elementari, medie e superiori della città, Campobasso, per la mancanza del certificato di prevenzione degli incendi. Una situazione che – ha spiegato il sindaco – è comune a circa 48 mila scuole in Italia. Il Codacons, infatti, ha chiesto ai sindaci di tutt’Italia di ‘chiudere gli istituti scolastici non a norma e di rinviarne l’apertura a data da destinarsi’. Una richiesta bocciata dal ministro dell’Istruzione Francesco Profumo: ‘Credo che le scuole debbano essere aperte’.

STRANIERI
Il 9% degli alunni è figlio di immigrati

Il record di stranieri in classe resta alla scuola statale ‘Lombardo Radice’ nel quartiere multietnico di San Siro a Milano dove su 19 alunni, 17 sono figli di immigrati e non hanno la cittadinanza italiana. Ma la presenza dei bambini stranieri è in crescita un po’ ovunque anche quest’anno, almeno negli istituti statali. Sono un esercito di 254.644 bambini, pari al 9% del totale della popolazione scolastica, secondo gli ultimi dati Miur relativi allo scorso anno. Al primo posto l’Emilia Romagna dove sono stranieri complessivamente 31.359, di cui 31.011 nelle scuole statali, pari al 16,9% degli iscritti alla scuola pubblica primaria. Nelle paritarie la percentuale scende al 2,9%. In Liguria gli stranieri arrivano quasi al 12%, in Friuli Venezia Giulia sono circa il 10% degli iscritti alla primaria. Nelle scuole valdostane, invece, sono 540 alunni non italiani su un totale di 5.847 iscritti. Nell’ultimo decennio l’aumento più significativo ha riguardato le scuole secondarie di secondo grado passate dal 14% del 2001/2002 al 21,6% del 2010/11.

Svolta la prima sessione dei test di ammissione ai corsi Medicina e Chirurgia in lingua inglese
Più di 4.000 studenti di tutto il mondo hanno partecipato, lo scorso 5 settembre, alla prima sessione dei test di ammissione ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia in lingua inglese. I test sono stati elaborati per il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca dall’Admissions Testing Service dell’Università di Cambridge, che sarà coinvolta anche nell’elaborazione dei risultati finali, nel quadro di una stretta collaborazione tra Miur, Università di Cambridge e le maggiori università italiane

http://www.invalsi.it/
https://cookednews.wordpress.com/2012/05/16/test-invalsi-il-flop-dei-quiz-crocetta-inizia-la-protesta/
http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/locale/manifesto-lotta-di-classe-a-palermo.flc

#Occupy Alcoa: protesta a 70 metri. A Portovesme due operai salgono su un silos

La protesta degli operai dell’Alcoa non si ferma. In mattinata due operai della fabbrica di Portovesme, in Sardegna a conclusione di un’assemblea, hanno deciso di salire su un silo a 70 metri di altezza. Gli operai chiedono chiarezza sul futuro dell’azienda dell’alluminio e hanno deciso diverse iniziative di lotta da domani a domenica 9 settembre, mentre a Roma, intanto, i rappresentanti sindacali dello stabilimento di Portovesme incontreranno in giornata gli alleati di centro Alfano, Bersani, Casini per chiedere un intervento dal governo.

Una riunione che da unitaria è stata convertita in incontri con le singole forze politiche. ‘Qualcuno – racconta il segretario nazionale Fim Cisl, Marco Bentivogli – si è defilato. Angelino Alfano si è detto amareggiato assicurandoci la sua piena disponibilità’. Anche Casini si tira fuori. ‘Non so chi abbia preferito fare diversamente’, ha detto il leader dell’Udc. Per Pier Ferdinando Casini serve un ‘piano B’ per salvare l’Alcoa e per dare una prospettiva di lavoro ad una zona come il Sulcis. ‘Speriamo – ha spiegato – che nelle prossime ore si materializzino manifestazioni di interesse per l’azienda da parte di altre forze produttive, ma il Sulcis non puo’ essere abbandonato. E se non si arriva ad un salvataggio dell’Alcoa, si deve cercare un’alternativa perché i lavoratori non vogliono gli ammortizzatori sociali, vogliono, comprensibilmente, lavoro’.

In ballo c’è la ricerca di una società disponibile a rilevare l’impianto di Portovesme dalla multinazionale americana. Dopo aver manifestato un interesse, per ora la svizzera Glencore ha preso tempo. Per questo il tavolo sull’Alcoa, previsto inizialmente per domani al Ministero dello Sviluppo economico, è stato rinviato al 10 settembre. Uno slittamento, ha spiegato il sottosegretario Claudio De Vincenti, necessario per ‘consentire la raccolta di tutti gli elementi necessari ad una proficua gestione del confronto’.

I rappresentanti sindacali indicano due strade su cui i partiti che appoggiano l’esecutivo Monti possono far sentire la voce disperata dei lavoratori: ‘rallentare lo spegnimento delle celle elettrolitiche oppure chiedere al governo di creare condizioni di maggiore competitività e rendere più appetibile l’azienda agli occhi del potenziale acquirente, la Glencore.

Dopo aver espresso pieno sostegno alla lotta degli operai dell’Alcoa, Alfano si è appellato al Governo. ‘Se davvero l’Italia vuole attrarre investitori internazionali, la questione ineludibile è quella del contenimento dei costi dell’energia, condizione essenziale per garantire competitività’. Per questo ‘occorre che il governo nazionale e le principali forze politiche creino le condizioni di contesto legislativo che consentano a nuovi investitori di farsi avanti. E la questione dei costi energetici appare decisiva, così come un impegno chiaro del governo sul futuro del settore dell’alluminio. Il Pdl è determinato ad agire in questo senso’.

Pressing sull’esecutivo anche da parte del segretario del Pd. ‘Sollecitiamo il governo a raddoppiare gli sforzi in questi giorni cruciali – ha detto Bersani, al termine dell’incontro con i rappresentanti sindacali di Alcoa. E’ il momento di spingere affinché gli interlocutori industriali diano continuità ai presidi produttivi sul territorio’. Il segretario del Pd, Pier Luigi bersani, ha anche sollecitato ‘il governo a raddoppiare gli sforzi in questi giorni cruciali. E’ il momento di spingere affinché gli interlocutori industriali diano continuità ai presidi produttivi sul territorio”.

Le iniziative degli operai, decise a conclusione dell’assemblea di questa mattina, prepareranno la manifestazione a Roma di lunedì prossimo, in occasione del nuovo vertice al ministero dello Sviluppo economico.

https://cookednews.wordpress.com/2012/07/27/ilva-sciopero-ad-oltranza-per-gli-operai-di-taranto-lallerta-di-confindustria/
https://cookednews.wordpress.com/2012/08/27/vertenza-sulcis-prima-notte-di-lotta-e-assemblea-per-gli-operai-del-carbone-dobbiamo-tenere-la-miniera-viva/

Vertenza Sulcis: prima notte di lotta e assemblea per gli operai del carbone ‘Dobbiamo tenere la miniera viva’

CO2 a 373 metri sottoterra. E’ il progetto appoggiato dagli operai in miniera della Sulcis di Nuraxi Figus, a Gonnesa, in provincia di Carbonia-Iglesias, Sardegna, inizialmente ottanta poi in duecento a occupare da questa notte lo stabilimento per l’estrazione di carbonfossile, dopo l’annuncio della vertenza che mette a rischio il posto di lavoro. Alla Carbonsulcis, i minatori hanno già indetto la prima assemblea, questa mattina alle 7, davanti la lampisteria, dove vengono consegnate le lampade per andare in profondità e raggiungere i pozzi. A tre ore dal vertice in Regione.

A illustrare la protesta, l’Rsu Stefano Meletti. ‘Chiediamo che la politica dia risposte – dice ai lavoratori – senza il bando internazionale nessuno può darci certezza, senza il progetto integrato siamo tutti rovinati. Il sindacalista spiega poi che ‘Le squadre turniste continuino a dare la presenza, abbiamo bisogno di tutelare le strutture e dobbiamo difenderle. Dobbiamo mantenere la miniera viva‘.

Alle 10, per il vertice in Regione sono stati in tre i rappresentanti Rsu presenti. E mentre Meletti continua a parlare, durante l’informativa nel piazzale arriva anche il deputato Pdl Mauro Pili. ‘Si va ad oltranza, ormai il Sulcis è in guerra. Il carbone è strategico, l’alluminio pure. Non si può pensare di chiudere le fabbriche senza colpo ferire’. E chiedono che la vertenza del Sulcis abbia la stessa dignità di quella dell’Ilva di Taranto. ‘Il nostro territorio è oggi una polveriera – dice ancora Meletti – ci sono solo vertenze ed emergenze. La nostra è una lotta per il territorio’.

Per la Regione Sardegna è ora di realizzare una centrale CSS – ‘La strada per il rilancio della miniera di Nuraxi Figus è il progetto integrato di cattura e stoccaggio della CO2. Il Sulcis non può privarsi di questa opportunità. Chiederemo al Governo l’applicazione della Legge 99 del 2009, che prevede la realizzazione di una centrale termoelettrica basata sulle tecnologie CCS (Carbon Capture and Storage)’. A dirlo l’assessore all’Industria della Regione Sardegna, Alessandra Zedda, al termine della riunione di questa mattina a Cagliari.

‘E’ nostro compito convincere il Ministero del fatto che l’investimento è garanzia di innovazione, sviluppo e occupazione per il territorio. La giunta regionale – ha concluso Zedda – approverà, a breve, una delibera d’indirizzo per l’emanazione del bando di gara per la miniera’.

Per la vertenza Carbosulcis confermata la data del vertice al Ministero dello Sviluppo Economico, previsto il prossimo venerdì 31 agosto insieme ad AlcoaEuralluminaPortovesme srl e lo stabilimento sardo. Unitaria la posizione di Regione, Provincia, azienda e sindacati a sostegno del progetto integrato CCS Sulcis, che varrebbe 200 milioni di euro e l’impegno dell’Enel. L’assessore ha invitato le rappresentanze sindacali e i lavoratori a non inasprire le azioni di protesta e nel contempo a mantenere attivi gli impianti.

http://it.wikinews.org/wiki/Il_Ministero_dello_Sviluppo_Economico_ha_selezionato_22_zone_franche_urbane
https://cookednews.wordpress.com/2012/07/26/ilva-sigilli-a-taranto-e-disastro-ambientale-in-8mila-a-difendere-il-posto-di-lavoro/

Rossella Urru è libera. Dopo nove mesi di sequestro, la cooperante rientra in Italia

Rossella Urru è libera. A confermarlo il ministro degli Esteri Giulio Terzi. Dopo nove mesi di prigionia in Algeria, la cooperante italiana torna in Sardegna.

Prigioniera dallo scorso ottobre per il ministro ‘Si tratta di una bellissima notizia’. ‘Rossella – dice – sta per entrare in contatto con l’unità di Crisi: speriamo di parlarle quanto prima. I familiari di Rossella Urru sono qui con me e gli ho portato i saluti del Capo dello Stato’ Giorgio Napolitano.

Il presidente della Repubblica ‘ha seguito personalmente, insieme al presidente del Consiglio, a me e a tutto il governo questo caso così difficile per l’opinione pubblica italiana’, ha detto il ministro degli Esteri.

La conferma ufficiale della Farnesina scansa ogni dubbio dopo le lunghe ore di attesa. Nel primo pomeriggio un portavoce di Ansar Dine, gruppo islamico presente in Mali, dà la notizia della liberazione nel nord del Paese di un ostaggio italiano e due spagnoli prigionieri del gruppo islamico Mujwa legato ad al Qaida. La stessa fonte non fa tuttavia il nome della cooperante italiana, né dei due ostaggi spagnoli liberati.

‘Ci è stato riferito che tre ostaggi sono stati liberati nella regione di Gao’, dice alla Reuters il portavoce Sanda Ould Boumama.

Interpellata sulle voci di liberazione della cooperante italiana Rossella Urru, la Farnesina fa inizialmente sapere che sta verificando la notizia attraverso tutti i canali disponibili. Il ministro degli esteri Giulio Terzi segue la questione personalmente, attraverso anche l’unità di Crisi.

La notizia della possibile liberazione della Urru viene diffusa già in mattinata dal giornale ‘Il Foglio‘. Secondo le fonti del quotidiano,  Urru è stata liberata dai miliziani del Mujao (il Movimento per l’unità e il jihad in Africa occidentale) nei pressi di Timbuctù e ora si trova nelle mani dei mediatori.

A casa di Rossella Urru nel pomeriggio non risponde nessuno. I genitori sono partiti per Roma. Lo zio di Rossella, rapita il 23 ottobre scorso, Mario Sulis, sostiene: ‘Stavolta sembra proprio la volta buona’. Già ai primi di marzo si è parlato della liberazione della cooperante, notizia subito smentita. A Samugheo, paese di origine di Rossella Urru, la vera unità di crisi. Tutti davanti a tv e internet aspettano di conoscere la verità.

Rossella Urru è stata rapita il 23 ottobre in un campo Saharawi a Tinduf, nel sud dell’Algeria, in un’azione rivendicata dal gruppo dissidente dell’Aqmi. Originaria della provincia di Oristano la cooperante, 30 anni, è rappresentante dell’ong Comitato Italiano Sviluppo dei Popoli (Cisp) e lavora da due anni nel campo profughi saharawi di Rabuni, nel sud ovest dell’Algeria. Insieme a lei sono stati sequestrati Ainhoa Fernandez de Rincon, dell’associazione Amici del popolo saharawi e Enric Gonyalons, dell’organizzazione spagnola Mundobat.

Al momento del rapimento, Rossella Urru era l’unica italiana che lavora nel campo profughi saharawi ed è stata la seconda connazionale nelle mani dell’Aqmi. Il 2 febbraio scorso era stata sequestrata Maria Sandra Mariani, 53 anni, turista fiorentina già rilascita nei mesi scorsi. Il campo dove è avvenuto il sequestro accoglie 150 mila rifugiati. Il Cisp si occupa di questo tipo di interventi dal 1984.

La battaglia dell’indipendenza del popolo saharawi o del Sahara occidentale dura ormai da più di 35 anni anni. Ex possedimento spagnolo abbandonato in tutta fretta alla morte di Francisco Franco, il Sahara occidentale fu annesso dal Marocco nel 1975. Da allora, i miliziani del Fronte Polisario (Fronte popolare per la liberazione del Seguya el Hamra e del Rio de Oro) rivendicano l’indipendenza del territorio, in cui hanno unilateralmente proclamato una Repubblica autonoma, e  forti del sostegno della vicina Algeria, si battono per ottenere il ritiro dei militari marocchini.

Tra Rabat e Algeri i rapporti diplomatici sono congelati proprio a causa della lotta  per l’indipendenza del popolo saharawi.

Su Twitter l’hashtag è La Farnesina#urrurossella urruurru le altre voci correlate.

http://www.esteri.it/mae/it
https://twitter.com/#!/search/%22La%20Farnesina%22

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