Governo: Enrico Letta alle consultazioni

Enrico-Letta-770x489Enrico Letta ha avviato a Montecitorio il suo giro di consultazioni da presidente del Consiglio incaricato. Berlusconi, che in questi giorni si trova negli Stati Uniti, dice che ‘fare un governo è più importante che scegliere chi lo guidi: ‘Non ne facciamo un problema di nomi – ha detto il leader del Pdl a Tgcom24 – ma di un esecutivo che affronti e mantenga nel programma gli otto punti che abbiamo proposto. Sono molto preoccupato, la situazione certamente non è facile, ma sono un ottimista per natura’.

Grillo: con questo governo il 25 aprile è morto  

‘Nella nomina a presidente del Consiglio di un membro del Bildeberg il 25 aprile è morto, nella grassa risata del piduista Berlusconi in Parlamento il 25 aprile è morto, nella distruzione dei nastri delle conversazioni tra Mancino e Napolitano il 25 aprile è morto, nella dittatura dei partiti il 25 aprile è morto, nell’informazione corrotta il 25 aprile è morto, nel tradimento della Costituzione il 25 aprile è morto, nell’inciucio tra il pdl e il pdmenoelle il 25 aprile è morto’, scrive Grillo sul blog. E prosegue: ‘Nella rielezione di Napolitano e il passaggio di fatto a una Repubblica presidenziale il 25 aprile è morto, nell’abbraccio tra Bersani e Alfano il 25 aprile è morto, nella mancata elezione di Rodotà il 25 aprile è morto, nella resurrezione di Amato, il tesoriere di Bottino Craxi, il 25 aprile è morto, nei disoccupati, nelle fabbriche che chiudono, nei tagli alla Scuola e alla Sanità il 25 aprile è morto, nei riti ruffiani e falsi che oggi si celebrano in suo nome il 25 aprile è morto, nel grande saccheggio impunito del Monte dei Paschi di Siena il 25 aprile è morto, nel debito pubblico colossale dovuto agli sprechi e ai privilegi dei politici il 25 aprile è morto, nei piduisti che infestano il Parlamento e la nazione il 25 aprile è morto, nelle ingerenze straniere il 25 aprile è morto, nella perdita della nostra sovranità monetaria, politica, territoriale il 25 aprile è morto’.

Da Scelta Civica sostegno a Letta  

Scelta Civica ha dato ‘piena disponibilità al presidente del Consiglio incaricato per far nascere il governo, abbiamo valutato con lui le grandi e serie difficoltà che ci sono’. Lo dice Andrea Olivero, portavoce di Scelta Civica dopo le consultazioni con Enrico Letta. Olivero ha aggiunto che Letta costruirà la sua squadra di governo ‘attorno ad un programma serio che non faccia sconti a nessuno, a partire dal programma dei `saggi´ e per affrontare le singole specifiche questioni. La compagine di governo sarà costruita per rendere efficace e possibile l’attuazione di quel programma siamo convinti che quello sia il metodo giusto’.

Vendola: no alle larghe intese  

‘Abbiamo fatto presente a Letta che per noi le larghe intese sono la risposta sbagliata alla domanda di cambiamento’. Lo dice Nichi Vendola al termine delle consultazioni alla Camera con il presidente del Consiglio incaricato. ‘Ma qualunque governo dovesse nascere – ha aggiunto il leader Sel – ha il dovere nel giro di poche ore di dare una risposta certa a chi attende una notizia buona: il rifinanziamento della Cig e conclusione dell’emergenza esodati‘.

Nencini (Psi): un esecutivo con eccellenze tecniche 

‘L’orientamento, che condivido, è quello di fare un Governo che si fondi su un’architrave politica in cui ci siano delle eccellenze tecniche, quindi invertendo la rotta di più recenti esperienze’. Lo ha detto Riccardo Nencini (Psi), al termine del colloquio con il presidente del Consiglio incaricato, Enrico Letta nell’ambito delle consultazioni per la formazione del Governo.

Fratelli d’Italia dice ‘no’ a Letta 

Fratelli d’Italia sarà all’opposizione del governo Letta e ribadisce il suo `no´ alle larghe intese, ma è disponibile a collaborare su alcuni temi, dalla riforma della legge elettorale ai provvedimenti che riguardano il lavoro.

Lo dice Guido Crosetto che ha incontrato assieme a Giorgia Meloni e Ignazio La Russa, il presidente del Consiglio incaricato, Enrico Letta. ‘Abbiamo il dubbio che il governo Letta possa essere una riedizione del governo Monti e questo ci pone nella condizione a non essere favorevoli alla fiducia – ha detto Crosetto – ma siamo disposti a una collaborazione e diamo la nostra disponibilità su tutti i temi che affrontano i problemi del paese, a cominciare dal lavoro’. Per Crosetto inoltre, si può fare ‘una modifica della legge elettorale in tempi brevi’. ‘Vogliamo inaugurare un modo nuovo di fare opposizione – ha concluso – non vorremmo trovarci nella stesa situazione in cui ci trovammo con i governi Berlusconi e Prodi, in cui il presidente del Consiglio era un presidente di una sola parte. Chiunque sarà il presidente del Consiglio, si può fare opposizione con dignità sapendo che chi rappresenta le istituzioni’.

Renzi: adesso la politica non diserti  

‘Ora arriva il momento nel quale gli auspici devono diventare realtà. Chi ha il coraggio delle proprie azioni deve arrivare in fondo, non deve disertare’. Lo ha detto il sindaco di Firenze Matteo Renzi durante le celebrazioni del 25 aprile a Firenze parlando dell’incarico affidato a Enrico Letta.

La difficile strada per formare il governo 
Per lui, quello da varare resta ‘un governo di servizio al Paese’ come già detto subito dopo aver incontrato Giorgio Napolitano. L’esponente del Pd potrebbe sciogliere la riserva con cui ha accettato l’incarico mercoledì, quando dovrebbe salire al Colle per incontrare il Presidente della Repubblica con la lista dei ministri. Il dibattito alle Camere sulla fiducia potrebbe iniziare perciò lunedì, dopo il giuramento dei ministri. Anche se Napolitano ha tenuto a precisare ieri che il tentativo messo in campo ‘non ha alternative’, la strada che porta alla formazione dell’esecutivo appare in salita. Il Pdl chiede un governo di forte caratura politica che sia composto da propri esponenti politici di primo piano come Angelino Alfano (sarà vicepremier?), Renato Schifani, Maurizio Lupi, Renato Brunetta, Mara Carfagna, Fabrizio Cicchitto. Il centrodestra chiede inoltre un programma che inglobi la restituzione e l’abolizione dell’Imu oltre alla riforma della giustizia. Ieri si e’ parlato di Schifani agli Interni e di Mariastella Gelmini all’Istruzione (incarico già ricoperto in passato). Letta, che ha ascoltato per telefono l’opinione di Silvio Berlusconi dagli Stati Uniti (gli avrebbe chiesto di andare avanti con convinzione), non intende formare un esecutivo con oltre 18 ministri. Di tutt’altro tenore la posizione del Pd che vorrebbe invece non schierare nel governo esponenti di punta preferendo la soluzione di ministri da scegliere tra i 10 saggi nominati dal Capo dello Stato lo scorso 30 marzo per elaborare appunti programmatici sui temi economici e delle riforme istituzionali. Da parte del Pd si cerca anche di impedire che i ministri che hanno fatto parte dell’ultimo governo Berlusconi possano rientrare nell’esecutivo guidato da Letta.

Tra gli esponenti piddini, sarebbero in pole position il renziano Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia, per il dicastero dei Rapporti con le Regioni e Sergio Chiamparino, ex sindaco di Torino, per quello dello Sviluppo. Mario Mauro, Scelta Civica, potrebbe essere nominato vicepremier. Alcune indiscrezioni fanno balenare l’ipotesi che alla Farnesina possa tornare Massimo D’Alema. Luciano Violante, che ha fatto parte dei 10 saggi scelti dal Capo dello Stato, potrebbe diventare Guardasigilli, alle Riforme potrebbe andare il pidiellino Gaetano Quagliariello (anche lui era tra i saggi). Nella squadra di governo potrebbero entrare altri due saggi: Giovanni Pitruzzella ed Enrico Giovannini. Per l’identikit del ministro dell’Economia si continua a fare il nome di Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia. Nel Pd persiste un’area di dissenso rispetto all’accordo di governo con il Pdl che ha capovolto in pochi giorni – dopo il fallimento delle candidature di Franco Marini e Romano Prodi per il Quirinale – la prospettiva del ‘governo di cambiamento‘ su cui aveva lavorato l’ex segretario Pier Luigi Bersani. Difficile dire in quanti potrebbero non dare la fiducia al governo rischiando di essere messi fuori dal Pd. Intanto il presidente incaricato ha avuto un colloquio telefonico con Matteo Renzi che gli ha confermato l’impegno a non creare difficoltà al tentativo in corso e di voler attendere lealmente il congresso straordinario del Pd che si terrà entro l’estate.

Su Twitter: #25aprileBuon 25#liberazione#Resistenza

(fonte laStampa)

 

Advertisements

Chi è Franco Marini

Italiano: Franco Marini e la sua pipa

Italiano: Franco Marini e la sua pipa (Photo credit: Wikipedia)

DA una famiglia modesta e numerosa alla più alta carica dello Stato, attraverso un percorso politico ancorato alle questioni del lavoro. Potrebbe essere questa la conclusione della parabola di Franco Marini, il nome per il Quirinale su cui convergono Pd, Pdl e Scelta Civica alla vigilia del voto in Parlamento per l’elezione del nuovo capo dello Stato.

Abruzzese di San Pio delle Camere (L’Aquila), segretario generale della Cisl, presidente del Senato, ministro del Lavoro, segretario del Partito Popolare, parlamentare europeo, Franco Marini è nato il 9 aprile 1933. Iscritto alla Democrazia Cristiana dal 1950, attivo in Azione Cattolica e nelle Acli, Marini trascorre il periodo degli studi universitari, fino alla laurea in Giurisprudenza, lavorando in un ufficio contratti e vertenze della Cisl. Una formazione preziosa, che gli vale l’attenzione di Giulio Pastore, fondatore e primo segretario del sindacato di ispirazione cattolica, che lo inserisce nell’ufficio studi del ministero per il Mezzogiorno.

Da quel momento il profilo sindacale di Marini cresce nella Cisl attraverso incarichi di sempre maggiore responsabilità. Nel 1965 è segretario generale aggiunto della Federazione dei Dipendenti Pubblici, negli anni Settanta è vicesegretario. Nel 1985 Franco Marini diventa segretario nazionale.

All’interno della Democrazia Cristiana, Marini subentra alla guida della corrente ‘Forze nuove’ alla morte, nel 1991, di Carlo Donat Cattin. Un percorso più che naturale, se la corrente è tradizionalmente molto sensibile al mondo del lavoro. Nell’aprile dello stesso anno il passaggio di Marini dalla segreteria del sindacato al Governo, con l’incarico di ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale del settimo governo Andreotti.

Nel 1992 arrivano le elezioni politiche e la Dc candida Marini per la prima volta. L’ex sindacalista è il primo degli eletti a livello nazionale, il segretario Mino Martinazzoli, l’uomo a cui tocca gestire il partito dopo il ciclone Mani Pulite, lo promuove responsabile organizzativo.

Con il passaggio dalla Dc al Partito Popolare nel 1994, Marini diventa segretario nel 1997 succedendo a Gerardo Bianco. Sono gli anni del progetto politico dell’Ulivo, ma il leader Romano Prodi non scardina la volontà di Marini di mantenere ai Popolari una precisa identità, da non disperdere in un’unione di partiti. Nel 1999, eletto al Parlamento europeo, Franco Marini lascia la guida dei Popolari a Pierluigi Castagnetti.

Nel 2001 l’alleanza elettorale della Margherita, che diventa partito un anno dopo, non viene ostacolata da Marini, che ne diviene responsabile organizzativo. Nella Margherita Marini incarna i settori più centristi, inizialmente diffidenti rispetto al progetto del Partito Democratico. Tanto che, nel confronto del maggio del 2005 tra Prodi e Rutelli, Marini sostenne quest’ultimo affermando la necessità della Margherita di presentarsi da sola al proporzionale. Ma Marini figura comunque tra i fondatori del Partito Democratico ed attualmente è il principale referente della corrente dei Popolari di matrice democristiana e cristiano sociale.

Eletto senatore,  il 29 aprile 2006 Marini diventa presidente dell’Aula di Palazzo Madama. Durante il mandato, Marini viene spesso indicato come possibile successore di Prodi durante i giorni difficili del governo ulivista, alla guida di un possibile governo tecnico. Alla caduta di Prodi, nel gennaio 2008 Napolitano effettivamente conferisce un mandato esplorativo a Marini, ‘impegno gravoso’, nelle parole dell’ex sindacalista, che si conclude in quattro giorni di vane consultazioni alla ricerca di una maggioranza a sostegno di un governo in grado, tra le altre cose, di varare la riforma elettorale.

Il 28 aprile del 2008, concluso il mandato, Marini cede la carica di presidente del Senato a Renato Schifani. Alle politiche del 2013, a cui si presenta dopo aver chiesto un’ulteriore deroga al Pd, non viene rieletto al Senato.

(fonte laRepubblica)

Luigi Zanda nuovo capogruppo del Pd al Senato. Roberto Speranza favorito alla Camera

Luigi ZandaLuigi Zanda è stato eletto, con un solo astenuto, capogruppo al Senato dal gruppo parlamentare del Pd. L’elezione è avvenuta per alzata di mano.

Una decisione arrivata dopo il rifiuto dei capigruppo uscenti Anna Finocchiaro e Dario Franceschini, a proseguire. I diretti interessati, stamattina, avevano declinato via Twitter dicendo che servono novità e cambiamento.

‘Quando si imbocca una linea bisogna seguirla con coerenza. Non esistono proroghe. I gruppi Pd devono scegliere due nuovi capigruppo’ ha detto Franceschini. ‘Ho sempre pensato che l’ipotesi della proroga dei presidenti dei gruppi parlamentari del Pd fosse sbagliata – ha scritto Finocchiaro su Twitter -. Serve continuare il cambiamento’.

Pierluigi Bersani dal canto suo ha detto che sui nomi dei capigruppo di Camera e Senato ‘decidono i gruppi: è la ruota della democrazia, quel che gira, gira’.

Adesso si attende l’elezione del nuovo presidente dei deputati democratici, prevista invece per le 15,30. Favorito sarebbe Roberto Speranza.

Già noti, invece, i nuovi vertici dei gruppi PdlRenato Schifani al Senato e Renato Brunetta alla Camera – e del M5S, che ha indicato con ampio anticipo Vito Crimi al Senato e Roberta Lombardi alla Camera. Ancora incerta la guida dei montiani di Scelta civica alla Camera, con il gruppo chiamato oggi a scegliere tra i due candidati più accreditati, Lorenzo Dellai e Andrea Romano, mentre al Senato la scelta è già stata fatta: l’ex parlamentare europeo del Pdl Mario Mauro.

Infine la Lega, che potrà costituire un proprio gruppo parlamentare alla Camera grazie all’arrivo di Rudi Marguerettaz, della lista Valle’e d’Aoste, e di Angelo Attaguile, del Mpa, che portano da 18 a quota 20 i deputati lumbard a Montecitorio. Il numero minimo per poter costituire un gruppo autonomo alla Camera è infatti di 20 eletti. Il capogruppo del Carroccio alla Camera dovrebbe essere Giancarlo Giorgetti.

In un breve discorso tenuto dopo la sua elezione, Luigi Zanda ha parlato di ‘valorizzare il lavoro delle commissioni parlamentari e lavorare anche di più in aula’. Il neo presidente dei senatori del Pd ha dapprima ringraziato il segretario Pier Luigi Bersani ‘per il lavoro che sta svolgendo’, e poi il presidente e i vicepresidenti uscenti Anna Finocchiaro, Nicola Latorre e Felice Casson: ‘Abbiamo lavorato con vero spirito di gruppo’.

‘Negli ultimi anni – ha poi detto Zanda – il Parlamento ha lavorato male. Ha passato troppo tempo a convertire decreti legge. E’ tempo di riscoprire e valorizzare il lavoro nelle commissioni parlamentari‘.’C’è molto da fare – ha poi sottolineato – e dovremo allungare i tempi del lavoro del Parlamento. Se continueremo a far lavorare l’Assemblea solo 48 ore a settimana avremo fallito prima di cominciare’.

Infine per indicare lo spirito con cui approcciarsi in Senato, Zanda ha citato una frase di Aldo Moro: ‘Se nell’atto di costruire una casa nella quale dobbiamo ritrovarci tutti ad abitare insieme non troviamo un punto di contatto, un punto di confluenza, veramente la nostra opera può dirsi fallita’.

Berlusconi: ‘battaglia nelle piazze se il presidente della Repubblica sarà di sinistra’

Berlusconi senatore con gli occhiali da soleAnnuncia iniziative clamorose se il presidente della Repubblica verrà scelto dalla sinistra. Silvio Berlusconi è pronto a far partire un’azione di protesta se non verrà scelto un candidato moderato. ‘Credo che la sinistra sceglierà anche il presidente della Repubblica e allora daremo battaglia nelle piazze e nel Parlamento’, ha detto parlando alla riunione del gruppo del Pdl alla Camera.

E’ un Cavaliere furioso quello che si è presentato questa mattina alla riunione del Pdl della Camera. Solo poco prima aveva attaccato ancora una volta i giudici: ‘All’interno della magistratura c’è una parte che ha formato una specie di associazione a delinquere che usa il potere giudiziario a fini politici: è una magistratocrazia‘. I magistrati avrebbero messo in piedi, accusa il Cavaliere, ‘un’operazione per farmi fare la fine di Craxi. Ma hanno sbagliato persona’. E per questo non può che essere negativo anche il commento sulla scelta di Pietro Grasso al Senato. ‘Il Senato è andato a un pm, andando contro il sentire del 37,7% dei cittadini preoccupati per la ‘magistratocrazia’, ha aggiunto l’ex premier. In un clima sempre più teso Berlusconi ricorda che si potrebbe tornare a votare: ‘Consideriamoci già in campagna elettorale’. Gli fa eco uno dei suoi: ‘Bisognerebbe riuscire a porre un freno a questi blitz di parte dei pm che, sfociando nella militanza politica rischiano di andare oltre il proprio ruolo e di fare politica’, ha detto l’ex ministro dell’Istruzione, ora deputato Pdl, Mariastella Gelmini.

Parole quelle di Berlusconi che sarebbero trapelate dalla riunione del Pdl questa mattina alla Camera dei deputati, alla quale ha partecipato anche il segretario Angelino Alfano. Sulla questione della presidenza della Repubblica l’ex premier avrebbe detto ribadendo la sua posizione: ‘Con Bersani probabilmente incaricato di formare un governo e due Camere alla sinistra, così come detto da Alfano, abbiamo suggerito che il presidente della Repubblica potesse essere espressione dei moderati e Bersani, di contro, ha respinto questa ragionevolissima proposta come fosse uno scambio indecente anche se la nostra coalizione ha preso il 30% dei voti’.

La riunione del Pdl alla Camera è stata convocata per l’indicazione del nuovo capogruppo, che sarà eletto nell’assemblea di domani. Il più quotato quale successore di Fabrizio Cicchitto è Renato Brunetta, voluto dal Cavaliere. ‘Si voterà il capogruppo perché è  importante per Renato Brunetta capire il gradimento. Sua vis politica importante’, ha detto Berlusconi intervenendo alla riunione.

Intanto potrebbe non essersi chiuso completamente il dialogo fra la Lega e il Pd per la formazione del governo. Tutto però se ci sarà un accordo sul nome del futuro presidente della Repubblica. La notizia arriva da un’intervista de la Repubblica al leghista Roberto Calderoli, l’uomo del Carroccio in prima linea nelle trattative tra i partiti. Il dialogo non è affatto chiuso e ‘certo, se avessimo condiviso questo passaggio, ovviamente non con questi nomi, si sarebbe aperto subito un dialogo sulle cose da fare e magari anche un accordo sul prossimo governo: ma c’è ancora una possibilità: la scelta del Presidente della Repubblica‘, ha detto Calderoli rispondendo alle domande di Rodolfo Sala.

Il prossimo Capo dello Stato, dice ancora Calderoli ‘non dovrà avere tessere di partito, e men che meno essere il quarto di sinistra’. Nei ‘diversi incontri’ avuti in questi giorni con esponenti del Pd, dice, ‘mi sembrano tutti d’accordo. Il guaio è che ogni volta spuntano fuori i ‘turchi’: nel Pd quelli che continuano a spingere verso l’alleanza con Grillo. Che li prende a sberle, si diverte e aumenta ogni giorno così il suo consenso’. E nel Pdl quelli che vogliono le elezioni subito.

E a proposito del M5S, l’ex premier ‘Ho pensato molto al successo di Grillo. Noi da persone responsabili e esperte abbiamo detto e fatto cose concrete. I grillini hanno portato avanti un sogno rivoluzionario. Noi adesso dobbiamo inventarci qualcosa senza abiurare, da persone responsabili quali siamo, alle cose concrete. Dobbiamo presentarci come un sogno, come una rivoluzione italiana che porti i cittadini verso il benessere e la sicurezza. Lo avrebbe detto Silvio Berlusconi nel corso della riunione del Pdl alla Camera.

Durante la riunione per decidere il capogruppo del Pdl alla Camera, Berlusconi ha voluto anche dire la sua sul comportamento di Mario Monti: ‘Monti si è offerto come presidente della Repubblica ed è stato respinto con risate. Poi come presidente del Senato. Spero non si liberi il posto di ct della nazionale’.

Nel pomeriggio iniziata invece la riunione del gruppo a palazzo Madama, dove il nome indicato dal Cavaliere è quello di Renato Schifani, presidente del Senato uscente.

(fonte laRepubblica)

Piero Grasso presidente del Senato: ‘Mai come ora la storia italiana si intreccia con quella europea’

Pietro-GrassoPietro Grasso (Pd) diventa presidente del Senato con 137 voti validi: 20 voti in più di Renato Schifani (Pdl) che ne ha presi 117. Luis Alberto Orellana (M5S) ha avuto 5 voti, Gaetano Quagliariello (Pdl) un voto. Le schede bianche sono state 52, le nulle (in cui si contano quelle per Orellana) sono 7. Presenti 313, votanti 313.

L’applauso tra i banchi del Pd all’indirizzo del senatore Piero Grasso è scoppiato a scrutinio ancora in corso. Tutti i senatori Pd si sono rivolti verso l’ex Procuratore nazionale antimafia seduto in ultima fila nei banchi del Pd, ma il primo a cantare vittoria è stato il senatore Ignazio Marino che ha sussurrato ai colleghi di partito: ‘Ci siamo’. Lo stesso Marino pochi minuti primi aveva richiamato severamente un paio di colleghi seduti nei primi banchi che avevano accennato un applauso.

L’analisi del voto del ballottaggio lascia intuire un travaso di voti dal Movimento 5 Stelle a Pietro Grasso. I senatori M5S sono 53, i senatori del centrosinistra sono 123, i senatori montiani sono 21. Grasso ha ottenuto circa 137 voti, le bianche circa 51.

Il primo discorso
‘Rivolgo il primo discorso a quei cittadini che stanno seguendo i lavori di quest’aula con apprensione e speranza per il futuro di questo Paese. Il Paese mai come oggi ha bisogno di risposte rapide ed efficaci all’altezza della crisi sociale, economica, politica che sta vivendo’. Così Piero Grasso, presidente del Senato.

Mai come ora la storia italiana si intreccia con quella europea. Entrando qui mi ha colpito l’affresco sul soffitto con 4 parole: lavoro, giustizia, diritto fortezza e concordia di cui il paese ha disperatamente bisogno come della pace sociale. Siamo in un passaggio storico straordinario, abbiamo il diritto della responsabilità di indicare un cambiamento possibile, dobbiamo iniziare una nuova fase costituente che sappia stupire e stupirci.

Nei 152 anni della nostra storia soprattutto nei momenti più difficili abbiamo saputo unirci, superare le differenze, affermare i valori comuni e trovare insieme un cammino condiviso. Ho sempre cercato verità e giustizia e continuerò a cercarle da questo scranno, auspicando che venga istituita una nuova Commissione d’Inchiesta su tutte le stragi irrisolte del nostro Paese. Penso alla politica che va cambiata e ripensata dal profondo nei costi, nelle regole, nei servizi e nelle consuetudini, nella sua immagine rispondendo ai segnali che i cittadini ci mandano. Quest’aula spero diventi come una casa di vetro’.Pietro Grasso durante le operazioni di voto al Senato - 16 marzo 2013

Chi è Piero Grasso

Nato a Licata, in provincia di Agrigento, il 1 gennaio del 1945, Pietro Grasso cresce a Palermo, città che influenza la sua vita familiare e professionale. La carriera in magistratura inizia il 5 novembre 1969: è Pretore a Barrafranca, Enna. Nel 1972 viene trasferito a Palermo: per 12 anni è sostituto procuratore. Comincia a occuparsi di reati contro l’amministrazione pubblica e la criminalità organizzata: nel 1980 è titolare dell’inchiesta sull’omicidio del presidente della regione Piersanti Mattarella. Sposato con Maria dal 1970, ha un figlio e un nipote.Nel 1984 viene trasferito al Tribunale di Palermo. Nel settembre 1985 è nominato giudice “a latere” nel maxiprocesso contro la mafia: scrive la sentenza, circa 7mila pagine per 475 imputati, pronunciata il 16 dicembre 1987, che stabilisce in modo inequivocabile l’esistenza della mafia e la sua vulnerabilità.Nel maggio 1991 il giudice Giovanni Falcone lo chiama come consigliere al ministero della Giustizia: si decide la nascita di Procura nazionale antimafia, Direzioni distrettuali e Direzione investigativa antimafia, lavoro interrotto dalle stragi di Capaci il 23 maggio 1992 e via D’Amelio il 19 luglio.Dal gennaio 1993 fa parte della Procura nazionale antimafia: collabora alle indagini che portano alla cattura di Leoluca Bagarella. A maggio 1999 è nominato Procuratore nazionale antimafia aggiunto, il 5 agosto è chiamato a dirigere la Procura di Palermo. Dal 25 ottobre 2005 è Procuratore nazionale antimafia. L’11 aprile 2006, dopo 43 anni di latitanza, viene arrestato Bernando Provenzano. L’8 gennaio 2013 si dimette per candidarsi al Senato con il Pd.

Il messaggio di Napolitano

Intanto questa mattina è arrivata anche la nota del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. ‘Mi auguro ancora che sia possibile giungere oggi all’elezione dei Presidenti della Camera e del Senato – scrive Napolitano – e successivamente all’attribuzione di tutti gli incarichi istituzionali, in un clima di condivisione della responsabilità di favorire – dopo le elezioni del 24 febbraio e sulla base dei risultati che ne sono scaturiti – l’avvio di una costruttiva dialettica democratica e di una feconda attività parlamentare. Oggi si pone comunque il primo punto fermo della nuova legislatura, nell’interesse generale del paese; così come resta un punto fermo – in una situazione che vede l’Italia esposta a serie incognite e urgenze – l’impegno del governo dimissionario rimasto in carica e in funzione sia pure con poteri limitati’.

 ‘È importante che in sede europea, e nell’esercizio di ogni iniziativa possibile e necessaria specie per l’economia e l’occupazione, il governo – prosegue il Capo dello Stato – conservi la guida autorevole di Mario Monti fino all’insediamento del nuovo governo (per la cui formazione inizierò le consultazioni di rito mercoledì 20)’. ‘L’abbandono, in questo momento, da parte del presidente Monti, della guida del governo, genererebbe inoltre – avverte – problemi istituzionali senza precedenti e di difficile soluzione’. ‘Apprezzo pertanto – conclude la nota – il senso di responsabilità e spirito di sacrificio con cui egli porterà a completamento la missione di governo assunta nel novembre 2011’.

Silvio Berlusconi dimesso, in Senato per il voto. M5S: ‘la democrazia partecipata è una fatica’

Silvio Berlusconi dimesso da ospedaleSilvio Berlusconi è giunto in Senato per partecipare al voto di fiducia ma prima di entrare a Palazzo Madama è stato contestato da alcune persone fuori il palazzo. Il Cavaliere ha fatto per entrare ma poi è tornato indietro e gli ha gridato: ‘Vergognatevi!’.

‘Prima volta’ in aula al Senato per Silvio Berlusconi. Il leader del Pdl è entrato nell’emiciclo giusto in tempo per votare, subito dopo il presidente provvisorio Emilio Colombo. Tutto in scuro, con un paio di grandi occhiali da sole sul naso, il leader del Pdl ha votato e deponendo la scheda nell’urna si è tolto gli occhiali. La scena è stata fotografata con curiosità da una senatrice grillina con l’iPad. Dopo il voto Berlusconi si è fermato a fare capannello attorniato dai senatori del partito che lo applaudivano.

‘Sono qui per votare Schifani’. Risponde così Silvio Berlusconi entrando a Palazzo Madama per partecipare alle votazioni per l’elezione del presidente del Senato. A chi gli chiede se Schifani possa vincere lui risponde: ‘Non lo so ma tanto queste elezioni non hanno importanza. Siamo in una situazione molto grave. Ci sono due partiti al 30% e ciascuno ha la responsabilità di guidare il governo del Paese. Monti con il suo 10% è ininfluente’. Ha affermato Berlusconi, conversando con i cronisti in Senato. L’ex premier ha sottolineato come appunto la coalizione di Monti sia ‘ininfluente. Come dicono i francesi – aggiunge – ha una ‘quantité negligeable’.

 ‘C’e’ una setta che mi ricorda molto Scientology e che non dovrebbe nemmeno essere ammessa tra i partiti democratici per le regole che ha o non ha’. Ha continuato Berlusconi sottolineando come M5S ‘rappresenti una protesta per certi versi valida ma senza nessuna prospettiva di soluzioni. E’ solo una preoccupazione per la democrazia del Paese’.

Berlusconi torna ad attaccare una parte della magistratura che ‘è molto ben classificata e che svolge un’attività criminale’. Se la prende in particolare con Md che ‘svolge un’attività eversiva nel Paese e di cui – dice – ho le prove’. Ecco perché serve una pre-commissione per verificare questi fatti’.

‘Sto facendo una cura di cortisone da cavallo ma con la testa ci sto ancora’. Spiega Silvio Berlusconi, conversando con i cronisti al Senato.

‘La democrazia partecipata è una fatica. Certo, è stato stressante’. E’ tutta in queste parole di Bartolomeo Pepe, senatore campano del Movimento 5 stelle, la sintesi della giornata più difficile per i neo eletti seguaci di Beppe Grillo, divisi e nervosi alla prima scadenza parlamentare seria e alla prima mossa politica del Pd pensata probabilmente anche per metterli in difficoltà: la candidatura di Piero Grasso, ex procuratore nazionale antimafia, alla presidenza del Senato. Lo stesso Pepe ha poi pubblicato su Facebook un post inequivocabile. ‘Amici: Libertà di voto. Senza contrattazioni e senza trucchi. Borsellino ci chiede un gesto di responsabilità e noi non siamo irresponsabili’, ha scritto.

La riunione dei ‘grillini’ è stata dura, nonostante il lavoro severo dei commessi di palazzo Madama per tenerli a distanza i cronisti hanno potuto distintamente sentire qualche urlo che ha trapassato le porte, compreso questo: ‘Io un mafioso al Senato non lo voto’, segno che la sfida tra Grasso e il presidente uscente Renato Schifani, siciliano anche lui, non ha lasciato affatto indifferenti tutti i ‘cittadini’ a 5 stelle. Alla fine divisi nel voto per alzata di mano: ‘Si è deciso a maggioranza’, ha ammesso uno di loro. Che poi si sono mostrati anche in aula piuttosto sfilacciati, e impegnati in capannelli di discussione separati, segno di una divisione che ha lasciato qualche strascico anche umano.

Il capogruppo-portavoce Vito Crimi aveva azzardato già stamane una previsione, ben prima della decisione collettiva del gruppo: ‘Noi abbiamo già detto quello che voteremo’. Assediato dai giornalisti a fine riunione, Crimi ha potuto solo leggere il comunicato formale che ribadiva la neutralità dei suoi: ‘Non faremo da stampella a nessuno’. Mentre Luis Alberto Orellana, il candidato di bandiera che M5S ha sostenuto fino alla terza votazione, ha fatto qualche fatica a spiegare in che modo avrebbero espresso la loro posizione i suoi colleghi: ‘Mi pare scheda nulla, ma bianca o nulla non vogliamo fare la conta’. Un segno chiaro del fatto che a dispetto del sistema piuttosto centralista del blog e delle dichiarazioni di Beppe Grillo, i neofiti del palazzo non sono troppo disposti a farsi dare la linea dall’alto.

Laura Boldrini eletta presidente alla Camera. Ballottaggio al Senato fra Grasso e Schifani

Laura BoldriniLaura Boldrini è stata eletta presidente della Camera con 327 voti. Applausi in Aula. I deputati della sinistra si sono alzati in piedi per applaudire, a loro si sono aggiunti gli eletti dell’M5S. Divisi i deputati del Pdl, molti dei quali non hanno applaudito. Questo il risultato della votazione: Presenti 618; Maggioranza richiesta: 310; Boldrini: 327; Fico:108; Schede bianche: 155; schede nulle: 10; Voti dispersi: 18. ‘Sono molto molto soddisfatto, abbiamo eletto una candidato di grandissimo profilo culturale e moralmente indiscutibile e di cambiamento e l’abbiamo offerta all’elezione di tutti‘. Così Pier Luigi Bersani commenta l’elezione di Laura Boldrini alla presidenza di Montecitorio. Tutti i deputati, tranne quelli del Pdl che sono rimasti seduti, in piedi hanno accolto applaudendo l’ingresso nell’Aula di Montecitorio di Laura Boldrini, appena eletta presidente della Camera.

Tutti i deputati hanno applaudito in piedi quando il presidente della Camera Laura Boldrini ha citato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il primo ringraziamento di Laura Boldrini è per il presidente Napolitano ‘custode rigoroso’ dell’unità del Paese. Poi ai giovani appena eletti in Parlamento.

‘Insieme riusciremo ad affrontare l’impegno straordinario’ legato al lavoro delle ‘istituzioni repubblicane’.

Un debole applauso, proveniente solo dai deputati del centrosinistra, ha sottolineato le parole della presidente della Camera Laura Boldrini quando ha ringraziato il suo predecessore Gianfranco Fini. Da parte del Pdl solo silenzio e qualche commento.

‘Questa aula darà ascolto alla sofferenza sociale di una intera generazione” ha detto Boldrini nel suo discorso di investitura alla presidenza della Camera ricordando i numerosi giovani costretti a cercare lavoro all’estero.

Standing ovation del centrosinistra e di M5S quando la Boldrini ha parlato della necessità di difendere i diritti delle donne. Quanto al Pdl, solo alcune deputate si sono unite in piedi nell’applauso.

Nuova standing ovation globale, tranne che dei deputati del Pdl, quando ha ricordato ‘chi ha liberato l’Italia dal fascismo’. Pochi applausi del Pdl in aggiunta a quelli generali solo quando Boldrini ha ricordato la lotta alla mafia. Tutti in piedi, però, nel ricordo di Aldo Moro, di cui oggi cade l’anniversario del rapimento. ‘Molto, molto dobbiamo al sacrificio di Aldo Moro e della sua scorta che ricordiamo con emozione oggi’ giorno in cui cade l’anniversario della strage di via Fani. Lo ha detto Laura Boldini nel suo discorso di insediamento alla presidenza della Camera.

E ora al Senato ballottaggio Grasso-Schifani. ‘Piero Grasso è una figura di grande garanzia che può essere accettata da tutti. Mi auguro che anche al Senato le cose vadano bene e che anche lì avvenga il cambiamento’. E’ l’auspicio espresso dal segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani dopo l’esito della quarta votazione alla Camera che ha decretato l’elezione della Boldrini, anche lei candidata dal Pd.

 I 5 Stelle saranno decisivi al ballottaggio. ‘Qualcosa potrebbe cambiare – spiega una senatrice 5 Stelle -. Per noi Grasso, al di là del giudizio sulla persona, sarebbe comunque il portavoce di un sistema’. Ma il dibattito è aperto e la decisione sarà presa prima delle 16, quando inizierà l’ultima chiama per la votazione. Nella terza manche l’ex magistrato dovrebbe raccogliere i voti dei 109 democratici e 7 di Sel, per un totale di 116, a cui si aggiungono anche i 6 di Autonomie e il singolo voto di Lista Crocetta: in tutto 123 preferenze. Il candidato dell’ultima ora del Pdl e presidente uscente di Palazzo Madama, Renato Schifani, oltre ai 98 voti dei colleghi di partito anche quelli, a quanto si apprende, della Lega Nord (17): in tutto 115. Nella quarta votazione saranno decisivi i voti dei 5 Stelle, che sono 53, e di Scelta Civica (19). Tre gli scenari possibili: se i Democratici chiederanno il voto di Scelta Civica su Grasso, potrebbero eleggere il presidente del Senato al ballottaggio. Se invece il Pdl stringesse un patto con Monti, tutto dipenderebbe dal comportamento della Lega che ha 17 senatori: se il Carroccio, slegatosi dall’intesa con il Pdl votasse con il Pd, passerebbe il candidato di quest’ultimo. Se invece i leghisti votassero con il Pdl e Lista Civica, per il Pd non ci sarebbe nulla da fare.

Chi è Laura Boldrini  

Laura Boldrini, 51 anni, già funzionario e portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, è il nuovo presidente della Camera, terza donna a ricoprire la carica dopo Nilde Iotti e Irene Pivetti. Boldrini è stata eletta a Montecitorio nelle file di Sel.  Ha dichiarato di essersi candidata perché ‘indignata dalla politica come tanta altra gente in Italia’ e perché ‘non ci si può limitare a lamentarsi’.

Nata a Macerata il 28 aprile 1961, si laurea in Giurisprudenza a Roma nel 1985 e, dopo una breve esperienza in Rai, comincia nel 1989 la sua carriera all’Onu, lavorando per quattro anni alla Fao. Dal 1993 al 1998 si occupa del Programma alimentare mondiale (Wfp) come portavoce per l’Italia. Dal 1998 al 2012 è portavoce dell’Alto commissariato per i rifugiati per il quale coordina anche le attività di informazione in Sud-Europa. Si occupa in particolare dei flussi di migranti e rifugiati nel Mediterraneo. Svolge numerose missioni in luoghi di crisi, tra cui ex Jugoslavia, Afghanistan, Pakistan, Iraq, Iran, Sudan, Caucaso, Angola e Ruanda.

Da portavoce dell’Unhcr, Boldrini ha più volte messo in guardia i giornalisti italiani sull’uso della parola ‘clandestino’ per indicare i migranti giunti a bordo dei barconi. ‘Quando si bolla un migrante come clandestino non è un problema di semantica ma si compie una scelta politica’, ha sempre detto, ‘è ovvio che chi fugge da una guerra o una persecuzione non abbia il tempo di portare con sé un documento’.

Nel corso della campagna elettorale ha indicato tra le sue priorità per il Parlamento la legge sulla cittadinanza dei migranti e la totale revisione del cosiddetto ‘pacchetto sicurezza‘, inclusa la Bossi-Fini. ‘Una norma che va ribaltata il prima possibile’, ha ribadito in più occasioni. Ma anche, ha sottolineato in una recente intervista, ‘mi batterò affinché l’Europa non mandi in soffitta un sistema di welfare all’avanguardia, perché l’Italia ritrovi la sua centralità nel bacino del Mediterraneo e perché il ruolo e la rappresentazione delle donne nella nostra società non sia umiliante come lo è stato negli ultimi tempi’.

Numerosi i premi ricevuti. Tra di essi, la Medaglia ufficiale della commissione nazionale per la parità e le pari opportunità tra uomo e donna (1999) e il titolo di Cavaliere ordine al merito della Repubblica italiana (2004).  Il Premio Consorte del Presidente delle Repubblica (2006), il Premio giornalistico alla carriera Addetto Stampa dell’Anno del Consiglio Nazionale Ordine Giornalisti (2009), il Premio Renato Benedetto Fabrizi dell’ANPI (2011).

Nell’aprile del 2010 ha pubblicato per Rizzoli ‘Tutti Indietro’, volume in cui Boldrini ha raccolto le storie di tanti rifugiati raccolte in prima linea.

http://www.lauraboldrini.it/

Silvio Berlusconi dal San Raffaele: ‘soprassedete alla manifestazione contro i giudici’

ITALY-POLITICS-CRIME-BERLUSCONI-FILESSilvio Berlusconi, dall’ospedale in cui è ricoverato, ha chiesto ai parlamentari del Pdl di ‘soprassedere’ dalla manifestazione organizzata per lunedì a Milano che era stata convocata dal partito per protestare contro i giudici del capoluogo lombardo.

Lo spiega lo stesso leader del Pdl in nome del ‘rispetto che ho sempre portato alle istituzioni repubblicane’. E poi: ‘Sono grato al segretario del Popolo della Libertà, che ieri a nome di tutti i dirigenti del movimento ha deciso che prima della riunione dei gruppi parlamentari convocata per domani a Milano si svolgesse una manifestazione di solidarietà, di vicinanza e di affetto verso di me – dice Berlusconi. Ho visto però che i soliti giornali attribuiscono a me questa iniziativa che invece è nata spontaneamente nel dialogo tra la base e i vertici del nostro movimento’.

Intanto il Cavaliere è ‘sotto stretto monitoraggio cardiovascolare da domenica mattina’. A spiegarlo è stato Alberto Zangrillo, medico personale del Cavaliere e primario del reparto di anestesia dell’ospedale San Raffaele, dove l’ex premier è ricoverato da venerdì per uveite. ‘Nella notte e questa mattina – ha riferito il medico – si è verificata l’alterazione dell’equilibrio emodinamico, che porta a dei picchi di ipertensione arteriosa. Per questo motivo si è deciso di porlo sotto stretta osservazione cardiologica, sotto la guida del professor Alberto Margonato, e gli si stanno somministrando farmaci anti ipertensivi’.

Zangrillo aveva già dichiarato di temere che ‘la robusta terapia’ somministrata per la patologica oculistica potesse determinare alterazioni del ritmo cardiaco, cosa che ‘si è puntualmente verificata oggi’, ha detto il medico. ‘Non posso dire che il presidente uscirà domani. Quello che è certo è che non uscirà prima’ di lunedì ha concluso Zangrillo. Zangrillo ha infine assicurato che ‘seguiamo costantemente’ il paziente e le sue condizioni cliniche.

Berlusconi si trova in un appartamento di 200 metri quadrati nel settore D del San Raffaele, uno dei settori dedicati ai pazienti solventi. Secondo quanto si è appreso da alcune fonti ospedaliere, l’appartamento è dotato di ogni comfort e offre una sala riunioni con tavolo, sedie e telefono, cucina, stanza per una infermiera privata, cabina armadio e bagno dotato di doccia idromassaggio e vasca ovale in una stanza sagomata intorno alla vasca. In questi giorni sono stati più volte a trovare Berlusconi, tra gli altri, Angelino Alfano e Renato Schifani.

(fonte Corsera)

‘Ciao professoressa’, ultimo saluto di Roma al Nobel Rita Levi Montalcini

rita-levi-montalcini‘Ciao professoressa’, È così che Roma saluta Rita Levi Montacini, la grande scienziata scomparsa il 30 dicembre a 103 anni. La folla, in coda, ha atteso pazientemente l’apertura alle 15.30 della camera ardente allestita in Senato dall’ingresso di piazza Madama. Tra i primi ad arrivare a Palazzo Madama, l’ex premier Romano Prodi, Anna Finocchiaro, Renata Polverini, Gianfranco Fini, il sindaco Alemanno. Mario Monti è stato applaudito dalla folla al suo arrivo al Senato. Molto più calorosa l’ovazione riservata al presidente della Repubblica, accolto al suo arrivo al Senato da Renato Schifani.

Per noi è la prima linea che se ne va, una delle persone su cui tutti potevano contare, rassicurava, con la sua autorevolezza”. Così, risponde con gentilezza pacata e triste, la nipote Piera Levi Montalcini, che da Torino è partita per raggiungere la casa a Roma dove il premio Nobel si è spenta oggi.

‘Il suo impegno era per tutti’, aggiunge, ricordando che ‘non ha mai smesso di lavorare e studiare fino all’ultimo, e quando se ne è andata lo ha fatto così, con tranquillità’.

Mercoledì alle 15:30 ci sarà una commemorazione al cimitero monumentale di Torino” per Rita Levi Montalcini, che poi sarà sepolta “nella tomba di famiglia al cimitero ebraico”. Lo ha spiegato la nipote del premio Nobel, Piera Montalcini, ai microfoni di SkyTg24. Intanto oggi la camera ardente fino alle 21.00 al Senato. E’ prevista la partecipazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Presidente del Senato Renato Schifani.


Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la Medicina nel 1986, è morta ieri nella sua casa romana. Nominata senatrice a vita nel 2001 dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, aveva 103 anni. “Per noi è la prima linea che se ne va, una delle persone su cui tutti potevano contare, rassicurava, con la sua autorevolezza”, risponde, con gentilezza pacata e triste, la nipote Piera Levi Montalcini. ìIl suo impegno era per tutti”, aggiunge ricordando che “non ha mai smesso di lavorare e studiare fino all’ultimo, e quando se ne è andata lo ha fatto così, con tranquillità”.

“Lavoro per un futuro che non è il mio, ma è dei giovani…Solo l’istruzione può garantire il futuro ai tanti giovani nel mondo, che non devono aver paura delle difficoltà. Personalmente ogni crisi mi ha portato più in alto, spronandomi a fare sempre di più”: sono parole di Rita Levi Montalcini, pronunciate nel corso di una conferenza stampa, su “L’istruzione chiave dello sviluppo’.

Nel 1992 Rita e Paola Levi-Montalcini, in memoria del padre Adamo Levi, istituirono la Fondazione Levi-Montalcini Onlus, con il motto “Il futuro ai giovani” con lo scopo di favorire l’orientamento allo studio e al lavoro delle nuove generazioni. Nel 2001, lo statuto viene modificato e la missione è “venire in aiuto alle donne di paesi dove si lotta ogni giorno per la sopravvivenza”, perché “lo sviluppo dei paesi ad alto livello culturale ha dimostrato che l’istruzione è la chiave di volta del progresso di un paese”. E ancora – scrive il nobel Montalcini – “l’istruzione è la chiave dello sviluppo, da qui il nostro sostegno alle donne di differenti paesi africani’.

Puntava molto sulle donne. Nella presentazione di uno dei libri promossi dalla fondazione Montalcini, “L’altra parte del mondo”, scrive: ìIl futuro del Pianeta dipende dalla possibilità di dare a tutte le donne l’accesso all’istruzione e alla leadership. È alle donne, infatti, che spetta il compito più arduo, ma più costruttivo, di inventare e gestire la pace’.

Nata a Torino nel 1909, si è laureata in Medicina all’Istituto di Anatomia umana della stessa Università. Fin dai primi anni universitari si dedica agli studi sul sistema nervoso. A seguito della promulgazione delle leggi razziali, per proseguire le sue ricerche sui processi del differenziamento del sistema nervoso, si reca in Belgio (1938). Durante la guerra si rifugia nell’astigiano e successivamente in clandestinità a Firenze.

Nel 1947 viene invitata alla Washington University di St. Louis nel Missouri. Nel 1951 è in Brasile per poter eseguire gli esperimenti di colture in vitro presso l’Istituto di biofisica dell’Università di Rio de Janeiro, dove, nel dicembre dello stesso anno, tali ricerche le consentono di identificare il fattore di crescita delle cellule nervose (Nerve Growth Factor, noto con l’acronimo NGF). Questa scoperta le valse, nel 1986, il Premio Nobel per la Medicina.

Stabilitasi definitivamente in Italia, nel 1969, assume la direzione dell’Istituto di Biologia Cellulare del Cnr a Roma fino al 1989. Dal 1993 al 1998 presiede l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani. Ma nella sua lunga carriera è membro delle più prestigiose accademie scientifiche nazionali e internazionali, quali l’Accademia Nazionale dei Lincei, l’Accademia Pontificia delle Scienze, l’Accademia delle Scienze detta dei XL, la National Academy of Science e la Royal Society. E anche presidente onorario dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla.

Mario Monti si è dimesso

giorgio_napolitano_anteMario Monti si è dimesso. Come aveva preannunciato l’8 dicembre il presidente del Consiglio è salito al Colle ieri sera, pochi minuti dopo l’approvazione definitiva della legge di stabilità. Oggi il Presidente della Repubblica ha aperto le consultazioni con i presidenti delle Camere e i gruppi parlamentari, dunque nel pomeriggio firmerà il decreto di scioglimento delle Camere e pronuncerà un breve discorso, probabilmente intorno alle 17. Alle 16 incontrerà il presidente del Senato, Renato Schifani, prima della consultazione con il presidente della Camera, Gianfranco Fini.

Il Pdl ha chiesto che Monti resti neutrale. Il Pd ha sottolineato che servono riforme: chi ha di più deve pagare di più. L’Udc ritiene che si debba continuare sulla linea tracciata dal Governo Monti. Api e Fli si augurano che il bilancio positivo del Governo non evapori in campagna elettorale. La Lega chiede che si vada rapidamente al voto. L’Italia dei valori ritiene che Monti debba spiegare alle Camere le sue dimissioni.

Già oggi potrebbe riunirsi il consiglio dei ministri per l’indizione dei comizi elettorali. Napolitano, su indicazione del ministro dell’Interno ha già individuato, nel 24 febbraio la data più idonea per aprire le urne.

Ma la ‘brusca’ accelerazione impressa dalla decisione di Monti ha frustrato l’auspicio del Capo dello Stato per ‘una costruttiva conclusione della legislatura’ che permettesse di ‘portare avanti la concreta attuazione degli indirizzi e dei provvedimenti definiti dal governo e sottoposti al Parlamento’. Difatti nello sprint finale dei lavori è stato sacrificato anche quel disegno di legge sulle pene alternative al carcere che Napolitano aveva sollecitato. Il Presidente ha manifestato tutto il suo ‘rammarico’ e la sua preoccupazione per questa ‘interruzione in extremis della legislatura’, nel discorso di auguri alle alte cariche dello Stato. Un discorso nel quale il Capo dello Stato ha anche ammonito le forze politiche a non ‘bruciare’ quel patrimonio di credibilità recuperata a livello internazionale e del quale si è sempre fatto garante in questi mesi.

Al Quirinale resterà anche l’amarezza per la mancata riforma della legge elettorale per la quale l’inquilino del Colle si è speso con grande energia e sul quale ha lanciato invano ripetuti messaggi ai partiti mettendoli in guardia dal rischio dell’antipolitica alimentata anche da meccanismi elettorali poco rappresentativi. Pur sottolineando la ‘fecondità’ dell’esperienza del governo Monti, quel governo tecnico o ‘del presidente’ che ha seguito in ogni suo passo, tanti sono rimasti i fronti sui quali, secondo il Capo dello Stato, il Parlamento ha mancato e sul quale dovrà impegnarsi nei prossimi cinque anni.

Lo scioglimento anticipato, anche se di poche settimane, ha anche rimesso in gioco Napolitano per la formazione del nuovo governo. Il suo mandato scadrà soltanto a maggio perciò spetterà a lui, a metà marzo, quando le Camere saranno formate, avviare le consultazioni e nominare il presidente del Consiglio. Il Presidente ha ribadito a questo proposito che l’esperienza del governo tecnico è superata: ‘si sta per tornare a una naturale riassunzione da parte delle forze politiche del proprio ruolo’, perciò il prossimo esecutivo sarà scelto in base al consenso elettorale che i partiti riceveranno.

Blog at WordPress.com.