No del Csm all’incarico di Ingroia a presidente di Riscossione Sicilia spa

antonioingroia-2L’ex pubblico ministero di Palermo, Antonio Ingroia, reduce dal fallimento di Rivoluzione Civile alle ultime elezioni politiche, a non può andare a presiedere la Riscossione Sicilia Spa, la società che riscuote le tasse per la Regione Sicilia, incarico offerto dal governatore siciliano Rosario Crocetta. A negare l’autorizzazione a ricoprire l’incarico è stata la Terza commissione del Consiglio superiore della magistratura (Csm). Il magistrato aveva chiesto il collocamento fuori ruolo e l’aspettativa. Già in casi analoghi precedenti il Csm non era stato favorevole a concedere a magistrati di ricoprire incarichi dirigenziali nelle Asl, all’Agenzia delle Entrate o presso delle Authority.

Ingroia, dopo la parentesi politica con Rivoluzione civile che gli ha impedito l’ingresso in Parlamento, era stato assegnato, sovra numero, alla Procura di Aosta. Dal Csm i segnali negativi sull’autorizzazione da concedere al magistrato erano già arrivati ieri quando si era diffusa la voce che l’aspettativa del magistrato avrebbe potuto essere respinta non considerando ‘migliorativo’ il ruolo del magistrato nell’ente pubblico siciliano. Ma si trattava di indiscrezioni non ancora confermate, visto che la terza sezione del Csm non ha ancora diffuso le motivazioni del rigetto.

Intervistato da Sky, il magistrato si è limitato laconicamente a rispondere: ‘Non conosco le motivazioni del Consiglio superiore della Magistratura e non commento’.

Il no da parte della commissione si baserebbe su una serie di casi analoghi in cui a magistrati era stata negata l’autorizzazione per incarichi nella pubblica amministrazione. Il più recente risale a gennaio di quest’anno quando a Maria Cristina Motta non è stato consentito di andare a fare il direttore amministrativo alla Asl di Verona . Altri due casi a maggio del 2010, quando a Sergio Casarella fu negato un incarico alla direzione centrale del personale dell’Agenzia delle entrate, e a settembre del 2009 quando Salvatore Cirignotta non fu autorizzato a fare il direttore generale della Asl di Palermo. A questo punto appare scontato il sì del plenum all’incarico, per Ingroia, di giudice ad Aosta.

La prima reazione politica, la più sfottente, è di Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato del Pdl che su Twitter scrive: ‘Rivoluzionario sconfitto, gabelliere mancato, aostano per forza? Dura la vita di Ingroia. Un tempo superstar, oggi ramingo bocciato’.

Era stato il governatore siciliano in persona, Rosario Crocetta, ad offrire la poltrona del corrispettivo isolano di Equitalia al leader di Rivoluzione civile, reduce dal flop elettorale del 24-25 febbraio dopo essersi messo in aspettativa dalla magistratura. Scaduta quest’ultima, il Csm aveva imposto ad Ingroia il ritorno alla toga, ma in Valle d’Aosta.

La nomina di Ingroia a Riscossione Sicilia, oltre che a molti esponenti del Pdl e, in generale, di area centrodestra, aveva suscitato le reazioni stizzite del Codacons, l’agguerrita associazione dei consumatori che aveva definito Ingroia incompatibile con l’incarico. E festeggia, non proprio a sorpresa, anche il segretario dell’Udc Sicilia, Gianpiero D’Alì, che sostiene la giunta Crocetta in Sicilia, che sarcastico afferma: ‘In Guatemala no, in Parlamento neppure, ad Aosta men che meno. In Sicilia si. A quanto pare il ‘moto di rivoluzione di Antonio Ingroia sembra essersi arrestato. Speriamo sia la volta buona, nell’interesse della pubblica amministrazione e dei siciliani’.

Su Ingroia però arriva pure il fuoco amico. Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso nella strage di Via D’Amelio, ha di fatto definitivamente scaricato l’ex-pm di Palermo: ‘Per la verità preferivo Ingroia quando faceva il suo lavoro di magistrato e lo faceva in maniera egregia, mentre su Ingroia politico preferisco non pronunciarmi’, ha concluso sibillino. E non è l’unico del suo giro a prenderlo di mira. Tra i compagni dell’Idv il primo era stato il Sindaco di Napoli Luigi De Magistris che, all’indomani della debacle elettorale di Rivoluzione Civile aveva scaricato la responsabilità della sconfitta sull’ex-pm della trattativa.

I 21 caporedattori dell’ufficio stampa e la spending review di Rosario Crocetta

Ventuno capiredattori, con uno stipendio da quattro mila euro al mese a testa e nessun redattore semplice da coordinare. Sembra la redazione dei sogni e invece è “soltanto” l’ufficio stampa della presidenza regionale siciliana. Un ufficio che, numeri alla mano, dovrebbe produrre la migliore comunicazione del mondo. Ma a Rosario Crocetta, neo eletto governatore della Sicilia con il Pd e l’Udc, quell’ufficio stampa fatto di soli capiredattori non va proprio a genio. E per questo ha intenzione di azzerarlo. “Quei 21 giornalisti sono decaduti dal giorno in cui mi sono insediato e se sono ancora al loro posto lo sono in modo volontario e li ringrazio, per carità gli verranno retribuite queste giornate lavorative”, ha sentenziato il neo presidente, mettendo in apprensione tutti i componenti dell’ufficio stampa più ricco d’Italia.

Assunti ai tempi in cui sullo scranno più alto di palazzo d’Orleans sedeva Salvatore Cuffaro, l’ex governatore condannato per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra, i ventuno capiredattori erano passati indenni all’arrivo di Raffaele Lombardo, che li aveva confermati in toto. Adesso però Crocetta intende iniziare la sua spending review proprio dall’ufficio stampa presidenziale. “Costano 3,2 milioni di euro all’anno, con questi soldi la Regione può pagare 200 precari. Nemmeno alla Rai o a Repubblica ci sono 21 capiredattori” ha calcolato il neo governatore che poi ha puntato il dito contro Gregorio Arena, l’addetto stampa della presidenza di stanza a Bruxelles.

“Da eurodeputato sono stato nella sede della Regione a Bruxelles una dozzina di volte e lui non c’era, dicono che era in ferie. L’ho trovato a lavoro soltanto una volta. Quell’ufficio stampa non serve a nulla e costa dodici mila euro al mese”. Le dichiarazioni dell’ex sindaco di Gela hanno ovviamente provocato una serie di reazioni dagli organi di categoria. A cominciare proprio dal cdr dell’ufficio stampa presidenziale, che ha sottolineato come “qualsiasi decisione non possa essere assunta se non attraverso il rispetto delle norme previste dal contratto di lavoro dei giornalisti, a noi applicato, e dallo Statuto dei lavoratori”. “Se i giornalisti vorranno fare vertenza, lo facciano pure – ha replicato il neo governatore – . Non hanno un rapporto a tempo indeterminato perché non hanno fatto un concorso pubblico, il loro rapporto è fiduciario. Presentino i curricula e li verificherò assieme agli altri che riceverò”.

Crocetta però prima di azzerare l’ufficio stampa dovrà fare i conti con i contratti giornalistici a tempo indeterminato che blindano di fatto la posizione dei giornalisti. E anche la posizione dell’addetto stampa a Bruxelles è blindata per almeno tre anni. In caso contrario la Regione dovrebbe pagare un anno di stipendio a tutti i giornalisti sollevati dall’incarico dal neo governatore. “Abbiamo difeso dagli attacchi arroganti, mossi dai predecessori di Crocetta, i giornalisti che scrivevano su di loro – ha scritto l’ordine dei giornalisti in una nota – e difendiamo ora i giornalisti dagli attacchi arroganti di chi vuol cambiare tutto per non cambiare niente”.

In passato anche la Corte dei Conti si era interessata alla vicenda, aprendo un’indagine che calcolava in circa cinque milioni e trecento mila euro il danno erariale provocato dall’istituzione dell’ufficio stampa. Alla fine però i magistrati contabili avevano assolto sia Lombardo che Cuffaro.

Nel frattempo va prendendo forma la nuova giunta regionale. Lunedì dovrebbe essere il giorno in cui Crocetta nominerà il nuovo assessore all’energia. Un ruolo che sarà occupato da Nicolò Marino, per anni magistrato antimafia a Catania e oggi sostituto procuratore a Caltanissetta dove ha indagato sulla strage di via d’Amelio. Il nome di Marino circola da giorni, ma solo nelle ultime ore il magistrato ha annunciato che sarà a Palermo lunedì per partecipare ad una conferenza stampa con Crocetta a Palazzo d’Orleans. “Il resto lo desumete da voi” ha glissato il magistrato catanese. Come dire che sta per appendere la toga al chiodo.

(dal Fatto Quotidiano)

Nuova tragedia del mare nel canale di Sicilia: in dieci morti, 70 salvati

Arrival of immigrants in the sea of Lampedusa,...

Arrival of immigrants in the sea of Lampedusa, Italy. (Photo credit: Wikipedia)

C’è stato un nuovo naufragio nel Canale di Sicilia. Un gommone con a bordo circa un’ottantina di migranti è colato a picco di fronte alle coste libiche, a 140 miglia a Sud di Lampedusa, dove ad accogliere i superstiti c’era anche Rosario Crocetta, il nuovo presidente della Regione.

I cadaveri di sette extracomunitari sono stati recuperati intorno alle 13 di oggi dalle motovedette della Capitaneria di porto, impegnate nelle operazioni di soccorso di un gommone naufragato la notte scorsa a 35 miglia a Nord delle coste libiche. Le sette vittime, imbarcate sul pattugliatore d’altura ‘Cigala Fulgosi’, si aggiungono alle altre tre recuperate ieri.

Le motovedette, partite da Lampedusa, e coadiuvate nelle operazioni di soccorso dal pattugliatore d’altura ‘Foscari‘, ieri hanno salvato 70 naufraghi, 66 somali e 4 eritrei, tra i quali anche una donna incinta.

L’allarme è stato lanciato, come accaduto altre volte in passato, con una telefonata effettuata ieri mattina da un telefono satellitare, che avvisava la Capitaneria di porto di Palermo, di un gommone in difficoltà di fronte alla Libia.

Dopo essere stato localizzato da un aereo maltese, il gommone è stato raggiunto dalle motovedette italiane solo in serata. Ad accogliere i profughi arrivati a Lampedusa il neo presidente in carica della Regione Sicilia, Rosario Crocetta.

‘E stato un confronto con il dolore di un intero popolo, quello somalo, costretto a fuggire da una dittatura terribile e dalla miseria’ dice Crocetta. ‘Le immagini provocheranno gli stessi stereotipi di sempre nei confronti di Lampedusa – aggiunge – occorre rassicurare tutti che Lampedusa è un’isola perfettamente vivibile, che sa gestire queste emergenze. Ci sono stati immediati ed efficaci soccorsi da parte della protezione civile, forze armate, carabinieri e polizia, con un livello di accoglienza notevole’.

E continua: ‘C’è il dramma dell’Africa a cui l’Europa deve dare una risposta e c’è il dramma di Lampedusa che per tutta l’Europa subisce le problematiche collegate all’immigrazione clandestina. Bisogna sollecitare il governo affinché si possa avviare un dialogo con i Paesi coinvolti, per assicurare una gestione civile e umanitaria dei flussi migratori ma, al contempo dobbiamo pensare a un progetto per il rilancio dell’economia di Lampedusa’.

Regione Sicilia conti in rosso: pignorati gli stipendi

La Regione Sicilia non finisce mai di stupire. I dipendenti dell’Assemblea regionale siciliana giovedì 27, giorno di pagamento delle retribuzioni, non percepiranno lo stipendio. I conti di Palazzo dei Normanni sono stati pignorati dai legali di un gruppo di 76 dipendenti ai quali il giudice del lavoro ha riconosciuto scatti di anzianità a partire dal 2005.

L’amministrazione dell’Assemblea ha diramato una circolare, informando i 270 dipendenti che gli stipendi saranno ‘differiti’. Nella storia del Parlamento più antico d’Europa non era mai successo. Il decreto ingiuntivo, che ha congelato i conti correnti, è stato presentato per 24,5 milioni di euro.

Da oggi dunque, niente paga per i dipendenti  dell’Assemblea regionale siciliana, che nel giorno di pagamento delle retribuzioni, non percepiranno lo stipendio. I conti di Palazzo dei Normanni sono stati pignorati. Si prospetta un giovedì nero anzi in rosso per i 270 dipendenti regionali che non hanno percepito lo stipendio.

Francesco Cascio, presidente dell’Assemblea assicura: ‘Ci sarà qualche giorno di ritardo, ma non ci dovrebbero essere problemi a garantire comunque tutte le buste paga’.

L’Ars, ad appena 29 giorni dalle elezioni, dallo spiegare le consulenze esterne al far rimanere a dir poco sbalorditi per il netto degli stipendiati, le indennità, le pensioni d’oro, le auto blu, le presunte gare truccate, lo spreco di dirigenti, il numero ‘eccessivo’ di impiegati e l’ultima inchiesta sulle spese, ha il suo gran da fare.

Intanto da una nota stampa  dell’assessorato regionale per il Turismo, lo Sport e lo Spettacolo fanno sapere che è stato sbloccato il pagamento degli stipendi e degli oneri riflessi di luglio e agosto dei dipendenti del Teatro Vittorio Emanuele di Messina. Il ritardato pagamento è stato causato da una interruzione del sistema informatico regionale, risolto il quale è stata sbloccata l’intera procedura.

http://www.ars.sicilia.it

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