Festa della Repubblica: Napolitano annulla ‘per sobrietà’ il ricevimento al Quirinale

Napolitano 2 giugno Festa della RepubblicaIl 2 giugno prossimo, Festa Nazionale della Repubblica, Napolitano rivolgerà in tv l’abituale messaggio augurale e presenzierà come sempre alla rassegna militare. Ma, ‘per ragioni di sobrietà’ non si terrà, il giorno prima, il consueto ricevimento. Solo festeggiamenti ‘istituzionali’ anche nelle prefetture. Cosi’ il Quirinale.

‘Il 2 giugno prossimo, Festa Nazionale della Repubblica, il presidente Napolitano rivolgerà in televisione – afferma la nota della presidenza della Repubblica – l’abituale messaggio augurale a tutti gli italiani e presenzierà come sempre alla rassegna militare’.

‘Per ragioni di sobrietà e di massima attenzione al momento di grave difficoltà che larghe fasce di popolazione attraversano, non avrà invece luogo il tradizionale ricevimento del 1 giugno riservato alle autorità istituzionali, a esponenti della società civile e ai Capi missione delle Rappresentanze Diplomatiche in Italia‘.

‘Nel pomeriggio del 2 giugno saranno invece aperti, come di consueto, ai cittadini i giardini del Quirinale‘. ‘Nei capoluoghi di provincia, le Prefetture – conclude la nota – renderanno omaggio in termini strettamente istituzionali alla ricorrenza della Festa della Repubblica‘.

Le reazioni
Ventitré deputati di Sinistra Ecologia Libertà hanno presentato oggi, a un mese dalla parata del 2 giugno, una mozione parlamentare con la quale si chiede l’annullamento della parata e la destinazione delle risorse risparmiate alle misure contro la crisi e per il lavoro. ‘Apprezziamo il gesto del presidente Napolitano ma proprio per questo ci appare assurdo spendere milioni di euro per far sfilare carri armati e altri mezzi militari quando il paese attraversa una crisi così grave e non ci sono risorse nemmeno per assicurare i servizi fondamentali ai cittadini.

Meglio sarebbe destinare queste risorse agli ammortizzatori sociali, per gli asili nido o ai servizi per gli anziani non autosufficienti’. Lo affermano Claudio Fava e Giulio Marcon di Sinistra Ecologia Libertà, tra i firmatari della mozione. La parata di quest’anno costerà diversi milioni e nonostante le molte richieste provenienti dalle associazioni e dalle campagne della società civile, nessun segno di ripensamento si avverte da parte del governo e della Presidenza della Repubblica.

‘Con questa iniziativa – continuano Fava e Marcon – vogliamo anche ricordare che dobbiamo cambiare il nostro modello di difesa che deve essere rispettoso dell’art. 11 della nostra Costituzione’. ‘E’ possibile festeggiare in un altro modo la festa della Repubblica: quel giorno molti deputati di Sinistra Ecologia Libertà andranno a visitare i progetti che vedono impegnati i ragazzi e le ragazze in servizio civile che con questo impegno – concludono Fava e Marcon – forniscono un importante aiuto ai bisogni sociali del paese’.

‘Il segnale di sobrietà dato dal presidente Napolitano per il 2 giugno è positivo. Pensiamo ora a come rendere più sobria la parata del 2 giugno, coinvolgendo anche il mondo dell’associazionismo’. Lo afferma Edoardo Patriarca, deputato del Pd. ‘La crisi impone a tutti profili diversi – continua Patriarca – E ricordiamo che l’Italia nel mondo è rappresentata anche da una serie di soggetti del volontariato, che in questi anni di crisi sono stati un punto di riferimento per tanti’.

‘Napolitano annulla il ricevimento al Quirinale del primo giugno per sobrietà. Si vuole cancellare anche la tradizionale parata del 2?’ E’ quanto scrive Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra, in un tweet.

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Sparatoria davanti a Palazzo Chigi, feriti due carabinieri e una passante, uno è grave

SPARI P. CHIGI: UN CC FERITO AL COLLO, UNO ALLA GAMBAAlcuni colpi di pistola sono stati sparati intorno alle 11.40 davanti a Palazzo Chigi a Roma, proprio mentre il nuovo governo Letta stava giurando al Quirinale con il presidente Giorgio Napolitano. Due carabinieri sono stati feriti. Uno è grave ed è ricoverato all’Umberto I con una ferita al collo, l’altro, ferito a una gamba, era dentro la garitta di guardia.

 L’uomo che ha sparato è stato fermato dalle forze dell’ordine. Si tratta di Luigi Preiti, un calabrese di Rosarno, forse con precedenti penali, vive ad Alessandria in Piemonte e ha 49 anni. E’ arrivato in giacca e cravatta e ha cominciato a sparare, cinque o sei colpi. Anche lui poi è stato ferito nella successiva sparatoria. Ora si trova ricoverato al San Giovanni. Ma si cercano altre persone che potrebbero aver partecipato all’attentato. L’uomo è stato immobilizzato da altri carabinieri e portato in caserma.Sparatoria di fronte a Palazzo Chigi

Intorno alle 11.30 l’uomo è arrivato all’angolo tra Palazzo Chigi e il palazzo Wedekind sede del quotidiano Il Tempo, in piazza Colonna. L’uomo a freddo ha tirato fuori la pistola e ha cominciato a sparare contro il cordone di sicurezza nella piazza formato dai carabinieri. ‘Sparava come se fossero birilli‘, racconta un testimone oculare. Il primo carabiniere è stato colpito a distanza ravvicinata alla gola. Poi l’attentatore ha continuato a sparare contro gli altri militari ferendone almeno altri due. A quel punto ‘gli altri carabinieri si sono buttati tutti a terra, mentre altri ancora lo hanno inseguito saltandogli addosso fermandolo e disarmandolo. All’inizio non ci siamo resi conto di niente, pensavamo fossero petardi’. Nella zona sono arrivate diverse ambulanze per soccorrere feriti e altre persone che si sono sentite male e sono state portate nell’androne di Palazzo Chigi.

Luigi Preiti, non ha precedenti penali. Lo si apprende da fonti investigative. L’uomo ha agito da solo. A quanto apprende l’Adnkronos da fonti qualificate, dalle prime verifiche effettuate sembra che Luigi Preiti, autore della sparatoria davanti palazzo Chigi, non avesse alcuna licenza per il porto d’armi.

E’ stata ferita da una scheggia, probabilmente non da un proiettile, la donna soccorsa dal 118 a palazzo Chigi subito dopo la sparatoria. Si tratta di una donna incinta, che passava di lì con il marito e un altro figlio. Durante gli spari i tre sono caduti in terra ferendosi lievemente.

Secondo chi ha assistito alla scena l’uomo ha sparato all’improvviso senza lasciare il tempo di un qualsiasi preavviso. Non ci sono state né urla né minacce prima dei colpi, viene riferito.

I carabinieri del reparto investigazioni scientifiche stanno eseguendo i rilievi davanti a palazzo Chigi. In terra ci sono ancora sei cerchi bianchi tracciati con il gesso, attorno ad altrettanti bossoli. Nei pressi della camionetta dei carabinieri, nel punto dove uno dei due carabinieri è stato colpito, c’è invece una macchia di sangue. Tutti gli accessi a piazza colonna sono bloccati dalle forze dell’ordine.

I volti dei nuovi ministri sono passati dalla gioia, all’incredulità poi allo sgomento appena appresa la notizia della sparatoria davanti a Palazzo Chigi durante la loro cerimonia del giuramento al Quirinale.

Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha immediatamente fatto il punto con il ministro Alfano sulla sparatoria davanti palazzo Chigi. Il governo è stato avvertito dopo il giuramento, a cui non sono seguiti festeggiamenti. Dopo la prima presa di visione, Letta è andato palazzo Chigi per il passaggio delle consegne con Monti e per il primo Cdm.

‘A naso penso sia il gesto compiuto da uno squilibrato‘. E’ quanto risponde ai giornalisti che gli chiedono informazioni sulla sparatoria davanti palazzo Chigi, il neo ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri uscendo dal Quirinale al termine della cerimonia di giuramento. A chi le chiede: ‘Dunque nessuna regia?’ il ministro replica: ‘Credo proprio di no, spero si tratti di un fatto isolato ma dobbiamo ancora appurare le esatte dinamiche dell’evento anche se non è più un compito che spetta al mio dicastero’.

Alla domanda se avesse dato consigli al nuovo ministro dell’Interno Alfano, a capo di un dicastero ricoperto fino a ieri da lei stessa, Cancellieri ha replicato: ‘Assolutamente no, non è nella mia natura dare consigli, ma sicuramente ci vedremo presto’.

Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha detto che non si tratta di un atto di terrorismo: ‘È il gesto di un pazzo e di uno squilibrato ma non ci dobbiamo stupire quando si inveisce continuamente contro il ‘Palazzo’, come se fosse da abbattere’.

La Procura di Roma intende chiedere la convalida dell’arresto, al momento, per i reati di tentato omicidio, lesioni gravissime e detenzione illegale di armi. L’uomo è stato bloccato da carabinieri del sesto battaglione Toscana, di servizio nell’area. Le sue ferite sono conseguenza della colluttazione con i militari che lo hanno bloccato. I due carabinieri feriti sono un brigadiere e un appuntato e non hanno risposto al fuoco, mentre la passante, in stato di gravidanza, sarebbe stata colpita da alcune schegge, secondo quanto riferisce il 118. La donna è stata ricoverata con ferite lievi all’ospedale Santo Spirito. La donna stava passando in piazza Colonna insieme al marito e al figlio, i quali in seguito alla sparatoria sono caduti a terra riportando contusioni lievi: il bambino avrebbe preso una botta al volto. Anche loro sono stati trasferiti insieme alla donna all’ospedale.

Luigi Preitinon è uno squilibrato, non ha mai sofferto di patologia psichiatriche’: lo ha detto all’ANSA il fratello Arcangelo. ‘Siamo allibiti, non sappiamo spiegarci quel che è potuto accadere’.

‘Preiti non mi risulta sia mai stato segnalato ai servizi sociali del Comune’. Lo ha detto il sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi. ‘Dalle notizie che ho potuto acquisire – ha aggiunto Tripodi – al momento Preiti non viveva a Rosarno e tornava in paese solo in estate’.

Chi sono i due carabinieri
I carabinieri feriti dall’attentatore davanti a Palazzo Chigi sono il brigadiere Giuseppe Giangrande, di 50 anni, e il carabiniere scelto Francesco Negri, di 30. Sia il brigadiere sia l’appuntato sono effettivi al Battaglione Toscana.

Quattro uomini del Ris con tute bianche, stanno lavorando davanti palazzo Chigi, all’angolo con la sede del quotidiano ‘Il Tempo’ hanno recuperato la pistola usata per sparare contro i due carabinieri.

Il pm della procura di Roma, Antonella Nespola, è arrivata all’ospedale San Giovanni dove sono ricoverati l’attentatore di palazzo Chigi e uno dei due carabinieri feriti, quello meno grave. Entrando dal pronto soccorso il magistrato non ha rilasciato dichiarazioni.

A sparare contro due carabinieri oggi di fronte a Palazzo Chigi è stato un disoccupato di 49 anni, in quello che dai primi accertamenti appare un gesto isolato.

Lo ha detto oggi il neo ministro dell’Interno Angelino Alfano in sala stampa a Palazzo Chigi al termine del primo Consiglio dei ministri presieduto dal premier Enrico Letta.

‘Il tragico gesto criminale è stato operato da un disoccupato di 49 anni, che ha manifestato subito dopo l’intenzione di volersi suicidare, ma non ha potuto farlo perché il caricatore era ormai scarico’, ha detto Alfano ai media.

‘Da un primo esame, la vicenda può essere ricondotta ad un gesto isolato, sul quale sono in corso ulteriori accertamenti’.

La sparatoria, secondo il ministro, non è sintomatica di un rischio sicurezza per l’Italia.

‘La situazione generale nel Paese non desta preoccupazioni, ma sono stati rafforzati i controlli presso gli obiettivi a rischio’.

‘L’uomo ha esploso sei colpi – ha proseguito Alfano nella sua ricostruzione -, due hanno colpito il brigadiere Giangrande, che si trova ricoverato al Policlinico Umberto I di Roma: la prognosi è riservata e ci sarà un bollettino nelle prossime ore’.

Il secondo ferito, ‘il carabiniere scelto Negri, ha ferite da arma da fuoco in entrambe le gambe, ed è in condizioni migliori (del primo)’.

Il brigadiere Giuseppe Giangrande è ricoverato in prognosi riservata per una ferita al collo, mentre il carabiniere scelto Negri è ferito gravemente alla gamba e non è in pericolo di vita. Ha riportato solo una ferita alla gamba. ‘Una frattura – riferiscono fonti sanitarie dell’ospedale San Giovanni – che i medici stanno sistemando’.

Più grave la situazione del suo collega, sottoposto a intervento chirurgico. ‘Il paziente Giangrande Giuseppe è giunto in codice rosso all’Umberto I. Il foro d’entrata del proiettile è stato localizzato nella regione laterale del collo a sinistra. Il proiettile è stato estratto e c’è una lesione alla colonna vertebrale a livello cervicale importante. Sono in corso accertamenti’, hanno detto i medici. Giangrande vive a Prato, è vedovo da due mesi e ha una figlia di 23 anni. E’ di origini siciliane. Il collega Negri, è del Sesto battaglione carabinieri Toscana, dove è arrivato nel 2009. Prima era in servizio in una stazione in Lombardia. Negri ha 30 anni, è celibe ed è originario di Torre Annunziata. ‘Sto correndo a Roma da mio figlio’, ha detto la madre di Negri, dopo aver saputo dell’aggressione. In ospedale è arrivata anche la compagna di Negri.

‘E’ un ragazzo forte’, ha detto il direttore sanitario Gerardo Corea parlando con i giornalisti. ‘Quando l’hanno portato in ospedale si preoccupava delle condizioni del collega, non delle sue. Chiedeva solo notizie dell’altro militare ferito questo è un vero carabiniere’. Oggi il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha visitato con il ministro della difesa Mario Mauro i due agenti colpiti questa mattina a piazza Colonna.

Al San Giovanni si trova anche l’uomo che ha sparato, Luigi Preiti. Il battaglione dei due carabinieri è il corrispettivo del Reparto Mobile della polizia. E’ stata invece ferita da una scheggia, probabilmente non da un proiettile, la donna soccorsa dal 118 a palazzo Chigi subito dopo la sparatoria. Si tratta di una donna incinta, che passava di lì con il marito e un altro figlio. Durante gli spari i tre sono caduti in terra ferendosi lievemente.

Enrico Letta incaricato da Napolitano per fare il nuovo governo, da domani le consultazioni

letta-afp-672Enrico Letta è l’uomo a cui il presidente della Repubblica ha affidato l’incarico per la formazione del nuovo governo. Il ministro più giovane della storia d’Italia, nel 1998 con il primo governo D’Alema ha 32 anni contro i 35 di Andreotti quando riceve l’incarico di gestire le Politiche comunitarie,  inizierà le consultazioni già da domani alla Camera con tutte le forze politiche presenti in Parlamento e conta di poter sciogliere la riserva ‘a breve’.

Parlando con i giornalisti al termine dell’incontro con Giorgio Napolitano al Quirinale, il vice segretario del Partito democratico ha ammesso che la situazione è ‘difficile, fragile e inedita’ e che il governo, un governo di servizio,  ‘non nascerà a tutti i costi ma solo se ci saranno certe condizioni’.

Il primo obiettivo sarà quello di dare risposte alle emergenze del lavoro e della povertà e di ridare credibilità alla politica attraverso riforme costituzionali e della legge elettorale.

Letta ha detto anche che occorre ‘cambiare la barra delle politiche europee troppo attente all’austerità’.

‘Ho accettato sentendo sulle spalle una grande responsabilità, anche più forte e più pesante della capacità delle mie spalle di reggerla, perché questa situazione inedita e fragile non può continuare. Il Paese sta aspettando un governo’, ha detto Letta dopo aver accettato con riserva l’incarico.

‘Mi metto in questo impegno perché penso che il paese ha bisogno di risposte specie quella parte del paese che soffre che ha bisogno di lavoro che non c’è, le imprese che chiudono i giovani che vanno via dal paese’, ha detto ancora il presidente incaricato. Bisogna dare una risposta all’emergenza giovani e questa sarà una priorità, ha affermato ancora Letta.

Secondo Letta ora è necessario ‘dare risposte attraverso una politica credibile’. ‘O si trova credibilità o non c’è possibilità di trovare gli strumenti per risolvere i problemi – ha aggiunto -. C’è bisogno di strumenti che solo la politica può avere. Io metterò grande impegno e determinazione per far sì che possa uscire una politica italiana diversa attraverso riforme costituzionali necessarie per ridurre il numero dei parlamentari, cambiare il sistema di bicameralismo paritario che ha bloccato il Paese, fare una legge elettorale di quella che ha fino per bloccare la situazione’.

‘Il mio grande impegno sarà a far sì che da questa vicenda possa uscire una politica italiana diversa con riforme istituzionali per ridurre il numero dei parlamentari, cambiare il bicameralismo e una nuova legge elettorale’, ha continuato Letta. ‘Se si rivotasse ora l’effetto blocco sarebbe uguale a quello attuale e non ce lo possiamo permettere. Ecco perché faccio un appello alla responsabilità di tutte le forze politiche in Parlamento perché facciano tutte insieme quelle riforme necessarie come la riduzione dei parlamentari e la legge elettorale’, sono state ancora le parole di Letta.

‘Il governo non nascerà a tutti i costi’. ‘Governo di servizio al paese’. Così Letta ha definito il suo esecutivo, che ha sottolineato avrà obiettivi chiari: moralizzazione della vita pubblica e riforme costituzionali. Poi però ha avvertito: ‘Questo governo non nascerà a tutti i costi, ma se ci saranno le condizioni. Io ce la metterò tutta perché gli italiani non ce la fanno più dei giochetti della politica. Con grande umiltà e senso del limite ma con una determinazione fortissima a dare seguito alla volontà del presidente della Repubblica’, ha detto Letta.

Bersani. Il segretario dimissionario del Pd Pierluigi Bersani ha commentato con grande soddisfazione l’incarico a Letta. ‘Bene, benissimo’ ha detto entrando alla sede del partito.

Renzi. ‘In bocca al lupo e un forte abbraccio’. Lo scrive su Twitter Matteo Renzi a proposito dell’incarico di formare un governo al vice segretario del Pd.

Alfano: no a governicchio. ‘E bene chiarire al Pd che per noi non ci sarà un nuovo caso Marini, non daremo il sostegno a uno di loro cui loro non daranno un sostegno reale, visibile’. Lo dice il segretario del Pdl Angelino Alfano. ‘Se si tratta di un governicchio qualsiasi, semibalneare, lo faccia chi vuole, ma noi non ci stiamo’.

‘Abbiamo la netta impressione che il Pd un governo forte non voglia farlo, ma non possa dirlo – afferma Alfano in una nota -. È desolante la lettura, sui giornali di questa mattina, delle dichiarazioni di numerosissimi esponenti del Partito Democratico. Un florilegio di attacchi al Popolo della Libertà, al suo leader e alla storia del nostro partito, unito a organigrammi, nomi, poltrone e cadreghe varie. Il tutto aggravato da una inquietante sudditanza psicologica a una sorta di primato dei tecnici. Prima ancora di sapere chi sia il presidente incaricato, è bene chiarire al Pd che per noi non ci sarà un nuovo caso Marini, non daremo il sostegno a uno di loro cui loro non daranno un sostegno reale, visibile, con nomi che rendano evidente questo sostegno e con un programma fiscale chiarissimo ed inequivocabile. Non intendiamo pagare altri prezzi per la nostra lealtà e ribadiamo che o il governo è forte, politico (con i tecnici abbiamo già dato), duraturo e capace di affrontare la crisi economica oppure, se si tratta di un governicchio qualsiasi, semibalneare, lo faccia chi vuole, ma noi non ci stiamo’.

Amato. Immediato il commento di Giuliano Amato, l’altro candidato favorito per l’incarico: ‘Assolutamente soddisfatto’. Poi ha aggiunto: ‘Il capo dello Stato è un organo di garanzia. È come un motore di riserva che, se si inceppa la macchina del circuito governo-Parlamento, entra in funzione. È un motore che non sostituisce questo meccanismo ma è come se fosse un motore di avviamento, da azionare per accendere l’auto quando si spegne’.

‘Napolitano è come il motorino di avviamento’. Alla presentazione del libro ‘La Repubblica del presidente’, Amato, proprio negli stessi minuti in cui viene chiamato al Quirinale Letta, punta il dito contro le forze politiche che finora sono rimaste sorde agli appelli di Napolitano. ‘Cosa ci mette Napolitano di più in tutto ciò? Alle prese con un sistema politico-istituzionale non molto diverso dalla mia Panda del ’90, lui è come il motorino di avviamento, il cui uso è frequente perché l’auto si spegne con facilità’. ‘In questo settennato – conclude Amato – è stato necessario che Napolitano intervenisse, non in sostituzione di qualcuno o qualcosa, ma per riaccendere la macchina’.

SU Twitter #Letta#governo

Il secondo mandato di Napolitano

elezione-del-presidente-della-repubblicaSembra un paradosso, ma il rieletto Napolitano si è dimesso. La procedura vuole così: per poter prestare il giuramento previsto oggi pomeriggio alle 17 dinanzi alle Camere riunite in qualità di presidente eletto, il capo dello Stato ha dovuto sottoscrivere formali dimissioni. E subito dopo al Quirinale è stata ammainata la bandiera della presidenza.

Giorgio Napolitano è tenuto in alta considerazione per il suo profilo personale dal governo tedesco come nel contesto internazionale’, ha commentato oggi il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert a Berlino.

Alle 17 inizierà il secondo mandato di Napolitano alla presidenza della Repubblica. Mentre il capo dello Stato presterà giuramento sulla  Costituzione, dal Gianicolo 21 colpi di cannone saluteranno  l’inizio del nuovo settennato della più alta carica dello Stato. Sarà la presidente della Camera Laura Boldrini a invitare Napolitano a  giurare, in base all’articolo 91 della Costituzione secondo la formula  che il capo dello Stato probabilmente conoscerà ormai a memoria: ‘Giuro  di essere fedele alla Repubblica e di osservare lealmente la  Costituzione’.

Dopo il giuramento, che sarà ‘segnato’ dalla campana di Montecitorio, ci sarà uno scambio di poltrone: il Capo dello Stato si metterà su quella dove si trovava la terza carica dello Stato, e pronuncerà il suo discorso al Parlamento. Subito dopo si procederà alla chiusura della seduta, con Laura Boldrini e il presidente del Senato Pietro Grasso che accompagneranno Napolitano all’ingresso principale, dove ad attenderlo, oltre ad uno schieramento interforze, ci sarà il presidente del Consiglio Mario Monti con il quale andrà all’Altare della Patria. I presidenti dei due rami del Parlamento attenderanno infine al Quirinale l’arrivo del capo dello Stato.

(fonte laRepubblica)

Napolitano, il Presidente rieletto

English: President of Italy Giorgio Napolitano...

English: President of Italy Giorgio Napolitano. Italiano: Palazzo del Quirinale. fotografia ufficiale del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. (Photo credit: Wikipedia)

‘Dobbiamo guardare tutti, come io ho cercato di fare in queste ore, alla situazione difficile del Paese, ai problemi dell’Italia e degli italiani, all’immagine e al ruolo internazionale del nostro Paese’. Lo ha detto il Presidente, Giorgio Napolitano, nell’incontro con il Presidente della Camera, Laura Boldrini, che, assieme al Presidente del Senato, Pietro Grasso, al Quirinale gli ha comunicato la sua rielezione a Presidente della Repubblica da parte delle Camere riunite con la partecipazione dei delegati regionali, al sesto scrutinio con 738 voti su 997 presenti e votanti.

Il Presidente ha voluto innanzitutto rivolgere il suo saluto e il suo omaggio alla Presidente della Camera e, con lei, al Presidente del Senato che ‘hanno sperimentato la fatica e la tensione del presiedere una seduta comune insieme con i delegati regionali: una seduta comune che già di per sé, per la sua stessa natura, è altamente impegnativa e che è risultata particolarmente tormentosa’. Di qui il ringraziamento per ‘questa loro dedizione’.

‘Potete immaginare – ha detto il Capo dello Stato – come io abbia accolto, con animo grato, la fiducia espressa liberamente sul mio nome dalla grande maggioranza degli appartenenti dei componenti l’Assemblea dei Parlamentari e dei delegati regionali. E come abbia egualmente accolto la fiducia con cui tanti cittadini hanno ansiosamente atteso una positiva conclusione della prova cruciale e difficile dell’elezione del Presidente della Repubblica. Ringrazio la stampa per come ha seguito e per come è chiamata a raccontare con obiettività i fatti di questa speciale giornata. Lunedì dinanzi alle Camere, concordando in questo senso la convocazione della seduta comune, avrò modo di dire quali sono i termini entro i quali ho ritenuto di potere accogliere in assoluta limpidezza l’appello rivoltomi ad assumere ancora l’incarico di Presidente. E preciserò come intenda attenermi rigorosamente all’esercizio delle mie funzioni istituzionali. Auspico fortemente che tutti sapranno nelle prossime settimane, a partire dai prossimi giorni, onorare i loro doveri concorrendo al rafforzamento delle istituzioni repubblicane’.

Ai Presidenti delle Camere, quindi il Capo dello Stato ha manifestato il suo intendimento di avviare immediatamente il nuovo mandato.

Il Presidente Giorgio Napolitano ha sottoscritto questa mattina l’atto di dimissioni dalla carica di Presidente della Repubblica da lui assunta il 15 maggio del 2006, nell’imminenza del giuramento che presterà oggi pomeriggio alle 15 dinanzi alle Camere riunite quale Presidente rieletto.

La cerimonia di giuramento potrà essere seguita in diretta sul sito della Presidenza della Repubblica.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della sua rielezione, ha ricevuto numerosi messaggi augurali.

Papa Francesco ha rivolto al Presidente Napolitano l’augurio di ‘continuare la sua azione illuminata e saggia sostenuto dalla responsabile cooperazione di tutti’ e ha lodato ‘la grande disponibilità e lo spirito di sacrificio’, con il quale Napolitano ‘ha accettato nuovamente la suprema magistratura dello Stato italiano quale Presidente della Repubblica. Invoco sulla sua persona e sul suo alto servizio al Paese la costante assistenza divina e di cuore invio a lei e alla diletta nazione italiana la benedizione apostolica, quale incoraggiamento a costruire un futuro di concordia, di solidarietà e di speranza’.

Il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha sottolineato come ‘per sette anni il Presidente Napolitano ha dimostrato una leadership straordinaria in Italia, in Europa e in tutto il mondo. Ammiro la sua decisione di servire ancora una volta il popolo italiano come Presidente, e mi congratulo con la decisione del Parlamento italiano di unirsi nello sceglierlo per proseguire nel suo incarico’. ‘Il forte impegno del Presidente Napolitano sul fronte dell’alleanza tra Stati Uniti e Italia è profondo e duraturo, e riflette i saldi legami tra i due popoli. La sua lunga gestione delle relazioni transatlantiche garantisce che andremo avanti insieme nell’affrontare le sfide dei nostri tempi’.

Il Presidente austriaco Heinz Fischer ha rilevato che Napolitano gode di un ‘alto riconoscimento’ internazionale, ed è ‘una personalità integra della politica italiana con una grande esperienza’. Il Capo dello Stato rieletto, ‘legato da amicizia con l’Austria e personalmente al Presidente federale’, è come nessun altro ‘garante per uno sviluppo positivo delle relazioni fra Italia e Austria’.

Le più vive felicitazioni sono state espresse dal Presidente della Repubblica federale di Germania, Joachim Gauck: ‘So di condividere con lei l’idea di un’Europa unita che è il filo conduttore del nostro operato politico. Lei prosegue il suo mandato di così alta responsabilità in un momento di grandi sfide per il suo paese e per l’Europa. Sono convinto che lei intraprenderà ogni sforzo per fronteggiare queste sfide. La Germania vuole essere per lei un buon partner, sempre disposto ad aiutare. Per i difficili compiti che dovrà affrontare’, il Presidente Gauck ha augurato a Napolitano ‘forza, determinazione, perseveranza e sempre fortuna’.

Il Presidente della Repubblica francese Francois Hollande, nell’esprimere fiducia per l’impegno che il Presidente Napolitano andrà ad assumere, ha auspicato ‘che l’Italia e la Francia continueranno a lavorare insieme per una Europa più forte e solidale’.

Il Presidente della Slovenia, Borut Pahor ha espresso le più ‘sincere congratulazioni per il rinnovo del mandato. Sicuro che il dialogo stabilito durante il nostro primo incontro continuerà e si consoliderà anche per il futuro’.

Il Presidente della Repubblica di Polonia, Bronisław Komorowski, ha sottolineato ‘il ruolo significativo’ svolto dal Presidente Napolitano ‘in questi ultimi decisivi mesi per la politica italiana, assumendosi la responsabilità durante questo periodo particolarmente difficile. Sono certo che la Sua autorevolezza ed esperienza garantirà all’Italia la stabilità e prestigio sulla scena internazionale’.

Il Presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso, anche a nome della Commissione europea, si è congratulato ‘per la sua rielezione a Presidente della Repubblica italiana. Rinnovando il suo mandato come Capo dello Stato, il Parlamento italiano conferma in maniera inequivocabile il successo del suo primo settennato, nel corso del quale lei è stato, in modo pieno e autorevole, punto di riferimento istituzionale, nonché garante riconosciuto dell’unità nazionale e del prestigio internazionale del paese. La rielezione giunge in un momento cruciale del processo d’integrazione in cui i governi nazionali e le istituzioni europee sono chiamati a dar prova di grande equilibrio, coraggio e lungimiranza. Oggi più che mai i cittadini europei chiedono alle nostre istituzioni un rinnovato impegno democratico che porti al superamento della crisi con il rilancio della crescita e dell’occupazione. Sono certo che sotto la sua nuova presidenza, l’Italia, nel solco della sua tradizione europeista, continuerà a dare il suo decisivo contributo al nostro comune ideale europeo’.

‘Il più profondo e sincero apprezzamento per il suo senso del dovere e dell’interesse generale, per i suoi instancabili sforzi per assicurare la stabilità politica in Italia e la sua visione politica nel promuovere la causa europea’ vengono espressi dal Presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy.

‘Piena collaborazione dal Parlamento europeo per le importanti sfide del secondo mandato’ viene offerta dal Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz che, oltre a congratularsi, ringrazia Napolitano per il ‘senso di responsabilità e generosità nell’accettare l’incarico in un momento così difficile’. ‘Confido che la sua statura istituzionale ed esperienza aiuteranno il paese ad uscire dall’impasse, e a restaurare stabilità, coesione e fiducia, di cui Italia e Europa necessitano’.

Messaggi di felicitazioni sono altresì pervenuti dal Segretario di Stato USA, John Kerry, che ha elogiato ‘l’ammirabile senso del dovere che l’ha fatto sentire in obbligo di continuare il suo incarico a servizio del popolo italiano’ e dal Direttore generale del Fondo Monetario Internazionale (FMI), Christine Lagarde.

Franco Marini: ‘Io vittima del mio partito allo sbando’, l’ex presidente del Senato ospite a In mezz’ora

Franco MariniUn partito dove si sono rafforzati più i potentati che non un’idea larga di partito, dove c’è un dilagare di opportunismo e di ambizioni, a partire da Renzi che dovrebbe ‘moderarsi’. La diagnosi dello stato di salute del Partito Democratico è di Franco Marini, il primo candidato proposto dal centrosinistra per il Quirinale e il primo a essere bruciato per non aver raggiunto i due terzi dell’assemblea del Parlamento in sede congiunta. Rosy Bindi ha definito quanto accaduto sulla sua pelle come inaccettabile. Lui, intervistato da Lucia AnnunziataIn mezz’ora, rafforza queste parole: è ‘più che inaccettabile’, dice, è stato ‘volgare e ingiusto’. ‘La mia candidatura – spiega – l’ha costruita il partito che ha capito come fosse necessario aprire un dialogo con una parte importante del Paese in un momento di crisi così grave. Sono esperto di queste cose, probabilmente gli emissari dei due partiti si saranno visti tante volte’. Dall‘altro lato ‘la cosa non l’ha indicata Berlusconi’. Che il suo nome fosse stato scelto dal Cavaliere, ha aggiunto, ‘è un’altra cosa inaccettabile che viene fuori da un chiacchiericcio di partito di chi voleva sabotare questa cosa’.

‘Io sono stato vittima del mio partito allo sbando’ insiste. Durante il programma l’ex presidente del Senato ha lanciato dure accuse contro il partito e il gruppo dirigente. A una domanda della Annunziata sulle varie ‘rottamazioni’ che ci sono state nel partito, da D’Alema a Veltroni, Marini ha replicato puntualizzando che i due, invece, ‘sono dentro e sono anche attivi e hanno preso parte al lavoro di questi giorni’.

Ma secondo l’ex presidente del Senato ‘il dramma non è nato quando Marini ha avuto 521 voti, ma quando Bersani, per questo non governo del partito, ha deciso di cambiare strategia e ha chiamato Prodi dall’Africa e lui è stato bruciato’. La mia candidatura ‘era legata a una strategia che torna ora’, visto che ‘Napolitano ora non ha spazi per dire cose diverse dal fare intese anche con il Pdl, non le chiamiamo larghe intese, chiamiamole medie intese…’.

Quanto al partito ‘il Pd deve recuperare credibilità, l’ha persa tutta e non so come ci si possa sedere accanto a interlocutori e leggergli negli occhi’ la domanda se si possono fidare. A Lucia Annunziata che gli chiedeva se fosse ancora del partito ha risposto di sì: ‘Io – ha aggiunto – sono uno di quelli che dal ’95 ha fatto la scelta del centrosinistra’. Il partito ‘ora forse è al passaggio più difficile’, deve recuperare credibilità. ‘Se si lasciano accumulare le varie differenze – prosegue – poi questo viene a galla in momenti come la votazione su di me o Prodi. Nel partito è rottura, non c’è solidarietà. La debolezza strutturale tocca anche gli ex comunisti che non sono più quelli che ho conosciuto io. Oggi di questi non tiene più nessuno. Chi ha votato contro Prodi non lo so. Ma Bersani è meno colpevole di altri. Lui non gestisce le cose da solo. Bisogna contarsi quando si prendono decisioni politiche’.

Da qui l’analisi del ‘dilagare di opportunismo che ha toccato il nostro partito’. Un opportunismo che ‘tocca larghissimamente il gruppo dirigente’. E’ un ‘partito dove si sono rafforzati più i potentati che una idea larga di partito’. E Renzi? ‘E’ uno che ha un livello di ambizione sfrenata, a volte parla e non si sa quello che dice, cerca solo i titoli sui giornali. Se non modera questa ambizione finisce fuori strada’.

(fonte ilFattoQuotidiano)

Vendola a ‘In 1/2 ora’: ‘Prodi un nome autorevole, intollerabile la sua esclusione’

vendola-trasm_inmezzora-lapresse-258‘Io non vorrei mettere in imbarazzo Prodi che non ha bisogno di avvocati difensori perché è un nome autorevole’ anche a livello internazionale. Lo ha detto il leader di Sel, Nichi Vendola alla trasmissione di Lucia Annunziata, ‘In 1/2 ora’ su Rai3, parlando dei candidabili al Quirinale. ‘Indicare un candidato può significare bruciarlo’, soprattutto da parte di un partito piccolo, ma ‘trovo intollerabile che si possa pensare l’esclusione di Romano Prodi‘, ha aggiunto. Ieri, dal palco di Bari, Silvio Berlusconi aveva innalzato un muro sul cammino di Romano Prodi verso il Quirinale, eventualità da lui sempre fortemente osteggiata. È trapelato dalle sue parole il timore che ci possa essere ‘un inganno’ sull’elezione al Colle, allettandolo con nomi di facciata per poi lasciarlo fuori dalla corsa.

Specie in questo momento dove torna il rischio di ‘una guerra nucleare’, per Vendola serve una figura in grado di ‘far tornare in campo la vocazione pacifista del nostro Paese sancita dall’articolo 11 della Costituzione’. Altra caratteristica del nuovo inquilino del Colle – ha proseguito Vendola – deve essere quella di ‘ridare dignità al tema del lavoro togliendolo dalla condizione di vassallaggio nel quale è precipitato in questi anni’.

‘In generale e in astratto – ha detto Vendola – va bene ricercare il massimo punto di convergenza tra le forze politiche nell’elezione del Presidente della Repubblica, ma se qualcuno pensa che quelle del Quirinale siano prove per il trasformismo di chi vuole annegare ogni differenza tra destra e sinistra, si sbaglia’. Ecco, dunque, i paletti del leader di Sel alla ricerca di un’intesa con il centrodestra sul nome del candidato al Colle.

Per l’elezione del nuovo capo dello Stato si può seguire il ‘metodo Boldrini‘, quello con cui si è arrivati all’elezione della presidente della Camera e del presidente del Senato, ha suggerito Vendola. ‘Invece di esorcizzare il terremoto’, dopo le elezioni ‘io ho detto a Bersani: rompiamo il tabù’. Nel M5s c’è ‘un deposito di energie fresche indispensabili per dare una prospettiva al Paese. Nel governissimo, nell’inciucio c’è la puzza della vecchia politica’ e allora ‘credo che dobbiamo incamminarci su quella strada’. Appena ci si è incamminati ‘abbiamo immaginato che i presidenti della Camera e del Senato’ dovessero essere due personalità capaci ‘di dare speranza a un Paese stremato’.

Berlusconi pensa che la cultura media dell’italiano medio sia assolutamente scadente, che si forma con la tv commerciale e che la comunicazione politica deve essere una pancera elastica che aderisce al basso ventre. La politica per me è educazione, il mondo non è semplice, bisogna imparare la complessità per dominarla.’ In questo modo Vendola ha replicato a Silvio Berlusconi che ieri, durante il suo comizio a Bari, ha ironizzato sul linguaggio e sul modo incomprensibile di esprimersi utilizzato, a suo dire, dal presidente della Puglia.

(fonte il Sole24ore)

Election day, ok dal Quirinale

Le elezioni regionali di Lazio, Lombardia e Molise potranno tenersi il 10 marzo (invece che il 10 febbraio) e in quella data è possibile anche votare per le politiche: è una apertura al cosiddetto ‘Election day’ quella emersa dal Quirinale al termine del vertice dal presidente Giorgio Napolitano con i presidenti di Senato e Camera nonché il presidente del Consiglio, Mario Monti. Ma l’apertura è condizionata all’approvazione della legge di stabilità e soprattutto della legge elettorale.

‘C’è l’accordo, si vota il 10 marzo’ titola oggi Repubblica; ‘Voto a marzo, il Quirinale apre’ per il Corriere della Sera. ‘Napolitano apre all’election day’ è il titolo de la Stampa. Per Il Giornale, ‘Ciao Monti – Tecnici agli sgoccioli’ e aggiunge ‘Pdl soddisfatto per l’election day, le primarie si allontanano’, mentre Libero interpreta: ‘Vince il centrodestra: si vota il 10 marzo’.

Ma l’Election day è possibile ma non scontato, che si voti anche per le politiche dipenderà da una serie di fattori che si determineranno nelle prossime settimane, uno dei quali per il Presidente della Repubblica sarà appunto verificare la responsabilità delle forze politiche sulla riforma della legge elettorale, come si evince dalla nota diffusa dal Quirinale al termine del vertice. Il problema è capire cosa accadrà se non si arrivasse alla nuova legge tanto auspicata dal capo dello Stato entro il 20 gennaio, data ultima perché il Presidente possa sciogliere le Camere per il voto anticipato del 10 marzo. Il Quirinale sarebbe pronto a un ‘intervento’.

In tre passaggi Giorgio Napolitano spiega il suo ragionamento. ‘Una costruttiva conclusione della legislatura e la serietà dei problemi che il paese ha di fronte sconsigliano un affannoso succedersi di prove elettorali’, considerazione che viene riferita alle tre regioni chiamate al voto ma che non può non riguardare anche la scadenza elettorale più importante, quella appunto per il rinnovo del Parlamento. Inoltre il Capo dello Stato ritenendo ‘indubbia l’esigenza di un contestuale svolgimento delle elezioni nelle tre regioni’ giudica ‘appropriata la data del 10 marzo’, ma infine avverte che ‘attende il verificarsi delle condizioni opportune per la decisione che la Costituzione riserva al Capo dello Stato’, ossia lo scioglimento delle Camere.

La legge elettorale sarà quel test che Napolitano attende per prendere la decisione. Posto però che ci sono ‘adempimenti prioritari e ineludibili’ come ‘l’approvazione finale in Parlamento della legge di stabilità e quindi quella della legge di bilancio per il 2013′. Quanto alla riforma del voto è chiaro appunto che i tempi per verificarne la fattibilità si fermano a dicembre, in quanto per poter votare a marzo è necessario sciogliere le Camere entro gennaio. In questo senso il messaggio di ieri sera rivolto alle forze politiche è un nuovo e duro incitamento, una sfida al Parlamento affinché intervenga. E’ ‘altamente auspicabile la conclusione del confronto in atto da molti mesi per una riforma della legge elettorale’, ha scritto nella nota.

Se questo non accadrà in tempo utile Napolitano, assicurano al Colle, ‘non starà con le mani in mano’ e farà ‘tutto quello che è in suo potere fare’, e questo vuol dire mandare un messaggio alle Camere ma non solo. Bisogna ricordare infatti che c’è il principio sancito dalla sentenza della Corte costituzionale sulla rappresentatività del sistema di voto, e dunque la necessità di modificare il premio di maggioranza che oggi assegna alla coalizione che prende più voti un premio di governabilità pari al 55% dei seggi in Parlamento.

Infine è convinzione di Napolitano che sia necessario difendere il principio in base al quale spetta al nuovo Capo dello Stato e non a quello uscente il compito di affidare l’incarico al nuovo governo, ragione per la quale se davvero si creeranno quelle condizioni che porteranno al voto anticipato a marzo, a quanto si apprende, il Presidente potrebbe anche decidere di dimettersi qualche settimana prima della sua scadenza naturale, come fece Cossiga.

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