Bersani: ‘Anche la politica deve guarire’

Pier Luigi Bersani #cookednews

Pier Luigi Bersani sta bene. È dimagrito ma l’ho visto mangiare con appetito, rendendo il giusto onore a quegli straordinari tortelli piacentini fatti in casa. Sulla testa sono ormai pallidi i segni dell’operazione che ha bloccato la sua emorragia cerebrale: bisogna cercarli per riconoscerli. Gli sono pure ricresciuti i capelli (dove possono). Da quella drammatica mattina del 5 gennaio non ha più fumato: «Nessuno me lo ha imposto, ma visto che c’ero…». Il suo volto, le reazioni, lo sguardo sono quelli di sempre. E così la voglia di scherzare, che penso sia diventata per lui una sorta di autodisciplina, un modo per darsi un limite, per non prendersi mai troppo sul serio

I collegamenti con Roma tornano a farsi giorno dopo giorno più intensi, soprattutto attraverso il telefonino che ronza nonostante la moglie Daniela fulmini quell’oggetto con gli occhi. La passione per la politica resta per lui una carica vitale. S’arrabbia nel parlare delle cose che non gli sono piaciute in questi giorni, a partire dai modi con i quali Renzi ha scalzato Letta e imposto, con la forza, il suo governo senza aver dato una spiegazione compiuta.

Ha riletto “La morte di Ivan Il’ic” Ora è alle prese con Machiavelli. Dalla Juve un dono graditissimo: la maglietta firmata dai giocatori «I test dicono che la mia memoria è al 100%. Ma se avessi perso quel 5% che dico io, non mi sarebbe dispiaciuto» «Basta inseguire i pifferai. Il Pd deve tornare a pensare e a discutere. Non è un nastro trasportatore, né un’appendice».

Bersani non si rassegna alla politica ridotta a partita di poker: «Dobbiamo sempre pensare al film di domani. Oggi stiamo preparando il futuro. E mi preoccupa questo distacco tra la società e le istituzioni democratiche. Temo che il distacco continui a crescere e nessuno di noi può illudersi che basti un po’ di populismo e di demagogia, magari in dosi contenute, per risolvere il problema. Bisogna dire la verità al Paese, e non inseguire i pifferai sperando di batterli sul loro terreno. Dire la verità, affrontare i problemi concreti, le questioni che si stanno incancrenendo perché nessuno ha il coraggio di dire dei no quando sono scomodi. Io ho sbagliato in qualche passaggio, ho commesso errori, ma resto convinto che la politica non ritroverà se stessa nei particolari e nelle tattiche. È il senso, la direzione di marcia che le dà forza. O la ritroviamo, o ci perdiamo».

Sono andato a trovare Bersani a Piacenza con Miguel Gotor. Che gli ha portato in regalo la nuova edizione de Il Principe di Machiavelli, edito da Donzelli. Il regalo si prestava a facili ironie. Ma Bersani si è messo a ridere perché aveva sul tavolino e stava finendo di leggere proprio I corrotti e gli inetti. Conversazioni su Machiavelli di Antonio Gnoli e Gennaro Sasso. Più che il 500esimo anniversario de Il Principe, deve essere la crisi della politica a suscitare questa curiosità. O forse è il risorgente «fiorentinismo». Bersani ha ripreso a leggere da quando si è quietato il terribile mal di testa che lo ha perseguitato per tutta la prima fase della convalescenza.

Quando racconta la sua malattia, la sofferenza è legata soprattutto a quel mal di testa insopportabile, vai a capire quanto legato alla vecchia cervicale e quanto all’operazione vera e propria.

Non ho avuto il coraggio di chiedergli se ha avuto paura di morire. Lui però ha detto che quando il chirurgo gli chiese la firma per il consenso informato, prima dell’intervento, non esitò un secondo. Il medico provò a elencare i rischi: «Lei può morire, oppure…». «L’ho interrotto subito ricorda Bersani e ho detto: penso che quello che sta per dirmi sia anche peggio di morire». Certo, entrando in casa Bersani (per me era la prima volta), non ci vuol molto a capire dove trovi quella riserva di energia umana e di serenità: l’affetto, l’amore della signora Daniela e delle figlie è una protezione così attiva e robusta che vale certo più di tante terapie e tecnologie. «Se avessi potuto, ovviamente mi sarei evitato tutto questo. Ma, pur nella sventura, confesso di uscirne con un sentimento di soddisfazione.

La persona vale sempre più di ciò che fa». Nel dolore si ritrova la solidarietà. E il senso della misura. Di manifestazioni di solidarietà, di amicizia, di stima ne ha avute tantissime. E continuano.

Gli ho detto che anche noi, a l’Unità, siamo stati invasi da messaggi di simpatia e di incoraggiamento, che andavano molto oltre il consenso o il dissenso su singole scelte politiche. «Quando sono tornato a casa mi è venuta voglia di rileggere La morte di Ivan ll’ic di Tolstoj. Non me lo ricordavo così. I punti di vista sul senso della vita cambiano con l’esperienza, ma guai a perdere l’umanità più profonda. E guai a non cogliere le occasioni che la vita ti dà per scoprirle».

Un punto di vanto per Pier Luigi Bersani è senza dubbio l’ospedale di Parma, la sanità emiliana. Nel racconto qui prevale la razionalità sul sentimento.

Fu lui, da presidente della Regione, a proporre di concentrare su Parma il servizio di neurochirurgia per tutta l’area tra Reggio e Piacenza.

«La neurochirurgia è un business e giunsero diverse offerte di privati per costruire centri nelle tre province. Qualcuno può pensare che sia più comodo avere la clinica nella propria città. Ma decidemmo di puntare sul pubblico e su un unico grande centro specializzato, a Parma, in modo da attirare professionalità, tecnologie, ricerca. Non fu una scelta facile, ma ho sperimentato che è stata davvero la migliore, che abbiamo costruito un’eccellenza del Paese. Correvo da Piacenza in ambulanza ma intanto i medici di Parma, collegati in rete, leggevano la mia Tac. Sono stato curato al meglio, e sono stato trattato come ogni persona che si trovi nella medesima condizione».

In quei giorni, nel turbine della paura e della solidarietà mentre la signora Daniela negava la benché minima soddisfazione a telecamere o giornalisti perché, in fondo, considerava persino immorale che le si domandasse qualunque cosa finché sussisteva un pericolo di vita diventò un tormentone la partita Juventus-Roma, quella che il 5 gennaio Bersani chiese alla figlia di registrare prima di entrare in sala operatoria. Da romanista fatico a ripassare la materia, comunque ho saputo che il risultato (3-0) è stato comunicato a Bersani al risveglio e che la registrazione è stata la prima cosa vista alla tv di casa, al rientro. L’orgoglio di tifoso è stato poi solennemente premiato qualche giorno fa: a Piacenza è arrivato Giuseppe Marotta, direttore generale della Juventus, portando in dono a Bersani una maglia dei bianconeri, con le firme di tutti i giocatori. «È stato veramente un grande gesto di amicizia», scandisce compiaciuto. Temo per Gotor che il suo regalo resti a un gradino inferiore: ho sempre avuto la sensazione che la passione per il calcio sia molto forte in Bersani e che sia abituato a reprimerla in pubblico.

 Certo, la politica dà più preoccupazioni. Del nuovo governo, Bersani apprezza la scelta di Pier Carlo Padoan all’Economia. Tra i ministri ci sono suoi amici, ci sono giovani sui quali ha puntato. Ma ci sono anche cose che lo convincono poco. Soprattutto non lo convince la sovraesposizione di Renzi, il rischio che sfiora l’azzardo. I giovani e il record di presenze femminili sono una bella scommessa ma tutto, troppo è in capo «alla responsabilità personale di Renzi». Lui ha deciso ogni cosa: i tempi, la forzatura, gli equilibri. E a Bersani continua a non piacere la politica personale: «La modernità esalta la leadership, ma ci deve essere qualcosa di più di una squadra attorno al leader. C’è bisogno di una comunità che condivide, partecipa, collabora, costruisce». Non gli è piaciuto neppure il voto della minoranza in direzione. Quel voto a favore dopo le astensioni nelle precedenti riunioni gli è apparso come un salto logico, anch’esso non ben motivato. Se la responsabilità è di Renzi, «bisogna tenere vivo con lealtà e chiarezza il confronto nel partito. Serve a tutti, non solo al Pd». Con una precisazione: «Questo non vuol dire che ora non si debba collaborare. Si partecipa e si fa di tutto perché l’impresa riesca. Quando sento qualcuno che ipotizza di non votare la fiducia, penso che abbia perso la bussola. La fiducia si vota, altrimenti finisce il Pd. Poi bisogna tornare a pensare e a discutere, senza timore di dire la nostra, su cosa è utile che il governo Renzi faccia per l’Italia e su cosa dovranno fare i democratici da domani».

Le elezioni e la centralità del PD

La chiacchierata con Bersani intreccia passato e futuro. «Le elezioni non sono andate come volevamo, ma hanno confermato la centralità del Pd e la sua preminente responsabilità verso l’Italia. Il Pd è la struttura portante, la spina dorsale di un Paese in affanno. Da qui bisogna partire. Dalle risposte che dobbiamo ai giovani senza lavoro, alle imprese che stanno chiudendo, alla manifattura italiana, alle eccellenze che rischiano di diventare preda di acquirenti stranieri, alle famiglie che non ce la fanno». Bersani vorrebbe scuotere Renzi. Ma anche chi si è battuto contro di lui al congresso e chi si sente più vicino alla delusione di Letta, perché il Pd ha bisogno di tutti per rafforzare il legame con la società. «Il Pd non è un nastro trasportatore di domande indistinte. Non è un ufficio al quale si bussa per sentirsi dare risposte generiche o demagogiche. La centralità del Pd non deve cambiare la nostra idea del governo: guai a pensare che le istituzioni siano spazi da occupare e che per il consenso basti il messaggio. Il governo è coerenza, competenza, rischio. E siccome è anche la responsabilità più impegnativa della politica, da qui deve ripartire il confronto. E il solo modo per aiutare l’Italia e dunque anche il nuovo governo».

Poi, dopo l’avvio del governo, si aprirà il confronto sul rilancio del partito. «Che non è dice Bersani un’appendice insignificante del governo. Bisogna mantenere una capacità propositiva e un profilo di autonomia». Ma non ha vinto l’idea di Renzi della sovrapposizione dei ruoli e delle funzioni? Si può riaprire una battaglia che è stata persa?

Bersani sa bene che sono in tanti a dire che proprio lui ha perso la battaglia sul ruolo del partito. «Il tema tornerà perché è vitale per la democrazia italiana. Non si rompe la tenaglia populista di Berlusconi e Grillo senza ridare al partito una dimensione sociale, ideale, di composizione e selezione degli interessi. So di non essere riuscito a cambiare lo statuto del Pd come avrei voluto. Ma non ho mai avuto una vera maggioranza per farlo. C’era sempre qualcosa che lo impediva. Ho cercato di compensare questo limite proponendo una costituzione materiale del Pd diversa da quella formale. Ho parlato di collettivo, ho respinto l’idea di un partito personale, mi sono battuto perché la modernità democratica non contraddicesse i principi della Costituzione. Ma la battaglia continua».

Prima di tornare a Roma, Bersani dice che dovrà ancora «misurarsi con l’esterno». È già andato agli argini del Po, lontano da occhi indiscreti. Altre passeggiate sono in programma. È stato per me un grande piacere rivederlo e abbracciarlo. Confesso che temevo qualche ferita più profonda. Invece abbiamo parlato, come altre volte, cercando di andare oltre la cronaca incalzante. A proposito di cronache: «Il medico racconta ancora Bersani mi ha fatto i test della memoria e della concentrazione. Ha detto che avendo lavorato in quel punto della testa, voleva avere la certezza che tutte le potenzialità fossero state preservate. Mi ha fatto una certa impressione quando ha detto di aver “lavorato” sulla mia testa, ma poi sono stato rassicurato. Tutto è a posto al 100%. L’ho ringraziato. Dopo però ci ho ripensato: se mi avesse tolto dalla memoria quel 5% che ancora mi fa male, forse sarebbe stato perfetto».

(L’Unita’)
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Matteo Renzi fuori dai ‘grandi elettori’. Il sindaco di Firenze denuncia: ‘giochini da Roma’

Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani e il sindaco di Firenze Matteo Renzi durante la campagna elettoraleIl sindaco di Firenze, Matteo Renzi, denuncia lo zampino dei vertici del Partito democratico nella sua esclusione dalla troika dei ‘grandi elettori’ toscani del capo dello Stato, ma il segretario del Pd Pier Luigi Bersani smentisce di essere intervenuto contro il suo rivale alla guida del centrosinistra.

Il Consiglio regionale della Toscana ha votato ieri i tre delegati regionali all’elezione del presidente della Repubblica, scegliendo come di prassi due esponenti della maggioranza di centrosinistra e uno dell’opposizione, ma tra i primi non figura Renzi.

A Montecitorio dal 18 aprile per eleggere il capo dello Stato si presenteranno il governatore toscano Enrico Rossi (Pd), il presidente dell’Assemblea Alberto Monaci(Pd) e il vicepresidente Roberto Benedetti (Pdl), come dice oggi un comunicato della Regione.

I primi due hanno ottenuto 31 voti, il rappresentante dell’opposizione 14. Renzi, che rappresenta oggi l’alternativa al segretario del Pd Pier Luigi Bersani, ha preso solo 2 voti.

Secondo una comune prassi, vengono eletti tra i grandi elettori il governatore e il presidente del consiglio regionale. Ma le polemiche di Renzi e della sua fazione si appuntano sul fatto che al sindaco di Firenze, che ha ormai assunto una notorietà a livello nazionale, sia stato preferito Monaci, senese, presidente dell’assemblea toscana dal 2010 con un passato di militanza nella Dc.

‘Fare il delegato regionale per eleggere il Presidente della Repubblica non era un mio diritto. Lo avrei fatto volentieri, certo, orgoglioso di rappresentare Firenze e la Toscana. Le telefonate romane hanno cambiato le carte in tavola, peccato’, ha detto oggi Renzi sulla sua pagina di Facebook, alimentando le polemiche nel partito – primo alle elezioni di febbraio, ma privo della maggioranza in Parlamento per governare.

‘Nessun dramma però, in politica può succedere. Mi spiace soltanto la doppiezza di chi parla in un modo e agisce in un altro. Ai doppiogiochisti dico: forse non riuscirò a cambiare la politica. Ma la politica comunque non cambierà me. Io quando ho da dire qualcosa lo dico in faccia, a viso aperto e non mi nascondo dietro i giochini’, ha concluso Renzi.

Stizzito il commento di Bersani, che nega qualsiasi coinvolgimento nella scelta della troika toscana: ‘Nella sequela di quotidiane molestie mi vedo oggi attribuiti non so quali giochini tesi ad impedire la nomina di Renzi a grande elettore per la Regione Toscana‘, ha detto oggi il segretario in una nota.

‘Smentisco dunque di aver deciso o anche solo suggerito, o anche solo pensato alcunché, a proposito di una scelta che riguarda ovviamente e unicamente il consiglio regionale della Toscana’, aggiunge la nota.

Renzi non ha ancora sfidato apertamente la leadership di Bersani, ma in caso di nuove elezioni si è detto pronto a correre contro di lui alle primarie, forte dei sondaggi che lo definiscono il leader politico più popolare.

(fonte Reuters)

Primarie PD: si vota domani e domenica

1577380-primarie_pdIl voto è fissato dalle ore 8.00 alle ore 21.00 di domani, sabato 29 dicembre (nelle regioni Piemonte, Liguria, Lombardia, Alto Adige, Umbria, Abruzzo, Molise, Campania, e Calabria) o, nelle stesse ore, di domenica 30 dicembre, nelle restanti regioni (Veneto, Trentino, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna). Ogni elettore potrà esprimere fino ad un massimo di due preferenze, differenti per genere. Se le due preferenze espresse sono dello stesso genere, la seconda sarà considerata nulla. I seggi saranno istituiti prevalentemente presso i circoli territoriali del Pd, e potranno essere individuati – insieme ai nomi dei candidati parlamentari, distinti per regione – collegandosi al sito www.primarieparlamentaripd.it.

Ancora poche ore, e il Partito democratico torna a votare con le primarie. Dopo il grande successo registrato il 25 novembre, quando in lizza per il ruolo di candidato premier c’erano il segretario Pier Luigi Bersani (poi risultato vincitore) e l’outsider sindaco di Firenze Matteo Renzi con una enorme (di questi tempi) partecipazione di elettori e militanti, il Pd replica il meccanismo di selezione con possibilità di scelta dal basso, applicandolo questa volta ai possibili candidati per le elezioni politiche di febbraio.

Potranno votare per la selezione delle candidature al Parlamento nazionale due categorie: gli elettori iscritti nell’Albo delle primarie dell”Italia Bene Comune‘, che si sono svolte a novembre; gli iscritti al Pd nel 2011 che abbiano rinnovato l’adesione fino al momento del voto. Come già alle primarie per il candidato premier del centrosinistra, per esercitare il diritto di voto occorre dichiararsi elettore del Pd e sottoscrivere un pubblico appello per il voto ai democratici, versare una sottoscrizione di almeno due euro per la campagna elettorale impegnarsi a riconoscere gli organismi di garanzia previsti dal regolamento per eventuali controversie sul voto.

Le primarie del prossimo fine settimana sono finalizzate alla selezione del 90% delle candidature del Pd; il restante 10% sarà composto da una novantina di candidati compresi nel cosiddetto ‘Listino bloccato Bersani‘, che potranno evitare il terno al lotto delle primarie e siederanno sicuramente in Parlamento. Pochi, al momento, i nomi resi noti di una lista ancora segretissima: sicuro, al momento, solo il nome del Procuratore Antimafia Piero Grasso.

Umberto Ambrosoli vince le primarie del centrosinistra in Lombardia con il 58%

ambrosoli_voto_fb--400x300Con il totale delle sezioni scrutinate Umberto Ambrosoli vince le primarie del centrosinistra in Lombardia con il 57.64% delle preferenze. Andrea Di Stefano ha ottenuto il 23.25% delle preferenze e Alessandra Kustermann ha ottenuto il 19.11%. L’affluenza definitiva è stata di 148.753 votanti.

‘Durante la mia campagna ho incontrato tantissimi amministratori locali e ho visto il loro senso di responsabilità, la Lombardia è questo e il Pirellone tornerà ad essere questo’. Lo ha detto Umberto Ambrosoli commentando, al Pirellone, le inchieste sui rimborsi ai gruppi consiliari in regione Lombardia.

‘Ora affronteremo un percorso difficile, e duro perché la menzogna appartiene al linguaggio dei nostri avversari, ma non abbiamo paura’. Ha affermato Ambrosoli. ‘Abbiamo dimostrato di non essere legati a centri di interesse – ha proseguito – o alla mentalità di affiliazione’. Ambrosoli auspica anche che gli altri 2 candidati ‘mantengano il proposito di proseguire insieme in questo percorso’.

‘Sono disponibile a lavorare per Ambrosoli, perché possiamo vincere contro un centrodestra travolto da nuovi scandali’. Si è espressa così Alessandra Kustermann, che ha ringraziato i volontari che l’hanno sostenuta nella campagna per le primarie e, ora, si metterà a disposizione del Pd in vista delle elezioni. Ha espresso il proposito di continuare il suo impegno per la Regione anche Andrea Di Stefano. ‘E’ stato un risultato strepitoso essere riusciti a portare al voto così tante persone – ha sottolineato – ora ci aspetta una battaglia con il centrodestra, ma sarà facile vincere se saremo concreti’. Di Stefano ha espresso l’auspicio che le sue proposte ‘si trasformino in programma, per uscire dalla dinamica di una regione chiusa e dove l’impunità è diventata totale’.

Primarie centro sinistra: si va al ballottaggio. A Bersani il 44,9%, Renzi al 35,5%

Pier Luigi Bersani per ora può festeggiare solo la grande affluenza alle urne: le primarie del centrosinistra sono state un successo con oltre 3,5 milioni di votanti e code, anche se ordinate, per tutta la giornata ai seggi. Ma il segretario Pd dovrà aspettare il ballottaggio, che si annuncia agguerrito, per sapere se sarà lui il candidato premier del centrosinistra. La sfida per la premiership è con il sindaco di Firenze Matteo Renzi.

Nichi Vendola, candidato di Sel, commenta a caldo: ‘Ho combattuto a mani nude contro due giganti’.

Cautela nelle parole di Laura Puppato e Bruno Tabacci sul sostegno ad uno dei due candidati al ballottaggio.

Matteo Renzi accusa il vertice del Pd di averlo isolato nelle primarie del centrosinistra. ‘I dati sono ballerini, ancora tutti da leggere, i nostri continuano ad essere diversi da quelli dati da Stumpo. In Toscana il dato è incredibile per noi. Noi stiamo tra il 35 e il 39% dopo essere stati completamente isolati dal gruppo dirigente del Pd’. Il sindaco di Firenze Matteo Renzi intervistato da Sky Tg24, visibilmente soddisfatto ha ribadito che al ballottaggio, ‘si riparte da zero, bisogna andare a recuperare la gente’.

Su quali saranno le alleanza per la prossima domenica, Renzi, non si fa illusioni: ‘Do per assodato che Nichi scelga Bersani’, ha affermato prima di aggiungere che ‘ci siamo messaggiati ieri sera, non ho alcun dubbio, Vendola appoggerà Bersani. Viviamo però questa settimana con serenità. Sono particolarmente contento del clima che c’è stato’ ha concluso il sindaco.

Sono quasi dieci i punti che separano Matteo Renzi da Pier Luigi Bersani nelle primarie del centrosinistra svolte ieri. ‘Hanno votato circa 3 milioni e centomila cittadini. Bersani è al 44,9%, Renzi al 35,5%, Vendola al 15,6%, Puppato al 2,6% e Tabacci all’1,4%. Questi dati possono avere solo minime variazioni: forse manca qualche sezione in Umbria e a Milano, ma già ieri si poteva discutere più o meno con gli stessi numeri”. Lo ha annunciato Nico Stumpo, coordinatore nazionale delle Primarie del centrosinistra, ad Agorà, su Rai Tre.

Come emerso già da ieri sera, si andrà quindi al ballottaggio, domenica prossima con il segretario del Pd è il sindaco di Firenze che si contenderanno la posizione di candidato a palazzo Chigi.’Si va al ballottaggio’ e questo ‘per me è un risultato ottimo’, ha detto Pier Luigi Bersani.

La giornata di ieri ‘l’abbiamo voluta, è stata una giornata magnifica, il risultato per me è ottimo’ – ha detto Bersani al comitato elettorale a Piacenza per incontrare i suoi sostenitori -. Si va al ballottaggio e questo ‘allungherà di una settimana l’attenzione del paese su di noi e ci consentirà di dimostrare chi siamo: un grande partito, grande schieramento dei progressisti in grado di dare una mano a questo paese’. ‘Una giornata strepitosa – ha aggiunto -. La scelta che abbiamo fatto di queste primarie è stata giusta. Non me la si rubi perché l’ho voluta io… visto che sento anche affermazioni strane’.

‘Se fossimo stati a San Remo, avremmo vinto il premio della critica. Ora vogliamo vincere il festival’, ha commentato a caldo Matteo Renzi; altro che voti della destra, ha detto Renzi ‘abbiamo vinto nella stragrande maggioranza delle regioni rosse’, rivendicando di avere conquistato i voti del popolo di sinistra. ‘Questa vulgata giornalistica che noi stiamo a destra e gli altri a sinistra, va prima o poi risolta’. Renzi ha chiesto un ‘applauso particolare per Pier Luigi Bersani’. ‘Un applauso di stima, rispetto e per molti aspetti di affetto’.

Giovedì e venerdì prossimi si potranno registrare per votare all’eventuale ballottaggio coloro che sono stati nell’impossibilità di farlo in questi ultimi 21 giorni.

Primarie: seggi aperti in tutta Italia, si vota fino alle 20

Seggi aperti in tutta Italia per le primarie che dovranno stabilire il candidato premier del centrosinistra. Alle 7 di questa mattina si sono insediati i seggi e, alle 8, sono regolarmente iniziate le operazioni di voto delle Primarie. Gia’ un milione e mezzo erano i votanti pre-registrati, di cui 850mila online. Cinque i candidati: Pierluigi Bersani, Matteo Renzi, Nichi Vendola, Bruno Tabacci e Laura Puppato. Si vota fino alle 20 di stasera.

Un milione e mezzo, tanti sono gli elettori che si sono pre-registrati per votare.

Il segretario del Pd, è arrivato nel seggio di via XXIV Maggio a Piacenza per esprimere il suo voto. Accompagnato dalla moglie e dalle figlie Bersani intervistato dai giornalisti prima di votare sottolinea che oggi ‘è il giorno della festa della democrazia. E’ stata una campagna elettorale meravigliosa con una partecipazione incredibile’.

Giornata densa di appuntamenti e iniziata di buon mattino quella del sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Alle 9.30, in Lungarno Pecori Giraldi, ha dato il via alla Firenze Marathon, a cui hanno preso parte 10mila persone. Lo stesso Renzi sta gareggiando nella Mezza Maratona (‘non ho potuto allenarmi a sufficienza’, ha spiegato qualche giorno fa). Il sindaco era vestito con pantaloni della tuta blu, scarpe da ginnastica e una maglietta rossa con scritta sopra una citazione di Jimi Hendrix: ‘Se sono libero è perché continuo a correre’.

‘Se perdo le primarie, sarà stata comunque una grande esperienza di popolo, ma vinceremo’ ha scritto Renzi su Twitter ringraziando ‘chi corre con noi in tutta Italia’. Renzi, se non cambierà idea all’ultimo minuto, dovrebbe recarsi a votare alle 17, al seggio di piazza dei Ciompi, allestito nella sede dell’Arci, e poi aspettare i risultati delle votazioni nella sede del suo comitato elettorale, allestito alla Fortezza da Basso. In Toscana sono 1.021 i seggi allestiti per le primarie, 160 quelli di Firenze e provincia, dove sono al lavoro 2.000 volontari.

Chi è molto preoccupato è Nichi Vendola, il leader di Sel era poco convinto fin dall’inizio di queste primarie e i sondaggi di queste settimane dimostrano che le perplessità erano fondate: il confronto sui media è stato soprattutto tra Bersani e Renzi e il risultato è che il Pd è cresciuto oltre il 30% nei sondaggi, mentre Sel perde colpi. Vendola non ha nemmeno apprezzato che ieri Bersani abbia detto che voterebbe Renzi in un ipotetico ballottaggio (il 2 di dicembre) tra il sindaco di Firenze e il leader di Sel. Una frase che Vendola ha interpretato come un invito al ‘voto utile’ lanciato proprio ai potenziali elettori del governatore della Puglia. ‘Bersani – ha attaccato Vendola – in questi giorni ha mantenuto ispirazioni nobili, ma sempre contraddittorie. Lo vedo costretto a contorsioni logiche e culturali per non prendere posizioni nette e chiare sui temi più importanti’.

Lui, il leader Pd, evita invece polemiche con gli sfidanti. I sondaggi lo rassicurano e ancor di più lo rincuora l’alto numero di pre-registrati. L’ultima giornata di campagna elettorale Bersani l’ha passata in Liguria, prima rendendo omaggio al paese di Sandro Pertini (‘Ci ha indicato la strada del coraggio’) e poi parlando già da candidato premier: ‘Governare non sarà rose e fiori, ci vuole consapevolezza dell’enorme responsabilità che abbiamo. Le mie parole d’ordine saranno ‘moralità e lavoro’. Se scelgono me mi scelgono perché io dove sono stato ho sempre cambiato, non ho mai lasciato le cose come le ho trovate’.

Chi vota
Per le primarie sono in campo 100mila volontari per lo sforzo organizzativo. Possono votare tutti gli elettori over 18 al 25 novembre 2012, compresi cittadini Ue residenti in Italia e stranieri con permesso di soggiorno.

Registrazione 
Ci si può iscrivere in qualsiasi ufficio elettorale del centrosinistra. Bisogna presentarsi con la tessera elettorale, un documento di identità e versare almeno 2 euro.

Il voto
Le primarie del centrosinistra prevedono la possibilità di un eventuale ballottaggio, domenica 2 dicembre.

Come si vota
Si vota esibendo il documento di identità, la tessera elettorale, e il certificato di elettore di centrosinistra ‘Italia bene comune’. Ogni elettore può recarsi a votare solo nel seggio che include la propria sezione elettorale. Si può esprimere solo una preferenza. Sono 9239 i seggi distribuiti in 7949 comuni, in tutta Italia. Sono 135 i seggi in 19 Paesi di tutto il mondo. Oltre 6mila i registrati all’estero.

http://www.primarieitaliabenecomune.it/

Il sindaco di Firenze si candida per le primarie del Pd: Renzi, ‘A me la guida dell’Italia e gli elettori di Silvio’

Il sindaco di Firenze Matteo Renzi annunciando ufficialmente la sua candidatura alle primarie del Pd, dopo essersi proposto alla ‘guida dell’Italia’, si è subito rivolto a chi ha votato in passato Silvio Berlusconi per chiedere il suo voto alle prossime elezioni.

Parlando da Verona nel giorno dell’apertura della sua campagna elettorale, Renzi ha detto che ‘la nostra è una scommessa di coraggio, di dignità, di bellezza. E’ una scommessa della politica. Accettiamo di non limitarci a lamentarci, a metterci in gioco tutti. Con questo spirito annuncio ufficialmente la mia, che è la nostra, candidatura alla guida dell’Italia per prossimi anni’.

Tra gli applausi dei simpatizzanti riuniti a Palazzo della Gran Guardia, Renzi ha aggiunto: ‘Non ho paura di chiedere i voti di chi ha votato centrodestra, non certo nelle primarie che il centrodestra non fa, ma alle elezioni. Noi del centrosinistra le elezioni le vogliamo vincere’. Lo ha detto Matteo Renzi presentando la sua candidatura alle primarie del Pd.

Rivolgendosi a chi ‘in passato ha votato per Berlusconi’, Renzi ha affermato: ‘Voglio stanarvi dalle vostre delusioni: volevate il federalismo e vi siete trovati uno Stato centralista, volevate un milione di posti di lavoro e avete i figli disoccupati. Noi le elezioni le vogliamo vincere, non siamo qui solo per partecipare’.

Un passaggio anche sulle polemiche interne del suo partito: ‘Mi dicono di ringraziare Bersani per le primarie. Io dico grazie a Bersani e a chi mette in gioco se stesso per tanti motivi: chi parla male dell’avversario fa un errore, ma chi parla male degli amici fa un errore doppio. Ma le primarie non sono una concessione, sono elemento costitutivo del Pd. Chi negasse le primarie – ha aggiunto Renzi – negherebbe il Pd’.

Renzi ha concluso il suo intervento, affermando che vorrebbe che suo figlio non possa dire un giorno: ‘Mio padre ha avuto paura. Il vero rischio – ha detto – non è calciare il rigore e sbagliarlo, ma restare in panchina’.

http://www.matteorenzi.it/

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