Piero Grasso presidente del Senato: ‘Mai come ora la storia italiana si intreccia con quella europea’

Pietro-GrassoPietro Grasso (Pd) diventa presidente del Senato con 137 voti validi: 20 voti in più di Renato Schifani (Pdl) che ne ha presi 117. Luis Alberto Orellana (M5S) ha avuto 5 voti, Gaetano Quagliariello (Pdl) un voto. Le schede bianche sono state 52, le nulle (in cui si contano quelle per Orellana) sono 7. Presenti 313, votanti 313.

L’applauso tra i banchi del Pd all’indirizzo del senatore Piero Grasso è scoppiato a scrutinio ancora in corso. Tutti i senatori Pd si sono rivolti verso l’ex Procuratore nazionale antimafia seduto in ultima fila nei banchi del Pd, ma il primo a cantare vittoria è stato il senatore Ignazio Marino che ha sussurrato ai colleghi di partito: ‘Ci siamo’. Lo stesso Marino pochi minuti primi aveva richiamato severamente un paio di colleghi seduti nei primi banchi che avevano accennato un applauso.

L’analisi del voto del ballottaggio lascia intuire un travaso di voti dal Movimento 5 Stelle a Pietro Grasso. I senatori M5S sono 53, i senatori del centrosinistra sono 123, i senatori montiani sono 21. Grasso ha ottenuto circa 137 voti, le bianche circa 51.

Il primo discorso
‘Rivolgo il primo discorso a quei cittadini che stanno seguendo i lavori di quest’aula con apprensione e speranza per il futuro di questo Paese. Il Paese mai come oggi ha bisogno di risposte rapide ed efficaci all’altezza della crisi sociale, economica, politica che sta vivendo’. Così Piero Grasso, presidente del Senato.

Mai come ora la storia italiana si intreccia con quella europea. Entrando qui mi ha colpito l’affresco sul soffitto con 4 parole: lavoro, giustizia, diritto fortezza e concordia di cui il paese ha disperatamente bisogno come della pace sociale. Siamo in un passaggio storico straordinario, abbiamo il diritto della responsabilità di indicare un cambiamento possibile, dobbiamo iniziare una nuova fase costituente che sappia stupire e stupirci.

Nei 152 anni della nostra storia soprattutto nei momenti più difficili abbiamo saputo unirci, superare le differenze, affermare i valori comuni e trovare insieme un cammino condiviso. Ho sempre cercato verità e giustizia e continuerò a cercarle da questo scranno, auspicando che venga istituita una nuova Commissione d’Inchiesta su tutte le stragi irrisolte del nostro Paese. Penso alla politica che va cambiata e ripensata dal profondo nei costi, nelle regole, nei servizi e nelle consuetudini, nella sua immagine rispondendo ai segnali che i cittadini ci mandano. Quest’aula spero diventi come una casa di vetro’.Pietro Grasso durante le operazioni di voto al Senato - 16 marzo 2013

Chi è Piero Grasso

Nato a Licata, in provincia di Agrigento, il 1 gennaio del 1945, Pietro Grasso cresce a Palermo, città che influenza la sua vita familiare e professionale. La carriera in magistratura inizia il 5 novembre 1969: è Pretore a Barrafranca, Enna. Nel 1972 viene trasferito a Palermo: per 12 anni è sostituto procuratore. Comincia a occuparsi di reati contro l’amministrazione pubblica e la criminalità organizzata: nel 1980 è titolare dell’inchiesta sull’omicidio del presidente della regione Piersanti Mattarella. Sposato con Maria dal 1970, ha un figlio e un nipote.Nel 1984 viene trasferito al Tribunale di Palermo. Nel settembre 1985 è nominato giudice “a latere” nel maxiprocesso contro la mafia: scrive la sentenza, circa 7mila pagine per 475 imputati, pronunciata il 16 dicembre 1987, che stabilisce in modo inequivocabile l’esistenza della mafia e la sua vulnerabilità.Nel maggio 1991 il giudice Giovanni Falcone lo chiama come consigliere al ministero della Giustizia: si decide la nascita di Procura nazionale antimafia, Direzioni distrettuali e Direzione investigativa antimafia, lavoro interrotto dalle stragi di Capaci il 23 maggio 1992 e via D’Amelio il 19 luglio.Dal gennaio 1993 fa parte della Procura nazionale antimafia: collabora alle indagini che portano alla cattura di Leoluca Bagarella. A maggio 1999 è nominato Procuratore nazionale antimafia aggiunto, il 5 agosto è chiamato a dirigere la Procura di Palermo. Dal 25 ottobre 2005 è Procuratore nazionale antimafia. L’11 aprile 2006, dopo 43 anni di latitanza, viene arrestato Bernando Provenzano. L’8 gennaio 2013 si dimette per candidarsi al Senato con il Pd.

Il messaggio di Napolitano

Intanto questa mattina è arrivata anche la nota del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. ‘Mi auguro ancora che sia possibile giungere oggi all’elezione dei Presidenti della Camera e del Senato – scrive Napolitano – e successivamente all’attribuzione di tutti gli incarichi istituzionali, in un clima di condivisione della responsabilità di favorire – dopo le elezioni del 24 febbraio e sulla base dei risultati che ne sono scaturiti – l’avvio di una costruttiva dialettica democratica e di una feconda attività parlamentare. Oggi si pone comunque il primo punto fermo della nuova legislatura, nell’interesse generale del paese; così come resta un punto fermo – in una situazione che vede l’Italia esposta a serie incognite e urgenze – l’impegno del governo dimissionario rimasto in carica e in funzione sia pure con poteri limitati’.

 ‘È importante che in sede europea, e nell’esercizio di ogni iniziativa possibile e necessaria specie per l’economia e l’occupazione, il governo – prosegue il Capo dello Stato – conservi la guida autorevole di Mario Monti fino all’insediamento del nuovo governo (per la cui formazione inizierò le consultazioni di rito mercoledì 20)’. ‘L’abbandono, in questo momento, da parte del presidente Monti, della guida del governo, genererebbe inoltre – avverte – problemi istituzionali senza precedenti e di difficile soluzione’. ‘Apprezzo pertanto – conclude la nota – il senso di responsabilità e spirito di sacrificio con cui egli porterà a completamento la missione di governo assunta nel novembre 2011’.

Silvio Berlusconi dimesso, in Senato per il voto. M5S: ‘la democrazia partecipata è una fatica’

Silvio Berlusconi dimesso da ospedaleSilvio Berlusconi è giunto in Senato per partecipare al voto di fiducia ma prima di entrare a Palazzo Madama è stato contestato da alcune persone fuori il palazzo. Il Cavaliere ha fatto per entrare ma poi è tornato indietro e gli ha gridato: ‘Vergognatevi!’.

‘Prima volta’ in aula al Senato per Silvio Berlusconi. Il leader del Pdl è entrato nell’emiciclo giusto in tempo per votare, subito dopo il presidente provvisorio Emilio Colombo. Tutto in scuro, con un paio di grandi occhiali da sole sul naso, il leader del Pdl ha votato e deponendo la scheda nell’urna si è tolto gli occhiali. La scena è stata fotografata con curiosità da una senatrice grillina con l’iPad. Dopo il voto Berlusconi si è fermato a fare capannello attorniato dai senatori del partito che lo applaudivano.

‘Sono qui per votare Schifani’. Risponde così Silvio Berlusconi entrando a Palazzo Madama per partecipare alle votazioni per l’elezione del presidente del Senato. A chi gli chiede se Schifani possa vincere lui risponde: ‘Non lo so ma tanto queste elezioni non hanno importanza. Siamo in una situazione molto grave. Ci sono due partiti al 30% e ciascuno ha la responsabilità di guidare il governo del Paese. Monti con il suo 10% è ininfluente’. Ha affermato Berlusconi, conversando con i cronisti in Senato. L’ex premier ha sottolineato come appunto la coalizione di Monti sia ‘ininfluente. Come dicono i francesi – aggiunge – ha una ‘quantité negligeable’.

 ‘C’e’ una setta che mi ricorda molto Scientology e che non dovrebbe nemmeno essere ammessa tra i partiti democratici per le regole che ha o non ha’. Ha continuato Berlusconi sottolineando come M5S ‘rappresenti una protesta per certi versi valida ma senza nessuna prospettiva di soluzioni. E’ solo una preoccupazione per la democrazia del Paese’.

Berlusconi torna ad attaccare una parte della magistratura che ‘è molto ben classificata e che svolge un’attività criminale’. Se la prende in particolare con Md che ‘svolge un’attività eversiva nel Paese e di cui – dice – ho le prove’. Ecco perché serve una pre-commissione per verificare questi fatti’.

‘Sto facendo una cura di cortisone da cavallo ma con la testa ci sto ancora’. Spiega Silvio Berlusconi, conversando con i cronisti al Senato.

‘La democrazia partecipata è una fatica. Certo, è stato stressante’. E’ tutta in queste parole di Bartolomeo Pepe, senatore campano del Movimento 5 stelle, la sintesi della giornata più difficile per i neo eletti seguaci di Beppe Grillo, divisi e nervosi alla prima scadenza parlamentare seria e alla prima mossa politica del Pd pensata probabilmente anche per metterli in difficoltà: la candidatura di Piero Grasso, ex procuratore nazionale antimafia, alla presidenza del Senato. Lo stesso Pepe ha poi pubblicato su Facebook un post inequivocabile. ‘Amici: Libertà di voto. Senza contrattazioni e senza trucchi. Borsellino ci chiede un gesto di responsabilità e noi non siamo irresponsabili’, ha scritto.

La riunione dei ‘grillini’ è stata dura, nonostante il lavoro severo dei commessi di palazzo Madama per tenerli a distanza i cronisti hanno potuto distintamente sentire qualche urlo che ha trapassato le porte, compreso questo: ‘Io un mafioso al Senato non lo voto’, segno che la sfida tra Grasso e il presidente uscente Renato Schifani, siciliano anche lui, non ha lasciato affatto indifferenti tutti i ‘cittadini’ a 5 stelle. Alla fine divisi nel voto per alzata di mano: ‘Si è deciso a maggioranza’, ha ammesso uno di loro. Che poi si sono mostrati anche in aula piuttosto sfilacciati, e impegnati in capannelli di discussione separati, segno di una divisione che ha lasciato qualche strascico anche umano.

Il capogruppo-portavoce Vito Crimi aveva azzardato già stamane una previsione, ben prima della decisione collettiva del gruppo: ‘Noi abbiamo già detto quello che voteremo’. Assediato dai giornalisti a fine riunione, Crimi ha potuto solo leggere il comunicato formale che ribadiva la neutralità dei suoi: ‘Non faremo da stampella a nessuno’. Mentre Luis Alberto Orellana, il candidato di bandiera che M5S ha sostenuto fino alla terza votazione, ha fatto qualche fatica a spiegare in che modo avrebbero espresso la loro posizione i suoi colleghi: ‘Mi pare scheda nulla, ma bianca o nulla non vogliamo fare la conta’. Un segno chiaro del fatto che a dispetto del sistema piuttosto centralista del blog e delle dichiarazioni di Beppe Grillo, i neofiti del palazzo non sono troppo disposti a farsi dare la linea dall’alto.

Laura Boldrini eletta presidente alla Camera. Ballottaggio al Senato fra Grasso e Schifani

Laura BoldriniLaura Boldrini è stata eletta presidente della Camera con 327 voti. Applausi in Aula. I deputati della sinistra si sono alzati in piedi per applaudire, a loro si sono aggiunti gli eletti dell’M5S. Divisi i deputati del Pdl, molti dei quali non hanno applaudito. Questo il risultato della votazione: Presenti 618; Maggioranza richiesta: 310; Boldrini: 327; Fico:108; Schede bianche: 155; schede nulle: 10; Voti dispersi: 18. ‘Sono molto molto soddisfatto, abbiamo eletto una candidato di grandissimo profilo culturale e moralmente indiscutibile e di cambiamento e l’abbiamo offerta all’elezione di tutti‘. Così Pier Luigi Bersani commenta l’elezione di Laura Boldrini alla presidenza di Montecitorio. Tutti i deputati, tranne quelli del Pdl che sono rimasti seduti, in piedi hanno accolto applaudendo l’ingresso nell’Aula di Montecitorio di Laura Boldrini, appena eletta presidente della Camera.

Tutti i deputati hanno applaudito in piedi quando il presidente della Camera Laura Boldrini ha citato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il primo ringraziamento di Laura Boldrini è per il presidente Napolitano ‘custode rigoroso’ dell’unità del Paese. Poi ai giovani appena eletti in Parlamento.

‘Insieme riusciremo ad affrontare l’impegno straordinario’ legato al lavoro delle ‘istituzioni repubblicane’.

Un debole applauso, proveniente solo dai deputati del centrosinistra, ha sottolineato le parole della presidente della Camera Laura Boldrini quando ha ringraziato il suo predecessore Gianfranco Fini. Da parte del Pdl solo silenzio e qualche commento.

‘Questa aula darà ascolto alla sofferenza sociale di una intera generazione” ha detto Boldrini nel suo discorso di investitura alla presidenza della Camera ricordando i numerosi giovani costretti a cercare lavoro all’estero.

Standing ovation del centrosinistra e di M5S quando la Boldrini ha parlato della necessità di difendere i diritti delle donne. Quanto al Pdl, solo alcune deputate si sono unite in piedi nell’applauso.

Nuova standing ovation globale, tranne che dei deputati del Pdl, quando ha ricordato ‘chi ha liberato l’Italia dal fascismo’. Pochi applausi del Pdl in aggiunta a quelli generali solo quando Boldrini ha ricordato la lotta alla mafia. Tutti in piedi, però, nel ricordo di Aldo Moro, di cui oggi cade l’anniversario del rapimento. ‘Molto, molto dobbiamo al sacrificio di Aldo Moro e della sua scorta che ricordiamo con emozione oggi’ giorno in cui cade l’anniversario della strage di via Fani. Lo ha detto Laura Boldini nel suo discorso di insediamento alla presidenza della Camera.

E ora al Senato ballottaggio Grasso-Schifani. ‘Piero Grasso è una figura di grande garanzia che può essere accettata da tutti. Mi auguro che anche al Senato le cose vadano bene e che anche lì avvenga il cambiamento’. E’ l’auspicio espresso dal segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani dopo l’esito della quarta votazione alla Camera che ha decretato l’elezione della Boldrini, anche lei candidata dal Pd.

 I 5 Stelle saranno decisivi al ballottaggio. ‘Qualcosa potrebbe cambiare – spiega una senatrice 5 Stelle -. Per noi Grasso, al di là del giudizio sulla persona, sarebbe comunque il portavoce di un sistema’. Ma il dibattito è aperto e la decisione sarà presa prima delle 16, quando inizierà l’ultima chiama per la votazione. Nella terza manche l’ex magistrato dovrebbe raccogliere i voti dei 109 democratici e 7 di Sel, per un totale di 116, a cui si aggiungono anche i 6 di Autonomie e il singolo voto di Lista Crocetta: in tutto 123 preferenze. Il candidato dell’ultima ora del Pdl e presidente uscente di Palazzo Madama, Renato Schifani, oltre ai 98 voti dei colleghi di partito anche quelli, a quanto si apprende, della Lega Nord (17): in tutto 115. Nella quarta votazione saranno decisivi i voti dei 5 Stelle, che sono 53, e di Scelta Civica (19). Tre gli scenari possibili: se i Democratici chiederanno il voto di Scelta Civica su Grasso, potrebbero eleggere il presidente del Senato al ballottaggio. Se invece il Pdl stringesse un patto con Monti, tutto dipenderebbe dal comportamento della Lega che ha 17 senatori: se il Carroccio, slegatosi dall’intesa con il Pdl votasse con il Pd, passerebbe il candidato di quest’ultimo. Se invece i leghisti votassero con il Pdl e Lista Civica, per il Pd non ci sarebbe nulla da fare.

Chi è Laura Boldrini  

Laura Boldrini, 51 anni, già funzionario e portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, è il nuovo presidente della Camera, terza donna a ricoprire la carica dopo Nilde Iotti e Irene Pivetti. Boldrini è stata eletta a Montecitorio nelle file di Sel.  Ha dichiarato di essersi candidata perché ‘indignata dalla politica come tanta altra gente in Italia’ e perché ‘non ci si può limitare a lamentarsi’.

Nata a Macerata il 28 aprile 1961, si laurea in Giurisprudenza a Roma nel 1985 e, dopo una breve esperienza in Rai, comincia nel 1989 la sua carriera all’Onu, lavorando per quattro anni alla Fao. Dal 1993 al 1998 si occupa del Programma alimentare mondiale (Wfp) come portavoce per l’Italia. Dal 1998 al 2012 è portavoce dell’Alto commissariato per i rifugiati per il quale coordina anche le attività di informazione in Sud-Europa. Si occupa in particolare dei flussi di migranti e rifugiati nel Mediterraneo. Svolge numerose missioni in luoghi di crisi, tra cui ex Jugoslavia, Afghanistan, Pakistan, Iraq, Iran, Sudan, Caucaso, Angola e Ruanda.

Da portavoce dell’Unhcr, Boldrini ha più volte messo in guardia i giornalisti italiani sull’uso della parola ‘clandestino’ per indicare i migranti giunti a bordo dei barconi. ‘Quando si bolla un migrante come clandestino non è un problema di semantica ma si compie una scelta politica’, ha sempre detto, ‘è ovvio che chi fugge da una guerra o una persecuzione non abbia il tempo di portare con sé un documento’.

Nel corso della campagna elettorale ha indicato tra le sue priorità per il Parlamento la legge sulla cittadinanza dei migranti e la totale revisione del cosiddetto ‘pacchetto sicurezza‘, inclusa la Bossi-Fini. ‘Una norma che va ribaltata il prima possibile’, ha ribadito in più occasioni. Ma anche, ha sottolineato in una recente intervista, ‘mi batterò affinché l’Europa non mandi in soffitta un sistema di welfare all’avanguardia, perché l’Italia ritrovi la sua centralità nel bacino del Mediterraneo e perché il ruolo e la rappresentazione delle donne nella nostra società non sia umiliante come lo è stato negli ultimi tempi’.

Numerosi i premi ricevuti. Tra di essi, la Medaglia ufficiale della commissione nazionale per la parità e le pari opportunità tra uomo e donna (1999) e il titolo di Cavaliere ordine al merito della Repubblica italiana (2004).  Il Premio Consorte del Presidente delle Repubblica (2006), il Premio giornalistico alla carriera Addetto Stampa dell’Anno del Consiglio Nazionale Ordine Giornalisti (2009), il Premio Renato Benedetto Fabrizi dell’ANPI (2011).

Nell’aprile del 2010 ha pubblicato per Rizzoli ‘Tutti Indietro’, volume in cui Boldrini ha raccolto le storie di tanti rifugiati raccolte in prima linea.

http://www.lauraboldrini.it/

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