Bersani: ‘Anche la politica deve guarire’

Pier Luigi Bersani #cookednews

Pier Luigi Bersani sta bene. È dimagrito ma l’ho visto mangiare con appetito, rendendo il giusto onore a quegli straordinari tortelli piacentini fatti in casa. Sulla testa sono ormai pallidi i segni dell’operazione che ha bloccato la sua emorragia cerebrale: bisogna cercarli per riconoscerli. Gli sono pure ricresciuti i capelli (dove possono). Da quella drammatica mattina del 5 gennaio non ha più fumato: «Nessuno me lo ha imposto, ma visto che c’ero…». Il suo volto, le reazioni, lo sguardo sono quelli di sempre. E così la voglia di scherzare, che penso sia diventata per lui una sorta di autodisciplina, un modo per darsi un limite, per non prendersi mai troppo sul serio

I collegamenti con Roma tornano a farsi giorno dopo giorno più intensi, soprattutto attraverso il telefonino che ronza nonostante la moglie Daniela fulmini quell’oggetto con gli occhi. La passione per la politica resta per lui una carica vitale. S’arrabbia nel parlare delle cose che non gli sono piaciute in questi giorni, a partire dai modi con i quali Renzi ha scalzato Letta e imposto, con la forza, il suo governo senza aver dato una spiegazione compiuta.

Ha riletto “La morte di Ivan Il’ic” Ora è alle prese con Machiavelli. Dalla Juve un dono graditissimo: la maglietta firmata dai giocatori «I test dicono che la mia memoria è al 100%. Ma se avessi perso quel 5% che dico io, non mi sarebbe dispiaciuto» «Basta inseguire i pifferai. Il Pd deve tornare a pensare e a discutere. Non è un nastro trasportatore, né un’appendice».

Bersani non si rassegna alla politica ridotta a partita di poker: «Dobbiamo sempre pensare al film di domani. Oggi stiamo preparando il futuro. E mi preoccupa questo distacco tra la società e le istituzioni democratiche. Temo che il distacco continui a crescere e nessuno di noi può illudersi che basti un po’ di populismo e di demagogia, magari in dosi contenute, per risolvere il problema. Bisogna dire la verità al Paese, e non inseguire i pifferai sperando di batterli sul loro terreno. Dire la verità, affrontare i problemi concreti, le questioni che si stanno incancrenendo perché nessuno ha il coraggio di dire dei no quando sono scomodi. Io ho sbagliato in qualche passaggio, ho commesso errori, ma resto convinto che la politica non ritroverà se stessa nei particolari e nelle tattiche. È il senso, la direzione di marcia che le dà forza. O la ritroviamo, o ci perdiamo».

Sono andato a trovare Bersani a Piacenza con Miguel Gotor. Che gli ha portato in regalo la nuova edizione de Il Principe di Machiavelli, edito da Donzelli. Il regalo si prestava a facili ironie. Ma Bersani si è messo a ridere perché aveva sul tavolino e stava finendo di leggere proprio I corrotti e gli inetti. Conversazioni su Machiavelli di Antonio Gnoli e Gennaro Sasso. Più che il 500esimo anniversario de Il Principe, deve essere la crisi della politica a suscitare questa curiosità. O forse è il risorgente «fiorentinismo». Bersani ha ripreso a leggere da quando si è quietato il terribile mal di testa che lo ha perseguitato per tutta la prima fase della convalescenza.

Quando racconta la sua malattia, la sofferenza è legata soprattutto a quel mal di testa insopportabile, vai a capire quanto legato alla vecchia cervicale e quanto all’operazione vera e propria.

Non ho avuto il coraggio di chiedergli se ha avuto paura di morire. Lui però ha detto che quando il chirurgo gli chiese la firma per il consenso informato, prima dell’intervento, non esitò un secondo. Il medico provò a elencare i rischi: «Lei può morire, oppure…». «L’ho interrotto subito ricorda Bersani e ho detto: penso che quello che sta per dirmi sia anche peggio di morire». Certo, entrando in casa Bersani (per me era la prima volta), non ci vuol molto a capire dove trovi quella riserva di energia umana e di serenità: l’affetto, l’amore della signora Daniela e delle figlie è una protezione così attiva e robusta che vale certo più di tante terapie e tecnologie. «Se avessi potuto, ovviamente mi sarei evitato tutto questo. Ma, pur nella sventura, confesso di uscirne con un sentimento di soddisfazione.

La persona vale sempre più di ciò che fa». Nel dolore si ritrova la solidarietà. E il senso della misura. Di manifestazioni di solidarietà, di amicizia, di stima ne ha avute tantissime. E continuano.

Gli ho detto che anche noi, a l’Unità, siamo stati invasi da messaggi di simpatia e di incoraggiamento, che andavano molto oltre il consenso o il dissenso su singole scelte politiche. «Quando sono tornato a casa mi è venuta voglia di rileggere La morte di Ivan ll’ic di Tolstoj. Non me lo ricordavo così. I punti di vista sul senso della vita cambiano con l’esperienza, ma guai a perdere l’umanità più profonda. E guai a non cogliere le occasioni che la vita ti dà per scoprirle».

Un punto di vanto per Pier Luigi Bersani è senza dubbio l’ospedale di Parma, la sanità emiliana. Nel racconto qui prevale la razionalità sul sentimento.

Fu lui, da presidente della Regione, a proporre di concentrare su Parma il servizio di neurochirurgia per tutta l’area tra Reggio e Piacenza.

«La neurochirurgia è un business e giunsero diverse offerte di privati per costruire centri nelle tre province. Qualcuno può pensare che sia più comodo avere la clinica nella propria città. Ma decidemmo di puntare sul pubblico e su un unico grande centro specializzato, a Parma, in modo da attirare professionalità, tecnologie, ricerca. Non fu una scelta facile, ma ho sperimentato che è stata davvero la migliore, che abbiamo costruito un’eccellenza del Paese. Correvo da Piacenza in ambulanza ma intanto i medici di Parma, collegati in rete, leggevano la mia Tac. Sono stato curato al meglio, e sono stato trattato come ogni persona che si trovi nella medesima condizione».

In quei giorni, nel turbine della paura e della solidarietà mentre la signora Daniela negava la benché minima soddisfazione a telecamere o giornalisti perché, in fondo, considerava persino immorale che le si domandasse qualunque cosa finché sussisteva un pericolo di vita diventò un tormentone la partita Juventus-Roma, quella che il 5 gennaio Bersani chiese alla figlia di registrare prima di entrare in sala operatoria. Da romanista fatico a ripassare la materia, comunque ho saputo che il risultato (3-0) è stato comunicato a Bersani al risveglio e che la registrazione è stata la prima cosa vista alla tv di casa, al rientro. L’orgoglio di tifoso è stato poi solennemente premiato qualche giorno fa: a Piacenza è arrivato Giuseppe Marotta, direttore generale della Juventus, portando in dono a Bersani una maglia dei bianconeri, con le firme di tutti i giocatori. «È stato veramente un grande gesto di amicizia», scandisce compiaciuto. Temo per Gotor che il suo regalo resti a un gradino inferiore: ho sempre avuto la sensazione che la passione per il calcio sia molto forte in Bersani e che sia abituato a reprimerla in pubblico.

 Certo, la politica dà più preoccupazioni. Del nuovo governo, Bersani apprezza la scelta di Pier Carlo Padoan all’Economia. Tra i ministri ci sono suoi amici, ci sono giovani sui quali ha puntato. Ma ci sono anche cose che lo convincono poco. Soprattutto non lo convince la sovraesposizione di Renzi, il rischio che sfiora l’azzardo. I giovani e il record di presenze femminili sono una bella scommessa ma tutto, troppo è in capo «alla responsabilità personale di Renzi». Lui ha deciso ogni cosa: i tempi, la forzatura, gli equilibri. E a Bersani continua a non piacere la politica personale: «La modernità esalta la leadership, ma ci deve essere qualcosa di più di una squadra attorno al leader. C’è bisogno di una comunità che condivide, partecipa, collabora, costruisce». Non gli è piaciuto neppure il voto della minoranza in direzione. Quel voto a favore dopo le astensioni nelle precedenti riunioni gli è apparso come un salto logico, anch’esso non ben motivato. Se la responsabilità è di Renzi, «bisogna tenere vivo con lealtà e chiarezza il confronto nel partito. Serve a tutti, non solo al Pd». Con una precisazione: «Questo non vuol dire che ora non si debba collaborare. Si partecipa e si fa di tutto perché l’impresa riesca. Quando sento qualcuno che ipotizza di non votare la fiducia, penso che abbia perso la bussola. La fiducia si vota, altrimenti finisce il Pd. Poi bisogna tornare a pensare e a discutere, senza timore di dire la nostra, su cosa è utile che il governo Renzi faccia per l’Italia e su cosa dovranno fare i democratici da domani».

Le elezioni e la centralità del PD

La chiacchierata con Bersani intreccia passato e futuro. «Le elezioni non sono andate come volevamo, ma hanno confermato la centralità del Pd e la sua preminente responsabilità verso l’Italia. Il Pd è la struttura portante, la spina dorsale di un Paese in affanno. Da qui bisogna partire. Dalle risposte che dobbiamo ai giovani senza lavoro, alle imprese che stanno chiudendo, alla manifattura italiana, alle eccellenze che rischiano di diventare preda di acquirenti stranieri, alle famiglie che non ce la fanno». Bersani vorrebbe scuotere Renzi. Ma anche chi si è battuto contro di lui al congresso e chi si sente più vicino alla delusione di Letta, perché il Pd ha bisogno di tutti per rafforzare il legame con la società. «Il Pd non è un nastro trasportatore di domande indistinte. Non è un ufficio al quale si bussa per sentirsi dare risposte generiche o demagogiche. La centralità del Pd non deve cambiare la nostra idea del governo: guai a pensare che le istituzioni siano spazi da occupare e che per il consenso basti il messaggio. Il governo è coerenza, competenza, rischio. E siccome è anche la responsabilità più impegnativa della politica, da qui deve ripartire il confronto. E il solo modo per aiutare l’Italia e dunque anche il nuovo governo».

Poi, dopo l’avvio del governo, si aprirà il confronto sul rilancio del partito. «Che non è dice Bersani un’appendice insignificante del governo. Bisogna mantenere una capacità propositiva e un profilo di autonomia». Ma non ha vinto l’idea di Renzi della sovrapposizione dei ruoli e delle funzioni? Si può riaprire una battaglia che è stata persa?

Bersani sa bene che sono in tanti a dire che proprio lui ha perso la battaglia sul ruolo del partito. «Il tema tornerà perché è vitale per la democrazia italiana. Non si rompe la tenaglia populista di Berlusconi e Grillo senza ridare al partito una dimensione sociale, ideale, di composizione e selezione degli interessi. So di non essere riuscito a cambiare lo statuto del Pd come avrei voluto. Ma non ho mai avuto una vera maggioranza per farlo. C’era sempre qualcosa che lo impediva. Ho cercato di compensare questo limite proponendo una costituzione materiale del Pd diversa da quella formale. Ho parlato di collettivo, ho respinto l’idea di un partito personale, mi sono battuto perché la modernità democratica non contraddicesse i principi della Costituzione. Ma la battaglia continua».

Prima di tornare a Roma, Bersani dice che dovrà ancora «misurarsi con l’esterno». È già andato agli argini del Po, lontano da occhi indiscreti. Altre passeggiate sono in programma. È stato per me un grande piacere rivederlo e abbracciarlo. Confesso che temevo qualche ferita più profonda. Invece abbiamo parlato, come altre volte, cercando di andare oltre la cronaca incalzante. A proposito di cronache: «Il medico racconta ancora Bersani mi ha fatto i test della memoria e della concentrazione. Ha detto che avendo lavorato in quel punto della testa, voleva avere la certezza che tutte le potenzialità fossero state preservate. Mi ha fatto una certa impressione quando ha detto di aver “lavorato” sulla mia testa, ma poi sono stato rassicurato. Tutto è a posto al 100%. L’ho ringraziato. Dopo però ci ho ripensato: se mi avesse tolto dalla memoria quel 5% che ancora mi fa male, forse sarebbe stato perfetto».

(L’Unita’)
#Cookednews, #juve#Renzi

One Billion Rising: 48 hours of global activism!

VDAY2014 #cookednews

As February 14th dawns across the world, ONE BILLION RISING FOR JUSTICE begins 48 hours of global activism designed to focus the world’s attention on the issue of justice for all survivors of gender violence, and ending the rampant impunity that prevails globally. This day of action is part of a two year long activist led campaign highlighting the work of thousands of groups on the ground, deepening the connection of injustices, escalating pressure on government and media through constant activity and invigorating local and national movements through global solidarity and dancing.

For 48 hours as 14 February rolls across the globe, one billion women, men, and youth from 200 countries will peacefully gather outside places where they are entitled to justice – court houses, police stations, government offices, school administration buildings, work places, sites of environmental injustice, military courts, embassies, places of worship, homes, or simply public gathering places where women deserve to feel safe but too often do not – to shine a spotlight on injustice and to demand an end to violence against women and girls.

FOLLOW THE GLOBAL CAMPAIGN

For months, activists planning One Billion Rising for Justice events have used media, social platforms and the Internet to connect to one another and on Friday, they will continue to do so on a global scale like never ensuring their personal visions of justice heard.

Details on following One Billion Rising online and the campaign’s Live Streams:

One Billion Rising Homepage (www.onebillionrising.org) The homepage of OneBillionRising.org has been transformed into a social media and digital activism platform, a one-stop location to follow the global campaign in real-time with updates from grassroots organizers, access to live stream events, links to coverage of the campaign, and statements of support, and of defiance, from across social media.

#rise4justice and #1billionrising Online activists are rising together on Facebook, Twitter, YouTube, Tumblr, Instagram, and Soundcloud, among others. This year, the campaign is using the hashtags #rise4justice and #1billionrising to connect a creative community of supporters and to highlight the thousands of photos, videos, and art, including original songs, videos, poems, and dance, that are being shared at rapid speed.

Around the Clock, from Around the World – Live Stream Schedule

Kicking off with a flash mob outside of the Presidential Place in the Philippines, One Billion Rising will live stream more than two-dozen events from around the world from Lima, Peru to Trafalgar Square in the heart of London.

One Billion Rising for Justice Live Stream Schedule (subject to change)

One Billion Rising for Justice Live Stream Schedule (subject to change)

Philippines

10:30am-12pm PHT / 9:30-11pm EST (2/13) / 2:30-4am GMT (2/14)

India (Ahmadabad, Gujarat)

11:30am – 12:30pm IST / 1-2am EST / 6-7am GMT

Bangladesh Time

TBD

Philippines

3-8pm PHT / 2-7am EST / 7am – 12pm GMT

Congo

12pm CAT / 5am EST / 10am GMT

London

12pm – 1pm GMT / 7am – 8am EST

Cape Town

2:30pm SAST / 7:30am EST / 12:30pm GMT

Hungary

2pm – 3pm CET / 8am – 9am EST / 1-2pm GMT

Italy

2:15pm CET / 8:15am EST / 1:15 GMT

Pakistan

6:30pm PKT / 8:30am EST / 1:30pm GMT

Italy

4pm CET / 10am EST / 3pm GMT

NYC: JustLove

10am – 6pm EST (break 2-3) / 3pm – 11pm GMT (break 7-8)

Atlanta

10am-2pm (break 11:30-12:30) CT / 11am – 3pm (break 12:30-1:30) EST / 4-8pm (break 5:30 – 6:30) GMT

Guatemala

11am – 12pm CST / 12-1pm EST / 5-6pm GMT

Los Angeles (West Hollywood)

10-11am PST / 1-2pm EST / 6-7pm GMT

Santa Fe

12PM MT / 2pm EST / 7pm GMT

Guyana

4pm – 5:30pm GYT / 3-4:30pm EST / 8-9:30 GMT

Los Angeles (Downtown LA)

4-5pm EST / 9-10pm GMT

Miami

5-7pm EST / 10pm – 12am GMT

Peru

6pm PET / 6pm EST / 11pm GMT

San Francisco

4-6pm PT / 7-9pm EST / 12-2am GMT

NYC: RISE NYC

8pm – 11:30pm EST / 1am – 4:30am GMT

Mexico City (2/15/14)

11am CST / 12pm EST / 5pm GMT

Disclaimer: As with any live-streaming event, there are technical considerations that may be beyond our control. V-Day will do its best to make sure that the events listed are streamed in their entirety; however, we cannot make any guarantee of 100 percent uptime.

On this day, 14 February, 2014, V-activists will shine a spotlight on the darkness of injustice and make the connections between their visions of justice and the ultimate goal of eliminating all forms of violence against women and girls by RISING, RELEASING and DANCING in the light.

 

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About V-Day

V-Day is a global activist movement to end violence against women and girls that raises funds and awareness through benefit productions of Playwright/Founder Eve Ensler’s award winning play ‘The Vagina Monologues’ and other artistic works. The V-Day movement has raised over $100 million; educated millions about the issue of violence against women and the efforts to end it; crafted international educational, media and PSA campaigns; reopened shelters; and funded over 13,000 community-based anti-violence programs and safe houses in Democratic Republic of Congo, Haiti, Kenya, and Iraq. V-Day has received numerous acknowledgements and awards and is, one of the Top-Rated organizations on both Charity Navigator and Guidestar.  V-Day’s most recent global campaign, ONE BILLION RISING, galvanized over one billion women and men on a global day of action towards ending violence against women and girls. www.vday.org

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Governo, è il momento della fiducia: il discorso di Letta ‘come Davide contro Golia’

italia2904-622x394L’Italia e l’Europa si trovano ad affrontare un momento eccezionale. E il presidente della Repubblica ci ha concesso un’ultima opportunità di mostrarci degni del ruolo che la costituzione ci riconosce come rappresentanti della nazione’. Con queste parole, e con un ringraziamento personale a Pier Luigi Bersani – accolto da un lungo applauso che ha commosso il segretari dimissionario del Pd -, Enrico Letta ha dato il via nell’aula della Camera al discorso di presentazione del programma del suo governo. Un programma che dovrà ora essere sottoposto al voto di fiducia, atteso in serata a Montecitorio e martedì al Senato. Un intervento che arriva all’indomani della cerimonia di giuramento del nuovo esecutivo, funestata dalla sparatoria di piazza Montecitorio che ha visto il ferimento di due carabinieri e di una passante.

Proprio all’episodio dell’attentato davanti a Palazzo Chigi ha fatto riferimento il capo del governo spiegando che ‘non c’è più tempo’ e che per evitare che il malcontento e la rabbia degenerino in episodi di violenza occorre che la politica faccia il proprio dovere. Che in una fase difficile come quella che stiamo attraversando significa anche puntare su politiche di risanamento e tenuta dei conti pubblici senza inasprimento fiscale. Letta ha puntato il dito contro il gap generazionale che caratterizza l’Italia, sottolineando che ‘troppo spesso in passato sono stati fatti debiti poi scaricati sulle generazioni future’. E proprio le generazioni di oggi, ‘che hanno imparato sulla propria pelle’ cosa significhi ereditare una situazione debitoria insostenibile, ‘non compiranno lo stesso errore’. Tra i primi interventi che il governo si appresta a portare avanti vi sono la riduzione delle tasse sul lavoro, lo stop ai pagamenti dell’Imu di giugno per poi rimodulare le imposte sulla prima casa (andando così incontro alle richieste del Pdl), politiche di sostegno alla formazione e all’apprendistato, iniziative per la riduzione del divario culturale tra classi sociali (troppo spesso, ha ricordato, i figli di genitori non diplomati fanno fatica a raggiungere la laurea), interventi di moralizzazione della cosa pubblica.

Letta ha annunciato in aula (‘gli stessi membri del governo ancora non lo sanno’) che uno dei primi atti concreti sarà quello dell’eliminazione dello ‘stipendio’ dei ministri parlamentari, che dunque non perseguiranno una doppia indennità. Ha poi richiamato la necessità di intervenire sul finanziamento della politica, che oggi è ‘eccessivo’ e ‘mascherato’, e evidenziato la necessità di controlli sulle spese delle Regioni. Ha poi indicato l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione sulla democrazia interna ai partiti come uno degli obiettivi da perseguire senza indugio. Per fare tutto questo, ha sottolineato il capo del governo, bisogna riuscire a votare insieme anche da posizioni eterogenee, ma quella che stiamo vivendo è una situazione eccezionale perché dalle urne non è uscita una maggioranza e perché quello dell’astensione è stato di fatto il primo partito. «Vorrei che questo governo non fosse un canto del cigno sul sistema imploso sulle sue degenerazioni – ha puntualizzato -, ma che fosse un governo d’impegno per una ricostruzione politica che parta da un esercizio autentico e non simulato di autocritica’.

LAVORO E REDDITO MINIMO – Letta ha poi ricordato che la priorità del suo governo sarà quella del lavoro, piaga che affligge soprattutto il sud e i giovani, e che l’obiettivo è ‘prevenire l’incubo dell’impoverimento’. ‘Dobbiamo mettere il Mezzogiorno nelle condizioni di crescere da solo – ha detto Letta -, riconoscendo l’esistenza di un divario tra nord e sud senza mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi’. Una situazione, ha ammesso il premier, figlia delle inadempienze di chi avrebbe dovuto intervenire e dell’azione della criminalità organizzata, che va fronteggiata con maggiore forza. Quanto al welfare, Letta ha citato il caso degli esodati, evidenziando che con questa vicenda si è ‘rotto un patto’ con i cittadini che ora va ristabilito. ‘Andranno migliorati gli ammortizzatori sociali – ha poi aggiunto -, estendendoli a chi ne è privo a partire dai precari e si potranno studiare forme di reddito minimo per famiglie bisognose con figli’.

RIFORME IN 18 MESI Un accenno particolare è andato alla politica estera (il premier ha insistito sulla necessità di lavorare per gli Stati uniti d’Europa e ha annunciato l’avvio di un tour europeo per incontrare Merkel, Barroso e Van Rompuy) e alle riforme istituzionali. Letta ha detto di confidare nella possibilità di dare vita ad una Convenzione che riveda l’assetto complessivo della Repubblica, con il superamento del bicameralismo perfetto e l’introduzione di un vero federalismo fiscale. E di ritenere indispensabile una nuova legge elettorale possa dare maggiore rappresentatività ai cittadini. ‘La Convenzione per le riforme deve partire subito – ha detto Letta. Se tra 18 mesi non sarà avviato il processo delle riforme istituzionali ne trarrò le conseguenze’.

Il voto di fiducia (che Letta ha chiesto con un parallelo con Davide e Golia, dove il governo è un Davide in attesa di affrontare il suo gigante utilizzando non solo una fionda e una manciata di ciottoli ma anche il ‘coraggio’ e, appunto, la ‘fiducia’) non dovrebbe riservare sorprese. Non a Montecitorio, dove la maggioranza è solidissima. E neppure a Palazzo Madama, dove l’intesa tra Pd, Pdl e Scelta Civica consente un agevole superamento del quorum (che nella fattispecie è la maggioranza semplice). Dalla Lega Nord potrebbe arrivare un segnale distensivo con una non partecipazione al voto, considerando che al Senato, come previsto dal regolamento, l’astensione equivarrebbe ad un no. Scontato invece il voto contrario del Movimento 5 Stelle.

Su Twitter #Letta#fiducia

Il discorso integrale del presidente del Consiglio Enrico Letta alla Camera

(fonte Corsera)

Chi è Cécile Kyenge, prima ministro di colore a occuparsi di Integrazione

KyengeCécile Kyenge Kashetu è un medico oculista italiano, nata nella Repubblica democratica del Congo nel 1964. Eletta alla Camera nelle elezioni di febbraio, è stata nominata da Enrico Letta ministro per l’Integrazione dopo essere stata responsabile delle politiche dell’immigrazione del Partito democratico in Emilia Romagna.

Da sempre è in prima linea per i diritti dei migranti e per quello di cittadinanza: leggi la sua intervista al blog ‘La città Nuova’ del 26 marzo. Tra le sue battaglie da attivista, la libera circolazione, una nuova legge sulla cittadinanza e l’abrogazione della Bossi-Fini. Dal settembre 2010 è portavoce nazionale della rete Primo Marzo per cui si occupa di promuovere i diritti dei migranti e i diritti umani.

‘IL SEGNO DEL CAMBIAMENTO’ Kyenge, primo ministro di colore in un governo italiano, ha accolto questa nomina, da parte di Enrico Letta, come ‘una decisione che segna il passo decisivo per cambiare concretamente l’Italia e il modo di vedere un’integrazione che è già presente nel Paese‘. Dopo aver espresso la sua soddisfazione e il suo ringraziamento il ministro per l’Integrazione ha spiegato: ‘Il mio percorso è merito di un lavoro svolto con Livia Turco e il Forum immigrazione del Partito Democratico: io sono la portavoce di una politica fatta all’interno del partito, ma che è frutto di un lavoro comune che raccoglie anche le istanze e le forti richieste della società civile che in questo momento chiede a gran voce una nuova legge sulla cittadinanza’. La stessa Livia Turco si è detta ‘profondamente emozionata’.

Su Twitter Cécile Kyenge

Enrico Letta incaricato da Napolitano per fare il nuovo governo, da domani le consultazioni

letta-afp-672Enrico Letta è l’uomo a cui il presidente della Repubblica ha affidato l’incarico per la formazione del nuovo governo. Il ministro più giovane della storia d’Italia, nel 1998 con il primo governo D’Alema ha 32 anni contro i 35 di Andreotti quando riceve l’incarico di gestire le Politiche comunitarie,  inizierà le consultazioni già da domani alla Camera con tutte le forze politiche presenti in Parlamento e conta di poter sciogliere la riserva ‘a breve’.

Parlando con i giornalisti al termine dell’incontro con Giorgio Napolitano al Quirinale, il vice segretario del Partito democratico ha ammesso che la situazione è ‘difficile, fragile e inedita’ e che il governo, un governo di servizio,  ‘non nascerà a tutti i costi ma solo se ci saranno certe condizioni’.

Il primo obiettivo sarà quello di dare risposte alle emergenze del lavoro e della povertà e di ridare credibilità alla politica attraverso riforme costituzionali e della legge elettorale.

Letta ha detto anche che occorre ‘cambiare la barra delle politiche europee troppo attente all’austerità’.

‘Ho accettato sentendo sulle spalle una grande responsabilità, anche più forte e più pesante della capacità delle mie spalle di reggerla, perché questa situazione inedita e fragile non può continuare. Il Paese sta aspettando un governo’, ha detto Letta dopo aver accettato con riserva l’incarico.

‘Mi metto in questo impegno perché penso che il paese ha bisogno di risposte specie quella parte del paese che soffre che ha bisogno di lavoro che non c’è, le imprese che chiudono i giovani che vanno via dal paese’, ha detto ancora il presidente incaricato. Bisogna dare una risposta all’emergenza giovani e questa sarà una priorità, ha affermato ancora Letta.

Secondo Letta ora è necessario ‘dare risposte attraverso una politica credibile’. ‘O si trova credibilità o non c’è possibilità di trovare gli strumenti per risolvere i problemi – ha aggiunto -. C’è bisogno di strumenti che solo la politica può avere. Io metterò grande impegno e determinazione per far sì che possa uscire una politica italiana diversa attraverso riforme costituzionali necessarie per ridurre il numero dei parlamentari, cambiare il sistema di bicameralismo paritario che ha bloccato il Paese, fare una legge elettorale di quella che ha fino per bloccare la situazione’.

‘Il mio grande impegno sarà a far sì che da questa vicenda possa uscire una politica italiana diversa con riforme istituzionali per ridurre il numero dei parlamentari, cambiare il bicameralismo e una nuova legge elettorale’, ha continuato Letta. ‘Se si rivotasse ora l’effetto blocco sarebbe uguale a quello attuale e non ce lo possiamo permettere. Ecco perché faccio un appello alla responsabilità di tutte le forze politiche in Parlamento perché facciano tutte insieme quelle riforme necessarie come la riduzione dei parlamentari e la legge elettorale’, sono state ancora le parole di Letta.

‘Il governo non nascerà a tutti i costi’. ‘Governo di servizio al paese’. Così Letta ha definito il suo esecutivo, che ha sottolineato avrà obiettivi chiari: moralizzazione della vita pubblica e riforme costituzionali. Poi però ha avvertito: ‘Questo governo non nascerà a tutti i costi, ma se ci saranno le condizioni. Io ce la metterò tutta perché gli italiani non ce la fanno più dei giochetti della politica. Con grande umiltà e senso del limite ma con una determinazione fortissima a dare seguito alla volontà del presidente della Repubblica’, ha detto Letta.

Bersani. Il segretario dimissionario del Pd Pierluigi Bersani ha commentato con grande soddisfazione l’incarico a Letta. ‘Bene, benissimo’ ha detto entrando alla sede del partito.

Renzi. ‘In bocca al lupo e un forte abbraccio’. Lo scrive su Twitter Matteo Renzi a proposito dell’incarico di formare un governo al vice segretario del Pd.

Alfano: no a governicchio. ‘E bene chiarire al Pd che per noi non ci sarà un nuovo caso Marini, non daremo il sostegno a uno di loro cui loro non daranno un sostegno reale, visibile’. Lo dice il segretario del Pdl Angelino Alfano. ‘Se si tratta di un governicchio qualsiasi, semibalneare, lo faccia chi vuole, ma noi non ci stiamo’.

‘Abbiamo la netta impressione che il Pd un governo forte non voglia farlo, ma non possa dirlo – afferma Alfano in una nota -. È desolante la lettura, sui giornali di questa mattina, delle dichiarazioni di numerosissimi esponenti del Partito Democratico. Un florilegio di attacchi al Popolo della Libertà, al suo leader e alla storia del nostro partito, unito a organigrammi, nomi, poltrone e cadreghe varie. Il tutto aggravato da una inquietante sudditanza psicologica a una sorta di primato dei tecnici. Prima ancora di sapere chi sia il presidente incaricato, è bene chiarire al Pd che per noi non ci sarà un nuovo caso Marini, non daremo il sostegno a uno di loro cui loro non daranno un sostegno reale, visibile, con nomi che rendano evidente questo sostegno e con un programma fiscale chiarissimo ed inequivocabile. Non intendiamo pagare altri prezzi per la nostra lealtà e ribadiamo che o il governo è forte, politico (con i tecnici abbiamo già dato), duraturo e capace di affrontare la crisi economica oppure, se si tratta di un governicchio qualsiasi, semibalneare, lo faccia chi vuole, ma noi non ci stiamo’.

Amato. Immediato il commento di Giuliano Amato, l’altro candidato favorito per l’incarico: ‘Assolutamente soddisfatto’. Poi ha aggiunto: ‘Il capo dello Stato è un organo di garanzia. È come un motore di riserva che, se si inceppa la macchina del circuito governo-Parlamento, entra in funzione. È un motore che non sostituisce questo meccanismo ma è come se fosse un motore di avviamento, da azionare per accendere l’auto quando si spegne’.

‘Napolitano è come il motorino di avviamento’. Alla presentazione del libro ‘La Repubblica del presidente’, Amato, proprio negli stessi minuti in cui viene chiamato al Quirinale Letta, punta il dito contro le forze politiche che finora sono rimaste sorde agli appelli di Napolitano. ‘Cosa ci mette Napolitano di più in tutto ciò? Alle prese con un sistema politico-istituzionale non molto diverso dalla mia Panda del ’90, lui è come il motorino di avviamento, il cui uso è frequente perché l’auto si spegne con facilità’. ‘In questo settennato – conclude Amato – è stato necessario che Napolitano intervenisse, non in sostituzione di qualcuno o qualcosa, ma per riaccendere la macchina’.

SU Twitter #Letta#governo

Direzione Pd: Bersani dimissionario ‘il partito non è nido del cuculo’

bersani_dimissioni_bis‘Confermo qui le mie dimissioni che saranno portate anche all’Assemblea nazionale’. Lo ha detto in Direzione del Pd il segretario Pier Luigi Bersani.

‘Ho annunciato le mie dimissioni dopo la bocciatura delle candidature di Marini e Prodi da parte dei franchi tiratori, molti dei nostri grandi elettori sono venuti meno a decisioni formali e collettive in un momento cruciale. Siamo stati su orlo di crisi gravissima e senza precedenti’.

“Si può dire che le elezioni le abbiamo vinte o no ma alla prima prova non abbiamo retto e se non rimuoviamo il problema rischiamo di non reggere nelle prossime settimane e mesi. Insieme a difetti di anarchismo e di feudalizzazione si e’ palesato un problema grave di perdita di autonomia. Non si pensi che quanto successo sia episodio, c’e’ qualcosa di strutturale’. E’ l’analisi di Pier Luigi Bersani in direzione, sulla crisi del Pd durante l’elezione del presidente della Repubblica.

‘Ci vuole una ragionata disponibilità ricercare tutti insieme una soluzione di governo mettendo a disposizione le nostre forze e risorse’. Così Pier Luigi Bersani indica, confermando le sue dimissioni, l’atteggiamento del Pd rispetto alla creazione del governo.

Un partito è tale se è retto ‘da un principio d’ordine‘ altrimenti diventa ‘un nido del cuculo‘. Lo ha detto Pier Luigi Bersani alla Direzione del Pd. Il principio d’ordine, ha spiegato Bersani, è ‘il principio di sovranità da dare alla comunità del partito’. Senza di questo il partito ‘è un autobus, un ascensore, un nido del cuculo’. ‘La metafora – ha aggiunto – ce l’ha data Gherardo Colombo. Entro in uno spazio per mettere in luce la mia soggettività’.

‘Io ci credo, ho fiducia nel Pd e dopo 4 anni qualche idea me la sono fatta, aspetto di poterne discutere liberamente, fraternamente in un confronto che non tocchi tanto la linea politica ma una profonda riforma del partito. Le mie dimissioni, sono convinto, sono utili al partito per guardare in faccia il problema senza occultarlo illusoriamente’. Così Pier Luigi Bersani, alla direzione del Pd, confermando le sue dimissioni.

‘Come si fa a dire che noi andiamo verso un presidenzialismo alla francese quando i nostri dirigenti non conoscono più la differenza tra dimensione politica, istituzionale e di governo? Dove pensate che andiamo cosi’? Verso il presidenzialismo alla francese? Vogliamo scherzare, no andiamo verso il Sud America‘. E’ lo sfogo di Pier Luigi Bersani contro lo ‘scivolamento’ del Pd ‘non verso un soggetto politico ma verso uno spazio politico’.

Il Pd ha approvato, con 7 voti contrari e 14 astenuti (tra cui Rosy Bindi) il documento con cui il Partito Democratico da’ ‘pieno’ sostegno al tentativo del presidente Giorgio Napolitano di dare vita a governo.

Serracchiani: ‘il partito mi spieghi il no a Prodi e Rodotà‘. Poi la interrompono e la Bindi: ‘Fatela parlare, ha vinto, ha preso 50mila voti in più della coalizione’. Franceschini: il segretario uscente paga colpe non sue, mancata generosità.

Matteo Renzi alla presidenza del Consiglio: la proposta del ‘turco’ Orfini. Giornata di consultazioni lampo

Matteo Orfini‘Domani (oggi ndr) in direzione proporrò Matteo Renzi alla presidenza del Consiglio’. Lo ha reso noto Matteo Orfini parlando a ‘Piazzapulita‘ de la7.

‘Mi piacerebbe-prosegue il ‘giovane turco’ del Pd – sapere se Renzi, che rivendica il suo coraggio e la sua voglia di dare un contributo, se la sente di accettare una ipotesi del genere. Penso che la sua sarebbe una candidatura in grado di sfidare tutti sul terreno del governo. Come è noto gli elettori del M5s apprezzano molto quello che dice Renzi, così come fanno quelli del Pdl‘.

‘Per la presidenza del Consiglio si può pensare o ad una personalità terza di garanzia e di grande profilo istituzionale oppure si può pensare ad un leader politico. E Matteo Renzi rientra senz’altro in questo ruolo’. Lo ha detto il deputato del Pd, Andrea Orlando, rispondendo alla domanda se la delegazione dei Democratici potrebbe proporre a Napolitano il nome di Matteo Renzi per il governo.

Il Pd, privo del vertice dopo le dimissioni del leader Pier Luigi Bersani e di tutta la segreteria, scosso dalle drammatiche divisioni sull’elezione del capo dello Stato, riunisce oggi la direzione per decidere chi dovrà guidare il partito durante le trattative per il nuovo governo e come arrivare al congresso in autunno che eleggerà il nuovo segretario.

La riunione della direzione è stata anticipata  alle 16, mentre tra i parlamentari del centrosinistra si discute di una possibile scissione del Pd tra un’ala più radicale e una più moderata. Napolitano intanto stringe i tempi sulla formazione del nuovo governo. Oggi unica giornata di consultazioni per il presidente della Repubblica. Alle 18,30 chiude la delegazione del Pd.

Nulla trapela sugli intendimenti di Napolitano. restano in campo i nomi di Amato ed Enrico Letta, anche se in mattinata si è fatta strada l’ipotesi di un incarico a Matteo Renzi. Il Pdl avrebbe già dato il via libera al sindaco di Firenze, mentre la Lega ribadisce il no ad Amato. La decisione spetta al Capo dello Stato, ma sarà importante anche la direzione del Pd prevista nel pomeriggio.

I democrat non faranno nomi per la presidenza del Consiglio: almeno è questo l’orientamento. E se il capo dello Stato darà l’incarico a Matteo Renzi? Dopo una giornata in cui si sono rincorse voci in questo senso, Matteo Orfini ieri sera a Piazzapulita ha calato l’annuncio: il Pd dovrebbe indicare Renzi per la premiership. Ma il sindaco di Firenze ha dato o no la sua disponibilità a un’operazione del genere? Un deputato renziano, spiega: ‘Se Napolitano fa il suo nome, Matteo non potrà tirarsi indietro. Ne abbiamo parlato alcuni giorni fa. Io gli ho consigliato di pensarci bene perché andare a palazzo Chigi così, sarebbe rischioso. Il rischio di bruciarsi sarebbe enorme’. E il sindaco ha convenuto? ‘Sì, ha ben presente tutte le controindicazioni. Compreso il fatto che il Pd non sarebbe unito sul suo nome. Ma se verrà chiamato, non dirà di no…’. Insomma, la disponibilità del sindaco di Firenze c’è.

C’è da dire che nel giro di consultazioni lampo che il presidente Napolitano ha avviato questa mattina, il nome di Renzi è ricorrente. La Lega, Fratelli D’Italia, Pino Pisicchio a nome del misto: tutti hanno dato il via libera al sindaco di Firenze dopo i colloqui al Colle. Un ok vero o un tentativo di bruciare la ‘promessa’ del Pd? Un big democratico spiega: ‘La cosa di Matteo è vera, verissima. Lui non si tirerebbe indietro. Ma bisogna vedere che decide Napolitano…’. Intanto ancora prima della Direzione del Pd e di salire al Quirinale, il capogruppo alla Camera Roberto Speranza osserva: ‘Il nome di Renzi incontra senz’altro il favore del Pd perché è una personalità di primissimo piano e trova un’assoluta sintonia con la dirigenza del partito’. ‘Però -aggiunge Speranza- non è corretto che noi, prima di andare alle consultazioni iniziamo a ragionare di nomi. La competenza è tutta del Presidente della Repubblica, in un passaggio difficile. Fare una discussione sui nomi senza interloquire in alcun modo con il Capo dello Stato non mi sembra il modo migliore di ragionare’. Comunque, conclude, ‘non è certo dal Pd che arriverà alcun ostracismo o alcun veto’ su Renzi a palazzo Chigi.

I primi a salire al Quirinale sono stati i ‘piccoli’. La scelta del futuro premier da parte del presidente della Repubblica ‘si esprimerà nel giro davvero di pochissime ore’, ha assicurato il presidente del gruppo parlamentare misto della Camera, Pino Pisicchio, esponente del Centro Democratico, al termine del colloquio con il presidente Napolitano. Sel apre a Renzi, ma chiude al governissimo. ‘Matteo è sicuramente una novità’, ma non tale da far cambiare idea a Sel sulla indisponibilità a votare la fiducia ad un governo che abbia al suo interno il ‘blocco berlusconiano’, ha detto Nichi Vendola, al termine del colloquio al Quirinale con il capo dello Stato. ‘Siamo in grado di leggere gli elementi di novità’, ha spiegato il leader Sel rispondendo ad una domanda dei giornalisti sull’ipotesi di un incarico al sindaco di Firenze, ‘nessuna è così spiazzante da farci cambiare giudizio sulla nostra indisponibilità a votare la fiducia ad un governo che abbia al suo interno chi ha portato il Paese in questa situazione, cioè il centrodestra’.

Sul sindaco di Firenze, a sentire Flavio Tosi, la Lega darebbe disco verde. E il Pdl non lo esclude: ‘Un incarico a Renzi per la formazione del nuovo governo – dice Sandro Bondi – sarebbe in linea con una domanda di cambiamento che sale dal Paese’. Fratelli d’Italia ribadiscono il loro no ad un governo di larghe intese anche se si dicono disposti a valutare ‘con attenzione’ l’eventualità di un ‘vero governo di cambiamento’. In questo senso ‘certamente Renzi è uno di quelli che risponde a questa tipologia’, afferma La Russa. In via dell’Umiltà resta la preoccupazione per le spaccature profonde del Pd e la schizofrenia dei grillini. Dopo il lungo vertice a cena di ieri sera, anche Silvio Berlusconi ha riunito a palazzo Grazioli lo stato maggiore del Pdl per fare il punto. Al vaglio del Cavaliere le varie opzioni in campo, a partire da un possibile incarico a Giuliano Amato – ben visto da Berlusconi ma le cui chance nelle ultime ore sarebbero in calo sia per i veti incrociati del Pd che per il niet della Lega – fino all’ipotesi di un esecutivo guidato da un esponente del Pd, come Enrico Letta. Già ieri sera, viene spiegato, l’ex premier e i maggiorenti di via dell’Umiltà hanno analizzato anche l’ipotesi che, dietro proposta del Pd, il Colle possa affidare l’incarico a Matteo Renzi. Nome che non riscontrerebbe i favori condivisi del partito. Il Cavaliere, viene riferito, non avrebbe chiuso la porta a priori, invitando però i suoi alla cautela.

Il nome del sindaco di Firenze, per una parte dei vertici pidiellini, potrebbe invece essere quello giusto per sbloccare la situazione di impasse. Non solo. Per alcuni big di via dell’Umiltà con Renzi a palazzo Chigi e un governo di larghe intese, le chance del giovane ‘rottamatore’ di sfidare alle urne Berlusconi sarebbero ridotte di molto. Non verrebbe più visto come la novità assoluta, come il rinnovamento che invoca da tempo, è la riflessione. Ma c’è anche chi, nel Pdl, vede questa ipotesi come fumo negli occhi: non è accettabile che appoggiamo un governo guidato da quello che sarà il futuro ‘competitor’ del Cavaliere. L’unica condizione su cui Berlusconi non è disposto a trattare è la natura del governo: deve essere politico e forte, con una durata temporale non limitata e con un programma che si basi fortemente sugli otto punti del Pdl. Ma, al di là dei nomi, nel partito – come avviene ormai da settimane sin dal giorno dopo del risultato elettorale – si confrontano due linee: quella più ‘radicale’ dei falchi, più propensi a tornare subito alle urne per sfruttare i sondaggi positivi a favore del partito, e quella ‘trattativista’ delle colombe, che invece spingono affinché il Pdl sia azionista di maggioranza di un governo di larghe intese. Berlusconi, per ora, mantiene il punto: lavoriamo per far nascere un governo, ma l’opzione voto resta tra le possibili soluzioni qualora il Pd non riesca a superare le sue difficoltà e ponga veti considerati ‘inaccettabili’ dal Pdl.

La linea è quella di rimettersi nelle mani del Presidente della Repubblica, ma anche di farsi trovare pronti, nel caso in cui Giorgio Napolitano chieda a Scelta Civica di dare il proprio contributo al governo che verrà. Per questo lo stato maggiore del partito ha rinviato a dopo il proprio turno di consultazioni, previsto oggi alle 17, la riunione sul prossimo esecutivo. Nessuna preclusione sul nome di Matteo Renzi, dato in crescita nel `borsino´ dei possibili premier: Mario Monti non ha mai fatto mistero delle sue simpatie per il sindaco di Firenze, Lorenzo Dellai fa sapere che nessun veto arriverà da Scelta Civica mentre Andrea Romano lo considera ‘una risorsa per l’Italia’ a patto che non diventi ‘una carta’ per regolare conti interni al Pd. Intanto, però, tra i parlamentari cominciano a farsi i primi nomi per alcuni ministeri. E se a Mario Monti la Farnesina ‘calzerebbe come un abito su misura’, definizione utilizzata da un senatore, al ministero dell’Istruzione si ritiene che potrebbe fare bene Ilaria Borletti Buitoni.

I Cinque stelle sono convocati nel pomeriggio, alle 17,30, e potrebbero assumere una decisione mai vista nella storia della Repubblica, del tutto contraria al rispetto minimo delle istituzioni: non presentarsi dal Capo dello Stato. Alle 14 i M5S si riuniranno in assemblea per decidere la linea da tenere in vista delle consultazioni. Il Movimento già nella riunione di ieri ha considerato varie ipotesi, tra queste anche quella di disertare l’appuntamento non andando affatto al Quirinale. In Rete Paolo Becchi, considerato l’ideologo del M5S, invita i parlamentari stellati a tenere la barra dritta e non andare: ‘è tutta una farsa non ha senso andare alle consultazioni – scrive in un tweet – per consultare cosa poi se hanno già deciso!’. ‘Parliamo con Rodotà e lasciamo Napolitano al suo inciucio storico – aggiunge poco dopo in un altro ‘cinguettio’ – È il M5S la nuova Resistenza’. Intanto Grillo parla col tabloid tedesco Bild affermando che ‘l’Italia in autunno andrà in bancarotta’. ‘Berlusconi è finito. Le Pmi vanno in bancarotta. Fra settembre e ottobre allo Stato finiranno i soldi, e sarà difficile pagare pensioni e stipendi’. Per Grillo ‘non è il Movimento 5 Stelle a sabotare i partiti, sono loro a sabotare se stessi’. E in Italia ‘si vive una frattura storica, poiché i vecchi partiti stanno per sparire’. In un tweet Grillo commenta anche: ‘M5S primo assoluto‘. Il riferimento, nel link, è ai dati di Emg diffusi dal Tg de La7 che danno il M5S al 29,1% in crescita del 5,2%.

Su Twitter #direzionepd

Napolitano giura e si commuove: ‘se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità, non esiterò a trarne le conseguenze’

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano‘Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione‘. Pronunciando questa formula il Presidente Napolitano ha giurato fedeltà al Paese poco prima di iniziare il suo discorso alle Camere riunite in seduta comune e con i delegati delle Regioni che ha aperto con queste parole: ‘Lasciatemi innanzitutto esprimere – insieme con un omaggio che in me viene da molto lontano alle istituzioni che voi rappresentate – la gratitudine che vi debbo per avermi con così largo suffragio eletto Presidente della Repubblica. E’ un segno di rinnovata fiducia che raccolgo comprendendone il senso, anche se sottopone a seria prova le mie forze : e apprezzo in modo particolare che mi sia venuto da tante e tanti nuovi eletti in Parlamento, che appartengono a una generazione così distante, e non solo anagraficamente, dalla mia’.

Il capo dello Stato non ha negato i problemi, e ha chiesto ai partiti un senso di responsabilità pari a quello dimostrato da lui. ‘A questa prova a cui non mi sono sottratto. Ma sapendo che quanto è accaduto qui nei giorni scorsi ha rappresentato il punto di arrivo di una lunga serie di omissioni e di guasti, di chiusure e di irresponsabilità’.

Poi, un durissimo monito ad una classe politica ‘autoindulgente’: alla richiesta di riforme e di rinnovamento, ‘non si sono date soluzioni soddisfacenti: hanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi’. È imperdonabile, ha detto, la mancata riforma delle legge elettorale. ‘Non meno imperdonabile- ha proseguito- resta il nulla di fatto in materia di sia pur limitate e mirate riforme della seconda parte della Costituzione, faticosamente concordate e poi affossate, e peraltro mai giunte a infrangere il tabù del bicameralismo paritario. Ho il dovere di essere franco: se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esiterò a trarne le conseguenze dinanzi al paese’.

È preoccupato, Napolitano. ‘Le sfide e le prove che abbiamo davanti sono più che mai ardue, profonde e di esito incerto. Questo ci dice la crisi che stiamo attraversando’.

Occorre grande attenzione di fronte a esigenze di tutela della libertà e della sicurezza da nuove articolazioni criminali e da nuove pulsioni eversive, ha detto il capo dello Stato, ‘e anche di fronte a fenomeni di tensione e disordine nei rapporti tra diversi poteri dello Stato e diverse istituzioni costituzionalmente rilevanti’.

Un passaggio è dedicato anche al Movimento 5 Stelle: ‘Apprezzo l’impegno con cui’ il Movimento ‘ha mostrato di volersi impegnare alla Camera e al Senato, guadagnandovi il peso e l’influenza che gli spetta: quella è la strada di una feconda, anche se aspra, dialettica democratica e non quella, avventurosa e deviante, della contrapposizione tra piazza e Parlamento’. La Rete, ha detto Napolitano, ‘fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all’aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi, ma non c’è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all’imperativo costituzionale del metodo democratico’.

L’appello: ‘Le forze rappresentate in Parlamento, senza alcuna eccezione, debbono dare ora’ il loro ‘apporto alle decisioni da prendere per il rinnovamento del Paese. Senza temere di convergere’ sulle soluzioni. ‘Il fatto che in Italia si sia diffusa una sorta di orrore per ogni ipotesi di intese, alleanze, mediazioni, convergenze tra forze politiche diverse, è segno di una regressione, di un diffondersi dell’idea che si possa fare politica senza conoscere o riconoscere le complesse problematiche del governare la cosa pubblica e le implicazioni che ne discendono in termini, appunto, di mediazioni, intese, alleanze politiche’.

Trentuno applausi, cinque interruzioni di Napolitano. Tutti tranne i deputati e i senatori del M5S che si sono alzati, come annunciato, per rispetto, ma non hanno applaudito. Quasi mai almeno, per il tempo in cui il Capo dello Stato ha parlato. Quella di non battere le mani era la linea decisa dai grillini, ma a volte è stato inevitabile.

Oggi è stato il giorno del discorso e prima di lasciare l’aula di Montecitorio, Giorgio Napolitano ha scambiato un saluto con il senatore a vita Emilio Colombo e ha avuto un breve scambio con il leader del Pdl Silvio Berlusconi.

‘Il discorso più ineccepibile e straordinario che io abbia mai sentito in 20 anni”, ha commentato Berlusconi. “In questo momento è il miglior presidente che potessimo avere”, ha aggiunto continuando a spiegare come Napolitano abbia “invitato a buttare a mare la parola ‘inciuci’: la politica è fatta di compromessi, mediazioni. Alleanze anche tra chi si trova su sponde opposte”, dettate “dalle esigenze del momento che comportano di superare le distanze’.

Che sia stato un discorso “ottimo” è anche quanto ha detto Pier Luigi Bersani, lasciando l’Aula. La strigliata e il forte richiamo alla responsabilità dei partiti non lo hanno impressionato: ‘Cos’altro doveva dire? Ha detto benissimo quel che doveva dire’, ha detto.

Nessun commento ufficiale, per ora, del Movimento 5 Stelle sull’intervento del presidente rieletto. ‘Commenteremo tra un po’. Ci sarà un comunicato dei gruppi’, ha spiegato Roberto Fico. Ma Grillo pochi minuti prima dell’insediamento di Napolitano per il suo secondo mandato aveva postato sul suo blog le parole dette dal capo dello Stato a marzo 2013. Il post è intitolato ‘Napolitano reloaded’. E dal Movimento qualche voce è poi venuta fuori senza comunicato ufficiale: ‘Non avevo mai sentito un presidente parlare contro un partito in parlamento. Un discorso molto schierato’, ha detto Manlio Di Stefano, deputato del M5S. ‘Ora bisogna vedere se dalle parole si passerà ai fatti’, ha detto la deputata di M5S, Mara Mucci.

‘Quello del presidente Napolitano è stato un discorso politico, in barba al ruolo di garanzia che un Capo dello Stato dovrebbe mantenere’, hanno detto i capigruppo di Camera e Senato, Roberta Lombardi e Vito Crimi, commentano così il discorso di insediamento del Presidente della Repubblica. ‘E’ stata evidentemente dettata la linea politica del prossimo governo con la riforma della legge elettorale, la normativa anti-corruzione e il superamento del bicameralismo perfetto: in pratica, è stata indicata l’adozione del testo preparato dai ‘saggi’ scelti fra le istituzioni e i partiti”.

Per Dario Franceschini, il presidente è un ‘gigante’. ‘Ha preso il timone, ha indicato la strada, ha dato qualche schiaffone salutare. Napolitano è un gigante, ora tutti devono rispondere o sì o no. Io rispondo sì’. Dello stesso avviso anche Fabrizio Cicchitto, parlamentare del Pdl: ‘Una grande lezione di politica che in queste aule non si sentiva da diversi anni. Se non si vuole vanificare totalmente questa legislatura è indispensabile la coalizione fra forze diverse, avversarie e anche opposte, che si misurino con i nodi drammatici che attanagliano la società italiana. In sostanza una lezione di politica e anche di matematica’.

‘Bene Napolitano. Governo subito o tutti a casa. Il Presidente esprime l’orgoglio della Politica e il coraggio di decisioni difficili’, ha scritto su Twitter il segretario della Lega, Roberto Maroni, governatore della Lombardia.

‘Bellissimo discorso. Aspetto che qualcuno dica di nuovo che è vecchio e mi faccio quattro risate’, ha commentato il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, ‘è stata una grande lezione politica, morale e istituzionale, ora i partiti rispondano con i fatti e non con gli applausi’.

Per l’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari quello di Napolitano è stato ‘un discorso molto chiaro di fortissima denuncia della crisi delle forze politiche e dei partiti’. ‘Un linguaggio di chiarezza encomiabile. Gli ha dato degli ‘imperdonabili’ e sono degli ‘imperdonabili’ – ha detto il filosofo riferendosi ai parlamentari – si possono perdonare evangelicamente ma non si possono perdonare politicamente’.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, avvierà domani mattina, ricevendo il Presidente del Senato della Repubblica, Pietro Grasso, e la Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, un rapido giro di incontri con le rappresentanze parlamentari essenzialmente per verificare ogni eventuale aggiornamento delle posizioni già illustrate nelle precedenti consultazioni per la formazione del nuovo Governo.

Il discorso integrale del presidente della Repubblica 

#Napolitano

Grillo in piazza a Roma: ‘E’ stato un golpettino furbo’, Napolitano? ‘Un signore stanco’

grillo-roma-santi-apostoli_topGrillo è salito sopra la sua auto, a ridosso di piazza Santi Apostoli, dove non è riuscito a entrare per la troppa folla, ha salutato dicendo ‘arrendetevi’ e poi se n’è andato via. Nonostante il mancato comizio di Beppe Grillo gli attivisti del Movimento 5 Stelle continuano a presidiare Piazza Santi Apostoli ormai quasi completamente riempita.

Dopo la protesta davanti a Montecitorio il Movimento 5 Stelle torna in piazza a Roma per esprimere il proprio dissenso per la rielezione di Giorgio Napolitano. ‘Un golpe? No, ma un golpettino furbo sì’, tuona Beppe Grillo durante la conferenza stampa. ‘C’è stato uno scambio per salvare Berlusconi e Mps, la nostra democrazia è ormai ridotta al lumicino. Stanno rubando un anno di tempo, sta succedendo questo’.

Il leader dei 5 Stelle ricorda l’incontro con Napolitano e spiega: ‘Ho visto un signore stanco, molto stanco.  Vi dico con franchezza cosa ci siamo detti, gli abbiamo chiesto la fiducia e ci ha detto che non avevamo i numeri’. Ma, secondo Grillo, ‘si sono riunite quattro persone di notte, non so se D’Alema e Bersani con Monti e Berlusconi, e hanno deciso di notte che il settennato doveva andare avanti’. A proposito di Bersani il leader dei 5 Stelle ha spiegato: ‘Se ci avessero detto ‘facciamolo insieme’ ci avremmo pensato’. L’affondo contro i partiti è durissimo: ‘Ieri l’applauso a Napolitano era verso di loro, era un applauso di scherno per dire: ‘Non ce l’avete fatta’. E poi sono usciti tutti, con le loro auto blu’.

‘Se ci metteranno in un angolo, resteremo in un angolo. Ci metteremo all’opposizione e voteremo le cose giuste se sono nel nostro programma’. Così Beppe Grillo in conferenza stampa a Roma.

‘Il nostro Movimento è nato il giorno di San Francesco. Noi siamo stati i primi francescani. Ci tengo a dirlo: è il papa che è grillino’, afferma Grillo. ‘Se faranno un governo non funzionerà. Se il programma sarà l’agenda Monti, non funzionerà. Voglio vedere i dieci saggi diventati ministri quando andranno in Parlamento e diranno i rimborsi elettorali ce li teniamo. Faranno la ola!’. Secondo il leader 5 Stelle ‘Rodotà sarebbe stato un Presidente che garantisce tutti gli italiani, di destra e di sinistra: invece serve un Presidente che garantisce il culo giudiziario a Berlusconi e a salvare il Mps‘. ‘Ieri sera potevo venire in piazza, non ho paura, ma avevo paura che la mia presenza potesse’ favorire ‘la violenza. Io non voglio entrare in questi giri. Sto calmando gli animi. C’è gente che mi dice andiamo a Roma, o fucile o niente. Dovreste ringraziarci perché teniamo calma la gente. In Francia, in Grecia ci sono i nazisti, qui ci sono i grillini che hanno due palle così’.

Dopo il dietrofront di ieri sulla piazza il leader del M5S era atteso per un comizio alla manifestazione organizzata in piazza Santi Apostoli. Per diffondere l’invito parlamentari e militanti hanno fatto girare un messaggio attraverso la Rete: ‘Ragazzi ci si vede dalle 15,00 in piazza dei SS.Apostoli per dire basta a questa vergogna. Non siamo sudditi, siamo cittadini. Non mancate’. Alla manifestazione sono attese migliaia di persone e il sindaco Alemanno è già intervenuto per avvertire Grillo: ‘Roma è anche la sua capitale ed è pregato di non considerare il suo arrivo come un’invasione perché siamo poco disponibili a tollerare questo atteggiamento’. E in merito a eventuali stati di allerta o pericoli possibili, Alemanno ha risposto: ‘Dovete chiederlo al questore ma ieri mi sembra non sia successo nulla di grave’.

Dopo aver dato appuntamento ai suoi sostenitori in piazza per ieri pomeriggio, Grillo aveva rinviato il suo arrivo a oggi facendo saltare la ‘marcia’ sulla Capitale. La manifestazione era proseguita fino a tarda sera davanti a Montecitorio alla presenza di numerosi parlamentari del gruppo. La delusione per la mancata elezione di Stefano Rodotà è risuonata forte in tutta la piazza. Cori da stadio, slogan e grida hanno caratterizzato la manifestazione alla quale hanno preso parte non solo i membri del M5s ma anche attivisti del Pd, di Rifondazione Comunista e del Partito Pirata, ma anche tanti cittadini comuni. Un gruppo ha anche stracciato la tessera del Pd non appena saputo della rielezione di Napolitano. Bersagliati i leader di Pd e Pdl, Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi. Al termine delle votazioni un boato di disapprovazione ha accolto l’elezione di Napolitano, mentre deputati e senatori lasciavano alla spicciolata la Camera. Tra loro anche l’ex ministro Carlo Giovanardi, respinto a suon di tappi di bottiglia dal presidio che lui non esita a definire ‘fascista’. L’allerta sicurezza resta alta anche per la giornata di oggi nonostante non si segnalino particolari momenti di tensione in piazza.

Il leader del Movimento Cinque Stelle, Beppe Grillo è arrivato nei pressi piazza dei Santi Apostoli, ed è stato circondato da decine di giornalisti e fotografi.  Grillo è salito sopra la sua auto, a ridosso di piazza Sant’Apostoli, dove non è riuscito a entrare per la troppa folla, ha salutato dicendo ‘arrendetevi’ e poi se n’è andato via in auto.

Su Twitter #Grillo ‘La manifestazione di Roma non é organizzata da M5S, é spontanea’ #tuttiaroma

I partiti si inchinano a ‘Re Giorgio’ e i 5 stelle scatenano la piazza

++ QUIRINALE: ANCORA FUMATA NERA A QUINTA VOTAZIONE ++I partiti si arrendono allo stallo politico istituzionale e si inchinano a ‘Re Giorgio‘, incoronandolo per la seconda volta capo dello Stato tra gli applausi dell’emiciclo mentre i 5 stelle tacciono e fuori dalla Camera scatenano la piazza.

Un bis per il capo dello Stato non e’ mai successo nella storia Repubblicana. Ad opporsi alla sua rielezione Sinistra e Liberta’ (con una mossa che sembra preludere il divorzio dal Pd) e il Movimento Cinque Stelle che si ritrovano uniti nel voto per Stefano Rodota’.

Ma alla fine, Napolitano incassa 738 voti, mentre il costituzionalista con 217 preferenze, prende appena una decina di schede in più della somma di Sel e M5S.

La reazione di Beppe Grillo non si fa attendere ed e’ furiosa: chiama a raccolta a Roma ‘milioni’ di cittadini per protestare contro quello che non esita a definire un ‘colpo di stato‘.

Parole che attirano la reprimenda di tutti i partiti e costringono i presidenti delle Camere e persino Vendola a prendere una netta posizione critica che inducono l’ex comico a ‘frenare’.

La candidatura di Napolitano nasce in nottata, sulle ceneri del Pd, per superare l’impasse in cui il partito di Pier Luigi Bersani si e’ cacciato dopo aver bruciato i nomi di Marini e Prodi, entrambi impallinati dal fuoco amico dei franchi tiratori.

Il segretario capisce che un nuovo candidato democratico andrebbe a sbattere. E anche un ‘papa straniero’ non sopravviverebbe alle forche caudine di un partito balcanizzato.

E cosi’ sale al Colle, implorando il capo dello Stato ad accettare di candidarsi per un ‘bis’. Ipotesi che anche Matteo Renzi, tornato a Firenze, benedice con un tweet.

Poco dopo Bersani, a varcare il portone del Quirinale e’ Silvio Berlusconi, insieme a Gianni Letta ed Angelino Alfano.

Il Cavaliere lo esorta ad accettare, sottolineando che solo il suo nome puo’ tenere unito un Pd sull’orlo della frantumazione, ma con numeri tali in Parlamento da prolungare lo stallo.

Napolitano non scioglie subito la riserva, ma pone subito una condizione che, in estrema sintesi, suona cosi’: se accetto, si fa quello che dico io. Anche Mario Monti sale al Colle.

Il professore, che fino a poco prima continuava a perorare la candidatura di Anna Maria Cancellieri, ritenendo in cuor suo la permanenza di Napolitano una ‘sconfitta della politica’, capisce che non puo’ perdere il ‘treno Napolitano’.

Al premier seguono i governatori delle Regioni (tra loro il leghista Roberto Maroni che, insieme alla Lega, da’ via libera alla rielezione), mentre al Colle arrivavano le calde sollecitazioni dalle forze sociali e dalla societa’ civile. Il presidente della Repubblica si prende qualche ora per riflettere.

Oltre alla stanchezza, pesa il fatto di aver sempre sostenuto che il settennato e’ concepito per rimanere tale. Ma alla fine accetta, spiegando di non potersi ‘sottrarre a un’assunzione di responsabilita’ verso la Nazione’, ma al contempo ammonendo: ‘Confido che corrisponda un’analoga collettiva assunzione di responsabilità’.

Parole dirette ai partiti, ai quali il capo dello Stato fa chiaramente capire di voler formare un governo il prima possibile. Circostanza non scontata: sulla carta i numeri ottenuti sembrano rassicuranti.

Ma in tanti si chiedono se il Pd terra’ alla prova di una fiducia in Aula ad un governo con il Cavaliere. Perché al di la’ delle formule (di scopo, del presidente, delle larghe intese) l’Esecutivo che Napolitano ha in mente prevede la partecipazione di tutte le forze responsabili per fare le riforme necessarie al Paese.

Quelle istituzionali ed economiche, sulla falsariga del lavoro dei ‘saggi’ da lui stesso nominati. Il toto-premier e’ gia’ cominciato: i nomi piu’ gettonati sono quelli di Giuliano Amato (gia’ considerato da Napolitano un ottimo candidato per il Colle) ed Enrico Letta.

Ma nessuno si spinge a prevedere che grado di connotazione politica vorra’ dare al ‘suo’ governo. ‘Avrò modo di dire quali sono i termini con cui ho accolto l’appello ad assumere di nuovo la carica di presidente’, si limita a dire Napolitano, che lunedì giurerà e pronuncerà il discorso di insediamento di fronte al Parlamento in seduta comune.

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