Chi è Franco Marini

Italiano: Franco Marini e la sua pipa

Italiano: Franco Marini e la sua pipa (Photo credit: Wikipedia)

DA una famiglia modesta e numerosa alla più alta carica dello Stato, attraverso un percorso politico ancorato alle questioni del lavoro. Potrebbe essere questa la conclusione della parabola di Franco Marini, il nome per il Quirinale su cui convergono Pd, Pdl e Scelta Civica alla vigilia del voto in Parlamento per l’elezione del nuovo capo dello Stato.

Abruzzese di San Pio delle Camere (L’Aquila), segretario generale della Cisl, presidente del Senato, ministro del Lavoro, segretario del Partito Popolare, parlamentare europeo, Franco Marini è nato il 9 aprile 1933. Iscritto alla Democrazia Cristiana dal 1950, attivo in Azione Cattolica e nelle Acli, Marini trascorre il periodo degli studi universitari, fino alla laurea in Giurisprudenza, lavorando in un ufficio contratti e vertenze della Cisl. Una formazione preziosa, che gli vale l’attenzione di Giulio Pastore, fondatore e primo segretario del sindacato di ispirazione cattolica, che lo inserisce nell’ufficio studi del ministero per il Mezzogiorno.

Da quel momento il profilo sindacale di Marini cresce nella Cisl attraverso incarichi di sempre maggiore responsabilità. Nel 1965 è segretario generale aggiunto della Federazione dei Dipendenti Pubblici, negli anni Settanta è vicesegretario. Nel 1985 Franco Marini diventa segretario nazionale.

All’interno della Democrazia Cristiana, Marini subentra alla guida della corrente ‘Forze nuove’ alla morte, nel 1991, di Carlo Donat Cattin. Un percorso più che naturale, se la corrente è tradizionalmente molto sensibile al mondo del lavoro. Nell’aprile dello stesso anno il passaggio di Marini dalla segreteria del sindacato al Governo, con l’incarico di ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale del settimo governo Andreotti.

Nel 1992 arrivano le elezioni politiche e la Dc candida Marini per la prima volta. L’ex sindacalista è il primo degli eletti a livello nazionale, il segretario Mino Martinazzoli, l’uomo a cui tocca gestire il partito dopo il ciclone Mani Pulite, lo promuove responsabile organizzativo.

Con il passaggio dalla Dc al Partito Popolare nel 1994, Marini diventa segretario nel 1997 succedendo a Gerardo Bianco. Sono gli anni del progetto politico dell’Ulivo, ma il leader Romano Prodi non scardina la volontà di Marini di mantenere ai Popolari una precisa identità, da non disperdere in un’unione di partiti. Nel 1999, eletto al Parlamento europeo, Franco Marini lascia la guida dei Popolari a Pierluigi Castagnetti.

Nel 2001 l’alleanza elettorale della Margherita, che diventa partito un anno dopo, non viene ostacolata da Marini, che ne diviene responsabile organizzativo. Nella Margherita Marini incarna i settori più centristi, inizialmente diffidenti rispetto al progetto del Partito Democratico. Tanto che, nel confronto del maggio del 2005 tra Prodi e Rutelli, Marini sostenne quest’ultimo affermando la necessità della Margherita di presentarsi da sola al proporzionale. Ma Marini figura comunque tra i fondatori del Partito Democratico ed attualmente è il principale referente della corrente dei Popolari di matrice democristiana e cristiano sociale.

Eletto senatore,  il 29 aprile 2006 Marini diventa presidente dell’Aula di Palazzo Madama. Durante il mandato, Marini viene spesso indicato come possibile successore di Prodi durante i giorni difficili del governo ulivista, alla guida di un possibile governo tecnico. Alla caduta di Prodi, nel gennaio 2008 Napolitano effettivamente conferisce un mandato esplorativo a Marini, ‘impegno gravoso’, nelle parole dell’ex sindacalista, che si conclude in quattro giorni di vane consultazioni alla ricerca di una maggioranza a sostegno di un governo in grado, tra le altre cose, di varare la riforma elettorale.

Il 28 aprile del 2008, concluso il mandato, Marini cede la carica di presidente del Senato a Renato Schifani. Alle politiche del 2013, a cui si presenta dopo aver chiesto un’ulteriore deroga al Pd, non viene rieletto al Senato.

(fonte laRepubblica)

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Consultazioni, Boldrini e Grasso al Quirinale: ‘Bisogna dare un governo al Paese, si percorreranno tutte le strade’

Bersani a Bologna

Bersani a Bologna (Photo credit: framino)

‘Col presidente siamo concordi nella determinazione della necessità assoluta di dare un governo al Paese‘. Lo ha detto il presidente del Senato Piero Grasso, al termine del colloquio con il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, che ha aperto in mattinata le consultazioni al Quirinale. “Quindi si percorreranno tutte le strade – ha aggiunto – per raggiungere questo obiettivo’.

Nessuna conferma, intanto, alle voci che indicano proprio in Grasso la carta vincente di Pier Luigi Bersani per guadagnare il voto di fiducia al governo da parte dei senatori M5S.

Bersani crede in Palazzo ChigiPier Luigi Bersani, tuttavia, sembra orientato a chiedere un incarico pieno al Quirinale, nonostante alcune voci circolate nelle ultime ore a proposito di un possibile bis del ‘metodo Grasso’, voci che nelle ultime ore hanno riportato in auge anche Emma Bonino quale possibile premier incaricato. Lo staff del segretario nega con forza l’ipotesi che il leader Pd vada al Quirinale a proporre un nome diverso dal proprio e, a questo punto, sembra probabile che già giovedì in serata Bersani possa ricevere l’incarico dal presidente della Repubblica.

Incarico, però, non vuol dire nomina, come ripete il costituzionalista ed ex senatore Pd Stefano Ceccanti, la vulgata di Montecitorio assicura che il Colle non intende fare salti nel buio e chiederà a Bersani di presentare numeri certi prima della nomina vera e propria a presidente del Consiglio. Numeri che apparentemente al momento non si vedono, poiché M5S continua a dire no e Lega e Pdl si muovono in coppia. Per questo, qualcuno nel Pd comincia sul serio a pensare di poter applicare il ‘metodo Grasso’, ovvero proporre per la premiership un nome non di partito, in modo da cercare di attrarre i grillini come accaduto per il presidente del Senato.

Bersani, in realtà, è determinato a provarci. Il segretario si farà forte dei numeri alla Camera e metterà sul tavolo i suoi ‘otto punti’ di ‘cambiamento’, oltre a una squadra di governo scelta ‘con quel metodo’, ovvero quello dei presidenti delle Camere, come ha già detto. Si tratta di vedere se tutto questo basterà: M5S dice che ‘Bersani non lo votiamo nemmeno se dovesse camminare sui ceci’ per ora dal centrodestra non arrivano segnali incoraggianti.

Il leader Pd è certamente disposto a scegliere un nome per il Quirinale che sia gradito anche al Pdl e alla Lega, magari Giuliano Amato o lo stesso Pietro Grasso, ma di sicuro non voterà un esponente di centrodestra. Per questo c’è chi sta pensando a cosa fare se i famosi numeri non dovessero esserci: la linea del segretario, finora, è stata netta, l’obiettivo è andare comunque in Aula a verificare se la fiducia c’è o no. Una mossa che permetterebbe a Bersani di tornare a elezioni anticipate da premier, sia pure senza fiducia.

Questo scenario, però, incontra la contrarietà di Napolitano che, secondo quanto sostengono diverse fonti parlamentari, vuole che Bersani gli porti garanzie sui voti, prima di nominarlo ufficialmente e mandarlo in Aula a chiedere la fiducia. Una situazione che rischia di produrre un braccio di ferro tra il Quirinale e il leader Pd, a meno che non venga preso in considerazione un ‘piano B’.

E’ lo schema a cui pensano non solo tutti gli ex Margherita del Pd e anche Walter Veltroni, ma persino frange bersaniane o comunque della sinistra del partito. Lo stesso Nichi Vendola, secondo alcune voci di Sel, starebbe suggerendo a Bersani di prendere in considerazione il ‘metodo Grasso’, se si dovesse constatare che i numeri non ci sono, perché l’idea di tornare al voto non piacerebbe nemmeno al governatore della Puglia. E Pippo Civati fa un nome che molti tengono in caldo per il Quirinale, forti del sì anche di Monti: Emma Bonino. Ma per Palazzo Chigi.

Al via le consultazioni da parte del Capo dello Stato Giorgio Napolitano dunque, con due giorni di colloqui serrati per dare un governo al Paese. Tre le ipotesi: incarico esplorativo affidato a un’alta carica dello Stato, preincarico o incarico pieno a Pier Luigi Bersani. Dopo i primi colloqui della giornata con il presidente del Senato Pietro Grasso (che ha parlato di ‘necessità assoluta di dare un Governo al Paese’), e della presidente della Camera Laura Boldrini (‘c’è bisogno di un Governo il prima possibile‘) e con i gruppi parlamentari misti di Senato e Camera, chiudono l’agenda degli incontri previsti per la mattinata le rappresentanze della Südtiroler Volkspartei e della minoranza linguistica della Valle d’Aosta.

Nel pomeriggio a cominciare dalle 16,30, sarà la volta del gruppo parlamentare del Senato Per le autonomie-Psi, di quello della Camera Sinistra ecologia libertà e, alle 18, dei gruppi parlamentari di Scelta Civica per l’Italia. Domani si replica: Napolitano incontrerà la delegazione di M5s con Grillo, Pdl e Lega Nord, il presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Chiuderà la due giorni di consultazioni la delegazione del Pd, con Bersani che chiederà l’incarico.

‘Abbiamo ribadito la nostra non disponibilità a dare la fiducia a un governo che mette insieme tutto e il contrario di tutto’, ha detto Guido Crosetto, di Fratelli d’Italia, uscendo dal Quirinale dopo le consultazioni con il presidente Napolitano. Per Crosetto, ‘serve un governo con un programma chiaro e non come il governo Monti. Nessun inciucio, quindi, ma abbiamo comunque la disponibilità a portare in Parlamento le cose che abbiamo portato avanti in campagna elettorale: fra le altre, pagamento dei debiti pa, riforma costituzionale alla francese, limite alla tassazione in costituzione’.

C’é la ‘necessità di fare un governo e siamo molto preoccupati dell’immagine dell’italia all’estero. C’è un partito che vuole fare il controllore degli altri senza prendersi responsabilità’, ha dichiarato Riccardo Antonio Merlo, eletto in Argentina, e rappresentante del Maie, il Movimento italiani all’estero, componente della delegazione del gruppo misto di Montecitorio dopo l’incontro con il presidente Napolitano nell’ambito delle consultazioni. Merlo si è anche scagliato contro quella che chiama ‘la casta della Ue’.

Il presidente Napolitano è ‘molto consapevole’ della situazione e dimostra ‘il consueto rigore costituzionale che in questo momento assume valore assoluto’, ha dichiarato Pino Pisicchio, del gruppo Misto alla Camera ed esponente dell’Api, dopo il colloquio al Colle per le consultazioni.

Silvio Berlusconi rilancia la sua offerta al Partito democratico per un governo di larghe intese che sia in grado di gestire i problemi dell’Italia. ‘Soltanto un governo stabile di concordia nazionale tra Pd e Pdl può realizzare gli interventi necessari nell’interesse del Paese’. Berlusconi ha detto che è questo quanto riferirà domani al Capo dello Stato Giorgio Napolitano che oggi ha avviato le consultazioni per la formazione del nuovo governo.

Berlusconi: ‘battaglia nelle piazze se il presidente della Repubblica sarà di sinistra’

Berlusconi senatore con gli occhiali da soleAnnuncia iniziative clamorose se il presidente della Repubblica verrà scelto dalla sinistra. Silvio Berlusconi è pronto a far partire un’azione di protesta se non verrà scelto un candidato moderato. ‘Credo che la sinistra sceglierà anche il presidente della Repubblica e allora daremo battaglia nelle piazze e nel Parlamento’, ha detto parlando alla riunione del gruppo del Pdl alla Camera.

E’ un Cavaliere furioso quello che si è presentato questa mattina alla riunione del Pdl della Camera. Solo poco prima aveva attaccato ancora una volta i giudici: ‘All’interno della magistratura c’è una parte che ha formato una specie di associazione a delinquere che usa il potere giudiziario a fini politici: è una magistratocrazia‘. I magistrati avrebbero messo in piedi, accusa il Cavaliere, ‘un’operazione per farmi fare la fine di Craxi. Ma hanno sbagliato persona’. E per questo non può che essere negativo anche il commento sulla scelta di Pietro Grasso al Senato. ‘Il Senato è andato a un pm, andando contro il sentire del 37,7% dei cittadini preoccupati per la ‘magistratocrazia’, ha aggiunto l’ex premier. In un clima sempre più teso Berlusconi ricorda che si potrebbe tornare a votare: ‘Consideriamoci già in campagna elettorale’. Gli fa eco uno dei suoi: ‘Bisognerebbe riuscire a porre un freno a questi blitz di parte dei pm che, sfociando nella militanza politica rischiano di andare oltre il proprio ruolo e di fare politica’, ha detto l’ex ministro dell’Istruzione, ora deputato Pdl, Mariastella Gelmini.

Parole quelle di Berlusconi che sarebbero trapelate dalla riunione del Pdl questa mattina alla Camera dei deputati, alla quale ha partecipato anche il segretario Angelino Alfano. Sulla questione della presidenza della Repubblica l’ex premier avrebbe detto ribadendo la sua posizione: ‘Con Bersani probabilmente incaricato di formare un governo e due Camere alla sinistra, così come detto da Alfano, abbiamo suggerito che il presidente della Repubblica potesse essere espressione dei moderati e Bersani, di contro, ha respinto questa ragionevolissima proposta come fosse uno scambio indecente anche se la nostra coalizione ha preso il 30% dei voti’.

La riunione del Pdl alla Camera è stata convocata per l’indicazione del nuovo capogruppo, che sarà eletto nell’assemblea di domani. Il più quotato quale successore di Fabrizio Cicchitto è Renato Brunetta, voluto dal Cavaliere. ‘Si voterà il capogruppo perché è  importante per Renato Brunetta capire il gradimento. Sua vis politica importante’, ha detto Berlusconi intervenendo alla riunione.

Intanto potrebbe non essersi chiuso completamente il dialogo fra la Lega e il Pd per la formazione del governo. Tutto però se ci sarà un accordo sul nome del futuro presidente della Repubblica. La notizia arriva da un’intervista de la Repubblica al leghista Roberto Calderoli, l’uomo del Carroccio in prima linea nelle trattative tra i partiti. Il dialogo non è affatto chiuso e ‘certo, se avessimo condiviso questo passaggio, ovviamente non con questi nomi, si sarebbe aperto subito un dialogo sulle cose da fare e magari anche un accordo sul prossimo governo: ma c’è ancora una possibilità: la scelta del Presidente della Repubblica‘, ha detto Calderoli rispondendo alle domande di Rodolfo Sala.

Il prossimo Capo dello Stato, dice ancora Calderoli ‘non dovrà avere tessere di partito, e men che meno essere il quarto di sinistra’. Nei ‘diversi incontri’ avuti in questi giorni con esponenti del Pd, dice, ‘mi sembrano tutti d’accordo. Il guaio è che ogni volta spuntano fuori i ‘turchi’: nel Pd quelli che continuano a spingere verso l’alleanza con Grillo. Che li prende a sberle, si diverte e aumenta ogni giorno così il suo consenso’. E nel Pdl quelli che vogliono le elezioni subito.

E a proposito del M5S, l’ex premier ‘Ho pensato molto al successo di Grillo. Noi da persone responsabili e esperte abbiamo detto e fatto cose concrete. I grillini hanno portato avanti un sogno rivoluzionario. Noi adesso dobbiamo inventarci qualcosa senza abiurare, da persone responsabili quali siamo, alle cose concrete. Dobbiamo presentarci come un sogno, come una rivoluzione italiana che porti i cittadini verso il benessere e la sicurezza. Lo avrebbe detto Silvio Berlusconi nel corso della riunione del Pdl alla Camera.

Durante la riunione per decidere il capogruppo del Pdl alla Camera, Berlusconi ha voluto anche dire la sua sul comportamento di Mario Monti: ‘Monti si è offerto come presidente della Repubblica ed è stato respinto con risate. Poi come presidente del Senato. Spero non si liberi il posto di ct della nazionale’.

Nel pomeriggio iniziata invece la riunione del gruppo a palazzo Madama, dove il nome indicato dal Cavaliere è quello di Renato Schifani, presidente del Senato uscente.

(fonte laRepubblica)

Al via la 17esima legislatura: si vota alla Camera e in Senato

apriscatole-grillo parlamentoDoppia ‘fumata nera’ alla Camera e al Senato per l’elezione dei presidenti delle Assemblee. Le seconde votazioni saranno nel pomeriggio. Al Senato le schede bianche sono state 246, le nulle 4. Orellana ha ottenuto 52 voti su 53 senatori del M5S. Alessandra Mussolini ha ottenuto 3 voti, Sibilia 4, Compagna 2, Colombo 1, Scilipoti 1. Alla Camera è in corso la seconda votazione: il quorum è la maggioranza dei due terzi, considerando anche le schede bianche. Al Senato si ricomincerà alle 16.

Prende il via, oggi , la 17esima legislatura, con le prime due votazioni per scegliere i presidenti di Camera e Senato. Terminate con un nulla di fatto. Non c’è accordo tra le forze politiche. Sia il Pd che il Pdl votano scheda bianca. Quanto a Beppe Grillo ripete che ‘Non posso raggiungere alcun accordo con il partito di Bersani o di Berlusconi’. Questa volta lo ha detto Beppe Grillo alla televisione pubblica tedesca Ard. ‘I partiti classici non hanno capito cosa è accaduto. Parlano di alleanze, compromessi. Ma tutto questo esiste sempre meno. I cittadini vanno in rete, si informano e scambiano le informazioni’.

A Montecitorio stamane la seduta è iniziata con un lungo applauso al nuovo papa Francesco. Su invito del presidente di turno, Antonio Leone, tutti i deputati si sono alzati in piedi, senza eccezioni per tributare l’omaggio al nuovo pontefice. Lungo applauso anche per il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, quando Leone ha detto: ‘Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano è chiamato ad affrontare, nell’esercizio delle sue alte funzioni istituzionali, la particolare complessità dell’attuale fase politica, che sappiamo saprà gestire con l’equilibrio e la saggezza di sempre’. Tutta l’Aula si è levata in piedi ad applaudire. Non si sono alzati solo alcuni deputati del M5S. A Palazzo Madama, il senatore a vita Emilio Colombo è stato chiamato a presiedere la seduta inaugurale perché il più anziano . Il capogruppo del Movimento cinque stelle al Senato Vito Crimi ha preso per la prima volta la parola nell’aula del Senato, in qualità di segretario provvisorio d’aula, per leggere le opzioni dei senatori eletti in più circoscrizioni .

I grillini, entrati per primi, hanno occupato, letteralmente correndo, tutte le due ultime file in cima ai settori prima usati da Pdl, Lega, Udc e Fli. Uno di loro si è tolto la giacca (cosa non consentita dal regolamento a seduta in corso), sfoggiando una vistosa camicia color prugna. Ancora sui grillini, una curiosità. Per ristorarsi durante le lunghe assemblee di queste ore si sono dotati di bicchieri di plastica, con il nome scritto sopra a pennarello. Come si usava alle feste in casa. Anche questa, una scelta testimoniata dalle pagine Facebook dei neoeletti. Con tanto di dibattito in proposito. È per esempio il convinto ecologista Paolo Bernini a trovare il punto debole della strategia: ‘Scempio di plastica a Montecitorio’. Un sostenitore suggerisce: ‘E se ciascuno si portasse la sua borraccia?’.

E mentre in Senato la senatrice Giovanna Mangili, eletta con il Movimento 5 Stelle, ha rassegnato le dimissioni ‘per motivi personali’, alla Camera sono numerosi i neo deputati che sono venuti alla prima seduta accompagnati da moglie e figli. Il neo deputato Luca Pastorino, in una pausa della prima seduta, porta il figlio alla buvette. ‘Sei un deputato?’, scherza Pier Luigi Bersani, anche lui in fila per un caffè, alludendo al massiccio rinnovamento generazionale avvenuto in questa legislatura.

‘Oggi inizia la nuova Legislatura! – scrive Beppe Grillo sulla sua pagina Facebook – Grazie ai cittadini portavoce del M5S questo Parlamento sarà il più giovane e rosa della Storia repubblicana’.

Primi adempimenti, la costituzione dell’ufficio provvisorio di Presidenza e la proclamazione dei deputati subentranti a candidati eletti per la quota proporzionale già proclamati eletti in collegi uninominali, e quelli optanti tra più circoscrizioni. Quindi è partita la prima votazione a scrutinio segreto per l’elezione del presidente della Camera, che si prevede non dia esito. La maggioranza richiesta è qualificata (due terzi dei deputati) e il Pd, il cui gruppo conta 340 deputati su 630, ha reso noto che voterà scheda bianca. Per giungere all’elezione, salvo intese fra i gruppi, sarà necessario arrivare alla terza votazione, che si terrà prevedibilmente domani. Nella seconda serve la maggioranza dei due terzi dei votanti, contando tra i voti anche le schede bianche. Dalla terza in poi basta la maggioranza assoluta dei voti.

Quando sarà eletto il presidente, si passerà all’elezione di quattro vicepresidenti e al completamento dell’ufficio di presidenza con la scelta di questori e segretari. Quanto alla costituzione dei gruppi parlamentari, passaggio determinante per l’avvio delle consultazioni del Capo dello Stato in vista dell’incarico per la formazione del nuovo Governo, entro due giorni dalla prima seduta i deputati devono dichiarare al segretario generale della Camera a quale gruppo intendono aderire. Entro quattro giorni il presidente convoca i gruppi che per prima cosa devono eleggere il presidente e i componenti degli altri organismi.

Fuori dall’Aula, sulla piazza, un cartello: ‘Grillo non fare il talebano’. È la scritta di un cartello portato in piazza Montecitorio da un anziano elettore del centrosinistra che lo ha appeso alle transenne che circondano la piazza. Presenti, davanti al Parlamento, anche sostenitori di `Save the children´, l’Unione inquilini con uno striscione che dice `Stiamo lottando per le case popolari, è un diritto´, e un gruppo consistente di esodati. Una lavoratrice – esodata – ha avvicinato lo `stellato´ Massimo Artini, uscito a salutare un gruppetto di attivisti cinquestelle venuti a salutarlo, esortandolo a risolvere ‘il problema degli esodati che riguarda 400mila lavoratori: è da un anno e mezzo che siamo senza stipendio nè pensione, non ce la facciamo più’.

‘Siamo sopra’. ‘Siamo oltre’. ‘Stiamo per aprire la scatoletta di tonno’. Si susseguono sulle pagine Facebook dei neodeputati del Movimento 5 Stelle le prime impressioni in diretta sul primo giorno della legislatura. Il riferimento e’ alla collocazione in Aula nella cosiddetta ‘piccionaia’. Dispersiva, dunque, ma con un certo impatto simbolico: quella di una sorta di ‘accerchiamento’ degli altri partiti. ‘Ci chiedono dove staremo in Aula, se a destra, a sinistra, al centro. Gli staremo dietro, con il fiato sul collo’, aveva del resto annunciato lo stesso Beppe Grillo nel primo messaggio dopo il risultato elettorale. Obiettivo confermato anche da un altro esponente M5S. ‘Siamo appena entrati in aula per la prima seduta! Operazione ‘fiato sul collo’ già iniziata: abbiamo occupato le ultime due file in alto in modo da controllare tutto!’, ha scritto il deputato del Movimento 5 Stelle Simone Valente.

‘Noi proseguiamo per la nostra strada: votiamo il nostro candidato. E’ un precorso di coerenza che vogliamo mantenere. Noi voteremo il nostro candidato e se non sarà al ballottaggio, non voteremo alcun candidato’, ha detto Vito Crimi, capogruppo del Movimento Cinque Stelle al Senato, arrivando a Palazzo Madama. Crimi si è presentato con uno striscione con su scritto ‘Voi il megafono, noi la voce’. Prima di entrare nel palazzo, vestito di un impeccabile completo grigio, si e’ diretto nella vicina piazza delle Cinque Lune posando assieme a un gruppo di militanti che mostravano lo striscione con la ‘V’ divenuta ormai firma dei Cinque Stelle.

Aggiornamento:

Alla Camera arriva la seconda fumata nera per l’elezione del presidente dell’Aula. Analoga situazione di incertezza al Senato dove si è concluso il secondo spoglio. Nulla di fatto, dunque, in entrambi i rami del Parlamento. Per quanto riguarda il secondo tentativo alla Camera, lo scrutinio ha sostanzialmente ripetuto il risultato del primo tentativo, con 450 schede bianche (Pd, Pdl e Scelta civica) e 110 voti per il candidato del Movimento 5 Stelle, Roberto Fico. Da notare che Fico ha ottenuto un voto in più rispetto alla consistenza numerica del suo gruppo (109). In corso la terza votazione a Montecitorio: servirà ancora la maggioranza dei due terzi dei votanti.

Alle 17,58 terminate le operazioni di voto a Palazzo Madama. Come detto hanno prevalso ancora una volta le schede bianche (223) mentre il candidato dei 5 Stelle ha ottenuto anche questa volta 52 voti. Domani alle 11 il terzo scrutinio. Compaiono i nomi di Franceschini e Orlando. Se la presidenza della Camera dovesse andare al Pd in pole position ci sarebbe sempre Dario Franceschini. Ma nel partito sta prendendo quota anche l’ipotesi Andrea Orlando.

Si insedia il nuovo Parlamento, scattano le ordinanze per Tedesco e Cosentino

cosentino-large (1)Scaduta l’immunità parlamentare, l’ex senatore pugliese del Pd Alberto Tedesco è stato arrestato questa mattina dai carabinieri di Bari che hanno eseguito le due ordinanze di custodia cautelare emesse nel 2011 e mai applicate perché l’arresto era stato respinto per due volte dal Senato.

Tedesco è accusato di essere referente di un’associazione per delinquere che tra il 2005 e il 2009 avrebbe truccato nomine e appalti nel mondo della sanità pugliese. Secondo l’accusa, Tedesco, già rinviato a giudizio, avrebbe fatto parte di una rete che era in grado di controllare forniture e gare di appalto che venivano illecitamente pilotate verso imprese facenti capo ad imprenditori collegati da interessi familiari e economici con i referenti politici e che erano in grado di controllare rilevanti pacchetti di voti elettorali da dirottare verso il Tedesco in occasione delle competizioni elettorali.

La prima volta il 23 febbraio 2011 i magistrati baresi avevano chiesto al Senato l’autorizzazione a procedere all’arresto di Tedesco (all’epoca dei fatti assessore alla Salute), ma l’istanza fu rigettata da Palazzo Madama il 20 luglio 2011. Poi l’8 agosto 2011 il Tribunale del Riesame di Bari accolse l’appello dei pm riconoscendo carico del senatore anche il reato di associazione per delinquere e la Cassazione confermò la misura cautelare. Gli atti furono inviati nuovamente al Senato con una nuova richiesta di arresto. Ma nel febbraio 2012 arrivò il secondo ‘no’. L’esecuzione delle due ordinanze è rimasta sospesa fino ad oggi, quando è scaduto il mandato parlamentare di Tedesco, da stamattina agli arresti domiciliari. Tedesco dunque non è più parlamentare ed ha perso l’immunità. L’ex senatore non ha mai chiesto la revoca delle due ordinanze, probabilmente lo farà nei prossimi giorni.

Inoltre, Nicola Cosentino, ex coordinatore campano del Pdl ed ex parlamentare, si è consegnato al carcere di Secondigliano questa mattina, accompagnato dai suoi avvocati, Stefano Montone e Agostino De Caro. E’ destinatario di due ordinanze di custodia cautelare in carcere, provvedimenti rimasti sospesi negli anni scorsi, per via del no delle Camere all’autorizzazione all’arresto, di recente riconfermati dai giudici del Tribunale dinanzi a cui pendono i due procedimenti e diventati eseguibili oggi con l’insediamento del nuovo Parlamento e la perdita, per Cosentino che per volere del suo partito non si è ricandidato, delle immunità.

L’ormai ex parlamentare è in attesa che gli vengano notificate le due ordinanze di custodia cautelare emesse nei suoi confronti negli ultimi anni, l’una per concorso esterno in associazione camorristica, l’altra per corruzione e reimpiego illecito di capitali, aggravati dall’aver agito per agevolare il clan dei Casalesi.

Intanto il tribunale del Riesame ha fissato per il prossimo 21 marzo entrambe le udienze nelle quali si discuterà la richiesta di revoca delle misure cautelari presentate dagli avvocati: qualora fossero accolte, l’ex parlamentare potrebbe tornare in libertà tra meno di una settimana.

Nel pomeriggio sarà fissata, invece, la data dell’interrogatorio di garanzia al quale Cosentino dovrà essere sottoposto nell’ambito dell’inchiesta ‘Il Principe e la scheda ballerina’, nella quale è accusato di corruzione e reimpiego illecito di capitali aggravati: si sarebbe speso per la realizzazione di un centro commerciale nel Casertano in cui secondo l’accusa il clan dei Casalesi voleva investire proventi illeciti. Cosentino dovrà rispondere alle domande del gip Egle Pilla, che emise l’ordinanza di custodia. Per il prossimo 27 marzo è fissata l’udienza di questo processo. Il 18 Cosentino potrebbe essere in aula per l’udienza del primo processo in corso a S. Maria Capua Vetere, nel quale è accusato di concorso esterno in associazione camorristica.

Aggiornamento

La Guardia di Finanza ha notificato all’ormai ex senatore del Pdl Sergio De Gregorio, nella sua abitazione romana, un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Al centro, la vicenda della presunta compravendita di senatori per far cadere il governo Prodi. L’ex senatore dell’Italia dei valori poi passato con il Pdl è accusato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato, trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori, emissioni e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, violazione della legge fallimentare per aver ottenuto indebitamente fondi statali per l’editoria che in realtà non erano dovuti.

Liste: depositato il simbolo del Pdl, Berlusconi è a capo della coalizione di centro destra

silvio-berlusconi-videomessaggioSilvio Berlusconi è il capo della coalizione di centrodestra alle elezioni politiche del prossimo febbraio, al cui nome sono collegati per la Camera i simboli del Pdl di Angelino Alfano, la Lega Nord di Roberto Maroni, Fratelli d’Italia di Ignazio La Russa e Giorgia Meloni Grande sud-Mpa rispettivamente di Gianfranco Miccichè, la lista Pensionati di Fatuzzo, Intesa popolare di Vittorio Sgarbi , il Mir di Giampiero Samorì e La Destra di Francesco Storace. La conferma è arrivata con il deposito questa mattina del simboli Pdl al Viminale. E’ dunque al nome di Berlusconi che sarà imputato il premio di maggioranza in seggi in caso la coalizione che ha sottoscritto il programma di governo comune vinca le elezioni.

In tutta Italia il partito di via dell’Umiltà correrà per Camera e Senato con la scritta ‘Il Popolo della Libertà Berlusconi Presidente’.  Mentre nelle circoscrizioni estere di Camera e Senato compare la dicitura ‘Il Popolo della Libertà Centrodestra Italiano’. A consegnare i simboli è stato il responsabile nazionale elettorale del partito Ignazio Abrignani. Sono stati presentati anche il programma e gli apparentamenti.

A Palazzo Madama la coalizione guidata dal Cavaliere correrà con altri quattro piccoli partiti: ‘Rinascimento Italia’-‘Lista del merito’ di Arturo Artom; ‘Basta tasse’; ‘Liberi da Equitalia’; Lista del Popolo’.

Il deposito dei simboli è possibile ancora oggi fino alle 16. Compreso quello Pdl, al Viminale finora ne sono stati depositati 179. Alla Lega è stato richiesto di modificare uno dei due loghi presentati, quello tradizionale e quello ‘Maroni presidente’ poiché entrambi contengono lo stesso nome e cognome. Roberto Calderoli ha fatto sapere di avere già provveduto.

Il ministero dell’Interno avrà poi 48 ore per esaminare i ricorsi sui simboli. Di particolare significato saranno i responsi sui ricorsi di Lista Monti, Lista Ingroia e Movimento Cinque Stelle contro le numerose liste civetta depositate, le cui denominazioni e loghi imitano quelle del Premier, dell’ex pm e di Beppe Grillo. Il quale ha annunciato che se il ricorso M5S non sarà accolto è pronto a ritirare la sua formazione dalle elezioni.

‘Grillo – ha assicurato il ministro degli Interni Annamaria Cancellieri- può stare tranquillo. Tutti quelli che ne hanno titolo vedranno tutelato il loro buon diritto’.

Monti: ‘ecco perché mi dimetto’. Bersani ‘resti fuori dalla contesa’

Monti BersaniMario Monti spiega il motivo delle sue dimissioni. Le chiare avvisaglie di una guerriglia parlamentare di logoramento? ‘Il fatto importante e per me decisivo è un altro: io – spiega il presidente del Consiglio – non sento più intorno a me una maggioranza che, sia pure con riserve e magari a malincuore, sia capace di sostenere con convinzione la linea politica e di programma su cui avevamo concordato’. In tale contesto la dichiarazione di Alfano che annunciava la presa di distanze del Pdl ‘l’ho interpretata veramente – aggiunge Monti – come un attestato di sfiducia, anche se non espressa in modo formale, Ma non era necessario: tutto era ormai chiaro’.

In un lungo colloquio telefonico con il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, Monti si dice ‘convinto di aver fatto la cosa giusta e in ogni caso non potevo farne a meno, dopo quel che è successo. Ma sono preoccupato, naturalmente: non per me, ma per quel che vedo’. Dichiarazioni che chiariscono la decisione del premier lasciando le Camere a due mesi di lavoro serrato in vista delle elezioni.

Monti dice di aver preso la decisione di lasciare prima dell’ultimo colloquio al Quirinale: ‘Avevo in realtà deciso da pochissime ore, e più esattamente proprio durante il volo da Cannes a Roma. Ho avuto modo di pensare inevitabilmente a cosa aveva rappresentato per l’Italia Cannes lo scorso anno, con quel G8 all’inizio di novembre in cui il nostro governo fu messo alle strette’. Un vertice, ricordano le cronache, nel quale l’allora premier Berlusconi si trovò isolato rispetto agli altri capi di Governo a causa della sfiducia palpabile nei confronti dell’Italia e della sua capacità di risanare i conti pubblici con quel Governo.

Anche quel ricordo ha consigliato Monti a scegliere la giornata festiva di sabato per la resa dei conti finale: ‘Ho preferito che la decisione e l’annuncio cadessero in un giorno di mercati chiusi – spiega ancora il presidente del Consiglio confermando i timori del presidente Giorgio Napolitano per la possibile reazione dei mercati – con ventiquattro o trentasei ore di tempo per riassorbire un eventuale colpo nella speranza naturalmente che il colpo non ci sia. Spiegando subito, in ogni caso, che le dimissioni diventeranno effettive solo dopo l’approvazione della legge di stabilità, che spero proprio arriverà come previsto’.

Per Napolitano, infatti, l’apertura delle borse lunedì sarà il momento per testare la tenuta dei mercati, l’andamento del temutissimo spread ( a 360 e la borsa di Milano in calo) e, più in generale, la fine dell’effetto Monti.

Due settimane di tempo per approvare la legge di stabilità, il decreto sull’Ilva, il decreto sviluppo e l’attuazione del principio del pareggio di bilancio ai sensi del nuovo articolo 81 della Costituzione, dando per morte la riforma elettorale e il decreto che riordina le province: è il tempo che il Parlamento ha a disposizione da qui all’ormai imminente fine della legislatura che avverrà, con ogni probabilità, intorno a Natale con lo scioglimento delle Camere da parte del presidente della Repubblica e le elezioni politiche a febbraio.

L’accelerazione impressa dall’annuncio del presidente del Consiglio di volersi dimettere subito dopo l’approvazione del ddl stabilità porterà necessariamente a una modifica profonda del calendario di dicembre di Camera e Senato: la conferenza dei capigruppo di Montecitorio è già convocata per martedì e nella stessa giornata sarà probabilmente convocata anche quella di Palazzo Madama. E’ innanzitutto il calendario della Camera Alta, dove in commissione Bilancio è all’esame la legge di stabilità, quello cui mettere mano: l’Aula è convocata martedì pomeriggio con all’ordine del giorno la riforma elettorale prima e il decreto province poi.

Le date possibili per le elezioni politiche sono il 10, il 17 e il 24 febbraio. La più papabile resta quest’ultima anche per consentire ai partiti e alle liste che intendono presentarsi l’espletamento di operazioni come la raccolta delle firme dalla quale sono esentate solo le liste che, da inizio legislatura, abbiano gruppi in entrambe le Camere o siano collegate a liste che abbiano gruppi in entrambe le Camere o abbiano un parlamentare europeo.

E a chi pensa a una eventuale candidatura di Monti, risponde un Bersani deciso.

Niente Monti bis per Pierluigi Bersani. Il segretario del Pd lo ha ribadito da Piacenza: ‘Ho sempre detto che Monti deve essere ancora utile per il Paese, sarebbe meglio che restasse fuori dalla contesa’ elettorale. Il segretario del Pd ha poi ricordato che nel ‘combinato disposto, dopo l’approvazione della legge di stabilità ci saranno le dimissioni del premier e quindi lo scioglimento delle Camere’ e per questo ‘immagino tempi rapidi’. Però per conoscere la data delle elezioni bisognerà ancora attendere: ‘Sul piano teorico sono possibili più date a febbraio’.

Per quanto riguarda le elezioni politiche, ‘sul piano teorico sono possibili più date a febbraio’, ha spiegato Bersani, che ha comunque dato la disponibilità del partito a votare entro Natale la legge di stabilità. ‘Ho avuto dal presidente del Consiglio la domanda formale – ha proseguito – se ci riteniamo in condizione di chiudere in tempi rapidi, quindi prima di Natale, la legge di stabilità. Io ho risposto di sì’.

A chi gli chiedeva un commento sulle avance di Silvio Berlusconi a Matteo Renzi, Bersani ha detto che queste possibilità ‘non esistono’ e in più ‘eviterei a Berlusconi di non cadere nel ridicolo, anche se è un luogo che lui ha già frequentato ampiamente’.

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