Tutti gli uomini di Matteo Renzi

Renzi pigliatutto: segretario del Pd #Cookednews

Una magistrale inchiesta di Franco Fracassi svela l’intreccio dei nomi che svernano all’ombra di Renzi. E c’è poco da stare allegri perchè, tra questi, ve ne sono di terribilmente inquietanti.

Quando negli anni Ottanta Michael Ledeen varcava l’ingresso del dipartimento di Stato, al numero 2401 di E Street, chiunque avesse dimestichezza con il potere di Washington sapeva che si trattava di una finta. Quello, per lo storico di Los Angeles, rappresentava solo un impiego di facciata, per nascondere il suo reale lavoro: consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall’Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all’Iraq e della potenziale guerra all’Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano.

Oggi Michael Ledeen è una delle menti della politica estera del segretario del Partito democratico Matteo Renzi. Forse è stato anche per garantirsi la futura collaborazione di Ledeen che l’allora presidente della Provincia di Firenze si è recato nel 2007 al dipartimento di Stato Usa per un inspiegabile tour. Non è un caso che il segretario di Stato Usa John Kerry abbia più volte espresso giudizi favorevoli nei confronti di Renzi. Ma sono principalmente i neocon ad appoggiare Renzi dagli Stati Uniti. Secondo il ‘New York Post’, ammiratori del sindaco di Firenze sarebbero gli ambienti della destra repubblicana, legati alle lobby pro Israele e pro Arabia Saudita. In questa direzione vanno anche il guru economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e il suo principale consulente politico, Marco Carrai, entrambi molti vicini a Israele. Carrai ha addirittura propri interessi in Israele, dove si occupa di venture capital e nuove tecnologie. Infine, anche il suppoter renziano Marco Bernabè ha forti legami con Tel Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures e, il cui padre, Franco, fino a pochi anni fa è stato arcigno custode delle dorsali telefoniche mediterranee che collegano l’Italia a Israele.

Forse aveva ragione l’ultimo cassiere dei Ds, Ugo Sposetti, quando disse: «Dietro i finanziamenti milionari a Renzi c’è Israele e la destra americana». O perfino Massimo D’Alema, che definì Renzi il terminale di «quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra». Dietro Renzi ci sono anche i poteri forti economici, a partire dalla Morgan Stanley, una delle banche d’affari responsabile della crisi mondiale. Davide Serra entrò in Morgan Stanley nel 2001, e fece subito carriera, scalando posizioni su posizioni, in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari.
La carriera del giovane broker italiano venne punteggiata di premi e riconoscimenti per le sue abilità di valutazione dei mercati. In quegli anni trascorsi dentro il gruppo statunitense, Serra iniziò a frequentare anche i grandi nomi del mondo bancario italiano, da Matteo Arpe (che ancora era in Capitalia) ad Alessandro Profumo (Unicredit), passando per l’allora gran capo di Intesa-San Paolo Corrado Passera. Nel 2006 Serra decise tuttavia che era il momento di spiccare il volo. E con il francese Eric Halet lanciò Algebris Investments.
Già nel primo anno Algebris passò da circa settecento milioni a quasi due miliardi di dollari gestiti.
 L’anno successivo Serra, con il suo hedge fund, lanciò l’attacco al colosso bancario olandese Abn Amro, compiendo la più importante scalata bancaria d’ogni tempo. Poi fu il turno del banchiere francese Antoine Bernheim a essere fatto fuori da Serra dalla presidenza di Generali, permettendo al rampante finanziere di mettere un piede in Mediobanca.

Definito dall’ex segretario Pd Pier Luigi Bersani «il bandito delle Cayman», Serra oggi ha quarantatré anni, vive nel più lussuoso quartiere di Londra (Mayfair), fa miliardi a palate scommettendo sui ribassi in Borsa (ovvero sulla crisi) ed è il principale consulente finanziario di Renzi, nonché suo grande raccoglitore di denaro, attraverso cene organizzate da Algebris e dalla sua fondazione Metropolis. E così, nell’ultimo anno il gotha dell’industria e della finanza italiane si sono schierati uno a uno dalla parte di Renzi. A cominciare da Fedele Confalonieri che, riferendosi al sindaco di Firenze, disse: «Non saranno i Fini, i Casini e gli altri leader già presenti sulla scena politica a succedere a Berlusconi, sarà un giovane». Poi venne Carlo De Benedetti, con il suo potentissimo gruppo editoriale Espresso-Repubblica («I partiti hanno perduto il contatto con la gente, lui invece quel contatto ce l’ha»). E ancora, Diego Della Valle, il numero uno di Vodafone Vittorio Colao, il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio e l’amministratore delegato Andrea Guerra, il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera con la moglie Afef, l’ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori, il patron di Eataly Oscar Farinetti, Francesco Gaetano Caltagirone, Cesare Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, i banchieri Fabrizio Palenzona e Claudio Costamagna, il numero uno di Assolombarda Gianfelice Rocca, il patron di Lega Coop Giuliano Poletti, Patrizio Bertelli di Prada, Fabrizio Palenzona di Unicredit, Il Monte dei Paschi di Siena, attraverso il controllo della Fondazione Montepaschi gestita dal renziano sindaco di Siena Bruno Valentini, e, soprattutto, l’amministratore delegato di Mediobanca Albert Nagel, erede di Cuccia nell’istituto di credito.

Proprio sul giornale controllato da Mediobanca, ‘Il Corriere della Sera’, da sempre schierato dalla parte dei poteri forti, è arrivato lo scoop su Monti e Napolitano, sui governi tecnici. Il Corriere ha ripreso alcuni passaggi dell’ultimo libro di Alan Friedman, altro uomo Rcs. Lo scoop ha colpito a fondo il governo Letta e aperto la strada di Palazzo Chigi a Renzi. Il defunto segretario del Psi Bettino Craxi diceva: «Guarda come si muove il Corriere e capirai dove si va a parare nella politica». Gad Lerner ha, più recentemente, detto: «Non troverete alla Leopolda i portavoce del movimento degli sfrattati, né le mille voci del Quinto Stato dei precari all’italiana. Lui (Renzi) vuole impersonare una storia di successo. Gli sfigati non fanno audience».

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Viceministri e sottosegretari la carica dei 63: al completo la squadra del governo Letta

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A sorpresa, Consiglio dei ministri serale per la nomina dei sottosegretari di Stato, adempimento necessario perché il nuovo esecutivo Letta affronti a ranghi completi i lavori parlamentari che entreranno nel vivo da martedì, quando si insedieranno le commissioni permanenti di Camera e Senato. La riunione, partita con molto ritardo ma terminata in venti minuti, si è conclusa con il via libera ai nomi dei componenti del governo che coadiuveranno l’azione dei ministri: nella lista Stefano Fassina (Pd) e Luigi Casero (Pdl), nominati vice ministri all’Economia. A Fassina, in particolare, verrà affidata la delega per la riforma fiscale. Sottosegretari all’Economia Pierpaolo Baretta (Pd) e Alberto Giorgetti (Pdl), mentre Giuseppe Beretta, anche lui del Pd, sarà sottosegretario alla Giustizia.

In dettaglio, il comunicato stampa diffuso da Palazzo Chigi vede nominati sottosegretari alla Presidenza del Consiglio Giovanni Legnini, del Pd, (Editoria e Attuazione Programma), la collega di partito Sesa Amici (Rapporti con il Parlamento e coordinamento attività di Governo), Sabrina De Camillis, del Pdl, (Rapporti con il Parlamento e coord. attività Governo), Walter Ferrazza, sindaco del Comune di Bocenago (Tn), già candidato con il Mir di Samorì alle ultime Politiche (Affari Regionali e Autonomie), Micaela Biancofiore, del Pdl, (Pari Opportunità), Gianfranco Miccichè, leader di ‘Grande Sud‘, (Pubblica Amministrazione e Semplificazione). Sottosegretari al ministero dell’Interno sono stati invece nominati Filippo Bubbico (Viceministro) e Giampiero Bocci, entrambi del Pd, e il magistrato Domenico Manzione. Questi gli altri incarichi di sottosegretario o viceministro decisi dalla riunione dei ministri, 23 dei quali sono di area Pd, 10 di area Pdl, 5 di area Scelta Civica, 2 di area Grande sud.

Affari Esteri 
Lapo Pistelli, responsabile Esteri del Pd, (Viceministro)
Bruno Archi, Pdl, già consigliere diplomatico di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, (Viceministro)
Marta Dassù, già membro tecnico del governo Monti (Viceministro)
Mario Giro, esponente della Comunità di . Egidio (in “quota” Scelta civica)

Giustizia 
Giuseppe Beretta (Pd)
Cosimo Ferri, magistrato, segretario di Magistratura indipendente

Difesa
Roberta Pinotti (Pd)
Gioacchino Alfano (Pdl)

Sviluppo Economico 
Carlo Calenda, Scelta civica, (Viceministro)
Antonio Catricalà, già sottosegretario al Palazzo Chigi del Governo Monti (Viceministro)
Simona Vicari (Pdl)
Claudio De Vincenti, già sottosegretario allo stesso ministero nel Governo Monti

Infrastrutture e Trasporti
Vincenzo De Luca Pd, sindaco di Salerno (Viceministro)
Erasmo De Angelis , presidente di Publiacqua Toscana
Rocco Girlanda (Pdl)

Politiche Agricole Forestali e Alimentari 
Maurizio Martina (Pd)
Giuseppe Castiglione (Pdl)

Ambiente, Tutela del territorio e del mare 
Marco Flavio Cirillo (Pdl)

Lavoro e Politiche sociali 
Cecilia Guerra, senatrice Pd, già sottosegretario del ministero del Lavoro nel governo Monti (Viceministro)
Jole Santelli (Pdl)
Carlo Dell’Aringa (Pd)

Istruzione, Università e Ricerca 
Gabriele Toccafondi (Pdl)
Marco Rossi Doria, già sottosegretario all’Istruzione del Governo Monti
Gianluca Galletti (Unione di centro)

Beni, Attività culturali e turismo
Simonetta Giordani, ‘renziana’ in quota Letta
Ilaria Borletti Buitoni (Scelta civica)

Salute 
Paolo Fadda (Pd)

L’accordo raggiunto nel pomeriggio tra Pd-Pdl e Scelta civica individua dunque 40 sottosegretari, di cui 10 sono viceministri, rispettoso del ‘tetto’ di 63 componenti di governo, compresi i ministri senza portafoglio, fissato dalla Finanziaria 2008. I ministri, con il premier e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio sono infatti già 23. A spingere il premier ad accelerare i tempi con una convocazione inaspettata del Consiglio dei ministri, le pressioni dei partiti, che nelle ultime ore hanno stretto d’assedio palazzo Chigi imponendo a Letta un tour de force di colloqui ed incontri – affiancato dal ministro per i Rapporti con il parlamento, Dario Franceschini – con il plenipotenziario del Pdl Denis Verdini e i capigruppo parlamentari della sua maggioranza. Respinta la richiesta di Verdini di allargare il numero complessivo dei posti di sottogoverno, Letta avrebbe fatto leva sulla necessità di dare un segnale positivo ai cittadini evitando un ulteriore aumento dei costi della politica.

Al termine del Consiglio dei Ministri, il comunicato di Palazzo Chigi precisa che ‘ai Sottosegretari parlamentari, come già annunciato dal Presidente del Consiglio nel discorso alle Camere, non sarà corrisposto lo stipendio aggiuntivo. Inoltre gli uffici di diretta collaborazione dei Viceministri saranno ridotti e uniformati a quelli dei Sottosegretari, con la conseguenza che non ci sarà alcun costo aggiuntivo collegato alla suddetta nomina’.

Su Twitter: #viceministri#sottosegretari#Miccichèbiancofiore

http://www.governo.it/Governo/Ministeri/ministri_gov.html

Primo maggio, Laura Boldrini in Sicilia: ‘L’emergenza lavoro rende la vittima carnefice’. Lancio di uova a Torino

MayDay‘L’emergenza lavoro’ fa sì che ‘la vittima diventi carnefice, come purtroppo è successo nei giorni scorsi davanti a Palazzo Chigi‘: è quanto dice la presidente della Camera, Laura Boldrini, auspicando dal governo ‘risposte tempestive all’emergenza delle emergenze’.

Boldrini ribadisce che ‘non è accettabile l’indifferenza all’emergenza nazionale, che è il lavoro. Una situazione in cui gli adulti lo perdono, i giovani perdono la speranza di trovarlo. La disperazione si diffonde e prende troppe volte la forma della violenza’. Per questo, aggiunge, ‘dal governo, che è nella pienezza dei propri poteri, si attendono risposte tempestive. Bisogna restituire dignità al lavoro. E di lavoro non si deve morire: è inaccettabile la frequenza degli incidenti sul lavoro e non solo in Italia‘, conclude, facendo riferimento al recente incidente avvenuto in Bangladesh dove hanno perso la vita tanti lavoratori ‘che producevano abbigliamento per le griffe del mondo ricco’. E allora, secondo Boldrini ‘questo primo maggio è la festa per la dignità che il lavoro deve ancora vedersi riconoscere’.

La presidente della Camera si è anche soffermata sul tema delle stragi: ‘In un Paese democratico non è accettabile che ci siano ancora troppe ombre e troppi silenzi su stragi come quelli di Portella della Ginestra‘.

Lo ha detto deponendo una corona di fiori al Sasso di Barbato, dove si consumò il primo maggio ’47 la strage di braccianti per mano della banda di Salvatore Giuliano. ‘Bisogna togliere – puntualizza – ogni velo e ogni segreto sulla lunga catena di stragi che ha insanguinato la vita della Repubblica. Senza un pieno accertamento della verità – conclude – non è possibile riconoscersi in un terreno di valori e di memoria condivisa’.

Sul tema del lavoro, interviene anche il nuovo titolare del dicastero dedicato, Enrico Giovannini. Che pensa a eventuali modifiche alla riforma Fornero: ‘E’ stata disegnata in modo molto coerente per una economia in crescita, ma può avere problemi per un’economia in recessione. Bisogna capire cosa modificare, ma il mercato del lavoro ha bisogno di stabilità delle regole. Occorre rimettere in movimento interi settori economici fiaccati dalla peggiore crisi economica della storia del nostro Paese’.

Giovannini ha aggiunto di vedere comunque ‘segnali importanti’ come la manifestazione unitaria tra i sindacati. In proposito ha informato di aver già contattato i segretari generali e le associazioni professionali per ‘mettersi subito al lavoro e dare concretezza alle misure da prendere’. Ha poi citato un passaggio del documento dei cosiddetti saggi dove si sottolineava come ‘eventuali economie realizzate, dovevano andare a sostenere le famiglie in difficoltà’. Perché c’è da non dimenticare, ha concluso, che ‘solo una crescita sostenibile può dare lavoro duraturo’.

Il neoministro del Lavoro ha poi sottolineato: ‘Il Governo appena costituito ha individuato nel lavoro l’aspetto centrale del proprio programma. Nel giorno della Festa del Lavoro desidero unire la mia voce a quella del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, nel suo messaggio per la ricorrenza odierna, ha sottolineato come il Primo Maggio sia non solo la festa dei lavoratori, ma anche, e più che mai, il giorno dell’impegno per il lavoro. Le grandi difficoltà che sta oggi vivendo il nostro Paese non devono scoraggiarci nella ricerca di risposte alla domanda di futuro’.

E anche il premier Letta, impegnato nel suo tour europeo, è tornato sui temi dell’occupazione. ‘Il lavoro è il cuore di tutto. Se noi riusciamo sul lavoro a dare dei segnali positivi ce la faremo. Se sul lavoro non ci riusciamo, sono sicuro che non ce la faremo’.

‘Priorità lavoro’, con questo slogan i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti sono a Perugia per la manifestazione nazionale del Primo maggio. ‘Tutte le risorse disponibili, a partire da quelle derivanti dalla lotta all’evasione fiscale, siano dedicate alla redistribuzione del reddito da un lato e alla creazione di lavoro dall’altro’, questa la richiesta del segretario della Cgil Camusso. ‘Senza lavoro il Paese muore e questo Paese non può morire’.

Occorre un impegno’straordinario’ e da parte di tutti per difendere l’occupazione e frenare la disoccupazione, è invece l’appello del leader della Cisl Bonanni, che dalla piazza del Primo Maggio a Perugia insiste sulla priorità del lavoro e sulla urgenza di abbassare le tasse sui lavoratori dipendenti, i pensionati e le imprese che investono ed assumono. ‘Il nostro impegno – continua – è chiamare tutti i lavoratori a raccolta per affrontare con coraggio una situazione che non si affronta con scaricabarili. Chiediamo all’Italia, alla classe politica di cambiare, di non dedicarsi ai litigi ma di occuparsi dei fondamentali dell’economia, delle questioni concrete’. Anche secondo Angeletti della Uil, ‘la priorità del Paese è creare posti di lavoro, riducendo le tasse: non è l’unica soluzione, ma è quella che abbiamo a disposizione oggi’. E continua: ‘O si risolve il problema di dare lavoro o il Paese affonderà’ e affonderà ‘se non cambiamo la politica economica’.

Intanto a Torino lancio di uova cariche di vernice nera da parte di un gruppo di persone finora non identificate contro lo spezzone del Pd al corteo del Primo maggio. Il lancio sarebbe partito da alcuni giovani del centro sociale Askatasuna e si è verificato nella parte terminale del lungo serpentone che si è snodato in via Po, lontano dunque dalla zona in cui si trovano il sindaco Piero Fassino e altri esponenti politici. Le uova hanno colpito personale delle forze dell’ordine.

‘Fuori il Pd dal corteo’,’inciucio’ e ‘no alla casta’ sono alcuni degli slogan.

Fassino è stato contestato più avanti in piazza Castello da gruppi di attivisti No Tav, Cub e No Inceneritore, che hanno fischiato al passaggio del primo cittadino. Fassino, all’arrivo in piazza San Carlo, è stato avvicinato da alcuni ragazzi vestiti da clown, mentre durante il suo intervento dal palco da un piccolo gruppo di persone si sono levate grida ‘buffone’ e ‘vergogna’. Alla fine delle celebrazioni, un folto gruppo di giovani molti dei quali vestiti di nero e con il volto coperto dalla maschera bianca di Anonymous, sono saliti sul palco da cui sino a pochi minuti prima avevano parlato le autorità (e che era stato già lasciato libero) e hanno srotolato striscioni e sollevato cartelli. Nel capoluogo piemontese un gruppo di autonomi ha anche srotolato uno striscione con l’immagine di Luigi Preiti, l’uomo responsabile della sparatoria davanti a Palazzo Chigi, e di una coppia di Macerata suicida per debiti. Sotto le fotografie la scritta ‘il primo maggio è per voi‘.

Milano nel corteo per la festa del Primo maggio si sono levate grida e slogan contro l’ex ministro Elsa Fornero. Diversi gli striscioni e i cartelli per denunciare la sempre più pesante disoccupazione. A Bologna una trentina di persone – giovani di Rifondazione comunista e dei centri sociali – ha contestato il presidente di Unindustria Bologna Alberto Vacchi, ospite di Cgil Cisl e Uil alle celebrazioni del Primo maggio in piazza Maggiore. Appena ha iniziato a parlare in una tavola rotonda, Vacchi è stato contestato al grido di ‘vai a casa’, ‘ladro ladro’, ‘buffone buffone’.

Spari a P. Chigi: no perizia psichiatrica per Preiti. Il figlio: ‘ha sbagliato, ma gli vogliamo tutti bene’

luigi_preitiLa Procura di Roma non chiederà la perizia psichiatrica per Luigi Preiti, l’uomo che ieri ha sparato davanti Palazzo Chigi. Il procuratore aggiunto Pier Filippo Laviani e il sostituto Antonella Nespola sono convinti che Preiti abbia agito nel pieno delle sue capacità ma che la sua azione rientri nel comportamento di ‘un esibizionista’.

I giornalisti fuori dalla sua abitazione di Predosa, in provincia di Alessandria, hanno intanto scambiato alcune parole con il figlio dello sparatore. ‘Ha sbagliato, ma gli vogliamo tutti bene’, dice il figlio undicenne di Luigi Preiti.

‘Papà non chiamava più da un po’ di tempo’, aggiunge il bimbo, ricordando l’ultima volta in cui lo aveva visto, lo scorso anno per la sua Prima Comunione, e le vacanze che trascorrevano insieme in Calabria. ‘Andavamo al mare e stavamo a casa con gli amici’, dice il bimbo, che frequenta la prima media a Predosa, dove vive con la madre e con il nuovo compagno di lei.

Sembrano intanto migliorare le condizioni di Giuseppe Giangrande, il carabiniere ferito ieri mattina davanti a Palazzo Chigi. Resta in prognosi riservata, ma il direttore sanitario dell’Umberto I Amalia Allocca, ha detto stamane che il militare sta migliorando: ‘Siamo moderatamente ottimisti, il paziente in qualche modo interagisce. Le indicazioni sono per una reazione’. Il medico non ha fatto previsioni sulla futura mobilità di Giangrande e ha sottolineato che ‘per ora la condizione neurologica non è valutabile’. ‘Il paziente resta sedato, intubato e ventilato meccanicamente, e nelle prossime ore verrà fatta una valutazione clinica’.

Il bollettino medico recita che ‘I parametri vitali si sono mantenuti stabili per tutta la notte. Le condizioni neurologiche non sono valutabili per la sedazione e la prognosi rimane riservata’. Nelle prossime ore, riferiscono i medici, ‘verrà effettuata una valutazione clinica previa sospensione della sedazione’.

I magistrati depositeranno oggi la richiesta di convalida del fermo per Preiti in cui si contestano i reati di tentato omicidioporto e detenzione illegale e uso d’arma e munizioni ma non è escluso che possano essere contestate anche alcune aggravanti tra cui quella di aver commesso il fatto contro un pubblico ufficiale o una persona incaricata di pubblico servizio. L’interrogatorio di garanzia potrebbe essere svolto già nella giornata di domani.

Intanto su Facebook  nato il ‘Gruppo per Luigi Preiti’. All’inizio un centinaio di membri , cresce minuto dopo minuto. Nei social network una valanga di parole viene dedicata al gesto del quarantanovenne calabrese. Non tutti naturalmente condividono la sparatoria, molti comprendono però la disperazione lavorativa di Preiti, e molti altri ancora esprimono invece rabbia e disgusto nei suoi confronti.

‘Sti bastardi ci fanno diventare matti. Guarda come ci siamo ridotti per colpa di ste m… e del parlamento’. ‘Siamo allo stremo delle forze’. Sono alcuni commenti lasciati dagli utenti.

Molto condivisa una foto che circola dalle prime ore sempre su Facebook con la scritta ‘E’ da tanto che lo diciamo, prima o poi qualche presunto suicida preso dalla disperazione può diventare un omicida contro chi gli ha rubato la vita’. La foto è piaciuta a oltre un migliaio di internauti che hanno deciso di pubblicarla sulla propria bacheca, commentandola. ‘Ci fanno credere che è un pazzo ma …la gente ormai non ce la fa più’ scrive una donna. La notizia diffusa nei primi minuti secondo la quale Prieti è un uomo con problemi psichici è quella che fa maggiormente imbestialire i navigatori.

Ciò che non sembra essere piaciuto a coloro che difendono Luigi Prieti, infatti, è l’aver mirato a due carabinieri: ‘I veri c… stanno dentro quel palazzo. Quei carabinieri non c’entrano’ scrive un ragazzo. Tuttavia oltre alla rabbia contro i politici, accusati di non capire davvero la misura della situazione economica dell’Italia, esistono anche utenti che preferiscono gettare acqua sul fuoco.
‘A tutti gli schifati e agli scontenti della politica dei nostri amministratori dico di usare tutti i mezzi leciti e democratici per combattere’, ammansisce Miki Artifix su Facebook.

Su Twitter: #PreitiPalazzo Chigi

Luigi Preiti, l’uomo che ha sparato a Palazzo Chigi: ‘Volevo uccidere i politici’

++ SPARI P.CHIGI: FERITORE NON HA PRECEDENTI PENALI ++Lo sparatore – che secondo gli investigatori, era stato fermato dai militari mentre tentava di raggiungere l’ingresso di Palazzo Chigi,  ha aperto il fuoco con una pistola calibro 7.65 contro i carabinieri per uccidere – è stato subito immobilizzato dagli altri agenti presenti sul posto, dopo aver abbozzato un tentativo di fuga: si chiama Luigi Preiti, 49 anni è originario di Rosarno, in Calabria, ma viveva in Piemonte, in provincia di Alessandria, da molti anni. Secondo fonti investigative non avrebbe precedenti penali gravi. Avrebbe solo un vecchio precedente per falso e sicuramente non è considerato soggetto legato alla criminalità organizzata. L’uomo non è dunque legato alla ‘ndrangheta, secondo quando emerge dalle prime ricerche effettuate dagli investigatori reggini. Fonti investigative qualificate affermano che, dopo la separazione dalla moglie e la perdita del lavoro, l’uomo sarebbe però finito nel giro dei videopoker, come conferma in un’intervista  un’amica di famiglia. L’uomo ha confessato: ‘Volevo uccidere i politici‘.

Il magistrato che l’ha interrogato.
 ‘E’ un uomo pieno di problemi che ha perso il lavoro, aveva perso tutto, era dovuto tornare in famiglia: era disperato. In generale voleva sparare sui politici, ma visto che non li poteva raggiungere ha sparato sui carabinieri’. Così il pm di Roma, Pierfilippo Laviani, dopo aver sentito Luigi Prieti. ‘Ha confessato tutto. Non sembra una persona squilibrata’. Dove ha trovato l’arma? ‘La provenienza è quella delle armi clandestine’, ha spiegato il magistrato.

Il fratello. Notizie sullo stato di depressione e di agitazione dell’uomo parzialmente confermate da Arcangelo Preiti, il fratello dello sparatore. ‘Fino a ieri mattina mio fratello era una persona lucida e  intraprendente… Ora sento queste notizie e mi crolla tutto addosso…’. ‘Lui viveva a Predosa, poco lontano da me. Ha perso il lavoro e si è separato dalla moglie, è padre… Problemi psichici? No, no… Da 49 anni a questa parte no…’, dice Arcangelo Preiti. ‘Dopo aver perso il lavoro è tornato in Calabria a vivere con i miei genitori, non lo vedo e non lo sento da agosto’. L’uomo ha anche un figlio di dieci anni. ‘I miei genitori quando li ho chiamati non sapevano ancora nulla – aggiunge Arcangelo Preiti -, sono rimasti sconvolti anche loro e non sanno come spiegarsi una cosa del genere’. ‘Non c’è affiatamento fra noi, ma siamo sempre fratelli. Ci sentivamo con mia mamma e mia mamma diceva ‘tutto a posto’. Non ho idea se puntasse ai politici, non so cosa rispondere. Non era contrario a nessuna forza politica, non so cosa gli sia successo’.

Luigi Preiti si era separato dalla seconda moglie nel 2011 e da allora aveva lasciato la provincia di Alessandria ed era tornato a vivere con genitori a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria. L’uomo è tornato in Calabria dopo una lontananza dal paese d’origine di circa vent’anni, intervallata solo dalle vacanze estive. Anche a Rosarno, Preiti ha continuato a lavorare nell’edilizia, come manovale. Si procurava lavoretti da operaio, vivendo alla giornata.

La ex moglie. ‘Sono sconvolta, non riesco ancora a credere che lo abbia fatto’: sono le poche parole con cui l’ex moglie Ivana, ha commentato l’azione dell’ex marito. Separati da tempo, la donna non ha più avuto contatti con lui da diversi mesi. L’ultima volta che Luigi Preiti era stato a Predosa e l’aveva incontrata è stato lo scorso anno per la Prima Comunione del figlio, che ha 11 anni.

Il sindaco di Rosarno. ‘So che si era trasferito in Piemonte da una ventina d’anni, qualche volta tornava in Calabria per le vacanze. Quando viveva qui faceva il muratore, non ha mai dato segnali evidenti di di disagio’, dice all’Adnkronos il sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi. ‘Non so a cosa sia dovuto questo gesto ma credo che dovremmo trarre lezione e andare cauti, c’è un disagio sociale fortissimo soprattutto qui da noi’, ha concluso.

Le immagini delle telecamere di sicurezza. Passo normale, sguardo dritto davanti a sé, mani in tasca: così Luigi Preiti è arrivato davanti a palazzo Chigi, dove ha sparato a due carabinieri. La dinamica della sparatoria è stata ripresa da almeno tre telecamere di sicurezza montate all’esterno di palazzo Chigi e di Montecitorio. Chi ha potuto visionare il filmato descrive così le immagini: ‘Preiti si è avvicinato provenendo da piazza Montecitorio. Quando è arrivato vicino alla camionetta dei carabinieri, i militari gli hanno fatto segno di fermarsi, in quanto proprio in quel momento si stava chiudendo la piazza in vista dell’arrivo dei ministri dopo il giuramento al Quirinale‘. A quel punto, raccontano le fonti, ‘l’uomo ha estratto la pistola e ha fatto fuoco contro i due carabinieri’. Dalle immagini si vede Preiti che spara ad altezza uomo e uno dei due carabinieri che finisce a terra. Si vedono anche una bambina che si porta le mani alle orecchie per coprire il rumore degli spari e tre persone che si riparano dietro la garitta all’angolo di palazzo Chigi. Una di queste sarebbe la donna incinta rimasta lievemente ferita. Anche un bambino, di circa tre anni, secondo fonti di polizia si sarebbe contuso il volto, cadendo a terra nella fuga. Le ultime immagini riprendono Preiti in terra, bloccato dagli uomini della sicurezza e altre decine di  poliziotti e carabinieri che invitano la gente a lasciare la piazza. Poi l’arrivo delle ambulanze. Secondo le stesse fonti, e come dimostrano le riprese delle telecamere, Preiti non ha mai varcato le transenne di piazza Colonna, che proprio in quel momento era stata chiusa. Nonostante ciò i sei bossoli rinvenuti sulla scena, sono stati tutti trovati all’interno della piazza, qualche metro oltre le transenne. Una circostanza che gli investigatori ritengono perfettamente compatibile con la dinamica fin qui accertata, visto che i bossoli vengono espulsi dall’arma e visto il trambusto seguito all’accaduto.

Le indagini e le perquisizioni. Preiti era arrivato nella capitale ieri in treno (durante il viaggio era stato anche controllato da una pattuglia della polizia ferroviaria che non aveva riscontrato problemi, essendo lui incensurato) ed ha alloggiato in un hotel del centro. Sembra provenisse dalla Calabria dove si era trasferito dopo la separazione. L’albergo dove ha alloggiato Preiti è stato perquisito. Accertamenti sono stati attivati per capire la provenienza della pistola. Altre perquisizioni sono state eseguite nella casa della ex moglie a Novi Ligure, del fratello, a Pedrosa e dei genitori, a Rosarno. In quest’ultima perquisizione, i carabinieri hanno portato via alcune buste contenente documenti e altro materiale appartenente a Luigi Preiti.

Voleva suicidarsi. Fonti governative hanno confermato che lo sparatore non aveva il porto d’armi. ‘Per favore, allentatemi le manette, non sento il braccio’: cosi, secondo quanto riferito all’ANSA da forze dell’ordine presenti sul posto, Luigi Preiti si è rivolto agli agenti che lo hanno bloccato. ‘E’ apparso freddo e lucido’, riferisce un addetto alla sicurezza che ha partecipato all’arresto. Quando è stato bloccato dai carabinieri è finito in terra sbattendo la testa. All’uomo, che è in stato di arresto, è stato applicato un collare medico. Si è appreso che l’uomo avrebbe voluto suicidarsi subito dopo aver sparato ai carabinieri, ma che non ha potuto farlo avendo esaurito i colpi della pistola.

Paura e tensione. Panico nella piazza tra i presenti dove è immediatamente scattato lo ‘stato di massima allerta‘. Sono accorse decine di auto delle forze dell’ordine mentre a Palazzo Chigi si stava tenendo il giuramento del Governo Letta. La polizia scientifica ha ritrovato a terra almeno sei bossoli.

Su Twitter #sparatoria#preitiluigi preiti#carabinieri#palazzochigi

Sparatoria davanti a Palazzo Chigi, feriti due carabinieri e una passante, uno è grave

SPARI P. CHIGI: UN CC FERITO AL COLLO, UNO ALLA GAMBAAlcuni colpi di pistola sono stati sparati intorno alle 11.40 davanti a Palazzo Chigi a Roma, proprio mentre il nuovo governo Letta stava giurando al Quirinale con il presidente Giorgio Napolitano. Due carabinieri sono stati feriti. Uno è grave ed è ricoverato all’Umberto I con una ferita al collo, l’altro, ferito a una gamba, era dentro la garitta di guardia.

 L’uomo che ha sparato è stato fermato dalle forze dell’ordine. Si tratta di Luigi Preiti, un calabrese di Rosarno, forse con precedenti penali, vive ad Alessandria in Piemonte e ha 49 anni. E’ arrivato in giacca e cravatta e ha cominciato a sparare, cinque o sei colpi. Anche lui poi è stato ferito nella successiva sparatoria. Ora si trova ricoverato al San Giovanni. Ma si cercano altre persone che potrebbero aver partecipato all’attentato. L’uomo è stato immobilizzato da altri carabinieri e portato in caserma.Sparatoria di fronte a Palazzo Chigi

Intorno alle 11.30 l’uomo è arrivato all’angolo tra Palazzo Chigi e il palazzo Wedekind sede del quotidiano Il Tempo, in piazza Colonna. L’uomo a freddo ha tirato fuori la pistola e ha cominciato a sparare contro il cordone di sicurezza nella piazza formato dai carabinieri. ‘Sparava come se fossero birilli‘, racconta un testimone oculare. Il primo carabiniere è stato colpito a distanza ravvicinata alla gola. Poi l’attentatore ha continuato a sparare contro gli altri militari ferendone almeno altri due. A quel punto ‘gli altri carabinieri si sono buttati tutti a terra, mentre altri ancora lo hanno inseguito saltandogli addosso fermandolo e disarmandolo. All’inizio non ci siamo resi conto di niente, pensavamo fossero petardi’. Nella zona sono arrivate diverse ambulanze per soccorrere feriti e altre persone che si sono sentite male e sono state portate nell’androne di Palazzo Chigi.

Luigi Preiti, non ha precedenti penali. Lo si apprende da fonti investigative. L’uomo ha agito da solo. A quanto apprende l’Adnkronos da fonti qualificate, dalle prime verifiche effettuate sembra che Luigi Preiti, autore della sparatoria davanti palazzo Chigi, non avesse alcuna licenza per il porto d’armi.

E’ stata ferita da una scheggia, probabilmente non da un proiettile, la donna soccorsa dal 118 a palazzo Chigi subito dopo la sparatoria. Si tratta di una donna incinta, che passava di lì con il marito e un altro figlio. Durante gli spari i tre sono caduti in terra ferendosi lievemente.

Secondo chi ha assistito alla scena l’uomo ha sparato all’improvviso senza lasciare il tempo di un qualsiasi preavviso. Non ci sono state né urla né minacce prima dei colpi, viene riferito.

I carabinieri del reparto investigazioni scientifiche stanno eseguendo i rilievi davanti a palazzo Chigi. In terra ci sono ancora sei cerchi bianchi tracciati con il gesso, attorno ad altrettanti bossoli. Nei pressi della camionetta dei carabinieri, nel punto dove uno dei due carabinieri è stato colpito, c’è invece una macchia di sangue. Tutti gli accessi a piazza colonna sono bloccati dalle forze dell’ordine.

I volti dei nuovi ministri sono passati dalla gioia, all’incredulità poi allo sgomento appena appresa la notizia della sparatoria davanti a Palazzo Chigi durante la loro cerimonia del giuramento al Quirinale.

Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha immediatamente fatto il punto con il ministro Alfano sulla sparatoria davanti palazzo Chigi. Il governo è stato avvertito dopo il giuramento, a cui non sono seguiti festeggiamenti. Dopo la prima presa di visione, Letta è andato palazzo Chigi per il passaggio delle consegne con Monti e per il primo Cdm.

‘A naso penso sia il gesto compiuto da uno squilibrato‘. E’ quanto risponde ai giornalisti che gli chiedono informazioni sulla sparatoria davanti palazzo Chigi, il neo ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri uscendo dal Quirinale al termine della cerimonia di giuramento. A chi le chiede: ‘Dunque nessuna regia?’ il ministro replica: ‘Credo proprio di no, spero si tratti di un fatto isolato ma dobbiamo ancora appurare le esatte dinamiche dell’evento anche se non è più un compito che spetta al mio dicastero’.

Alla domanda se avesse dato consigli al nuovo ministro dell’Interno Alfano, a capo di un dicastero ricoperto fino a ieri da lei stessa, Cancellieri ha replicato: ‘Assolutamente no, non è nella mia natura dare consigli, ma sicuramente ci vedremo presto’.

Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha detto che non si tratta di un atto di terrorismo: ‘È il gesto di un pazzo e di uno squilibrato ma non ci dobbiamo stupire quando si inveisce continuamente contro il ‘Palazzo’, come se fosse da abbattere’.

La Procura di Roma intende chiedere la convalida dell’arresto, al momento, per i reati di tentato omicidio, lesioni gravissime e detenzione illegale di armi. L’uomo è stato bloccato da carabinieri del sesto battaglione Toscana, di servizio nell’area. Le sue ferite sono conseguenza della colluttazione con i militari che lo hanno bloccato. I due carabinieri feriti sono un brigadiere e un appuntato e non hanno risposto al fuoco, mentre la passante, in stato di gravidanza, sarebbe stata colpita da alcune schegge, secondo quanto riferisce il 118. La donna è stata ricoverata con ferite lievi all’ospedale Santo Spirito. La donna stava passando in piazza Colonna insieme al marito e al figlio, i quali in seguito alla sparatoria sono caduti a terra riportando contusioni lievi: il bambino avrebbe preso una botta al volto. Anche loro sono stati trasferiti insieme alla donna all’ospedale.

Luigi Preitinon è uno squilibrato, non ha mai sofferto di patologia psichiatriche’: lo ha detto all’ANSA il fratello Arcangelo. ‘Siamo allibiti, non sappiamo spiegarci quel che è potuto accadere’.

‘Preiti non mi risulta sia mai stato segnalato ai servizi sociali del Comune’. Lo ha detto il sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi. ‘Dalle notizie che ho potuto acquisire – ha aggiunto Tripodi – al momento Preiti non viveva a Rosarno e tornava in paese solo in estate’.

Chi sono i due carabinieri
I carabinieri feriti dall’attentatore davanti a Palazzo Chigi sono il brigadiere Giuseppe Giangrande, di 50 anni, e il carabiniere scelto Francesco Negri, di 30. Sia il brigadiere sia l’appuntato sono effettivi al Battaglione Toscana.

Quattro uomini del Ris con tute bianche, stanno lavorando davanti palazzo Chigi, all’angolo con la sede del quotidiano ‘Il Tempo’ hanno recuperato la pistola usata per sparare contro i due carabinieri.

Il pm della procura di Roma, Antonella Nespola, è arrivata all’ospedale San Giovanni dove sono ricoverati l’attentatore di palazzo Chigi e uno dei due carabinieri feriti, quello meno grave. Entrando dal pronto soccorso il magistrato non ha rilasciato dichiarazioni.

A sparare contro due carabinieri oggi di fronte a Palazzo Chigi è stato un disoccupato di 49 anni, in quello che dai primi accertamenti appare un gesto isolato.

Lo ha detto oggi il neo ministro dell’Interno Angelino Alfano in sala stampa a Palazzo Chigi al termine del primo Consiglio dei ministri presieduto dal premier Enrico Letta.

‘Il tragico gesto criminale è stato operato da un disoccupato di 49 anni, che ha manifestato subito dopo l’intenzione di volersi suicidare, ma non ha potuto farlo perché il caricatore era ormai scarico’, ha detto Alfano ai media.

‘Da un primo esame, la vicenda può essere ricondotta ad un gesto isolato, sul quale sono in corso ulteriori accertamenti’.

La sparatoria, secondo il ministro, non è sintomatica di un rischio sicurezza per l’Italia.

‘La situazione generale nel Paese non desta preoccupazioni, ma sono stati rafforzati i controlli presso gli obiettivi a rischio’.

‘L’uomo ha esploso sei colpi – ha proseguito Alfano nella sua ricostruzione -, due hanno colpito il brigadiere Giangrande, che si trova ricoverato al Policlinico Umberto I di Roma: la prognosi è riservata e ci sarà un bollettino nelle prossime ore’.

Il secondo ferito, ‘il carabiniere scelto Negri, ha ferite da arma da fuoco in entrambe le gambe, ed è in condizioni migliori (del primo)’.

Il brigadiere Giuseppe Giangrande è ricoverato in prognosi riservata per una ferita al collo, mentre il carabiniere scelto Negri è ferito gravemente alla gamba e non è in pericolo di vita. Ha riportato solo una ferita alla gamba. ‘Una frattura – riferiscono fonti sanitarie dell’ospedale San Giovanni – che i medici stanno sistemando’.

Più grave la situazione del suo collega, sottoposto a intervento chirurgico. ‘Il paziente Giangrande Giuseppe è giunto in codice rosso all’Umberto I. Il foro d’entrata del proiettile è stato localizzato nella regione laterale del collo a sinistra. Il proiettile è stato estratto e c’è una lesione alla colonna vertebrale a livello cervicale importante. Sono in corso accertamenti’, hanno detto i medici. Giangrande vive a Prato, è vedovo da due mesi e ha una figlia di 23 anni. E’ di origini siciliane. Il collega Negri, è del Sesto battaglione carabinieri Toscana, dove è arrivato nel 2009. Prima era in servizio in una stazione in Lombardia. Negri ha 30 anni, è celibe ed è originario di Torre Annunziata. ‘Sto correndo a Roma da mio figlio’, ha detto la madre di Negri, dopo aver saputo dell’aggressione. In ospedale è arrivata anche la compagna di Negri.

‘E’ un ragazzo forte’, ha detto il direttore sanitario Gerardo Corea parlando con i giornalisti. ‘Quando l’hanno portato in ospedale si preoccupava delle condizioni del collega, non delle sue. Chiedeva solo notizie dell’altro militare ferito questo è un vero carabiniere’. Oggi il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha visitato con il ministro della difesa Mario Mauro i due agenti colpiti questa mattina a piazza Colonna.

Al San Giovanni si trova anche l’uomo che ha sparato, Luigi Preiti. Il battaglione dei due carabinieri è il corrispettivo del Reparto Mobile della polizia. E’ stata invece ferita da una scheggia, probabilmente non da un proiettile, la donna soccorsa dal 118 a palazzo Chigi subito dopo la sparatoria. Si tratta di una donna incinta, che passava di lì con il marito e un altro figlio. Durante gli spari i tre sono caduti in terra ferendosi lievemente.

Matteo Renzi alla presidenza del Consiglio: la proposta del ‘turco’ Orfini. Giornata di consultazioni lampo

Matteo Orfini‘Domani (oggi ndr) in direzione proporrò Matteo Renzi alla presidenza del Consiglio’. Lo ha reso noto Matteo Orfini parlando a ‘Piazzapulita‘ de la7.

‘Mi piacerebbe-prosegue il ‘giovane turco’ del Pd – sapere se Renzi, che rivendica il suo coraggio e la sua voglia di dare un contributo, se la sente di accettare una ipotesi del genere. Penso che la sua sarebbe una candidatura in grado di sfidare tutti sul terreno del governo. Come è noto gli elettori del M5s apprezzano molto quello che dice Renzi, così come fanno quelli del Pdl‘.

‘Per la presidenza del Consiglio si può pensare o ad una personalità terza di garanzia e di grande profilo istituzionale oppure si può pensare ad un leader politico. E Matteo Renzi rientra senz’altro in questo ruolo’. Lo ha detto il deputato del Pd, Andrea Orlando, rispondendo alla domanda se la delegazione dei Democratici potrebbe proporre a Napolitano il nome di Matteo Renzi per il governo.

Il Pd, privo del vertice dopo le dimissioni del leader Pier Luigi Bersani e di tutta la segreteria, scosso dalle drammatiche divisioni sull’elezione del capo dello Stato, riunisce oggi la direzione per decidere chi dovrà guidare il partito durante le trattative per il nuovo governo e come arrivare al congresso in autunno che eleggerà il nuovo segretario.

La riunione della direzione è stata anticipata  alle 16, mentre tra i parlamentari del centrosinistra si discute di una possibile scissione del Pd tra un’ala più radicale e una più moderata. Napolitano intanto stringe i tempi sulla formazione del nuovo governo. Oggi unica giornata di consultazioni per il presidente della Repubblica. Alle 18,30 chiude la delegazione del Pd.

Nulla trapela sugli intendimenti di Napolitano. restano in campo i nomi di Amato ed Enrico Letta, anche se in mattinata si è fatta strada l’ipotesi di un incarico a Matteo Renzi. Il Pdl avrebbe già dato il via libera al sindaco di Firenze, mentre la Lega ribadisce il no ad Amato. La decisione spetta al Capo dello Stato, ma sarà importante anche la direzione del Pd prevista nel pomeriggio.

I democrat non faranno nomi per la presidenza del Consiglio: almeno è questo l’orientamento. E se il capo dello Stato darà l’incarico a Matteo Renzi? Dopo una giornata in cui si sono rincorse voci in questo senso, Matteo Orfini ieri sera a Piazzapulita ha calato l’annuncio: il Pd dovrebbe indicare Renzi per la premiership. Ma il sindaco di Firenze ha dato o no la sua disponibilità a un’operazione del genere? Un deputato renziano, spiega: ‘Se Napolitano fa il suo nome, Matteo non potrà tirarsi indietro. Ne abbiamo parlato alcuni giorni fa. Io gli ho consigliato di pensarci bene perché andare a palazzo Chigi così, sarebbe rischioso. Il rischio di bruciarsi sarebbe enorme’. E il sindaco ha convenuto? ‘Sì, ha ben presente tutte le controindicazioni. Compreso il fatto che il Pd non sarebbe unito sul suo nome. Ma se verrà chiamato, non dirà di no…’. Insomma, la disponibilità del sindaco di Firenze c’è.

C’è da dire che nel giro di consultazioni lampo che il presidente Napolitano ha avviato questa mattina, il nome di Renzi è ricorrente. La Lega, Fratelli D’Italia, Pino Pisicchio a nome del misto: tutti hanno dato il via libera al sindaco di Firenze dopo i colloqui al Colle. Un ok vero o un tentativo di bruciare la ‘promessa’ del Pd? Un big democratico spiega: ‘La cosa di Matteo è vera, verissima. Lui non si tirerebbe indietro. Ma bisogna vedere che decide Napolitano…’. Intanto ancora prima della Direzione del Pd e di salire al Quirinale, il capogruppo alla Camera Roberto Speranza osserva: ‘Il nome di Renzi incontra senz’altro il favore del Pd perché è una personalità di primissimo piano e trova un’assoluta sintonia con la dirigenza del partito’. ‘Però -aggiunge Speranza- non è corretto che noi, prima di andare alle consultazioni iniziamo a ragionare di nomi. La competenza è tutta del Presidente della Repubblica, in un passaggio difficile. Fare una discussione sui nomi senza interloquire in alcun modo con il Capo dello Stato non mi sembra il modo migliore di ragionare’. Comunque, conclude, ‘non è certo dal Pd che arriverà alcun ostracismo o alcun veto’ su Renzi a palazzo Chigi.

I primi a salire al Quirinale sono stati i ‘piccoli’. La scelta del futuro premier da parte del presidente della Repubblica ‘si esprimerà nel giro davvero di pochissime ore’, ha assicurato il presidente del gruppo parlamentare misto della Camera, Pino Pisicchio, esponente del Centro Democratico, al termine del colloquio con il presidente Napolitano. Sel apre a Renzi, ma chiude al governissimo. ‘Matteo è sicuramente una novità’, ma non tale da far cambiare idea a Sel sulla indisponibilità a votare la fiducia ad un governo che abbia al suo interno il ‘blocco berlusconiano’, ha detto Nichi Vendola, al termine del colloquio al Quirinale con il capo dello Stato. ‘Siamo in grado di leggere gli elementi di novità’, ha spiegato il leader Sel rispondendo ad una domanda dei giornalisti sull’ipotesi di un incarico al sindaco di Firenze, ‘nessuna è così spiazzante da farci cambiare giudizio sulla nostra indisponibilità a votare la fiducia ad un governo che abbia al suo interno chi ha portato il Paese in questa situazione, cioè il centrodestra’.

Sul sindaco di Firenze, a sentire Flavio Tosi, la Lega darebbe disco verde. E il Pdl non lo esclude: ‘Un incarico a Renzi per la formazione del nuovo governo – dice Sandro Bondi – sarebbe in linea con una domanda di cambiamento che sale dal Paese’. Fratelli d’Italia ribadiscono il loro no ad un governo di larghe intese anche se si dicono disposti a valutare ‘con attenzione’ l’eventualità di un ‘vero governo di cambiamento’. In questo senso ‘certamente Renzi è uno di quelli che risponde a questa tipologia’, afferma La Russa. In via dell’Umiltà resta la preoccupazione per le spaccature profonde del Pd e la schizofrenia dei grillini. Dopo il lungo vertice a cena di ieri sera, anche Silvio Berlusconi ha riunito a palazzo Grazioli lo stato maggiore del Pdl per fare il punto. Al vaglio del Cavaliere le varie opzioni in campo, a partire da un possibile incarico a Giuliano Amato – ben visto da Berlusconi ma le cui chance nelle ultime ore sarebbero in calo sia per i veti incrociati del Pd che per il niet della Lega – fino all’ipotesi di un esecutivo guidato da un esponente del Pd, come Enrico Letta. Già ieri sera, viene spiegato, l’ex premier e i maggiorenti di via dell’Umiltà hanno analizzato anche l’ipotesi che, dietro proposta del Pd, il Colle possa affidare l’incarico a Matteo Renzi. Nome che non riscontrerebbe i favori condivisi del partito. Il Cavaliere, viene riferito, non avrebbe chiuso la porta a priori, invitando però i suoi alla cautela.

Il nome del sindaco di Firenze, per una parte dei vertici pidiellini, potrebbe invece essere quello giusto per sbloccare la situazione di impasse. Non solo. Per alcuni big di via dell’Umiltà con Renzi a palazzo Chigi e un governo di larghe intese, le chance del giovane ‘rottamatore’ di sfidare alle urne Berlusconi sarebbero ridotte di molto. Non verrebbe più visto come la novità assoluta, come il rinnovamento che invoca da tempo, è la riflessione. Ma c’è anche chi, nel Pdl, vede questa ipotesi come fumo negli occhi: non è accettabile che appoggiamo un governo guidato da quello che sarà il futuro ‘competitor’ del Cavaliere. L’unica condizione su cui Berlusconi non è disposto a trattare è la natura del governo: deve essere politico e forte, con una durata temporale non limitata e con un programma che si basi fortemente sugli otto punti del Pdl. Ma, al di là dei nomi, nel partito – come avviene ormai da settimane sin dal giorno dopo del risultato elettorale – si confrontano due linee: quella più ‘radicale’ dei falchi, più propensi a tornare subito alle urne per sfruttare i sondaggi positivi a favore del partito, e quella ‘trattativista’ delle colombe, che invece spingono affinché il Pdl sia azionista di maggioranza di un governo di larghe intese. Berlusconi, per ora, mantiene il punto: lavoriamo per far nascere un governo, ma l’opzione voto resta tra le possibili soluzioni qualora il Pd non riesca a superare le sue difficoltà e ponga veti considerati ‘inaccettabili’ dal Pdl.

La linea è quella di rimettersi nelle mani del Presidente della Repubblica, ma anche di farsi trovare pronti, nel caso in cui Giorgio Napolitano chieda a Scelta Civica di dare il proprio contributo al governo che verrà. Per questo lo stato maggiore del partito ha rinviato a dopo il proprio turno di consultazioni, previsto oggi alle 17, la riunione sul prossimo esecutivo. Nessuna preclusione sul nome di Matteo Renzi, dato in crescita nel `borsino´ dei possibili premier: Mario Monti non ha mai fatto mistero delle sue simpatie per il sindaco di Firenze, Lorenzo Dellai fa sapere che nessun veto arriverà da Scelta Civica mentre Andrea Romano lo considera ‘una risorsa per l’Italia’ a patto che non diventi ‘una carta’ per regolare conti interni al Pd. Intanto, però, tra i parlamentari cominciano a farsi i primi nomi per alcuni ministeri. E se a Mario Monti la Farnesina ‘calzerebbe come un abito su misura’, definizione utilizzata da un senatore, al ministero dell’Istruzione si ritiene che potrebbe fare bene Ilaria Borletti Buitoni.

I Cinque stelle sono convocati nel pomeriggio, alle 17,30, e potrebbero assumere una decisione mai vista nella storia della Repubblica, del tutto contraria al rispetto minimo delle istituzioni: non presentarsi dal Capo dello Stato. Alle 14 i M5S si riuniranno in assemblea per decidere la linea da tenere in vista delle consultazioni. Il Movimento già nella riunione di ieri ha considerato varie ipotesi, tra queste anche quella di disertare l’appuntamento non andando affatto al Quirinale. In Rete Paolo Becchi, considerato l’ideologo del M5S, invita i parlamentari stellati a tenere la barra dritta e non andare: ‘è tutta una farsa non ha senso andare alle consultazioni – scrive in un tweet – per consultare cosa poi se hanno già deciso!’. ‘Parliamo con Rodotà e lasciamo Napolitano al suo inciucio storico – aggiunge poco dopo in un altro ‘cinguettio’ – È il M5S la nuova Resistenza’. Intanto Grillo parla col tabloid tedesco Bild affermando che ‘l’Italia in autunno andrà in bancarotta’. ‘Berlusconi è finito. Le Pmi vanno in bancarotta. Fra settembre e ottobre allo Stato finiranno i soldi, e sarà difficile pagare pensioni e stipendi’. Per Grillo ‘non è il Movimento 5 Stelle a sabotare i partiti, sono loro a sabotare se stessi’. E in Italia ‘si vive una frattura storica, poiché i vecchi partiti stanno per sparire’. In un tweet Grillo commenta anche: ‘M5S primo assoluto‘. Il riferimento, nel link, è ai dati di Emg diffusi dal Tg de La7 che danno il M5S al 29,1% in crescita del 5,2%.

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Consultazioni, Boldrini e Grasso al Quirinale: ‘Bisogna dare un governo al Paese, si percorreranno tutte le strade’

Bersani a Bologna

Bersani a Bologna (Photo credit: framino)

‘Col presidente siamo concordi nella determinazione della necessità assoluta di dare un governo al Paese‘. Lo ha detto il presidente del Senato Piero Grasso, al termine del colloquio con il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, che ha aperto in mattinata le consultazioni al Quirinale. “Quindi si percorreranno tutte le strade – ha aggiunto – per raggiungere questo obiettivo’.

Nessuna conferma, intanto, alle voci che indicano proprio in Grasso la carta vincente di Pier Luigi Bersani per guadagnare il voto di fiducia al governo da parte dei senatori M5S.

Bersani crede in Palazzo ChigiPier Luigi Bersani, tuttavia, sembra orientato a chiedere un incarico pieno al Quirinale, nonostante alcune voci circolate nelle ultime ore a proposito di un possibile bis del ‘metodo Grasso’, voci che nelle ultime ore hanno riportato in auge anche Emma Bonino quale possibile premier incaricato. Lo staff del segretario nega con forza l’ipotesi che il leader Pd vada al Quirinale a proporre un nome diverso dal proprio e, a questo punto, sembra probabile che già giovedì in serata Bersani possa ricevere l’incarico dal presidente della Repubblica.

Incarico, però, non vuol dire nomina, come ripete il costituzionalista ed ex senatore Pd Stefano Ceccanti, la vulgata di Montecitorio assicura che il Colle non intende fare salti nel buio e chiederà a Bersani di presentare numeri certi prima della nomina vera e propria a presidente del Consiglio. Numeri che apparentemente al momento non si vedono, poiché M5S continua a dire no e Lega e Pdl si muovono in coppia. Per questo, qualcuno nel Pd comincia sul serio a pensare di poter applicare il ‘metodo Grasso’, ovvero proporre per la premiership un nome non di partito, in modo da cercare di attrarre i grillini come accaduto per il presidente del Senato.

Bersani, in realtà, è determinato a provarci. Il segretario si farà forte dei numeri alla Camera e metterà sul tavolo i suoi ‘otto punti’ di ‘cambiamento’, oltre a una squadra di governo scelta ‘con quel metodo’, ovvero quello dei presidenti delle Camere, come ha già detto. Si tratta di vedere se tutto questo basterà: M5S dice che ‘Bersani non lo votiamo nemmeno se dovesse camminare sui ceci’ per ora dal centrodestra non arrivano segnali incoraggianti.

Il leader Pd è certamente disposto a scegliere un nome per il Quirinale che sia gradito anche al Pdl e alla Lega, magari Giuliano Amato o lo stesso Pietro Grasso, ma di sicuro non voterà un esponente di centrodestra. Per questo c’è chi sta pensando a cosa fare se i famosi numeri non dovessero esserci: la linea del segretario, finora, è stata netta, l’obiettivo è andare comunque in Aula a verificare se la fiducia c’è o no. Una mossa che permetterebbe a Bersani di tornare a elezioni anticipate da premier, sia pure senza fiducia.

Questo scenario, però, incontra la contrarietà di Napolitano che, secondo quanto sostengono diverse fonti parlamentari, vuole che Bersani gli porti garanzie sui voti, prima di nominarlo ufficialmente e mandarlo in Aula a chiedere la fiducia. Una situazione che rischia di produrre un braccio di ferro tra il Quirinale e il leader Pd, a meno che non venga preso in considerazione un ‘piano B’.

E’ lo schema a cui pensano non solo tutti gli ex Margherita del Pd e anche Walter Veltroni, ma persino frange bersaniane o comunque della sinistra del partito. Lo stesso Nichi Vendola, secondo alcune voci di Sel, starebbe suggerendo a Bersani di prendere in considerazione il ‘metodo Grasso’, se si dovesse constatare che i numeri non ci sono, perché l’idea di tornare al voto non piacerebbe nemmeno al governatore della Puglia. E Pippo Civati fa un nome che molti tengono in caldo per il Quirinale, forti del sì anche di Monti: Emma Bonino. Ma per Palazzo Chigi.

Al via le consultazioni da parte del Capo dello Stato Giorgio Napolitano dunque, con due giorni di colloqui serrati per dare un governo al Paese. Tre le ipotesi: incarico esplorativo affidato a un’alta carica dello Stato, preincarico o incarico pieno a Pier Luigi Bersani. Dopo i primi colloqui della giornata con il presidente del Senato Pietro Grasso (che ha parlato di ‘necessità assoluta di dare un Governo al Paese’), e della presidente della Camera Laura Boldrini (‘c’è bisogno di un Governo il prima possibile‘) e con i gruppi parlamentari misti di Senato e Camera, chiudono l’agenda degli incontri previsti per la mattinata le rappresentanze della Südtiroler Volkspartei e della minoranza linguistica della Valle d’Aosta.

Nel pomeriggio a cominciare dalle 16,30, sarà la volta del gruppo parlamentare del Senato Per le autonomie-Psi, di quello della Camera Sinistra ecologia libertà e, alle 18, dei gruppi parlamentari di Scelta Civica per l’Italia. Domani si replica: Napolitano incontrerà la delegazione di M5s con Grillo, Pdl e Lega Nord, il presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Chiuderà la due giorni di consultazioni la delegazione del Pd, con Bersani che chiederà l’incarico.

‘Abbiamo ribadito la nostra non disponibilità a dare la fiducia a un governo che mette insieme tutto e il contrario di tutto’, ha detto Guido Crosetto, di Fratelli d’Italia, uscendo dal Quirinale dopo le consultazioni con il presidente Napolitano. Per Crosetto, ‘serve un governo con un programma chiaro e non come il governo Monti. Nessun inciucio, quindi, ma abbiamo comunque la disponibilità a portare in Parlamento le cose che abbiamo portato avanti in campagna elettorale: fra le altre, pagamento dei debiti pa, riforma costituzionale alla francese, limite alla tassazione in costituzione’.

C’é la ‘necessità di fare un governo e siamo molto preoccupati dell’immagine dell’italia all’estero. C’è un partito che vuole fare il controllore degli altri senza prendersi responsabilità’, ha dichiarato Riccardo Antonio Merlo, eletto in Argentina, e rappresentante del Maie, il Movimento italiani all’estero, componente della delegazione del gruppo misto di Montecitorio dopo l’incontro con il presidente Napolitano nell’ambito delle consultazioni. Merlo si è anche scagliato contro quella che chiama ‘la casta della Ue’.

Il presidente Napolitano è ‘molto consapevole’ della situazione e dimostra ‘il consueto rigore costituzionale che in questo momento assume valore assoluto’, ha dichiarato Pino Pisicchio, del gruppo Misto alla Camera ed esponente dell’Api, dopo il colloquio al Colle per le consultazioni.

Silvio Berlusconi rilancia la sua offerta al Partito democratico per un governo di larghe intese che sia in grado di gestire i problemi dell’Italia. ‘Soltanto un governo stabile di concordia nazionale tra Pd e Pdl può realizzare gli interventi necessari nell’interesse del Paese’. Berlusconi ha detto che è questo quanto riferirà domani al Capo dello Stato Giorgio Napolitano che oggi ha avviato le consultazioni per la formazione del nuovo governo.

India: i due marò saranno processati da un tribunale speciale

i due maròI militari italiani detenuti con l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani saranno processati in India da un tribunale speciale.

Lo ha deciso la Corte suprema indiana che ha così risolto il problema sulla giurisdizione da applicare ai militari in servizio di difesa ad una petroliera.

I due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, hanno ucciso per errore dei pescatori indiani scambiandoli per pirati.

La Corte suprema indiana, come spiega una nota di Palazzo Chigi, ha riconosciuto che i fatti avvennero in acque internazionali e che la giurisdizione non era della magistratura locale di Kerala. I due marò potranno dunque lasciare questa regione e recarsi a Nuova Delhi.

‘Il Governo prende atto che la valutazione sulla giurisdizione dovrà essere elaborata da un Tribunale speciale, non ancora costituito. Ed è fiducioso che la magistratura e le istituzioni federali indiane opereranno nel pieno rispetto delle leggi internazionali che riconoscono l’esclusiva giurisdizione dello ‘Stato di Bandiera’ sulle navi operanti in acque internazionali’, si legge nella nota in cui l’esecutivo sottolinea che resta suo primario obiettivo ‘il rientro in Italia dei nostri due militari’.

La Corte, quindi, ha negato la giurisdizione del caso al Tribunale del Kerala e i così i due marò non avranno più alcuna restrizione di movimento in India e saranno liberi di spostarsi in tutto il Paese

‘Cambiare l’Italia, riformare l’Europa agenda per un impegno comune’. Online l’agenda Monti

Mario Monti-Agenda‘Cari cittadini negli ultimi mesi si è molto parlato di ‘Agenda Monti‘. Non sono stato io a introdurre questo riferimento, ma diverse forze politiche e della società civile che hanno così inteso ispirarsi all’azione del governo, come linea di confine fra le politiche da fare – o da non fare – nei prossimi anni.’ Inizia con una lettera ai cittadini il documento – guida per il prossimo governo a firma Mario Monti. Autore dell’Agenda manifesto, quattro capitoli per 25 pagine in tutto dal titolo ‘Cambiare l’Italia, riformare l’Europa’, il senatore Pd Pietro Ichino.

‘Questa agenda – continua Monti nella lettera di presentazione – vuole dare un’indicazione di metodo di governo e di alcuni dei principali temi da affrontare. Non è un programma di lavoro dettagliato e non vuole avere carattere esaustivo. Invito tutti coloro che siano interessati a leggere il documento, a condividerlo e a commentarlo con spirito critico, portando il loro contributo di idee e di proposte.’

‘Mi auguro che le idee contenute nell’agenda possano contribuire ad orientare le forze politiche nel dibattito elettorale dei prossimi mesi e a suscitare energie nuove presenti nella società civile. Sia io che tutti noi riceviamo appelli numerosi e molto diversi di gruppi, organizzazioni, associazioni e singoli che semplicemente dicono che la gente è molto arrabbiata con il mondo della politica, che talora la disgusta, ma vorrebbe potersi avvicinare ad una politica diversa.’

‘A quelle forze che manifestassero un’adesione convinta e credibile, sarei pronto a dare il mio apprezzamento e incoraggiamento e, se richiesto, una guida.

Meno soldi pubblici ai partiti, più trasparenza nella gestione dei fondi. Un ritorno alla carica su legge anticorruzione e falso in bilancio. Nessun passo indietro sulla riforma del lavoroSpesa pubblica sì, ma per la crescita economica e solo dopo aver tagliato gli sprechi. Un fisco più semplice ed equo e lotta all’evasione fiscale, anche se la riduzione delle tasse è sottoposta alle ‘condizioni’ che si verificheranno. E una nuova legge elettorale, subito.  Finalmente il testo integrale dell’Agenda Monti’, il documento che il Presidente del consiglio uscente propone come linea guida della prossima legislatura e come condizione per accettare, ‘su richiesta’, un ritorno a Palazzo Chigi nel caso le urne non restituissero un vincitore netto, soprattutto per quanto riguarda la maggioranza al Senato, dove Monti gode di una scranno a vita.

Meno tasse su imprese e lavoro, più tasse sui grandi patrimoni. L’introduzione di un reddito di sostentamento minimo ‘condizionato alla partecipazione a misure di formazione e di inserimento professionale’. E ancora ‘tolleranza zero per corruzione, evasione fiscale e economia sommersa’.  E’ questa l’agenda Monti, disponibile online da ieri sera ‘Cambiare l’Italia, riformare l’Europa. Un’agenda per un impegno comune’.

Ecco uno stralcio, mentre è consultabile online il testo integrale.

‘Gli italiani hanno accettato sacrifici economici e sociali molto pesanti, mostrando un elevato senso di responsabilità civile e di comprensione della gravità del momento vissuto dal Paese‘, si legge nell’Agenda Monti. Devono essere dunque ‘meno comprensivi verso la cattiva politica e i comportamenti non virtuosi di coloro che hanno responsabilità politiche, a tutti i livelli. Serve riconciliare la politica con i cittadini per far sì che i cittadini si riconcilino con la politica, mettendo in campo regole chiare e rigorose per l’attività di partiti e istituzioni, imponendo standard di totale trasparenza e di integrità’.

Il manifesto del professore definisce ‘inaccettabili’ i ‘recenti episodi di corruzione e malcostume emersi nelle cronache’. Che rendono necessaria ‘una sterzata: la drastica riduzione dei contributi pubblici anche indiretti ai partiti e ai gruppi parlamentari e dei rimborsi elettorali, con l’introduzione di una disciplina di trasparenza dei bilanci con la perfetta tracciabilità dei finanziamenti privati e una soglia massima per gli stessi contributi’. E ancora, ‘chi riveste cariche pubbliche dovrà dichiarare i propri interessi economici e patrimoniali al momento dell’ingresso in carica e alla fine del suo incarico, in modo da verificare eventuali casi di arricchimento indebito. Va previsto il divieto di cumulo tra indennità parlamentare e le retribuzioni da altre attività professionali’.

http://www.agenda-monti.it/

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