Luigi Preiti, l’uomo che ha sparato a Palazzo Chigi: ‘Volevo uccidere i politici’

++ SPARI P.CHIGI: FERITORE NON HA PRECEDENTI PENALI ++Lo sparatore – che secondo gli investigatori, era stato fermato dai militari mentre tentava di raggiungere l’ingresso di Palazzo Chigi,  ha aperto il fuoco con una pistola calibro 7.65 contro i carabinieri per uccidere – è stato subito immobilizzato dagli altri agenti presenti sul posto, dopo aver abbozzato un tentativo di fuga: si chiama Luigi Preiti, 49 anni è originario di Rosarno, in Calabria, ma viveva in Piemonte, in provincia di Alessandria, da molti anni. Secondo fonti investigative non avrebbe precedenti penali gravi. Avrebbe solo un vecchio precedente per falso e sicuramente non è considerato soggetto legato alla criminalità organizzata. L’uomo non è dunque legato alla ‘ndrangheta, secondo quando emerge dalle prime ricerche effettuate dagli investigatori reggini. Fonti investigative qualificate affermano che, dopo la separazione dalla moglie e la perdita del lavoro, l’uomo sarebbe però finito nel giro dei videopoker, come conferma in un’intervista  un’amica di famiglia. L’uomo ha confessato: ‘Volevo uccidere i politici‘.

Il magistrato che l’ha interrogato.
 ‘E’ un uomo pieno di problemi che ha perso il lavoro, aveva perso tutto, era dovuto tornare in famiglia: era disperato. In generale voleva sparare sui politici, ma visto che non li poteva raggiungere ha sparato sui carabinieri’. Così il pm di Roma, Pierfilippo Laviani, dopo aver sentito Luigi Prieti. ‘Ha confessato tutto. Non sembra una persona squilibrata’. Dove ha trovato l’arma? ‘La provenienza è quella delle armi clandestine’, ha spiegato il magistrato.

Il fratello. Notizie sullo stato di depressione e di agitazione dell’uomo parzialmente confermate da Arcangelo Preiti, il fratello dello sparatore. ‘Fino a ieri mattina mio fratello era una persona lucida e  intraprendente… Ora sento queste notizie e mi crolla tutto addosso…’. ‘Lui viveva a Predosa, poco lontano da me. Ha perso il lavoro e si è separato dalla moglie, è padre… Problemi psichici? No, no… Da 49 anni a questa parte no…’, dice Arcangelo Preiti. ‘Dopo aver perso il lavoro è tornato in Calabria a vivere con i miei genitori, non lo vedo e non lo sento da agosto’. L’uomo ha anche un figlio di dieci anni. ‘I miei genitori quando li ho chiamati non sapevano ancora nulla – aggiunge Arcangelo Preiti -, sono rimasti sconvolti anche loro e non sanno come spiegarsi una cosa del genere’. ‘Non c’è affiatamento fra noi, ma siamo sempre fratelli. Ci sentivamo con mia mamma e mia mamma diceva ‘tutto a posto’. Non ho idea se puntasse ai politici, non so cosa rispondere. Non era contrario a nessuna forza politica, non so cosa gli sia successo’.

Luigi Preiti si era separato dalla seconda moglie nel 2011 e da allora aveva lasciato la provincia di Alessandria ed era tornato a vivere con genitori a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria. L’uomo è tornato in Calabria dopo una lontananza dal paese d’origine di circa vent’anni, intervallata solo dalle vacanze estive. Anche a Rosarno, Preiti ha continuato a lavorare nell’edilizia, come manovale. Si procurava lavoretti da operaio, vivendo alla giornata.

La ex moglie. ‘Sono sconvolta, non riesco ancora a credere che lo abbia fatto’: sono le poche parole con cui l’ex moglie Ivana, ha commentato l’azione dell’ex marito. Separati da tempo, la donna non ha più avuto contatti con lui da diversi mesi. L’ultima volta che Luigi Preiti era stato a Predosa e l’aveva incontrata è stato lo scorso anno per la Prima Comunione del figlio, che ha 11 anni.

Il sindaco di Rosarno. ‘So che si era trasferito in Piemonte da una ventina d’anni, qualche volta tornava in Calabria per le vacanze. Quando viveva qui faceva il muratore, non ha mai dato segnali evidenti di di disagio’, dice all’Adnkronos il sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi. ‘Non so a cosa sia dovuto questo gesto ma credo che dovremmo trarre lezione e andare cauti, c’è un disagio sociale fortissimo soprattutto qui da noi’, ha concluso.

Le immagini delle telecamere di sicurezza. Passo normale, sguardo dritto davanti a sé, mani in tasca: così Luigi Preiti è arrivato davanti a palazzo Chigi, dove ha sparato a due carabinieri. La dinamica della sparatoria è stata ripresa da almeno tre telecamere di sicurezza montate all’esterno di palazzo Chigi e di Montecitorio. Chi ha potuto visionare il filmato descrive così le immagini: ‘Preiti si è avvicinato provenendo da piazza Montecitorio. Quando è arrivato vicino alla camionetta dei carabinieri, i militari gli hanno fatto segno di fermarsi, in quanto proprio in quel momento si stava chiudendo la piazza in vista dell’arrivo dei ministri dopo il giuramento al Quirinale‘. A quel punto, raccontano le fonti, ‘l’uomo ha estratto la pistola e ha fatto fuoco contro i due carabinieri’. Dalle immagini si vede Preiti che spara ad altezza uomo e uno dei due carabinieri che finisce a terra. Si vedono anche una bambina che si porta le mani alle orecchie per coprire il rumore degli spari e tre persone che si riparano dietro la garitta all’angolo di palazzo Chigi. Una di queste sarebbe la donna incinta rimasta lievemente ferita. Anche un bambino, di circa tre anni, secondo fonti di polizia si sarebbe contuso il volto, cadendo a terra nella fuga. Le ultime immagini riprendono Preiti in terra, bloccato dagli uomini della sicurezza e altre decine di  poliziotti e carabinieri che invitano la gente a lasciare la piazza. Poi l’arrivo delle ambulanze. Secondo le stesse fonti, e come dimostrano le riprese delle telecamere, Preiti non ha mai varcato le transenne di piazza Colonna, che proprio in quel momento era stata chiusa. Nonostante ciò i sei bossoli rinvenuti sulla scena, sono stati tutti trovati all’interno della piazza, qualche metro oltre le transenne. Una circostanza che gli investigatori ritengono perfettamente compatibile con la dinamica fin qui accertata, visto che i bossoli vengono espulsi dall’arma e visto il trambusto seguito all’accaduto.

Le indagini e le perquisizioni. Preiti era arrivato nella capitale ieri in treno (durante il viaggio era stato anche controllato da una pattuglia della polizia ferroviaria che non aveva riscontrato problemi, essendo lui incensurato) ed ha alloggiato in un hotel del centro. Sembra provenisse dalla Calabria dove si era trasferito dopo la separazione. L’albergo dove ha alloggiato Preiti è stato perquisito. Accertamenti sono stati attivati per capire la provenienza della pistola. Altre perquisizioni sono state eseguite nella casa della ex moglie a Novi Ligure, del fratello, a Pedrosa e dei genitori, a Rosarno. In quest’ultima perquisizione, i carabinieri hanno portato via alcune buste contenente documenti e altro materiale appartenente a Luigi Preiti.

Voleva suicidarsi. Fonti governative hanno confermato che lo sparatore non aveva il porto d’armi. ‘Per favore, allentatemi le manette, non sento il braccio’: cosi, secondo quanto riferito all’ANSA da forze dell’ordine presenti sul posto, Luigi Preiti si è rivolto agli agenti che lo hanno bloccato. ‘E’ apparso freddo e lucido’, riferisce un addetto alla sicurezza che ha partecipato all’arresto. Quando è stato bloccato dai carabinieri è finito in terra sbattendo la testa. All’uomo, che è in stato di arresto, è stato applicato un collare medico. Si è appreso che l’uomo avrebbe voluto suicidarsi subito dopo aver sparato ai carabinieri, ma che non ha potuto farlo avendo esaurito i colpi della pistola.

Paura e tensione. Panico nella piazza tra i presenti dove è immediatamente scattato lo ‘stato di massima allerta‘. Sono accorse decine di auto delle forze dell’ordine mentre a Palazzo Chigi si stava tenendo il giuramento del Governo Letta. La polizia scientifica ha ritrovato a terra almeno sei bossoli.

Su Twitter #sparatoria#preitiluigi preiti#carabinieri#palazzochigi

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Ilva Taranto: iniziata la due giorni di stop indetta dai sindacati, prosegue la protesta degli operai

Iniziata la due giorni di stop indetta da Fim, Cils e Uilm contro il blocco degli impianti disposto ieri dalla magistratura che ha bocciato il piano di risanamento dell’azienda e ribadito la sua chiusura senza possibilità di produzione. Prosegue anche la protesta di gruppi di operai issati sulla torre di smistamento dell’altoforno 5 e sulla passerella del camino E312 dell’area Agglomerato.

Circa un migliaio di lavoratori hanno bloccato la statale Appia, nei pressi della Direzione dello stabilimento, e la 106 Jonica che collega Taranto a Reggio Calabria. Alcuni momenti di accesa discussione e di tensione si sono verificati vicino alla portineria A dello stabilimento dove il ‘Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti’, come preannunciato ieri, ha cercato di convincere gli operai a non occupare le strade e a non aderire a una manifestazione strumentalizzabile dall’azienda.

Anche la Fiom non ha partecipato allo sciopero. ”Siamo riusciti a convincere tantissimi lavoratori – dice Cataldo Ranieri, portavoce del Comitato – fino a 700-800. Altri non hanno aderito e sono rimasti in fabbrica. Il volantino dei sindacati non ha senso. Non c’è nessuna controparte. La nostra controparte è Riva non è la magistratura che sta facendo gli interessi nostri e delle nostre famiglie e ha dato allo Stato e alla famiglia Riva una via d’uscita per mettere a posto gli impianti come si fa in tutti i posti d’Europa. Noi non abbiamo bisogno di perizie e della magistratura – continua – per conoscere i veleni sprigionati all’interno dell’azienda. Siamo disposti a portare questo ‘casino’ pacifico a Roma. Il ministro Clini continua a volerci far scegliere tra vita e lavoro. Ma noi a questa scelta non ci stiamo’, conclude.

Prosegue intanto la clamorosa protesta dei gruppi di operai issati sulla torre di smistamento dell’altoforno 5 e sulla passerella del camino E312 dell’area Agglomerato. I manifestanti si alternano sulla sommità delle due strutture per richiamare l’attenzione sulla vertenza e l’adozione di provvedimenti in difesa del lavoro. Per i lavoratori dell’Afo5 si tratta della seconda notte passata a 60 metri di altezza, mentre gli operai che ieri sono saliti sul camino E312 si sono incatenati e stanno attuando anche lo sciopero della fame e della sete. Un’altra decina di dipendenti sono presenti da ieri sul Pci, un impianto di macinazione del carbon fossile.

Questa mattina ci sono state anche due ore di assemblea degli operai di due aziende edili dell’indotto, la Semat (450 dipendenti) e la Edilsider (40) entrambi del gruppo Trombini, che effettuano lavori di manutenzione e che hanno sede all’interno del siderurgico. Ieri le delegazioni della di Filca Cisl e Fillea Cgil hanno partecipato all’incontro a Confindustria con il presidente dell’Ilva Bruno Ferrante ma essendo esterni la loro situazione è ancora più appesa a un filo e precaria rispetto ai metalmeccanici. Nei giorni scorsi è stato comunicato agli operai che le due aziende potrebbero metterli in ferie forzate e potrebbero ricorrere alla cassa integrazione proprio per la situazione creatasi all’Ilva. La loro mobilitazione va avanti da alcuni giorni.

Restano agli arresti domiciliari Emilio e Nicola Riva, ex presidenti dell’ILVA e Luigi Capogrosso, direttore dello stabilimento siderurgico fino a giugno scorso. Il gip di Taranto Patrizia Todisco ha infatti respinto la richiesta di libertà avanzata dai legali. (fonte Adnkronos)

http://www.ilvataranto.com/

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