Trattativa Stato-mafia: Nicola Mancino era il destinatario finale del ‘papello’

Italiano: Nicola Mancino

Italiano: Nicola Mancino (Photo credit: Wikipedia)

Nicola Mancino era il destinatario finale del ‘papello”, il documento con le richieste di Cosa Nostra allo Stato per fermare le stragi. Lo ha detto l’ex pentito Giovanni Brusca, interrogato dal Gup di Palermo Piergiorgio Morosini nell’udienza preliminare per la trattativa Stato-mafia, in cui è tra gli imputati.

Il ‘papello’, che conteneva le condizioni del boss corleonese Toto’ Riina, sarebbe stato affidato all’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino all’epoca in cui Mancino era ministro dell’Interno.

Nel procedimento, Mancino è imputato solo di falsa testimonianza, e ha sempre negato di aver mai saputo nulla della trattativa.

L’eurodeputato della Dc Salvo Lima fu ucciso dalla mafia per colpire indirettamente il capo della sua corrente, Giulio Andreotti ha sostenuto poi Giovanni Brusca.

‘Con l’omicidio Lima si voleva colpire politicamente Andreotti’, ha affermato Brusca, sentito a Roma nell’aula di Rebibbia. Salvo Lima, leader degli andreottiani in Sicilia occidentale, fu assassinato a Palermo il 12 marzo del 1992, e secondo le tesi della Procura venne eliminato per non aver garantito a Cosa Nostra un esito positivo del primo maxiprocesso.

L’agguato si consumò a poche settimane dalle elezioni politiche del 5 aprile del 1992. E con riferimento a quel voto, Brusca ha aggiunto: ‘Nell’aprile del ’92 non avevamo preferenze politiche e neppure indicazioni. Volevamo solo distruggere la corrente andreottiana’.

Nel processo sulla trattativa sono imputati tra gli altri, oltre a Brusca e Mancino, anche Totò Riina, il senatore Dell’Utri e gli ufficiali dell’Arma Mario Mori, Antonio Subranni e l’ex colonnello Giuseppe De Donno.

 

E’ morto Loris D’Ambrosio: magistrato, era consigliere di Napolitano

E’ morto questo pomeriggio intorno alle 15,30, colpito da un infarto, il magistrato e consigliere giuridico del Presidente della Repubblica, Loris D’ambrosio. Le sue conversazioni con Nicola Mancino sono state intercettate nell’inchiesta sulla trattativa tra Stato e Mafia, contribuendo a sollevare un conflitto istituzionale senza precedenti.

64 anni, Loris D’Ambrosio magistrato e consigliere giuridico del Presidente della Repubblica, è morto a Roma. Secondo quanto affermano alcune fonti parlamentari, sarebbe stato stroncato da un infarto intorno alle 15,30, nella sua abitazione. Lo ha annunciato lo stesso capo dello Stato Giorgio Napolitano. ‘Annuncio con animo sconvolto e con profondo dolore la repentina scomparsa del dott. Loris D’Ambrosio, prezioso collaboratore mio come già del mio predecessore, che ha per lunghi anni prestato alla Presidenza della Repubblica l’apporto impareggiabile della sua alta cultura giuridica, delle sue molteplici esperienze e competenze di magistrato giunto ai livelli più alti della carriera. Egli è stato infaticabile e lealissimo servitore dello Stato democratico’.

Il messaggio del Presidente della Repubblica. ‘Insieme con l’angoscia per la perdita gravissima che la Presidenza della Repubblica e la magistratura italiana subiscono – continua Napolitano – atroce è il mio rammarico per una campagna violenta e irresponsabile di insinuazioni e di escogitazioni ingiuriose cui era stato di recente pubblicamente esposto, senza alcun rispetto per la sua storia e la sua sensibilità di magistrato intemerato, che ha fatto onore all’amministrazione della giustizia del nostro Paese. Mi stringo con infinita pena e grandissimo affetto alla consorte, ai figli, a tutti i famigliari e al mondo della magistratura e del diritto’.

Chi era Loris D’Ambrosio

Magistrato e consigliere del presidente della Repubblica per gli Affari dell’Amministrazione della Giustizia, D’Ambrosio era nato a Isola del Liri nel dicembre 1947. Diventato magistrato di Cassazione dopo essere stato prima prima pretore a Volterra e poi, dal 1979, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Roma, nel maggio 2006, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano lo aveva nominato suo Consigliere per gli Affari dell’Amministrazione della Giustizia e direttore dell’Ufficio che, per il Capo dello Stato, cura tali Affari.

https://cookednews.wordpress.com/2012/07/19/il-ring-del-19-luglio-napolitano-dellutri-e-ingroia-sul-podio-della-strage/

Il ring del 19 luglio: Napolitano, Dell’Utri e Ingroia sul podio della strage

Data importante quella del 19 luglio. Che siano trascorsi 15 o venti anni il ring è sempre lo stesso, cambiano i personaggi. Protagonisti ‘discussi’ di questa giornata commemorativa, la ventesima in venti anni, da quando Paolo Borsellino il magistrato del pool antimafia è stato ucciso dalla mafia, sono il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia e Marcello Dell’Utri, deputato, parlamentare, proprietario di una squadra di calcio, uomo vicino a Berlusconi. Così vicino da suggerirgli per la sua sicurezza e incolumità uno stalliere di fiducia, tale Vittorio Mangano, uomo di cosa nostra a cui il Cavaliere di Arcore si affidò ciecamente.

Cosa succede oggi? Napolitano viene contestato dalle agende rosse, Dell’Utri, che appreso di essere indagato per estorsione nei confronti di Silvio Berlusconi, accusa il procuratore di essere un Khomeini, un persecutore della giustizia e Ingroia, in tutta risposta confessa una sua pazzia latente.

Proprio come quella di Paolo Borsellino. La stessa che ha spinto giudici come lui e Giovanni Falcone a continuare a fare il proprio lavoro.   ‘Io pazzo come Borsellino’ ha detto il procuratore aggiunto e allievo di Borsellino, quando ancora si lavorava alla Procura di Marsala.

‘Oggi un imputato, il senatore Marcello Dell’Utri mi ha definito pazzo e devo dire che a volte mi ci sento. Mi piace essere un po’ pazzo come Paolo Borsellino perché continuo a credere nella possibilità che, nonostante tutto, si possa raggiungere la verità sui grandi misteri del nostro paese’. E ha aggiunto: ‘E’ scandaloso che non si sia mai istituita alcuna commissione che indaghi sulle stragi del ’92 e del ’93 e sulla trattativa Stato-mafia. La politica faccia un passo avanti e nessuno chieda ai magistrati di fare, invece, passi indietro perché noi proseguiremo nella ricerca della verità’.

Dell’Utri politico italiano, attualmente senatore della Repubblica per il Popolo della Libertà. Stretto collaboratore di Silvio Berlusconi sin dagli anni settanta, socio in Publitalia ’80 e dirigente Fininvest, nel 1993 fondò con lui Forza Italia. Bancario a Palermo, dove è anche dirigente sportivo della Bacigalupo e vicino ad ambienti mafiosi, tanto da conoscere Vittorio Mangano e Gaetano Cinà.

Estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. Riguardo la trattativa Stato-mafia, i pm pensano che Dell’Utri, nel corso degli anni, possa aver estorto denaro a Silvio Berlusconi per ottenere il suo silenzio riguardo i presunti rapporti di questo con gli esponenti di Cosa Nostra. Il 18 luglio 2012 viene dunque iscritto nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Palermo per una presunta estorsione ai danni di Silvio Berlusconi.

L’ayatollah Ingroia

Il senatore di Forza Italia si sente perseguitato e così inveisce contro il procuratore antimafia. ‘Ma lo vedete come e’ fatto fisicamente? Con quella barba, si mette un caffettano ed è perfetto. Come Khomeini, un persecutore, sarebbe capace di fare le peggio cose. A me ha provato a fare di tutto, ha rovinato la mia vita e quella della mia famiglia. Il danno che fanno persone come lui è enorme, e passa quasi senza attenzione. E’ il Khomeini della magistratura’. Così il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri.

Il presidente della Repubblica è stato invece contestato durante il corteo delle agende rosse (da quella scomparsa al magistrato pochi minuti dopo le esplosioni di Via D’Amelio e sulla quale si sta tutt’oggi indagando). La contestazione a Napolitano nasce dal conflitto di attribuzione sollevato dal presidente di fronte la Corte Costituzionale dopo che alcune alcune conversazioni con l’ex ministro dell’Interno Mancino sono state acquisite dalla Procura siciliana. Solidarietà dunque ai Pm di Palermo che indagano sulla trattativa  Stato-mafia.

La decisione del Quirinale riguarda la vicenda delle telefonate intercettate tra Loris D’Ambrosio, consigliere dello stesso Napolitano per gli Affari giuridici, e Nicola Mancino, l’ex ministro dell’Interno. Quest’ultimo avrebbe in particolare parlato anche con lo stesso Napolitano. Tema dei colloqui, l’inchiesta della procura siciliana sulla presunta trattativa tra Stato e mafia negli anni ’90. Il Quirinale, secondo quanto scritto dal Fatto quotidiano, avrebbe cercato di coprire lo stesso Mancino.

Le telefonate sarebbero dovute essere distrutte, ma da ciò che riporta il Corriere della Sera, il procuratore del capoluogo siciliano Francesco Messineo non ne avrebbe ancora disposto l’eliminazione.

https://cookednews.wordpress.com/2012/07/18/la-strage-di-via-damelio-e-la-storia-di-paolo-borsellino-il-magistrato-ucciso-dalla-mafia/

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