Roger Waters, a Pink Floyd for Peace

Former Pink Floyd frontman sparks fury by comparing Israelis to Nazis #Cookednews

Da martedì 18 febbraio Anzio, passata alla storia per lo sbarco angloamericano del 1944, avrà tra i suoi cittadini onorari un vero mito del rock: Roger Waters, cantante e bassista dei Pink Floyd. Il musicista inglese è da sempre legato a quei luoghi perché il padre, il militare britannico Eric Fletcher Waters, morì nel corso delle battaglie successive allo sbarco. La città è in fermento e attende con impazienza il rocker, pacifista convinto.

Cittadinanza onoraria Il sottotenente Eric Fletcher Waters perse la vita nel 1944 nelle campagne della città di Anzio, in provincia di Roma, nel cosiddetto ‘Fosso della moletta’, quando il figlio aveva appena pochi mesi. Era il 18 febbraio del 1944: un reduce e uno studioso hanno ricostruito il punto esatto dove vennero sterminati i ‘Royal fuciliers’ britannici, tra i quali Eric Fletcher Waters.

Una mancanza importante L’assenza del padre accompagnerà Roger Waters sempre, suggerendogli testi come ‘When the Tigers Broke Free’, la canzone che attraversa la parte iniziale del film ‘The Wall’ (1982). In ‘The Final Cut’, dodicesimo album dei Pink Floyd, Waters è autore e voce solista di tutti i dodici pezzi ispirati al rifiuto della guerra e tutti dedicati alla figura di suo padre.

A few days ago, writing in personal letters and on his Facebook account, former Pink Floyd front-man and songwriter Roger Waters has accused both singer Neil Young and actress Scarlett Johansson of supporting Israel and neglecting human rights. He considers her recent resignation from Oxfam, an organization that fights poverty and injustice, ‘an about-face’.

‘Just to reiterate my position, I am anti-war, anti-apartheid, anti-racist, pro human rights, pro peace and pro self-determination for all peoples. I am not anti-Israel or anti-semitic‘, Waters says in an open letter from Abraham H. Foxman, ADL National Director, The Anti-Defamation League (ADL).

Roger Waters continues to give his contribution for Palestine Freedom, also to partecipate in ‘Restiamo Umani – The Reading Movie’, an opera from ‘Gaza – Restiamo Umani’, the constant report of Vittorio Arrigoni, an italian peace activist of ISM in Gaza territory before he was killed in April 2011. The attack from Israeli against Gaza during the period from 27 dicember 2008 to 18 genuary 2009, is known as ‘Piombo Fuso’.

L’evento promosso da A.N.P.I. Aprilia:  Roger Waters in memoria del padre: due difensori della pace

#Palestine#CookedNews, #RogerWaters #TheWallLive,#HumanRights,#StayHuman

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‘Pdl fascista’ e i berlusconiani si dissociano: Vendola incendia il 25 aprile

vendola-interna-nuovaPdl fascista‘ e i berlusconiani si dissociano dalla cerimonia del 25 aprile celebrata a Bari. Ad incendiarla, da Milano, il governatore Nichi Vendola con una dichiarazione al vetriolo con la quale ha accostato i berlusconiani ai fascisti. ‘Se avessimo dovuto ispirarci all’esperienza del Cln erano altri gli alleati da cercare, nel Comitato di liberazione nazionale c’erano tutte le forze tranne una: i fascisti’.

Parole ritenute inopportune dal Pdl barese che, pochi minuti dopo, ha deciso di reagire alle ‘dichiarazioni indegne e oltraggiose del presidente Vendola, che ha definito il Pdl come un nuovo fascismo‘. Per questo il vicepresidente della Provincia di Bari, Nuccio Altieri (Pdl), ‘ha deciso di non prendere parte alla cerimonia commemorativa del 25 aprile al Sacrario di Bari, per non sfilare al fianco del delegato del presidente Vendola’.

‘In una giornata tanto importante e significativa per il nostro Paese – ha scritto in una nota Altieri – in cui si celebrano i valori dell’unità nazionale, della libertà e della democrazia, non si può accettare, né tollerare da un alto rappresentante delle istituzioni come il presidente della Regione, Nichi Vendola, un attacco tanto indegno quanto becero ad uno dei maggiori partiti politici italiani. Per questo – conclude – non avrei mai potuto depositare una corona d’alloro al fianco del delegato del presidente Vendola, che ancora una volta non ha perso occasione per fare una brutta figura e rovinare questa importante festa’.

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Governo: Enrico Letta alle consultazioni

Enrico-Letta-770x489Enrico Letta ha avviato a Montecitorio il suo giro di consultazioni da presidente del Consiglio incaricato. Berlusconi, che in questi giorni si trova negli Stati Uniti, dice che ‘fare un governo è più importante che scegliere chi lo guidi: ‘Non ne facciamo un problema di nomi – ha detto il leader del Pdl a Tgcom24 – ma di un esecutivo che affronti e mantenga nel programma gli otto punti che abbiamo proposto. Sono molto preoccupato, la situazione certamente non è facile, ma sono un ottimista per natura’.

Grillo: con questo governo il 25 aprile è morto  

‘Nella nomina a presidente del Consiglio di un membro del Bildeberg il 25 aprile è morto, nella grassa risata del piduista Berlusconi in Parlamento il 25 aprile è morto, nella distruzione dei nastri delle conversazioni tra Mancino e Napolitano il 25 aprile è morto, nella dittatura dei partiti il 25 aprile è morto, nell’informazione corrotta il 25 aprile è morto, nel tradimento della Costituzione il 25 aprile è morto, nell’inciucio tra il pdl e il pdmenoelle il 25 aprile è morto’, scrive Grillo sul blog. E prosegue: ‘Nella rielezione di Napolitano e il passaggio di fatto a una Repubblica presidenziale il 25 aprile è morto, nell’abbraccio tra Bersani e Alfano il 25 aprile è morto, nella mancata elezione di Rodotà il 25 aprile è morto, nella resurrezione di Amato, il tesoriere di Bottino Craxi, il 25 aprile è morto, nei disoccupati, nelle fabbriche che chiudono, nei tagli alla Scuola e alla Sanità il 25 aprile è morto, nei riti ruffiani e falsi che oggi si celebrano in suo nome il 25 aprile è morto, nel grande saccheggio impunito del Monte dei Paschi di Siena il 25 aprile è morto, nel debito pubblico colossale dovuto agli sprechi e ai privilegi dei politici il 25 aprile è morto, nei piduisti che infestano il Parlamento e la nazione il 25 aprile è morto, nelle ingerenze straniere il 25 aprile è morto, nella perdita della nostra sovranità monetaria, politica, territoriale il 25 aprile è morto’.

Da Scelta Civica sostegno a Letta  

Scelta Civica ha dato ‘piena disponibilità al presidente del Consiglio incaricato per far nascere il governo, abbiamo valutato con lui le grandi e serie difficoltà che ci sono’. Lo dice Andrea Olivero, portavoce di Scelta Civica dopo le consultazioni con Enrico Letta. Olivero ha aggiunto che Letta costruirà la sua squadra di governo ‘attorno ad un programma serio che non faccia sconti a nessuno, a partire dal programma dei `saggi´ e per affrontare le singole specifiche questioni. La compagine di governo sarà costruita per rendere efficace e possibile l’attuazione di quel programma siamo convinti che quello sia il metodo giusto’.

Vendola: no alle larghe intese  

‘Abbiamo fatto presente a Letta che per noi le larghe intese sono la risposta sbagliata alla domanda di cambiamento’. Lo dice Nichi Vendola al termine delle consultazioni alla Camera con il presidente del Consiglio incaricato. ‘Ma qualunque governo dovesse nascere – ha aggiunto il leader Sel – ha il dovere nel giro di poche ore di dare una risposta certa a chi attende una notizia buona: il rifinanziamento della Cig e conclusione dell’emergenza esodati‘.

Nencini (Psi): un esecutivo con eccellenze tecniche 

‘L’orientamento, che condivido, è quello di fare un Governo che si fondi su un’architrave politica in cui ci siano delle eccellenze tecniche, quindi invertendo la rotta di più recenti esperienze’. Lo ha detto Riccardo Nencini (Psi), al termine del colloquio con il presidente del Consiglio incaricato, Enrico Letta nell’ambito delle consultazioni per la formazione del Governo.

Fratelli d’Italia dice ‘no’ a Letta 

Fratelli d’Italia sarà all’opposizione del governo Letta e ribadisce il suo `no´ alle larghe intese, ma è disponibile a collaborare su alcuni temi, dalla riforma della legge elettorale ai provvedimenti che riguardano il lavoro.

Lo dice Guido Crosetto che ha incontrato assieme a Giorgia Meloni e Ignazio La Russa, il presidente del Consiglio incaricato, Enrico Letta. ‘Abbiamo il dubbio che il governo Letta possa essere una riedizione del governo Monti e questo ci pone nella condizione a non essere favorevoli alla fiducia – ha detto Crosetto – ma siamo disposti a una collaborazione e diamo la nostra disponibilità su tutti i temi che affrontano i problemi del paese, a cominciare dal lavoro’. Per Crosetto inoltre, si può fare ‘una modifica della legge elettorale in tempi brevi’. ‘Vogliamo inaugurare un modo nuovo di fare opposizione – ha concluso – non vorremmo trovarci nella stesa situazione in cui ci trovammo con i governi Berlusconi e Prodi, in cui il presidente del Consiglio era un presidente di una sola parte. Chiunque sarà il presidente del Consiglio, si può fare opposizione con dignità sapendo che chi rappresenta le istituzioni’.

Renzi: adesso la politica non diserti  

‘Ora arriva il momento nel quale gli auspici devono diventare realtà. Chi ha il coraggio delle proprie azioni deve arrivare in fondo, non deve disertare’. Lo ha detto il sindaco di Firenze Matteo Renzi durante le celebrazioni del 25 aprile a Firenze parlando dell’incarico affidato a Enrico Letta.

La difficile strada per formare il governo 
Per lui, quello da varare resta ‘un governo di servizio al Paese’ come già detto subito dopo aver incontrato Giorgio Napolitano. L’esponente del Pd potrebbe sciogliere la riserva con cui ha accettato l’incarico mercoledì, quando dovrebbe salire al Colle per incontrare il Presidente della Repubblica con la lista dei ministri. Il dibattito alle Camere sulla fiducia potrebbe iniziare perciò lunedì, dopo il giuramento dei ministri. Anche se Napolitano ha tenuto a precisare ieri che il tentativo messo in campo ‘non ha alternative’, la strada che porta alla formazione dell’esecutivo appare in salita. Il Pdl chiede un governo di forte caratura politica che sia composto da propri esponenti politici di primo piano come Angelino Alfano (sarà vicepremier?), Renato Schifani, Maurizio Lupi, Renato Brunetta, Mara Carfagna, Fabrizio Cicchitto. Il centrodestra chiede inoltre un programma che inglobi la restituzione e l’abolizione dell’Imu oltre alla riforma della giustizia. Ieri si e’ parlato di Schifani agli Interni e di Mariastella Gelmini all’Istruzione (incarico già ricoperto in passato). Letta, che ha ascoltato per telefono l’opinione di Silvio Berlusconi dagli Stati Uniti (gli avrebbe chiesto di andare avanti con convinzione), non intende formare un esecutivo con oltre 18 ministri. Di tutt’altro tenore la posizione del Pd che vorrebbe invece non schierare nel governo esponenti di punta preferendo la soluzione di ministri da scegliere tra i 10 saggi nominati dal Capo dello Stato lo scorso 30 marzo per elaborare appunti programmatici sui temi economici e delle riforme istituzionali. Da parte del Pd si cerca anche di impedire che i ministri che hanno fatto parte dell’ultimo governo Berlusconi possano rientrare nell’esecutivo guidato da Letta.

Tra gli esponenti piddini, sarebbero in pole position il renziano Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia, per il dicastero dei Rapporti con le Regioni e Sergio Chiamparino, ex sindaco di Torino, per quello dello Sviluppo. Mario Mauro, Scelta Civica, potrebbe essere nominato vicepremier. Alcune indiscrezioni fanno balenare l’ipotesi che alla Farnesina possa tornare Massimo D’Alema. Luciano Violante, che ha fatto parte dei 10 saggi scelti dal Capo dello Stato, potrebbe diventare Guardasigilli, alle Riforme potrebbe andare il pidiellino Gaetano Quagliariello (anche lui era tra i saggi). Nella squadra di governo potrebbero entrare altri due saggi: Giovanni Pitruzzella ed Enrico Giovannini. Per l’identikit del ministro dell’Economia si continua a fare il nome di Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia. Nel Pd persiste un’area di dissenso rispetto all’accordo di governo con il Pdl che ha capovolto in pochi giorni – dopo il fallimento delle candidature di Franco Marini e Romano Prodi per il Quirinale – la prospettiva del ‘governo di cambiamento‘ su cui aveva lavorato l’ex segretario Pier Luigi Bersani. Difficile dire in quanti potrebbero non dare la fiducia al governo rischiando di essere messi fuori dal Pd. Intanto il presidente incaricato ha avuto un colloquio telefonico con Matteo Renzi che gli ha confermato l’impegno a non creare difficoltà al tentativo in corso e di voler attendere lealmente il congresso straordinario del Pd che si terrà entro l’estate.

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(fonte laStampa)

 

Matteo Renzi alla presidenza del Consiglio: la proposta del ‘turco’ Orfini. Giornata di consultazioni lampo

Matteo Orfini‘Domani (oggi ndr) in direzione proporrò Matteo Renzi alla presidenza del Consiglio’. Lo ha reso noto Matteo Orfini parlando a ‘Piazzapulita‘ de la7.

‘Mi piacerebbe-prosegue il ‘giovane turco’ del Pd – sapere se Renzi, che rivendica il suo coraggio e la sua voglia di dare un contributo, se la sente di accettare una ipotesi del genere. Penso che la sua sarebbe una candidatura in grado di sfidare tutti sul terreno del governo. Come è noto gli elettori del M5s apprezzano molto quello che dice Renzi, così come fanno quelli del Pdl‘.

‘Per la presidenza del Consiglio si può pensare o ad una personalità terza di garanzia e di grande profilo istituzionale oppure si può pensare ad un leader politico. E Matteo Renzi rientra senz’altro in questo ruolo’. Lo ha detto il deputato del Pd, Andrea Orlando, rispondendo alla domanda se la delegazione dei Democratici potrebbe proporre a Napolitano il nome di Matteo Renzi per il governo.

Il Pd, privo del vertice dopo le dimissioni del leader Pier Luigi Bersani e di tutta la segreteria, scosso dalle drammatiche divisioni sull’elezione del capo dello Stato, riunisce oggi la direzione per decidere chi dovrà guidare il partito durante le trattative per il nuovo governo e come arrivare al congresso in autunno che eleggerà il nuovo segretario.

La riunione della direzione è stata anticipata  alle 16, mentre tra i parlamentari del centrosinistra si discute di una possibile scissione del Pd tra un’ala più radicale e una più moderata. Napolitano intanto stringe i tempi sulla formazione del nuovo governo. Oggi unica giornata di consultazioni per il presidente della Repubblica. Alle 18,30 chiude la delegazione del Pd.

Nulla trapela sugli intendimenti di Napolitano. restano in campo i nomi di Amato ed Enrico Letta, anche se in mattinata si è fatta strada l’ipotesi di un incarico a Matteo Renzi. Il Pdl avrebbe già dato il via libera al sindaco di Firenze, mentre la Lega ribadisce il no ad Amato. La decisione spetta al Capo dello Stato, ma sarà importante anche la direzione del Pd prevista nel pomeriggio.

I democrat non faranno nomi per la presidenza del Consiglio: almeno è questo l’orientamento. E se il capo dello Stato darà l’incarico a Matteo Renzi? Dopo una giornata in cui si sono rincorse voci in questo senso, Matteo Orfini ieri sera a Piazzapulita ha calato l’annuncio: il Pd dovrebbe indicare Renzi per la premiership. Ma il sindaco di Firenze ha dato o no la sua disponibilità a un’operazione del genere? Un deputato renziano, spiega: ‘Se Napolitano fa il suo nome, Matteo non potrà tirarsi indietro. Ne abbiamo parlato alcuni giorni fa. Io gli ho consigliato di pensarci bene perché andare a palazzo Chigi così, sarebbe rischioso. Il rischio di bruciarsi sarebbe enorme’. E il sindaco ha convenuto? ‘Sì, ha ben presente tutte le controindicazioni. Compreso il fatto che il Pd non sarebbe unito sul suo nome. Ma se verrà chiamato, non dirà di no…’. Insomma, la disponibilità del sindaco di Firenze c’è.

C’è da dire che nel giro di consultazioni lampo che il presidente Napolitano ha avviato questa mattina, il nome di Renzi è ricorrente. La Lega, Fratelli D’Italia, Pino Pisicchio a nome del misto: tutti hanno dato il via libera al sindaco di Firenze dopo i colloqui al Colle. Un ok vero o un tentativo di bruciare la ‘promessa’ del Pd? Un big democratico spiega: ‘La cosa di Matteo è vera, verissima. Lui non si tirerebbe indietro. Ma bisogna vedere che decide Napolitano…’. Intanto ancora prima della Direzione del Pd e di salire al Quirinale, il capogruppo alla Camera Roberto Speranza osserva: ‘Il nome di Renzi incontra senz’altro il favore del Pd perché è una personalità di primissimo piano e trova un’assoluta sintonia con la dirigenza del partito’. ‘Però -aggiunge Speranza- non è corretto che noi, prima di andare alle consultazioni iniziamo a ragionare di nomi. La competenza è tutta del Presidente della Repubblica, in un passaggio difficile. Fare una discussione sui nomi senza interloquire in alcun modo con il Capo dello Stato non mi sembra il modo migliore di ragionare’. Comunque, conclude, ‘non è certo dal Pd che arriverà alcun ostracismo o alcun veto’ su Renzi a palazzo Chigi.

I primi a salire al Quirinale sono stati i ‘piccoli’. La scelta del futuro premier da parte del presidente della Repubblica ‘si esprimerà nel giro davvero di pochissime ore’, ha assicurato il presidente del gruppo parlamentare misto della Camera, Pino Pisicchio, esponente del Centro Democratico, al termine del colloquio con il presidente Napolitano. Sel apre a Renzi, ma chiude al governissimo. ‘Matteo è sicuramente una novità’, ma non tale da far cambiare idea a Sel sulla indisponibilità a votare la fiducia ad un governo che abbia al suo interno il ‘blocco berlusconiano’, ha detto Nichi Vendola, al termine del colloquio al Quirinale con il capo dello Stato. ‘Siamo in grado di leggere gli elementi di novità’, ha spiegato il leader Sel rispondendo ad una domanda dei giornalisti sull’ipotesi di un incarico al sindaco di Firenze, ‘nessuna è così spiazzante da farci cambiare giudizio sulla nostra indisponibilità a votare la fiducia ad un governo che abbia al suo interno chi ha portato il Paese in questa situazione, cioè il centrodestra’.

Sul sindaco di Firenze, a sentire Flavio Tosi, la Lega darebbe disco verde. E il Pdl non lo esclude: ‘Un incarico a Renzi per la formazione del nuovo governo – dice Sandro Bondi – sarebbe in linea con una domanda di cambiamento che sale dal Paese’. Fratelli d’Italia ribadiscono il loro no ad un governo di larghe intese anche se si dicono disposti a valutare ‘con attenzione’ l’eventualità di un ‘vero governo di cambiamento’. In questo senso ‘certamente Renzi è uno di quelli che risponde a questa tipologia’, afferma La Russa. In via dell’Umiltà resta la preoccupazione per le spaccature profonde del Pd e la schizofrenia dei grillini. Dopo il lungo vertice a cena di ieri sera, anche Silvio Berlusconi ha riunito a palazzo Grazioli lo stato maggiore del Pdl per fare il punto. Al vaglio del Cavaliere le varie opzioni in campo, a partire da un possibile incarico a Giuliano Amato – ben visto da Berlusconi ma le cui chance nelle ultime ore sarebbero in calo sia per i veti incrociati del Pd che per il niet della Lega – fino all’ipotesi di un esecutivo guidato da un esponente del Pd, come Enrico Letta. Già ieri sera, viene spiegato, l’ex premier e i maggiorenti di via dell’Umiltà hanno analizzato anche l’ipotesi che, dietro proposta del Pd, il Colle possa affidare l’incarico a Matteo Renzi. Nome che non riscontrerebbe i favori condivisi del partito. Il Cavaliere, viene riferito, non avrebbe chiuso la porta a priori, invitando però i suoi alla cautela.

Il nome del sindaco di Firenze, per una parte dei vertici pidiellini, potrebbe invece essere quello giusto per sbloccare la situazione di impasse. Non solo. Per alcuni big di via dell’Umiltà con Renzi a palazzo Chigi e un governo di larghe intese, le chance del giovane ‘rottamatore’ di sfidare alle urne Berlusconi sarebbero ridotte di molto. Non verrebbe più visto come la novità assoluta, come il rinnovamento che invoca da tempo, è la riflessione. Ma c’è anche chi, nel Pdl, vede questa ipotesi come fumo negli occhi: non è accettabile che appoggiamo un governo guidato da quello che sarà il futuro ‘competitor’ del Cavaliere. L’unica condizione su cui Berlusconi non è disposto a trattare è la natura del governo: deve essere politico e forte, con una durata temporale non limitata e con un programma che si basi fortemente sugli otto punti del Pdl. Ma, al di là dei nomi, nel partito – come avviene ormai da settimane sin dal giorno dopo del risultato elettorale – si confrontano due linee: quella più ‘radicale’ dei falchi, più propensi a tornare subito alle urne per sfruttare i sondaggi positivi a favore del partito, e quella ‘trattativista’ delle colombe, che invece spingono affinché il Pdl sia azionista di maggioranza di un governo di larghe intese. Berlusconi, per ora, mantiene il punto: lavoriamo per far nascere un governo, ma l’opzione voto resta tra le possibili soluzioni qualora il Pd non riesca a superare le sue difficoltà e ponga veti considerati ‘inaccettabili’ dal Pdl.

La linea è quella di rimettersi nelle mani del Presidente della Repubblica, ma anche di farsi trovare pronti, nel caso in cui Giorgio Napolitano chieda a Scelta Civica di dare il proprio contributo al governo che verrà. Per questo lo stato maggiore del partito ha rinviato a dopo il proprio turno di consultazioni, previsto oggi alle 17, la riunione sul prossimo esecutivo. Nessuna preclusione sul nome di Matteo Renzi, dato in crescita nel `borsino´ dei possibili premier: Mario Monti non ha mai fatto mistero delle sue simpatie per il sindaco di Firenze, Lorenzo Dellai fa sapere che nessun veto arriverà da Scelta Civica mentre Andrea Romano lo considera ‘una risorsa per l’Italia’ a patto che non diventi ‘una carta’ per regolare conti interni al Pd. Intanto, però, tra i parlamentari cominciano a farsi i primi nomi per alcuni ministeri. E se a Mario Monti la Farnesina ‘calzerebbe come un abito su misura’, definizione utilizzata da un senatore, al ministero dell’Istruzione si ritiene che potrebbe fare bene Ilaria Borletti Buitoni.

I Cinque stelle sono convocati nel pomeriggio, alle 17,30, e potrebbero assumere una decisione mai vista nella storia della Repubblica, del tutto contraria al rispetto minimo delle istituzioni: non presentarsi dal Capo dello Stato. Alle 14 i M5S si riuniranno in assemblea per decidere la linea da tenere in vista delle consultazioni. Il Movimento già nella riunione di ieri ha considerato varie ipotesi, tra queste anche quella di disertare l’appuntamento non andando affatto al Quirinale. In Rete Paolo Becchi, considerato l’ideologo del M5S, invita i parlamentari stellati a tenere la barra dritta e non andare: ‘è tutta una farsa non ha senso andare alle consultazioni – scrive in un tweet – per consultare cosa poi se hanno già deciso!’. ‘Parliamo con Rodotà e lasciamo Napolitano al suo inciucio storico – aggiunge poco dopo in un altro ‘cinguettio’ – È il M5S la nuova Resistenza’. Intanto Grillo parla col tabloid tedesco Bild affermando che ‘l’Italia in autunno andrà in bancarotta’. ‘Berlusconi è finito. Le Pmi vanno in bancarotta. Fra settembre e ottobre allo Stato finiranno i soldi, e sarà difficile pagare pensioni e stipendi’. Per Grillo ‘non è il Movimento 5 Stelle a sabotare i partiti, sono loro a sabotare se stessi’. E in Italia ‘si vive una frattura storica, poiché i vecchi partiti stanno per sparire’. In un tweet Grillo commenta anche: ‘M5S primo assoluto‘. Il riferimento, nel link, è ai dati di Emg diffusi dal Tg de La7 che danno il M5S al 29,1% in crescita del 5,2%.

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Colle, quinta fumata nera: si al Napolitano-bis

giorgio_napolitano‘Sono disponibile, non posso sottrarmi alla responsabilità’. Con queste parole Giorgio Napolitano ha reso nota la propria decisione di accettare la ricandidatura a presidente della Repubblica. La richiesta era partita in mattinata dal Pd, ed è stata accolta con entusiasmo da Pdl, Lega e Scelta Civica, che si sono uniti attorno al nome del capo dello Stato, mettendo da parte – nel caso dei montiani – il sostegno ad Anna Maria Cancellieri. Il sì di Napolitano arriva poco dopo il quinto scrutinio.

Quinta fumata nera per l’elezione del presidente della Repubblica. E dopo Amato, Marini, Prodi, spunta il nome di Giorgio Napolitano. Il Pd lavora a una riconferma del presidente – già interpellato da Berlusconi – e una delegazione dei Democratici salita al Quirinale ha chiesto ufficialmente la sua disponibilità ad essere rieletto, finora negata con chiarezza dallo stesso capo dello Stato. Napolitano si prende qualche ora di tempo per decidere. Intanto il Colle manda una nota: da Pd, Pdl, Lega e Scelta civica è stata espressa ‘la convinzione che – nella grave situazione venutasi a determinare – sia altamente necessario e urgente che il Parlamento possa dar luogo a una manifestazione di unità e coesione nazionale attraverso la rielezione del Presidente Napolitano’. In ambienti parlamentari di diversi partiti si manifesta ottimismo, secondo quanto si apprende, sul sì dell’attuale capo dello Stato al possibile bis. La sesta votazione comincerà alle 15.

Intanto il Colle manda una nota: da Pd, Pdl, Lega e Scelta Civica è stata espressa ‘la convinzione che – nella grave situazione venutasi a determinare – sia altamente necessario e urgente che il Parlamento possa dar luogo a una manifestazione di unità e coesione nazionale attraverso la rielezione del presidente Napolitano’. In ambienti parlamentari di diversi partiti si manifesta ottimismo, secondo quanto si apprende, sul sì dell’attuale capo dello Stato al possibile bis.

In mattinata al Quirinale si sono susseguiti senza sosta i colloqui con i leader politici: Napolitano ha incontrato separatamente Bersani, Berlusconi, Monti e un gruppo di presidenti di Regione e grandi elettori, di diversi schieramenti politici (tra loro anche i leghisti Maroni, Cota e Zaia). ‘La situazione si deve sbloccare, entro oggi dobbiamo eleggere il presidente della Repubblica’ dice il governatore siciliano Rosario Crocetta. L’ipotesi del Napolitano-bis piace anche a Pdl, Scelta Civica e Lega. ‘È l’unico candidato in grado di unire il Pd che ha bruciato in questi giorni vari altri candidati, quindi noi saremmo contenti di votarlo’ spiega Andrea Romano di Scelta Civica. Il partito di Monti aveva finora sostenuto come unica candidatura quella di Anna Maria Cancellieri, presentata dall’ex premier come ‘possibile candidata istituzionale di tutte le forze politiche’.

Intanto dalla quinta votazione per l’elezione del presidente della Repubblica, aperta poco dopo le 10 e terminata alle 12.30 alla Camera, è uscita una nuova fumata nera. Pd, Scelta Civica e Lega hanno votato scheda bianca, il Pdl non ha partecipato allo scrutinio. I parlamentari di Sel hanno votato Rodotà, così come i 5 Stelle, compatti sin dalla prima votazione sul nome del proprio candidato. ‘Se il Pd non convergerà su Rodotà andrà incontro a un suicidio perfetto’ prevede Nichi Vendola, che dice no a una rielezione di Napolitano: ‘Non mi pare esista questa ipotesi perché è stata esclusa con nettezza dallo stesso presidente, ci aspettiamo la conferma del suo diniego a entrare in questo teatrino squallido’.

PDL – Nel Pdl, dopo una nuova notte di trattative e contatti soprattutto con i montiani, Berlusconi ha suggerito ai suoi di restare fuori dall’Aula al quinto scrutinio. Oltre alla Cancellieri (una carta che molti considerano solo un modo per prendere tempo), tra le ipotesi è rispuntato Giuliano Amato, mentre sarebbero in ribasso le quotazioni di Massimo D’Alema. Per ora, quindi, avrebbe spiegato Berlusconi ai suoi, la linea non cambia: senza un candidato idoneo per un governo condiviso, non parteciperemo alla votazione. Il nome di Napolitano potrebbe sbloccare la situazione. Ma c’è anche chi, come Maurizio Lupi vicepresidente della Camera, ritira fuori il nome di Marini, che aveva preso 521 voti (contro i 395 di Prodi): ‘Lo ripresentino e noi lo rivotiamo’ ha detto al Mattino.

LEGA – L’ipotesi del Napolitano-bis piace anche alla Lega, che dice invece no alla Cancellieri. Luca Zaia, presidente del Veneto, spiega: ‘Si deve valutare l’ipotesi di un candidato condiviso e perché no anche Napolitano. Siamo alla quinta votazione e lo spettacolo che stiamo dando ai cittadini è indegno’. Contrari invece i 5 Stelle, fermi sul nome di Rodotà: ‘Sarebbe dare continuità al nulla: l’Italia ha bisogno di un cambio di passo’ spiega Sebastiano Barbanti.

PD – Tra i parlamentari del Pd la sensazione di disagio e l’amarezza sono palesi e Matteo Renzi definisce ‘inevitabili e sagge’ le dimissioni di Pier Luigi Bersani e al tempo stesso plaude all’ipotesi del Napolitano-bis: ‘Se accettasse sarebbe un fatto molto positivo’. ‘La vera questione è ora decidere se si sceglie un presidente espressione del centrosinistra ma largamente condiviso o se si preferisce inseguire il Movimento 5 stelle’ è il duro commento del leader dell’area popolare-democratica del Pd, Beppe Fioroni, rivolto a chi nel Pd ha votato Rodotà. E Renzi su Facebook: ‘Spero che i grandi elettori facciano il loro dovere, con trasparenza e senza i disgustosi giochini di venerdì’.

Il si di Napolitano. Dal sito ufficiale del Quirinale la Dichiarazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano:

‘Nella consapevolezza delle ragioni che mi sono state rappresentate, e nel rispetto delle personalità finora sottopostesi al voto per l’elezione del nuovo Capo dello Stato, ritengo di dover offrire la disponibilità che mi è stata richiesta. Naturalmente, nei colloqui di questa mattina, non si è discusso di argomenti estranei al tema dell’elezione del Presidente della Repubblica. Mi muove in questo momento il sentimento di non potermi sottrarre a un’assunzione di responsabilità verso la nazione, confidando che vi corrisponda una analoga collettiva assunzione di responsabilità’.

Colle: intesa su Marini, no di Renzi. Si vota da giovedì mattina

Franco Marini

Franco Marini (Photo credit: Wikipedia)

Sarebbe Franco Marini, 80 anni, ex segretario generale Cisl ed ex presidente del Senato, il nome sul quale sarebbe stata raggiunta l’intesa ‘ampiamente condivisa’ con il Pdl di cui ha parlato Pier Luigi Bersani. È quanto sostengono fonti parlamentari del Pd. Nella rosa di nomi proposta oggi da Bersani al Pdl c’era anche Sergio Mattarella, ma poi l’intesa si sarebbe trovata su Marini. Beppe Grillo intanto cerca di spaccare il Pd e propone Stefano Rodotà.

‘Mi pare che la ricerca di una soluzione ampiamente condivisa sia a buon punto. Credo ci siano le condizioni per avanzare una proposta ai gruppi parlamentari che si riuniranno questa sera’, ha detto in serata in una nota il leader del Pd.

No dei ‘renziani’ a Marini. ‘Se sarà data indicazione di votare per Franco Marini, dovremmo essere leali e seguire la disciplina di partito, anche se è un nome che non ci convince’, dice un parlamentare renziano del Pd. I parlamentari renziani si sono riuniti a Roma in serata per decidere la posizione da tenere e con la quale confrontarsi nella riunione con il segretario. I renziani, ovviamente, sono in contatto telefonico con il sindaco di Firenze, che è invece a Milano dove, stasera sarà ospite della trasmissione tv Le invasioni barbariche.

‘L’accordo che sembra chiuso su Marini al Quirinale è una scelta gravissima’, afferma l’europarlamentare Debora Serracchiani. Secondo Serracchiani ‘questa sarebbe la vittoria della conservazione in un momento in cui avremmo bisogno di dimostrare coraggio, magari scegliendo una donna. A quanto pare, ci sono alcuni dirigenti che non resistono alla tentazione di consegnare il Paese a Berlusconi‘.

E’ il profilo che unisce il Pd, il Pdl con Berlusconi che si è spinto a definirlo ‘un buon nome’ e anche Scelta Civica, che per bocca di Andrea Olivero ha evidenziato come sarebbe ‘il segno di un’apertura della politica’. Ma la candidatura del popolare Marini trova comunque diversi scontenti. Il no più fragoroso è quello di Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze lo aveva già bocciato in una lettera inviato a un quotidiano qualche giorno fa. E lo ha ribadito alle Invasioni Barbariche dove ha definito la sua eventuale elezione ‘un dispetto al Paese’.

Nel pomeriggio era circolata l’ipotesi che il segretario del Pd avesse presentato in un colloquio telefonico a Silvio Berlusconi la rosa dei candidati alla presidenza della Repubblica. Dell‘elenco di personalità prese in considerazione per il Quirinale ne avrebbero fatto parte Giuliano Amato, Massimo D’Alema e Franco Marini. Ma la dirigenza del Partito democratico aveva smentito questa rosa. Questo non ha impedito comunque una furiosa reazione di Nichi Vendola. ‘Se le intese, gli accordi e i dialoghi’ che sono in corso in queste ore sul futuro Presidente della Repubblica costituiscono ‘la prova d’orchestra di un governissimo allora esprimiamo la nostra radicale contrarietà’, ha spiegato.

Sel va, quindi, verso il Movimento 5 Stelle: ‘Non è una questione di nomi, tutti meritano rispetto, ma la discussione riguarda il merito e ha delle ragioni politiche di fondo: se lavoriamo nella direzione dell’inciucio non stiamo facendo l’interesse del Paese, mentre invece bisogna guardare con attenzione alle proposte di M5S’. E riguardo alla candidatura, da parte del M5S, di Stefano Rodotà, Vendola incalza Bersani: ‘Invitiamo il Pd a riflettere su questo, per un voto con i due-terzi o si guarda a destra o a sinistra. Guardare a destra è un suicidio, guardare a sinistra un’opportunità’.

Eppure il comico Beppe Grillo – nonostante la volontà di far eleggere Rodotà – si mostra scettico su questa possibilità e scommette su Giuliano Amato: ‘Secondo me faranno presidente Amato’, ha detto il guru M5S conversando con i militanti a Maniago, in Friuli Venezia Giulia. ‘Noi insisteremo su Rodotà. Anche Gino Strada era entusiasta di Rodotà’, ha comunque ribadito.

Si vota da giovedì mattina. Le votazioni del Parlamento in seduta comune per l’elezione del presidente della Repubblica inizieranno giovedì mattina. I ‘grandi elettori‘ chiamati ad eleggere, secondo la Costituzione, il nuovo Presidente sono, in questa occasione, 1007, così suddivisi: 630 deputati, 319 senatori (di cui quattro ‘a vita’), 58 delegati regionali.

La Commissione ha poi deliberato che verranno tenuti due scrutini al giorno, uno alle 10 e uno intorno alle 15-15.30, anche nel fine settimana. Ogni votazione (compreso lo spoglio) durerà circa quattro o cinque ore.

Nei primi tre scrutini è necessaria una maggioranza qualificata, pari ai due terzi dell’assemblea (672 voti), mentre a partire dal quarto scrutinio in poi basterà ottenere la maggioranza assoluta dei voti (504).

Vendola a ‘In 1/2 ora’: ‘Prodi un nome autorevole, intollerabile la sua esclusione’

vendola-trasm_inmezzora-lapresse-258‘Io non vorrei mettere in imbarazzo Prodi che non ha bisogno di avvocati difensori perché è un nome autorevole’ anche a livello internazionale. Lo ha detto il leader di Sel, Nichi Vendola alla trasmissione di Lucia Annunziata, ‘In 1/2 ora’ su Rai3, parlando dei candidabili al Quirinale. ‘Indicare un candidato può significare bruciarlo’, soprattutto da parte di un partito piccolo, ma ‘trovo intollerabile che si possa pensare l’esclusione di Romano Prodi‘, ha aggiunto. Ieri, dal palco di Bari, Silvio Berlusconi aveva innalzato un muro sul cammino di Romano Prodi verso il Quirinale, eventualità da lui sempre fortemente osteggiata. È trapelato dalle sue parole il timore che ci possa essere ‘un inganno’ sull’elezione al Colle, allettandolo con nomi di facciata per poi lasciarlo fuori dalla corsa.

Specie in questo momento dove torna il rischio di ‘una guerra nucleare’, per Vendola serve una figura in grado di ‘far tornare in campo la vocazione pacifista del nostro Paese sancita dall’articolo 11 della Costituzione’. Altra caratteristica del nuovo inquilino del Colle – ha proseguito Vendola – deve essere quella di ‘ridare dignità al tema del lavoro togliendolo dalla condizione di vassallaggio nel quale è precipitato in questi anni’.

‘In generale e in astratto – ha detto Vendola – va bene ricercare il massimo punto di convergenza tra le forze politiche nell’elezione del Presidente della Repubblica, ma se qualcuno pensa che quelle del Quirinale siano prove per il trasformismo di chi vuole annegare ogni differenza tra destra e sinistra, si sbaglia’. Ecco, dunque, i paletti del leader di Sel alla ricerca di un’intesa con il centrodestra sul nome del candidato al Colle.

Per l’elezione del nuovo capo dello Stato si può seguire il ‘metodo Boldrini‘, quello con cui si è arrivati all’elezione della presidente della Camera e del presidente del Senato, ha suggerito Vendola. ‘Invece di esorcizzare il terremoto’, dopo le elezioni ‘io ho detto a Bersani: rompiamo il tabù’. Nel M5s c’è ‘un deposito di energie fresche indispensabili per dare una prospettiva al Paese. Nel governissimo, nell’inciucio c’è la puzza della vecchia politica’ e allora ‘credo che dobbiamo incamminarci su quella strada’. Appena ci si è incamminati ‘abbiamo immaginato che i presidenti della Camera e del Senato’ dovessero essere due personalità capaci ‘di dare speranza a un Paese stremato’.

Berlusconi pensa che la cultura media dell’italiano medio sia assolutamente scadente, che si forma con la tv commerciale e che la comunicazione politica deve essere una pancera elastica che aderisce al basso ventre. La politica per me è educazione, il mondo non è semplice, bisogna imparare la complessità per dominarla.’ In questo modo Vendola ha replicato a Silvio Berlusconi che ieri, durante il suo comizio a Bari, ha ironizzato sul linguaggio e sul modo incomprensibile di esprimersi utilizzato, a suo dire, dal presidente della Puglia.

(fonte il Sole24ore)

Consultazioni, Boldrini e Grasso al Quirinale: ‘Bisogna dare un governo al Paese, si percorreranno tutte le strade’

Bersani a Bologna

Bersani a Bologna (Photo credit: framino)

‘Col presidente siamo concordi nella determinazione della necessità assoluta di dare un governo al Paese‘. Lo ha detto il presidente del Senato Piero Grasso, al termine del colloquio con il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, che ha aperto in mattinata le consultazioni al Quirinale. “Quindi si percorreranno tutte le strade – ha aggiunto – per raggiungere questo obiettivo’.

Nessuna conferma, intanto, alle voci che indicano proprio in Grasso la carta vincente di Pier Luigi Bersani per guadagnare il voto di fiducia al governo da parte dei senatori M5S.

Bersani crede in Palazzo ChigiPier Luigi Bersani, tuttavia, sembra orientato a chiedere un incarico pieno al Quirinale, nonostante alcune voci circolate nelle ultime ore a proposito di un possibile bis del ‘metodo Grasso’, voci che nelle ultime ore hanno riportato in auge anche Emma Bonino quale possibile premier incaricato. Lo staff del segretario nega con forza l’ipotesi che il leader Pd vada al Quirinale a proporre un nome diverso dal proprio e, a questo punto, sembra probabile che già giovedì in serata Bersani possa ricevere l’incarico dal presidente della Repubblica.

Incarico, però, non vuol dire nomina, come ripete il costituzionalista ed ex senatore Pd Stefano Ceccanti, la vulgata di Montecitorio assicura che il Colle non intende fare salti nel buio e chiederà a Bersani di presentare numeri certi prima della nomina vera e propria a presidente del Consiglio. Numeri che apparentemente al momento non si vedono, poiché M5S continua a dire no e Lega e Pdl si muovono in coppia. Per questo, qualcuno nel Pd comincia sul serio a pensare di poter applicare il ‘metodo Grasso’, ovvero proporre per la premiership un nome non di partito, in modo da cercare di attrarre i grillini come accaduto per il presidente del Senato.

Bersani, in realtà, è determinato a provarci. Il segretario si farà forte dei numeri alla Camera e metterà sul tavolo i suoi ‘otto punti’ di ‘cambiamento’, oltre a una squadra di governo scelta ‘con quel metodo’, ovvero quello dei presidenti delle Camere, come ha già detto. Si tratta di vedere se tutto questo basterà: M5S dice che ‘Bersani non lo votiamo nemmeno se dovesse camminare sui ceci’ per ora dal centrodestra non arrivano segnali incoraggianti.

Il leader Pd è certamente disposto a scegliere un nome per il Quirinale che sia gradito anche al Pdl e alla Lega, magari Giuliano Amato o lo stesso Pietro Grasso, ma di sicuro non voterà un esponente di centrodestra. Per questo c’è chi sta pensando a cosa fare se i famosi numeri non dovessero esserci: la linea del segretario, finora, è stata netta, l’obiettivo è andare comunque in Aula a verificare se la fiducia c’è o no. Una mossa che permetterebbe a Bersani di tornare a elezioni anticipate da premier, sia pure senza fiducia.

Questo scenario, però, incontra la contrarietà di Napolitano che, secondo quanto sostengono diverse fonti parlamentari, vuole che Bersani gli porti garanzie sui voti, prima di nominarlo ufficialmente e mandarlo in Aula a chiedere la fiducia. Una situazione che rischia di produrre un braccio di ferro tra il Quirinale e il leader Pd, a meno che non venga preso in considerazione un ‘piano B’.

E’ lo schema a cui pensano non solo tutti gli ex Margherita del Pd e anche Walter Veltroni, ma persino frange bersaniane o comunque della sinistra del partito. Lo stesso Nichi Vendola, secondo alcune voci di Sel, starebbe suggerendo a Bersani di prendere in considerazione il ‘metodo Grasso’, se si dovesse constatare che i numeri non ci sono, perché l’idea di tornare al voto non piacerebbe nemmeno al governatore della Puglia. E Pippo Civati fa un nome che molti tengono in caldo per il Quirinale, forti del sì anche di Monti: Emma Bonino. Ma per Palazzo Chigi.

Al via le consultazioni da parte del Capo dello Stato Giorgio Napolitano dunque, con due giorni di colloqui serrati per dare un governo al Paese. Tre le ipotesi: incarico esplorativo affidato a un’alta carica dello Stato, preincarico o incarico pieno a Pier Luigi Bersani. Dopo i primi colloqui della giornata con il presidente del Senato Pietro Grasso (che ha parlato di ‘necessità assoluta di dare un Governo al Paese’), e della presidente della Camera Laura Boldrini (‘c’è bisogno di un Governo il prima possibile‘) e con i gruppi parlamentari misti di Senato e Camera, chiudono l’agenda degli incontri previsti per la mattinata le rappresentanze della Südtiroler Volkspartei e della minoranza linguistica della Valle d’Aosta.

Nel pomeriggio a cominciare dalle 16,30, sarà la volta del gruppo parlamentare del Senato Per le autonomie-Psi, di quello della Camera Sinistra ecologia libertà e, alle 18, dei gruppi parlamentari di Scelta Civica per l’Italia. Domani si replica: Napolitano incontrerà la delegazione di M5s con Grillo, Pdl e Lega Nord, il presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Chiuderà la due giorni di consultazioni la delegazione del Pd, con Bersani che chiederà l’incarico.

‘Abbiamo ribadito la nostra non disponibilità a dare la fiducia a un governo che mette insieme tutto e il contrario di tutto’, ha detto Guido Crosetto, di Fratelli d’Italia, uscendo dal Quirinale dopo le consultazioni con il presidente Napolitano. Per Crosetto, ‘serve un governo con un programma chiaro e non come il governo Monti. Nessun inciucio, quindi, ma abbiamo comunque la disponibilità a portare in Parlamento le cose che abbiamo portato avanti in campagna elettorale: fra le altre, pagamento dei debiti pa, riforma costituzionale alla francese, limite alla tassazione in costituzione’.

C’é la ‘necessità di fare un governo e siamo molto preoccupati dell’immagine dell’italia all’estero. C’è un partito che vuole fare il controllore degli altri senza prendersi responsabilità’, ha dichiarato Riccardo Antonio Merlo, eletto in Argentina, e rappresentante del Maie, il Movimento italiani all’estero, componente della delegazione del gruppo misto di Montecitorio dopo l’incontro con il presidente Napolitano nell’ambito delle consultazioni. Merlo si è anche scagliato contro quella che chiama ‘la casta della Ue’.

Il presidente Napolitano è ‘molto consapevole’ della situazione e dimostra ‘il consueto rigore costituzionale che in questo momento assume valore assoluto’, ha dichiarato Pino Pisicchio, del gruppo Misto alla Camera ed esponente dell’Api, dopo il colloquio al Colle per le consultazioni.

Silvio Berlusconi rilancia la sua offerta al Partito democratico per un governo di larghe intese che sia in grado di gestire i problemi dell’Italia. ‘Soltanto un governo stabile di concordia nazionale tra Pd e Pdl può realizzare gli interventi necessari nell’interesse del Paese’. Berlusconi ha detto che è questo quanto riferirà domani al Capo dello Stato Giorgio Napolitano che oggi ha avviato le consultazioni per la formazione del nuovo governo.

Sel apre ai grillini dissidenti, ma è soltanto uno scherzo radiofonico

Francesco-Campanella-M5SCommedia degli equivoci tra due senatori del Movimento cinque stelle e il leader di Sinistra Ecologia e Libertà Nichi Vendola. ‘Ci ha offerto di passare nelle file di Sel in caso fossimo espulsi da Grillo’ dopo aver votato ed ammesso di averlo fatto, Pietro Grasso presidente del Senato, hanno raccontato prima Francesco Campanella e poi Mario Michele Giarrusso. Tutto falso, è la replica irata del governatore della Puglia che pretende delle scuse e in caso contrario minaccia querele. In realtà grillini e Sel sono stati vittima di uno scherzo della ‘Zanzara’, programma di Radio 24 che varie volte ha messo a segno prese in giro di politici. A chiamare era un imitatore che, spacciandosi per Vendola, dichiarava che le porte di Sel erano aperte ai grillini dissidenti.

Il botta e risposta M5S-Sel è andato avanti per un po’: tutto infatti è iniziato lunedì sera quando il senatore Campanella ha raccontato su Facebook di essere stato contattato da Vendola e di essere ‘profondamente offeso’ per le offerte ricevute, aggiungendo un secco: ‘Io non sono in vendita’. Non passa molto che arriva la risposta del governatore della Puglia, che definisce farneticazioni le parole del senatore invitandolo ad ‘appurare’ quanto accaduto e a chiedergli scusa. Altrimenti, dice Vendola, porterà il senatore grillino in Tribunale.

Ma ad equivoco si aggiunge equivoco e così questa mattina non solo un altro senatore (Giarrusso) dichiara di aver ricevuto le stesse offerte da Sel ma lo stesso Campanella, pensando di poter così chiudere la vicenda, spiega di aver ricevuto una telefonata di chiarimento da parte di Vendola . ‘Siamo ben oltre il ridicolo – fa sapere però poco dopo l’ufficio stampa di SelVendola non ha mai parlato con il senatore Campanella. È ora che qualcuno chieda scusa e concluda questa sceneggiata grottesca’. Richiesta che sarà esaudita nel pomeriggio dal programma autore dello scherzo.

‘Di fronte alla impenetrabilità dei parlamentari Cinque Stelle, abbiamo pensato che fosse necessario inventarsi qualcosa. E ieri abbiamo pensato a questo scherzo’, racconta Giuseppe Cruciani, conduttore de ‘La Zanzara‘. ‘La telefonata di ieri non l’abbiamo mandata in onda, perché c’era poco – spiega – . Noi volevamo qualcuno che cedesse alle lusinghe. Se Campanella non si fosse esposto su Facebook, probabilmente non avremmo mandato in onda la telefonata neanche oggi. Certo, ci è cascato. Quando il finto Vendola gli chiede di mantenere la telefonata riservata, lui, in nome della trasparenza, dice che questa cosa gli crea un po’ di problemi’. Per Cruciani l’unico errore di Campanella ‘è stato quello di non fare verifiche. Qui c’è l’ingenuità’. Il conduttore spiega che non ha invece contattato l’altro senatore dei Cinque Stelle, Michele Giarrusso, che ha denunciato un’altra telefonata di Vendola, anche questa smentita dal leader di Sel. E su Twitter è nato l’hashtag #mihachiamatovendola.

Napoli, in fiamme la Città della Scienza: la procura ipotizza il dolo e ordina il sequestro

INCENDIO A 'CITTA' DELLA SCIENZA' A NAPOLILa Procura di Napoli ha avviato un’indagine per chiarire le cause del terribile incendio che nella notte ha quasi interamente distrutto Città della Scienza. C’è un fascicolo, per ora aperto contro ignoti. E c’è un’ipotesi, quella che il rogo possa essere stato doloso, che attende di essere verificata all’esito delle indagini.

Tutto distrutto il museo, rimangono solo i muri perimetrali. Parliamo del museo della scienza di Bagnoli, noto nel mondo, che era stato realizzato nell’area ex Italsider negli anni 90, su iniziativa di Vittorio Silvestrini, e per volontà di Antonio Bassolino, sul modello de La Villette di Parigi. Ora con la struttura, che venne realizzata su progetto dell’architetto napoletano, Massimo Pica Ciamarra, si perde un pezzo importante della città.

Il progetto iniziale di Città della Scienza, uno dei fiori all’occhiello di Napoli e visitato ogni anno da circa 350mila persone, è stato avanzato agli inizi degli anni novanta. Nel 2001 l’inaugurazione del museo interattivo vero e proprio. Il polo scientifico era stato realizzato nel quartiere Bagnoli. La Città della Scienza era in gran parte in ex capannoni industriali del novecento restaurati e tornati in vita dando l’input al progetto di recupero dell’area.

Questa mattina il pubblico ministero ha fatto un sopralluogo con i vigili del fuoco e la polizia. L’intera area interessata dall’incendio è stata posta sotto sequestro e sono iniziati i rilievi da parte degli esperti della Scientifica. Si tratta di una superficie di 12 mila metri quadrati. Cinque dei sei padiglioni del complesso museale sono stati aggrediti dalle fiamme. I vigili del fuoco hanno lavorato per tutta la notte per domare l’incendio. Scampato alle fiamme unicamente il Teatro delle nuvole e il centro congressi realizzato nel lato opposto della strada. Inestimabili i danni e a serio rischio il lavoro dei 160 dipendenti e di oltre un centinaio di addetti nell’indotto.++ CITTA' SCIENZA: NON SI ESCLUDE PISTA DOLOSA ++

‘La politica ha da commentare una vicenda di straordinaria gravità. La Città della Scienza è stato un simbolo del riscatto del Sud e della città di Napoli. Questo incendio ha prodotto una ferita così terribile al patrimonio culturale da meritare una risposta immediata dello Stato, altrimenti diventa il simbolo di un’Italia che si incenerisce’ – ha detto ai microfoni di Tgcom24 Nichi Vendola, a margine della direzione nazionale di Sel. ‘Bisogna ricostruire e occuparsi dei dipendenti di quel gioiello del riscatto della città di Napoli – ha aggiunto – è una grande questione nazionale. Oggi la politica guardi a Napoli e dica di voler ricostruire subito la Città della Scienza’.

Si fa strada l’ipotesi – non ancora supportata da fonti ufficiali – che l’incendio sia stato provocato e che volesse essere un gesto simbolico contro la città e contro quel che di buono essa ha. La prova dell’attenzione a livello internazionale per la struttura della Fondazione Idis è nei numerosi messaggi di solidarietà che provengono da tutto il mondo e stanno inondando i social network.
Da Città della Scienza parte un messaggio chiaro: ‘Continueremo a svolgere le nostre numerose attività nelle sedi a monte di via Coroglio che non hanno subito danni, e che sono pari a circa un terzo della struttura’.
Mentre il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris twitta: ‘Ore drammatiche per Napoli, questa notte sono stato tra città della scienza distrutta e gli sfollati della Riviera di Chiaia. Un momento in cui c’è bisogno di grande impegno e solidarietà’.

Intanto già si pensa ad un grande concerto da organizzare nel vicino arenile per raccogliere fondi da destinare alla ricostruzione della struttura.

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