Doppia mastectomia per Angelina Jolie: ‘avevo l’87% di probabilità di sviluppare un cancro al seno’

Angelina-Jolie-sexy-sheer-biting-lipLa celebre attrice Angelina Jolie ha rivelato di essersi sottoposta a una duplice mastectomia preventiva per ridurre il rischio di cancro. Lo ha raccontato al ‘New York Times’, spiegando di aver scelto la procedura perché ha un gene che aumenta il rischio di cancro al seno e alle ovaie. ‘I medici ritenevano che avessi l’87% di probabilità di sviluppare un cancro al seno’, ha raccontato. ‘Ho scelto di essere proattiva e di minimizzare al massimo i rischi. E ho deciso di ricorrere a una duplice mastectomia’.

Nell’articolo sul ‘New York Times‘, la Jolie racconta come con i suoi sei figli, tre adottati e tre biologici, parli spesso ‘della mamma di mamma’ e della ‘malattia che ce l’ha portata via’. ‘I mie figli mi chiedevano se la stessa cosa potesse accadere a me’, confessa l’attrice e regista. Ed è soprattutto per rassicurare i suoi bambini che la Jolie ha deciso di sottoporsi a un intervento di ‘mastectomia preventiva‘. Un lungo processo, miracolosamente tenuto segreto ai media, cominciato lo scorso febbraio e finito il 27 aprile. ‘Quando ti risvegli dall’operazione, con i tubi di drenaggio infilati nel seno, ti sembra di stare sul set di un film di fantascienza’, racconta la star spiegando che ha deciso di raccontare la sua storia per dire ‘ad altre donne che la decisione di una doppia mastectomia non è stata facile. Ma è una decisione di cui sono molto contenta. Il rischio di cancro al seno è sceso dall’87% a meno del 5%’. La Jolie si dice anche ‘fortunata’ di avere un compagno come Brad Pitt ‘che è così amorevole e mi sostiene’. ‘La vita è piena di sfide’, conclude l’attrice nel suo articolo, ‘le sfide che non ci devono spaventare sono quelle su cui possiamo intervenire e di cui possiamo assumere il controllo’.

Su Twitter: Angelina Jolie,  angelina jolie tetasangelina jolie braveangelina jolie mastectomy

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Papa Francesco e l’ombra della dittatura argentina

Jorge Mario BergoglioUn’ombra nel passato di papa Francesco: quella della dittatura militare argentina. E’ questo il dubbio che affiora su diversi quotidiani internazionali all’indomani dell’elezione di Jorge Mario Bergoglio al soglio di Pietro.

E dal New York Times alla Bbc Mundo, fino al foglio argentino Pagina 12, sono in tanti a ricordare le accuse di connivenza con il regime di Jorge Videla che negli anni hanno coinvolto il gesuita, trovando tuttavia sempre la netta smentita di quest’ultimo. Duro con i governi Kirchner, accusati di una politica economica non attenta alle diseguaglianze sociali, Bergoglio ‘fu meno energico’ durante la dittatura degli anni ’70, scrive il NEW YORK TIMES, ricordando come il pontefice sia stato ”accusato di essere a conoscenza degli abusi della Sporca Guerra e di non aver fatto abbastanza per fermarli mentre 30mila persone sparivano, venivano torturate o uccise dalla dittatura’. In Gran Bretagna, THE TIMES lancia il proprio dubbio in prima e titola: ‘L’amico dei poveri che era anche a suo agio con i dittatori’, mentre anche in Germania gli anni di Videla, durante i quali Bergoglio fu Superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina, riaffiorano sulle pagine dei quotidiani.

Lo SPIEGEL parla di ‘macchia scura’ nel suo passato, mentre la SUDDEUTSCHE ZEITUNG osserva come ‘il suo ruolo nella storia argentina e le sue dichiarazioni sui matrimoni omosessuali lo rendano una figura controversa’. La BBC MUNDO va invece più a fondo e in un articolo dal titolo ‘Jorge Bergoglio e l’ombra del governo militare’ cita il caso dei sacerdoti Orlando Yorio e Francisco Jalics, sequestrati nel maggio del 1976 e detenuti per 5 mesi nella Escuela Mecanica de la Armada (Esma), il centro clandestino da cui partivano i voli della morte. Secondo alcune testimonianze raccolte dal giornalista d’inchiesta Horacio Verbitsky – scrive la Bbc – Bergoglio aveva ‘tolto la protezione ai due sacerdoti che operavano nelle baraccopoli’ di Buenos Aires, allontanandoli dai gesuiti ed esponendoli alla scure militare. Bergoglio nel ‘2010 fu chiamato a testimoniare sul caso assicurando di aver chiesto ai vertici del regime il rilascio’ dei due prelati, sottolinea la Bbc, secondo la quale tuttavia papa Francesco è stato sentito dagli inquirenti anche ‘nel caso di Elena de La Cuadra, figlia di una delle cofondatrici delle Abuelas de Plaza de Mayo, sparita quando era incinta’.

E il Papa, aggiunge l’emittente, è stato infine citato anche in una causa penale aperta in Francia per il sequestro e l’omicidio del sacerdote Gabriel Longueville, nel 1976. In Argentina il quotidiano LA NACION ripercorre la vicenda, sottolineando come ‘nessuna causa sia pendente’ o sia mai stata aperta contro Bergoglio. Ma PAGINA 12, in un editoriale firmato proprio da Verbitsky, esordisce riportando una mail giunta all’autore da Gabriela Yorio, sorella di Orlando (morto nel 2000), subito dopo l’elezione del nuovo pontefice. ‘Non posso crederlo, sono così angustiata e con tanta rabbia che non so che posso fare. Vedo Orlando sul comodino di casa e sono anni che diceva ‘vuole essere Papa’. E’ la persona indicata per tappare la corruzione. E’ l’esperto nel tappare’, scrive il foglio argentino riportando le parole di Gabriela.

(fonte Ansa)

Twitter sotto attacco hacker: reimpostate 250 mila password

tweetDopo il New York Times e il Washington Post un’altra vittima illustre sarebbe caduta sotto i colpi di hacker cinesi: Twitter. Ne ha dato notizia il social network con un post sul suo blog in cui si spiega come nell’ultima settimana siano state osservate una serie di attività ‘inusuali’  e come sia stato arrestato un attacco in corso.

Secondo il team di sicurezza di Twitter gli hacker (o sarebbe meglio dire cracker) sarebbero riusciti a compromettere ‘soltanto’ 250.000 account in tutto il mondo, entrando in possesso di informazioni limitate riguardo agli utenti: username, email, password criptate (dunque difficili da decifrare).

 A tutti gli utenti colpiti dall’attacco, Twitter ha reimpostato la password e inviato una mail, con mittente ‘@postmaster.twitter.com’ in cui si richiede la scelta di una nuova parola chiave. L’oggetto del messaggio è il seguente: ‘Twitter ha reimpostato la password del tuo account”.  L’email inviata da Twitter prosegue così: “Twitter pensa che il tuo account sia stato compromesso da un sito internet o un servizio non associato a Twitter. Abbiamo reimpostato la tua password per evitare altri tentativi di accesso al tuo account da parte di questi servizi. Dovrai creare una nuova password per il tuo account Twitter. Puoi farlo cliccando su questo link’.

A divulgare la notizia un portavoce del social network, Jim Prosser, il quale ha avvertito che, sebbene almeno uno degli attacchi sia stato bloccato proprio mentre era in corso, i pirati informatici potrebbero comunque essere riusciti ad avere accesso a identità, password, indirizzi e-mail e altri dati relativi agli utenti, 250.000 dei quali come minimo sono pertanto a rischio. A titolo di ‘misura precauzionale’, le password interessate sono state così criptate o direttamente annullate, e messaggi di avvertimento sono in corso di notifica ai diversi interessati. ‘Gli assalitori erano estremamente sofisticati’, ha sottolineato il direttore della sicurezza della società titolare, Bob Lord. ‘Non è stata opera di dilettanti né riteniamo si sia trattato di un incidente isolato’, ha aggiunto. ‘Crediamo anzi che altre compagnie e organizzazioni siano state attaccate in tempi recenti con modalità analoghe’.

Ma l’allarme resta alto anche per i recenti cyber-attacchi contro il New York Times e il Wall Street Journal. Ma a differenza dei due organi di informazione, Twitter non ha fornito alcun dettaglio sull’origine o la metodologia degli attacchi. ‘Questo attacco – è stato spiegato – non è stato il lavoro di dilettanti, e non riteniamo sia un incidente isolato. Gli aggressori sono estremamente sofisticati’. A Twitter non si danno per vinti dunque e spiegano che stavano già lavorando in collaborazione con le autorità Usa proprio per rintracciare gli aggressori.

Non è la prima volta comunque in cui Twitter, che il mese scorso annunciò di aver raggiunto un numero globale di non meno di 200 milioni di utenti attivi dei propri servizi, finisce nel mirino degli hacker: nel 2010 dovette infatti acconsentire con il governo degli Stati Uniti a sottoporsi per dieci anni a sistematiche revisioni dei suoi sistemi di tutela della privacy, proprio per non aver saputo salvaguardare le informazioni personali degli iscritti.

Hacker cinesi attaccano la redazione del New York Times

English: Wen Jiabao at WEF Annual Meeting in D...

English: Wen Jiabao at WEF Annual Meeting in Davos 2009 (Photo credit: Wikipedia)

Un gruppo di hacker, che le autorità americane sospettano essere legati al governo cinese, ha ripetutamente attaccato il New York Times negli ultimi quattro mesi, violandone il sistema informatico e rubando numerose password. Questi attacchi, ha riferito lo stesso quotidiano, hanno avuto inizio nel periodo immediatamente successivo al 25 ottobre, giorno in cui il giornale ha pubblicato un articolo sulle indagini riguardanti il primo ministro Wen Jiabao e la fortuna fatta da alcuni suoi parenti.

Il New York Times ha fatto sapere di essere riuscito a sventare la minaccia e di avere richiesto l’aiuto di esperti informatici per evitare nuovi, futuri, attacchi.

‘Gli hacker cinesi hanno utilizzato dei metodi che i nostri consulenti hanno associato a quelli utilizzati dai militari cinesi, in passato, per penetrare nella rete del Times’, ha riferito il quotidiano citando delle prove raccolte dagli esperti della sicurezza informatica contattati.

Nel settembre 2012, a pochi giorni dall’apertura del XVIII Congresso del PCC, un’inchiesta pubblicata sul New York Times a firma di David Barboza, accusa Wen di aver accumulato un patrimonio immenso e di aver favorito familismi e clientele a spese dello stato negli anni ai vertici del partito e del paese.

Newtown teatro della strage, cordoglio da tutto il mondo

Newtown - strage Ha sentito gli spari e le urla, ma invece di ripararsi, ha avuto la prontezza di accendere il megafono per dare l’allarme prima di uscire nel corridoio e cadere sotto i colpi del killer. Dawn Hochsprung, 47 anni, preside della scuola, è una delle vittime del massacro. In base a quanto scrive il Wall Street Journal, che riporta la testimonianza di una terapista della scuola, la preside era seduta insieme a lei e ad altri membri del personale per una riunione. Poco prima, secondo il New York Times, Hochsprung aveva aperto la porta d’ingresso ad Adam Lanza, perché lo aveva riconosciuto.

Il giovane, infatti, era figlio di Nancy Lanza, una delle insegnanti della stessa scuola. ‘La preside e la psicologa si sono subito alzate per andare a chiedere aiuto, non ci hanno pensato due volte a uscire dalla stanza, senza temere quello che si sarebbero trovate di fronte’, racconta la terapista. Secondo un’altra insegnante, Carrie Usher, è stata proprio la preside ad accendere il megafono per diffondere le urla e i pianti all’interno della scuola e avvertire gli altri per farli mettere al riparo, probabilmente salvando loro la vita.

Centinaia di persone hanno preso parte venerdì sera alla veglia in memoria delle 27 vittime, tra cui 20 bambini, del massacro avvenuto alla Sandy Hook Elementary School di Newtown, nel Connecticut. Alla veglia, nella chiesa cattolica di Saint Rose of Lima, sono state accese 27 candele sull’altare, una per ciascuna vittima. La chiesa era gremita e le persone rimaste fuori si sono unite in cerchio, alcune recitando preghiere, altre cantando ‘Silent night’.

Benedetto XVI invoca la consolazione della preghiera per sostenere la comunità ‘con la forza dello spirito che trionfa sulla violenza’ e ‘con il potere del perdono, della speranza e dell’amore che riconcilia’. Dolore, vicinanza e preghiera per le famiglie delle vittime della tragedia sono i sentimenti espressi dal Papa in un messaggio, a firma del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, in cui si parla di ‘tragedia insensata’ ed ‘evento scioccante’ che ha toccato molte famiglie.

Messaggi sono arrivati, tra gli altri, dal presidente russo Vladimir Putin e dal presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso, dal premier giapponese Yoshihiko Noda e dalla cancelliera tedesca Angela Merkel.  ‘Gli americani sono un grande popolo, sapranno reagire” scrive in un tweet il ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi esprimendo ‘orrore per la strage di bimbi innocenti’ e rivolgendo i suoi ‘pensieri e cordoglio alle famiglie’.

Parole di cordoglio indirizzate ai familiari delle vittime anche dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ramin Mehmanparast che condanna ‘l’uccisione di gente indifesa e il terrorismo in tutte le sue forme’, precisando che ‘i bambini e gli adolescenti uccisi negli scontri a Gaza, negli Usa, in Afghanistan o Pakistan, in Iraq o in Siria, non sono diversi gli uni dagli altri da un punto di vista umanitario’ e per questo motivo ‘ognuno dovrebbe adoperarsi per riportare pace, sicurezza e tranquillità in tutto il mondo’.

Anche la National Football League chiede alle squadre di osservare un momento di silenzio prima delle partite in programma nel weekend. Visibilmente provati dalla tragedia anche i protagonisti del campionato Nba. La stella degli Oklahoma Thunder, Kevin Durant, scende in campo ieri con la scritta ‘Newtown Ct’ sulle scarpe. ‘Vorrei fare di più – dice – Le parole non possono descrivere quello che è successo’. Come lui esprimono la propria partecipazione al dolore delle famiglie e del paese moltissimi sportivi, dal fuoriclasse dei Boston Celtics Kevin Garnett all’allenatore dei Golden State Warriors Mark Jackson, a LeBron James, star dei Miami Heat.

Chi era Adam Lanza

adam lanza_1355544503070_340585_ver1.0_320_240Una strage tra le più gravi della storia degli Stati Uniti. Un bilancio di ventisei morti, di cui venti bambini. E’ questo il drammatico bilancio della sparatoria avvenuta ieri mattina in una scuola elementare di Newtown, in Connecticut, la seconda per atrocità e vittime dopo la tragedia di Virginia Tech nel 2007.

L’autore della strage è Adam Lanza, 20 anni, originario del New Jersey, che secondo il New York Times si sarebbe suicidato dopo avere aperto il fuoco sugli studenti. I media avevano dapprima accusato il fratello di Adam Lanza, il ventiquattrenne Ryan, ma i riflettori sono stati poi spostati su Adam. Al momento della strage indossava un giubbotto antiproiettile e aveva con sé due pistole calibro 9. Gli agenti hanno poi rinvenuto un fucile d’assalto in una vettura parcheggiata nei pressi dell’edificio.

Secondo quanto emerso nel corso delle prime indagini, il presunto colpevole sarebbe il figlio di una delle insegnanti della scuola, rimasta uccisa insieme a molti dei suoi studenti.

Secondo il New York Times, che riporta le testimonianze dei suoi ex compagni di scuola, Lanza si presentava in classe portando con sé una 24 ore nera e si sedeva sempre vicino alla porta, pronto a uscire. Quando veniva interrogato appariva nervoso e irrequieto e rispondeva a monosillabi, come se parlare gli costasse fatica. Pallido, alto e magro, secondo la descrizione dei suoi ex compagni al liceo di Newton, Adam Lanza, senza precedenti penali, non aveva un profilo su Facebook, al contrario del fratello Ryan che, per alcune ore, era stato erroneamente indicato come il responsabile della strage. Adam invece non compare neanche nella foto del libro-ricordo della classe del 2010. Nella pagina bianca si legge ‘timido con la macchina fotografica’. Altri ex compagni che si sono diplomati quell’anno sostengono che non aveva nemmeno finito la scuola.

Altri ancora raccontano che era affetto anche dalla sindrome di Asperger, un disturbo imparentato con l’autismo. E uno degli ex compagni di classe ricorda che sul volto di Adam non comparivano emozioni. Il suo disagio evidente provocava risolini da parte degli altri studenti che non sapevano della sua patologia.

Sempre stando alle testimonianze di chi l’aveva conosciuto, Lanza aveva avuto un’adolescenza turbolenta. Nel 2006, il fratello maggiore Ryan, 24 anni, si era diplomato e si era iscritto alla Quinnipiac University, nel Connecticut, lasciandolo da solo con i genitori, Peter e Nancy Lanza, il cui matrimonio era in crisi. Nel 2008, infatti, i due avevano divorziato dopo 17 anni di matrimonio. Il padre, responsabile finanze della General Electric, si era trasferito a Stamford e nel gennaio del 2011 si era sposato con una bibliotecaria dell’Università del Connecticut. La madre era rimasta invece nella casa di Newtown, a cinque miglia dalla scuola elementare dove insegnava. Adam abitava nella stessa casa. Dopo l’eccidio, i poliziotti hanno setacciato l’abitazione, bloccando le strade e facendo evacuare la zona. Per ore si è pensato che l’autore della strage fosse Ryan Lanza in quanto un suo documento era stato ritrovato sul corpo di Adam. Ma un vicino di casa di Ryan, a Hoboken, nel New Jersey, ha poi confermato di aver avuto uno scambio di messaggi con il giovane nel quale lui stesso diceva di aver appreso della morte della madre. ‘È stato mio fratello’, ha scritto al vicino di casa.

Secondo i racconti di parenti e conoscenti, l’autore della strage era una persona chiusa ma tranquilla, che non aveva dato segni di instabilità. La zia, Marsha Lanza di Crystal Lake in Illinois, ha raccontato che i genitori del ragazzo non avrebbero esitato a fornirgli sostegno adeguato, se questi avesse dato segnali di averne bisogno. ‘Nancy non era una donna che negava la realtà’, ha detto la zia, aggiungendo che il padre aveva incontrato a giugno Adam, senza notare segni di allarme.

Il ragazzo era anche stato citato tra gli studenti meritevoli del liceo frequentato a Newtown. Un giovane che lo conosceva, Joshua Milas, lo ha descritto come una persona intelligente e apparentemente felice.

Mitt Romney e Barack Obama al primo confronto: chi ha vinto

Dicono che abbia vinto Romney, Mitt Romney, il candidato alle prossime presidenziali degli Stati Uniti d’America del 6 novembre. Che sia uscito vittorioso dal primo grande confronto con il nemico, l’attuale presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

Eppure c’è qualcosa di vero e non vero in quello che è stato detto.

‘Vediamo la vittoria’. Lo scrive Mitt Romney ( fonte Ansa) nella sua prima mail mandata ai suoi fan, all’indomani del dibattito tv che secondo l’opinione pressoché unanime ha rilanciato con grande vigore le sue speranze presidenziali. ‘Ad appena 33 giorni dal voto – scrive il candidato repubblicano – il tuo sostegno è cruciale. Abbiamo bisogno del tuo impegno, per far tornare l’America al lavoro. Mentre noi parliamo di lavoro, sanità, debito, tasse, Obama non ha un record da mostrare, o un piano per il futuro. Io e Paul Ryan invece si’.

Secondo l’agenzia di stampa, a Romney va questo primo round elettorale. ‘Non sono perfetto, ma vi prometto che continuerò a lottare per la classe media, e che tutti avranno le stesse opportunità, che per tutti varranno le stesse regole’. Barack Obama chiude il primo dibattito tv col rivale Mitt Romney con un bagno di umiltà, di realismo, ammettendo come ci sia ancora molto da fare per tirar fuori l’America dalla palude della crisi. Il candidato repubblicano alla Casa Bianca, però, appare più sicuro di sé, a tratti spavaldo, e pronuncia la sua promessa agli almeno 60 milioni di telespettatori inchiodati davanti allo schermo: ‘Dopo quattro anni di Obama l’America è più debole, e io la farò ripartire’.

Se da questo primo duello si attendevano scintille, si rimane un po’ delusi. All’Università di Denver, Colorado, i due candidati per 90 minuti – in prima fila le moglie Michelle e Ann – si sono dati battaglia sull’econonomia, sul debito, sul fisco, sulla riforma sanitaria, sul governo. Ma non ci sono stati picchi, e non ci sono frasi memorabili da ricordare. Il dato di fatto è che Romney è apparso molto più battagliero e puntuale del solito nell’attaccare il presidente in carica, dando di sé un’immagine molto lontana da quella poco carismatica e di gaffeur a cui aveva abituato soprattutto nelle ultime settimane, quando è crollato in tutti i sondaggi. E Obama è stato visibilmente costretto alla difensiva, non riuscendo a tirar fuori quella grinta e quella verve che lo hanno sempre caratterizzato.

In America serve promuovere ‘un nuovo patriottismo concentrato sulla classe media‘ ha detto il presidente americano, aprendo il dibattito. Voglio fare ripartire l’America, ha detto Romney, riproponendo il suo piano in 5 punti: indipendenza energetica, raddoppio scambi commerciali, linea dura con Cina, bilancio in equilibrio, appoggio a pmi.

Ma è sul deficit il primo vero affondo di Romney nel corso del dibattito col presidente americano, Barack Obama: ‘Il presidente afferma che vuole ridurre il deficit, ma intanto lo ha raddoppiato. Ha creato tanto indebitamento quasi come tutti gli altri presidenti messi insieme’.

Pronta la replica di Obama: ‘Ho ereditato un debito eccessivo, ma abbiamo fatto tanto e so che dobbiamo fare ancora di più. E per questo ho un piano di riduzione’.

Basta agevolazioni alle imprese che si arricchiscono sulle spalle dei cittadini americani, come quelle energetiche che ‘raddoppiano i profitti quando si fa il pieno di benzina’. E basta sgravi a quelle che delocalizzano all’estero, ha detto Obama. Obama ha quindi accusato Romney di voler frenare la riforma di Wall Street. ‘La crisi è dovuta in parte a Wall Street’, ha affermato Obama, ribadendo la necessità di eliminare tutti i comportamenti a rischio. Ha quindi rivendicato l’aiuto alle banche ‘ripagato con gli interessi’. ‘Servono più regole – ha replicato Romney – ma sono contro al fatto che cinque banche sono troppo grandi per fallire. Bisogna pensare anche alle piccole banche’.

”Basta con l’approccio verticistico, col governo che dalla mattina alla sera ci dice quello che dobbiamo fare e quello che non dobbiamo. Questa non è la strada giusta. Dobbiamo cambiare strada’, ha detto Romney.

Se si abolirà l’Obamacare, ‘saremo alla mercé delle assicurazioni’: così Obama ha difeso la sua riforma sanitaria che il candidato repubblicano ha ribadito di voler cancellare. ‘Voglio un approccio privato dove sono io che scelgo l’assicurazione e non c’è qualcuno che me la impone”, ha detto Romney.

‘Quello che propongo per i prossimi quattro anni è assicurare che gli americani siano incanalati verso il futuro. E tutti avranno le stesse opportunità, e le regole saranno uguali per tutti’: cosi’ Obama ha concluso il dibattito.

Con Obama in carica altri 4 anni l’America sara’ più debole‘: è l’appello finale di Romney. ‘In gioco c’è il corso dell’America: con Obama – ha aggiunto – avremo una disoccupazione cronica ai danni della classe media’.

Tra gli assenti al primo dibattito presidenziale tra Barack Obama e Mitt Romney c’è stato il ’47 per cento’ degli americani. Nei 90 minuti del confronto televisivo all’università di Denver, infatti, è mancato il confronto sull’ormai celebre commento, ripreso da una telecamera nascosta durante una cena elettorale, dell’ex governatore del Massachusetts sugli americani che non pagano le imposte federali sul reddito, vivono con i sussidi del governo e di cui ‘si disinteressa’, che gli ha attirato le feroci critiche dei progressisti ed è stato nelle ultime settimane al centro della campagna elettorale del presidente degli Stati Uniti.

‘Veramente, democratici, potete credere che Obama non abbia mai usato il video sul 47%? Incredibile!’ ha twittato l’analista politico Larry Sabato, racconta l’Huffington Post. ‘Perché non ha attaccato il commento sul 47% al centro di così tanti spot? Ha voluto negare a Romney la possibilità di spiegarsi?’ si è chiesto Carl Hulse del New York Times.

Visti gli interrogativi che hanno anche animato l’arena politica virtuale, lo staff di Obama e gli esponenti del partito hanno cercato di dare una spiegazione. Il governatore del Maryland, Martin O’Malley, ha dichiarato che Obama non ha citato il commento sul 47 per cento perché ‘è un gentleman. Credo che il presidente non volesse attaccare l’avversario, ha dichiarato Jen Psaki, la portavoce della campagna elettorale. ‘Voleva presentare i suoi piani per l’economia, per proteggere la sanità ed è quello che ha fatto.’

Ma allora chi ha vinto?

The Mountain comes to Manhattan: il nuovo grattacielo più alto di New York

E’ il World Trade Center. Lo stesso tirato su negli anni ’70, in quella che drammaticamente verrà ridefinita Ground Zero, dopo l’attacco estremista comandato da Binb Laden, riproposto in chiave moderna. Qualche modifica e gli stessi pannelli a specchio a copertura della struttura più alta di tutta New York, dopo l’Empire State Builinding, il palazzo noto per l’arrampicata più epica della storia del cinema, quella di King Kong innamorato.

Non è ancora fra i 100 grattacieli più alti del mondo, ma presto lo sarà. A struttura ultimata e inaugurazione effettuata, il nuovo Wtc potrà essere annoverato fra gli edifici più maestosi e alti dell’intero pianeta.

Doo il primo pilasrto posato il 30 aprile scorso, la costruzione del Worl trade center  h previsto la realizzazione di 100 piani, con 387,4 metri, circa 6,4 metri in più dello storico Empire State Building.

Il nuovo edificio ha richiesto anni di discussioni per la definitiva approvazione dei progetti, rallentandone la messa in cantiere. I lavori sono poi proceduti speditamente, fino ad arrivare alla costruzione di un nuovo piano costruito ogni settimana. 1 WTC è affiorato tra gli altri grattacieli di Lower Manhattan, cambiando lo skyline della città. A più di due mesi dalla posa di quel fatidico primo pilastro, la collocazione dell’ultimo piano porta ad un’altezza di 417 metri. Il prossimo anno sulla sommità sarà poi installata una grande antenna che porterà a complessivi 541, 3 metri, ovvero 1776 piedi per ricordare l’anno della dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America.

La città di New York sta quindi per riavere un grattacielo più alto dell’Empire State Building e chiamato nello stesso modo della Torre Nord del World Trade Center, una delle due torri gemelle che furono distrutte da al Qaida circa undici anni fa. Con la costruzione del vecchio WTC, l’altezza dell’Empire fu superata il 19 ottobre del 1970 di circa 1,2 metri con la posa di una delle strutture di acciaio che costituivano lo scheletro dell’edificio. Come spiegano sul New York Times, all’epoca la costruzione del World Trade Center fu fortemente osteggiata da proprietari di immobili e costruttori, preoccupati dalla possibilità che i due grandi grattacieli potessero rompere gli equilibri del mercato immobiliare.

The Mountain comes to Manhattan‘ è il titolo della pagina pubblicitaria acquistata sul New York Times da Lawrence A. Wien, che tra gli anni Sessanta e Settanta era parte della holding dell’Empire State Building. Wien comprò il 2 maggio del 1968 una intera pagina del New York Times per mettere in guardia sui pericoli costituiti dal nuovo WTC.

L’annuncio comprendeva il disegno di un aeroplano di linea diretto verso l’ultimo piano del WTC. All’epoca, si riteneva che un palazzo così alto potesse costituire un pericolo per il traffico aereo, o almeno lo pensava Wien. L’accoglienza ai giorni nostri del nuovo 1 WTC da parte di chi controlla l’Empire State Building è stata più all’insegna della cortesia e dell’amicizia.

La società ha diffuso un breve comunicato rivendicando di essere ‘l’antenato di tutti i grattacieli’ e salutando il ‘nuovo cugino più alto nello skyline’ della città.

L’Empire State Building con i suoi 381 metri rimarrà il secondo edificio più alto di New York, seguito dalla torre della Bank of America che misura 366 metri, completata nel 2008. Al terzo posto c’è un altro storico edificio della città, il Chrysler Building con 320 metri, mentre al quarto il palazzo del New York Times, con 319 metri.

http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_dei_grattacieli_più_alti_del_mondo
http://en.wikipedia.org/wiki/Lawrence_Wien
https://cookednews.wordpress.com/2012/07/27/obama-for-america-101-giorni-al-voto/

Gore Vidal addio: muore lo scrittore de ‘La statua di sale’

Dal Rolling Stones,  l’intervista di Francesco Pacifico.

Alla fine della sua vita fu una figura Augustea, che riteneva d’essere l’ultimo rimasto di una certa razza, e probabilmente aveva ragione”… Così il New York Times ricorda oggi Eugene Luther Vidal, Gore, scrittore, sceneggiatore, commentatore e anche politico (corse con il Partito Democratico) morto a 86 anni per conseguenze di una polmonite nella sua casa di Hollywood Hills, dove si era trasferito dopo aver lasciato Ravello. Vidal ha firmato la pietra miliare della letteratura gay, La statua di sale (1948) e la commedia satirico-trans Myra Breckinridge (1968). Complicati i rapporti con il cinema, invece… Il suo script di Caligola per Brass fu massacrato e il nome Gore Vidal sparì anche dai titoli di coda di Ben-Hur. Come spiega sempre il New York Times, fu uno dei pochi, pochissimi, autori americani davvero versatili e talentuosi. RS vi ripropone un’intervista fatta tre anni fa per la presentazione, al Salone del Libro di Torino del suo Il candidato (tradotto nel 2008 da Fazi). Dove il Gore Vidal pensiero esce con prepotenza…

Un mattino difficile, di sole, il sabato alla Fiera del Libro di Torino. Vidal è in sedia a rotelle nell’ingresso di un albergo chic nella struttura del Lingotto. Veste di beige, e il suo viso ancora bellissimo, con le ciocche sulla fronte, è lo stesso che a metà del secolo scorso contendeva a Capote la palma di scrittore gay dell’Impero. Ma 83 anni possono stancarti (soprattutto se il giorno prima sei caduto e ora hai un cerotto sul naso), e la responsabilità dello stile, la responsabilità di essere lo scrittore allo stesso tempo più aristocratico e democratico d’America, può indurti a rispondere a ieratici monosillabi a un Rolling Stone Italia completamente prostrato ai tuoi piedi. Gore Vidal conosce i segreti delle famiglie bene di Washington e quelli della controcultura, ha scritto di uomini di potere nelle sue Narratives of Empire e di trans arrampicatori sociali in Myra Breckinridge. Da tale maestro, non avendo altra scelta, ci siamo lasciati umiliare volentieri.

Ho scoperto i suoi romanzi sulla storia dell’Impero americano mentre studiavo Scienze politiche. Fu uno shock leggere che in America c’era l’aristocrazia…
“Un’aristocrazia molto forte”.

E insomma la sua America oligarchica…
“… L’autore migliore dell’élite è stato Louis Auchincloss“.

Chi?
“Louis Auchincloss! Gran romanziere, è stato avvocato delle corporation per tutta la vita… Lui lo sa, i ricchi si fanno le leggi apposta per non pagare le tasse…”.

La società ha bisogno di una élite?
“Non è che ne ha bisogno. Tende a svilupparne una”.

Visto che è nato e cresciuto fra le grandi famiglie americane (nel clan di mamma Nina Gore, parente di Al, N.d.R.), ce l’ha una ricetta per costruire un’élite sana?
“Mai vista…”.

Mai vista cosa?
“Un’élite sana”.

Ma se per caso ci fosse, sarebbe giusto, a fin di bene, esser tenuti all’oscuro dei segreti di stato?
“Io sono a favore del giornalismo, ma giornalisti veri non ne abbiamo da almeno cinquant’anni. L’ultimo è stato Walter Lippman“.

Il suo Il candidato racconta la giovinezza della cultura americana, il 1876… Mi è piaciuto perché parla di Central Park quando ancora era solo quel prato a sinistra della Quinta Strada, e dello choc di tornare in America dopo la stagione delle Esposizioni Universali che inventarono la cultura americana… Perché decise di scrivere quel libro?
“Perché nessuno sapeva niente”.

Di quell’epoca?
“Di niente”.

Quale fu la reazione al libro, negli anni ’70 (Il candidato fu pubblicato negli Usa nel 1976, con il titolo 1876, N.d.R.).
“Un grande successo. Time, rivista che odio, mi dedicò addirittura una copertina”.

Mi aspettavo una trama e invece mi sono perso nella brama dei personaggi: soldi, reputazione, potere… Dove ha trovato lo spunto per scrivere così?
“Ovunque guardo”.

Come il suo protagonista, lei è tornato da poco a vivere negli Stati Uniti dopo un lungo periodo all’estero. Com’è stato tornare nell’America di oggi?
“Triste. Abbiamo perso la repubblica. È un colpo di stato, quello di Bush. Un colpo di stato serio, riuscito”.

E perché ha deciso di tornare?
“Sono invalido”.

Mh… E non era meglio restare in Europa?
“No. Sono abituato ai dottori americani. Se hai i soldi si sta bene”.

E com’è Los Angeles?
“Per me è sempre stata noiosa”.

Noiosa. Non è un bel periodo per lei…
“Non mi piace il cinema”.

Mi perdoni, vorrei farle una domanda personale: ha amici, lì? Vede gente?
“Oh sì. Non fanno che morire. Ne ho persa una l’altro giorno. Elaine Dundy. Attacco di cuore”.

Quanti anni aveva?
“Novanta. Scrittrice di meravigliosa comicità. Era sposata con Kenneth Tynan“.

Chi?
“Kenneth Tynan! Mai sentito?”.

Non so se ho capito il nome.
“Kenneth! Tynan!! Considerato il più grande critico teatrale dai tempi di… (incomprensibile parola di due sillabe, N.d.R.)”.

Ci sono troppe cose che non so sugli Stati Uniti.
“È britannico”.

Potrei finire con questa figuraccia, ma vorrei chiederle altro. Mi ha colpito cosa diceva in La statua di sale: che in America era più facile essere gay negli anni ’40 perché gli uomini erano magri e atletici. In questo libro Schuyler è colpito dalla stazza degli americani di fine Ottocento e…
“Scailer!”.

Si pronuncia Scailer?
“Scailer. È olandese. New York prima di chiamarsi così si chiamava New Amsterdam”.

Certo… Chiaro. È che in olandese si pronuncia Sc…?
“Scailer”.

D’accordo, Scailer. Insomma, lei scriveva che gli americani non sono affascinanti…
“Diciamo che non li guardo spesso, gli americani”.

Nel suo libro si parla anche di Walt Whitman. Cosa ha fatto Whitman per lo Spirito Americano?
“Ha creato un popolo. Siamo tutti marinati in Walt Whitman, che ci piaccia o meno”.

E che ci si guadagna?
“Ci si guadagna apertura mentale. Una naturale propensione alla democrazia. Una propensione minima per la democrazia”.

Quando Ginsberg cercò di proclamarsi erede della poesia di Whitman, lei cosa pensò?
Mica è così facile, Allen… Quel gruppo pensava di dover solo annunciare la propria grandezza e farsi accettare. E li accettavano, tanto non importava a nessuno”.

Cosa?
“Che fossero grandi o meno”.

Lo scrittore Gore Vidal nel suo cammeo felliniano e le sue lucide riflessioni su Roma.

FEDERICO FELLINI – GORE VIDAL ALLA FESTA DE’ NOANTRI (da ROMA – 1972)

Marissa Mayer è il nuovo CEO di Yahoo!

Ha 37 anni, aspetta un bambino e fino ad ora ha lavorato per Google. Marissa Mayer è la nuova amministratrice delegata di Yahoo, l’azienda  di San Francisco conosciuta in tutto il mondo per i suoi servizi mail e di navigazione Internet, recentemente attaccata dagli hacker su Yahoo! Voice. La Mayer, ex dirigente Google di nuova nomina, avrà un bel da fare.

Il nuovo presidente e amministratore delegato (CEO) di Yahoo avrà il compito di risollevare le sorti della società, in affanno da anni a causa di scelte commerciali poco efficaci, soprattutto di fronte al ruolo di Google sempre più competitivo, e di problemi interni che hanno portato a frequenti sostituzioni dei propri manager e della carica di CEO. Yahoo ha scelto Marissa Mayer per la sua esperienza nel settore delle ricerche online e dei servizi per i singoli utenti, ambiti in cui la società ha faticato a innovare e a mantenere il passo rispetto alla concorrenza di Google.

Marissa Ann Mayer, 37 anni, si è laureata alla Stanford University in scienze. Dopo un master in informatica, si è specializzata nella ricerca sull’intelligenza artificiale. Nel 1999 è stata la ventesima persona a essere assunta da Google e la prima donna a lavorare per la società.

Google non era ancora il Gigante di Mountain View e Yahoo era invece uno dei motori di ricerca più usati e popolari. Nella sua lunga carriera all’interno della società, circa 13 anni, la nuova ad di casa Yahoo! ha contribuito a progettare e rifinire molti dei prodotti che oggi usano centinaia di milioni di persone in tutto il mondo come Gmail, Google News e Google Immagini, iGoogle Google Doodle.  Importante il suo contributo nel definire la classica ed essenziale pagina iniziale del motore di ricerca di Big G.,  quella completamente bianca con il logo di Google e il  searcher in cui inserire la propria ricerca online.

Tre anni fa, Mayer è stata inserita dalla rivista Fortune nella classifica annuale delle 50 donne più potenti e influenti del mondo. Nello stesso anno la rivista Glamour l’ha scelta come donna dell’anno. Ancora nel 2009, Mayer si è sposata con il consulente finanziario Zachary Bogue.

L’annuncio del so nuovo incarico da ieri sta facendo il giro della Rete con Hot Topic su Twitter che riportano il nome di Marissa Mayer e la nomina di CEO di Yahoo subito dopo l’hashtag #Cambiaitalia e prima di Pil.

Dopo la diffusione della notizia da parte di Yahoo e il giro su internet, la nuova CEO ha aggiunto in un tweet di essere incinta. La coppia aspetta un bambino, che dovrebbe nascere a metà ottobre, e probabilmente la Mayer ha deciso di farlo sapere immediatamente per evitare voci e indiscrezioni che avrebbero potuto condizionare ulteriormente l’andamento in borsa di Yahoo. Il nuovo Ceo ha voluto così rivelare al mondo il caso di un colosso Usa che affida parte del suo destino a una donna in dolce attesa.

Il nuovo amministratore delegato di Yahoo! Marissa Mayer, nominata nella notte è diventata la donna più giovane in posizione apicale in una società web.

Laurea a Stanford, in Google nel 1999, diventando subito la prima donna ingegnere del colosso di Mountain View, ‘E’ stata scelta per i suoi trascorsi incomparabili nella tecnologia, design e realizzazione del prodotto’, ha spiegato il presidente di Yahoo! Fred Amoroso. Competenze che la Mayer dovrà sfruttare a pieno, visto il malessere finanziario e le turbolenze interne che attraversano Yahoo!, governata nei cinque anni precedenti da altrettanti ad. La dirigente che avrà un figlio a ottobre ha spiegato di voler prendere una breve maternità. Il sito rimane comunque tra quelli più popolari su internet (700 milioni di visitatori mensili), ma l’azienda ha lottato per monetizzare questo successo di pubblico, sempre più insidiato da Google e Facebook.

Il 2008 è stato un pessimo anno per Yahoo, già in cattive acque. Fu allora che Microsoft si offrì di rilevare la società con una offerta d’acquisto senza precedenti: 44,6 miliardi di dollari per acquisire tutti i diritti della società di San Francisco. L’intenzione di Microsoft era quella di rinforzare la propria posizione nel settore del search engine online, dominato da Google. Il CEO di Yahoo era allora il cofondatore Jerry Yang.

Rifiutata l’offerta, la situazione per Yahoo non migliorò. Iniziarono a esserci grandi contrasti e divisioni nel consiglio di amministrazione, fatto che costrinse Yang alle dimissioni. Al suo posto fu nominata Carol Bartz, CEO determinato non in grado di accrescere la competitività di un’azienda come Yahoo.

Bartz è rimasto in carica fino a settembre dello scorso anno, dopodichè  a gennaio 2012 è stato nominato al suo posto Scott Thompson. Anche in questo caso, nessuno piano di rinnovo per Yahoo a partire dai sevizi. Il nuovo Ceo ha preferito combattere contro Facebook, mettendo in piedi una vera e propria guerra dei brevetti. E’ il periodo dei duemila licenziamenti e di una riorganizzazione interna dell’azienda di San Francisco. Attualmente si è in fase di accordo.

 In seguito a uno scandalo legato a un falso curriculum presentato al momento dell’assunzione, Thompson fu costretto alle dimissioni a maggio, lasciando il posto di CEO vacante fino all’arrivo di Marissa Mayer.

La nomina di Mayer è stata accolta positivamente dagli investitori, con il titolo di Yahoo che nella seduta di ieri a Wall Street ha guadagnato il 2 per cento circa dopo mesi molto difficili. La notizia, spiegano sul Wall Street Journal, ha comunque sorpreso diversi analisti e dirigenti Yahoo, che ora temono l’ennesimo periodo di riordino interno alla dirigenza e la nascita di nuovi attriti.

Con la scelta di Marissa Mayer, la Web society ha comunque voluto dimostrare di tornare alle origini, alla realizzazione di prodotti per i singoli utenti, molti dei quali se non la maggior parte usano la posta elettronica, apprezzandone molto il servizio antivirus e antispam e lasciando in secondo piano le altre attività.

Ed ecco il press release della compagnia

 ‘Yahoo! (NASDAQ:YHOO) today announced that it has appointed Marissa Mayer as President and Chief Executive Officer and Member of the Board of Directors effective July 17, 2012. The appointment of Ms. Mayer, a leading consumer internet executive, signals a renewed focus on product innovation to drive user experience and advertising revenue for one of the world’s largest consumer internet brands, whose leading properties include Yahoo! Finance, Yahoo! Sports, Yahoo! Mobile, Yahoo! Mail, and Yahoo! Search.

Mayer said, ‘I am honored and delighted to lead Yahoo!, one of the internet’s premier destinations for more than 700 million users. I look forward to working with the Company’s dedicated employees to bring innovative products, content, and personalized experiences to users and advertisers all around the world.’

marissamayer @marissamayer
@ Yahoo!
San Francisco, CA · http://www.google.com/profiles/marissamayer

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