La Sicilia abolisce le province, sospese le elezioni di fine maggio

Rosario-Crocetta-Presidente-della-Regione-Sicilia-Ha-vinto-le-elezioni-del-28-ottobre-2012-586x318Abolite le Province regionali in Sicilia. L’Ars (Assemblea regionale sicilianaha approvato un maxi-emendamento della maggioranza che sospende le elezioni previste a fine maggio; manca solo il voto finale al ddl. Gli enti saranno commissariati ed entro l’anno dovranno essere sostituiti, con una nuova legge, da liberi consorzi di comuni.

‘L’abolizione delle Province è la vittoria del governo e della maggioranza; do atto anche ai 5stelle di avere votato la norma che abbiamo proposto. Si tratta della prima tappa della rivoluzione: oggi ha vinto il modello Sicilia’. Così il governatore Rosario Crocetta commenta a caldo l’approvazione in Assemblea del maxi-emendamento che cancella il voto per le Province e che saranno sostituite, con una nuova legge, con liberi consorzi tra comuni ed elezione di secondo livello.

La riforma delle Province ha avuto il via libera dal parlamento siciliano. Oggi pomeriggio (mercoledì 20 marzo) l’Aula si riunirà alle 16 per il voto finale. E così non solo esce indenne la maggioranza del governo Crocetta, ma i rapporti tra il governatore e i grillini appaiono sempre più saldi.

La legge prevede che entro il prossimo 31 dicembre sia approvata una norma che definisca il modello di Consorzi di comuni in sostituzione delle Province, con elezioni di secondo livello, ovvero non attraverso le elezioni amministrative, ma attraverso il voto dei rappresentanti dei Comuni che compongono il Consorzio. Nel frattempo, le attuali nove Province verranno commissariate. Quindi, niente più elezioni provinciali a maggio.

Gongolano i grillini: ‘A buon diritto possiamo definirla una delle vittorie politiche del movimento che ha riportato sui giusti binari una discussione che aveva preso un’altra direzione’. Per Crocetta, invece, è ‘la prima tappa di una rivoluzione importante e sulla quale la maggioranza si è ritrovata compatta più che mai con un sostegno concreto sulle riforme’. ‘I 5stelle non sono come gli indignados spagnoli, hanno scelto di partecipare, sono stati eletti e ora hanno il preciso dovere di confrontarsi con le istituzioni. Devono dare la possibilità di fare un governo”. Lo ha detto il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta a Coffee Break, su La7. Anche l’Udc manifesta soddisfazione per l’abolizione delle Province ‘perché la loro soppressione è da sempre un tema del nostro programma’.

Altra musica suona dal’opposizione. I deputati del Gruppo Lista Musumeci all’Ars: ‘Crocetta ottiene due risultati: consegnare ai fidati commissari proconsoli il compito di gestire per un anno le Province e preparare per il prossimo anno la gestione dei liberi consorzi agli apparati dei partiti’. Rincara la dose Roberto Di Mauro, capogruppo del Partito dei siciliani-Mpa all’Ars: ‘Siamo palesemente di fronte ad una legge-manifesto, partorita in una trasmissione tv senza verificare le necessità del territorio’.

‘Questo passaggio storico e’ il frutto del lavoro del Movimento cinque stelle’, rivendica il capogruppo grillino Giancarlo Cancelleri. ‘Una svolta per la Sicilia e per il Paese‘, insiste il segretario del Pd Giuseppe Lupo.

Intanto per giovedì è stata convocata la commissione Affari istituzionali per esaminare il testo sul voto nei Comuni che prevede la doppia preferenza di genere e la doppia scheda per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale. Le amministrative sono fissate per fine maggio.

Il porto di Palermo nelle mani della mafia, sequestri da parte della Dia

Dia- direzione investigativa antimafiaNon è bastata la sospensione degli amministratori, scattata un anno fa. Il tribunale Misure di prevenzione ha disposto il sequestro delle cinque società che gestiscono in regime di monopolio le merci e tanti altri servizi all’interno dei porti di Palermo e Termini Imerese. ‘Sono ancora sotto l’influenza di Cosa nostra‘, questo dicono le indagini del centro operativo Dia del capoluogo siciliano. Il provvedimento riguarda la ‘New port spa‘ e le altre due sigle che ne hanno preso il posto, la ‘Portitalia srl‘ e la ‘Tcp-Terminal containers Palermo srl‘. Poi anche la ‘Compagnia servizi portuali srl‘ e la ‘Tutrone società cooperativa arl‘.
Il tribunale presieduto da Silvana Saguto ribadisce: ‘Ci sono sufficienti indizi per ritenere che le anzidette società siano nella disponibilità effettiva degli appartenenti all’associazione criminosa denominata Cosa nostra e che le quote siano intestate solo fittiziamente ai titolari, che svolgono la mera funzione di operai’.

I primi concreti sospetti di infiltrazioni mafiose al porto di Palermo erano sorti dieci anni fa: l’allora prefetto di Palermo aveva chiesto conto e ragione della presenza di due mafiosi di rango tra le fila della ‘New port’. Ma all’epoca non accadde nulla. Due anni dopo, ci provò un componente del consiglio di amministrazione a sollevare il caso. I mafiosi, però, sono sempre rimasti al porto. Non erano solo due: le indagini della Dia, coordinate dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi, hanno fatto emergere ben 24 presenze sospette fra i 218 soci lavoratori della ‘New port’. Quattro sono risultati affiliati o contigui alle famiglie mafiose: Antonino Spadaro (classe 1956), Antonino Spadaro (classe 1948), Maurizio Gioè e Girolamo Buccafusca.

Non è stata un’indagine semplice. Durante gli accertamenti è arrivata anche una pesante lettera anonima, che minacciava di morte il capo-centro della Dia di Palermo, il colonnello Giuseppe D’Agata, il senatore Giuseppe Lumia e l’inviato del settimanale ‘l’Espresso’ Lirio Abbate. Tutti e tre si sono occupati delle infiltrazioni di Cosa nostra nella ‘New port’. Così, dopo anni di omertà al porto, sono emerse le prime verità.

Nel giugno 2011, i boss aveva tentato una spregiudicata operazione di restyling, svuotando la ‘New port’ a beneficio di ‘Portitalia’ e ‘Tcp’. Furono costituite lo stesso giorno, e soprattutto dagli stessi soci fondatori. L’operazione non è sfuggita al tribunale Misure di prevenzione, che prima ha fatto scattare la sospensione degli amministratori e dopo un anno, il sequestro delle società.

(fonte la Repubblica)

Il messaggio del presidente Napolitano nel giorno della festa della donna

napolitano-wired‘Persiste ed è macroscopico’ il problema della ‘violenza sulle donne’ e ‘oggi siamo qui per dare voce’ alle vittime. Così il ministro del Lavoro, con delega alle Pari opportunità, Elsa Fornero, durante la cerimonia dell‘8 marzo al Quirinale.

Il capo dello Stato: un governo in tempi rapidi
Napolitano ha ricordato il ‘momento complicato per il nostro sistema democratico e per il nostro Paese. Lasciatemi osservare – ha detto il Capo dello Stato – che il mio settennato non è mai stato al riparo da tensioni e da bruschi alti e bassi. Anche se in fondo siamo sempre riusciti a superare i più acuti momenti di crisi e rischi di scontro sul piano istituzionale. Dobbiamo riuscirvi anche questa volta”, ha sottolineato il Presidente della Repubblica. Il Paese deve darsi un Governo e dimostrarsi coeso ‘anche perché i problemi e le questioni cui mi sono riferito si ripercuotono nella vita quotidiana della gente, per le persone e le famiglie più disagiate, spesso drammaticamente’.

‘Sono soprattutto i giovani di entrambi i sessi a pagare in questa crisi il prezzo più alto. L’Italia è tra quei paesi in cui la povertà si concentra tra i giovani’, ha detto Napolitano.

Nel giorno della festa della donna, Napolitano ha rivolto a tutte le neoparlamentari ‘l’augurio di adempiere con passione e serietà al proprio incarico, avendo come punto di riferimento l’interesse generale e il benessere del nostro Paese’.

‘Lo stesso augurio – ha aggiunto Napolitano – rivolgo anche ai prossimi presidenti delle Camere, ai membri del futuro esecutivo, a tutti coloro che saranno chiamati ad assumere i diversi incarichi istituzionali. Sarebbe auspicabile e costituirebbe un segnale positivo per chi guarda all’Italia – ha sottolineato il Capo dello Stato – che le scelte relative, appunto, ai vertici delle istituzioni rappresentative, avvenissero in un clima disteso e collaborativo’.

Morto Trovajoli, l’autore di ‘Roma nun fa la stupida stasera’

Armando TrovajoliArmando Trovajoli, pianista, compositore e direttore d’orchestra, è scomparso a Roma all’età di 95 anni. La morte risale a qualche giorno fa, ma solo oggi ne ha dato notizia la moglie Maria Paola, rispettando in questo modo le ultime volontà del marito che sarà cremato. Il nome del maestro Trovajoli è indissolubilmente legato a un brano celebre come ‘Roma nun fa la stupida stasera’, ma l’artista è stato anche l’autore di colonne sonore di oltre trecento film.

Nato a Roma il 2 settembre 1917, ha lavorato fino alla fine nonostante l’età avanzata: negli ultimi giorni era alle prese con la trasposizione per il teatro della Tosca di Gigi Magni. Trovajoli inizia a suonare a sei anni il pianoforte. Dopo il diploma è attratto dal jazz. Nella sua lunghissima carriera ha suonato con grandi jazzisti di fama mondiale, come Duke Ellington, Louis Armstrong, Miles Davis, Chet Baker, Stephan Grappelli e Django Reinhardt.

Oltre al jazz si è molto speso per il cinema firmando importanti colonne sonore come quelle di ‘Riso amaro‘, ‘Un giorno in pretura‘, ‘La ciociara‘, ‘C’eravamo tanto amati’ e ‘Profumo di donna‘. Notevole anche l’impegno nella commedia musicale, in particolare in collaborazione con Garinei e Giovannini. In questo campo si ricorda soprattutto la composizione musicale di ‘Aggiungi un posto a tavola‘.

Trovajoli, uomo schivo e lontano dai riflettori aveva iniziato la carriera diplomandosi al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma. Nel 2007 aveva ricevuto il David di Donatello alla carriera, il più importante riconoscimento del nostro cinema.

Lo ricordano in tanti Trovajoli per quel genio musicale e quel riserbo che era il suo stile di vita. Johnny Dorelli all’Ansa lo ricorda ai tempi di ‘Aggiungi un posto a tavola’ ‘abbiamo vissuto cinque-sei anni da fine del mondo. Nello stesso ruolo ha guidato poi anche mio figlio. Ma sono tante le cose fatte insieme’. Leggendarie le sue sfuriate: ‘Professionalmente era il massimo, ma lavorare con lui in buca che ti ascoltava non era mica facile. Una volta, spingendo un carrello in una scena di ‘Aggiungi un posto a tavola, persi un paio di note e lui saltò su: ‘Johnny m’hai rotto il…!’

Città del Vaticano: ‘Basta pressioni sulla Chiesa in vista del Conclave’

FLORERIA VATICANA PRONTA A PREPARARE CAPPELLA SISTINALa Segreteria di Stato della Santa Sede ha pubblicato un comunicato in cui si deplora il tentativo di condizionare i cardinali, in vista del Conclave, con la diffusione di ‘notizie spesso non verificate, o non verificabili, o addirittura false, anche con grave danno di persone e istituzioni’. ‘La libertà del Collegio Cardinalizio, al quale spetta di provvedere, a norma del diritto, all’elezione del Romano Pontefice, – si legge nella nota della Segreteria di Stato vaticana, pubblicata dalla Radio vaticana – è sempre stata strenuamente difesa dalla Santa Sede, quale garanzia di una scelta che fosse basata su valutazioni rivolte unicamente al bene della Chiesa’.

‘Nel corso dei secoli i Cardinali – prosegue il testo – hanno dovuto far fronte a molteplici forme di pressione, esercitate sui singoli elettori e sullo stesso Collegio, che avevano come fine quello di condizionarne le decisioni, piegandole a logiche di tipo politico o mondano’.

‘Se in passato sono state le cosiddette potenze, cioè gli Stati, a cercare di far valere il proprio condizionamento nell’elezione del Papa, oggi – commenta la nota – si tenta di mettere in gioco il peso dell’opinione pubblica, spesso sulla base di valutazioni che non colgono l’aspetto tipicamente spirituale del momento che la Chiesa sta vivendo’.

‘E’ deplorevole che, con l’approssimarsi del tempo in cui avrà inizio il Conclave e i Cardinali elettori saranno tenuti, in coscienza e davanti a Dio, ad esprimere in piena libertà la propria scelta, – tiene a precisare la Segreteria di Stato – si moltiplichi la diffusione di notizie spesso non verificate, o non verificabili, o addirittura false, anche con grave danno di persone e istituzioni’.

‘Mai come in questi momenti, – conclude la nota – i cattolici si concentrano su ciò che è essenziale: pregano per Papa Benedetto, pregano affinché lo Spirito Santo illumini il Collegio dei Cardinali, pregano per il futuro Pontefice, fiduciosi che le sorti della barca di Pietro sono nelle mani di Dio’.

‘Questo è un periodo delicato’ e ci sono ‘tipi di informazione diversa’, ‘ci sono anche rapporti che parlano della Chiesa in modo molto negativo, calcolato’. Quella del Vaticano non è una ‘condanna’ generalizzata dei media, che svolgono una funzione importante. Lo ha detto padre Federico Lombardi ‘Ci sono – ha osservato il direttore della sala stampa vaticana – argomenti importanti che è doveroso siano anche all’attenzione dei cardinali, ma ci può essere una misura in questo’.

I cardinali in conclave, ha osservato padre Lombardi rispondendo a domande sulla nota della Segreteria di Stato sui tentativi di condizionare il voto, ‘al di là dell’oggi, faranno un esame doveroso delle questioni’ importanti per la Chiesa e per il suo servizio. Questi temi, ha commentato, ‘si possono certamente esaminare, ma da parte dei media ci vuole una misura in questo’.

Riallacciandosi quanto ha scritto nell’editoriale di oggi per Radio vaticana, padre Lombardi ha osservato che ‘si leggono descrizioni sulla Chiesa che vanno al di la‘ del giusto”, che tendono a parlare solo in ‘negativo, generando confusione e disorientamento’.

‘Il senso della nota della Segreteria di Stato – ha detto padre Lombardi – non mi pare sia valutare quale siano i media che fanno questo, e se siano italiani o di altri paesi, visto che ci sono anche media non italiani che rilanciano servizi italiani’ e viceversa. Il comunicato della Segreteria di Stato, ha detto Lombardi, ‘non vuole essere una condanna e un giudizio globale, c’è un lavoro positivo fatto dalla stampa’.

Ultima udienza politica per il Papa che incontra Napolitano: ‘Pregherò per l’Italia’

BenedettoXVI NapolitanoIl Papa ha ricevuto in udienza privata il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano insieme alla consorte. Si tratta di una ‘visita privata’, il primo incontro pubblico del Papa dopo la pausa degli esercizi spirituali che si sono conclusi questa mattina.

‘Pregherò per l’Italia’. Con queste parole il Papa si è rivolto al Presidente della Repubblica nell’incontro, di circa venti minuti, che si è tenuto oggi in Vaticano. Sia il Papa, sia il Presidente, sia sua moglie Clio sono apparsi molto commossi in quest’ultimo incontro, ormai alla vigilia della ‘rinuncia’ di Benedetto XVI, che lascerà giovedì 28 febbraio.

‘Signor Presidente, ha trovato il tempo di venire a salutarmi’, ha detto il Papa. ‘No, è lei che mi ha dato l’opportunità di rivederla’, ha risposto Napolitano. Nel corso della visita il Capo dello Stato ha accennato alla sua recente visita negli Stati Uniti e alla prossima visita in Germania. E ha regalato al Papa un’edizione rara dei Promessi Sposi. Benedetto XVI ha invece donato una stampa. Salutando il Capo dello Stato e sua moglie, il Papa ha assicurato le sue preghiere per l’Italia.

Trattativa Stato-mafia: Nicola Mancino era il destinatario finale del ‘papello’

Italiano: Nicola Mancino

Italiano: Nicola Mancino (Photo credit: Wikipedia)

Nicola Mancino era il destinatario finale del ‘papello”, il documento con le richieste di Cosa Nostra allo Stato per fermare le stragi. Lo ha detto l’ex pentito Giovanni Brusca, interrogato dal Gup di Palermo Piergiorgio Morosini nell’udienza preliminare per la trattativa Stato-mafia, in cui è tra gli imputati.

Il ‘papello’, che conteneva le condizioni del boss corleonese Toto’ Riina, sarebbe stato affidato all’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino all’epoca in cui Mancino era ministro dell’Interno.

Nel procedimento, Mancino è imputato solo di falsa testimonianza, e ha sempre negato di aver mai saputo nulla della trattativa.

L’eurodeputato della Dc Salvo Lima fu ucciso dalla mafia per colpire indirettamente il capo della sua corrente, Giulio Andreotti ha sostenuto poi Giovanni Brusca.

‘Con l’omicidio Lima si voleva colpire politicamente Andreotti’, ha affermato Brusca, sentito a Roma nell’aula di Rebibbia. Salvo Lima, leader degli andreottiani in Sicilia occidentale, fu assassinato a Palermo il 12 marzo del 1992, e secondo le tesi della Procura venne eliminato per non aver garantito a Cosa Nostra un esito positivo del primo maxiprocesso.

L’agguato si consumò a poche settimane dalle elezioni politiche del 5 aprile del 1992. E con riferimento a quel voto, Brusca ha aggiunto: ‘Nell’aprile del ’92 non avevamo preferenze politiche e neppure indicazioni. Volevamo solo distruggere la corrente andreottiana’.

Nel processo sulla trattativa sono imputati tra gli altri, oltre a Brusca e Mancino, anche Totò Riina, il senatore Dell’Utri e gli ufficiali dell’Arma Mario Mori, Antonio Subranni e l’ex colonnello Giuseppe De Donno.

 

12 Ottobre tutti in piazza: studenti, universitari, ricercatori protestano contro i tagli

12 Ottobre tutti in piazza. La Cgil ha promosso la protesta del personale dell’istruzione. In piazza studenti, universitari e ricercatori. Le altre sigle sindacali proclameranno lo sciopero dopo il mancato accordo sugli scatti di anzianità del personale scolastico.

Nel quaderno delle lamentele anche i tagli a cui starebbe lavorando il ministro Profumo.

Nella legge di stabilità approvata dall’esecutivo Monti ci sarebbe una decurtazione di un miliardo sulla scuola, da concretizzare aumentando l’orario di lavoro dei docenti di medie e superiori per risparmiare sulle supplenze.

A Roma blitz davanti alla sede Ue: ‘Questo governo fa dell’Europa la sua bandiera. L’Europa però chiede una scuola di qualità’.

Da Roma a Milano, da Aosta a Palermo migliaia di studenti, docenti, personale Ata, dirigenti e operatori della formazione professionale sono scesi in piazza ‘contro i nuovi tagli della spending review, per il rinnovo del contratto fermo dal 2009 e la restituzione degli scatti, per modificare la legge sulle pensioni che impedisce l’ingresso di giovani docenti e Ata nella scuola, contro il nuovo concorso inutile e costoso e per un piano di stabilizzazioni che dia certezze al personale docente e Ata incluso nelle graduatorie, per chiedere finanziamenti adeguati e certi e investimenti in tecnologie e innovazioni’.

 Gli studenti in corteo a Torino hanno lanciato carote contro la sede del Miur per protestare contro la frase del ministro Francesco Profumo che nei giorni scorsi ha detto che con gli studenti serve il bastone e la carota. ”La settimana scorsa – hanno detto gli studenti ricordando gli scontri con la polizia dell’ultima manifestazione – con noi hanno usato il bastone. Oggi noi usiamo le carote”.

Hanno poi acceso anche alcuni fumogeni.

‘Siamo in 10 mila’. E’ il numero fornito dagli organizzatori del corteo romano della scuola dopo che il blocco degli studenti si è unito a quello degli insegnanti. E al corteo degli studenti di Roma spuntano le carote. ‘Sono per il ministro Profumo’, spiegano i ragazzi ‘che ha detto che gli italiani hanno bisogno un po’ del bastone e un po’ della carota. Gli diciamo tieniti bastoni e carote noi ci riprendiamo tutto, i nostri diritti il nostro futuro’.

Sono le 12:23  e il serpentone di manifestanti romano in questo momento ha imboccato via dei Fori Imperiali. Studenti in piazza in 90 città: ‘Non ci avrete mai come volete voi’. Contro la legge di stabilità, un miliardo di tagli alla scuola e 30 mila precari licenziati. Oggi anche lo sciopero generale della Flc-Cgil nella scuola

Intorno alle 14:15, dopo il lancio di carote al Miur, gli studenti bloccano viale Trastevere seduti in terra. ‘Siamo 100mila in tutta Italia’. Il corteo si sta sciogliendo dopo gli interventi degli studenti che tracciano bilancio della giornata.

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