Tutti gli uomini di Matteo Renzi

Renzi pigliatutto: segretario del Pd #Cookednews

Una magistrale inchiesta di Franco Fracassi svela l’intreccio dei nomi che svernano all’ombra di Renzi. E c’è poco da stare allegri perchè, tra questi, ve ne sono di terribilmente inquietanti.

Quando negli anni Ottanta Michael Ledeen varcava l’ingresso del dipartimento di Stato, al numero 2401 di E Street, chiunque avesse dimestichezza con il potere di Washington sapeva che si trattava di una finta. Quello, per lo storico di Los Angeles, rappresentava solo un impiego di facciata, per nascondere il suo reale lavoro: consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall’Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all’Iraq e della potenziale guerra all’Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano.

Oggi Michael Ledeen è una delle menti della politica estera del segretario del Partito democratico Matteo Renzi. Forse è stato anche per garantirsi la futura collaborazione di Ledeen che l’allora presidente della Provincia di Firenze si è recato nel 2007 al dipartimento di Stato Usa per un inspiegabile tour. Non è un caso che il segretario di Stato Usa John Kerry abbia più volte espresso giudizi favorevoli nei confronti di Renzi. Ma sono principalmente i neocon ad appoggiare Renzi dagli Stati Uniti. Secondo il ‘New York Post’, ammiratori del sindaco di Firenze sarebbero gli ambienti della destra repubblicana, legati alle lobby pro Israele e pro Arabia Saudita. In questa direzione vanno anche il guru economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e il suo principale consulente politico, Marco Carrai, entrambi molti vicini a Israele. Carrai ha addirittura propri interessi in Israele, dove si occupa di venture capital e nuove tecnologie. Infine, anche il suppoter renziano Marco Bernabè ha forti legami con Tel Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures e, il cui padre, Franco, fino a pochi anni fa è stato arcigno custode delle dorsali telefoniche mediterranee che collegano l’Italia a Israele.

Forse aveva ragione l’ultimo cassiere dei Ds, Ugo Sposetti, quando disse: «Dietro i finanziamenti milionari a Renzi c’è Israele e la destra americana». O perfino Massimo D’Alema, che definì Renzi il terminale di «quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra». Dietro Renzi ci sono anche i poteri forti economici, a partire dalla Morgan Stanley, una delle banche d’affari responsabile della crisi mondiale. Davide Serra entrò in Morgan Stanley nel 2001, e fece subito carriera, scalando posizioni su posizioni, in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari.
La carriera del giovane broker italiano venne punteggiata di premi e riconoscimenti per le sue abilità di valutazione dei mercati. In quegli anni trascorsi dentro il gruppo statunitense, Serra iniziò a frequentare anche i grandi nomi del mondo bancario italiano, da Matteo Arpe (che ancora era in Capitalia) ad Alessandro Profumo (Unicredit), passando per l’allora gran capo di Intesa-San Paolo Corrado Passera. Nel 2006 Serra decise tuttavia che era il momento di spiccare il volo. E con il francese Eric Halet lanciò Algebris Investments.
Già nel primo anno Algebris passò da circa settecento milioni a quasi due miliardi di dollari gestiti.
 L’anno successivo Serra, con il suo hedge fund, lanciò l’attacco al colosso bancario olandese Abn Amro, compiendo la più importante scalata bancaria d’ogni tempo. Poi fu il turno del banchiere francese Antoine Bernheim a essere fatto fuori da Serra dalla presidenza di Generali, permettendo al rampante finanziere di mettere un piede in Mediobanca.

Definito dall’ex segretario Pd Pier Luigi Bersani «il bandito delle Cayman», Serra oggi ha quarantatré anni, vive nel più lussuoso quartiere di Londra (Mayfair), fa miliardi a palate scommettendo sui ribassi in Borsa (ovvero sulla crisi) ed è il principale consulente finanziario di Renzi, nonché suo grande raccoglitore di denaro, attraverso cene organizzate da Algebris e dalla sua fondazione Metropolis. E così, nell’ultimo anno il gotha dell’industria e della finanza italiane si sono schierati uno a uno dalla parte di Renzi. A cominciare da Fedele Confalonieri che, riferendosi al sindaco di Firenze, disse: «Non saranno i Fini, i Casini e gli altri leader già presenti sulla scena politica a succedere a Berlusconi, sarà un giovane». Poi venne Carlo De Benedetti, con il suo potentissimo gruppo editoriale Espresso-Repubblica («I partiti hanno perduto il contatto con la gente, lui invece quel contatto ce l’ha»). E ancora, Diego Della Valle, il numero uno di Vodafone Vittorio Colao, il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio e l’amministratore delegato Andrea Guerra, il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera con la moglie Afef, l’ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori, il patron di Eataly Oscar Farinetti, Francesco Gaetano Caltagirone, Cesare Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, i banchieri Fabrizio Palenzona e Claudio Costamagna, il numero uno di Assolombarda Gianfelice Rocca, il patron di Lega Coop Giuliano Poletti, Patrizio Bertelli di Prada, Fabrizio Palenzona di Unicredit, Il Monte dei Paschi di Siena, attraverso il controllo della Fondazione Montepaschi gestita dal renziano sindaco di Siena Bruno Valentini, e, soprattutto, l’amministratore delegato di Mediobanca Albert Nagel, erede di Cuccia nell’istituto di credito.

Proprio sul giornale controllato da Mediobanca, ‘Il Corriere della Sera’, da sempre schierato dalla parte dei poteri forti, è arrivato lo scoop su Monti e Napolitano, sui governi tecnici. Il Corriere ha ripreso alcuni passaggi dell’ultimo libro di Alan Friedman, altro uomo Rcs. Lo scoop ha colpito a fondo il governo Letta e aperto la strada di Palazzo Chigi a Renzi. Il defunto segretario del Psi Bettino Craxi diceva: «Guarda come si muove il Corriere e capirai dove si va a parare nella politica». Gad Lerner ha, più recentemente, detto: «Non troverete alla Leopolda i portavoce del movimento degli sfrattati, né le mille voci del Quinto Stato dei precari all’italiana. Lui (Renzi) vuole impersonare una storia di successo. Gli sfigati non fanno audience».

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In viaggio con Lady Ghigliottina Boldrini

La Boldrini nel suo ruolo è inadeguata, impropria, miracolata. Lo sa lei, lo sanno tutti. Ha due meriti, piace a Napolitano e ubbidisce agli ordini e, per questo Regime, due medaglie così bastano e avanzano. La Boldrini deve andarsene e in fretta dalla Camera. Il presidente della Camera è un ruolo di garanzia del dibattito parlamentare. Lei ha tradito il suo mandato.

Il decreto legge IMU-Bankitalia ha regalato 7,5 miliardi alle banche sottratti agli italiani (e Renzie predica da un mese che vuole far risparmiare un miliardo agli italiani…) con un sotterfugio da magliari di terz’ordine, associare l’abolizione della seconda rata dell’IMU alla sottrazione di valore di Bankitalia. Si potevano scorporare i due decreti, il M5S avrebbe immediatamente votato per l’abolizione dell’IMU, non è stato fatto. Il M5S ha sollevato delle eccezioni a norma di regolamento, ha fatto “opposizione” da non confondere con il termine “ostruzionismo” caro ai telegiornali e alla carta igienica quotidiana che sono diventati quasi tutti i giornali.

Non siete abituati all’opposizione dopo decenni di inciuci? Beh, dovrete farvene una ragione. A termini di regolamento giovedì erano previsti numerosi interventi che avrebbero, per la loro durata, fatto decadere il decreto. La cosiddetta “tagliola“, la procedura che consente di interrompere la discussione e andare immediatamente al voto è presente nel regolamento del Senato, ma NON in quello della Camera. La Boldrini ha interrotto ogni discussione senza neppure l’appiglio del regolamento. Ha agito motu proprio, con un abuso di potere, fatto votare in un minuto per scappare dalla porta di servizio. Non era mai successo nella storia della Repubblica, neppure ai tempi di Pajetta che scavalcava i banchi per colloquiare con i colleghi democristiani o ai tempi di Tambroni. Mai è stata messa a tacere l’opposizione con un atto di imperio di natura strettamente personale. Giovedì 29 gennaio la democrazia è morta. Si è accettato il principio che le opposizioni, quando disturbano il Potere, devono essere messe a tacere ad ogni costo. Prima le banche, poi i cittadini.

I politici sono i camerieri dei banchieri e 7,5 miliardi valgono le messe di un’intera legislatura e la fine del confronto parlamentare. Boldrini a casa.

Il viral video di oggi. Pubblicato de giorni fa da FreedomChannelG su youtube, è stato ripreso da tutta la stampa nazionale e internazionale e fatto il giro (dell’Oca) della Rete. Visualizzazioni 5.676, all’orario in cui scriviamo, (19.01 ora italiana), su un canale youtube da 823 iscritti.

FreedomChannelG – YouTube

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M5S: prima volta di Grillo a Montecitorio, confermata l’espulsione di Venturino

Antonio-Venturino (1)

(L’espulso Antonio Venturino)

‘Fanculo ai soldi‘. ‘Non si fa la cresta su ciò che non è rendicontato’. E ancora: ‘Metteremo on line nomi e cognomi di chi vuol tenersi i soldi’. Entrato a Montecitorio per la prima volta (‘da abusivo’, ci tiene a dire), Beppe Grillo non fa sconti ai suoi parlamentari nell’assemblea indetta in un nuovo tentativo di riportarli all’ordine. L’incontro è stato convocato dopo il ‘referendum’ sulla diaria in cui il 48 % dei parlamentari grillini ha detto che bisogna restituire ‘secondo coscienza’.

 Nel primo pomeriggio di giovedì, a bordo di un’utilitaria bianca il leader del M5S fa dunque, per la prima volta, il suo ingresso a Montecitorio (dall’ingresso di via della Missione 8) per l’assemblea con i parlamentari M5S. ‘Io in Parlamento? Entro da un ingresso secondario. Sarò sempre un abusivo’, dice. Prima di incontrare i suoi, Grillo scambia qualche battuta con i giornalisti. ‘Ma quale apriscatole? – spiega ai reporter – Il Parlamento l’abbiamo aperto ma c’è tutto un groviglio che non si capisce niente’. Il leader dei 5 Stelle è di buon umore e a una domanda sulla diaria glissa. ‘Ehh, la diaria… la diaria…’.

Poi l’incontro con i suoi parlamentari trasmesso in diretta Twitter dell’account ufficiale dei deputati grillini. Il discorso di Grillo spazia dai rimborsi ai parlamentari alla sfumata alleanza con il Pd, dal programma per i prossimi mesi alla nuova ‘pax mediatica’ con i giornalisti. I toni sembrano duri soprattutto sulla questione degli stipendi dei parlamentari. ‘Se avete firmato qualcosa, dovete rispettarlo’, dice riferendosi all’impegno sottoscritto da tutti gli eletti del M5S in base al regolamento pubblicato sul sito. Poi aggiunge: ‘Non si fa la cresta su ciò che non è rendicontato’, ‘metteremo nomi e cognomi di chi vuol tenersi i soldi’. ‘Fanculo i soldi!’, dice ancora il leader del M5S. Ma non si ferma qui. ‘Il deputato siciliano Venturino (espulso dal M5S) che si tiene i soldi è un pezzo di merda’, dice Grillo secondo quanto riporta su Facebook Daniele Martinelli, responsabile comunicazione M5S.

 I parlamentari, alcuni con pc o I-pad avanti, lo ascoltano assorti. Grillo inizia a parlare di quello che accadrà, secondo lui, nei prossimi mesi. ‘Il governo non regge. L’opinione pubblica sta cambiando. Cercano di dimostrare che siamo come gli altri’, dice Grillo. E sul Pd: ‘Il Pd non cercava alleanza, cercava voti per fare il governo senza il M5S‘. Poi spiega: ‘Lavoriamo sui 20 punti del programma. Referendum propositivi, senza quorum, e leggi di iniziativa popolare’. Molti i passaggi in cui Grillo sottolinea le differenze tra i 5 Stelle e gli altri partiti. ‘Noi non siamo un’automobile migliore, siamo un nuovo mezzo di trasporto: siamo il teletrasporto‘, dice Grillo. ‘Noi cambieremo le cose ma bisogna avere pazienza. Non abbiamo bacchette magiche’. E infine: ‘Sono venuto a darvi un abbraccio, a dirvi che stiamo andando alla grande’. ‘Non siamo attaccati alle poltrone. Se non riusciremo a cambiare questo Paese, meglio andarsene in massa’. ‘Abbiamo fatto la più grande rivoluzione di questo Paese, d’Europa e forse del mondo’.

Nel discorso del leader del M5S non manca un passaggio sui giornalisti, dopo l’espulsione del senatore Mastrangeli che aveva partecipato a un talk show. Quella di Grillo sembra una ‘svolta’. ‘Fermatevi per la strada a rispondere ai giornalisti’, dice il leader M5s ai suoi. E poi Grillo sdogana anche la partecipazione alle trasmissioni tv. ‘Purché non siano talk show, andate in tv a spiegare ai cittadini le nostre idee – dice infatti – Loro agiscono con le menzogne, noi reagiremo con con rispetto e verità’.

Intanto dal web Beppe Grillo se la prende non solo con l’ex premier, ma anche con Quirinale e Pd. ‘Berlusconi è il garante dell’osceno connubio tra illegalità e democrazia. Un parassita che se estratto dallo stomaco della nazione, come Alien, la farebbe morire’. Dice Beppe Grillo nel corrosivo post pubblicato sul suo blog il giorno dopo che i giudici della seconda sezione della Corte d’Appello di Milano hanno confermato per il Cavaliere la condanna 4 anni di reclusione (tre dei quali condonati per l’indulto) per frode fiscale nell’ambito del processo sui diritti tv per le reti Mediaset. ‘In un qualsiasi Paese democratico un personaggio come Berlusconi sarebbe in carcere o allontanato da ogni carica pubblica – scrive il leader dei 5 Stelle – da noi è l’ago della bilancia del Governo, punto di riferimento di Napolitano nel suo doppio settennato, protetto dall’opposizione del pdmenoelle formata a sua immagine e somiglianza, tutelato dai servi che ha nominato in Parlamento, difeso dalle menzogne delle televisioni e dei giornali’. E per sottolineare il suo pensiero, come in altre occasioni, Grillo affianca al commento un’immagine: la foto di Berlusconi con cappello e sigaro e la scritta ‘Al Tappone’. Un chiaro richiamo ad Al Capone che fu incastrato dall’Fbi per evasione fiscale.

 Sul blog Grillo quindi ribadisce che il MoVimento 5 Stelle chiederà in Parlamento ‘l’ineleggibilità‘ del Cavaliere perché la condanna in Appello prevede anche 5 anni di interdizione dai pubblici uffici (che comunque scatta solo in caso di condanna definitiva in Cassazione). ‘Vedremo chi voterà l’ineleggibilità’, scrive Grillo che spiega che il M5S punta all’ineleggibilità di Berlusconi anche per l’applicazione della legge del 1957 per cui i titolari di una concessione pubblica e i rappresentanti legali di una società che fa affari con lo Stato non possono essere eletti. ‘Mi mangio un cappello – prosegue Grillo – se sarà votata dal pdmenoelle. Boccia il marito pdmenoellino di sua moglie pdellina, entrambi accasati in Parlamento, ha dichiarato che l’ineleggibilità di Berlusconi ‘non è una priorità per il paese ma un modo per continuare a fare propaganda’. Nel frattempo – incalza ancora il comico genovese – corre voce che Berlusconi potrebbe essere eletto senatore a vita. La soluzione di ogni suo problema. Un cerino in un pagliaio’.

http://www.beppegrillo.it/2013/05/venturino_e_fuori_dal_m5s.html

(fonte Corsera)

Festa della Repubblica: Napolitano annulla ‘per sobrietà’ il ricevimento al Quirinale

Napolitano 2 giugno Festa della RepubblicaIl 2 giugno prossimo, Festa Nazionale della Repubblica, Napolitano rivolgerà in tv l’abituale messaggio augurale e presenzierà come sempre alla rassegna militare. Ma, ‘per ragioni di sobrietà’ non si terrà, il giorno prima, il consueto ricevimento. Solo festeggiamenti ‘istituzionali’ anche nelle prefetture. Cosi’ il Quirinale.

‘Il 2 giugno prossimo, Festa Nazionale della Repubblica, il presidente Napolitano rivolgerà in televisione – afferma la nota della presidenza della Repubblica – l’abituale messaggio augurale a tutti gli italiani e presenzierà come sempre alla rassegna militare’.

‘Per ragioni di sobrietà e di massima attenzione al momento di grave difficoltà che larghe fasce di popolazione attraversano, non avrà invece luogo il tradizionale ricevimento del 1 giugno riservato alle autorità istituzionali, a esponenti della società civile e ai Capi missione delle Rappresentanze Diplomatiche in Italia‘.

‘Nel pomeriggio del 2 giugno saranno invece aperti, come di consueto, ai cittadini i giardini del Quirinale‘. ‘Nei capoluoghi di provincia, le Prefetture – conclude la nota – renderanno omaggio in termini strettamente istituzionali alla ricorrenza della Festa della Repubblica‘.

Le reazioni
Ventitré deputati di Sinistra Ecologia Libertà hanno presentato oggi, a un mese dalla parata del 2 giugno, una mozione parlamentare con la quale si chiede l’annullamento della parata e la destinazione delle risorse risparmiate alle misure contro la crisi e per il lavoro. ‘Apprezziamo il gesto del presidente Napolitano ma proprio per questo ci appare assurdo spendere milioni di euro per far sfilare carri armati e altri mezzi militari quando il paese attraversa una crisi così grave e non ci sono risorse nemmeno per assicurare i servizi fondamentali ai cittadini.

Meglio sarebbe destinare queste risorse agli ammortizzatori sociali, per gli asili nido o ai servizi per gli anziani non autosufficienti’. Lo affermano Claudio Fava e Giulio Marcon di Sinistra Ecologia Libertà, tra i firmatari della mozione. La parata di quest’anno costerà diversi milioni e nonostante le molte richieste provenienti dalle associazioni e dalle campagne della società civile, nessun segno di ripensamento si avverte da parte del governo e della Presidenza della Repubblica.

‘Con questa iniziativa – continuano Fava e Marcon – vogliamo anche ricordare che dobbiamo cambiare il nostro modello di difesa che deve essere rispettoso dell’art. 11 della nostra Costituzione’. ‘E’ possibile festeggiare in un altro modo la festa della Repubblica: quel giorno molti deputati di Sinistra Ecologia Libertà andranno a visitare i progetti che vedono impegnati i ragazzi e le ragazze in servizio civile che con questo impegno – concludono Fava e Marcon – forniscono un importante aiuto ai bisogni sociali del paese’.

‘Il segnale di sobrietà dato dal presidente Napolitano per il 2 giugno è positivo. Pensiamo ora a come rendere più sobria la parata del 2 giugno, coinvolgendo anche il mondo dell’associazionismo’. Lo afferma Edoardo Patriarca, deputato del Pd. ‘La crisi impone a tutti profili diversi – continua Patriarca – E ricordiamo che l’Italia nel mondo è rappresentata anche da una serie di soggetti del volontariato, che in questi anni di crisi sono stati un punto di riferimento per tanti’.

‘Napolitano annulla il ricevimento al Quirinale del primo giugno per sobrietà. Si vuole cancellare anche la tradizionale parata del 2?’ E’ quanto scrive Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra, in un tweet.

Governo: Enrico Letta alle consultazioni

Enrico-Letta-770x489Enrico Letta ha avviato a Montecitorio il suo giro di consultazioni da presidente del Consiglio incaricato. Berlusconi, che in questi giorni si trova negli Stati Uniti, dice che ‘fare un governo è più importante che scegliere chi lo guidi: ‘Non ne facciamo un problema di nomi – ha detto il leader del Pdl a Tgcom24 – ma di un esecutivo che affronti e mantenga nel programma gli otto punti che abbiamo proposto. Sono molto preoccupato, la situazione certamente non è facile, ma sono un ottimista per natura’.

Grillo: con questo governo il 25 aprile è morto  

‘Nella nomina a presidente del Consiglio di un membro del Bildeberg il 25 aprile è morto, nella grassa risata del piduista Berlusconi in Parlamento il 25 aprile è morto, nella distruzione dei nastri delle conversazioni tra Mancino e Napolitano il 25 aprile è morto, nella dittatura dei partiti il 25 aprile è morto, nell’informazione corrotta il 25 aprile è morto, nel tradimento della Costituzione il 25 aprile è morto, nell’inciucio tra il pdl e il pdmenoelle il 25 aprile è morto’, scrive Grillo sul blog. E prosegue: ‘Nella rielezione di Napolitano e il passaggio di fatto a una Repubblica presidenziale il 25 aprile è morto, nell’abbraccio tra Bersani e Alfano il 25 aprile è morto, nella mancata elezione di Rodotà il 25 aprile è morto, nella resurrezione di Amato, il tesoriere di Bottino Craxi, il 25 aprile è morto, nei disoccupati, nelle fabbriche che chiudono, nei tagli alla Scuola e alla Sanità il 25 aprile è morto, nei riti ruffiani e falsi che oggi si celebrano in suo nome il 25 aprile è morto, nel grande saccheggio impunito del Monte dei Paschi di Siena il 25 aprile è morto, nel debito pubblico colossale dovuto agli sprechi e ai privilegi dei politici il 25 aprile è morto, nei piduisti che infestano il Parlamento e la nazione il 25 aprile è morto, nelle ingerenze straniere il 25 aprile è morto, nella perdita della nostra sovranità monetaria, politica, territoriale il 25 aprile è morto’.

Da Scelta Civica sostegno a Letta  

Scelta Civica ha dato ‘piena disponibilità al presidente del Consiglio incaricato per far nascere il governo, abbiamo valutato con lui le grandi e serie difficoltà che ci sono’. Lo dice Andrea Olivero, portavoce di Scelta Civica dopo le consultazioni con Enrico Letta. Olivero ha aggiunto che Letta costruirà la sua squadra di governo ‘attorno ad un programma serio che non faccia sconti a nessuno, a partire dal programma dei `saggi´ e per affrontare le singole specifiche questioni. La compagine di governo sarà costruita per rendere efficace e possibile l’attuazione di quel programma siamo convinti che quello sia il metodo giusto’.

Vendola: no alle larghe intese  

‘Abbiamo fatto presente a Letta che per noi le larghe intese sono la risposta sbagliata alla domanda di cambiamento’. Lo dice Nichi Vendola al termine delle consultazioni alla Camera con il presidente del Consiglio incaricato. ‘Ma qualunque governo dovesse nascere – ha aggiunto il leader Sel – ha il dovere nel giro di poche ore di dare una risposta certa a chi attende una notizia buona: il rifinanziamento della Cig e conclusione dell’emergenza esodati‘.

Nencini (Psi): un esecutivo con eccellenze tecniche 

‘L’orientamento, che condivido, è quello di fare un Governo che si fondi su un’architrave politica in cui ci siano delle eccellenze tecniche, quindi invertendo la rotta di più recenti esperienze’. Lo ha detto Riccardo Nencini (Psi), al termine del colloquio con il presidente del Consiglio incaricato, Enrico Letta nell’ambito delle consultazioni per la formazione del Governo.

Fratelli d’Italia dice ‘no’ a Letta 

Fratelli d’Italia sarà all’opposizione del governo Letta e ribadisce il suo `no´ alle larghe intese, ma è disponibile a collaborare su alcuni temi, dalla riforma della legge elettorale ai provvedimenti che riguardano il lavoro.

Lo dice Guido Crosetto che ha incontrato assieme a Giorgia Meloni e Ignazio La Russa, il presidente del Consiglio incaricato, Enrico Letta. ‘Abbiamo il dubbio che il governo Letta possa essere una riedizione del governo Monti e questo ci pone nella condizione a non essere favorevoli alla fiducia – ha detto Crosetto – ma siamo disposti a una collaborazione e diamo la nostra disponibilità su tutti i temi che affrontano i problemi del paese, a cominciare dal lavoro’. Per Crosetto inoltre, si può fare ‘una modifica della legge elettorale in tempi brevi’. ‘Vogliamo inaugurare un modo nuovo di fare opposizione – ha concluso – non vorremmo trovarci nella stesa situazione in cui ci trovammo con i governi Berlusconi e Prodi, in cui il presidente del Consiglio era un presidente di una sola parte. Chiunque sarà il presidente del Consiglio, si può fare opposizione con dignità sapendo che chi rappresenta le istituzioni’.

Renzi: adesso la politica non diserti  

‘Ora arriva il momento nel quale gli auspici devono diventare realtà. Chi ha il coraggio delle proprie azioni deve arrivare in fondo, non deve disertare’. Lo ha detto il sindaco di Firenze Matteo Renzi durante le celebrazioni del 25 aprile a Firenze parlando dell’incarico affidato a Enrico Letta.

La difficile strada per formare il governo 
Per lui, quello da varare resta ‘un governo di servizio al Paese’ come già detto subito dopo aver incontrato Giorgio Napolitano. L’esponente del Pd potrebbe sciogliere la riserva con cui ha accettato l’incarico mercoledì, quando dovrebbe salire al Colle per incontrare il Presidente della Repubblica con la lista dei ministri. Il dibattito alle Camere sulla fiducia potrebbe iniziare perciò lunedì, dopo il giuramento dei ministri. Anche se Napolitano ha tenuto a precisare ieri che il tentativo messo in campo ‘non ha alternative’, la strada che porta alla formazione dell’esecutivo appare in salita. Il Pdl chiede un governo di forte caratura politica che sia composto da propri esponenti politici di primo piano come Angelino Alfano (sarà vicepremier?), Renato Schifani, Maurizio Lupi, Renato Brunetta, Mara Carfagna, Fabrizio Cicchitto. Il centrodestra chiede inoltre un programma che inglobi la restituzione e l’abolizione dell’Imu oltre alla riforma della giustizia. Ieri si e’ parlato di Schifani agli Interni e di Mariastella Gelmini all’Istruzione (incarico già ricoperto in passato). Letta, che ha ascoltato per telefono l’opinione di Silvio Berlusconi dagli Stati Uniti (gli avrebbe chiesto di andare avanti con convinzione), non intende formare un esecutivo con oltre 18 ministri. Di tutt’altro tenore la posizione del Pd che vorrebbe invece non schierare nel governo esponenti di punta preferendo la soluzione di ministri da scegliere tra i 10 saggi nominati dal Capo dello Stato lo scorso 30 marzo per elaborare appunti programmatici sui temi economici e delle riforme istituzionali. Da parte del Pd si cerca anche di impedire che i ministri che hanno fatto parte dell’ultimo governo Berlusconi possano rientrare nell’esecutivo guidato da Letta.

Tra gli esponenti piddini, sarebbero in pole position il renziano Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia, per il dicastero dei Rapporti con le Regioni e Sergio Chiamparino, ex sindaco di Torino, per quello dello Sviluppo. Mario Mauro, Scelta Civica, potrebbe essere nominato vicepremier. Alcune indiscrezioni fanno balenare l’ipotesi che alla Farnesina possa tornare Massimo D’Alema. Luciano Violante, che ha fatto parte dei 10 saggi scelti dal Capo dello Stato, potrebbe diventare Guardasigilli, alle Riforme potrebbe andare il pidiellino Gaetano Quagliariello (anche lui era tra i saggi). Nella squadra di governo potrebbero entrare altri due saggi: Giovanni Pitruzzella ed Enrico Giovannini. Per l’identikit del ministro dell’Economia si continua a fare il nome di Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia. Nel Pd persiste un’area di dissenso rispetto all’accordo di governo con il Pdl che ha capovolto in pochi giorni – dopo il fallimento delle candidature di Franco Marini e Romano Prodi per il Quirinale – la prospettiva del ‘governo di cambiamento‘ su cui aveva lavorato l’ex segretario Pier Luigi Bersani. Difficile dire in quanti potrebbero non dare la fiducia al governo rischiando di essere messi fuori dal Pd. Intanto il presidente incaricato ha avuto un colloquio telefonico con Matteo Renzi che gli ha confermato l’impegno a non creare difficoltà al tentativo in corso e di voler attendere lealmente il congresso straordinario del Pd che si terrà entro l’estate.

Su Twitter: #25aprileBuon 25#liberazione#Resistenza

(fonte laStampa)

 

Napolitano giura e si commuove: ‘se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità, non esiterò a trarne le conseguenze’

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano‘Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione‘. Pronunciando questa formula il Presidente Napolitano ha giurato fedeltà al Paese poco prima di iniziare il suo discorso alle Camere riunite in seduta comune e con i delegati delle Regioni che ha aperto con queste parole: ‘Lasciatemi innanzitutto esprimere – insieme con un omaggio che in me viene da molto lontano alle istituzioni che voi rappresentate – la gratitudine che vi debbo per avermi con così largo suffragio eletto Presidente della Repubblica. E’ un segno di rinnovata fiducia che raccolgo comprendendone il senso, anche se sottopone a seria prova le mie forze : e apprezzo in modo particolare che mi sia venuto da tante e tanti nuovi eletti in Parlamento, che appartengono a una generazione così distante, e non solo anagraficamente, dalla mia’.

Il capo dello Stato non ha negato i problemi, e ha chiesto ai partiti un senso di responsabilità pari a quello dimostrato da lui. ‘A questa prova a cui non mi sono sottratto. Ma sapendo che quanto è accaduto qui nei giorni scorsi ha rappresentato il punto di arrivo di una lunga serie di omissioni e di guasti, di chiusure e di irresponsabilità’.

Poi, un durissimo monito ad una classe politica ‘autoindulgente’: alla richiesta di riforme e di rinnovamento, ‘non si sono date soluzioni soddisfacenti: hanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi’. È imperdonabile, ha detto, la mancata riforma delle legge elettorale. ‘Non meno imperdonabile- ha proseguito- resta il nulla di fatto in materia di sia pur limitate e mirate riforme della seconda parte della Costituzione, faticosamente concordate e poi affossate, e peraltro mai giunte a infrangere il tabù del bicameralismo paritario. Ho il dovere di essere franco: se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esiterò a trarne le conseguenze dinanzi al paese’.

È preoccupato, Napolitano. ‘Le sfide e le prove che abbiamo davanti sono più che mai ardue, profonde e di esito incerto. Questo ci dice la crisi che stiamo attraversando’.

Occorre grande attenzione di fronte a esigenze di tutela della libertà e della sicurezza da nuove articolazioni criminali e da nuove pulsioni eversive, ha detto il capo dello Stato, ‘e anche di fronte a fenomeni di tensione e disordine nei rapporti tra diversi poteri dello Stato e diverse istituzioni costituzionalmente rilevanti’.

Un passaggio è dedicato anche al Movimento 5 Stelle: ‘Apprezzo l’impegno con cui’ il Movimento ‘ha mostrato di volersi impegnare alla Camera e al Senato, guadagnandovi il peso e l’influenza che gli spetta: quella è la strada di una feconda, anche se aspra, dialettica democratica e non quella, avventurosa e deviante, della contrapposizione tra piazza e Parlamento’. La Rete, ha detto Napolitano, ‘fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all’aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi, ma non c’è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all’imperativo costituzionale del metodo democratico’.

L’appello: ‘Le forze rappresentate in Parlamento, senza alcuna eccezione, debbono dare ora’ il loro ‘apporto alle decisioni da prendere per il rinnovamento del Paese. Senza temere di convergere’ sulle soluzioni. ‘Il fatto che in Italia si sia diffusa una sorta di orrore per ogni ipotesi di intese, alleanze, mediazioni, convergenze tra forze politiche diverse, è segno di una regressione, di un diffondersi dell’idea che si possa fare politica senza conoscere o riconoscere le complesse problematiche del governare la cosa pubblica e le implicazioni che ne discendono in termini, appunto, di mediazioni, intese, alleanze politiche’.

Trentuno applausi, cinque interruzioni di Napolitano. Tutti tranne i deputati e i senatori del M5S che si sono alzati, come annunciato, per rispetto, ma non hanno applaudito. Quasi mai almeno, per il tempo in cui il Capo dello Stato ha parlato. Quella di non battere le mani era la linea decisa dai grillini, ma a volte è stato inevitabile.

Oggi è stato il giorno del discorso e prima di lasciare l’aula di Montecitorio, Giorgio Napolitano ha scambiato un saluto con il senatore a vita Emilio Colombo e ha avuto un breve scambio con il leader del Pdl Silvio Berlusconi.

‘Il discorso più ineccepibile e straordinario che io abbia mai sentito in 20 anni”, ha commentato Berlusconi. “In questo momento è il miglior presidente che potessimo avere”, ha aggiunto continuando a spiegare come Napolitano abbia “invitato a buttare a mare la parola ‘inciuci’: la politica è fatta di compromessi, mediazioni. Alleanze anche tra chi si trova su sponde opposte”, dettate “dalle esigenze del momento che comportano di superare le distanze’.

Che sia stato un discorso “ottimo” è anche quanto ha detto Pier Luigi Bersani, lasciando l’Aula. La strigliata e il forte richiamo alla responsabilità dei partiti non lo hanno impressionato: ‘Cos’altro doveva dire? Ha detto benissimo quel che doveva dire’, ha detto.

Nessun commento ufficiale, per ora, del Movimento 5 Stelle sull’intervento del presidente rieletto. ‘Commenteremo tra un po’. Ci sarà un comunicato dei gruppi’, ha spiegato Roberto Fico. Ma Grillo pochi minuti prima dell’insediamento di Napolitano per il suo secondo mandato aveva postato sul suo blog le parole dette dal capo dello Stato a marzo 2013. Il post è intitolato ‘Napolitano reloaded’. E dal Movimento qualche voce è poi venuta fuori senza comunicato ufficiale: ‘Non avevo mai sentito un presidente parlare contro un partito in parlamento. Un discorso molto schierato’, ha detto Manlio Di Stefano, deputato del M5S. ‘Ora bisogna vedere se dalle parole si passerà ai fatti’, ha detto la deputata di M5S, Mara Mucci.

‘Quello del presidente Napolitano è stato un discorso politico, in barba al ruolo di garanzia che un Capo dello Stato dovrebbe mantenere’, hanno detto i capigruppo di Camera e Senato, Roberta Lombardi e Vito Crimi, commentano così il discorso di insediamento del Presidente della Repubblica. ‘E’ stata evidentemente dettata la linea politica del prossimo governo con la riforma della legge elettorale, la normativa anti-corruzione e il superamento del bicameralismo perfetto: in pratica, è stata indicata l’adozione del testo preparato dai ‘saggi’ scelti fra le istituzioni e i partiti”.

Per Dario Franceschini, il presidente è un ‘gigante’. ‘Ha preso il timone, ha indicato la strada, ha dato qualche schiaffone salutare. Napolitano è un gigante, ora tutti devono rispondere o sì o no. Io rispondo sì’. Dello stesso avviso anche Fabrizio Cicchitto, parlamentare del Pdl: ‘Una grande lezione di politica che in queste aule non si sentiva da diversi anni. Se non si vuole vanificare totalmente questa legislatura è indispensabile la coalizione fra forze diverse, avversarie e anche opposte, che si misurino con i nodi drammatici che attanagliano la società italiana. In sostanza una lezione di politica e anche di matematica’.

‘Bene Napolitano. Governo subito o tutti a casa. Il Presidente esprime l’orgoglio della Politica e il coraggio di decisioni difficili’, ha scritto su Twitter il segretario della Lega, Roberto Maroni, governatore della Lombardia.

‘Bellissimo discorso. Aspetto che qualcuno dica di nuovo che è vecchio e mi faccio quattro risate’, ha commentato il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, ‘è stata una grande lezione politica, morale e istituzionale, ora i partiti rispondano con i fatti e non con gli applausi’.

Per l’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari quello di Napolitano è stato ‘un discorso molto chiaro di fortissima denuncia della crisi delle forze politiche e dei partiti’. ‘Un linguaggio di chiarezza encomiabile. Gli ha dato degli ‘imperdonabili’ e sono degli ‘imperdonabili’ – ha detto il filosofo riferendosi ai parlamentari – si possono perdonare evangelicamente ma non si possono perdonare politicamente’.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, avvierà domani mattina, ricevendo il Presidente del Senato della Repubblica, Pietro Grasso, e la Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, un rapido giro di incontri con le rappresentanze parlamentari essenzialmente per verificare ogni eventuale aggiornamento delle posizioni già illustrate nelle precedenti consultazioni per la formazione del nuovo Governo.

Il discorso integrale del presidente della Repubblica 

#Napolitano

Il secondo mandato di Napolitano

elezione-del-presidente-della-repubblicaSembra un paradosso, ma il rieletto Napolitano si è dimesso. La procedura vuole così: per poter prestare il giuramento previsto oggi pomeriggio alle 17 dinanzi alle Camere riunite in qualità di presidente eletto, il capo dello Stato ha dovuto sottoscrivere formali dimissioni. E subito dopo al Quirinale è stata ammainata la bandiera della presidenza.

Giorgio Napolitano è tenuto in alta considerazione per il suo profilo personale dal governo tedesco come nel contesto internazionale’, ha commentato oggi il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert a Berlino.

Alle 17 inizierà il secondo mandato di Napolitano alla presidenza della Repubblica. Mentre il capo dello Stato presterà giuramento sulla  Costituzione, dal Gianicolo 21 colpi di cannone saluteranno  l’inizio del nuovo settennato della più alta carica dello Stato. Sarà la presidente della Camera Laura Boldrini a invitare Napolitano a  giurare, in base all’articolo 91 della Costituzione secondo la formula  che il capo dello Stato probabilmente conoscerà ormai a memoria: ‘Giuro  di essere fedele alla Repubblica e di osservare lealmente la  Costituzione’.

Dopo il giuramento, che sarà ‘segnato’ dalla campana di Montecitorio, ci sarà uno scambio di poltrone: il Capo dello Stato si metterà su quella dove si trovava la terza carica dello Stato, e pronuncerà il suo discorso al Parlamento. Subito dopo si procederà alla chiusura della seduta, con Laura Boldrini e il presidente del Senato Pietro Grasso che accompagneranno Napolitano all’ingresso principale, dove ad attenderlo, oltre ad uno schieramento interforze, ci sarà il presidente del Consiglio Mario Monti con il quale andrà all’Altare della Patria. I presidenti dei due rami del Parlamento attenderanno infine al Quirinale l’arrivo del capo dello Stato.

(fonte laRepubblica)

È il primo bis nella storia della Repubblica Italiana: Giorgio Napolitano di nuovo presidente

Napolitano rielettoÈ il primo bis nella storia della Repubblica Italiana: Giorgio Napolitano è stato rieletto presidente della repubblica con 738 voti alla sesta votazione, 217 le preferenze per Stefano Rodotà. È la prima volta che un Capo dello Stato viene rieletto per il secondo settennato. Il Capo dello Stato ha accettato la ricandidatura al Quirinale dopo un forte pressing da parte di Pd, Pdl e Scelta civica. Passa dunque per l’attuale inquilino del Colle, 88 anni a giugno, la carta tirata fuori nelle ultime ore da Pd e Pdl, il giorno dopo lo sgambetto a Romano Prodi da parte di un centinaio di franchi tiratori del centrosinistra e l’annuncio da parte di Pier Luigi Bersani di dimettersi dopo il voto per il Capo dello Stato. Napolitano nella mattinata aveva ricevuto Bersani, Berlusconi, il premier Mario Monti e una delegazione di presidenti delle Regioni. Gli è stato rivolto, spiega una nota del Quirinale, ‘un caldo appello a riconsiderare le ragioni da lui più volte indicate di indisponibilità a una ricandidatura’.

L’aula alla Camera nella mattinata aveva decretato una nuova fumata nera al termine dello spoglio della quinta votazione: Stefano Rodotà aveva ottenuto 210 voti, Giorgio Napolitano 20, Rosario Monteleone 15, Emma Bonino 9, Anna Maria Cancellieri 3, Massimo D’Alema 2, Franco Marini 2. I voti dispersi sono stati 14, le schede bianche 445, le schede nulle 17. Ieri, nel quarto tentativo il professore ha ottenuto appena 395 preferenze, contro le 213 di Stefano Rodotà e le 78 del ministro Annamaria Cancellieri. Dopo che il suo nome è stato bruciato, Prodi si è detto non più a disposizione. Renzi su Facebook: spero che siano finiti i giochi disgustosi, inevitabili e sagge le dimissioni di Bersani. Ecco la cronaca della giornata.

Ore 18,15. Napolitano riconfermato presidente 
È stato raggiunto il quorum per la rielezione del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Applauso lungo e spontaneo in aula alla Camera.

Ore 17,54. Dopo le prime cento schede Napolitano ha il 79% dei voti 
Dopo le prime cento schede scrutinate Giorgio Napolitano ha 79 voti. La percentuale è dunque del 79 per cento. Per essere eletto deve raggiungere il quorum della metà più uno dei grandi elettori, pari a 504 voti.

Ore 17, 48. Fassina: Grillo smentisca e si scusi per le sue parole incendiarie
‘Grillo parla di golpe smentisca e si scusi perché le sue sono parole incendiarie’, ha detto Stefano Fassina, dirigente del Pd, intervistato nel corso dello speciale del TgLa7. ‘Le parole di Grillo non vanno prese alla leggera perché Grillo è capo di un partito e noi stiamo eleggendo un presidente che non gli piace ma lo stiamo eleggendo democraticamente’.

Giorgio Napolitano, 87 anni, è il primo capo dello Stato a ricevere la richiesta di rielezione essendo ancora in carica. Oltre a essere stato il primo presidente proveniente dal Pci, potrebbe quindi anche diventare il primo presidente eletto per la seconda volta.
La sua disponibilità viene accolta con favore in Europa. ‘Ringrazio il presidente Napolitano per la sua assunzione di responsabilità e la sua generosità, nell’accettare la ricandidatura a presidente in un momento così difficile’ scrive in una nota il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz. Soddisfatti anche la Conferenza episcopale italiana (Cei) e l’Osservatore Romano. Scrive il quotidiano della Santa Sede: ‘È ancora una volta Giorgio Napolitano la vera risorsa della Repubblica’.

‘Intanto faccio i miei migliori auguri a Napolitano. Non ho nessun’altra riflessione da fare, encefalogramma piatto. Anche se sono preoccupato per il paese da molto tempo’. Nipotini, figlio e nuora ad attenderlo, ma anche una notevole folla di giornalisti. E’ atterrato all’aeroporto Marconi di Bologna, Romano Prodi, di ritorno dalla missione in Mali come da programma. Anche se rimette piede sul suolo italiano masticando amaro per quella candidatura al Quirinale bruciata alla quarta votazione.

‘Grazie dell’accoglienza, mi ricorda i vecchi tempi, ma non ho nulla da dichiarare’, afferma l’ex premier nella sala arrivi del Marconi. Qualche caramella scambiata con uno dei nipotini, qualche timido applauso tra i viaggiatori che lo riconoscono.

‘Sulle frasi di Grillo non commento’, ha proseguito. E a chi gli ha chiesto se è deluso da quello che è successo, con la rielezione di Napolitano al Quirinale dopo la sua bocciatura, la risposta amara dell’ex presidente del consiglio è stata lapidaria: ‘Per nulla. Solo molto sereno, non mi sento tradito’.

Pochi minuti dopo Prodi ha raggiunto casa sua in via Gerusalemme: ‘Perché tutta questa gente non sono mica il presidente della Repubblica?’.

Beppe Grillo è diretto a Roma, vi aspettiamo in piazza Montecitorio per riprenderci il maltolto! Alle 19.30′. Lo annuncia su Twitter il Movimento 5 Stelle di Roma.

‘Il M5S da solo non può però cambiare il Paese. E’ necessaria una mobilitazione popolare. Sarò davanti a Montecitorio stasera. Rimarrò per tutto il tempo necessario. Dobbiamo essere milioni. Non lasciatemi solo o con quattro gatti. Di più non posso fare. Qui o si fa la democrazia o si muore come Paese’. Lo scrive Beppe Grillo sul suo blog.

‘Ci sono momenti decisivi nella storia di una Nazione. Oggi, 20 aprile 2013, è uno di quelli. E’ in atto un colpo di Stato. Pur di impedire un cambiamento sono disposti a tutto. Sono disperati. Hanno deciso di mantenere Napolitano al Quirinale’, scrive Grillo sul blog.

‘Quattro persone: Napolitano, Bersani, Berlusconi e Monti si sono incontrate in un salotto e hanno deciso di mantenere Napolitano al Quirinale, di nominare Amato presidente del Consiglio, di applicare come programma di Governo il documento dei dieci saggi di area pdl/pd che tra i suoi punti ha la mordacchia alla magistratura e il mantenimento del finanziamento pubblico ai partiti’, scrive il leader dl M5S.

‘Nel dopoguerra, anche nei momenti più oscuri della Repubblica, non c’è mai stata una contrapposizione così netta, così spudorata tra Palazzo e cittadini. Rodotà è la speranza di una nuova Italia, ma è sopra le parti, incorruttibile. Quindi pericoloso. Quindi non votabile – aggiunge – Il MoVimento 5 Stelle ha aperto gli occhi ormai anche ai ciechi sull’inciucio ventennale dei partiti’, aggiunge.

Ed è proprio Rodotà a dirsi contrario a qualsiasi marcia su Roma. ‘Io sono contrario a qualsiasi marcia su Roma’. Lo ha dichiarato a Bari Stefano Rodotà.

‘Per quanto riguarda le ultime vicende sono sempre stato convinto che le decisioni parlamentari possano e debbano essere discusse e criticate anche duramente ma partendo dal presupposto che si muovano nell’ambito della legalità costituzionale’. Lo ha detto a Bari Stefano Rodotà dopo le parole pronunciate da Beppe Grillo. ‘Ringrazio tutti quelli che pensano a me e sono contento che il mio nome parli alla sinistra italiana‘, ha ripetuto ancora una volta Rodotà.

‘Io non devo dire né sì né no, questo è il punto. Avrei dovuto dire qualcosa se fossi stato lì dentro’. Lo ha detto Stefano Rodotà, oggi a Bari per un dibattito alla ‘Repubblica delle idee’ del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, parlando delle votazioni a Montecitorio che lo hanno visto candidato al Quirinale contrapposto alla rielezione di Giorgio Napolitano.

‘Non so nulla oggi’, ha argomentato Rodotà. Quanto al suo alto gradimento fra i militanti M5S alle ‘quirinarie’, ‘i voti della Rete sono una cosa complicata da decifrare. Intanto c’è stata una grandissima attenzione, crescente, abbastanza impressionante’.

‘Dai democratici un silenzio inspiegabile. Sono stato scelto dal web e non da Beppe’. Lo dice Stefano Rodotà, giurista, candidato del M5S al Quirinale in una intervista. ‘Mi conoscono da una vita – afferma – e neanche una telefonata. Sono molto irritato. Ho lavorato tanti anni con quelle persone. Quando faceva comodo mi cercavano parecchio. La mia candidatura – aggiunge – girava in rete da mesi con sottoscrizioni, firme e appelli. Non è l’invenzione dei 5 Stelle’.

‘Ho letto dichiarazioni ipocrite da parte del Pd. Non hanno mai parlato con me della mia candidatura. Eppure, il mio numero ce l’hanno – spiega il giurista – Se c’è stato qualcosa cui i parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno tenuto molto in questi giorni, è proprio dire che la mia non era una scelta interna, che non apparteneva alla loro parte politica. È aperta a tutti. Lo hanno spiegato più volte e molto bene. Per questo non l’ho sottolineato’.

‘Sono un signore che loro conoscono bene da alcuni anni – aggiunge Rodotà – Esistono molti strumenti oggi per tenersi in contatto: telefono, sms, e-mail. Se volevano un chiarimento perché non li hanno usati’? Rodotà ha detto di essere ‘rispettoso di chi ha fatto su di me un investimento politico significativo’. E ribadisce: ‘la mia candidatura girava in rete da mesi. Non è stata certo un’invenzione dei grillini. Girava, era stata molto appoggiata e questo ha determinato poi la reazione della rete’.

Rodotà afferma di aver ‘fatto due chiacchiere’ con Laura Puppato: ‘Così, perché lei mi aveva votato. Non siamo entrati nel merito della mia candidatura. Su quella c’è un silenzio totale. Nessuno si è preso la briga di parlarne con me’.

Renzi: ora il Pd può cambiare senza paura. Lo scrive il sindaco di Firenze in un tweet nel quale si rallegra per l’elezione di Napolitano, definito ‘il presidente di tutti’. ‘Napolitano è il presidente di tutti Parlare di golpe è ridicolo’.

Monti: per l’Italia enorme fortuna avere ancora Napolitano. Nel momento in cui il nome di Napolitano ha superato i 504 voti richiesti, Mario Monti gli ha telefonato dall’Aula di Montecitorio per rallegrarsi ed esprimere profonda gratitudine per aver accettato la candidatura. Lo rende noto un comunicato. ‘Monti – aggiunge il comunicato – ha espresso a Napolitano, anche a nome di Scelta Civica, profonda gratitudine per aver accettato, con grande spirito di sacrificio, di proseguire nel suo alto magistero istituzionale e morale, in questa difficile fase della vita nazionale’.

Pd, si dimette intera segreteria. Enrico Letta: ‘Andremo a congresso’. Bersani: ‘Risultato eccellente, grazie Napolitano’.

Sesta votazione i dati ufficiali . Giorgio Napolitano ha ottenuto 738 voti. Stefano Rodotà è rimasto fermo a 217, pur guadagnando una decina di voti rispetto a quelli delle forze politiche che lo sostenevano, Sel e Movimento Cinque Stelle. Hanno ottenuto voti anche Sergio De Caprio, il comandante ‘ultimo’, otto, Romano Prodi, 2, Massimo D’alema, 2, 1 voto Slvio Berlusconi, Renato Schifani e Francesco Guccini.

Già 21 anni fa Giorgio Napolitano e Stefano Rodotà si contesero uno scranno, quello della presidenza della Camera. Maggio 1992, l’XI legislatura era da poco iniziata e l’allora Pds si divise su chi scegliere per la terza carica dello Stato. Un mese prima, ad aprile, Napolitano aveva sfidato per la presidenza della Camera Oscar Luigi Scalfaro ed era stato battuto. Poi Scalfaro fu eletto al Quirinale e la poltrona più alta di Montecitorio si liberò. Per il Pds si pose il problema del nuovo candidato e la rosa si restrinse a tre: lo stesso Napolitano, Rodotà, vicepresidente della Camera e presidente del partito, e Nilde Iotti. Alla fine la Quercia non senza lacerazioni puntò su Napolitano, che fu eletto, e Rodotà si dimise da presidente del Pds.

Napolitano il quarto presidente più votato. Con 738 voti su 997 votanti, pari al 74%, Giorgio Napolitano risulta il quarto Presidente della Repubblica più votato. Meglio di lui hanno fatto Sandro Pertini, 832 voti su 995, pari all’84,4%; Giovanni Gronchi, 658 su 833, pari al 78%; Francesco Cossiga, 752 su 977, pari al 74,3%. Subito dopo Napolitano, Carlo Azeglio Ciampi, 707 voti su 990 votanti, pari al 71%. Nel 2006, il Capo dello Stato rieletto oggi ottenne 543 preferenze su 990 votanti, pari al 54,3%.

Van Rompuy: ‘Congratulazioni a Napolitano per senso di dovere’.’Congratulazioni a Giorgio Napolitano per la sua rielezione a presidente della Repubblica italiana e per il senso del dovere espresso’. E’ quanto scrive in un tweet il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy.

Papa Francesco loda ‘la grande disponibilità e lo spirito di sacrificio’ con il quale Giorgio Napolitano ‘ha accettato nuovamente la suprema magistratura dello Stato Italiano quale presidente della Repubblica’. ‘Desidero rivolgerle – gli scrive in un messaggio personale – le più sincere e cordiali espressioni augurali, e mentre auspico che Ella possa continuare la sua azione illuminata e saggia sostenuto dalla responsabile cooperazione di tutti invoco sulla sua persona e sul suo alto servizio al Paese la costante assistenza divina e di cuore invio a Lei ed alla diletta Nazione Italiana la benedizione apostolica quale incoraggiamento a costruire un futuro di concordia, di solidarietà e di speranza’.

‘In questo campo di rovine che è diventata la politica italiana’ Giorgio Napolitano ‘è l’unico ad essere restato più o meno affidabile, rassicurante, professionale’. Così scrive ‘Le Monde‘ in un commento alla rielezione di Napolitano al Quirinale in cui spiega che proprio per questo ‘si sono rivolti a lui per uscire dall’impasse politica che minacciava di diventare un abisso in cui sarebbero stati risucchiati’.

‘Ammiro la sua decisione di servire di nuovo il popolo italiano come presidente’: lo afferma il presidente americano, Barack Obama in una nota sulla rielezione di Giorgio Napolitano al Quirinale.

Napolitano giura lunedì. Il giuramento di Giorgio Napolitano, si terrà lunedì prossimo alle ore 17. La cerimonia avverrà a Montecitorio alla presenza dei grandi elettori. Secondo alcune fonti, da martedì dovrebbero riprendere le consultazioni per la formazione di un nuovo governo.

Napolitano: ‘Su di me fiducia espressa liberamente’. ‘Auspico fortemente che tutti sappiano onorare i loro doveri concorrendo nel rafforzamento delle istituzioni repubblicane’. Lo ha detto Giorgio Napolitano dopo aver ricevuto la notifica ufficiale della avvenuta rielezione. ‘Tutti – ha continuato – ‘guardino come ho fatto io alla situazione difficile del Paese, ai suoi problemi, alla sua immagine e al suo ruolo nel mondo’. ‘Lunedì avrò modo di dire i termini entro i quali ho accolto in assoluta limpidezza l’appello rivoltomi’ per un secondo mandato presidenziale. Lo ha detto Giorgio Napolitano ricevendo dai presidenti di Camera e Senato, Boldrini e Grasso, la notifica ufficiale della avvenuta rielezione. Lunedì, ha aggiunto, ‘preciserò anche come intendo attenermi all’esercizio delle mie funzioni istituzionali’.

Grillo rinuncia a Montecitorio. Impossibile arrivare a piazza Montecitorio. Grillo si sposta a piazza del Popolo. Oltre un migliaio in piazza per Grillo. Sono oltre un migliaio i manifestanti raccolti attorno a piazza Montecitorio, con una folla gremita anche lungo via del Corso, in attesa dell’arrivo di Beppe Grillo. M5S su Twitter: ‘Isolare i violenti. Una raccomandazione: nessun tipo di violenza, ma solo protesta civile. Isolate gli eventuali violenti’. Così il Movimento 5 Stelle su Twitter. E sceglie sempre Twitter Beppe Grillo per comunicare le novità a proposito di manifestazione. ‘Arriverò a Roma durante la notte e non potrò essere presente in piazza. Domattina organizzeremo un incontro con la stampa e i simpatizzanti’, fa sapere con un tweet.

 Ad ora non è confermata la manifestazione di domani del Movimento 5 Stelle con Beppe Grillo a Roma. Lo si apprende da fonti del Movimento 5 Stelle romano e laziale che precisano che'”fino a questo momento non è stato chiesto il permesso per alcuna piazza della Capitale e se si decidesse domani mattina di organizzare qualcosa sarà fatto con la voglia di ritrovarsi così come si faceva i primi tempi a Parma e lo si farà nei parchi’. ‘Non faremo nessuna marcia su Roma – aggiungono – quello che avevamo da dire lo abbiamo detto da subito fuori da Montecitorio e abbiamo continuato fino a poco fa fino a piazza Colonna. Adesso non siamo più in strada, noi del movimento siamo tornati a casa dalle nostre famiglie. A protestare ora sono centri sociali, gente del Pd delusa dal proprio partito, noi per oggi abbiamo finito’. I cinque stelle dicono, almeno per questa sera, di aver ‘convinto il leader Beppe Grillo, a non organizzare nulla per domani’.

Su Twitter #napolitanobis , #tuttiaroma#marciasuroma#presidentedituttiParlamentoPaeseStato#ReGiorgioColle

Napolitano: ‘Tutto quello che avevo da dare l’ho dato. Non mi convinceranno a restare’

Giorgio-Napolitano-negli-anni-70Tutto quello che avevo da dare l’ho dato. Non mi convinceranno a restare‘. Lo dice il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un colloquio con il direttore de ‘La Stampa‘, alla vigilia dell’elezione del successore. In queste ore infatti si moltiplicano le pressioni per cercare di convincere il Capo dello Stato ad accettare un prolungamento, a restare al suo posto ancora per un anno o due. Richieste che vengono risolutamente rispedite al mittente: ‘Ora ci vuole il coraggio di fare delle scelte, di guardare avanti, sarebbe sbagliato fare marcia indietro’.

Il Presidente è certamente grato per tutti i riconoscimenti che gli vengono tributati ma considera il mandato concluso – ‘tutto quello che avevo da dare ho dato’ ripete – anche perché conosce perfettamente la fatica del ruolo, sente il peso degli sforzi fatti e ricorda che a giugno compirà 88 anni. Restare o peggio tornare indietro, sottolinea Napolitano, ‘sarebbe ai limiti del ridicolo’.

Il Capo dello Stato difende poi l’attività dei ‘saggi’ per ‘dare una conclusione seria al lavoro compiuto’. Napolitano resta convinto che i saggi siano ‘stati l’ultimo contributo possibile’, un contributo che ‘non andrebbe buttato via’ perché ha dimostrato che un dialogo è possibile anche tra persone molto diverse tra loro, che ‘esistono occasioni di collaborazione’ che andrebbero colte al volo.

Ma certi processi politici non possono essere imposti da nessun Presidente, spetta ai partiti decidere se collaborare e in che forme e ora toccherà al successore di Napolitano riprendere il filo e trarre le conclusioni di questa fase convulsa.

Il primo giorno da Pontefice di Jorge Mario Bergoglio

POPE: FRANCIS PRAYS AT ROME'S SANTA MARIA MAGGIORELo aveva anticipato ieri, quando dalla Loggia esterna della Benedizione della Basilica Vaticana si è presentato ai fedeli accorsi in Piazza San Pietro, dopo la fumata bianca del Conclave. Poco dopo le otto del mattino Papa Francesco ha raggiunto la Basilica di Santa Maria Maggiore. Il Santo Padre si è raccolto in una preghiera privata per dieci minuti presso l’altare della Madonna. Ai padri domenicani penitenziari della basilica (chiamati ‘i confessori del Papa’) ha detto: ‘Siate misericordiosi verso le anime, ne hanno bisogno. Pregate per me’. Dopo il silenzio della preghiera Papa Francesco – accompagnato dal prefetto della Casa pontificia George Gaenswein e il viceprefetto padre Leonardo Sapienza – e insieme a monsignor Emilio Silvestrini, canonico liberiano di Santa Maria Maggiore e ai domenicani e ai francescani della basilica, ha intonato il canto mariano ‘Salve Regina’.

Terminata la visita, durata in tutto una trentina di minuti, il Papa si è recato alla Domus Internationalis Paulus VI, in via della Scrofa a Roma, per prendere le sue cose. Bergoglio ha voluto pagare il conto. Era lì prima del trasferimento a Santa Marta dove non aveva portato tutti i bagagli. Papa Francesco non dovrebbe recarsi oggi a Castel Gandolfo per incontrare il papa emerito Joseph Ratzinger.

Quella di questa mattina è la prima uscita in assoluto del nuovo Pontefice. Bergoglio ha lasciato la Basilica. Alle 17 poi, il Papa concelebrerà con tutti i cardinali la sua prima Messa da Pontefice nella Cappella Sistina. La celebrazione sarà in latino, con letture in italiano. Sabato nell’aula Paolo VI alle 11 Papa Francesco riceverà, come fecero i precedenti papi, i media. ‘L’ingresso sarà per tutti libero, non servono biglietti particolari’, ha spiegato Padre Federico Lombardi. Domani invece alle 11 nella Sala Clementina saluterà tutti i cardinali, sia gli elettori che i non elettori. Domenica il primo Angelus, martedì 19 marzo – alle 9:30 – la messa per la solenne inaugurazione del Pontificato.

Nella sua prima giornata da capo della Chiesa cattolica, al neo Papa sono arrivate anche le felicitazioni del capo dello Stato, Giorgio Napolitano. L’elezione a Sommo Pontefice della Chiesa Cattolica, sottolinea una nota del Quirinale, ‘è motivo di universale e gioiosa emozione’ e testimonianza di un ‘cattolicesimo senza confini’. ‘Il popolo italiano – si legge – ne è particolarmente partecipe, e a suo nome, interpretandone il sentimento comune e profondo, le indirizzo le mie più calorose e sincere felicitazioni’. ‘Lo straordinario patrimonio morale e culturale del Cattolicesimo – prosegue il capo dello Stato – è indissolubilmente intrecciato con la nostra storia bimillenaria e con i valori morali nei quali l’Italia si riconosce. La figura di San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia, al quale vostra Santità ha scelto di ispirarsi nell’assumere i nuovo Pontificato, racchiude questa condivisa ricchezza spirituale’.

Intanto vengono resi noti alcuni particolari delle ore immediatamente successive all’elezione del Pontefice. Papa Francescoargentino con genitori piemontesi, incontrando ieri sera i cardinali nella Cappella Sistina subito dopo la nomina ha mantenuto quell’atteggiamento di semplicità che lo contraddistingue. ‘Ha ricevuto l’omaggio dei cardinali stando in piedi senza sedersi nella poltrona papale’, ha raccontato padre Federico Lombardi ricordando come la nomina abbia colto ‘tutti di sorpresa. Si è trattato di una sorpresa positiva’.

‘Il nuovo Papa ci ha detto che l’evangelizzazione suppone zelo apostolico. E che bisogna uscire, andare verso chi ha bisogno, ad annunciare il Vangelo nelle periferie’. È la testimonianza del cardinale Fernando Filoni, rilasciata in un incontro nella Congregazione di Propaganda Fide, riportato da Fides.

Sulle bancarelle e in alcuni negozi di via della Conciliazione sono esposti i primi santini che raffigurano Papa Francesco. L’immagine ritratta è quella del Papa quando ieri si è affacciato dalla loggia della basilica di San Pietro per salutare le decine di migliaia di fedeli che erano accorsi per la sua nomina.

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