Justin Timberlake e il nuovo Myspace

Giorni contati per Twitter, Facebook, Pinterest o qualsiasi sociale network di più o meno recente acquisizione? I responsabili di MySpace hanno annunciato il nuovo rilancio del social network, in profonda crisi da anni e incapace fino a ora di reggere alla concorrenza di altri servizi come Facebook e Twitter.

La nuova versione è ancora in fase di rodaggio, ma un video mostra quali sono le sue principali funzionalità. Come era stato annunciato a fine giugno dello scorso anno, quando fu venduto da News Corp. di  Rupert Murdoch (che l’aveva comprato sette anni fa per 580 milioni di dollari) per 35 milioni di dollari  a Specific Media di Justin Timberlake, l’edizione rivista di MySpace servirà soprattutto per condividere foto e video con i propri amici, e per ascoltare la musica.

Il design ricorda molto quello di Pinterest e di alcuni servizi per ascoltare le canzoni in streaming. Al progetto partecipa anche naturalmente Justin Timberlake, che ha investito nell’iniziativa e che punta a un rilancio molto accattivante.

The new Myspace from Myspace on Vimeo.

Su Twitter: 

http://it.myspace.com/

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HTTP the next version: arriva il 2.0 e Facebook sceglie Spdy

The first iteration of Google production serve...

The first iteration of Google production servers was built with inexpensive hardware and was designed to be very fault-tolerant (Photo credit: Wikipedia)

Nome in codice SPDY, ovvero Speedy, veloce. Secondo la libera enciclopedia della rete Wikipediail nuovo protocollo creato da Google a livello applicativo per il trasporto di contenuti web, è l’implementazione che tutti stavano aspettando per poter passare all’HTTP 2.0. Perché?

Viene da chiederselo dopo la diffusione di un documento redatto da uno degli ingegneri di casa Facebook e inviato via email al consorzio W3. Una lettera scritta e divulgata ufficialmente tramite mailing list in cui il gruppo di sviluppatori e in particolare uno degli ingegneri di  Mark Zuckerberg che studiano come migliorare il network, già seguito in tutto il mondo da più di 900 milioni di utenti, si dice favorevole a Spdy.

L’obiettivo è quello di migliorare il dialogo browser server, facendo guadagnare in velocità sul caricamento delle pagine web rimuovendo  il numero massimo delle richieste effettuabili al server durante una connessione, introducendo un sistema per la gestione delle priorità e con la compressione degli header.

Contrariamente a quanto si possa pensare, SPDY non è pensato per sostituire completamente il protocollo HTTP, bensì è progettato per veicolare http al suo interno in modo da ridurre il caricamento e la latenza delle pagine web senza perdere la compatibilità con le applicazioni preesistenti. Questo risultato è ottenuto garantendo priorità e selezionando diversi file durante il trasferimento, in modo da richiedere una sola connessione TCP per client.

Tutte le trasmissioni sono criptate con SSL e compresse in gzip (al contrario di HTTP, anche le intestazioni sono compresse). Inoltre, i server potrebbero accennare o anche inserire contenuti, invece di aspettare richieste individuali per ogni risorsa della pagina web.

Insomma http sì, ma 2.0 e insieme a SPDY, proprio come dal web si è passati al 2.0.

A scegliere il nuovo protocollo Spdy come implementazione a http, in uso da 30 anni, sono Google e Facebook, per un web che dicono essere  più veloce e sicuro.

 Facebook ha dato ragione a Google e ha deciso di potenziare all’interno dei propri server tutte le tecnologie necessarie per accogliere il nuovo protocollo SPDY.  La notizia arriva con il messaggio pubblicato da un ingegnere alle dipendenze di sulla mailing list ufficiale del consorzio W3.

SPDY nasce in Google per sostituire lo storico http: l’idea è quella di caricare più velocemente le pagine web. L’intero progetto affonda le proprie radici nel 2009, quando un team di sviluppatori alle dipendenze del colosso del search engine ha aperto i cantieri per la creazione del nuovo protocollo web, il quale va ad affiancarsi ad http come soluzione disponibile per il dialogo client-server nel web.

Il suo funzionamento ruota intorno a tre concetti fondamentali: rimozione del numero massimo delle richieste effettuabili al server durante una connessione, introduzione di un sistema per la gestione delle priorità e compressione degli header.

In questo modo gli ingegneri Google sono riusciti ad ottimizzare la comunicazione tra browser e server, aggirando alcuni problemi attualmente presenti nell’implementazione dello stack http, che attualmente non permette di gestire le priorità. Per dimostrare la validità del nuovo protocollo SPDY, Google ha messo in piedi un confronto diretto tra i due protocolli utilizzando Galaxy Nexus con Chrome beta per Android. Il risultato è stato di 77 pagine provenienti da altrettanti siti popolari, caricate da SPDY ha una velocità superiore del 23% rispetto all’HTTP protocol.

Attualmente solo i browser Google Chrome e Firefox supportano il protocollo SPDY. In particolar modo gli utenti della Rete (blogforumchatwikiflickryoutubefacebookmyspacetwittergoogle+linkedin,
wordpressfoursquare, ecc.) che utilizzano Google Chrome, possono verificare le sessioni SPDY digitando chrome://net-internals/#events&q=type:SPDY_SESSION%20is:active.

Per quanto riguarda i servizi web che sfruttano questo protocollo, Google ovviamente è il primo che ha supportato SPDY seguito subito da Twitter. Ora sembra che anche Facebook si sia deciso e non appena SPDY sarà diffuso pubblicamente, gli utenti in coda a Marck Zuckenberg, con un browser web di supporto al protocollo, beneficeranno di un caricamento della pagina più veloce.

A good news, direbbe qualcuno. Soprattutto prevedendo l’enorme utilizzo del mobile in fase di crescita nella vita di tutti i giorni.

http://www.w3.org/
https://www.facebook.com/pages/Roba-da-ingegneri/127718020579849?sk=wall&filter=12
https://cookednews.wordpress.com/2012/05/20/facebook-just-married-zuckenberg-e-convogliato-a-nozze-lei-si-chiama-priscilla/ 

14 anni su Facebook e più di 32 mila invitati a sorpresa

E’ successo in un piccolo paese della Francia, dove un adolescente per festeggiare i suoi 14 anni ha pensato di creare un evento su Facebook. A quasi due settimane dal compleanno, il ragazzo ha pensato ad una ventina di inviti, qualche conoscente e una festicciola fra amici.

Ma nel giro di pochi minuti, qualcuno ha invece realizzato un evento parallelo, creando una pagina dedicata alla festa di Benjamin, con indirizzo e orario e alla quale hanno aderito più di 30 mila persone.

Sono bastate alcune ore per far lievitare il numero di ospiti previsti nella casa di Chamalières, piccolo comune francese di 17.636 abitanti, nei pressi di Clermont Ferrand, nel centro della Francia.

Il tam tam virtuale si è propagato anche a Twitter e MySpace, raccogliendo adesioni da tutta la Francia. Il padre di Benjamin, allertato da alcuni parenti, ha cancellato la festa e ha presentato una denuncia contro ignoti alla gendarmeria della città. Poi ha anche chiesto un servizio di scorta davanti alla casa il giorno del compleanno nel caso in cui dovessero esserci disordini.

Anonymous: ‘la musica deve cambiare’. Il collettivo di hacker mette in piedi una piattaforma pirata

Cambia il modo di ascoltare musica. Ad aiutarci è un gruppo di hacker di Anonymous che con Anontune ha aperto la caccia grossa sul web, dove è permesso pescare i propri brani preferiti creando e condividendo playlist. Basta selezionare il nome della song che si vuole ascoltare e rimanere anonimi all’industria discografica. Il messaggio del gruppo è: la musica deve cambiare.

Inserisci il brano dell’artista nel browser che inizia a cercare finché non trova. Uno due, tre oppure un numero infinito di pezzi del musicista preferito fino a farne una playlist da condividere. Chi resta anonimo non rischia di essere scoperto dalle etichette che vogliono battere cassa.

 La storia di Anontune 2 (esiste una seconda versione del progetto) comincia all’incirca 6 anni fa, dopo l’incontro di alcuni Anon su un sito di hacker, che iniziarono a pensare a un progetto per scalzare l’attuale modello di business discografico. Le idee però hanno preso corpo solo lo scorso dicembre, quando è stato postato un link al sito. In un giorno si è formato il team e il 23 febbraio sono cominciati i lavori.

Lo streaming music service di Anonymous per ora conta un migliaio di utenti e l’idea che muove il progetto è raccontata in un video dal titolo esplicativo ‘la musica deve cambiare’.

‘YouTube è un buon music player, ma non puoi sentire una canzone se qualcun altro non l’ha caricata – hanno spiegato gli Anon. Cosa succederebbe se si potesse combinare musica da più siti come per esempio da Myspace, Yahoo, YouTube e altri?’. I brani possono essere caricati da qualsiasi sito come The Hype Machine. Tutto è in una fase ancora progettuale e per ora il primo obiettivo rimane  quello di migliorare il modo in cui ascoltiamo musica online.

La guerra di Anonymous contro l’industria discografica è iniziata da un bel po’. Quando lo scorso gennaio è stato chiuso Megaupload, il gruppo ha attaccato i siti Riaa, la Recording Industry Association of America, la stessa che assegna dischi d’oro e di platino in base al numero di copie vendute, e del Dipartimento di Giustizia Americano. In Italia è la Fimi – Federazione Industria Musicale Italiana – ad assegnarlo, qualche giorno fa al rapper di origini siciliane Marracash per l’album ‘King del rap’.

Secondo un avvocato della  Electronic Frontier Foundation, Corynne McSherry, il progetto Anontune sembra essere legale.

La piattaforma è ancora primitiva, ma ecco come funziona. Bisogna creare un account e poi si può stilare una playlist digitando i titoli delle canzoni che si vogliono ascoltare. Si può anche collegare l’iPod e importare nel proprio profilo i brani caricati. Il motore di ricerca di Anontune comincerà allora a cercare i titoli sul Web. Al momento, la maggior parte delle canzoni si trovano su  YouTube e SoundCloud ai quali si aggiungeranno BandcampYahoo Music e Myspace Music.

La piattaforma funziona, ma in minima parte. ‘Abbiamo molti progetti, come lo sviluppo di software per aiutare gli utenti a raggiungere il massimo dell’esperienza musicale – ha detto un cofondatore di Anontune – È già tutto lì e questa è la parte più interessante del progetto’.

Anontune non è tuttavia l’unica novità relativa al mondo di Anonymous. È nato anche Anonpaste, un sito per pubblicare i propri comunicati alternativo all’ormai noto Pastebin – la cui dirigenza a quanto pare non digeriva benissimo il fatto di essere uno strumento di Anonymous.

E sempre al gruppo sembrano essere riconducibili le azioni degli hacktivisti che hanno generato i disservizi in Cina di qualche giorno fa. Una conseguenza diretta della campagna che vuole liberare la Rete nel paese asiatico, abbattendo ciò che è noto come il Grande Firewall Cinese.

Non ci resta che aspettare e ascoltare.

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