Grillo e la notte della Repubblica: ‘Otto milioni di italiani considerati intrusi, cani in chiesa’

Exploit di Grillo, il vero vincitore è il Movimento 5 stelle‘Più di otto milioni di italiani che hanno dato il loro voto al MoVimento 5 Stelle sono considerati intrusi, cani in chiesa, terzi incomodi, disprezzati come dei poveri coglioni di passaggio. Né più e meno dei 350.000 che firmarono per la legge popolare Parlamento Pulito che non è mai stata discussa in Parlamento dal 2007 e dopo due legislature è decaduta. Il M5S non può governare, ma neppure avere i diritti minimi di chi fa opposizione’. E’ quanto scrive Beppe Grillo sul suo blog.

‘L’offerta di un governo condiviso con il pdmenoelle con l’elezione di Rodotà, un presidente della Repubblica indipendente e incorruttibile, non è stata minimamente valutata. Eppure sarebbe stato l’inizio di un nuovo giorno, del rinnovamento del Paese.

E ora, dopo l’osceno colloquio notturno a tre, in cui due persone, Berlusconi e Bersani, hanno deciso tutto, governo, presidenze della Repubblica, programma, al cospetto dell’insigne presenza di Napolitano, il M5S non vedrà rispettati i suoi diritti di presiedere le commissioni del Copasir e della Vigilanza Rai. Andranno all’opposizione farlocca della Lega e di Sel, alleati elettorali di pdl e pdmenoelle. Un quarto degli elettori è di fatto una forza extra parlamentare’, sottolinea il leader del M5S.

‘Lo scorso sabato la folla ruggiva, aveva circondato il Parlamento sui quattro lati, stava per sfondare. Si era radunata spontaneamente. Erano cittadini che si sentivano impotenti, esclusi da qualsiasi rappresentanza, da ogni decisione. Persone che vivono sulla loro pelle e su quella dei loro familiari una crisi economica senza precedenti nella storia repubblicana. I responsabili di quella crisi ora si pongono a salvatori della Patria senza alcun senso del pudore. Ci ridono in faccia e mostrano il dito medio in segno di disprezzo, come Gasparri, al riparo delle loro scorte. ‘Noi siamo noi e voi non siete un c…’. Quanto pensate che potrà tenere il ghetto in cui avete rinchiuso la volontà popolare? Sei mesi? Un anno?’, prosegue Grillo.

‘Il M5S subisce attacchi vergognosi ogni giorno da giornalisti prezzolati, attacchi furibondi che si sono intensificati dopo le elezioni. Chiunque faccia parte del M5S, o anche si avvicini, è colpito sul piano personale e nessuno si indigna. Per il Palazzo è normale che questi parvenu della democrazia siano sbeffeggiati, insultati, derisi. Le mail private di molti parlamentari del M5S sono state trafugate, foto, filmati, corrispondenze. In un altro Paese sarebbe il primo titolo per giorni. Se fosse successo al Pdl, a Cicchitto, Ghedini, Brunetta i giornali e i telegiornali avrebbero gridato all’attentato alla sicurezza nazionale. Per il M5S solo scherno o silenzio. Anche il silenzio del presidente della Repubblica del quale sono stati distrutti nei giorni scorsi i nastri delle conversazioni con Mancino ‘ – conclude il comico genovese.

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Sicilia, M5S in rottura con Crocetta: ‘La rivoluzione è finita prima di cominciare’

Rosario Crocetta for president‘Anche in Sicilia ormai il modello è quello dell’inciucio Pd-Pdl. Il governo Crocetta ha preso una strada di rottura col Movimento. La rivoluzione di Crocetta è finita prima di cominciare’. E’ l’analisi dei 15 deputati 5stelle dell’Assemblea regionale siciliana.

I 5stelle parlano di ‘rottura’ dopo avere elaborato ‘una serie di episodi’ avvenuti nelle ultime settimane. L’ultimo, in ordine di tempo, è accaduto ieri in Assemblea, dove la commissione Finanze, dice all’ANSA il deputato Salvatore Siragusa, ‘ha cestinato tutti i nostri emendamenti al bilancio, tra cui quelli sul reddito di dignità e il microcredito alle piccole e medie imprese’. ‘Non li hanno neppure guardati, nessun dibattito, presi e buttati’, aggiunge il parlamentare.

‘Da parte del governo c’è una chiusura totale nei nostri confronti – avverte il deputato – Avrebbe potuto cercare un compromesso, ma niente. Nessun rapporto e nessun dialogo. Stanno abbandonando il ‘modello Sicilia‘, se mai è esistito, in nome dell’inciucio col Pdl, in linea con quanto sta avvenendo a Roma‘. Il cambio di rotta del governo, sostiene Siragusa, ’emerge da tanti altri indizi: dal voto sulla preferenza di genere ai sorrisi tra Crocetta e Berlusconi a Montecitorio, fino al linguaggio dispregiativo usato dal presidente della Regione nei nostri confronti in occasione del voto per il Capo dello Stato’.

Che la luna di miele sia finita si evince anche dal blog di Beppe Grillo che pubblica sulla homepage un articolo di ‘LinkSicilia’ che fa una analisi dei rapporti tra il Movimento e Crocetta. ‘E’ come se quel resoconto l’avessimo scritto noi – incalza Siragusa – Ci siamo confrontati all’interno del gruppo e ci siamo resi conto che il governo e la maggioranza hanno preso un’altra strada‘.

‘Sono veramente dispiaciuto per le affermazioni del Movimento 5 Stelle rispetto a presunte rotture con loro. Il dialogo per me è sempre aperto, con loro e con tutti i gruppi parlamentari, un dialogo sui fatti, sui contenuti, sui valori e sull’obiettivo comune di fare rinascere la Sicilia e farla uscire dalla situazione drammatica che vive’. Così il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta ribatte ai deputati regionali dell’M5S.

Debora Serracchiani è il nuovo presidente del Friuli Venezia Giulia

debora Serracchiani‘Abbiamo vinto’, così Debora Serracchiani, uscendo dal suo ufficio del quartiere generale di Udine, a poche sezioni dalla fine dello spoglio ha ufficializzato la sua vittoria in Friuli Venezia Giulia.

Dopo un fotofinish che si è protratto per tutto il pomeriggio, Serracchiani è stata eletta nuovo presidente della Regione a statuto speciale con il 39,4% dei voti, contro il 39% del candidato di centrodestra, il presidente Renzo Tondo. Non appena appreso del risultato, Tondo si è congratulato con l’avversaria per la vittoria.

Flop del candidato del Movimento 5 Stelle, che si è fermato al 19,2%, con la lista dei grillini ferma al 13,8% contro il 27,2% preso alle elezioni politiche.

La prima riflessione della neo eletta presidente è stata sulla scarsa affluenza alle urne – ha votato il 50,5% degli aventi diritto – che ‘impone un obbligo di riflessione’.

Per la neo presidente della Regione è evidente che la gente non guarda più alla politica come a una soluzione, e quindi dobbiamo impegnarci tutti a far sì che la politica diventi di nuovo centrale, importante, comprensibile e che soprattutto serva’.

Tra i primi a congratularsi Matteo Renzi, che dagli studi di Otto e mezzo ha detto: ‘mando un abbraccio agli amici friulani che hanno vinto’.

Su Twitter #SerracchianiDebora

Napolitano giura e si commuove: ‘se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità, non esiterò a trarne le conseguenze’

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano‘Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione‘. Pronunciando questa formula il Presidente Napolitano ha giurato fedeltà al Paese poco prima di iniziare il suo discorso alle Camere riunite in seduta comune e con i delegati delle Regioni che ha aperto con queste parole: ‘Lasciatemi innanzitutto esprimere – insieme con un omaggio che in me viene da molto lontano alle istituzioni che voi rappresentate – la gratitudine che vi debbo per avermi con così largo suffragio eletto Presidente della Repubblica. E’ un segno di rinnovata fiducia che raccolgo comprendendone il senso, anche se sottopone a seria prova le mie forze : e apprezzo in modo particolare che mi sia venuto da tante e tanti nuovi eletti in Parlamento, che appartengono a una generazione così distante, e non solo anagraficamente, dalla mia’.

Il capo dello Stato non ha negato i problemi, e ha chiesto ai partiti un senso di responsabilità pari a quello dimostrato da lui. ‘A questa prova a cui non mi sono sottratto. Ma sapendo che quanto è accaduto qui nei giorni scorsi ha rappresentato il punto di arrivo di una lunga serie di omissioni e di guasti, di chiusure e di irresponsabilità’.

Poi, un durissimo monito ad una classe politica ‘autoindulgente’: alla richiesta di riforme e di rinnovamento, ‘non si sono date soluzioni soddisfacenti: hanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi’. È imperdonabile, ha detto, la mancata riforma delle legge elettorale. ‘Non meno imperdonabile- ha proseguito- resta il nulla di fatto in materia di sia pur limitate e mirate riforme della seconda parte della Costituzione, faticosamente concordate e poi affossate, e peraltro mai giunte a infrangere il tabù del bicameralismo paritario. Ho il dovere di essere franco: se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esiterò a trarne le conseguenze dinanzi al paese’.

È preoccupato, Napolitano. ‘Le sfide e le prove che abbiamo davanti sono più che mai ardue, profonde e di esito incerto. Questo ci dice la crisi che stiamo attraversando’.

Occorre grande attenzione di fronte a esigenze di tutela della libertà e della sicurezza da nuove articolazioni criminali e da nuove pulsioni eversive, ha detto il capo dello Stato, ‘e anche di fronte a fenomeni di tensione e disordine nei rapporti tra diversi poteri dello Stato e diverse istituzioni costituzionalmente rilevanti’.

Un passaggio è dedicato anche al Movimento 5 Stelle: ‘Apprezzo l’impegno con cui’ il Movimento ‘ha mostrato di volersi impegnare alla Camera e al Senato, guadagnandovi il peso e l’influenza che gli spetta: quella è la strada di una feconda, anche se aspra, dialettica democratica e non quella, avventurosa e deviante, della contrapposizione tra piazza e Parlamento’. La Rete, ha detto Napolitano, ‘fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all’aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi, ma non c’è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all’imperativo costituzionale del metodo democratico’.

L’appello: ‘Le forze rappresentate in Parlamento, senza alcuna eccezione, debbono dare ora’ il loro ‘apporto alle decisioni da prendere per il rinnovamento del Paese. Senza temere di convergere’ sulle soluzioni. ‘Il fatto che in Italia si sia diffusa una sorta di orrore per ogni ipotesi di intese, alleanze, mediazioni, convergenze tra forze politiche diverse, è segno di una regressione, di un diffondersi dell’idea che si possa fare politica senza conoscere o riconoscere le complesse problematiche del governare la cosa pubblica e le implicazioni che ne discendono in termini, appunto, di mediazioni, intese, alleanze politiche’.

Trentuno applausi, cinque interruzioni di Napolitano. Tutti tranne i deputati e i senatori del M5S che si sono alzati, come annunciato, per rispetto, ma non hanno applaudito. Quasi mai almeno, per il tempo in cui il Capo dello Stato ha parlato. Quella di non battere le mani era la linea decisa dai grillini, ma a volte è stato inevitabile.

Oggi è stato il giorno del discorso e prima di lasciare l’aula di Montecitorio, Giorgio Napolitano ha scambiato un saluto con il senatore a vita Emilio Colombo e ha avuto un breve scambio con il leader del Pdl Silvio Berlusconi.

‘Il discorso più ineccepibile e straordinario che io abbia mai sentito in 20 anni”, ha commentato Berlusconi. “In questo momento è il miglior presidente che potessimo avere”, ha aggiunto continuando a spiegare come Napolitano abbia “invitato a buttare a mare la parola ‘inciuci’: la politica è fatta di compromessi, mediazioni. Alleanze anche tra chi si trova su sponde opposte”, dettate “dalle esigenze del momento che comportano di superare le distanze’.

Che sia stato un discorso “ottimo” è anche quanto ha detto Pier Luigi Bersani, lasciando l’Aula. La strigliata e il forte richiamo alla responsabilità dei partiti non lo hanno impressionato: ‘Cos’altro doveva dire? Ha detto benissimo quel che doveva dire’, ha detto.

Nessun commento ufficiale, per ora, del Movimento 5 Stelle sull’intervento del presidente rieletto. ‘Commenteremo tra un po’. Ci sarà un comunicato dei gruppi’, ha spiegato Roberto Fico. Ma Grillo pochi minuti prima dell’insediamento di Napolitano per il suo secondo mandato aveva postato sul suo blog le parole dette dal capo dello Stato a marzo 2013. Il post è intitolato ‘Napolitano reloaded’. E dal Movimento qualche voce è poi venuta fuori senza comunicato ufficiale: ‘Non avevo mai sentito un presidente parlare contro un partito in parlamento. Un discorso molto schierato’, ha detto Manlio Di Stefano, deputato del M5S. ‘Ora bisogna vedere se dalle parole si passerà ai fatti’, ha detto la deputata di M5S, Mara Mucci.

‘Quello del presidente Napolitano è stato un discorso politico, in barba al ruolo di garanzia che un Capo dello Stato dovrebbe mantenere’, hanno detto i capigruppo di Camera e Senato, Roberta Lombardi e Vito Crimi, commentano così il discorso di insediamento del Presidente della Repubblica. ‘E’ stata evidentemente dettata la linea politica del prossimo governo con la riforma della legge elettorale, la normativa anti-corruzione e il superamento del bicameralismo perfetto: in pratica, è stata indicata l’adozione del testo preparato dai ‘saggi’ scelti fra le istituzioni e i partiti”.

Per Dario Franceschini, il presidente è un ‘gigante’. ‘Ha preso il timone, ha indicato la strada, ha dato qualche schiaffone salutare. Napolitano è un gigante, ora tutti devono rispondere o sì o no. Io rispondo sì’. Dello stesso avviso anche Fabrizio Cicchitto, parlamentare del Pdl: ‘Una grande lezione di politica che in queste aule non si sentiva da diversi anni. Se non si vuole vanificare totalmente questa legislatura è indispensabile la coalizione fra forze diverse, avversarie e anche opposte, che si misurino con i nodi drammatici che attanagliano la società italiana. In sostanza una lezione di politica e anche di matematica’.

‘Bene Napolitano. Governo subito o tutti a casa. Il Presidente esprime l’orgoglio della Politica e il coraggio di decisioni difficili’, ha scritto su Twitter il segretario della Lega, Roberto Maroni, governatore della Lombardia.

‘Bellissimo discorso. Aspetto che qualcuno dica di nuovo che è vecchio e mi faccio quattro risate’, ha commentato il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, ‘è stata una grande lezione politica, morale e istituzionale, ora i partiti rispondano con i fatti e non con gli applausi’.

Per l’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari quello di Napolitano è stato ‘un discorso molto chiaro di fortissima denuncia della crisi delle forze politiche e dei partiti’. ‘Un linguaggio di chiarezza encomiabile. Gli ha dato degli ‘imperdonabili’ e sono degli ‘imperdonabili’ – ha detto il filosofo riferendosi ai parlamentari – si possono perdonare evangelicamente ma non si possono perdonare politicamente’.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, avvierà domani mattina, ricevendo il Presidente del Senato della Repubblica, Pietro Grasso, e la Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, un rapido giro di incontri con le rappresentanze parlamentari essenzialmente per verificare ogni eventuale aggiornamento delle posizioni già illustrate nelle precedenti consultazioni per la formazione del nuovo Governo.

Il discorso integrale del presidente della Repubblica 

#Napolitano

Milena Gabanelli rinuncia alla presidenza della Repubblica

gabanelliMilena Gabanelli rinuncia, in una lettera al Corriere della Sera, alla candidatura del Movimento 5 stelle alla presidenza della repubblica.

Mi rivolgo ai tanti cittadini che hanno visto in me una professionista sopra le parti e quindi adeguata a rappresentare l’inizio di un cambiamento nel Paese. Sono giornalista da 30 anni e ho cercato sempre, in buona fede, di fare il mio mestiere al meglio; il riconoscimento che in questi giorni ho ricevuto mi commuove, e mi imbarazza.

Certamente non mi sono mai trovata in una situazione dove sottrarsi è un tradimento e dichiararsi disponibile un segno di vanità. Forse non si sta parlando di me, ma dell’urgenza di dare un volto a un’aspettativa troppo a lungo tradita.

Che io non avessi le competenze per aspirare alla Presidenza della Repubblica mi era chiaro sin da ieri, ma ho comunque ritenuto che la questione meritasse qualche ora di riflessione. E non è stata una riflessione serena.

Quello che mi ha messo più in difficoltà in questa scelta è stato il timore di sembrare una che volta le spalle, che spinge gli altri a cambiare le cose ma che poi quando tocca a lei se ne lava le mani. Il mio mestiere è quello di presentare i fatti, far riflettere i cittadini e spronarli anche ad agire in prima persona. Ma quell’agire in prima persona è tanto più efficace quanto più si realizza attraverso le cose che ognuno di noi sa fare al meglio.

Io sono una giornalista, e solo attraverso il mio lavoro – che amo profondamente – provo a cambiare le cose, ad agire in prima persona, appunto.

Scontro aperto tra il sindaco di Firenze Renzi e la senatrice Anna Finocchiaro: ‘Attacco miserabile’

Finocchiaro_CongrDs_SCre_0277_twOramai siamo allo scontro aperto tra il sindaco di Firenze Matteo Renzi e una parte dei principali esponenti del suo partito, il Pd. ‘Non mi sono mai candidata a nulla. Conosco bene i miei limiti e non ho mai avuto difficoltà ad ammetterli. Ho sempre servito le istituzioni in cui ho lavorato con dignità e onore, e con tutto l’impegno di cui ero capace, e non metterei mai in difficoltà né il mio Paese, né il mio partito. Trovo che l’attacco di cui mi ha gratificato Matteo Renzi sia davvero miserabile, per i toni e per i contenuti’ sottolinea la senatrice del Pd, Anna Finocchiaro, commentando le dichiarazioni domenicali del sindaco di Firenze.

‘E trovo inaccettabile e ignobile che venga da un esponente del mio stesso partito – prosegue – sono dell’opinione che chi si comporta in questo modo potrà anche vincere le elezioni, ma non ha le qualità umane indispensabili per essere un vero dirigente politico e un uomo di Stato’.

Renzi aveva bocciato la potenziale candidatura di Finocchiaro al Quirinale, ricordando le foto della sua spesa all’Ikea con la scorta e, per questo motivo, poco adatta, a suo dire, per un messaggio anticasta.

Aprendo la settimana dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica, il sindaco di Firenze Matteo Renzi cerca di dare il suo passo al dibattito politico e boccia un altro possibile candidato del Pd al Colle: Franco Marini.

In una lettera a Repubblica, Renzi argomenta contro la scelta di Marini, ex presidente del Senato, proveniente dalla costola del Pd che ha radici nella Democrazia cristiana, dicendo che ‘è gravissimo e strumentale il desiderio di poggiare sulla fede religiosa le ragioni di una candidatura a custode della Costituzione’.

Renzi ripropone uno degli argomenti che più gli hanno dato popolarità negli ultimi mesi, la ‘rottamazione‘ dei vecchi parlamentari del centrosinistra assimilati alla ‘casta’, dopo avere polemizzato duramente nel fine settimana con il segretario del suo partito Pier Luigi Bersani per la sua strategia che non avrebbe consentito di dare all’Italia un governo ad oltre 50 giorni dalle elezioni politiche.

‘Due mesi fa Marini si è candidato al Senato dopo avere chiesto (e ahimè ottenuto) l’ennesima deroga allo statuto del Pd. Ma clamorosamente non è stato eletto. Difficile a mio avviso, giustificare un ripescaggio di lusso, chiamando a garante dell’unità nazionale un signore appena bocciato dai cittadini d’Abruzzo’.

Intanto si conoscerà domani il nome del candidato al Quirinale del Movimento 5 stelle. Lo comunica Beppe Grillo nel suo blog confermando che non sarà nella rosa dei votabili. Alla votazione online possono partecipare gli iscritti al MoVimento 5 Stelle al 31 dicembre 2012 che abbiano inviato i loro documenti digitalizzati. ‘Io ho deciso di non partecipare alla votazione finale e ringrazio per la stima tutti coloro che hanno fatto il mio nome’, dice Grillo. I candidati tra cui i grillini sceglieranno sono i seguenti nove: Emma Bonino, Gian Carlo Caselli, Dario Fo, Milena Jole Gabanelli, Ferdinando Imposimato, Romano Prodi, Stefano Rodotà, Luigi Strada, Gustavo Zagrebelsky.

La presidente della Camera, Laura Boldrini, ha intanto convocato il Parlamento in seduta comune, con la partecipazione dei delegati regionali, giovedì 18 aprile alle ore 10 per l’elezione del presidente della Repubblica. L’avviso di convocazione verrà pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 15 aprile 2013.

(fonte Corsera)

Grillo: ‘Le elezioni? Uno strumento usato per disinnescare il M5S’

beppe-grillo-imagereality‘Per disinnescare il M5S le Commissioni saranno istituite ottimisticamente a luglio PRIMA della chiusura per ferie. Poi, extrema ratio, per sicurezza, si potrebbero sciogliere le Camere e andare a nuove elezioni senza aver avviato alcuna riforma.’ Così Beppe Grillo sul suo blog.

Mentre a Roma si discute di poltrone l’Italia brucia. Il balletto dei partiti per non decidere nulla e mantenere posizioni di privilegio e impunità decennali continua, imperterrito, senza vergogna’ – continua il comico genovese. ‘Per evitare leggi sgradite a questi cialtroni si invoca’ un Governo ‘prima delle Commissioni parlamentari. Un falso’. ‘Il Paese ha bisogno di leggi e di riforme, ma il Parlamento è paralizzato‘, scrive Beppe Grillo in un intervento pubblicato sul suo blog, dal titolo: ‘Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur‘.

Il Parlamento, sostiene il leader del Movimento 5 Stelle,è paralizzato ‘da anni, da quando i parlamentari sono diventati emanazione dei segretari di partito, impiegati e funzionari nel migliore dei casi, e il governo legifera a colpi di decreti legge su cui pone la fiducia accordata senza problemi dai lacchè di partito che premono pulsanti a comando’. ‘In questa legislatura è arrivata una variabile non prevista – sottolinea – il M5S, che vuole riportare il Parlamento, e quindi il popolo italiano, alla sua centralità. Il M5S va quindi disinnescato‘.

Perché per i partiti, afferma Grillo, il Parlamento ‘deve rimanere un simulacro, un non luogo’. Ed è per questa ragione che ‘non vengono attivate le Commissioni parlamentari‘. ‘Le leggi urgenti per il rilancio dell’economia, la nuova legge elettorale, le misure di sostegno ai disoccupati rimangono nei cassetti. L’orologio deve rimanere fermo. E’ un continuo rimando, un opprimente spostare in avanti le decisioni – prosegue – Per evitare qualsiasi legge sgradita a questi cialtroni si invoca la necessità di avere un Governo PRIMA delle Commissioni. Un falso. L’Italia è una Repubblica parlamentare senza Parlamento’. ‘L’economia non aspetta – conclude Grillo – e per allora potremmo essere falliti con la distruzione irreversibile delle piccole e medie imprese che oggi tengono ancora, miracolosamente, in piedi l’Italia e allora non ce ne sarà più per nessuno’.

Secondo i partiti ‘il M5S va disinnescato’. Perché ‘immaginatevi l’orrore di Maschera di Cera (Berlusconi, ndr) già pronto per il museo di Madame Tussaud se venissero presentate’, come il M5S vuole fare, ‘una dopo l’altra leggi sulla ineleggibilità, sul conflitto di interessi, sulla corruzione. Si scioglierebbe insieme ai suoi alleati pdmenoellini’. Lo scrive Beppe Grillo sul suo blog.

Bersani incontra Berlusconi: no al governissimo, colloquio sul Quirinale

Pierluigi-Bersani‘La linea del Pd è un no a un governissimo Pd-Pdl. Ma questo non significa che non ci voglia la responsabilità di tutti, a partire dal leader che ha vinto le elezioni, per aprire un dialogo costruttivo sulle riforme istituzionali e sulle misure urgenti per aiutare il Paese’. Alessandra Moretti, già portavoce e responsabile della campagna per le primarie di Bersani, ribadisce in un’intervista alla Stampa il credo della segreteria: doppio binario, nessun governissimo con il PdL, ricerca di intese sul Quirinale. Su un nome espresso dal Pd.

Il colloquio Bersani-Berlusconi si è tenuto in una sede istituzionale: la Camera. Dopo giorni di ambasciate e ambasciatori, Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani hanno finalmente avuto il loro incontro faccia a faccia per discutere – in primis – del prossimo candidato al Quirinale. Molti depistaggi e poche conferme: nelle stanze della commissione Trasporti al quinto piano ci sarebbe stata una prima fase ‘allargata’ – alla presenza di Enrico Letta e Angelino Alfano – e una seconda in cui B.& B. sarebbero rimasti da soli.

Un colloquio durato complessivamente oltre un’ora che – al netto delle comunicazioni ufficiali rispettivamente di Letta e Alfano – viene definito ‘interlocutorio’, tipica parola del politichese che si usa per dire che non è andato bene, ma neanche troppo male, di certo che non è stato ‘risolutivo’. Infatti i due si dovranno rincontrare, probabilmente più a ridosso del 18 aprile, giorno in cui cominceranno le votazioni per il presidente della Repubblica. Nel frattempo la manifestazione del Pdl prevista per sabato a Bari sarà all’insegna dei toni soft.

Al suo rientro a palazzo Grazioli, dicono, Silvio Berlusconi non si è mostrato particolarmente soddisfatto dell’esito. Nessun problema dal punto di vista umano, sia chiaro. Ma restano degli scogli nella definizione della doppia partita Quirinale e governo. Non a caso da entrambe le parti si affrettano a dire che si sarebbe parlato solo dell’elezione del prossimo capo dello Stato. Le comunicazioni ufficiali, infatti, concordano sostanzialmente sulla necessità di cercare un nome che sia il più condiviso possibile, di alto profilo e garante di unità. Angelino Alfano è ancora più esplicito: non può essere ‘ostile’ al Pdl. Berlusconi, insomma, avrebbe chiesto garanzie sul fatto che non spunti un nome alla Prodi e nemmeno alla Zagrebelsky, per strizzare l’occhio ai grillini.

Ma è sulla questione della formazione del governo che la discussione si sarebbe arenata, facendo convenire sulla necessità di un ulteriore incontro. Ancora una volta il Cavaliere avrebbe spiegato che, in virtù del suo 30% di consensi e dei milioni di voti ottenuti alle elezioni, al Pdl va garantito un peso specifico. E questo si può tradurre in due modi: o presidente della Repubblica espressione del centrodestra oppure un capo dello Stato non ostile ma accompagnato alla nascita di un governo in cui il Pdl sia rappresentato.

Strategia bersaniana. Ma su questo tasto Bersani non sente: prima un’intesa sul nome del prossimo inquilino del Colle, poi si tornerà al nodo governo. Nella segreteria Pd c’è la ferma convinzione che il nuovo presidente non scioglierà le Camere e confermerà l’incarico a Bersani. Di più, la speranza bersaniana è che il nuovo presidente non condivida la linea di Napolitano, ferma sulla necessità di un governo con maggiornaza certa, e possa magari inviare il premier incaricato alle Camere, alla ricerca di una fiducia che apra lo scenario di un governo di minoranza. Una volta al lavoro, l’agenda Bersani dispiegherebbe già nelle prime settimane il suo potere di attrazione sui senatori grillini più possibiilsti circa una collaborazione con il PdIl Cavaliere avrebbe cercato di convincere il segretario Pd dell’opportunità di appoggiare larghe intese e di dare vita a un governo che abbia una durata almeno di un paio di anni. D’altra parte – avrebbe sottolineato – quell’esecutivo potrebbe essere guidato dallo stesso segretario democratico ed evitare quel ritorno alle urne che vedrebbe l’arrivo prepotente in campo di Matteo Renzi. Insomma, il Cavaliere spera che con il passare dei giorni – e vista la debolezza di Bersani all’interno del suo stesso partito – il segretario venga a più miti consigli. Di converso, il numero uno Pd sa che quella del voto in estate e un’arma che rischia di essere spuntata vista la ristrettezza della finestra temporale, e che sia il Cavaliere – una volta nominato un ‘garante’ sul Colle – ad abbassare le sue pretese, magari accontentandosi di tecnici d’area e consentendo la nascita di un governo di scopo.

Per questo, dopo Mario Monti e Berlusconi, Bersani vedrà giovedì Roberto Maroni. Sarà affidato invece ai capigruppo Roberto Speranza e Luigi Zanda il contatto con Roberta Lombardi e Vito Crimi del Movimento 5 Stelle. Il leader del Pd e l’ex premier si sono lasciati con l’intenzione di rivedersi a ridosso dell’elezione del Presidente e a quel punto si parlerà di nomi.

Al momento i più accreditati restano Giuliano Amato, Massimo D’Alema, Pietro Grasso e Franco Marini, che raccoglierebbe un consenso trasversale. Ma rumors parlamentari dicono che ieri Bersani con Silvio Berlusconi abbia fatto due nomi, entrambi di donne, come candidate per la presidenza della Repubblica: Emma Bonino e Paola Severino.

Nonostante lo sforzo di Bersani di sgomberare il campo dal tema governo, sono in molti a pensare che dall’esito della partita del Quirinale dipendano le sorti della legislatura. ‘Se eleggiamo il presidente della Repubblica entro i primi tre scrutini bene, altrimenti i voti non li controlla nessuno e si va a elezioni a giugno’, ha spiegato un ex popolare.

I parlamentari 5 stelle incontrano il loro leader Beppe Grillo in aperta campagna: a pranzo paccheri con porcini e guanciale

grillini a casale Villa Valente FregeneLontani dal boato delle piazze, ma anche dal chiacchiericcio della politica, i parlamentari 5 stelle incontrano il loro leader Beppe Grillo in aperta campagna, dove il silenzio è interrotto solo da polli, galline e volatili.

A pranzo paccheri con porcini e guanciale, per i ‘grillini’, che dicono di aver scelto la location per una giornata ‘in allegria’.

Si trova tra la costa di Fregene e il lago di Bracciano il casale Villa Valente, con ristorante ‘La quiete’, dove deputati e senatori sono stati portati da tre autobus, dopo un giro tortuoso per le vie della capitale.

Forse un estremo tentativo di depistaggio di cronisti e fotografi, che con un ‘corteo’ di circa 30 auto non hanno perso di vista la carovana grillina.

All’arrivo a destinazione occhi ben aperti da parte di staff e parlamentari per tenere fuori eventuali infiltrati: i giornalisti sono stati invitati fuori dai cancelli della villa ed è stata messa a loro disposizione una sala da matrimoni, con tanto di tavoli apparecchiati e tovaglioli intrecciati a forma di cigno.

Intanto Grillo e i suoi pranzano nell’edificio centrale della struttura, composta da un insieme di case immerse nel verde di giardini ben curati, con ponticelli, statue e fontane. Per ora trapelano soltanto dettagli del menù, che ciascun parlamentare pagherà di tasca sua, a base di porcini e guanciale.

Nessuno streaming è al momento previsto per quei militanti che fossero curiosi di sapere cosa, in questo delicato frangente politico, Grillo dirà ai suoi.

Sel apre ai grillini dissidenti, ma è soltanto uno scherzo radiofonico

Francesco-Campanella-M5SCommedia degli equivoci tra due senatori del Movimento cinque stelle e il leader di Sinistra Ecologia e Libertà Nichi Vendola. ‘Ci ha offerto di passare nelle file di Sel in caso fossimo espulsi da Grillo’ dopo aver votato ed ammesso di averlo fatto, Pietro Grasso presidente del Senato, hanno raccontato prima Francesco Campanella e poi Mario Michele Giarrusso. Tutto falso, è la replica irata del governatore della Puglia che pretende delle scuse e in caso contrario minaccia querele. In realtà grillini e Sel sono stati vittima di uno scherzo della ‘Zanzara’, programma di Radio 24 che varie volte ha messo a segno prese in giro di politici. A chiamare era un imitatore che, spacciandosi per Vendola, dichiarava che le porte di Sel erano aperte ai grillini dissidenti.

Il botta e risposta M5S-Sel è andato avanti per un po’: tutto infatti è iniziato lunedì sera quando il senatore Campanella ha raccontato su Facebook di essere stato contattato da Vendola e di essere ‘profondamente offeso’ per le offerte ricevute, aggiungendo un secco: ‘Io non sono in vendita’. Non passa molto che arriva la risposta del governatore della Puglia, che definisce farneticazioni le parole del senatore invitandolo ad ‘appurare’ quanto accaduto e a chiedergli scusa. Altrimenti, dice Vendola, porterà il senatore grillino in Tribunale.

Ma ad equivoco si aggiunge equivoco e così questa mattina non solo un altro senatore (Giarrusso) dichiara di aver ricevuto le stesse offerte da Sel ma lo stesso Campanella, pensando di poter così chiudere la vicenda, spiega di aver ricevuto una telefonata di chiarimento da parte di Vendola . ‘Siamo ben oltre il ridicolo – fa sapere però poco dopo l’ufficio stampa di SelVendola non ha mai parlato con il senatore Campanella. È ora che qualcuno chieda scusa e concluda questa sceneggiata grottesca’. Richiesta che sarà esaudita nel pomeriggio dal programma autore dello scherzo.

‘Di fronte alla impenetrabilità dei parlamentari Cinque Stelle, abbiamo pensato che fosse necessario inventarsi qualcosa. E ieri abbiamo pensato a questo scherzo’, racconta Giuseppe Cruciani, conduttore de ‘La Zanzara‘. ‘La telefonata di ieri non l’abbiamo mandata in onda, perché c’era poco – spiega – . Noi volevamo qualcuno che cedesse alle lusinghe. Se Campanella non si fosse esposto su Facebook, probabilmente non avremmo mandato in onda la telefonata neanche oggi. Certo, ci è cascato. Quando il finto Vendola gli chiede di mantenere la telefonata riservata, lui, in nome della trasparenza, dice che questa cosa gli crea un po’ di problemi’. Per Cruciani l’unico errore di Campanella ‘è stato quello di non fare verifiche. Qui c’è l’ingenuità’. Il conduttore spiega che non ha invece contattato l’altro senatore dei Cinque Stelle, Michele Giarrusso, che ha denunciato un’altra telefonata di Vendola, anche questa smentita dal leader di Sel. E su Twitter è nato l’hashtag #mihachiamatovendola.

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