#www #WaveOfAction Worldwide Wave Launch Gatherings – The People REVOLT

#WaveOfAction 4-4-14 ~ 7-4-14 #Cookednews

Now that you’ve seen The People REVOLT in Tunisia, Turkey, Spain, Egypt, Brazil and the Ukraine, tell me what will happen on the streets

On April 4th, we will launch the first phase of the Worldwide Wave of Action by gathering at Zuccotti Park and former occupation sites throughout the world to honor the legacy of Dr. Martin Luther King, Jr.  At 6:05pm CT, the time of his assassination, we will host vigil ceremonies and resurrect his spirit of nonviolent direct action.

People with opinions across the political spectrum are invited to unite and find common ground against corruption. We will overcome divide and conquer propaganda by forming communities of support and compassion. Together we will fight for freedom and begin engaging in a relentless campaign of nonviolent civil disobedience. People will pledge to take part in whatever tactics they are interested in throughout a sustained three-month cycle.  Here’s a basic list of tactics…

> Mass gatherings, demonstrations;
> Marches, parades;
> Flash mobs, swarms;
> Shutdown harmful corporate and governmental operations;
> Worker Strikes;
> Hunger strikes;
> Sit-ins;
> Strategic defaults, debt strikes;
> Foreclosure prevention;
> Boycotting corrupt corporations;
> Move your money out of the big banks and the stock market;
> Use alternative currencies and economic systems;
> Cancel your cable television and support independent media;
> Use independent online tools that don’t sell your info / protect privacy;
> Online civil disobedience, Anonymous operations;
> Leak information on corruption;
> Use alternative energy;
> Build urban and hydroponic farms, or get your food from them;
> Support local businesses;
> Join local community organizations;
> Take part in food banks and help develop community support systems;
> Start or join intentional and autonomous communities;
> Experiment with new governing systems, Liquid Democracy;
> Host teach-ins;
> Organize socially conscious events;
> Make conscious media;
> Guerrilla postering, messages on money;
> Help inspiring groups and organizations spread their message;
> Random acts of kindness and compassion;
> Mass meditations, prayer sessions and spiritual actions.

You know what you can do to play a part. Do whatever you feel inspired to do. Amplify what you are already doing. Think about what you are willing to do to be the change we urgently need to see in the world, and then do it.

We look forward to seeing you in action!

Organize a Worldwide Wave launch gathering in your hometown and post the details here

#WaveOfAction #WakeUp #cookednews #www #WaveOfAction #privacy

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Tutti gli uomini di Matteo Renzi

Renzi pigliatutto: segretario del Pd #Cookednews

Una magistrale inchiesta di Franco Fracassi svela l’intreccio dei nomi che svernano all’ombra di Renzi. E c’è poco da stare allegri perchè, tra questi, ve ne sono di terribilmente inquietanti.

Quando negli anni Ottanta Michael Ledeen varcava l’ingresso del dipartimento di Stato, al numero 2401 di E Street, chiunque avesse dimestichezza con il potere di Washington sapeva che si trattava di una finta. Quello, per lo storico di Los Angeles, rappresentava solo un impiego di facciata, per nascondere il suo reale lavoro: consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall’Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all’Iraq e della potenziale guerra all’Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano.

Oggi Michael Ledeen è una delle menti della politica estera del segretario del Partito democratico Matteo Renzi. Forse è stato anche per garantirsi la futura collaborazione di Ledeen che l’allora presidente della Provincia di Firenze si è recato nel 2007 al dipartimento di Stato Usa per un inspiegabile tour. Non è un caso che il segretario di Stato Usa John Kerry abbia più volte espresso giudizi favorevoli nei confronti di Renzi. Ma sono principalmente i neocon ad appoggiare Renzi dagli Stati Uniti. Secondo il ‘New York Post’, ammiratori del sindaco di Firenze sarebbero gli ambienti della destra repubblicana, legati alle lobby pro Israele e pro Arabia Saudita. In questa direzione vanno anche il guru economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e il suo principale consulente politico, Marco Carrai, entrambi molti vicini a Israele. Carrai ha addirittura propri interessi in Israele, dove si occupa di venture capital e nuove tecnologie. Infine, anche il suppoter renziano Marco Bernabè ha forti legami con Tel Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures e, il cui padre, Franco, fino a pochi anni fa è stato arcigno custode delle dorsali telefoniche mediterranee che collegano l’Italia a Israele.

Forse aveva ragione l’ultimo cassiere dei Ds, Ugo Sposetti, quando disse: «Dietro i finanziamenti milionari a Renzi c’è Israele e la destra americana». O perfino Massimo D’Alema, che definì Renzi il terminale di «quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra». Dietro Renzi ci sono anche i poteri forti economici, a partire dalla Morgan Stanley, una delle banche d’affari responsabile della crisi mondiale. Davide Serra entrò in Morgan Stanley nel 2001, e fece subito carriera, scalando posizioni su posizioni, in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari.
La carriera del giovane broker italiano venne punteggiata di premi e riconoscimenti per le sue abilità di valutazione dei mercati. In quegli anni trascorsi dentro il gruppo statunitense, Serra iniziò a frequentare anche i grandi nomi del mondo bancario italiano, da Matteo Arpe (che ancora era in Capitalia) ad Alessandro Profumo (Unicredit), passando per l’allora gran capo di Intesa-San Paolo Corrado Passera. Nel 2006 Serra decise tuttavia che era il momento di spiccare il volo. E con il francese Eric Halet lanciò Algebris Investments.
Già nel primo anno Algebris passò da circa settecento milioni a quasi due miliardi di dollari gestiti.
 L’anno successivo Serra, con il suo hedge fund, lanciò l’attacco al colosso bancario olandese Abn Amro, compiendo la più importante scalata bancaria d’ogni tempo. Poi fu il turno del banchiere francese Antoine Bernheim a essere fatto fuori da Serra dalla presidenza di Generali, permettendo al rampante finanziere di mettere un piede in Mediobanca.

Definito dall’ex segretario Pd Pier Luigi Bersani «il bandito delle Cayman», Serra oggi ha quarantatré anni, vive nel più lussuoso quartiere di Londra (Mayfair), fa miliardi a palate scommettendo sui ribassi in Borsa (ovvero sulla crisi) ed è il principale consulente finanziario di Renzi, nonché suo grande raccoglitore di denaro, attraverso cene organizzate da Algebris e dalla sua fondazione Metropolis. E così, nell’ultimo anno il gotha dell’industria e della finanza italiane si sono schierati uno a uno dalla parte di Renzi. A cominciare da Fedele Confalonieri che, riferendosi al sindaco di Firenze, disse: «Non saranno i Fini, i Casini e gli altri leader già presenti sulla scena politica a succedere a Berlusconi, sarà un giovane». Poi venne Carlo De Benedetti, con il suo potentissimo gruppo editoriale Espresso-Repubblica («I partiti hanno perduto il contatto con la gente, lui invece quel contatto ce l’ha»). E ancora, Diego Della Valle, il numero uno di Vodafone Vittorio Colao, il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio e l’amministratore delegato Andrea Guerra, il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera con la moglie Afef, l’ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori, il patron di Eataly Oscar Farinetti, Francesco Gaetano Caltagirone, Cesare Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, i banchieri Fabrizio Palenzona e Claudio Costamagna, il numero uno di Assolombarda Gianfelice Rocca, il patron di Lega Coop Giuliano Poletti, Patrizio Bertelli di Prada, Fabrizio Palenzona di Unicredit, Il Monte dei Paschi di Siena, attraverso il controllo della Fondazione Montepaschi gestita dal renziano sindaco di Siena Bruno Valentini, e, soprattutto, l’amministratore delegato di Mediobanca Albert Nagel, erede di Cuccia nell’istituto di credito.

Proprio sul giornale controllato da Mediobanca, ‘Il Corriere della Sera’, da sempre schierato dalla parte dei poteri forti, è arrivato lo scoop su Monti e Napolitano, sui governi tecnici. Il Corriere ha ripreso alcuni passaggi dell’ultimo libro di Alan Friedman, altro uomo Rcs. Lo scoop ha colpito a fondo il governo Letta e aperto la strada di Palazzo Chigi a Renzi. Il defunto segretario del Psi Bettino Craxi diceva: «Guarda come si muove il Corriere e capirai dove si va a parare nella politica». Gad Lerner ha, più recentemente, detto: «Non troverete alla Leopolda i portavoce del movimento degli sfrattati, né le mille voci del Quinto Stato dei precari all’italiana. Lui (Renzi) vuole impersonare una storia di successo. Gli sfigati non fanno audience».

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Colle, quinta fumata nera: si al Napolitano-bis

giorgio_napolitano‘Sono disponibile, non posso sottrarmi alla responsabilità’. Con queste parole Giorgio Napolitano ha reso nota la propria decisione di accettare la ricandidatura a presidente della Repubblica. La richiesta era partita in mattinata dal Pd, ed è stata accolta con entusiasmo da Pdl, Lega e Scelta Civica, che si sono uniti attorno al nome del capo dello Stato, mettendo da parte – nel caso dei montiani – il sostegno ad Anna Maria Cancellieri. Il sì di Napolitano arriva poco dopo il quinto scrutinio.

Quinta fumata nera per l’elezione del presidente della Repubblica. E dopo Amato, Marini, Prodi, spunta il nome di Giorgio Napolitano. Il Pd lavora a una riconferma del presidente – già interpellato da Berlusconi – e una delegazione dei Democratici salita al Quirinale ha chiesto ufficialmente la sua disponibilità ad essere rieletto, finora negata con chiarezza dallo stesso capo dello Stato. Napolitano si prende qualche ora di tempo per decidere. Intanto il Colle manda una nota: da Pd, Pdl, Lega e Scelta civica è stata espressa ‘la convinzione che – nella grave situazione venutasi a determinare – sia altamente necessario e urgente che il Parlamento possa dar luogo a una manifestazione di unità e coesione nazionale attraverso la rielezione del Presidente Napolitano’. In ambienti parlamentari di diversi partiti si manifesta ottimismo, secondo quanto si apprende, sul sì dell’attuale capo dello Stato al possibile bis. La sesta votazione comincerà alle 15.

Intanto il Colle manda una nota: da Pd, Pdl, Lega e Scelta Civica è stata espressa ‘la convinzione che – nella grave situazione venutasi a determinare – sia altamente necessario e urgente che il Parlamento possa dar luogo a una manifestazione di unità e coesione nazionale attraverso la rielezione del presidente Napolitano’. In ambienti parlamentari di diversi partiti si manifesta ottimismo, secondo quanto si apprende, sul sì dell’attuale capo dello Stato al possibile bis.

In mattinata al Quirinale si sono susseguiti senza sosta i colloqui con i leader politici: Napolitano ha incontrato separatamente Bersani, Berlusconi, Monti e un gruppo di presidenti di Regione e grandi elettori, di diversi schieramenti politici (tra loro anche i leghisti Maroni, Cota e Zaia). ‘La situazione si deve sbloccare, entro oggi dobbiamo eleggere il presidente della Repubblica’ dice il governatore siciliano Rosario Crocetta. L’ipotesi del Napolitano-bis piace anche a Pdl, Scelta Civica e Lega. ‘È l’unico candidato in grado di unire il Pd che ha bruciato in questi giorni vari altri candidati, quindi noi saremmo contenti di votarlo’ spiega Andrea Romano di Scelta Civica. Il partito di Monti aveva finora sostenuto come unica candidatura quella di Anna Maria Cancellieri, presentata dall’ex premier come ‘possibile candidata istituzionale di tutte le forze politiche’.

Intanto dalla quinta votazione per l’elezione del presidente della Repubblica, aperta poco dopo le 10 e terminata alle 12.30 alla Camera, è uscita una nuova fumata nera. Pd, Scelta Civica e Lega hanno votato scheda bianca, il Pdl non ha partecipato allo scrutinio. I parlamentari di Sel hanno votato Rodotà, così come i 5 Stelle, compatti sin dalla prima votazione sul nome del proprio candidato. ‘Se il Pd non convergerà su Rodotà andrà incontro a un suicidio perfetto’ prevede Nichi Vendola, che dice no a una rielezione di Napolitano: ‘Non mi pare esista questa ipotesi perché è stata esclusa con nettezza dallo stesso presidente, ci aspettiamo la conferma del suo diniego a entrare in questo teatrino squallido’.

PDL – Nel Pdl, dopo una nuova notte di trattative e contatti soprattutto con i montiani, Berlusconi ha suggerito ai suoi di restare fuori dall’Aula al quinto scrutinio. Oltre alla Cancellieri (una carta che molti considerano solo un modo per prendere tempo), tra le ipotesi è rispuntato Giuliano Amato, mentre sarebbero in ribasso le quotazioni di Massimo D’Alema. Per ora, quindi, avrebbe spiegato Berlusconi ai suoi, la linea non cambia: senza un candidato idoneo per un governo condiviso, non parteciperemo alla votazione. Il nome di Napolitano potrebbe sbloccare la situazione. Ma c’è anche chi, come Maurizio Lupi vicepresidente della Camera, ritira fuori il nome di Marini, che aveva preso 521 voti (contro i 395 di Prodi): ‘Lo ripresentino e noi lo rivotiamo’ ha detto al Mattino.

LEGA – L’ipotesi del Napolitano-bis piace anche alla Lega, che dice invece no alla Cancellieri. Luca Zaia, presidente del Veneto, spiega: ‘Si deve valutare l’ipotesi di un candidato condiviso e perché no anche Napolitano. Siamo alla quinta votazione e lo spettacolo che stiamo dando ai cittadini è indegno’. Contrari invece i 5 Stelle, fermi sul nome di Rodotà: ‘Sarebbe dare continuità al nulla: l’Italia ha bisogno di un cambio di passo’ spiega Sebastiano Barbanti.

PD – Tra i parlamentari del Pd la sensazione di disagio e l’amarezza sono palesi e Matteo Renzi definisce ‘inevitabili e sagge’ le dimissioni di Pier Luigi Bersani e al tempo stesso plaude all’ipotesi del Napolitano-bis: ‘Se accettasse sarebbe un fatto molto positivo’. ‘La vera questione è ora decidere se si sceglie un presidente espressione del centrosinistra ma largamente condiviso o se si preferisce inseguire il Movimento 5 stelle’ è il duro commento del leader dell’area popolare-democratica del Pd, Beppe Fioroni, rivolto a chi nel Pd ha votato Rodotà. E Renzi su Facebook: ‘Spero che i grandi elettori facciano il loro dovere, con trasparenza e senza i disgustosi giochini di venerdì’.

Il si di Napolitano. Dal sito ufficiale del Quirinale la Dichiarazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano:

‘Nella consapevolezza delle ragioni che mi sono state rappresentate, e nel rispetto delle personalità finora sottopostesi al voto per l’elezione del nuovo Capo dello Stato, ritengo di dover offrire la disponibilità che mi è stata richiesta. Naturalmente, nei colloqui di questa mattina, non si è discusso di argomenti estranei al tema dell’elezione del Presidente della Repubblica. Mi muove in questo momento il sentimento di non potermi sottrarre a un’assunzione di responsabilità verso la nazione, confidando che vi corrisponda una analoga collettiva assunzione di responsabilità’.

Monti non lascia: ‘il mio non è un abbandono ma la continuazione del mio interesse alla vita del Paese’

Mario Monti , forse il prossimo PremierAnnuncia che non abbandonerà la politica. E accusa imprese e sindacati di avere contribuito alla scarsa crescita dell’economia italiana. Questo, in sintesi, l’intervento di Mario MontiChe tempo che fa. ‘Il mio non è un abbandono ma la continuazione di quello che è il mio modo di interessarmi della vita del Paese‘, ha risposto il premier a una domanda sul suo ruolo in Scelta civica. Dopo le voci sulla sua rinuncia a incarichi operativi nel partito e sulla cancellazione del suo nome dal simbolo.

‘Ora Scelta civica – spiega Monti – si sta dotando di uno statuto. Io non sono mai stato il presidente e ho incoraggiato gli altri a pensare anche a ricercare qualcuno che occupi quel posto. Io non sarò presidente né segretario’. La sua attività – continua il premier – sarà ‘a sostegno di iniziative per le riforme, per l’Europa, contro il bipolarismo conflittuale‘. Orientamento che per ora segue solo Scelta civica, sostiene.

‘Per quanto riguarda l’economia reale siamo ancora in emergenza – continua -. Al prossimo governo occorrerà una velocità di decisione e un consenso simili a quelli che hanno caratterizzato i primi sei mesi del governo che ho presieduto’. ‘Se l’Italia non cresce ciò o è dovuto a lacune della politica, ma moltissimo anche a sindacati e imprese’, che devono cambiare: ‘Il mondo del capitalismo non ha saputo ammodernarsi e il mondo dei sindacati ha responsabilità storiche nell’arretratezza’. Per questo Monti vede con favore che ‘sindacati e Confindustria prendano posizioni comuni. Ho dedicato buona parte del 2012 a ottenere questo’.

Elezioni 2013: aperti i seggi

italian_elections_2013-1223006-hpHanno aperto regolarmente stamane, alle ore 8, i seggi per le elezioni per il rinnovo del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati. Sempre oggi, nelle Regioni Lombardia, Lazio e Molise si voterà per il rinnovo dei Consiglio regionali e l’elezione del presidente della Regione.

Gli elettori sul territorio nazionale, sono, per la Camera dei Deputati, 47.011.309, di cui 22.569.269 maschi e 24.442.040 femmine, per il Senato della Repubblica 43.071.494, di cui 20.547.324 maschi e 22.524.170 femmine, che eleggeranno 618 deputati e 309 senatori. Le sezioni saranno 61.597.

Gli elettori della circoscrizione estero sono per la Camera dei Deputati 3.438.670 e per il Senato della Repubblica 3.103.887 che eleggeranno 12 deputati e 6 senatori.

Le elezioni nelle 3 Regioni interesseranno complessivamente 12.838.939 elettori. I seggi chiuderanno questa sera alle ore 22. Riapriranno domani, dalle 7 alle 15. Subito dopo – al termine delle operazioni di voto e di riscontro dei votanti – avrà inizio lo scrutinio, cominciando dallo spoglio delle schede per l’elezione del Senato. Successivamente, martedì 26 febbraio, a partire dalle ore 14, si svolgeranno gli scrutini per le elezioni regionali.

Ieri la vigilia è trascorsa tra il maltempo che sta imperversando sull’Italia e che nell’isola di Gorgona ha addirittura impedito l’insediamento del seggio elettorale, i furti che nel chietino non hanno risparmiato nemmeno un camion contenente materiale elettorale e scritte minacciose contro la sede del Pd e Milano Niguarda.

Lo scrutinio inizierà lunedì 25 febbraio, al termine delle operazioni di voto e di riscontro dei votanti, cominciando dallo spoglio delle schede per l’elezione del Senato. Martedì 26 febbraio, a partire dalle ore 14, si svolgeranno gli scrutini per le elezioni regionali.

Roberto Maroni ha votato nel seggio di Lozza, il paesino alle porte di Varese in cui risiede. Il leader della Lega, che è candidato presidente della Lombardia, è arrivato da solo poco dopo le 9.30, accompagnato da un agente di scorta, nella scuola elementare Pascoli ammantata di neve. Poi si è allontanato alla guida della sua auto nuova, una Polo, facendone notare ai fotografi i colori: rossa con cerchioni neri, come la maglia del Milan di cui è tifoso e che stasera seguirà nel derby.

Il segretario Pd e candidato premier del centrosinistra, Pier Luigi Bersani, ha votato alle 11:03 a Piacenza, nella scuola elementare ‘Renzo Pezzani’ in via Emmanueli. Ai giornalisti che gli hanno fatto notare come il seggio fosse affollato, Bersani ha risposto che ‘quando si vota non c’è neve che tenga. E poi, vedete – ha aggiunto scherzosamente – noi abbiamo il fisico…’. Bersani si è recato nella sezione elettorale 37 assieme alla moglie, Daniela Ferrari, e alle figlie  Elisa e Margherita.

Il presidente del consiglio Mario Monti ha votato a Milano nel seggio della scuola elementare Novaro, in piazza Sicilia. Monti era accompagnato della moglie Elsa. Nell’aula della sua sezione sono state sistemate delle transenne per tenere a distanza giornalisti e fotografi. Il presidente del consiglio è entrato e uscito dopo il voto senza fermarsi a parlare.

ELEZIONI POLITICHE 2013 – COME SI VOTA: per l’elezione della Camera possono votare i maggiorenni aventi diritto al voto, mentre per l’elezione del Senato possono votare coloro che, alla data di domenica 24 febbraio, hanno compiuto il venticinquesimo anno di età. Sia per l’elezione della Camera (scheda rosa) sia per l’elezione del Senato (scheda gialla), l’elettore esprime il voto tracciando con la matita un solo segno (esempio, una croce o una barra) nel riquadro che contiene il contrassegno della lista prescelta. E’ vietato scrivere sulla scheda il nominativo dei candidati e qualsiasi altra indicazione. Non è quindi possibile manifestare ‘voto di preferenza’: la lista dei candidati è, infatti, ‘bloccata’, cioè i nominativi sono presentati in un ordine prestabilito al momento del deposito della lista stessa. Anche nel caso di liste collegate in coalizione, il segno va posto solo sul contrassegno della lista che si vuole votare e non sull’intera coalizione. Eventuali ‘sconfinamenti’ su contrassegni limitrofi non sono un problema: la legge prevede, infatti che, se il segno dovesse essere parzialmente posto su altri simboli, il voto si intende riferito al contrassegno su cui insiste la parte prevalente del segno stesso. Nella regione Valle d’Aosta (per la Camera e per il Senato) e nella regione Trentino-Alto Adige (per il solo Senato) l’elettore esprime il voto tracciando con la matita un solo segno sul contrassegno del candidato prescelto o comunque nel rettangolo che lo contiene. Il numero dei deputati da eleggere è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero. Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.

Per la circoscrizione estero l’elettore vota tracciando un segno con una penna di colore nero o blu, pena l’annullamento della scheda, sul contrassegno corrispondente alla lista prescelta o comunque sul rettangolo che lo contiene. Ciascun elettore può inoltre esprimere due voti di preferenza nelle ripartizioni alle quali sono assegnati due o più deputati o senatori e un voto di preferenza nelle altre.

Domenica 24 febbraio e lunedì 25 febbraio si voterà anche per rinnovare i Consigli regionali ed eleggere i presidenti nelle regioni Lazio, Lombardia, Molise.

ELEZIONI REGIONALI 2013 – COME SI VOTA: Per le elezioni regionali, ciascun elettore, con la matita copiativa sulla scheda di colore verde, può: * votare solo per un candidato alla carica di presidente della Regione, tracciando un segno sul suo nome e/o, solo nel Lazio e nel Molise, sul simbolo della lista regionale. In questo caso il voto è valido solo per l’elezione del presidente e non si estende a nessuna lista provinciale. * votare per un candidato alla carica di presidente della Regione e per una delle liste provinciali ad esso collegate, tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste. In tal caso l’elettore potrà esprimere una preferenza per un candidato a consigliere regionale della lista provinciale votata scrivendone il cognome oppure il nome e cognome in caso di omonimia nell’apposito spazio; * votare per un candidato alla carica di presidente della Regione e per una delle altre liste provinciali a esso non collegate, tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste (cosiddetto ‘voto disgiunto‘). Anche in tal caso potrà esprimere una preferenza per un candidato a consigliere regionale della lista provinciale votata scrivendone il cognome oppure il nome e cognome in caso di omonimia nell’apposito spazio. *votare a favore solo di una lista provinciale; in tale caso il voto si intende espresso anche a favore del candidato presidente della Regione a essa collegato. Diventa presidente della Giunta regionale chi ottiene il maggior numero di voti.

(fonte Ansa)

Financial Times: ‘Monti non è l’uomo giusto per guidare l’Italia. Ha promesso riforme e ha aumentato le tasse’

monti-130118173736_medium‘Monti non è l’uomo giusto per guidare l’Italia‘. E’ quanto titola il Financial Times on line in un editoriale di Wolfang Munchau: ‘ll suo governo ha provato a introdurre riforme strutturali modeste, annacquate fino alla irrilevanza macroeconomica. Ha promesso riforme, finendo per aumentare le tasse. Ha iniziato come tecnico ed è emerso come un duro politico’. E sul calo dello spread, il Ft è netto: ‘Molti italiani sanno che è legato a un altro Mario, a Draghi’.

‘Sono d’accordo col Financial Times: Monti è inadatto a governare il Paese‘: Massimo D’Alema, ospite a SkyTg24, ribadisce la sua contrarietà alla ‘salita in campo’ del professore. “Ho grande stima di Monti, abbiamo sostenuto il suo governo, ma sono d’accordo con il Financial Times quando dice che Monti non è l’uomo adatto a guidare il Paese: oggi abbiamo bisogno della politica, di qualcuno che condivida i sentimenti dei cittadini’.

Poi fa da spalla al segretario Pd: ‘Bersani ha detto che Monti ci appare come un professore che ci guarda dall’alto. Nessuno vuole cancellare i suoi meriti, ma abbiamo bisogno di un leader che sia vicino alla gente, come Bersani’, ha sottolineato D’Alema.

Quanto alle preoccupazioni del premier che ha detto di non voler consegnare il Paese agli ‘incapaci’, D’Alema secco risponde: ”Noi abbiamo governato con personalità come Ciampi e Padoa Schioppa,calma professore, calma…

Liste clone e deposito dei contrassegni, iniziano le polemiche

liste_simboli_partiti_viminale1-300x187E’ iniziato ieri mattina il deposito dei contrassegni per le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio prossimo e si registrano le prime polemiche.

I contrassegni, con l’indicazione delle eventuali coalizioni, vanno depositati entro domenica pomeriggio corredati dei relativi programmi elettorali.

Le prime polemiche riguardano il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e la lista Con Monti per l’Italia.

Il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo non è riuscito a essere il primo a presentare il proprio contrassegno. Battuto sul tempo da un ragazzo di trent’anni – uno del partito dei pirati stando a quanto raccontano i grillini – che ne ha portato uno identico negli uffici del Viminale. Il comico genovese va su tutte le furie, se la prende con ‘una burocrazia vergognosa che non può cancellare la democrazia’ e promette ‘azioni legali’ se domenica il Viminale non darà ragione al suo movimento.

Quello delle liste ‘civetta’ non è solo un problema di M5s. Tra i contrassegni presentati, c’è una lista clonata di Antonio Ingroia. Il terzo contrassegno elettorale presentato è costituito dalla lista civetta ‘Rivoluzione civile’ nella quale non compare il nome del magistrato candidato. Lista clonata anche per quella del premier uscente Mario Monti presentata da un omonimo del premier.

‘Mi chiamo Monti dalla nascita. Sono un Monti vero e la mia non è una lista civetta’, ha spiegato ai giornalisti Samuele Monti. ‘Non mi sono mai candidato alle politiche, è la prima volta. E a proposito della lista ‘Non l’ho presentata io ma un delegato’, risponde. Alla domanda quanto può valere in termini di voti la sua lista, Samuele Monti risponde: ‘Non lo so, vedremo’. Teme a questo punto un ricorso? ‘Ricorso per cosa? Mi chiamo Monti’.

Dopo una nottata di attesa, alle 8 in punto del mattino, i primi a tagliare il traguardo del ministero dell’Interno sono stati gli esponenti del Maie, il Movimento associativo italiani all’estero. Ma la sorpresa arriva al secondo posto, quando viene depositato il simbolo di un Movimento 5 stelle ma che però non è quello fondato da Beppe Grillo, pur avendo una veste grafica molto somigliante. Il simbolo vero del movimento del comico genovese viene depositato solo dopo, al sesto posto. ‘Come è possibile? chi c’è dietro?’, scrive Grillo sul suo blog, mettendo a confronto i due simboli presentati. Stessa sorte al simbolo della ‘Rivoluzione civile’ di Antonio Ingroia, praticamente identico a quello dell’ex procuratore di Palermo ma senza il suo nome al centro. Al settimo posto arriva anche la lista Monti, ma, a sorpresa, non si tratta della compagine del premier bensì della lista ‘Per l’Europa Monti presidente’, guidata da Samuele Monti, consigliere comunale di una lista civica a Frabosa Soprana, in provincia di Cuneo. La lista del capo del governo arriva al nono posto, ‘Scelta civica con Monti per l’Italia’.

Come accade per ogni tornata elettorale la giungla di simboli è variopinta e fantasiosa: tre liste dei movimenti Pirati, la lista Pane Pace Lavoro, Fermiamo le banche e le tasse, Movimento europeo rinascita sarda, Sacro Romano Impero, la lista Internettiana. E ancora quella del ‘Movimento poeti d’azione’, il Movimento italiano per i disabili e i meno abbienti e perfino il simbolo della lista ‘Io non voto’. Alcune piccole liste si liste si presenteranno in coalizione: ‘Partito dei Cittadini’, ‘Lega Centro’, ‘Forza Roma‘, ‘Forza Lazio’, ‘Viva l’Italia’, ‘No Gerit Equitalia’, ‘Mondo Anziani’, ‘No alla chiusura degli ospedali’, e ‘Dimezziamo lo stipendio ai politici’ sono liste piccole, che nel 2013 hanno scelto di presentarsi in coalizione, dichiarando loro capo Ottavio Pasqualucci. Essendo coalizzati, se il Viminale ammetterà questi simboli sulle schede, i loro voti si sommeranno.

Nell’agone politico torna anche Cicciolina: Ilona Staller, 62 anni, ha presentato la lista ‘DNA Democrazia Natura Amore’, con il suo volto nel simbolo. Il programma prevede, tra l’altro, la riapertura delle ‘case chiuse’. E mentre in molti casi si lavora ancora alla stesura definitiva delle liste, spunta la candidatura alla Camera nelle fila dei Riformisti Italiani di Stefania Craxi e dell’ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi. La lista dovrebbe presentarsi collegata a quella del Pdl.

Vendola presenta i capilista di Sel, su Monti: ‘Democrastianeria senza Dc’

Nichi Vendola, Presidente della Puglia ed espo...

Nichi Vendola, Presidente della Puglia ed esponente di spicco di Sinistra e Libertà, parla a Piazza Farnese (Roma) il 21 Marzo, in occasione della presentazione della lista. (Photo credit: Wikipedia)

Questa squadra mi fa immaginare una storia di radicalismo di governo’. Lo ha detto Nichi Vendola, presentando i capilista e le personalità candidate con Sel alle prossime elezioni. ‘Tutti i capilista di Sel portano storie di battaglie in prima persona, delle trincee più esposte. Sono testimoni del nostro tempo mai proni nei confronti del potere’, ha aggiunto Vendola.

Si tratta, tra gli altri, di Roberto Natale, ex presidente della Fnsi; Giulio Volpe, rettore dell’Università di Foggia; Francesco Forgione, ex presidente dell’Antimafia; Celeste Costantino, attivista antimafia e femminista; Ida Dominijanni, giornalista e scrittrice; Pap Diew, portavoce della comunità Senegal di Firenze; Giulio Marcon, fondatore di Sbilanciamoci; Giovanni Barozzino, operaio della Fiat; Laura Boldrini, portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati. Assenti, ma in lista, anche il leader della Fiom Giorgio Airaudo e la presidente dei Verdi europei Monica Frassoni.

Poi commentando l’auspicio di Monti che il Pd ‘tagli’ le ali del centrosinistra ha detto: ‘Democristianeria senza Dc da grande oriente d’Italia. Monti è un vecchio classico vecchio politico’ e tagliare le ali porta la politica in una ‘palude’ dove vincono sempre quelli ‘della razza di Monti, della razza padrona’. Toni duri, utilizzati anche per mandare ‘all’inferno’ i cosiddetti super-ricchi.

 Il Pdl invece viene dipinto come ‘un horror’ Sel e Pd invece ‘con il popolo’, a cominciare dalla scelta dei candidati con le primarie. ‘Pd e Sel decidono di andare tra la gente a scegliere i candidati e lo fanno con le primarie, sperimentando un metodo di cessione della sovranità, diciamo, a un popolo più largo’. Nichi Vendola rivendica questo metodo per sottolineare che ‘anche indicare chi dovrà andare a rappresentare le istanze del territorio alle Camere avviene attraverso questo coinvolgimento fenomeno di partecipazione democratica’.

Il leader Sel, a Uno Mattina, rileva invece che ‘mentre Monti si chiude con Casini, Montezemolo, nel Palazzo e cercano di capire come tenere in equilibrio quelli del filone confindustriale e quelli del filone clericale, mentre dall’altro lato Berlusconi cerca di trovare la quadra con Maroni, della serie ‘a volte ritornano’, in questa specie di horror chiamato centrodestra, noi siamo aperti all’influenza del popolo’. ‘Berlusconi – prosegue – decide, da perdente, di mettere insieme tutte le forze delle destre populiste, il leghismo, la destra post-fascista di Storace e ciò che resta del Pdl. La destra si è spaccata e la parte più presentabile, più innamorata della finanza va con Monti, quella più vernacolare e belluina con Berlusconi’.

Nel Pd, intanto, la manovre proseguono e l’ultima candidatura di peso viene annunciata con un post su Twitter. Gianpaolo Galli, direttore generale di Confindustria correrà con i democrats.

Nasce il partito di Monti

simbolo_lista_civica_monti_italiaMario Monti arriva con mezz’ora di ritardo all’Hotel Plaza di Roma, in via del Corso 126, alla presentazione del simbolo elettorale. Una conferenza breve e senza domande da parte dei giornalisti.

Lo slogan scelto per la Camera è ‘Scelta civica, con Monti per l’Italia’: ‘Ci sarà una lista della società civile senza parlamentari, una dell’Udc immagino col nome Casini, una di Fli immagino col nome Fini‘, dice il premier uscente. Il simbolo per il Senato sarà identico ma senza la dicitura ‘Scelta civica’.

‘I criteri di candidabilità ai quali saranno tenuti coloro che intendono partecipare e senza distinzione di lista saranno più esigenti rispetto a quelli attuali sulla candidabilità’, aggiunge Monti, per quanto riguarda ‘condanne e processi penali in corso, conflitti di interesse, antimafia, con riferimento al codice deontologico della commissione Antimafia, e limiti legati all’attività parlamentare pregressa’, con ‘un massimo di due deroghe per ciascuna lista’. Ci saranno inoltre ‘limiti legati all’attività parlamentare pregressa con un massimo di due deroghe per ciascuna lista’.

Gli incontri iniziati ieri tra Mario Monti ed i rappresentati dei partiti e delle associazioni della ‘società civile’ sono proseguiti senza sosta.  ‘Le riunioni sono convocate ad horas. Si lavora senza sosta perché ormai il tempo stringe’, spiega chi sta lavorando alle liste. Monti è pressato dalle richieste dei rappresentanti dell’associazionismo, contrari all’ingresso dei ‘politici’ in una lista con il suo nome. Ma vuole tener conto anche dell’insofferenza dell’Udc che teme di rimanere penalizzata dalla concorrenza alla Camera di una lista Monti. Per questo forse, ma anche per il timore che la mancanza di chiarezza sulle liste possa creare disorientamento tra gli elettori, si è scelto di presentare velocemente il simbolo con la convocazione di una conferenza stampa all’ultimo momento, fortemente voluta da ItaliaFutura.

Con l’appuntamento di questa sera si apre a ‘Otto e mezzo‘ una serie di incontri con i leader protagonisti della campagna elettorale. Il primo, questa sera alle 20.30 su La7, con il presidente del Consiglio Mario Monti. Lunedì 7 gennaio sarà ospite di Lilli Gruber il leader del Pd, Pier Luigi Bersani, e martedì 8 gennaio l’ex premier Silvio Berlusconi.

Bersani: non silenziamo nessuno, noi facciamo partecipare

il gioco del silenzioSoffiano forti venti di polemica dopo l’invito di questa mattina, durante il programma ‘Uno mattina’, del professor Mario Monti al segretario del Pd, Pierluigi Bersani, di tagliare le ali alla parte più estremista del partito, facendo i nomi di Vendola, Camusso e Fassina e tirando dentro nel calderone anche Brunetta, estremista pure lui, ma di destra, vicino a certe lobby e categorie professionali, come l’ordine dei farmacisti. Conservatori, estremisti, persone che non permettono di aprire al nuovo, secondo il premier Mario Monti e che andrebbero ‘silenziate’, messe a tacere.

Bersani aspetta il primo pomeriggio e dopo aver pranzato con il suo compagno di partito sconfitto alle primarie Matteo Renzi, replica a Monti. ‘Ribadisco il rispetto ma chiedo rispetto per tutto il Pd. Noi siamo un partito liberale che non chiuderà mai la bocca a nessuno’, dice Bersani parlando con i cronisti.

‘Credo che il coraggio che mi si chiede io l’abbia già dimostrato, non è quello di chiudere la bocca alla gente ma di farla partecipare’, ha aggiunto il candidato premier del centro sinistra.

Arriva anche la replica della sindacalista Susanna Camusso a stretto giro, quando il settimanale L’Espresso anticipa una sua intervista.

‘Penso che il suo governo, sul piano delle politiche realizzate, ha sbagliato tutto. Io penso che ce l’abbia con il lavoro, che lui non abbia l’idea di com’è fatto il nostro paese; né della condizione dei lavoratori e della necessità di non fare ulteriori politiche che favoriscano chi già sta bene, mentre il mondo reale dei lavoratori sta sempre peggio’, dice la Camusso, salvando però Monti sul piano personale e dal punto di vista dello stile: ‘Monti – persona stimabile, per carità, e cortese – ha avuto il merito di riportare un linguaggio istituzionale: lo ritengo un grande valore’.

La critica del segretario della Cgil è focalizzata soprattutto sulla riforma delle pensioni: ‘Viviamo più a lungo, ma questo non vuol dire che restiamo trentenni più a lungo. Occorre immaginare un sistema in cui, ad esempio, il poliziotto settantenne stia dietro la scrivania, e non corra in pattuglia per strada’.

Vendola replica ai giudizi di Monti parlando di un ‘elemento di arroganza che va respinto’ e da destra Brunetta definisce Monti un ‘tecnocrate autoritario’.

‘Con le sue parole di stamattina il prof. Monti – ha detto Brunetta – svela la sua natura più profonda, che è quella del tecnocrate autoritario, disinformato e pasticcione. Tutto mi divide sul piano dei contenuti da Stefano Fassina, ma farò ogni sforzo perché nessuno possa ridurre lui o altri al silenzio. Abbiamo toccato il fondo, prof. Monti. Intimare il silenzio a qualcuno mentre si ricopre il ruolo del capo del governo non ha cittadinanza in democrazia, ma ci riporta a tempi bui e dolorosi’.

‘Il gioco del silenzio’, è la copertina del sito Pd. I democratici ironizzano sulle parole di Mario Monti che chiede a Bersani di ‘silenziare’ Stefano Fassina. Sul sito dei democratici, i fermi immagine presi da varie trasmissioni alle quali ha partecipato Monti. E cinque righe di corsivo sull’invito a ‘silenziare’ rivolto a un partito che si chiama ‘democratico’. La colonna sonora è affidata a Nini Rosso che suona, manco a dirlo, ‘Il silenzio’.

Ieri Stefano Fassina, ai microfoni di Radio Città Futura aveva detto: ‘Per i livelli di reddito di coloro che ne entrano a far parte, la lista Monti somiglia sempre più alla lista Rotary. Monti porta avanti una linea che assomiglia a quella del Partito popolare europeo, un partito inserito in un percorso di politica economica che vede nella svalutazione del lavoro la maniera per tornare a crescere’, ha detto il responsabile economia del Pd.

Parlando di ‘scarsa sensibilità istituzionale di Monti’ nella scelta di Enrico Bondi come collaboratore alla definizione delle liste elettorali, Fassina ha aggiunto: ‘Bondi è prima di tutto il commissario alla Sanità della regione Lazio e mi stupisce che non abbia mai trovato il tempo di recarsi al San Raffaele, i cui dipendenti non percepiscono lo stipendio da quattro mesi. Chi ha delicatissimi incarichi istituzionali dovrebbe concentrarsi esclusivamente su quelli’.

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