Elezioni 2013: aperti i seggi

italian_elections_2013-1223006-hpHanno aperto regolarmente stamane, alle ore 8, i seggi per le elezioni per il rinnovo del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati. Sempre oggi, nelle Regioni Lombardia, Lazio e Molise si voterà per il rinnovo dei Consiglio regionali e l’elezione del presidente della Regione.

Gli elettori sul territorio nazionale, sono, per la Camera dei Deputati, 47.011.309, di cui 22.569.269 maschi e 24.442.040 femmine, per il Senato della Repubblica 43.071.494, di cui 20.547.324 maschi e 22.524.170 femmine, che eleggeranno 618 deputati e 309 senatori. Le sezioni saranno 61.597.

Gli elettori della circoscrizione estero sono per la Camera dei Deputati 3.438.670 e per il Senato della Repubblica 3.103.887 che eleggeranno 12 deputati e 6 senatori.

Le elezioni nelle 3 Regioni interesseranno complessivamente 12.838.939 elettori. I seggi chiuderanno questa sera alle ore 22. Riapriranno domani, dalle 7 alle 15. Subito dopo – al termine delle operazioni di voto e di riscontro dei votanti – avrà inizio lo scrutinio, cominciando dallo spoglio delle schede per l’elezione del Senato. Successivamente, martedì 26 febbraio, a partire dalle ore 14, si svolgeranno gli scrutini per le elezioni regionali.

Ieri la vigilia è trascorsa tra il maltempo che sta imperversando sull’Italia e che nell’isola di Gorgona ha addirittura impedito l’insediamento del seggio elettorale, i furti che nel chietino non hanno risparmiato nemmeno un camion contenente materiale elettorale e scritte minacciose contro la sede del Pd e Milano Niguarda.

Lo scrutinio inizierà lunedì 25 febbraio, al termine delle operazioni di voto e di riscontro dei votanti, cominciando dallo spoglio delle schede per l’elezione del Senato. Martedì 26 febbraio, a partire dalle ore 14, si svolgeranno gli scrutini per le elezioni regionali.

Roberto Maroni ha votato nel seggio di Lozza, il paesino alle porte di Varese in cui risiede. Il leader della Lega, che è candidato presidente della Lombardia, è arrivato da solo poco dopo le 9.30, accompagnato da un agente di scorta, nella scuola elementare Pascoli ammantata di neve. Poi si è allontanato alla guida della sua auto nuova, una Polo, facendone notare ai fotografi i colori: rossa con cerchioni neri, come la maglia del Milan di cui è tifoso e che stasera seguirà nel derby.

Il segretario Pd e candidato premier del centrosinistra, Pier Luigi Bersani, ha votato alle 11:03 a Piacenza, nella scuola elementare ‘Renzo Pezzani’ in via Emmanueli. Ai giornalisti che gli hanno fatto notare come il seggio fosse affollato, Bersani ha risposto che ‘quando si vota non c’è neve che tenga. E poi, vedete – ha aggiunto scherzosamente – noi abbiamo il fisico…’. Bersani si è recato nella sezione elettorale 37 assieme alla moglie, Daniela Ferrari, e alle figlie  Elisa e Margherita.

Il presidente del consiglio Mario Monti ha votato a Milano nel seggio della scuola elementare Novaro, in piazza Sicilia. Monti era accompagnato della moglie Elsa. Nell’aula della sua sezione sono state sistemate delle transenne per tenere a distanza giornalisti e fotografi. Il presidente del consiglio è entrato e uscito dopo il voto senza fermarsi a parlare.

ELEZIONI POLITICHE 2013 – COME SI VOTA: per l’elezione della Camera possono votare i maggiorenni aventi diritto al voto, mentre per l’elezione del Senato possono votare coloro che, alla data di domenica 24 febbraio, hanno compiuto il venticinquesimo anno di età. Sia per l’elezione della Camera (scheda rosa) sia per l’elezione del Senato (scheda gialla), l’elettore esprime il voto tracciando con la matita un solo segno (esempio, una croce o una barra) nel riquadro che contiene il contrassegno della lista prescelta. E’ vietato scrivere sulla scheda il nominativo dei candidati e qualsiasi altra indicazione. Non è quindi possibile manifestare ‘voto di preferenza’: la lista dei candidati è, infatti, ‘bloccata’, cioè i nominativi sono presentati in un ordine prestabilito al momento del deposito della lista stessa. Anche nel caso di liste collegate in coalizione, il segno va posto solo sul contrassegno della lista che si vuole votare e non sull’intera coalizione. Eventuali ‘sconfinamenti’ su contrassegni limitrofi non sono un problema: la legge prevede, infatti che, se il segno dovesse essere parzialmente posto su altri simboli, il voto si intende riferito al contrassegno su cui insiste la parte prevalente del segno stesso. Nella regione Valle d’Aosta (per la Camera e per il Senato) e nella regione Trentino-Alto Adige (per il solo Senato) l’elettore esprime il voto tracciando con la matita un solo segno sul contrassegno del candidato prescelto o comunque nel rettangolo che lo contiene. Il numero dei deputati da eleggere è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero. Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.

Per la circoscrizione estero l’elettore vota tracciando un segno con una penna di colore nero o blu, pena l’annullamento della scheda, sul contrassegno corrispondente alla lista prescelta o comunque sul rettangolo che lo contiene. Ciascun elettore può inoltre esprimere due voti di preferenza nelle ripartizioni alle quali sono assegnati due o più deputati o senatori e un voto di preferenza nelle altre.

Domenica 24 febbraio e lunedì 25 febbraio si voterà anche per rinnovare i Consigli regionali ed eleggere i presidenti nelle regioni Lazio, Lombardia, Molise.

ELEZIONI REGIONALI 2013 – COME SI VOTA: Per le elezioni regionali, ciascun elettore, con la matita copiativa sulla scheda di colore verde, può: * votare solo per un candidato alla carica di presidente della Regione, tracciando un segno sul suo nome e/o, solo nel Lazio e nel Molise, sul simbolo della lista regionale. In questo caso il voto è valido solo per l’elezione del presidente e non si estende a nessuna lista provinciale. * votare per un candidato alla carica di presidente della Regione e per una delle liste provinciali ad esso collegate, tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste. In tal caso l’elettore potrà esprimere una preferenza per un candidato a consigliere regionale della lista provinciale votata scrivendone il cognome oppure il nome e cognome in caso di omonimia nell’apposito spazio; * votare per un candidato alla carica di presidente della Regione e per una delle altre liste provinciali a esso non collegate, tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste (cosiddetto ‘voto disgiunto‘). Anche in tal caso potrà esprimere una preferenza per un candidato a consigliere regionale della lista provinciale votata scrivendone il cognome oppure il nome e cognome in caso di omonimia nell’apposito spazio. *votare a favore solo di una lista provinciale; in tale caso il voto si intende espresso anche a favore del candidato presidente della Regione a essa collegato. Diventa presidente della Giunta regionale chi ottiene il maggior numero di voti.

(fonte Ansa)

Primarie PD: si vota domani e domenica

1577380-primarie_pdIl voto è fissato dalle ore 8.00 alle ore 21.00 di domani, sabato 29 dicembre (nelle regioni Piemonte, Liguria, Lombardia, Alto Adige, Umbria, Abruzzo, Molise, Campania, e Calabria) o, nelle stesse ore, di domenica 30 dicembre, nelle restanti regioni (Veneto, Trentino, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna). Ogni elettore potrà esprimere fino ad un massimo di due preferenze, differenti per genere. Se le due preferenze espresse sono dello stesso genere, la seconda sarà considerata nulla. I seggi saranno istituiti prevalentemente presso i circoli territoriali del Pd, e potranno essere individuati – insieme ai nomi dei candidati parlamentari, distinti per regione – collegandosi al sito www.primarieparlamentaripd.it.

Ancora poche ore, e il Partito democratico torna a votare con le primarie. Dopo il grande successo registrato il 25 novembre, quando in lizza per il ruolo di candidato premier c’erano il segretario Pier Luigi Bersani (poi risultato vincitore) e l’outsider sindaco di Firenze Matteo Renzi con una enorme (di questi tempi) partecipazione di elettori e militanti, il Pd replica il meccanismo di selezione con possibilità di scelta dal basso, applicandolo questa volta ai possibili candidati per le elezioni politiche di febbraio.

Potranno votare per la selezione delle candidature al Parlamento nazionale due categorie: gli elettori iscritti nell’Albo delle primarie dell”Italia Bene Comune‘, che si sono svolte a novembre; gli iscritti al Pd nel 2011 che abbiano rinnovato l’adesione fino al momento del voto. Come già alle primarie per il candidato premier del centrosinistra, per esercitare il diritto di voto occorre dichiararsi elettore del Pd e sottoscrivere un pubblico appello per il voto ai democratici, versare una sottoscrizione di almeno due euro per la campagna elettorale impegnarsi a riconoscere gli organismi di garanzia previsti dal regolamento per eventuali controversie sul voto.

Le primarie del prossimo fine settimana sono finalizzate alla selezione del 90% delle candidature del Pd; il restante 10% sarà composto da una novantina di candidati compresi nel cosiddetto ‘Listino bloccato Bersani‘, che potranno evitare il terno al lotto delle primarie e siederanno sicuramente in Parlamento. Pochi, al momento, i nomi resi noti di una lista ancora segretissima: sicuro, al momento, solo il nome del Procuratore Antimafia Piero Grasso.

Election day, ok dal Quirinale

Le elezioni regionali di Lazio, Lombardia e Molise potranno tenersi il 10 marzo (invece che il 10 febbraio) e in quella data è possibile anche votare per le politiche: è una apertura al cosiddetto ‘Election day’ quella emersa dal Quirinale al termine del vertice dal presidente Giorgio Napolitano con i presidenti di Senato e Camera nonché il presidente del Consiglio, Mario Monti. Ma l’apertura è condizionata all’approvazione della legge di stabilità e soprattutto della legge elettorale.

‘C’è l’accordo, si vota il 10 marzo’ titola oggi Repubblica; ‘Voto a marzo, il Quirinale apre’ per il Corriere della Sera. ‘Napolitano apre all’election day’ è il titolo de la Stampa. Per Il Giornale, ‘Ciao Monti – Tecnici agli sgoccioli’ e aggiunge ‘Pdl soddisfatto per l’election day, le primarie si allontanano’, mentre Libero interpreta: ‘Vince il centrodestra: si vota il 10 marzo’.

Ma l’Election day è possibile ma non scontato, che si voti anche per le politiche dipenderà da una serie di fattori che si determineranno nelle prossime settimane, uno dei quali per il Presidente della Repubblica sarà appunto verificare la responsabilità delle forze politiche sulla riforma della legge elettorale, come si evince dalla nota diffusa dal Quirinale al termine del vertice. Il problema è capire cosa accadrà se non si arrivasse alla nuova legge tanto auspicata dal capo dello Stato entro il 20 gennaio, data ultima perché il Presidente possa sciogliere le Camere per il voto anticipato del 10 marzo. Il Quirinale sarebbe pronto a un ‘intervento’.

In tre passaggi Giorgio Napolitano spiega il suo ragionamento. ‘Una costruttiva conclusione della legislatura e la serietà dei problemi che il paese ha di fronte sconsigliano un affannoso succedersi di prove elettorali’, considerazione che viene riferita alle tre regioni chiamate al voto ma che non può non riguardare anche la scadenza elettorale più importante, quella appunto per il rinnovo del Parlamento. Inoltre il Capo dello Stato ritenendo ‘indubbia l’esigenza di un contestuale svolgimento delle elezioni nelle tre regioni’ giudica ‘appropriata la data del 10 marzo’, ma infine avverte che ‘attende il verificarsi delle condizioni opportune per la decisione che la Costituzione riserva al Capo dello Stato’, ossia lo scioglimento delle Camere.

La legge elettorale sarà quel test che Napolitano attende per prendere la decisione. Posto però che ci sono ‘adempimenti prioritari e ineludibili’ come ‘l’approvazione finale in Parlamento della legge di stabilità e quindi quella della legge di bilancio per il 2013′. Quanto alla riforma del voto è chiaro appunto che i tempi per verificarne la fattibilità si fermano a dicembre, in quanto per poter votare a marzo è necessario sciogliere le Camere entro gennaio. In questo senso il messaggio di ieri sera rivolto alle forze politiche è un nuovo e duro incitamento, una sfida al Parlamento affinché intervenga. E’ ‘altamente auspicabile la conclusione del confronto in atto da molti mesi per una riforma della legge elettorale’, ha scritto nella nota.

Se questo non accadrà in tempo utile Napolitano, assicurano al Colle, ‘non starà con le mani in mano’ e farà ‘tutto quello che è in suo potere fare’, e questo vuol dire mandare un messaggio alle Camere ma non solo. Bisogna ricordare infatti che c’è il principio sancito dalla sentenza della Corte costituzionale sulla rappresentatività del sistema di voto, e dunque la necessità di modificare il premio di maggioranza che oggi assegna alla coalizione che prende più voti un premio di governabilità pari al 55% dei seggi in Parlamento.

Infine è convinzione di Napolitano che sia necessario difendere il principio in base al quale spetta al nuovo Capo dello Stato e non a quello uscente il compito di affidare l’incarico al nuovo governo, ragione per la quale se davvero si creeranno quelle condizioni che porteranno al voto anticipato a marzo, a quanto si apprende, il Presidente potrebbe anche decidere di dimettersi qualche settimana prima della sua scadenza naturale, come fece Cossiga.

Elezioni regionali in Lombardia, Molise e Lazio il 10 e 11 febbraio

 Le elezioni regionali in Lombardia, Molise e Lazio si terranno il 10 e 11 febbraio.

Ieri sera il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri ha invitato i prefetti di Milano e Campobasso a convocare i comizi elettorali per queste date e ha informato di questa decisione la presidente della Regione Lazio Renata Polverini.

‘Mi sembra che la data del 10 e 11 febbraio sia la scelta giusta e confermo la volontà di indire le elezioni per cinquanta consiglieri invece che settanta’, ha poi scritto Polverini sul sito Fondazione Città Nuove.

Con questa data per le regionali, quindi, non ci sarà l’election day, cioè l’accorpamento di questa tornata elettorale con le elezioni politiche di primavera.

Alcoa: slitta a novembre la chiusura. Gli operai in protesta ‘Noi da qui non ce ne andiamo’

Slitta al primo novembre la procedura di spegnimento dell’impianto Alcoa di Portovesme. Lo comunica l’azienda al termine dell’incontro al Ministero dello Sviluppo economico, sottolineando in una nota che l’impianto sarà ‘definitivamente chiuso entro il 30 novembre’. Nel comunicato, Alcoa afferma che la fabbrica sarda sarà comunque mantenuta in ‘condizioni tali da poter essere riavviata da un altro operatore per un anno’.

Inoltre, conferma che ‘continuerà a essere disponibile a discutere la vendita della fabbrica’, ma aggiunge che ‘finora non ha ricevuto alcuna manifestazione di interesse percorribile o differente rispetto a quelle considerate durante l’intero processo di vendita’. Nel comunicato si legge anche che ‘è essenziale che il processo di spegnimento sia condotto in modo ordinato e tempestivo’ per ‘mantenere le operazioni sotto controllo e garantire la sicurezza dei dipendenti, della comunità locale e dell’ambiente’. Dopo una giornata di scontri, di tensione e di feriti, c’e’ dunque una schiarita per Alcoa.

Slitterà infatti la procedura di spegnimento dello stabilimento Alcoa di Portovesme, e la fonderia resterà operativa per tutto il mese di novembre, invece che fino al 15 ottobre. Il ministero ha sollecitato i soggetti imprenditoriali che ‘hanno manifestato interesse per l’acquisizione dell’impianto Alcoa di Portovesme ad avviare in tempi brevi le negoziazioni’ con la multinazionale produttrice di alluminio.

Una prima schiarita si era avuta, ieri, qualche ora prima, quando il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, aveva rivelato di ‘non aver mai pensato che Alcoa fosse un caso impossibile. Faremo molta pressione sui due gruppi che hanno manifestato interesse le svizzere GlencoreKlesch, ma lavoriamo in parallelo su tutto quello che può dare sviluppo al Sulcis‘, ha poi aggiunto il ministro, mentre i sindacati in mediazione con il governo, stavano ragionando sul rallentamento di una settimana della procedura di spegnimento dell’impianto Alcoa.

A Roma ieri si è registrata alta tensione durante il corteo degli operai, e almeno un manifestante e 14 agenti sono rimasti feriti. Petardi e fumogeni esplosi, slogan contro il governo, contestazioni pesanti all’esponente del Pd Fassina nonché tentativi di sfondare il cordone delle forze dell’ordine hanno scandito la manifestazione partita da piazza della Repubblica per scongiurare la chiusura dello stabilimento siderurgico. L’operaio ha riportato un trauma al ginocchio: medicato sul posto dai sanitari del 118 ha rifiutato il trasporto in ospedale. Quattordici i feriti registrati tra le forze dell’ordine: tre carabinieri, un uomo della Gdf e 10 poliziotti.

Dopo il corteo tutti i lavoratori, circa 500, hanno svolto un sit-in all’ingresso del ministero dello Sviluppo economico in via Molise. In via di San Basilio, adiacente alla sede del ministero, c’è stato un tentativo di sfondamento da parte degli operai del cordone della polizia. La protesta dei lavoratori è ripresa in serata nelle strade di Roma dopo la comunicazione dell’esito dell’incontro al ministero. ‘Noi da qui non ce ne andiamo’, hanno urlato in direzione del ministero dove le forze dell’ordine in tenuta antisomossa sono tornate a rafforzare la barriera all’ingresso al dicastero.

Intanto a Olbia in centinaia dalla Alcoa stanno occupando un traghetto in segno di protesta. ‘Per ora non scendiamo dalla nave, non ci fermeremo e faremo tutte le azioni necessarie per evitare la chiusura degli impianti di Portovesme’. Con queste parole d’ordine 350 lavoratori dell’Alcoa hanno occupato il traghetto Tirrenia che li trasportava da Civitavecchia ad Olbia.

Gli operai, reduci dalla manifestazione di ieri a Roma, si sono rifiutati di scendere dalla nave e protestano rumorosamente battendo in terra gli elmetti. I rappresentanti sindacali confermano che la protesta odierna degli operai è causata dal risultato negativo del vertice di ieri a Roma, al Ministero dello Sviluppo Economico. Secondo i sindacati, visto il ritmo delle procedure di spegnimento delle celle produttive, da qui al prossimo primo novembre l’impianto di Portovesme per la produzione di alluminio, sarà fermo. Gli operai dicono ‘Pronti a una manifestazione al giorno‘.

https://cookednews.wordpress.com/2012/09/10/alcoa-gli-operai-manifestano-a-roma-atteso-incontro-con-il-ministro-dello-sviluppo/
https://cookednews.wordpress.com/2012/08/27/vertenza-sulcis-prima-notte-di-lotta-e-assemblea-per-gli-operai-del-carbone-dobbiamo-tenere-la-miniera-viva/

Alcoa: gli operai manifestano a Roma, atteso incontro con il ministro dello Sviluppo

Alcoa, manifestazione a Roma in attesa incontro a ministero Sviluppo. Mentre centinaia di operai dell’Alcoa di Portovesme stanno manifestando a Roma contro la chiusura dell’impianto che costerà il posto a centinaia di persone, il ministro del Welfare Elsa Fornero ribadisce che il governo non intende tenere in piedi un sito improduttivo. La tensione intanto è altissima in via Molise, davanti al ministero dello Sviluppo economico, dove si sta tenendo la protesta.

Le forze dell’ordine hanno fatto una carica di alleggerimento contro i lavoratori per respingere quelli che cercavano di entrare nel ministero dall’ingresso di via Veneto. Il nervosismo degli operai è aumentato dopo aver appreso che il ministro Corrado Passera non è al tavolo. La Alcoa Italia intanto ha confermato che il gruppo proseguirà nelle procedure di chiusura degli impianti prevista per la fine dell’anno.

Vicino al ministero si è scatenato un fitto lancio di mini lamine di alluminio e bottiglie contro le forze dell’ordine da parte dei manifestanti. Le forze dell’ordine hanno risposto manganellando alcuni partecipanti alla manifestazione, poi sono iniziati gli scontri. Continua anche il fitto lancio di bombe carta davanti al ministero. La polizia sta caricando i manifestanti che stanno arretrando ma restano nei pressi del ministero. La situazione è molto tesa. Gli operai dopo i lanci di bottiglie e le cariche si sono fermati con le mani alzate e urlano ‘Vergogna’. Già in precedenza alcuni manifestanti avevano cercato di sfondare il cordone di sicurezza delle forze dell’ordine che presidiano in tenuta anti-sommossa il ministero. Gli agenti hanno cercato di respingere e calmare i manifestanti più agitati, ma alcuni operai hanno lanciato delle bombe carta verso la polizia. I lavoratori continuano a protestare con fischietti e striscioni, battendo i propri caschi da lavoro. Mentre la protesta non accenna a placarsi, aumentano le misure di sicurezza intorno a via Molise con la chiusura di tutti gli accessi alla strada.

‘Bastardi ci avete deluso’, aggredito Stefano Fassina  (PD)
Stefano Fassina, responsabile per l’economia e il lavoro del Pd, è stato aggredito da alcuni manifestanti dell’Alcoa sotto al ministero dello Sviluppo Economico. Fassina stava rilasciando un intervista quando alcuni operai si sono avvicinati gridando ‘bastardi ci avete deluso’ e poi lo hanno spintonato. Scortato dalle forze dell’ordine Fassina è stato costretto ad allontanarsi inseguito da un gruppetto di operai che gli urlavano contro.

Un manifestante lievemente ferito
Un manifestante è rimasto ferito per evitare una bomba carta che stava per esplodere. Petardi e fumogeni esplosi, slogan contro il governo, contestazioni pesanti. Caduto in terra, il manifestante è stato soccorso dagli agenti di polizia. L’incidente è avvenuto nei pressi del ministero dello Sviluppo economico dove continuano a udirsi esplosioni di bombe carta. Una di queste è stata lanciata oltre la cancellata del ministero ma non è esplosa. ‘Abbiamo provato a forzare un po’ ad andare un po’ avanti per farci sentire, ma ci hanno buttato subito a terra. Il poliziotto che avevo davanti mi ha odiato, io sono un padre di famiglia non un criminale. Sono disposto a tutto, anche a prenderle, pur di non perdere il lavoro’. Questo il racconto dell’operaio Alcoa ferito alla schiena durante gli scontri avvenuti in via Molise, accanto al ministero dello Sviluppo economico dove è in corso il vertice sulla vertenza Alcoa. L’uomo ha accettato di farsi medicare da un’ambulanza. ‘Però – ha ripetuto più volte – voglio restare qui. Io in ospedale non vengo’. Sono 14 invece  gli agenti rimasti feriti durante gli scontri.

Mezzo della Guardia di Finanza danneggiato
Un mezzo della guardia di finanza è stato danneggiato durante i momenti di tensione. Quando i manifestanti hanno tentato di sfondare il cordone delle forze dell’ordine ci sono stati lanci di sassi e carta contro agenti e un mezzo. Una bomba carta è esplosa  danneggiandolo, seppur non gravemente. Gli autobus con percorrenza nel centro della capitale sono stati deviati, mentre il centro cittadino è stato blindato.

‘Noi siamo vicini ai lavoratori dell’Alcoa e ci sentiamo di spiegare loro lo sforzo che il governo sta facendo per cercare di tenere in piedi quei posti di lavoro, ma devono essere sostenibili economicamente, cioè non possono essere tenuti in piedi così’, ha detto Fornero a Torino poco prima che al ministero dello Sviluppo economico iniziasse un nuovo incontro nel tentativo di trovare un acquirente per il sito sardo dell’alluminio.

In oltre 550 sono arrivati dalla Sardegna per fare sentire la propria voce davanti al ministero dello Sviluppo Economico dove si tiene il vertice sul futuro dell’Alcoa. In 350 sono partiti ieri sera in traghetto da Olbia, dove sono arrivati con sette pullman, destinazione Civitavecchia, mentre altri 100 hanno raggiunto la capitale, in nave e in aereo, da Cagliari. I rimanenti 100 operai sono partiti  invece in mattinata in aereo per garantire il normale svolgimento dei turni nello stabilimento di Portovesme. Tra i manifestanti in piazza anche i tre operai che sono stati asserragliati per giorni sul silos dell’Alcoa a 66 metri d’altezza nello stabilimento di Portovesme. Con loro, anche 23 sindaci dei maggiori centri del Sulcis-Iglesiente, fra cui Carbonia.

‘Non ci preoccupa la manifestazione, ci preoccupa tutto il problema dell’Alcoa’, ha detto Fornero commentando i tafferugli scoppiati durante il corteo di circa 600 persone che si stava avvicinando alla sede del ministero in Via Veneto.

Governo, Alcoa, sindacati e rappresentanti della Regione Sardegna e delle istituzioni locali si stanno intanto incontrando al ministero dello Sviluppo economico per valutare la possibilità di trovare un nuovo acquirente. A rischio circa un migliaio di  posti di lavoro. Partecipano il governo, con il sottosegretario allo Sviluppo, Claudio De Vincentis, e il viceministro al Lavoro Michel Martone, rappresentanti dell’Alcoa, la Regione Sardegna con il governatore Ugo Cappellacci, e rappresentati degli enti locali del Sulcis Iglesiente. E’ presente una folta delegazione sindacale, con circa 30 esponenti, rappresentanti di Cigl, Cisl e Uil, le loro categorie metalmeccaniche e locali.

Nel fine settimana il ministro Corrado Passera ha detto che ancora non vi è alcuna seria manifestazione di interesse dopo che venerdì sera Alcoa, multinazionale statunitense dell’alluminio, ha comunicato di non aver ricevuto dal 1° agosto nessuna nuova e concreta manifestazione di interesse da parte di potenziali acquirenti per l’impianto di Portovesme.

Passera la scorsa settimana aveva detto che il gruppo svizzero Glencore sarebbe interessato a rilevare lo stabilimento se saranno rispettate alcune condizioni, in particolare una riduzione sul costo dell’energia. Anche il gruppo svizzero Klesch, che opera sempre nel settore dell’alluminio, avrebbe manifestato un interesse da verificare, sempre secondo il ministro. 

L’unico pretendente interessato, il fondo tedesco Aurelius, si è ritirato dalle trattative col governo a inizio agosto.

Una delle difficoltà principali a trovare un nuovo compratore è l’alto costo dell’energia in Italia tanto che il ministero, in uno scambio di comunicazioni che ha avuto la scorse settimana con Glencore ha promesso uno sconto sulle tariffe per 15 anni nel caso in cui rilevassero il sito sardo.

Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha detto: ‘L’Italia non ha una politica industriale da vent’anni, sono problemi che avrebbero dovuto già essere risolti. Abbiamo bisogno di energia a costi più bassi. Alcoa è solo uno di tanti esempi che ci sono nel Paese, paghiamo per l’energia più di chiunque altro’.

‘Ci aspettiamo che il governo trovi una soluzione che non sia quella di chiudere l’impianto e che ci presenti le manifestazioni di interesse delle quali ha parlato’, ha aggiunto Daniela Piras della Uilm.

Alcoa, che ha avviato dal primo settembre lo spegnimento delle fornaci, ha deciso la chiusura dello stabilimento entro la fine dell’anno nell’ambito di un progetto di riorganizzazione degli impianti del gruppo. In questo caso sarebbero a rischio centinaia di posti di lavoro, che si andrebbero ad aggiungere ai circa 500 a rischio nella miniera Carbonsulcis, che si trova sempre nella stessa area in Sardegna.

Alcoa in Italia nasce nel 1967 a Milano quale ufficio di rappresentanza e commerciale per la gestione delle vendite di materiale di produzione statunitense ed europea alla clientela italiana e del Bacino Mediterraneo.

A seguito dell’acquisizione nel 1996 della società a partecipazione statale ALUMIX (gruppo EFIM), Alcoa – con sede direzionale a Milano – conta attualmente 2 unità produttive di prodotti laminati a Fusina (Venezia) e di alluminio primario a Portovesme (Sardegna), nonché vari uffici commerciali e amministrativi.

http://www.alcoa.com/italy/it/info_page/home.asp
https://cookednews.wordpress.com/2012/09/04/occupy-alcoa-protesta-a-70-metri-a-portovesme-due-operai-salgono-su-un-silos/
https://cookednews.wordpress.com/2012/08/27/vertenza-sulcis-prima-notte-di-lotta-e-assemblea-per-gli-operai-del-carbone-dobbiamo-tenere-la-miniera-viva/

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