Super confisca alla mafia, oltre un miliardo e trecento milioni sequestrati a prestanome di Messina Denaro

Photofit of fugitive Mafia boss Matteo Messina...

Photofit of fugitive Mafia boss Matteo Messina Denaro (Photo credit: Wikipedia)

Ammontano ad oltre un miliardo e trecento milioni di euro i beni che la Direzione investigativa antimafia sta confiscando in queste ore in Sicilia nei confronti di un unico soggetto. L’operazione, la più cospicua mai effettuata in Italia, ‘colpisce al cuore l’aria grigia di Cosa nostra’.

La mega confisca di beni sta riguardando la Sicilia occidentale, la Lombardia, il Lazio e la Calabria. I sigilli sono stati apposti ai patrimoni riconducibili a Vito Nicastri, 57 anni di Alcamo (Trapani), imprenditore leader nel settore della produzione di energia fotovoltaica ed eolica. Nicastri, coinvolto, dicono gli investigatori, in numerose vicende, anche di rilievo penale, si sarebbe ‘relazionato costantemente con esponenti di Cosa nostra’. Le indagini economico-finanziarie, condotte dalla Dia, hanno consentito, secondo l’accusa, di stabilire che la posizione di vertice nel settore dell’energia alternativa da parte dell’imprenditore è stata acquisita grazie alla ‘contiguità consapevole e costante agli interessi della criminalità organizzata’. Nicastri secondo la Direzione investigativa antimafia ‘attraverso una tumultuosa dinamica degli affari ha intrattenuto rapporti anche con società lussemburghesi, danesi e spagnole’. Per gli inquirenti ‘tale vicinanza ai più noti esponenti mafiosi, ha favorito la sua trasformazione da elettricista a imprenditore specializzato nello sviluppo di impianti di produzione elettrica da fonti rinnovabili, facendogli assumere una posizione di rilievo nelle regioni del Meridione‘.

Vicino a Messina Denaro. ‘Vito Nicastri, l’imprenditore trapanese delle energie rinnovabili colpito da un provvedimento di confisca beni per un valore di un miliardo e 300 milioni, viene ritenuto dalla Dia vicino a esponenti mafiosi collegati con il boss latitante Matteo Messina Denaro. Nel corso delle indagini sono state riscontrate, inoltre, relazioni con i clan che operano nel messinese e nel catanese ed anche con la ‘ndrangheta calabrese, in particolare con le ‘ndrine di Platì, San Luca ed Africo del reggino. La vicinanza dell’imprenditore con il boss trapanese trova riscontro anche nell’interessamento alle vicende imprenditoriali del ‘re’ dell’eolico da parte dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo, come testimoniano i ‘pizzini’ scoperti in occasione del loro arresto nel covo di Giardinello (Palermo). Nicastri, che aveva interessi economici anche all’estero, era già stato coinvolto nel passato in alcune inchieste antimafia. In particolare nell’operazione ‘Eolo’, che aveva svelato il coinvolgimento di cosa nostra nel lucroso affare della realizzazione delle centrali eoliche in provincia di Trapani, la zona controllata proprio da Matteo Messina Denaro. La confisca record dei beni all’imprenditore si aggiunge agli ultimi sequestri della Dia nel trapanese, che mirano a fare ‘terra bruciata’ attorno al superboss. Il provvedimento contiene anche l’applicazione della misura di prevenzione personale nei confronti di Nicastri, al quale è stata inflitta la sorveglianza speciale con obbligo di dimora nel comune di residenza (Alcamo), per la durata di tre anni.

‘La maxiconfisca fatta dal tribunale di Trapani del patrimonio dell’imprenditore Vito Nicastri conferma l’enorme giro d’affari costruito dalla mafia sull’eolico. Un business che ha alimentato il sistema criminale e di potere di Cosa nostra. Da qualche anno la musica è cambiata nel settore delle energie alternative, la Regione Siciliana sta facendo un importante lavoro di controllo e pulizia che va portato fino in fondo’. Lo dice il senatore Giuseppe Lumia. ‘Adesso – aggiunge – è fondamentale che lo Stato sia capace di garantire, nel più breve tempo possibile, il riuso sociale e produttivo di questi beni. Col riuso, infatti, la società civile si riappropria del maltolto e lo trasforma in risorsa di legalità e sviluppo per il territorio’.

Mafia: le mani di Messina Denaro sul fotovoltaico, arrestate sei persone

Salvatore AngeloUn’operazione dei carabinieri ha portato a Trapani all’arresto di 6 persone vicine al boss latitante Matteo Messina Denaro. Sequestrate due società per 10 milioni di euro.

L’indagine, nata nel 2007, ha scoperto un’organizzazione che gestiva opere legate a impianti eolici, fotovoltaici e biomasse, grazie al sostegno dell’allora consigliere comunale di Castelvetrano Santo Sacco. L’esecuzione dei lavori avveniva attraverso società di Salvatore Angelo. Parte dei proventi andava a Messina Denaro.

Al centro delle indagini, l’infiltrazione delle famiglie mafiose di Castelvetrano e Salemi in attività legate alle energie rinnovabili, realizzata attraverso la sistematica acquisizione dei lavori per la realizzazione di impianti eolici e fotovoltaici nelle province di Agrigento, Palermo e Trapani. I proventi illeciti venivano in parte utilizzati per sostenere la latitanza del boss Matteo Messina Denaro.

Il decreto di sequestro preventivo riguarda la società ‘Salemitana calcestruzzi s.r.l.’, con sede a Salemi, e la ‘Spallino servizi s.r.l.’, con sede a Castelvetrano, ritenute riconducibili alle famiglie mafiose indagate. I provvedimenti scaturiscono da una complessa attività investigativa avviata nel maggio 2007 dal Nucleo Investigativo di Trapani, coordinata dalla procura distrettuale antimafia di Palermo, in direzione delle famiglie mafiose di Castelvetrano e Salemi, integrata dalle indagini sulla rete collegata al super latitante. E’ stata così documentata l’infiltrazione di Cosa nostra nelle attività economiche delle provincie di Trapani, Agrigento e Palermo e il serrato controllo operato sulle opere di maggiore rilevanza sul territorio, mediante il sostegno dell’allora consigliere comunale di Castelvetrano Santo Sacco, intervenendo nella loro esecuzione attraverso una fitta rete di società controllate dall’imprenditore Salvatore Angelo di Salemi.

L’infiltrazione nel settore delle energie alternative, favorita, dunque, da collusioni con esponenti di rilievo dell’imprenditoria e dell’amministrazione pubblica, spaziava dal controllo delle imprese deputate allo sviluppo degli impianti di energia eolica a quello della realizzazione e produzione di energia solare, fino ad evidenziare l’interesse di cosa nostra per biomasse. Pedina fondamentale l’imprenditore Salvatore Angelo, intorno al quale ruotava il sistema societario con cui l’organizzazione mafiosa si è infiltrata direttamente nel circuito produttivo e, in particolare, nei progetti di realizzazione dei parchi eolici di ‘San Calogero‘ di Sciacca, ‘Eufemia’ di Santa Margherita Belice e Contessa Entellina; ‘Mapi’, di Castelvetrano e Montevago, nonché del parco fotovoltaico di Ciminna. Il ruolo di Angelo era, infatti, quello di curare che una percentuale dei proventi derivanti dallo sviluppo delle predette attività venisse destinata all’associazione mafiosa e segnatamente al latitante Messina Denaro.

Matteo Messina Denaro

Matteo Messina Denaro (Photo credit: Wikipedia)

Salvatore Angelo era un vero e proprio rais del settore: attraverso la sua rete di società controllava decine di progetti e cantieri per la realizzazione di impianti di energia pulita in Sicilia. Questa mattina, è finito in carcere con l’accusa di associazione mafiosa. I carabinieri del Ros e del comando provinciale di Trapani l’hanno arrestato assieme ad altre cinque persone, ritenute organiche alle famiglie di Salemi e Castelvetrano. Le indagini – coordinate dai pm della Dda di Palermo Pierangelo Padova e Carlo Marzella, nonché dal procuratore aggiunto Teresa Principato – dicono che Salvatore Angelo avrebbe aperto a Cosa nostra anche il business del fotovoltaico. Di recente, i clan avevano deciso di puntare sulla produzione di energia tramite le biomasse.

Il provvedimento, firmato dal gip Giuliano Castiglia, ha portato in carcere anche due esponenti politici: Santo Sacco, consigliere della Provincia di Trapani per il Pdl, e Salvatore Pizzo, consigliere comunale di Terrasini (Palermo). Entrambi sono accusati di aver sostenuto gli affari dell’imprenditore Salvatore Angelo e di Cosa nostra.

Manette per Gaspare Casciolo, ritenuto il capo della famiglia mafiosa di Salemi; per Paolo Rabito e Gioacchino Villa, altri esponenti del clan. Matteo Messina Denaro, l’ultimo grande capo di Cosa nostra, sta ormai per battere un record: a gennaio, saranno vent’anni della sua latitanza.

E’ stato invece arrestato a Bali, in Indonesia il boss latitante Antonino Messicati Vitale. Reggente della famiglia mafiosa di Villabate, è stato arrestato nella notte dai carabinieri di Palermo in un lussuoso resort.

 Lo scorso aprile Messicati Vitale si era sottratto alla cattura nell’ambito dell’0perazione denominata ‘Sisma’, con la quale era stato decapitato il vertice del mandamento mafioso di Misilmeri.

Gli investigatori, coordinati dal maggiore Antonio Coppola, l’hanno scovato pedinando i suoi familiari, che di recente erano partiti per un viaggio proprio in Indonesia. A coordinare le indagini è stata la locale Dda (Procuratore Aggiunto Agueci e Sostituti Procuratori Sava, Di Matteo, Sabella), con la collaborazione di personale del Servizio per la Cooperazione internazionale di polizia – Dcpc di Roma.

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