Tutti gli uomini di Matteo Renzi

Renzi pigliatutto: segretario del Pd #Cookednews

Una magistrale inchiesta di Franco Fracassi svela l’intreccio dei nomi che svernano all’ombra di Renzi. E c’è poco da stare allegri perchè, tra questi, ve ne sono di terribilmente inquietanti.

Quando negli anni Ottanta Michael Ledeen varcava l’ingresso del dipartimento di Stato, al numero 2401 di E Street, chiunque avesse dimestichezza con il potere di Washington sapeva che si trattava di una finta. Quello, per lo storico di Los Angeles, rappresentava solo un impiego di facciata, per nascondere il suo reale lavoro: consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall’Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all’Iraq e della potenziale guerra all’Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano.

Oggi Michael Ledeen è una delle menti della politica estera del segretario del Partito democratico Matteo Renzi. Forse è stato anche per garantirsi la futura collaborazione di Ledeen che l’allora presidente della Provincia di Firenze si è recato nel 2007 al dipartimento di Stato Usa per un inspiegabile tour. Non è un caso che il segretario di Stato Usa John Kerry abbia più volte espresso giudizi favorevoli nei confronti di Renzi. Ma sono principalmente i neocon ad appoggiare Renzi dagli Stati Uniti. Secondo il ‘New York Post’, ammiratori del sindaco di Firenze sarebbero gli ambienti della destra repubblicana, legati alle lobby pro Israele e pro Arabia Saudita. In questa direzione vanno anche il guru economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e il suo principale consulente politico, Marco Carrai, entrambi molti vicini a Israele. Carrai ha addirittura propri interessi in Israele, dove si occupa di venture capital e nuove tecnologie. Infine, anche il suppoter renziano Marco Bernabè ha forti legami con Tel Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures e, il cui padre, Franco, fino a pochi anni fa è stato arcigno custode delle dorsali telefoniche mediterranee che collegano l’Italia a Israele.

Forse aveva ragione l’ultimo cassiere dei Ds, Ugo Sposetti, quando disse: «Dietro i finanziamenti milionari a Renzi c’è Israele e la destra americana». O perfino Massimo D’Alema, che definì Renzi il terminale di «quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra». Dietro Renzi ci sono anche i poteri forti economici, a partire dalla Morgan Stanley, una delle banche d’affari responsabile della crisi mondiale. Davide Serra entrò in Morgan Stanley nel 2001, e fece subito carriera, scalando posizioni su posizioni, in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari.
La carriera del giovane broker italiano venne punteggiata di premi e riconoscimenti per le sue abilità di valutazione dei mercati. In quegli anni trascorsi dentro il gruppo statunitense, Serra iniziò a frequentare anche i grandi nomi del mondo bancario italiano, da Matteo Arpe (che ancora era in Capitalia) ad Alessandro Profumo (Unicredit), passando per l’allora gran capo di Intesa-San Paolo Corrado Passera. Nel 2006 Serra decise tuttavia che era il momento di spiccare il volo. E con il francese Eric Halet lanciò Algebris Investments.
Già nel primo anno Algebris passò da circa settecento milioni a quasi due miliardi di dollari gestiti.
 L’anno successivo Serra, con il suo hedge fund, lanciò l’attacco al colosso bancario olandese Abn Amro, compiendo la più importante scalata bancaria d’ogni tempo. Poi fu il turno del banchiere francese Antoine Bernheim a essere fatto fuori da Serra dalla presidenza di Generali, permettendo al rampante finanziere di mettere un piede in Mediobanca.

Definito dall’ex segretario Pd Pier Luigi Bersani «il bandito delle Cayman», Serra oggi ha quarantatré anni, vive nel più lussuoso quartiere di Londra (Mayfair), fa miliardi a palate scommettendo sui ribassi in Borsa (ovvero sulla crisi) ed è il principale consulente finanziario di Renzi, nonché suo grande raccoglitore di denaro, attraverso cene organizzate da Algebris e dalla sua fondazione Metropolis. E così, nell’ultimo anno il gotha dell’industria e della finanza italiane si sono schierati uno a uno dalla parte di Renzi. A cominciare da Fedele Confalonieri che, riferendosi al sindaco di Firenze, disse: «Non saranno i Fini, i Casini e gli altri leader già presenti sulla scena politica a succedere a Berlusconi, sarà un giovane». Poi venne Carlo De Benedetti, con il suo potentissimo gruppo editoriale Espresso-Repubblica («I partiti hanno perduto il contatto con la gente, lui invece quel contatto ce l’ha»). E ancora, Diego Della Valle, il numero uno di Vodafone Vittorio Colao, il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio e l’amministratore delegato Andrea Guerra, il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera con la moglie Afef, l’ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori, il patron di Eataly Oscar Farinetti, Francesco Gaetano Caltagirone, Cesare Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, i banchieri Fabrizio Palenzona e Claudio Costamagna, il numero uno di Assolombarda Gianfelice Rocca, il patron di Lega Coop Giuliano Poletti, Patrizio Bertelli di Prada, Fabrizio Palenzona di Unicredit, Il Monte dei Paschi di Siena, attraverso il controllo della Fondazione Montepaschi gestita dal renziano sindaco di Siena Bruno Valentini, e, soprattutto, l’amministratore delegato di Mediobanca Albert Nagel, erede di Cuccia nell’istituto di credito.

Proprio sul giornale controllato da Mediobanca, ‘Il Corriere della Sera’, da sempre schierato dalla parte dei poteri forti, è arrivato lo scoop su Monti e Napolitano, sui governi tecnici. Il Corriere ha ripreso alcuni passaggi dell’ultimo libro di Alan Friedman, altro uomo Rcs. Lo scoop ha colpito a fondo il governo Letta e aperto la strada di Palazzo Chigi a Renzi. Il defunto segretario del Psi Bettino Craxi diceva: «Guarda come si muove il Corriere e capirai dove si va a parare nella politica». Gad Lerner ha, più recentemente, detto: «Non troverete alla Leopolda i portavoce del movimento degli sfrattati, né le mille voci del Quinto Stato dei precari all’italiana. Lui (Renzi) vuole impersonare una storia di successo. Gli sfigati non fanno audience».

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Elezioni presidente della Repubblica: i risultati del primo e secondo scrutinio

grafico elezioni presidente repubblicaFumata nera al secondo scrutinio per l’elezione del presidente della Repubblica. Stefano Rodotà ha ottenuto 230 voti, Sergio Chiamparino 90, Massimo D’Alema 38, Franco Marini 15, Alessandra Mussolini 15, Romano Prodi 13, Emma Bonino 10, Sergio De Caprio 9, Sibilia 7, Bindi 6, Severino 5, Berlusconi 4, Bersani 4, Finocchiaro 4, Napolitano 4, Merlo Ricardo 3, Castagnetti 2 , Cucuzza 2, Forlani 2, Grasso 2, Maniscalco 2, Palmieri 2, Sabelli Fioretti 2, Santanchè 2, Versace 2. I voti dispersi sono stati 41, le schede bianche 418 e le nulle 14.

PRIMO SCRUTINIO – Questi i risultati della seconda votazione per l’elezione del presidente della Repubblica, annunciati dalla presidente della Camera Laura Boldrini, in Aula a Montecitorio. Nessun candidato ha ottenuto la maggioranza qualificata di 672 voti (due terzi del totale) necessaria per l’elezione. La seduta è stata sospesa e la terza votazione si terrà venerdì alle 10. Fumata nera anche nel primo scrutinio per l’elezione del presidente della Repubblica. Franco Marini ha ottenuto 521 voti . Seguono Rodotà con 240 voti, Chiamparino 41, Prodi 14, Bonino 13, D’Alema 12, Napolitano 10, Finocchiaro 7, Cancellieri 2, Monti 2. I voti dispersi sono stati 18, le schede bianche 104, le nulle 15.

Colle: la volata è Amato, D’Alema, Marino. Bersani e Berlusconi a colloquio

berlusconi-bersani-okGiuliano Amato, Massimo D’Alema e Franco Marini. Si gioca tra questi tre la volata per il Quirinale. Pier Luigi Bersani ha presentato oggi in un colloquio telefonico a Silvio Berlusconi la rosa dei candidati al Colle.

Dalla lista, composta da più nomi, le personalità prese in considerazione dal Cavaliere sarebbero Amato, D’Alema e Marini. Si fanno quindi sempre più insistenti le voci secondo cui Pd e Pdl sarebbero vicini all’intesa per l’elezione del successore di Giorgio Napolitano.

Le trattative sono continue. L’ufficio di presidenza del Pdl inizialmente previsto per questa mattina alle 11 è rinviato a questa sera. E anche in casa Pd slittano gli appuntamenti previsti per oggi. Sembra quindi sempre più improbabile che il Pd decida di convergere sul nome di Rodotà per rispondere all’apertura di Grillo. E si allontana anche l’ipotesi – temuta dal partito di Berlusconi e dallo stesso ex premier – dell’elezione di Romano Prodi al quarto turno. E sul Professore arriva anche l’altolà dei montiani. ‘Sul suo nome non abbiamo nessun problema, ma non ce la farà’ perché non gode di una ‘maggioranza ampia’ mentre ‘noi spingeremo fino in fondo perché ci sia un nome che trovi d’accordo anche il Pdl’ e ‘il consenso ampio è un fattore indispensabile’, spiega il coordinatore Andrea Olivero.

Sono ore cruciali. La via maestra resta quella di un’intesa tra Pd e Pdl che, con i voti anche di Scelta civica, incoroni il successore di Giorgio Napolitano con la maggioranza dei due terzi dei grandi elettori. Giuliano Amato e al momento tra i più quotati,seguito da Massimo D’Alema. Tant’è che su di essi in queste ore ragionano anche gli altri partiti (Scelta civica direbbe sì ad Amato; la Lega non pone veti su D’Alema, mentre al presidente della Treccani dice no). I due nomi, ai quali in ambienti Pd si continua ad affiancare anche quello di Franco Marini, saranno nella rosa che Bersani presenterà a Berlusconi. Ad ogni modo, se anche si riuscisse a trovare un’intesa su un nome, spiegano in ambienti parlamentari, non è detto che la convergenza si trasformi in un’elezione in uno dei primi tre scrutini, anche se il tentativo sarà proprio questo. Si teme infatti che la soglia dei due terzi si trasformi in una trappola per l’azione di ‘franchi tiratori’.

Nulla di fatto anche sul fronte Pd-M5S. L’incontro per il momento non è in programma. ‘No. O forse sì. E’ una situazione in divenire, chissà…’, risponde il capogruppo del Movimento cinque stelle in Senato, Vito Crimi. ‘La nostra posizione è nota, abbiamo deciso di votare Milena Gabanelli. Incontrarci per ribadire le solite cose mi sembra un esercizio inutile’. Crimi spiega che ‘è anche una forma di rispetto per il Pd perché riunirci per raccontarci le stesse cose mi pare anche ingeneroso’. Però con i capigruppo del Pd al Senato e alla Camera ‘ci incontriamo spesso anche nei corridoi’, ‘insomma la possibilità di chiacchierare la troviamo sempre, potrebbe pure non esserci bisogno di una riunione ufficiale’. Infine, conclude Crimi, ‘se dovesse esserci una riunione potremmo pure vederci oggi alle 18, alle 21, forse anche domattina presto’. La Gabanelli, indicata come candidato dei Cinque Stelle, non ha ancora dato la risposta definitiva. Lo farà oggi. E intanto Grillo si scaglia contro Bersani, ‘responsabile del suicidio di Stato’.

La Lega intanto fa sapere che voterà un proprio candidato al Colle. Il Carroccio conferma che sarà una donna come già anticipato ieri da una nota dei capigruppo di Camera e Senato. Il nome dovrebbe essere ufficializzato già stasera dal segretario Roberto Maroni e, secondo quanto si apprende, potrebbe essere quello di Manuela Dal Lago, ora candidata sindaco di Vicenza alla guida di una lista civica. Sessantacinque anni, già deputata della Lega Nord, Manuela Dal lago è di Vicenza ed è laureata in Scienze Geologiche. Nella scorsa legislatura è stata presidente della commissione Sviluppo e Attività Produttive della Camera, ed è stata componente, con Maroni e Calderoli, del triumvirato nominato dal consiglio federale che ha traghettato il partito al congresso.

(fonte laStampa)

M5S: ‘Quirinarie annullate per violazioni, si ripete voto’

rivotiamo-presidente‘ATTENZIONE: Tra pochissimo su @beppe_grillo si ripetono . Ieri gravi violazioni certificate da DNV. Innalzati livelli d sicurezza’. Con questo tweet Claudio Messora, responsabile comunicazione del gruppo 5 Stelle al Senato, avvisa che le  Quirinarie sono state annullate per violazione e che il voto on line per la scelta del candidato al Colle si ripete oggi (dalle 11 fino a stasera).

Poco prima Beppe Grillo annuncia sul suo sito che ‘Le votazioni per il Presidente della Repubblica di ieri sono state oggetto di attacco di hacker. Abbiamo deciso di annullare quindi le votazioni di ieri e ripeterle oggi con nuovi livelli di sicurezza. Ci scusiamo per questo inconveniente e chiediamo di ripetere le votazioni. Grazie per la vostra pazienza’.

A certificare la compromissione delle Quirinarie l’ente che si occupa di verificare il meccanismo procedurale delle votazione del candidato 5S al Quirinale, la DNV Business Assurance. ‘A seguito di uno dei controlli pianificati, relativo all’integrità del sistema è stata rilevata un’anomalia, i cui effetti sono stati verbalizzati. L’anomalia ha compromesso in modo significativo la corrispondenza tra i voti registrati e l’espressione di voto del votante’. E’ quanto si legge in una nota della DNV (Det Norske Veritas), l’ente certificatore incaricato dalla Casaleggio associati srl di verificare le procedure di voto delle ‘quirinarie’.

I militanti del Movimento 5 stelle, che dalle 11 di oggi, venerdì 12 aprile, sono dunque tornati a votare. Dopo il primo turno, i 10 nomi più gettonati saranno sottoposti a ballottaggio lunedì prossimo 15 aprile, ballottaggio da cui uscirà il candidato votato dai parlamentari del M5s a partire dal 18 aprile, giorno in cui deputati, senatori e rappresentanti delle Regioni inizieranno a votare per il successore di Giorgio Napolitano al Colle. Proprio sul nodo Quirinale, il segretario del Pd, che ha smentito le voci circolate su una possibile sua candidatura al Colle (‘Mi interessano solo i colli piacentini’), ha incontrato nella mattinata del 12 aprile Massimo D’Alema, mentre il leader del Pdl Silvio Berlusconi ha aperto in un’intervista a Repubblica a un Capo dello Stato del centrosinistra in cambio di un governo di larghe intese.

E oggi sarà consegnato al Quirinale il rapporto dei 10 saggi designati dal presidente Giorgio Napolitano per ‘facilitare’ un’intesa politica sulle priorità del Paese. Un documento che il capo dello Stato affiderà al suo successore tra qualche giorno.

 Colle, Di Pietro: ‘Spero persona fuori da partito e donna’ – Una persona ‘fuori dal sistema dei partiti e finalmente donna’. E’ il profilo della persona che Antonio Di Pietro, in Friuli Venezia Giulia a sostegno della candidata del centro sinistra alla presidenza della Regione Debora Serracchiani, vorrebbe al Quirinale. ‘Evito di dire nomi per evitare di fare danni. Temo, però – ha concluso – che finirà come al solito con un compromesso, sarà come acquistare al supermercato un prodotto scaduto’.

Consulta: ‘Su porcellum sospetto di incostituzionalità’ – ‘
Il porcellum è un sistema che per alcuni aspetti, come il premio di maggioranza, è sospettato di incostituzionalità‘. Lo ha detto il presidente della Consulta Franco Gallo.

‘Quando sento il mio nome fatto per il Quirinale mi turo le orecchie perché non è nella mia natura proiettarmi su altre cose: mi dedico a quello che faccio e lo faccio con entusiasmo’. Lo dice il Presidente del Senato, Pietro Grasso, rispondendo a chi gli chiede che cosa prova quando sente il suo nome accostato alla Presidenza della Repubblica.

‘E’ un uomo che ha passione politica, un passato di militanza ed è stato un buon ministro, è un uomo che ha tantissime qualità’. Massimo D’Alema, quando gli si chiede un giudizio sulla discesa in campo di Fabrizio Barca non lesina lodi al ministro. ‘Mi pare poi che abbia colto bene il fatto che non si governa senza partiti forti ed è una visione che profondamente condivido’.

Una ‘raccomandazione a modificare la vigente legge elettorale’ è arrivata oggi dal presidente della Corte Costituzionale, Franco Gallo, nel corso di una conferenza alla Consulta. Un appello, ha sottolineato Gallo, che si aggiunge ai richiami in tal senso già giunti in passato anche attraverso le sentenze della Corte.

 ‘Neanche io sono tra i grandi elettori, però non mi lamento’. Lo ha detto Massimo D’Alema conversando con i cronisti dopo il suo colloquio con Pier Luigi Bersani e interpellato ancora sulla vicenda che ha visto l’esclusione di Matteo Renzi dai grandi elettori toscani. In ogni caso, D’Alema ribadisce hanno votato sbagliato ma è una questione locale, nessuno può pensare che da Roma siano arrivate telefonate’ per bloccare il sindaco di Firenze.

No della Lega Nord alla ‘candidatura di alcuni nomi al Quirinale, tra cui quello di Giuliano Amato‘. Lo ha spiegato il leader del Carroccio Roberto Maroni a margine di un incontro a Milano. ‘Vedremo le proposte e le valuteremo – ha proseguito – se fosse una donna meglio ancora, ma non sta a me fare nomi’.

Colloquio di circa un’ora alla sede del Pd tra il leader del partito Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema. ‘C’è enorme preoccupazione per il Paese – ha detto l’ex premier all’uscita – e bisogna, dunque, fare in modo che la prossima settimana si chiuda la questione del capo dello Stato per poi passare alla formazione del governo’.

Speranza (Pd) a SkyTG24: ‘Scambio Colle-governo irricevibile’ 
– ‘Sul presidente della Repubblica è indispensabile un confronto largo. Chiusa questa fase bisognerà discutere del governo. Immaginare uno scambio diretto sul terreno presidente della Repubblica-governo non mi sembra una proposta ricevibile’. Così il capogruppo del Pd Roberto Speranza commenta, ospite di Un caffè con, l’apertura di Silvio Berlusconi a un Capo dello Stato di centrosinistra a condizione che poi si faccia un governo di larghe intese.

Barca: ‘Mio partito è il Pd, nelle sue mani sorti del Paese’.  ‘Non ci può essere democrazia senza dei partiti robusti che vivano non solo nelle stanze del governo, ma vivano nei territori’. Lo ha dichiarato il ministro della Coesione Territoriale Fabrizio Barca a Rainews24 presentando il ‘manifesto‘ per il nuovo partito che è stato pubblicato on line. ‘Non è un altro partito – ha detto Barca – perché altrimenti non mi sarei iscritto al Pd come ho fatto ieri pomeriggio. E’ il convincimento che i partiti e quel partito abbiano nelle mani buona parte delle sorti del nostro paese’.

Intanto in Rete spopolano i commenti satirici e ironici su quanto accaduto ai grillini votanti. Dieci minuti, e l’hashtag #iorivotoilmiopresidente, lanciato da Beppe Grillo, scala la classifica delle tendenze Italia su Twitter e va a piazzarsi al primo posto, tra cinguettii sferzanti e ironie sulla falla apertasi nella democrazia in Rete propagandata dal Movimento 5 Stelle, costretto a annullare e a far ripartire il sondaggio fra i militanti sui candidati al Quirinale. Le ‘quirinarie’, in molti tweet, si trasformano in ‘buffonarie’.

Macché hacker ‘Aridatece la matita copiativa. Te la ciucci e nun t’attacca’, scrive un utente richiamando la teoria complottistica lanciata da alcuni 5 Stelle nei giorni del voto. ‘Stavolta ricordatevi di leccare il dito prima di cliccare!’, fa eco un altro utente. ‘Io voto Casaleggio ministro dell’Interno – ironizza MisterDonnie13 – La sua competenza in tema di votazioni non può essere sprecata’. ‘Gli attivisti M5S dovranno rivotare il loro candidato al Quirinale. Finché non lo indovinano’, rimarca un altro utente.

E ancora. ‘Troll, hacker, orchi, gremlins, giornalisti, democratici e liberi pensatori. La Rete è un covo di mostri’; ‘Un’altra votazione sul sito di Grillo, un altro euro a click’ e mentre ‘lui è miliardario noi si muore di fame. Sveglia!’, tramano alcuni. Ma c’è anche chi difende a spada tratta l’operato di Grillo e della Casaleggio Associati. ‘Bello vedere tanti troll in azione, vuol dire che il M5S sta facendo bene’, mentre qualcuno suggerisce alle tante voci critiche: ‘Chi non apprezza, che voti Pd e Pdl. E si tenga pure il Presidente dell’inciucio’.

L’ironia degli avversari politici
‘Un consiglio per il Movimento 5 Stelle – commenta Andrea De Maria, Pd – C’è un modo per evitare i rischi di sabotaggio, di intrusioni, di hacker. Si chiama democrazia, coinvolgimento delle persone in carne ed ossa, confronto, apertura, partecipazione. Questo è il modo per evitare avventurismi, stalli e chiusure. E soprattutto è questo il solo modo per evitare che la nostra democrazia, anziché riuscire a realizzare quelle importanti correzioni di cui ha un profondo bisogno, sprofondi in burla. E’ un prezzo che non possiamo permetterci di pagare’. ‘Grillini ridicoli e patetici – dice il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri – Ora rifanno le finte votazioni sulla rete per il presidente della Repubblica perché ci sarebbero state gravi violazioni. E’ ovvio che su internet può accadere di tutto. E si parla poco delle loro selezioni dei candidati al Parlamento, quando nuclei familiari o aziendali con pochi click su una tastiera hanno ottenuto seggi sicuri’.

‘L’Italia – prosegue – non ha bisogno d’altre pagliacciate. Grillo usa la rete quando deve fare propaganda, ma oscura le riunioni nelle quali i suoi litigano. La politica si deve riformare e deve correggere molti errori. Ma l’alternativa non è questo happening che usa in modo molto discutibile le tecnologie’.

http://www.scribd.com/FabrizioBarca
http://www.beppegrillo.it/2013/04/presidente_dell.html

Bersani incontra Berlusconi: no al governissimo, colloquio sul Quirinale

Pierluigi-Bersani‘La linea del Pd è un no a un governissimo Pd-Pdl. Ma questo non significa che non ci voglia la responsabilità di tutti, a partire dal leader che ha vinto le elezioni, per aprire un dialogo costruttivo sulle riforme istituzionali e sulle misure urgenti per aiutare il Paese’. Alessandra Moretti, già portavoce e responsabile della campagna per le primarie di Bersani, ribadisce in un’intervista alla Stampa il credo della segreteria: doppio binario, nessun governissimo con il PdL, ricerca di intese sul Quirinale. Su un nome espresso dal Pd.

Il colloquio Bersani-Berlusconi si è tenuto in una sede istituzionale: la Camera. Dopo giorni di ambasciate e ambasciatori, Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani hanno finalmente avuto il loro incontro faccia a faccia per discutere – in primis – del prossimo candidato al Quirinale. Molti depistaggi e poche conferme: nelle stanze della commissione Trasporti al quinto piano ci sarebbe stata una prima fase ‘allargata’ – alla presenza di Enrico Letta e Angelino Alfano – e una seconda in cui B.& B. sarebbero rimasti da soli.

Un colloquio durato complessivamente oltre un’ora che – al netto delle comunicazioni ufficiali rispettivamente di Letta e Alfano – viene definito ‘interlocutorio’, tipica parola del politichese che si usa per dire che non è andato bene, ma neanche troppo male, di certo che non è stato ‘risolutivo’. Infatti i due si dovranno rincontrare, probabilmente più a ridosso del 18 aprile, giorno in cui cominceranno le votazioni per il presidente della Repubblica. Nel frattempo la manifestazione del Pdl prevista per sabato a Bari sarà all’insegna dei toni soft.

Al suo rientro a palazzo Grazioli, dicono, Silvio Berlusconi non si è mostrato particolarmente soddisfatto dell’esito. Nessun problema dal punto di vista umano, sia chiaro. Ma restano degli scogli nella definizione della doppia partita Quirinale e governo. Non a caso da entrambe le parti si affrettano a dire che si sarebbe parlato solo dell’elezione del prossimo capo dello Stato. Le comunicazioni ufficiali, infatti, concordano sostanzialmente sulla necessità di cercare un nome che sia il più condiviso possibile, di alto profilo e garante di unità. Angelino Alfano è ancora più esplicito: non può essere ‘ostile’ al Pdl. Berlusconi, insomma, avrebbe chiesto garanzie sul fatto che non spunti un nome alla Prodi e nemmeno alla Zagrebelsky, per strizzare l’occhio ai grillini.

Ma è sulla questione della formazione del governo che la discussione si sarebbe arenata, facendo convenire sulla necessità di un ulteriore incontro. Ancora una volta il Cavaliere avrebbe spiegato che, in virtù del suo 30% di consensi e dei milioni di voti ottenuti alle elezioni, al Pdl va garantito un peso specifico. E questo si può tradurre in due modi: o presidente della Repubblica espressione del centrodestra oppure un capo dello Stato non ostile ma accompagnato alla nascita di un governo in cui il Pdl sia rappresentato.

Strategia bersaniana. Ma su questo tasto Bersani non sente: prima un’intesa sul nome del prossimo inquilino del Colle, poi si tornerà al nodo governo. Nella segreteria Pd c’è la ferma convinzione che il nuovo presidente non scioglierà le Camere e confermerà l’incarico a Bersani. Di più, la speranza bersaniana è che il nuovo presidente non condivida la linea di Napolitano, ferma sulla necessità di un governo con maggiornaza certa, e possa magari inviare il premier incaricato alle Camere, alla ricerca di una fiducia che apra lo scenario di un governo di minoranza. Una volta al lavoro, l’agenda Bersani dispiegherebbe già nelle prime settimane il suo potere di attrazione sui senatori grillini più possibiilsti circa una collaborazione con il PdIl Cavaliere avrebbe cercato di convincere il segretario Pd dell’opportunità di appoggiare larghe intese e di dare vita a un governo che abbia una durata almeno di un paio di anni. D’altra parte – avrebbe sottolineato – quell’esecutivo potrebbe essere guidato dallo stesso segretario democratico ed evitare quel ritorno alle urne che vedrebbe l’arrivo prepotente in campo di Matteo Renzi. Insomma, il Cavaliere spera che con il passare dei giorni – e vista la debolezza di Bersani all’interno del suo stesso partito – il segretario venga a più miti consigli. Di converso, il numero uno Pd sa che quella del voto in estate e un’arma che rischia di essere spuntata vista la ristrettezza della finestra temporale, e che sia il Cavaliere – una volta nominato un ‘garante’ sul Colle – ad abbassare le sue pretese, magari accontentandosi di tecnici d’area e consentendo la nascita di un governo di scopo.

Per questo, dopo Mario Monti e Berlusconi, Bersani vedrà giovedì Roberto Maroni. Sarà affidato invece ai capigruppo Roberto Speranza e Luigi Zanda il contatto con Roberta Lombardi e Vito Crimi del Movimento 5 Stelle. Il leader del Pd e l’ex premier si sono lasciati con l’intenzione di rivedersi a ridosso dell’elezione del Presidente e a quel punto si parlerà di nomi.

Al momento i più accreditati restano Giuliano Amato, Massimo D’Alema, Pietro Grasso e Franco Marini, che raccoglierebbe un consenso trasversale. Ma rumors parlamentari dicono che ieri Bersani con Silvio Berlusconi abbia fatto due nomi, entrambi di donne, come candidate per la presidenza della Repubblica: Emma Bonino e Paola Severino.

Nonostante lo sforzo di Bersani di sgomberare il campo dal tema governo, sono in molti a pensare che dall’esito della partita del Quirinale dipendano le sorti della legislatura. ‘Se eleggiamo il presidente della Repubblica entro i primi tre scrutini bene, altrimenti i voti non li controlla nessuno e si va a elezioni a giugno’, ha spiegato un ex popolare.

Financial Times: ‘Monti non è l’uomo giusto per guidare l’Italia. Ha promesso riforme e ha aumentato le tasse’

monti-130118173736_medium‘Monti non è l’uomo giusto per guidare l’Italia‘. E’ quanto titola il Financial Times on line in un editoriale di Wolfang Munchau: ‘ll suo governo ha provato a introdurre riforme strutturali modeste, annacquate fino alla irrilevanza macroeconomica. Ha promesso riforme, finendo per aumentare le tasse. Ha iniziato come tecnico ed è emerso come un duro politico’. E sul calo dello spread, il Ft è netto: ‘Molti italiani sanno che è legato a un altro Mario, a Draghi’.

‘Sono d’accordo col Financial Times: Monti è inadatto a governare il Paese‘: Massimo D’Alema, ospite a SkyTg24, ribadisce la sua contrarietà alla ‘salita in campo’ del professore. “Ho grande stima di Monti, abbiamo sostenuto il suo governo, ma sono d’accordo con il Financial Times quando dice che Monti non è l’uomo adatto a guidare il Paese: oggi abbiamo bisogno della politica, di qualcuno che condivida i sentimenti dei cittadini’.

Poi fa da spalla al segretario Pd: ‘Bersani ha detto che Monti ci appare come un professore che ci guarda dall’alto. Nessuno vuole cancellare i suoi meriti, ma abbiamo bisogno di un leader che sia vicino alla gente, come Bersani’, ha sottolineato D’Alema.

Quanto alle preoccupazioni del premier che ha detto di non voler consegnare il Paese agli ‘incapaci’, D’Alema secco risponde: ”Noi abbiamo governato con personalità come Ciampi e Padoa Schioppa,calma professore, calma…

Marchionne, Matteo Renzi e la piccola, povera Firenze

Italiano: Sergio Marchionne, amministratore de...

Italiano: Sergio Marchionne, amministratore delegato del Gruppo FIAT. (Photo credit: Wikipedia)

Con una nota arrivata nella tarda serata di ieri, l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, chiarisce le parole dette ieri a Bruxelles a proposito di Firenze in reazione a quanto affermato dal sindaco Matteo Renzi, che avevano sollevato un vespaio di polemiche.

‘Due agenzie di stampa – spiega Marchionne – hanno riportato alcuni commenti che avrei fatto a Bruxelles con un gruppo di giovani durante un pranzo privato. L’incontro era un evento organizzato tra i dirigenti del settore automobilistico e alcuni giovani al termine dei loro studi che si stanno affacciando nel mondo del lavoro. Tema era la mobilità futura e le sue implicazioni sull’industria automobilistica. Un giornalista free-lance, fingendo di essere un invitato all’evento, e’ entrato all’interno della sala mentre stavo parlando con alcuni studenti. I miei commenti su Firenze sono stati, a mia conoscenza, estratti fuori dal contesto.

La città di Firenze e la sua economia erano prese da me come riferimento per paragonarle alla complessità, al peso e alla dimensione di un Paese come gli Stati Uniti. Ho usato queste considerazioni per confrontare le responsabilità e le capacità del Presidente Obama con quelle di Matteo Renzi. La differenza mi sembra evidente.

I miei presunti commenti non devono essere interpretati come un mio giudizio sul valore di Firenze, che è una città per arte, cultura e scienze apprezzata e rispettata a livello mondiale, una valutazione che condivido pienamente. Le mie valutazioni su Matteo Renzi restano invariate e sono personali e non attribuibili alla Fiat. Penso infatti che per la sua eta’ e per l’esperienza limitata sia, almeno per il momento, non adeguato ad assumere una posizione di leader in un contesto economico e sociale complesso come è oggi quello italiano. A mio parere, una maggiore esperienza, che può solo accumularsi nel tempo, lo renderà più maturo e di conseguenza gli eviterà di esprimere opinioni senza logica contro la Fiat e la sua posizione industriale nel Paese, soprattutto in questo periodo di grave crisi economica a livello europeo.

Tutto questo senza valutare minimamente l’impatto negativo, permanente e che comporterebbe gravissimi rischi, rispetto alle scelte industriali che abbiamo fatto. Ho ribadito in varie occasioni la nostra logica e le ragioni delle nostre scelte – aggiunge l’Ad della Fiat -. Ho anche avuto l’opportunità, un paio di settimane fa, di illustrare personalmente la posizione della nostra azienda al Presidente Monti e ad alcuni ministri del suo Governo. Sto cercando di ottenere la registrazione dei commenti che mi sono stati attribuiti e poi impropriamente raccolti, e sulla base del suo contenuto deciderò se rinnovare e ampliare le mie scuse alla città di Firenze e ai suoi cittadini per commenti estratti fuori dal loro contesto’. 

Il sindaco di Firenze e candidato alle primarie del PD, Matteo Renzi aveva risposto alle critiche rivolte dall’ad Fiat alla città toscana definita ‘povera e piccola’, suscitando non poche polemiche.

‘Quella è una frase totalmente sbagliata, che non ha senso, che fa del male alla Fiat, perche’ se io fossi oggi un azionista della Fiat sarei arrabbiato con Marchionne’. Così il sindaco di Firenze e candidato alle primarie del Pd Matteo Renzi a margine della presentazione delle nuove guide enogastronomiche dell’Espresso, rispondendo ai giornalisti su quanto detto dall’ad della Fiat, Sergio Marchionne su Firenze.

Oggi Matteo Renzi, tornando alla giornata di ieri, ha detto, intervistato in Capital All News: ‘Mi ero svegliato facendo il fioretto: oggi non litigo con nessuno, a fine giornata mi mancava di litigare solo con la Nasa e le Giubbe rosse’. Poi ha affrontato i duelli con Sergio Marchionne e Massimo D’Alema.

‘Io sto diventando antipatico? Da questo punto di vista lo sono sempre stato, con i potenti ho sempre litigato’, ha assicurato il sindaco di Firenze. ‘D’Alema da presidente del comitato dei servizi segreti dice che mi farò del male. Una frase che è brutta per lui’, ha ribadito. Quanto a Marchionne, ‘ha tradito non solo i lavoratori, ma anche chi aveva dato fiducia al progetto Fabbrica Italia’, ha sottolineato.

Su Twitter #AttaccaRenzi#SparateAllaMarchionne

http://www.matteorenzi.it/

Morto Renato Nicolini, l’assessore dell’Estate romana

E’ morto Renato Nicolini, ex assessore alla Cultura del Comune di Roma, dal 1976 al 1985 sotto giunte di centrosinistra, noto soprattutto per essere stato l’ideatore dell’Estate Romana. Architetto e padre dell’Estate Romana, la kermesse culturale ideata durante gli Anni di Piombo per vincere la paura di portare la gente nelle strade, Nicolini è stato un intellettuale di spicco della sinistra italiana. Nicolini, che aveva 70 anni ed era nato a Roma, era malato da tempo. Il decesso, avvenuto stamani, sarebbe stato causato da improvvise complicazioni che hanno aggravato il suo stato di salute.

Francesco Rutelli ha espresso ‘grande dolore per la scomparsa di Renato Nicolini. Le sue innovazioni hanno segnato uno strappo culturale e civile nel sonno e negli incubi di fine anni 70. Un cambiamento di primaria importanza che ha accompagnato la mia generazione’, ha detto. Nicolini si candidò sindaco nel 1993 per Rifondazione Comunista e Rutelli lo chiamò nel 1997 a guidare il Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale, dove rimase fino al 2001.

‘Apprendo con commozione la notizia della scomparsa di Renato Nicolini: uomo di cultura, eccellente amministratore. Nicolini fu l’indimenticato assessore alla cultura del Comune di Roma che, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, invento’ l’estate romana’. Sono le parole del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. ‘Un’esperienza che arricchì la città e, in anni difficili, segnati dal terrorismo, aiutò i cittadini di Roma a riprendere spazi di libertà. Un esempio che si moltiplicò e che fu ripreso dalle amministrazioni di altre città. Uomo lieve ma forte, solido nei suoi convincimenti, Nicolini ci ha insegnato che la buona politica si fa perseguendo un’idea di servizio alla comunità. Esprimo ai familiari di Nicolini il cordoglio mio e del Partito democratico‘.

‘Sono molto dispiaciuto per la scomparsa di Renato Nicolini, mi sento vicino ai suoi familiari e ai suoi amici più cari’. E’ quanto dichiara il presidente della Fondazione Italianieuropei, Massimo D’Alema. ‘Con la sua passione politica e civile e con la sua creatività ha fatto fare alla città di Roma un salto di qualità dal punto di vista culturale. Quella dell’Estate Romana è stata una stagione straordinaria’.

http://www.renatonicolini.it/
http://www.italianieuropei.it/
http://www.palazzoesposizioni.it/Home.aspx

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