Un abbraccio per ogni ‘like’: su Facebook arriva Like-A-Hug, la giacca social

Un abbraccio per ogni like su Facebook. Si chiama Like-A-Hug ed è il primo indumento che reagisce all’andamento dei propri status sul popolare social network: ogni like messo da un amico a una foto, a un video o a uno status fa gonfiare la giacca, che vibra leggermente in segno di calore, incoraggiamento e supporto. E consente di restituire l’abbraccio al mittente schiacciando sulle maniche.

La notizia arriva a pochi giorni dall’annuncio di Facebook che raggiunge l’ambito traguardo di 1 miliardo di utenti, dimostrando la più rapida crescita nella storia dei siti web, anche se gli ultimi 50 milioni sono giunti dopo ben 3 mesi. Questo in un momento molto particolare, nel quale Mark Zuckerberg ha lanciato diversi servizi a pagamento tra le contestazioni di diversi utenti e il giudizio critico degli investitori che si chiedono se il social network sia capace di trasformare in soldi queste cifre da capogiro.

‘Sono impegnato ogni giorno nel rendere Facebook migliore, e spero che insieme un giorno saremo in grado di collegare anche il resto del mondo. Certo, i numeri snocciolati sono davvero impressionanti: 140 miliardi di amicizie, con un età media degli utenti pari a 22 anni.

Il fatto è che il titolo Facebook non va bene e gli investitori si chiedono fino a che punto Zuckerberg possa estrarre valore dalle persone iscritte. Lo scorso anno, Facebook ha prodotto circa 4 miliardi di dollari di fatturato, per lo più dalla pubblicità.

Facebook, superata da Google negli introiti pubblicitari da visione di banner, cerca di monetizzare sui servizi. In primo luogo, cercherà di farlo attraverso Gift, una specie di e-commerce per regalare oggetti reali ai propri amici. A questo si aggiunge l’annuncio di oggi di fornire la possibilità, per gli utenti, di spingere i propri post, attraverso il pulsante Promote, previo pagamento di un contributo di 7 dollari, notizia che ha fatto infuriare molti utenti.

Solo Bologna tra le prime 200 università del mondo

C’è solo l’Alma Mater di Bologna nella classifica delle 200 migliori università del mondo elaborata ogni anno da Quacquarelli Symonds, il World University Rankings. La principale novità di quest’anno è che il Mit, il Massachusetts Institute of Technology, scalza l’Università di Cambridge dal primo posto e riceve la corona per la prima volta grazie all’impatto della ricerca che produce e per la proporzione tra docenti e studenti. La vicina Harvard University scivola al terzo posto, dopo aver conquistato la posizione più alta ogni anno tra il 2004 e il 2009.

In Italia guadagnano posizioni le università milanesi, anche se restano fuori dalle migliori 200, come il Politecnico di Milano (244) e l’Università degli Studi di Milano (256) che guadagnano terreno sull’Università di Bologna che al 194esimo posto resta l’unica università italiana tra le migliori 200, pur avendo perso 11 posizioni in un solo anno, e sulla Sapienza-Università di Roma (216).

Nonostante le continue pressioni finanziarie, le istituzioni italiane continuano a produrre eccellenza nell’ambito della ricerca. Sei istituzioni infatti figurano tra le prime duecento al mondo in questo indicatore, e 15 in totale hanno migliorato il loro punteggio rispetto al 2011. I risultati complessivi sono misti, anche se l’inclusione dell’Università degli Studi di Bari, aumentando la presenza italiana a 22 università, testimonia la forza del sistema.

Nessuna università italiana, infine, nelle top 200 università per l’indicatore della proporzione degli studenti internazionali rispetto al totale: attirare studenti internazionali sarà una delle sfide chiave per il futuro delle università italiane se vorranno competere a livello globale.

https://cookednews.wordpress.com/2012/09/10/si-torna-a-scuola-da-domani-in-8milioni-sui-banchi-rivoluzione-profumo-niente-carta/

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