Mafia: condanna a 7 anni per Marcello dell’Utri

Marcello Dell'Utri

Marcello Dell’Utri (Photo credit: Wikipedia)

Il pg Luigi Patronaggio ha chiesto la condanna a 7 anni del senatore Marcello Dell’Utri, accusato di concorso in associazione mafiosa. Il processo e’ in corso davanti alla corte d’appello di Palermo. Il pg ha definito ”molto grave” la condotta contestata al senatore e ha chiesto la conferma della precedente condanna inflitta all’imputato in appello e poi annullata con rinvio dalla Cassazione. In primo grado Dell’Utri fu condannato, invece, a 9 anni di carcere.

‘Caduto Craxi, Cosa nostra pose le sue attenzioni su Forza Italia. Non fu la mafia a fare vincere le elezioni a Forza Italia, ma votò quel partito’, ha detto il pg Luigi Patronaggio insistendo nel ruolo di mediatore che dell’ Utri avrebbe avuto tra Cosa nostra e Silvio Berlusconi a partire dal 1994.

Dell’Utri, che negli ultimi dieci anni ha sempre seguito tutti i processi che lo hanno visto imputato a Palermo, non era in aula. Non è mai stato presente in aula per questo processo, il quarto per concorso esterno in associazione mafiosa, iniziato un anno fa e la cui sentenza è attesa per marzo.

‘Certo che mi candido. Finché sono vivo continuerò a candidarmi. Non lo farò più solo da morto. Ma fino a quando non sarò morto…’, ha dichiarato il senatore in una intervista al Corriere della Sera, chiarendo che per ora ‘nessuno mi ha candidato, non ho ricevuto proposte’ e che l’ipotesi di candidatura con Grande sud è ‘una grande minchiata’.

Secondo il pg di Palermo Luigi Patronaggio, ‘sono provate le condotte di dell’ Utri dal ’74 al ’78 che ha avuto rapporti continuativi con Cosa nostra, agevolando anche il patto di protezione nei confronti di Silvio Berlusconi’. E proprio a Berlusconi, da Palermo, il boss di Cosa nostra Gaetano Cinà avrebbe mandato una cassata di oltre undici chili, da guinness dei primati, nel Natale del 1986 con la scritta ‘Canale 5‘. Secondo l’accusa anche questa cassata proverebbe i rapporti tra Cosa nostra e Marcello dell’Utri, che avrebbe fatto da mediatore.

Indagata per riciclaggio la moglie del senatore Marcello Dell’Utri

Marcello Dell'Utri

Marcello Dell’Utri (Photo credit: Wikipedia)

La moglie del sen. Marcello Dell’Utri, Miranda Ratti, è indagata dalla procura di Palermo per riciclaggio aggravato nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta estorsione che il fondatore di Forza Italia avrebbe fatto a Silvio Berlusconi, chiedendogli in 10 anni 40 milioni di euro per non parlare dei suoi rapporti con i boss di Cosa nostra.

Secondo la procura, l’8 marzo scorso la moglie di Dell’Utri avrebbe fatto sparire 14 milioni. I magistrati, attraverso una serie di accertamenti bancari, hanno scoperto che negli ultimi 10 anni l’ex premier ha dato all’ex manager di Publitalia circa 40 milioni di euro, e stanno cercando di individuare eventuali beneficiari dei prestiti nell’entourage del senatore e tra i suoi parenti.

Circa quindici milioni, che costituiscono una parte del prezzo pagato da Berlusconi per l’acquisto della villa sul lago di Como del senatore (in tutto per la lussuosa residenza l’ex presidente del Consiglio ha pagato 21 milioni), finirono sul conto di Miranda Anna Ratti, moglie di Dell’Utri.

Il versamento porta la data dell’8 marzo, il giorno prima che la Cassazione si pronunciasse sulla condanna a 7 anni in appello per concorso in associazione mafiosa inflitta al politico.

Subito dopo una parte dei 15 milioni vennero girati su un conto di una banca di Santo Domingo. Il sospetto degli inquirenti è che Dell’Utri al momento della pronuncia del verdetto che ha poi annullato con rinvio il processo, fosse nel paese centroamericano dove grazie al denaro dell’ex premier, avrebbe potuto trascorrere la latitanza.

Berlusconi, sentito il 5 settembre scorso nell’ambito dell’inchiesta, ha negato pressioni, minacce o estorsioni da parte di Dell’Utri.

Berlusconi chiamato a deporre nel processo per estorsione a Marcello Dell’Utri

Silvio Berlusconi ha lasciato poco prima delle 19 la caserma della Guardia di Finanza di via dell’Olmata, a Roma, dove è stato sentito in qualità di testimone e parte offesa nell’inchiesta per estorsione riguardante Marcello Dell’Utri. L’ex premier era accompagnato dagli avvocati Longo e Ghedini, ed è stato ascoltato dal procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, e dal sostituto procuratore Antonio Ingroia.

Il colloquio con i pm di Palermo, iniziato alle 15,30, si è protratto per oltre tre ore. Una volta lasciata la sede del Nucleo di polizia tributaria di Roma, Silvio Berlusconi ha fatto rientro a palazzo Grazioli per una riunione del Pdl.

L’ex presidente del Consiglio nel pomeriggio è andato dai pubblici ministeri palermitani che si occupano della vicenda relativa ai soldi versati a Marcello Dell’Utri, inchiesta rispetto alla quale il Cavaliere figura come persona informata sui fatti e parte offesa.

Dopo una trattativa durate settimane e due rinvii, i pm di Palermo e il legale di Silvio Berlusconi, Nicolo’ Ghedini, avevano trovato un punto di incontro nel tenere l’interrogatorio a Roma.

Longo-Ghedini: Berlusconi ha chiarito
Sulla vicenda Dell’Utri ‘il Presidente Berlusconi ha chiarito compiutamente tutti gli aspetti della vicenda. Quali difensori della persona offesa, abbiamo provveduto al deposito di idonea documentazione a ulteriore comprova delle dichiarazioni rese’. Lo affermano Niccolò Ghedini e Piero Longo, avvocati di Berlusconi, dopo l’interrogatorio.

‘Ancorché- si legge in una nota dei legali del Cavaliere – fosse pendente avanti il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione la questione di competenza territoriale, e potendosi quindi ragionevolmente attenderne l’esito che interverrà entro pochi giorni, il Presidente Silvio Berlusconi ha reso oggi a Roma la testimonianza che gli era stata richiesta dalla Procura di Palermo‘.

https://cookednews.wordpress.com/2012/07/22/the-worlds-most-powerful-people-su-forbes-berlusconi-e-21esimo/
https://cookednews.wordpress.com/2012/07/11/berlusconi-come-back-il-dopo-monti-nel-2013/

Il ring del 19 luglio: Napolitano, Dell’Utri e Ingroia sul podio della strage

Data importante quella del 19 luglio. Che siano trascorsi 15 o venti anni il ring è sempre lo stesso, cambiano i personaggi. Protagonisti ‘discussi’ di questa giornata commemorativa, la ventesima in venti anni, da quando Paolo Borsellino il magistrato del pool antimafia è stato ucciso dalla mafia, sono il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia e Marcello Dell’Utri, deputato, parlamentare, proprietario di una squadra di calcio, uomo vicino a Berlusconi. Così vicino da suggerirgli per la sua sicurezza e incolumità uno stalliere di fiducia, tale Vittorio Mangano, uomo di cosa nostra a cui il Cavaliere di Arcore si affidò ciecamente.

Cosa succede oggi? Napolitano viene contestato dalle agende rosse, Dell’Utri, che appreso di essere indagato per estorsione nei confronti di Silvio Berlusconi, accusa il procuratore di essere un Khomeini, un persecutore della giustizia e Ingroia, in tutta risposta confessa una sua pazzia latente.

Proprio come quella di Paolo Borsellino. La stessa che ha spinto giudici come lui e Giovanni Falcone a continuare a fare il proprio lavoro.   ‘Io pazzo come Borsellino’ ha detto il procuratore aggiunto e allievo di Borsellino, quando ancora si lavorava alla Procura di Marsala.

‘Oggi un imputato, il senatore Marcello Dell’Utri mi ha definito pazzo e devo dire che a volte mi ci sento. Mi piace essere un po’ pazzo come Paolo Borsellino perché continuo a credere nella possibilità che, nonostante tutto, si possa raggiungere la verità sui grandi misteri del nostro paese’. E ha aggiunto: ‘E’ scandaloso che non si sia mai istituita alcuna commissione che indaghi sulle stragi del ’92 e del ’93 e sulla trattativa Stato-mafia. La politica faccia un passo avanti e nessuno chieda ai magistrati di fare, invece, passi indietro perché noi proseguiremo nella ricerca della verità’.

Dell’Utri politico italiano, attualmente senatore della Repubblica per il Popolo della Libertà. Stretto collaboratore di Silvio Berlusconi sin dagli anni settanta, socio in Publitalia ’80 e dirigente Fininvest, nel 1993 fondò con lui Forza Italia. Bancario a Palermo, dove è anche dirigente sportivo della Bacigalupo e vicino ad ambienti mafiosi, tanto da conoscere Vittorio Mangano e Gaetano Cinà.

Estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. Riguardo la trattativa Stato-mafia, i pm pensano che Dell’Utri, nel corso degli anni, possa aver estorto denaro a Silvio Berlusconi per ottenere il suo silenzio riguardo i presunti rapporti di questo con gli esponenti di Cosa Nostra. Il 18 luglio 2012 viene dunque iscritto nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Palermo per una presunta estorsione ai danni di Silvio Berlusconi.

L’ayatollah Ingroia

Il senatore di Forza Italia si sente perseguitato e così inveisce contro il procuratore antimafia. ‘Ma lo vedete come e’ fatto fisicamente? Con quella barba, si mette un caffettano ed è perfetto. Come Khomeini, un persecutore, sarebbe capace di fare le peggio cose. A me ha provato a fare di tutto, ha rovinato la mia vita e quella della mia famiglia. Il danno che fanno persone come lui è enorme, e passa quasi senza attenzione. E’ il Khomeini della magistratura’. Così il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri.

Il presidente della Repubblica è stato invece contestato durante il corteo delle agende rosse (da quella scomparsa al magistrato pochi minuti dopo le esplosioni di Via D’Amelio e sulla quale si sta tutt’oggi indagando). La contestazione a Napolitano nasce dal conflitto di attribuzione sollevato dal presidente di fronte la Corte Costituzionale dopo che alcune alcune conversazioni con l’ex ministro dell’Interno Mancino sono state acquisite dalla Procura siciliana. Solidarietà dunque ai Pm di Palermo che indagano sulla trattativa  Stato-mafia.

La decisione del Quirinale riguarda la vicenda delle telefonate intercettate tra Loris D’Ambrosio, consigliere dello stesso Napolitano per gli Affari giuridici, e Nicola Mancino, l’ex ministro dell’Interno. Quest’ultimo avrebbe in particolare parlato anche con lo stesso Napolitano. Tema dei colloqui, l’inchiesta della procura siciliana sulla presunta trattativa tra Stato e mafia negli anni ’90. Il Quirinale, secondo quanto scritto dal Fatto quotidiano, avrebbe cercato di coprire lo stesso Mancino.

Le telefonate sarebbero dovute essere distrutte, ma da ciò che riporta il Corriere della Sera, il procuratore del capoluogo siciliano Francesco Messineo non ne avrebbe ancora disposto l’eliminazione.

https://cookednews.wordpress.com/2012/07/18/la-strage-di-via-damelio-e-la-storia-di-paolo-borsellino-il-magistrato-ucciso-dalla-mafia/

Create a free website or blog at WordPress.com.