Matteo Renzi alla presidenza del Consiglio: la proposta del ‘turco’ Orfini. Giornata di consultazioni lampo

Matteo Orfini‘Domani (oggi ndr) in direzione proporrò Matteo Renzi alla presidenza del Consiglio’. Lo ha reso noto Matteo Orfini parlando a ‘Piazzapulita‘ de la7.

‘Mi piacerebbe-prosegue il ‘giovane turco’ del Pd – sapere se Renzi, che rivendica il suo coraggio e la sua voglia di dare un contributo, se la sente di accettare una ipotesi del genere. Penso che la sua sarebbe una candidatura in grado di sfidare tutti sul terreno del governo. Come è noto gli elettori del M5s apprezzano molto quello che dice Renzi, così come fanno quelli del Pdl‘.

‘Per la presidenza del Consiglio si può pensare o ad una personalità terza di garanzia e di grande profilo istituzionale oppure si può pensare ad un leader politico. E Matteo Renzi rientra senz’altro in questo ruolo’. Lo ha detto il deputato del Pd, Andrea Orlando, rispondendo alla domanda se la delegazione dei Democratici potrebbe proporre a Napolitano il nome di Matteo Renzi per il governo.

Il Pd, privo del vertice dopo le dimissioni del leader Pier Luigi Bersani e di tutta la segreteria, scosso dalle drammatiche divisioni sull’elezione del capo dello Stato, riunisce oggi la direzione per decidere chi dovrà guidare il partito durante le trattative per il nuovo governo e come arrivare al congresso in autunno che eleggerà il nuovo segretario.

La riunione della direzione è stata anticipata  alle 16, mentre tra i parlamentari del centrosinistra si discute di una possibile scissione del Pd tra un’ala più radicale e una più moderata. Napolitano intanto stringe i tempi sulla formazione del nuovo governo. Oggi unica giornata di consultazioni per il presidente della Repubblica. Alle 18,30 chiude la delegazione del Pd.

Nulla trapela sugli intendimenti di Napolitano. restano in campo i nomi di Amato ed Enrico Letta, anche se in mattinata si è fatta strada l’ipotesi di un incarico a Matteo Renzi. Il Pdl avrebbe già dato il via libera al sindaco di Firenze, mentre la Lega ribadisce il no ad Amato. La decisione spetta al Capo dello Stato, ma sarà importante anche la direzione del Pd prevista nel pomeriggio.

I democrat non faranno nomi per la presidenza del Consiglio: almeno è questo l’orientamento. E se il capo dello Stato darà l’incarico a Matteo Renzi? Dopo una giornata in cui si sono rincorse voci in questo senso, Matteo Orfini ieri sera a Piazzapulita ha calato l’annuncio: il Pd dovrebbe indicare Renzi per la premiership. Ma il sindaco di Firenze ha dato o no la sua disponibilità a un’operazione del genere? Un deputato renziano, spiega: ‘Se Napolitano fa il suo nome, Matteo non potrà tirarsi indietro. Ne abbiamo parlato alcuni giorni fa. Io gli ho consigliato di pensarci bene perché andare a palazzo Chigi così, sarebbe rischioso. Il rischio di bruciarsi sarebbe enorme’. E il sindaco ha convenuto? ‘Sì, ha ben presente tutte le controindicazioni. Compreso il fatto che il Pd non sarebbe unito sul suo nome. Ma se verrà chiamato, non dirà di no…’. Insomma, la disponibilità del sindaco di Firenze c’è.

C’è da dire che nel giro di consultazioni lampo che il presidente Napolitano ha avviato questa mattina, il nome di Renzi è ricorrente. La Lega, Fratelli D’Italia, Pino Pisicchio a nome del misto: tutti hanno dato il via libera al sindaco di Firenze dopo i colloqui al Colle. Un ok vero o un tentativo di bruciare la ‘promessa’ del Pd? Un big democratico spiega: ‘La cosa di Matteo è vera, verissima. Lui non si tirerebbe indietro. Ma bisogna vedere che decide Napolitano…’. Intanto ancora prima della Direzione del Pd e di salire al Quirinale, il capogruppo alla Camera Roberto Speranza osserva: ‘Il nome di Renzi incontra senz’altro il favore del Pd perché è una personalità di primissimo piano e trova un’assoluta sintonia con la dirigenza del partito’. ‘Però -aggiunge Speranza- non è corretto che noi, prima di andare alle consultazioni iniziamo a ragionare di nomi. La competenza è tutta del Presidente della Repubblica, in un passaggio difficile. Fare una discussione sui nomi senza interloquire in alcun modo con il Capo dello Stato non mi sembra il modo migliore di ragionare’. Comunque, conclude, ‘non è certo dal Pd che arriverà alcun ostracismo o alcun veto’ su Renzi a palazzo Chigi.

I primi a salire al Quirinale sono stati i ‘piccoli’. La scelta del futuro premier da parte del presidente della Repubblica ‘si esprimerà nel giro davvero di pochissime ore’, ha assicurato il presidente del gruppo parlamentare misto della Camera, Pino Pisicchio, esponente del Centro Democratico, al termine del colloquio con il presidente Napolitano. Sel apre a Renzi, ma chiude al governissimo. ‘Matteo è sicuramente una novità’, ma non tale da far cambiare idea a Sel sulla indisponibilità a votare la fiducia ad un governo che abbia al suo interno il ‘blocco berlusconiano’, ha detto Nichi Vendola, al termine del colloquio al Quirinale con il capo dello Stato. ‘Siamo in grado di leggere gli elementi di novità’, ha spiegato il leader Sel rispondendo ad una domanda dei giornalisti sull’ipotesi di un incarico al sindaco di Firenze, ‘nessuna è così spiazzante da farci cambiare giudizio sulla nostra indisponibilità a votare la fiducia ad un governo che abbia al suo interno chi ha portato il Paese in questa situazione, cioè il centrodestra’.

Sul sindaco di Firenze, a sentire Flavio Tosi, la Lega darebbe disco verde. E il Pdl non lo esclude: ‘Un incarico a Renzi per la formazione del nuovo governo – dice Sandro Bondi – sarebbe in linea con una domanda di cambiamento che sale dal Paese’. Fratelli d’Italia ribadiscono il loro no ad un governo di larghe intese anche se si dicono disposti a valutare ‘con attenzione’ l’eventualità di un ‘vero governo di cambiamento’. In questo senso ‘certamente Renzi è uno di quelli che risponde a questa tipologia’, afferma La Russa. In via dell’Umiltà resta la preoccupazione per le spaccature profonde del Pd e la schizofrenia dei grillini. Dopo il lungo vertice a cena di ieri sera, anche Silvio Berlusconi ha riunito a palazzo Grazioli lo stato maggiore del Pdl per fare il punto. Al vaglio del Cavaliere le varie opzioni in campo, a partire da un possibile incarico a Giuliano Amato – ben visto da Berlusconi ma le cui chance nelle ultime ore sarebbero in calo sia per i veti incrociati del Pd che per il niet della Lega – fino all’ipotesi di un esecutivo guidato da un esponente del Pd, come Enrico Letta. Già ieri sera, viene spiegato, l’ex premier e i maggiorenti di via dell’Umiltà hanno analizzato anche l’ipotesi che, dietro proposta del Pd, il Colle possa affidare l’incarico a Matteo Renzi. Nome che non riscontrerebbe i favori condivisi del partito. Il Cavaliere, viene riferito, non avrebbe chiuso la porta a priori, invitando però i suoi alla cautela.

Il nome del sindaco di Firenze, per una parte dei vertici pidiellini, potrebbe invece essere quello giusto per sbloccare la situazione di impasse. Non solo. Per alcuni big di via dell’Umiltà con Renzi a palazzo Chigi e un governo di larghe intese, le chance del giovane ‘rottamatore’ di sfidare alle urne Berlusconi sarebbero ridotte di molto. Non verrebbe più visto come la novità assoluta, come il rinnovamento che invoca da tempo, è la riflessione. Ma c’è anche chi, nel Pdl, vede questa ipotesi come fumo negli occhi: non è accettabile che appoggiamo un governo guidato da quello che sarà il futuro ‘competitor’ del Cavaliere. L’unica condizione su cui Berlusconi non è disposto a trattare è la natura del governo: deve essere politico e forte, con una durata temporale non limitata e con un programma che si basi fortemente sugli otto punti del Pdl. Ma, al di là dei nomi, nel partito – come avviene ormai da settimane sin dal giorno dopo del risultato elettorale – si confrontano due linee: quella più ‘radicale’ dei falchi, più propensi a tornare subito alle urne per sfruttare i sondaggi positivi a favore del partito, e quella ‘trattativista’ delle colombe, che invece spingono affinché il Pdl sia azionista di maggioranza di un governo di larghe intese. Berlusconi, per ora, mantiene il punto: lavoriamo per far nascere un governo, ma l’opzione voto resta tra le possibili soluzioni qualora il Pd non riesca a superare le sue difficoltà e ponga veti considerati ‘inaccettabili’ dal Pdl.

La linea è quella di rimettersi nelle mani del Presidente della Repubblica, ma anche di farsi trovare pronti, nel caso in cui Giorgio Napolitano chieda a Scelta Civica di dare il proprio contributo al governo che verrà. Per questo lo stato maggiore del partito ha rinviato a dopo il proprio turno di consultazioni, previsto oggi alle 17, la riunione sul prossimo esecutivo. Nessuna preclusione sul nome di Matteo Renzi, dato in crescita nel `borsino´ dei possibili premier: Mario Monti non ha mai fatto mistero delle sue simpatie per il sindaco di Firenze, Lorenzo Dellai fa sapere che nessun veto arriverà da Scelta Civica mentre Andrea Romano lo considera ‘una risorsa per l’Italia’ a patto che non diventi ‘una carta’ per regolare conti interni al Pd. Intanto, però, tra i parlamentari cominciano a farsi i primi nomi per alcuni ministeri. E se a Mario Monti la Farnesina ‘calzerebbe come un abito su misura’, definizione utilizzata da un senatore, al ministero dell’Istruzione si ritiene che potrebbe fare bene Ilaria Borletti Buitoni.

I Cinque stelle sono convocati nel pomeriggio, alle 17,30, e potrebbero assumere una decisione mai vista nella storia della Repubblica, del tutto contraria al rispetto minimo delle istituzioni: non presentarsi dal Capo dello Stato. Alle 14 i M5S si riuniranno in assemblea per decidere la linea da tenere in vista delle consultazioni. Il Movimento già nella riunione di ieri ha considerato varie ipotesi, tra queste anche quella di disertare l’appuntamento non andando affatto al Quirinale. In Rete Paolo Becchi, considerato l’ideologo del M5S, invita i parlamentari stellati a tenere la barra dritta e non andare: ‘è tutta una farsa non ha senso andare alle consultazioni – scrive in un tweet – per consultare cosa poi se hanno già deciso!’. ‘Parliamo con Rodotà e lasciamo Napolitano al suo inciucio storico – aggiunge poco dopo in un altro ‘cinguettio’ – È il M5S la nuova Resistenza’. Intanto Grillo parla col tabloid tedesco Bild affermando che ‘l’Italia in autunno andrà in bancarotta’. ‘Berlusconi è finito. Le Pmi vanno in bancarotta. Fra settembre e ottobre allo Stato finiranno i soldi, e sarà difficile pagare pensioni e stipendi’. Per Grillo ‘non è il Movimento 5 Stelle a sabotare i partiti, sono loro a sabotare se stessi’. E in Italia ‘si vive una frattura storica, poiché i vecchi partiti stanno per sparire’. In un tweet Grillo commenta anche: ‘M5S primo assoluto‘. Il riferimento, nel link, è ai dati di Emg diffusi dal Tg de La7 che danno il M5S al 29,1% in crescita del 5,2%.

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Consultazioni, Boldrini e Grasso al Quirinale: ‘Bisogna dare un governo al Paese, si percorreranno tutte le strade’

Bersani a Bologna

Bersani a Bologna (Photo credit: framino)

‘Col presidente siamo concordi nella determinazione della necessità assoluta di dare un governo al Paese‘. Lo ha detto il presidente del Senato Piero Grasso, al termine del colloquio con il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, che ha aperto in mattinata le consultazioni al Quirinale. “Quindi si percorreranno tutte le strade – ha aggiunto – per raggiungere questo obiettivo’.

Nessuna conferma, intanto, alle voci che indicano proprio in Grasso la carta vincente di Pier Luigi Bersani per guadagnare il voto di fiducia al governo da parte dei senatori M5S.

Bersani crede in Palazzo ChigiPier Luigi Bersani, tuttavia, sembra orientato a chiedere un incarico pieno al Quirinale, nonostante alcune voci circolate nelle ultime ore a proposito di un possibile bis del ‘metodo Grasso’, voci che nelle ultime ore hanno riportato in auge anche Emma Bonino quale possibile premier incaricato. Lo staff del segretario nega con forza l’ipotesi che il leader Pd vada al Quirinale a proporre un nome diverso dal proprio e, a questo punto, sembra probabile che già giovedì in serata Bersani possa ricevere l’incarico dal presidente della Repubblica.

Incarico, però, non vuol dire nomina, come ripete il costituzionalista ed ex senatore Pd Stefano Ceccanti, la vulgata di Montecitorio assicura che il Colle non intende fare salti nel buio e chiederà a Bersani di presentare numeri certi prima della nomina vera e propria a presidente del Consiglio. Numeri che apparentemente al momento non si vedono, poiché M5S continua a dire no e Lega e Pdl si muovono in coppia. Per questo, qualcuno nel Pd comincia sul serio a pensare di poter applicare il ‘metodo Grasso’, ovvero proporre per la premiership un nome non di partito, in modo da cercare di attrarre i grillini come accaduto per il presidente del Senato.

Bersani, in realtà, è determinato a provarci. Il segretario si farà forte dei numeri alla Camera e metterà sul tavolo i suoi ‘otto punti’ di ‘cambiamento’, oltre a una squadra di governo scelta ‘con quel metodo’, ovvero quello dei presidenti delle Camere, come ha già detto. Si tratta di vedere se tutto questo basterà: M5S dice che ‘Bersani non lo votiamo nemmeno se dovesse camminare sui ceci’ per ora dal centrodestra non arrivano segnali incoraggianti.

Il leader Pd è certamente disposto a scegliere un nome per il Quirinale che sia gradito anche al Pdl e alla Lega, magari Giuliano Amato o lo stesso Pietro Grasso, ma di sicuro non voterà un esponente di centrodestra. Per questo c’è chi sta pensando a cosa fare se i famosi numeri non dovessero esserci: la linea del segretario, finora, è stata netta, l’obiettivo è andare comunque in Aula a verificare se la fiducia c’è o no. Una mossa che permetterebbe a Bersani di tornare a elezioni anticipate da premier, sia pure senza fiducia.

Questo scenario, però, incontra la contrarietà di Napolitano che, secondo quanto sostengono diverse fonti parlamentari, vuole che Bersani gli porti garanzie sui voti, prima di nominarlo ufficialmente e mandarlo in Aula a chiedere la fiducia. Una situazione che rischia di produrre un braccio di ferro tra il Quirinale e il leader Pd, a meno che non venga preso in considerazione un ‘piano B’.

E’ lo schema a cui pensano non solo tutti gli ex Margherita del Pd e anche Walter Veltroni, ma persino frange bersaniane o comunque della sinistra del partito. Lo stesso Nichi Vendola, secondo alcune voci di Sel, starebbe suggerendo a Bersani di prendere in considerazione il ‘metodo Grasso’, se si dovesse constatare che i numeri non ci sono, perché l’idea di tornare al voto non piacerebbe nemmeno al governatore della Puglia. E Pippo Civati fa un nome che molti tengono in caldo per il Quirinale, forti del sì anche di Monti: Emma Bonino. Ma per Palazzo Chigi.

Al via le consultazioni da parte del Capo dello Stato Giorgio Napolitano dunque, con due giorni di colloqui serrati per dare un governo al Paese. Tre le ipotesi: incarico esplorativo affidato a un’alta carica dello Stato, preincarico o incarico pieno a Pier Luigi Bersani. Dopo i primi colloqui della giornata con il presidente del Senato Pietro Grasso (che ha parlato di ‘necessità assoluta di dare un Governo al Paese’), e della presidente della Camera Laura Boldrini (‘c’è bisogno di un Governo il prima possibile‘) e con i gruppi parlamentari misti di Senato e Camera, chiudono l’agenda degli incontri previsti per la mattinata le rappresentanze della Südtiroler Volkspartei e della minoranza linguistica della Valle d’Aosta.

Nel pomeriggio a cominciare dalle 16,30, sarà la volta del gruppo parlamentare del Senato Per le autonomie-Psi, di quello della Camera Sinistra ecologia libertà e, alle 18, dei gruppi parlamentari di Scelta Civica per l’Italia. Domani si replica: Napolitano incontrerà la delegazione di M5s con Grillo, Pdl e Lega Nord, il presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Chiuderà la due giorni di consultazioni la delegazione del Pd, con Bersani che chiederà l’incarico.

‘Abbiamo ribadito la nostra non disponibilità a dare la fiducia a un governo che mette insieme tutto e il contrario di tutto’, ha detto Guido Crosetto, di Fratelli d’Italia, uscendo dal Quirinale dopo le consultazioni con il presidente Napolitano. Per Crosetto, ‘serve un governo con un programma chiaro e non come il governo Monti. Nessun inciucio, quindi, ma abbiamo comunque la disponibilità a portare in Parlamento le cose che abbiamo portato avanti in campagna elettorale: fra le altre, pagamento dei debiti pa, riforma costituzionale alla francese, limite alla tassazione in costituzione’.

C’é la ‘necessità di fare un governo e siamo molto preoccupati dell’immagine dell’italia all’estero. C’è un partito che vuole fare il controllore degli altri senza prendersi responsabilità’, ha dichiarato Riccardo Antonio Merlo, eletto in Argentina, e rappresentante del Maie, il Movimento italiani all’estero, componente della delegazione del gruppo misto di Montecitorio dopo l’incontro con il presidente Napolitano nell’ambito delle consultazioni. Merlo si è anche scagliato contro quella che chiama ‘la casta della Ue’.

Il presidente Napolitano è ‘molto consapevole’ della situazione e dimostra ‘il consueto rigore costituzionale che in questo momento assume valore assoluto’, ha dichiarato Pino Pisicchio, del gruppo Misto alla Camera ed esponente dell’Api, dopo il colloquio al Colle per le consultazioni.

Silvio Berlusconi rilancia la sua offerta al Partito democratico per un governo di larghe intese che sia in grado di gestire i problemi dell’Italia. ‘Soltanto un governo stabile di concordia nazionale tra Pd e Pdl può realizzare gli interventi necessari nell’interesse del Paese’. Berlusconi ha detto che è questo quanto riferirà domani al Capo dello Stato Giorgio Napolitano che oggi ha avviato le consultazioni per la formazione del nuovo governo.

Luigi Zanda nuovo capogruppo del Pd al Senato. Roberto Speranza favorito alla Camera

Luigi ZandaLuigi Zanda è stato eletto, con un solo astenuto, capogruppo al Senato dal gruppo parlamentare del Pd. L’elezione è avvenuta per alzata di mano.

Una decisione arrivata dopo il rifiuto dei capigruppo uscenti Anna Finocchiaro e Dario Franceschini, a proseguire. I diretti interessati, stamattina, avevano declinato via Twitter dicendo che servono novità e cambiamento.

‘Quando si imbocca una linea bisogna seguirla con coerenza. Non esistono proroghe. I gruppi Pd devono scegliere due nuovi capigruppo’ ha detto Franceschini. ‘Ho sempre pensato che l’ipotesi della proroga dei presidenti dei gruppi parlamentari del Pd fosse sbagliata – ha scritto Finocchiaro su Twitter -. Serve continuare il cambiamento’.

Pierluigi Bersani dal canto suo ha detto che sui nomi dei capigruppo di Camera e Senato ‘decidono i gruppi: è la ruota della democrazia, quel che gira, gira’.

Adesso si attende l’elezione del nuovo presidente dei deputati democratici, prevista invece per le 15,30. Favorito sarebbe Roberto Speranza.

Già noti, invece, i nuovi vertici dei gruppi PdlRenato Schifani al Senato e Renato Brunetta alla Camera – e del M5S, che ha indicato con ampio anticipo Vito Crimi al Senato e Roberta Lombardi alla Camera. Ancora incerta la guida dei montiani di Scelta civica alla Camera, con il gruppo chiamato oggi a scegliere tra i due candidati più accreditati, Lorenzo Dellai e Andrea Romano, mentre al Senato la scelta è già stata fatta: l’ex parlamentare europeo del Pdl Mario Mauro.

Infine la Lega, che potrà costituire un proprio gruppo parlamentare alla Camera grazie all’arrivo di Rudi Marguerettaz, della lista Valle’e d’Aoste, e di Angelo Attaguile, del Mpa, che portano da 18 a quota 20 i deputati lumbard a Montecitorio. Il numero minimo per poter costituire un gruppo autonomo alla Camera è infatti di 20 eletti. Il capogruppo del Carroccio alla Camera dovrebbe essere Giancarlo Giorgetti.

In un breve discorso tenuto dopo la sua elezione, Luigi Zanda ha parlato di ‘valorizzare il lavoro delle commissioni parlamentari e lavorare anche di più in aula’. Il neo presidente dei senatori del Pd ha dapprima ringraziato il segretario Pier Luigi Bersani ‘per il lavoro che sta svolgendo’, e poi il presidente e i vicepresidenti uscenti Anna Finocchiaro, Nicola Latorre e Felice Casson: ‘Abbiamo lavorato con vero spirito di gruppo’.

‘Negli ultimi anni – ha poi detto Zanda – il Parlamento ha lavorato male. Ha passato troppo tempo a convertire decreti legge. E’ tempo di riscoprire e valorizzare il lavoro nelle commissioni parlamentari‘.’C’è molto da fare – ha poi sottolineato – e dovremo allungare i tempi del lavoro del Parlamento. Se continueremo a far lavorare l’Assemblea solo 48 ore a settimana avremo fallito prima di cominciare’.

Infine per indicare lo spirito con cui approcciarsi in Senato, Zanda ha citato una frase di Aldo Moro: ‘Se nell’atto di costruire una casa nella quale dobbiamo ritrovarci tutti ad abitare insieme non troviamo un punto di contatto, un punto di confluenza, veramente la nostra opera può dirsi fallita’.

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