Deleterio aka Del ft. Fabri Fibra – Zombie

 

#Deleterio a.k.a. Del #Dadaismo #Cookednews

 Storie di cessi a forma di pera e non è ‘Amore tossico’. Pisciatoi latrine firmati e stoicamente quotati, paradisi artificiali per vesciche puramente maschili. Baffi Gioconda, metronomi monoculari, Ulissi del rap di ritorno ad Itaca. Wheel di bici in sosta, aspettano una chiamata. Il ring suona ed ecco DADAISMO, il primo album di DELETERIO (Dogo Gang)

#Dadaismo  #Gioconda #DELETERIO #cookednews #dadaismo #waveofaction Deleterio a.k.a. Del CookedNews

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#WorldWaterDay: 22 marzo, Giornata Mondiale dell’Acqua

#WorldWaterDay #cookednews

Giornata Mondiale dell’Acqua – Risorse idriche e servizi igienici sicuri: salute e sviluppo passano da qui

La Giornata Mondiale dell’Acqua che si celebra il 22 marzo è l’occasione per ricordare come l’accesso a servizi igienici adeguati e fonti di acqua pulita sia una chiave di volta per garantire salute e sviluppo a tutte le comunità più svantaggiate, e per ribadire l’impegno di Amref in Africa Subsahariana, al fianco di queste comunità.

La Giornata Mondiale dell’Acqua, che si celebrerà nel mondo il 22 marzo, quest’anno è dedicata al legame tra l’acqua e l’energia, due risorse spesso negate alle popolazioni più povere della terra. Quasi 800 milioni di persone non hanno accesso a fonti idriche sicure e 2.5 milliardi di individui, 1 su 3 nel mondo, non hanno servizi igienici adeguati, così come 1,3 miliardi di abitanti della Terra vivono senza elettricità.
AMREF, che negli ultimi 13 anni ha garantito accesso ad acqua pulita e sicura a più di 1 milione e mezzo di persone in Kenya, Uganda e Tanzania, ricorda che accesso all’acqua vuol dire meno malattie; più diritti per le donne, i bambini e le comunità svantaggiate; sviluppo economico e sociale.

La mancanza d’igiene e l’acqua impura rappresentano la seconda causa di morte tra i bambini nel mondo e la sola diarrea ne uccide 1,8 milioni. Forte il divario tra Africa e Europa: nel continente africano un bambino ha una probabilità 520 volte maggiore di morire di diarrea rispetto ad un bambino in Europa. Ma anche altre malattie, da noi facilmente curabili, diventano letali per il mancato accesso all’acqua: malattie come colera, tifo, infezioni delle vie respiratorie.

Il problema ha pesanti risvolti anche sociali. Ogni giorno le donne e le ragazzine impiegano anche fino a 10 ore nella ricerca e trasporto dell’acqua. Ciò comporta che le madri non riescono a prendersi cura dei figli, l’igiene domestica scarseggia, le bambine e le ragazze non possono frequentare la scuola. A livello economico si stima che 40 miliardi di ore di lavoro all’anno, in Africa, vanno sprecate per andare ad attingere acqua da fonti spesso contaminate. L’Africa subsahariana, per la mancanza di accesso ad acqua pulita, perde ogni anno il 5% del proprio Pil: 28,4 miliardi di dollari.

Il lavoro di Amref da sempre è quello di agire sulle strutture, con interventi su pozzi, acquedotti, cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, ma anche di rendere le comunità pienamente padrone e consapevoli dei progetti: dalla formazione degli artigiani locali per la manutenzione dei pozzi alla trasmissione delle regole di igiene all’interno delle comunità stesse. Attraverso il programma WASH (Water, Sanitation and Hygiene), Amref realizza, insieme alle comunità beneficiarie, sia le infrastrutture necessarie, sia la formazione continua delle comunità stesse sulle norme di educazione igienico-sanitaria e sulla prevenzione delle infezioni causate dall’insalubrità dell’acqua, sulla manutenzione delle opere realizzate, sulla creazione di attività collaterali come orti e vivai comunitari e laghetti artificiali per l’allevamento e la pesca.

Kenya 2013: i nostri traguardi
Nei distretti di Kajiado, Kitui, Makueni, Malindi e Magarini, abbiamo: garantito l’accesso all’acqua pulita e a fonti idriche sicure a oltre 67.850 persone; realizzato 212 pozzi di superficie per 24.100 persone e 22 pozzi giganti per 3.600 persone; 2 dighe di cui beneficiano 6.400 persone, 10 chilometri di acquedotto di cui beneficiano circa 13.000 persone. Con le comunità locali sono stati formati 183 nuovi comitati di gestione dell’acqua, 25 artigiani per la manutenzione. Nelle scuole costruite 20 nuove aule, 48 latrine, 15 cisterne per la raccolta di acqua piovana.

Per saperne di più sul progetto in Kenya Sostieni i progetti idrici di AMREF Costruisci un pozzo con AMREF


#WorldWaterDay  #water  #cookednews

GAZA. Passaporti, l’Italia non è ancora pronta

boycott israel #cookednews #stayhuman

A 5 mesi dalla direttiva UE che impone la raccolta delle impronte digitali per i visti di ingresso in Europa, nella Striscia il sistema non è partito. I gazawi restano bloccati, a Ramallah i costi lievitano

di Chiara Cruciati – Il Manifesto

Gaza City, 14 marzo 2014, Nena News – Come se non bastassero assedio israeliano e restrizioni del governo egiziano, ora a bloccare Gaza ci si mettono pure i ritardi dell’Unione Europea. Lo segnalano alcuni gazawi, da mesi in attesa di risposte da parte del consolato italiano, ancora non adeguatosi alla nuova normativa europea del 14 novembre scorso.

La normativa prevede la creazione del sistema Visa Protection System per l’acquisizione dei dati biometrici di extracomunitari che chiedono un visto di ingresso nella Ue. Fotografia e impronte digitali. La procedura permetterà di verificare l’autenticità dei documenti presentati per entrare in Italia e in Europa.

Cosa succede nei Territori Occupati? Il nuovo sistema obbliga il richiedente a presentarsi personalmente negli uffici dei consolati per essere fotografato e lasciare le impronte digitali. Facile, se non si è residente a Gaza o in Cisgiordania. Tutti i consolati europei hanno sede a Gerusalemme, inaccessibile se non dietro il difficile ottenimento del permesso di ingresso da parte delle autorità israeliane. La soluzione trovata è semplice: se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto.

A Gaza ogni consolato ha previsto l’apertura di un ufficio dove sono state portate le attrezzature necessarie. A cinque mesi dall’emissione della normativa Ue, però, l’Italia non è ancora riuscita a far partire il nuovo sistema nella Striscia. «I consolati europei si sono adeguati – ci spiega Majed Abusalama, attivista del gruppo Intifada Youth Coalition – Quello italiano no e per ora non collabora con gli altri per utilizzare le loro attrezzature. Da novembre sono decine i gazawi impossibilitati a richiedere il visto per l’Italia, per turismo o perché invitati a eventi e conferenze. Hanno in mano i documenti necessari ma non possono fare domanda. E alcuni inviti sono scaduti».

I consolati europei sono a conoscenza della normativa da novembre, «ora siamo a marzo e non hanno ovviato al problema. Dal consolato ci rispondono che la situazione si dovrebbe risolvere entro un mese. Non vogliamo che l’Italia sia parte dell’occupazione ».

«A giorni il problema dovrebbe essere risolto – risponde la vice console italiana a Gerusalemme, Elena Clemente – Dal 14 novembre non si opera più via posta, per cui abbiamo cercato soluzioni alternative per chi non può entrare a Gerusalemme, ma i fondi a disposizione non sono molti. Abbiamo aperto un ufficio a Ramallah con la Vfs Globe, con cui apriremo l’ufficio di Gaza che ha iniziato a lavorare sperimentalmente. Il problema è logistico, di elettricità per far funzionare le apparecchiature venute dall’Italia. Gaza è un’incognita».

Un problema non solo italiano, spiega la Clemente, che si tenta di superare nei casi di emergenza: «Se si tratta di visti di massima urgenza, entriamo a Gaza con un macchinario speciale».

Due muri più in là, a Ramallah, a gestire le richieste di visto è la Vfs Globe. Raccolgono dati biometrici e documenti e consegnano tutto a Gerusalemme. Il costo sfiora i 100 euro, un terzo dello stipendio medio di un palestinese della Cisgiordania. E c’è chi parla di normalizzazione del conflitto: invece di fare pressioni su Israele perché permetta l’ingresso a Gerusalemme, l’Europa bypassa l’occupazione spostandosi a Ramallah, nei fatti trattata come capitale palestinese nonostante il diritto internazionale.

«Una scelta obbligata – spiega la vice console – Il costo è alto, ma l’alternativa è farli andare ad Amman o al Cairo. Permessi per entrare a Gerusalemme? Non dipende da noi, ma dalle autorità israeliane, sono pochissimi i palestinesi che riescono ad ottenerli».

E a Gaza si continua ad aspettare.

#stayhuman #cookednews #BOYCOTTISRAEL #BDS #BreakGazaSeige #SAVEGAZA

#www #WaveOfAction Worldwide Wave Launch Gatherings – The People REVOLT

#WaveOfAction 4-4-14 ~ 7-4-14 #Cookednews

Now that you’ve seen The People REVOLT in Tunisia, Turkey, Spain, Egypt, Brazil and the Ukraine, tell me what will happen on the streets

On April 4th, we will launch the first phase of the Worldwide Wave of Action by gathering at Zuccotti Park and former occupation sites throughout the world to honor the legacy of Dr. Martin Luther King, Jr.  At 6:05pm CT, the time of his assassination, we will host vigil ceremonies and resurrect his spirit of nonviolent direct action.

People with opinions across the political spectrum are invited to unite and find common ground against corruption. We will overcome divide and conquer propaganda by forming communities of support and compassion. Together we will fight for freedom and begin engaging in a relentless campaign of nonviolent civil disobedience. People will pledge to take part in whatever tactics they are interested in throughout a sustained three-month cycle.  Here’s a basic list of tactics…

> Mass gatherings, demonstrations;
> Marches, parades;
> Flash mobs, swarms;
> Shutdown harmful corporate and governmental operations;
> Worker Strikes;
> Hunger strikes;
> Sit-ins;
> Strategic defaults, debt strikes;
> Foreclosure prevention;
> Boycotting corrupt corporations;
> Move your money out of the big banks and the stock market;
> Use alternative currencies and economic systems;
> Cancel your cable television and support independent media;
> Use independent online tools that don’t sell your info / protect privacy;
> Online civil disobedience, Anonymous operations;
> Leak information on corruption;
> Use alternative energy;
> Build urban and hydroponic farms, or get your food from them;
> Support local businesses;
> Join local community organizations;
> Take part in food banks and help develop community support systems;
> Start or join intentional and autonomous communities;
> Experiment with new governing systems, Liquid Democracy;
> Host teach-ins;
> Organize socially conscious events;
> Make conscious media;
> Guerrilla postering, messages on money;
> Help inspiring groups and organizations spread their message;
> Random acts of kindness and compassion;
> Mass meditations, prayer sessions and spiritual actions.

You know what you can do to play a part. Do whatever you feel inspired to do. Amplify what you are already doing. Think about what you are willing to do to be the change we urgently need to see in the world, and then do it.

We look forward to seeing you in action!

Organize a Worldwide Wave launch gathering in your hometown and post the details here

#WaveOfAction #WakeUp #cookednews #www #WaveOfAction #privacy

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‘Sto morendo’, l’ultimo tweet di Olesya e la protesta in #Venezuela

Olesya Zhukovskaya è l’infermiera di 21 anni, Ukraina, colpita oggi al collo, durante le manifestazioni antigovernative di Kiev. Imprecisato il numero di morti negli scontri con le forze di polizia e i riot polices, gli estremisti che lottano per la caduta del governo Ukraino.

Secondo gli ultimi aggiornamenti, la ragazza, una libera volontaria nella croce rossa, sarebbe in condizioni gravi in un ospedale del centro della capitale Ukraina.

Ieri il consiglio dei ministri europeo si è riunito per discutere sulle possibili sanzioni da attribuire al governo del vicino Est europeo. Intanto dall’altro capo del mondo, si unisce alla protesta anche il popolo Venezuelano. Il leader d’opposizione Leopoldo Lopez, di Volontà popolare, si è consegnato alla polizia.

#Venezuela#euromaidan#ukraine #kiev #ukraineprotest#kiev #ukraine#kiev#CookedNews

Al Barrio arriva ‘A tutto battente’, la web radio che unisce Licata al mondo

atuttobattente

Cosa è ‘A tutto battente’ e soprattutto chi sono, autori e storie, cosa siete e fate nella vita? Ci spiegate il perché del nome?

‘A tutto battente’ è una palestra radiofonica, ma anche un programma in onda su una web radio. Abbiamo sempre sentito parlare di radio, ascoltato i racconti di chi ha fatto radio o addirittura avuto qualcuno in famiglia che vi si è cimentato. Per lavoro o per semplice divertimento. Adesso siamo noi a cercare di capire come si fa, perché si fa e a cosa serve. Ma soprattutto che aspettativa di crescita, di vita e di diffusione può avere una web radio che trasmette da una periferia come Licata. Beninteso Licata per noi è il centro del mondo, tuttavia è innegabile che, in quanto a mass media e progresso culturale, sia indietro anni luce rispetto al nord e all’estero.

Anche ‘A tutto Battente’, come altri progetti, nasce da una corposa dose di cazzeggio: questo ci rende tutti autori, non di un programma, ma di un salotto punk dei cui contenuti siamo artefici, ma anche fruitori. Le storie sono quelle della cronaca, della nostra quotidianità, dei personaggi con cui siamo più a contatto, fisico o intellettuale: queste storie arrivano indistintamente dalle latitudini più distanti, come da dietro l’angolo.

Nino Tarlato ha 25 anni ed laureando in Scienze della comunicazione a Torino. Ha all’attivo tre pubblicazioni, tra racconti e poesie, e la sceneggiatura di un corto: ‘Finding Apoteosi’. E’ stato proprio lui a proporci di iniziare questo percorso, dopo averlo sperimentato a Torino con la trasmissione il ‘Volgarotto’.

Calogero Tarlato ha 26 ed è il nostro fonico, tecnico, criptico. Studia architettura all’università di Agrigento, ha una gran passione per le tecnologie e applica i suoi studi alla realizzazione della nostra sede.

Giovanni ‘Sparda‘ Cicatello ha 31 anni ed è un musicista e cazzeggiatore D.O.C.: attualmente collabora con diverse band: Iricanti, Disìu, Madika.

Gino Pira ha 24 anni ed è laureando in Giurisprudenza alla Cattolica di Milano. Giornalista pubblicista dal 2007 e patentato dal 2006. Compagno di banco di Nino, è uno dei fondatori dell’associazione Variazioni.

Il titolo prende spunto da uno dei tanti momenti di ozio della compagnia; l’angolo del garage di Nanni da dove trasmettevamo all’inizio era delimitato da una parete in legno con una finestra che rimaneva chiusa. ‘Per aprirla – affermò una sera Calogero – serve una cerniera ‘a tutto battente’. La finestra si aprì e Calogero diventò il regista della trasmissione.

 Come nasce il progetto di una radio web e l’importanza del web in un paese come Licata.

Come dicevo è stato Nino a mettere sul tavolo delle ‘cose da fare assolutamente’ l’esperienza della radio. Lui era uno dei conduttori del ‘Volgarotto’ a Torino, programma che andava in onda su radio Musmea di Augusta. Quello che abbiamo fatto non è stato altro che chiedere a Musmea di continuare con un’altra trasmissione, ma da Licata.

Il web oggi è fondamentale, sono parole di mia nonna. Ciononostante a Licata le cose sono autocomunicanti: come in tutti i piccoli centri quello che si vuole sapere si sa, e viceversa. Il punto è: che tipo di conoscenza abbiamo delle cose che diciamo o comunichiamo? Beh io penso che sia assolutamente superficiale, e allora l’importanza del web si sostanzia nella possibilità di approfondire e informarsi bene. In ogni caso, ‘A tutto battente’ è ascoltato in tutta Italia: dai nostri amici, dagli universitari licatesi fuori sede, da persone che in qualche modo abbiamo raggiunto.

Da quanto tempo esistete e da dove trasmettete?

Abbiamo iniziato il 17 marzo dal garage di Giovanni. Dopo, da maggio, ci siamo spostati in via Carducci (o Cianu Billingheri, per intenderci): è casa nostra: estiva, invernale, spaziosa, luminosa.

In cosa consiste la trasmissione, minuti e ‘screenplay‘? Come pensate al programma, lavorate insieme o ciascuno singolarmente?

Come dicevamo la trasmissione è una sorta di salotto, magari non inelegante ma sicuramente non ingessato, nel quale ognuno mette in campo la propria idea e ne parla: riproponiamo in maniera molto meno nobile e molto più leggera quello che succedeva a radio Alice.

Ognuno ha la propria rubrica: Punto Gino, la musica disgraziata di Giovanni, Cinemusica di Nino e la amatissima Posta del cuore del maestro Cilia.

All’interno delle rubriche e al loro esterno, lungo la scaletta, interagiamo e lavoriamo in sinergia: è ovvio, altrimenti fare radio sarebbe come masturbarsi nello stesso spazio-tempo.

Che musica ‘passate’?

Tutta. Ognuno di noi ha gusti diversi e ci piace intrecciarli e farli scontrare: da Buzzurro agli Alt-j, dai classici agli emergenti, dal vecchio al nuovo. Dall‘ufficiale all’underground.

Come vi definireste?

Oziosi.

Paure, indecisioni, certezze, punti fermi. Su quali ‘onde’ viaggia ‘A tutto battente’?

L’onda perfetta esiste, il problema è che c’è impazienza nell’attesa. noi viaggiamo su un trenino: ci hanno detto che c’è il cambio, ma ancora non abbiamo capito esattamente dove.

Passato, presente e futuro. Cosa c’è da attendersi dagli autori di una radio locale? Progetti futuri

Il progetto futuro è poter rimanere a Licata, dopo essere stati qualche anno fuori. Dobbiamo creare le condizioni per poterci permettere questo lusso. Anche tu.

Musica o parole? L’importanza dell’una e dell’altra

Si scrive in modo melodioso, si parla con toni armonici. Si cugliunia a ritmo. La musica è ovunque: se la ascolti hai qualcosa da dire. Se conosci, approfondisci, ti coltivi, ricerchi, maturi una qualche competenza, anche manuale, hai qualcosa da dire. E sai che musica ascoltare e far ascoltare.

Cosa ascolteremo nelle due ore al Barrio?

Lo decidiamo assieme! Vi ringraziamo per questo spazio e vi diamo appuntamento al Barrio, ma anche a ‘Variazioni per le Piazze’ il prossimo 9 Agosto a Licata.

Un Calore Saluto a tutti!

I ragazzi di ‘A tutto battente’ saranno in onda al Barrio di via Sant’Andrea 33, a Licata, domenica 4 agosto, a partire dalle 21.30

‘Musica dai Murazzi’: Johnny Fishborn e Nanni Cicatello al Barrio domenica 28 luglio

Foto0319Cosa unisce due artisti, se non la musica e il luogo in cui si sono conosciuti? Ecco il racconto di un magico incontro fra Johnny Fishborn e Nanni Cicatello avvenuto al Barrio di via Sant’Andrea 33 a Licata, lo spazio culturale dell’associazione Limpiados.

Chi è Johnny Fishborn e come hai scelto il tuo nome?

Per scegliere il mio nome ho pensato al giorno della mia nascita. Sono nato il 1 aprile del 1984, il giorno del pesce d’aprile. Sono nato Pesce, ecco perché Fishborn.

Il mio nome è Gionatan Agostino Scali.

Mi piacerebbe sapere come vive Licata un torinese?

Basta vivere quest’aria e questo mare per capire la differenza con Torino. Mi tengo lontano dai mezzi informatici e cerco di mangiare bene e dormire, è quello che faccio fatica a fare durante l’anno. Sarà un autunno caldo.

Qual è il tuo rapporto con la città e le persone, con i luoghi che vivi una volta all’anno, quella volta che vieni? Cosa è per te ‘il Barrio’? Cosa ascolteremo domenica 28 e le prossime date?

Sono fantastiche le persone, mi trovo bene, mi lascio ammaliare dal loro spirito e cerco di trasmettere il mio. La cosa avviene con semplicità e naturalezza. Cerco di dare tutto quello che posso e provo, soprattutto, catturo dentro di me tutto il meglio degli angoli di questa città e delle mille storie che mi raccontano quando scorrono le sere.

Domenica 28 voglio concentrare il mio repertorio sui miei brani del primo album e anticipare qualcosa di nuovo dell’album in uscita a Ottobre ‘Windmill Girl’ (La ragazza del mulino a vento). Non è escluso qualche brano di qualche altro autore.

Prossime date: 1 agosto al Copacabana e il 9 al ‘Variazione per le Piazze’.

Quando inizi a suonare, i primi esperimenti, i primi accordi e cosa pensi del mondo d’oggi e della musica?

Metto le dita sulla chitarra classica a 8 anni, i miei genitori mi fanno prendere lezioni private da un maestro di Conservatorio a Torino. Devo essere sincero, la valanga di teoria appresa nei due anni non mi fece molto amare lo strumento che abbandonai e ripresi verso i 15 anni, da autodidatta. Mi comperai la chitarra elettrica e incominciai a studiare il metodo blues, poi le prime esperienze con le band.

Il mondo della musica oggi?

Bah, non è facile, e proprio per questo motivo sento un gran fermento ovunque, è una fase di transizione che serve per dare forza alla musica. I momenti migliori per scrivere una canzone sono quando c’è una mancanza. Coraggio, perseveranza e un pizzico di furbizia possono permettere attraverso i canali informatici di autogestirti in modo abbastanza completo.

Come componi e scegli la tua musica?

Non saprei, tutto accade. La penso un po’ come Jackson Pollock, che disse ‘When I’m in my own paintings, I’m not aware of what I’m doing’. Quando sono dentro accade tutto in maniera quasi incosciente. Quando ne sono fuori e riemergo, non sono a conoscenza dei meccanismi che hanno scaturito il tutto, è un mistero. Sono profondi e li sento più grandi di me.

Preferisci qualche sound, gruppo, artista? Ci racconti qualche esperienza musicale per te molto importante?

Sono di matrice blues, il suono della terra, amo il soul e il funk, e anche gli accordi sghembi della psichedelìa, non mi rifaccio a nessun genere in particolare, ascolto da Beethoven a Syd Barrett. Una band di oggi che mi ha colpito con il suo secondo album sono i ‘Tame Impala’. Un cantautore che amo molto è Elliott Smith, l’album Roman Candle del 1994. La mia esperienza più importante è l’anno che ho passato all’estero da marzo 2012 fino a fine anno. Ho stampato 250 copie del mio primo album, ne ho messe 100 nello zaino e sono partito alla volta del Nord Europa. Ho perso tante cose, ne ho prese altre, ho perso la ragazza, il lavoro e la macchina in un incidente. Quando mi son chiesto che cosa fosse rimasto, ho pensato alla chitarra, con un po’ di coraggio son partito. Un contratto a tempo indeterminato sicuramente ce l’ho, ed è quello con la mia chitarra, lo chiamerei contratto di vita. In questo periodo difficile per il lavoro, mi rivolgo a tutti coloro che hanno perso qualcosa, è il momento di cercare qualcosa dentro. Questa esperienza ha radicato in me qualcosa e ha dato forza alla mia musica. Oggi so di cosa parlare nelle canzoni. E nell’album che esce a ottobre, ho cercato di far sentire quelle sensazioni di perdita (fondamentale per riacquistare coscienza) mista a speranza di quando una persona cambia la sua vita.

Quali colori accompagnano la tua musica? A chi ti ispiri e da cosa ti fai ispirare? C’è qualcosa che a Licata ti ha indotto a comporre?

Facile, a due mesi dall’uscita del mio primo videoclip, pensando ad ‘How To Fly’ mi viene in mente il blu e i colori freddi. E’ un colore che amo come tutti i colori che restituiscono pace e sogno, e poi l’acquario nel quale vorrei uscire, indossare le ali. Anche il nero non posso escluderlo, lo amo perché rappresenta il tutto nell’universo. Cosa mi ispira? ‘Il pensiero diagonale fluttua su tutto ciò che non è normale’ Li io sto. Li creo e gioco con i pensieri. A Licata sto scrivendo qualche poesia e sto imparando il dialetto. Forse sono queste storie, il fascino di questa terra ultramillenaria a farmi scrivere.

I progetti futuri e quelli più vicini. Ci racconti del tuo viaggio in Olanda?

Progetti futuri, sono l’uscita dell’album ad ottobre di quest’anno. Poi il mio sogno e fare un tour il prossimo anno negli States e in Canada, portare la mia musica nel mondo.

Tornerai?

A Licata tornerò tutte le volte che avrò bisogno di sollievo dalla follia metropolitana.

Nanni Cicatello

Cosa vuol dire essere musicista in Sicilia? Come ti sei formato e da cosa nasce la tua musica? Come hai incontrato Johnny e come è nata la vostra collaborazione? Cosa vuol dire fare musica a Licata? I tuoi progetti futuri. Cosa pensi sia Il Barrio, la sua importanza?

Poi parla liberamente di Licata del mondo e di quello che ti pare.

Essere musicista in Sicilia è tanto bello quanto doloroso…Mi spiego. Credo sia una delle isole più belle al mondo, tanti luoghi di ispirazione, il mare. Il clima, il calore della gente, tanta serenità. Su questo lato credo sia perfetta. Tanta energia per prepararsi psicologicamente. Purtroppo c’è il lato malefico. Pochi sbocchi per poi mettere in pratica quello che giornalmente fai. La domanda spesso è ‘che lavoro fai?’ Io rispondo ‘il musicista’, ‘no no scusa non hai capito, intendo il lavoro no come passi il tempo’.

Manca la mentalità e la cultura, spesso sei considerato il tipo che ‘suona’ perché in realtà non vuole fare un cazzo nella vita. Stavo per abituarmi a tutto questo, tanto il musicista vive nel suo mondo e poco importa ciò che pensa la gente ignorante nel campo della musica. Posso dirti che insistendo qui nel nostro paesello stanno per nascere delle bellissime ‘situazioni’.

Parlane se vuoi

Il mio sogno è fare musica qui e portarla in giro per il mondo, ma sto notando che tanta gente ama questa terra e dopo tante esperienze al nord o all’estero sta iniziando a ritagliarsi spazio qui e quindi perché gli artisti devono per forza andare via? Inizio a stare bene in Sicilia perché credo stia crescendo.

Il Barrio per esempio è un posto che da l’opportunità agli artisti di esprimersi, c’è una radio che sta pian piano formandosi con altri amici, progetto in cui credo e ne faccio parte… Credo, spero e mi batterò affinché prendiamo posizione, siamo noi la cultura di oggi e di domani e dobbiamo partire da qui. Inizio a stare bene qui, nonostante le difficoltà perché ripeto c’è gente valida, siamo in minoranza ma ci siamo. Grazie a questa cerchia di persone attive, mentre mangiavo la classica granita accompagnata dalla mia birra, (accoppiamento di merda, lo so) ho conosciuto proprio per caso, qualche settimana, fa un ‘continentale’ direbbe mia nonna, Johnny Fishborn un cantautore siculo-piemontese.

Abbiamo subito parlato di musica e dopo due giorni ci siamo ritrovati proprio al Barrio per fare un paio di brani così per divertirci ed alla fine abbiamo suonato 1 ora, un paio di giorni dopo un live e ancora altri live: questa è la magia della musica.

Stessa cosa con i ‘Disiu’. Conobbi Ezio Noto, cantautore siciliano, in teatro. Parlammo di musica ‘mi servirebbe un percussionista’. Vive a Caltabellotta pensai un po’ lontano, dopo qualche giorno, prima prova un bel po’ di live, Sicilia e Basilicata. Lui è ideatore del ‘Dedalo festival’ che farà tappa a Licata il 9 agosto con ‘Variazioni per le Piazze’: li ho conosciuto i ‘Cattivo costume’, band napoletana con cui collaboro e ‘Pivirama’ band romana con cui ho avuto anche l’onore di collaborare.

Definisco la musica ‘magia’ devi inseguirla e conviverci non devi aspettarla. Ho scoperto che inseguendola ti apre il mondo, incontri anime che devi incontrare per forza nella vita e nasce intesa, amicizia e fratellanza in due minuti. Solo la musica può. Ricordo un pezzo dei ‘Litfiba’ che dice ‘la musica fa sognare volare capire’.

Johnny Fishborn e Nanni Cicatello si esibiranno per ‘Musica dai Murazzi‘ domenica 28 agosto alle ore 21,30 al Barrio di via Sant’Andrea a Licata.

http://ilbarrio.altervista.org/

La scaraventa fuori dall’auto e le spara alla schiena

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Una donna cubana di 41 anni è stata ferita stamani con alcuni colpi di pistola nel quartiere di Marassi a Genova da un uomo che prima l’ha buttata fuori dall’auto, poi le ha sparato alla schiena ed è fuggito. L’uomo, un italiano di 58 anni, è già stato fermato dai carabinieri con l’accusa di tentato omicidio. Lei è gravissima.

La donna è stata portata d’urgenza all’ospedale San Martino e sarebbe stata sottoposta ad un delicato intervento chirurgico. Dalle prime informazioni raccolte, pare non riesca più a muovere le gambe. Il fatto è accaduto in via Balbi, a Marassi. L’uomo è poi stato bloccato dai carabinieri in piazza Corvetto, in collaborazione con la polizia municipale.

Genova: oggi i funerali delle vittime della Jolly Nero

Genova-Jolly neroQuando gli otto carri funebri arrivano in piazza San Lorenzo, tra la folla cala il silenzio. Restano sul sagrato alcuni lunghissimi minuti, circondati da migliaia di genovesi e dal picchetto d’onore della Marina militare. La banda della Capitaneria intona la marcia funebre, le campane della città suonano a lutto: Genova si stringe così intorno ai caduti sul lavoro della tragedia del sette maggio, quando la Jolly Nero andò a cozzare contro la Torre di controllo del Molo Giano. Poi, quando le bare, avvolte nel tricolore, vengono portate a braccia all’interno della cattedrale, la tensione e il dolore si sciolgono in un applauso lunghissimo, mentre dall’altare vengono pronunciati i nomi delle otto vittime: Francesco, Marco, Daniele, Davide, Giuseppe, Michele, Sergio Basso e Maurizio, mentre in porto ancora si cerca il corpo del sergente di Guardia Costiera Gianni Iacoviello. Vittime di una tragedia di fronte alla quale ‘il Paese s’inchina e invoca che mai più accada’, dice durante l’omelia il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova.

Migliaia i genovesi arrivati per dare l’ultimo saluto ai propri ragazzi: all’interno della Cattedrale e sulla piazza in tanti piangono. In tremila restano nella vicina piazza Matteotti, di fronte a Palazzo Ducale, per seguire la cerimonia davanti a un maxischermo. Genova dimostra così, ancora una volta, di essere una città viva, capace di sapersi unire di fronte alle tragedie più grandi. E il ricordo, per tanti, va immediatamente all’alluvione del quattro novembre 2011, quando nel capoluogo ligure persero la vita sei persone, tra cui due bambini.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la presidente della Camera Boldrini (‘È un momento triste per tutti noi e per l’Italia‘): in chiesa ci sono tutte le massime autorità. Papa Francesco ha mandato un telegramma che viene letto dall’altare. Un messaggio per esprimere ‘la sua profonda partecipazione al dolore che colpisce l’intera città e, mentre assicura fervide preghiere di suffragio per quanti sono tragicamente morti, invoca dal Signore una pronta guarigione per tutti i feriti’. Ma ci sono anche Ignazio, Stefano e Paolo Messina e Andrea Gais, armatori della Ignazio Messina spa.

Ingroia ad Aosta: ‘aspetto la sentenza del Tar’

Antonio-Ingroia (1)Primo giorno del sostituto procuratore Antonio Ingroia al Tribunale di Aosta, dove mercoledì mattina ha incontrato il procuratore Marilinda Mineccia. Il magistrato siciliano ha preso possesso dell’ufficio e si è messo in ferie. Prenderà servizio il prossimo 20 giugno.

IL TAR – ‘Per le mie decisioni finali – ha spiegato il pm – aspetto la sentenza del Tar’. ‘Si riunisce sulla sospensiva – ha aggiunto – il 23 maggio, poi vediamo’. Rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano del suo impegno in politica, ha detto: ‘Non posso svolgere attività politica in prima persona. Ma – ha puntualizzato – si possono esprimere opinioni politiche. L’importante è non fare attività politica. Esiste un movimento, che può camminare sulle sue gambe’.

‘Non prendo in considerazione – ha aggiunto Antonio Ingroia – l’ipotesi che il tribunale amministrativo mi dia torto. Da oggi comunque sono sostituto procuratore ad Aosta e ho il dovere di fare un passo indietro rispetto alla politica’. Riguardo all’intento punitivo del Csm sul trasferimento ad Aosta, Ingroia ha precisato: ‘Non so sull’intento, ma sull’effetto sì, non tanto per essere stato trasferito ad una procura che fa indagini di alto livello e dove si lavora con impegno e professionalità. Il problema non è Aosta ma che il trasferimento è in violazione rispetto alle circolari del Csm. Non potevo essere destinato ad Aosta o procure simili ma solo come sostituto procuratore alla procura nazionale antimafia o in Cassazione. Non so le ragioni di questo ma è stata una scelta anomala e penalizzante’. Davanti al tribunale in composizione collegiale, presieduto dal presidente del tribunale di Aosta, Massimo Scuffi, Antonio Ingroia questa mattina ha poi preso ufficialmente possesso dell’incarico.

Dopo aver usufruito di 30 giorni di ferie (sui 68 di arretrato che ancora ha), il sostituto procuratore Antonio Ingroia ritornerà ad Aosta per prendere servizio il prossimo 20 giugno. Lo ha comunicato il procuratore capo di Aosta Marilinda Mineccia, al termine di un colloquio con il magistrato siciliano.

(fonte Corsera)

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