Fiat: la Corte d’appello condanna, a Pomigliano 145 riassunzioni

La Corte d’appello di Roma ha dato ragione alla Fiom imponendo al Lingotto l’assunzione di 145 lavoratori iscritti al sindacato dei metalmeccanici Cgil nello stabilimento della Fiat di Pomigliano D’Arco. Lo fa sapere la Fiom.

La prima condanna era arrivata a metà giugno dopo che la Fiom aveva fatto causa al Lingotto sulla base di una normativa specifica del 2003 che recepisce direttive europee sulle discriminazioni. ‘Si tratta della terza condanna’, afferma il sindacato guidato da Maurizio Landini, che considera anche l’altro ricorso presentato da Fiat, che aveva chiesto la sospensione della sentenza per evitare che l’obbligo di assumere 145 lavoratori Fiom fosse immediatamente esecutivo.

Secondo il Lingotto il reintegro avrebbe ripercussioni su altri operai già assunti nella newco di Pomigliano, perché l’attuale debolezza del mercato auto impossibile l’assorbimento di ulteriori assunzioni. Il dispositivo è stato reso noto oggi dopo che il Tribunale aveva sentito le parti in audizione lo scorso 9 ottobre.

Lo scorso 21 giugno il Tribunale di Roma aveva condannato la Fiat per discriminazioni contro la Fiom a Pomigliano, disponendo che 145 lavoratori con la tessera del sindacato rappresentato da Maurizio Landini venissero assunti nella fabbrica. Alla data della costituzione in giudizio, alla fine di maggio, su 2.093 assunti da Fabbrica Italia Pomigliano, nessuno risultava iscritto alla Fiom.

Ad agosto la Corte d’appello aveva giudicato ‘inammissibile’ la richiesta della Fiat di sospendere l’ordinanza di assunzione per i 145 iscritti alla Fiom, riconoscendo una discriminazione ai danni del sindacato nelle riassunzioni dei dipendenti dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco.

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Fiat e il comunicato congiunto con il Governo

La Fiat salvaguarderà la sua presenza in Italia, ma investirà quando riterrà sia ‘il momento più idoneo’, alla ripresa del mercato europeo dell’auto.   E’ il solo impegno che i vertici del Lingotto, il presidente John Elkann e l’amministratore delegato Sergio Marchionne, hanno assunto nell’incontro fiume a Palazzo Chigi, durato più di 5 ore, con il premier Mario Monti e i ministri Elsa Fornero e Corrado Passera.

Il vertice si è concluso con un comunicato congiunto. Un accordo tra le parti che però lasciano  scettici invece i sindacati, che segnalano l’assenza di impegni precisi sul futuro dei lavoratori del gruppo. La Fiom, che aveva definito ‘un ricatto’ il progetto di investimenti promesso da Marchionne ed ora cancellato, auspica che il governo convochi al più presto anche i sindacati.

‘Quando un imprenditore dice ‘o fate come dico io o me ne vado’ quello non è solo un ricatto ai lavoratori, ma all’intero Paese e agli imprenditori’. Lo dice all’incontro dell’Idv il leader Fiom Maurizio Landini. Quanto alla querelle tra l’AD di Fiat e il ministro Passera, osserva: ‘Marchionne aveva detto che lui non discuteva il piano industriale perché tanto non prendeva soldi pubblici. E, invece, i soldi pubblici è andato a prenderli all’estero’.

L’incontro tra il Governo e il gruppo Fiat si è svolto a Palazzo Chigi. Per il Governo erano presenti il Presidente del Consiglio Mario Monti, i Ministri Corrado Passera, Elsa Fornero, Fabrizio Barca e il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà. Per il gruppo Fiat erano presenti il presidente John Elkann e l’amministratore delegato Sergio Marchionne.

Fiat ha illustrato le proprie stime sull’andamento del mercato automobilistico italiano e internazionale e le prospettive strategiche di sviluppo futuro del gruppo, concentrandosi in particolare su quelle che possono derivare dall’integrazione delle piattaforme di Chrysler e Fiat. Particolare riferimento è stato fatto ai 5 miliardi di investimento realizzato in Italia negli ultimi tre anni. Da Fiat è stato espresso apprezzamento per l’azione del Governo che ha giovato alla credibilità dell’Italia e ha posto le premesse, attraverso le riforme strutturali, per il miglioramento della competitività, oltre che per un cambiamento di mentalità idoneo a favorire la crescita.

I vertici di Fiat hanno quindi manifestato l’impegno a salvaguardare la presenza industriale del gruppo in Italia, anche grazie alla sicurezza finanziaria che deriva soprattutto dalle attività extraeuropee. In questa prospettiva, Fiat è intenzionata a riorientare il proprio modello di business in Italia in una logica che privilegi l’export, in particolare extra-europeo. Il gruppo inoltre ha manifestato piena disponibilità a valorizzare le competenze e le professionalità peculiari delle proprie strutture italiane, quali ad esempio l’attività di ricerca e innovazione. Fiat ha inoltre confermato la strategia dell’azienda a investire in Italia, nel momento idoneo, nello sviluppo di nuovi prodotti per approfittare pienamente della ripresa del mercato europeo. Il Governo ha apprezzato i risultati che Fiat sta conseguendo a livello internazionale e l’impegno assunto nel corso della riunione a essere parte attiva dello sforzo che il Paese sta portando avanti per superare questa difficile fase economica e finanziaria.

Tra le ipotesi prese in considerazione al vertice di Palazzo Chigi la cassa integrazione in deroga per evitare di licenziare i lavoratori e mantenere aperti i quattro stabilimenti della Fiat, Mirafiori, Pomigliano, Cassino e Melfi. Ma non solo. La defiscalizzazione degli investimenti in ricerca e sviluppo, chiaramente destinata a tutta l’industria, e misure che intervengano sul caro carburanti e Rc auto, in modo da sconfiggere la disaffezione all’auto che negli ultimi cinque anni hanno portato alla perdita netta di 1 milione di immatricolazioni.

Al termine della riunione, Governo e Fiat hanno concordato di impegnarsi per assicurare nelle prossime settimane un lavoro congiunto, ‘utile a determinare requisiti e condizioni per il rafforzamento della capacità competitiva dell’azienda -come si legge nella nota comune. In particolare, un apposito gruppo di lavoro sarà costituito presso il MISE per individuare gli strumenti per rafforzare ulteriormente le strategie di export del settore automotive’.

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Marchionne: ‘La Fiat sta bene’. Pomeriggio faccia a faccia con Monti

 ‘La Fiat sta bene’. Così Sergio Marchionne, amministratore delegato del Lingotto, a poche ore dal faccia a faccia con Mario Monti a Palazzo Chigi sul futuro della Fiat in Italia. Il premier e il numero uno del Lingotto si vedranno alle 16. La riunione, molto attesa, è stata convocata dal governo dopo la retromarcia di Torino sul piano Fabbrica Italia.

La secca risposta dell’ad Fiat arriva dal Campus ‘Luigi Einaudi‘ dove l’amministratore delegato è andato insieme a John Elkann e  il rettore dell’Università di Torino Ezio Pelizzetti per l’inaugurazione di oggi.

Monti, con i ministri del Elsa Fornero (Lavoro) e Corrado Passera (Sviluppo economico), da Marchionne e dal presidente John Elkann si aspettano chiarezza sugli impegni del gruppo, con un ‘quadro aggiornato’ sulle strategie. Una richiesta cui i vertici del Lingotto risponderanno probabilmente anche con alcune richieste, dal sostegno europeo all’industria dell’auto alla competitività del Paese. E alla vigilia dell’incontro Marchionne ha lanciato un messaggio chiaro: in Brasile la Fiat va bene perché il governo aiuta le case automobilistiche, mentre in Europa questo non è possibile perché vietato dalle regole Ue. Un chiarimento rispetto anche alla somma di 20 miliardi annunciata insieme a Fabbrica Italia e al passo indietro fatto a proposito dell’investimento.

La convocazione del governo – una settimana dopo l’annuncio del Lingotto sul superamento di Fabbrica Italia – è arrivata dopo giorni di pressing su più fronti, dai partiti ai sindacati, tutti preoccupati per un futuro addio all’Italia. Per fine ottobre infatti sarà svelato il nuovo piano su prodotti e stabilimenti, aggiornato al contesto attuale di crisi profonda del mercato soprattutto in Europa, con molti costruttori costretti a rivedere i progetti futuri. Una situazione difficile che ha spinto la Fiat a correre ai ripari, cercando una nuova strategia per affrontare la lotta tutti contro tutti, nella battaglia per la sopravvivenza tra le grandi case europee.

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Vauro e ‘la ministra squillo’: sul Manifesto la vignetta della Fornero che aspetta la telefonata di Marchionne

‘Una vignetta vergognosa’: così il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha definito la vignetta  di Vauro sul Manifesto dal titolo: ‘La ministra squillo che la ritrae in abiti succinti. 

La vignetta di Vauro ironizza sulla vicenda Fiat e l’attesa telefonata tra il ministro e Sergio Marchionne, in riferimento alle affermazioni di Fornero che lunedì aveva detto di attendere una telefonata dall’a.d. di Fiat.

‘Voglio dire solo una cosa – ha detto il ministro del Lavoro entrando al Cnel per la presentazione del rapporto sul lavoro, circondata dai cronisti che le chiedevano se il governo avesse convocato i vertici Fiat – trovo vergognosa la vignetta di Vauro sul Manifesto, che denota il maschilismo persistente, volgare e inaccettabile, di alcuni uomini. Sono insulti che respingo al mittente’.

Dalla homepage del quotidiano comunista: ‘ Elsa Fornero se la prende con Vauro  Ma non risponde su Marchionne. La ministra attacca il Manifesto per la vignetta pubblicata oggi: ‘Sessisti, vergognatevi’. Sui social network molti si ribellano alle accuse lanciate da Fornero. La nostra risposta la trovate domani in edicola’.

Dopo l’incontro a Palazzo Chigi con l’ad di Fiat Sergio Marchionne che si terrà sabato prossimo, si dovrà aprire una vera trattativa e un tavolo con le parti sociali. A chiederlo sono Susanna Camusso, leader della Cgil e Maurizio Landini, segretario della Fiom all’indomani dell’annuncio dell’incontro tra il numero uno del Lingotto e il presidente del Consiglio Mario Monti sul futuro della Fiat.

Il ‘governo ha il dovere di chiedere quale è la realtà’, ha sottolineato poi Camusso a Radio Anch’io.’Il piano che la Fiat aveva annunciato, è sparito, non c’è più e l’azienda oggi deve dirci che intenzioni ha. Il Paese deve sapere cosa fanno le grandi imprese del suo Paese. La cancelliera Merkel convocò Opel e disse che non andava bene. Marchionne ci dica la verità in modo che il Paese possa poi regolarsi così si prendono le contromisure’. L’appuntamento di sabato prossimo e il fatto che il premier si sia interessato in prima persona, ‘è importante e giusto perché il presidente del consiglio rappresenta il governo nella sua interezza e nella sua resposanbilità. Penso anche che sarebbe giusto che ci sia un tavolo con le parti sociali’, ha detto Camusso.

Landini, dal canto suo, ha dichiarato: ‘Penso che ci sia bisogno di coinvolgere anche le organizzazioni sindacali e mi auguro che quello non sia un incontro conclusivo ma un incontro che apra una vera discussione, una vera trattativa con la Fiat ed anche con i sindacati’. Ad affermarlo Maurizio Landini, segretario della Fiom, intervistato al Gr3, sull’incontro che si terrà sabato tra il governo e l’ad del Lingotto, Sergio Marchionne.

Sul fatto che sia coinvolto in prima persona il premier Monti, il segretario della Fiom ha poi commentato: ‘Credo che questo sia un fatto importante perché siamo di fronte ad una questione nazionale e cioè se si continua ad avere un’industria automobilistica nel nostro paese. Però di incontri con promesse ne sono stati fatti tanti, c’è bisogno di cambiare, sarebbe necessario aprire un vero confronto che coinvolga anche le parti sociali ed occorre ripristinare la democrazia e la libertà negli stabilimenti Fiat’.

Sabato Marchionne sarò ricevuto da Monti, con i ministri Elsa Fornero e Corrado Passera. Mentre il presidente di Fiat, John Elkann, assicura che la famiglia Agnelli è in sintonia con quanto sta facendo l’Ad del Lingotto. Per ora i toni scelti dal governo nei confronti della Fiat sono tutt’altro che ultimativi. Ovviamente, la speranza è che il gruppo ‘resti in Italia’, ma la parola d’ordine tra i soggetti coinvolti nel dossier è ‘ascolto’. Il premier e i ministri dello Sviluppo e del Lavoro – è la linea concordata – per ora vogliono solo ‘capire le intenzioni del Lingotto’.

E da palazzo Chigi respingono le prime letture date dell’incontro, in cui si parla di ‘pressing di Monti’ verso l’azienda: ‘Non è così, non è questo l’atteggiamento con cui riceveremo Marchionne’.

Gli stabilimenti Fiat in Italia sono dodici: Stabilimento Alfa Romeo di AreseStabilimento Fiat di CassinoElasisStabilimento Lancia di ChivassoLingottoStabilimento Fiat di MelfiFiat MirafioriStabilimento Alfa Romeo di Pomigliano d’ArcoStabilimento Alfa Romeo del PortelloFiat RivaltaStabilimento Sevel Val di SangroStabilimento Fiat di Termini Imerese. Gli altri sono tutti all’estero: Polonia, Ungheria, e Messico sono soltanto alcune nazioni che ospitano la produzione Fiat fuori dai confini italiani.

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Marchionne risponde: dopo la richiesta del ministro Passera e Fornero, l’ad Fiat assicura ‘Non lasceremo l’Italia’

Italiano: Sergio Marchionne

Italiano: Sergio Marchionne (Photo credit: Wikipedia)

La Fiat non vuole lasciare l’Italia. ‘In questa situazione drammatica, io non ho parlato di esuberi, non ho proposto chiusure di stabilimenti, non ho mai detto che voglio andar via: non mollo. Mi impegno, ma non posso farlo da solo. Ci vuole un impegno dell’Italia’. Così l’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, in un’intervista a laRepubblica.

”Non sono l’uomo nero’, ma ‘l’Italia dell’auto è precipitata in un buco di mercato senza precedenti’, ‘abbiamo perso di colpo quarant’anni’ e qualcuno ‘vorrebbe che la Fiat si comportasse tranquillamente come prima? O è un’imbecillità pensare a questo, o è una prepotenza, fuori dalla logica’.

Marchionne replica anche agli attacchi del patron della Tods‘, Diego Della Valle. ‘Tutti parlano a cento all’ora, perché la Fiat è un bersaglio grosso, più delle scarpe di alta qualità e alto prezzo che compravo anch’io fino a qualche tempo fa: adesso non più’. Ci sarebbe da domandarsi chi ha dato la cattedra a molti maestri d’automobile improvvisati. ma significherebbe starnazzare nel pollaio più provinciale che c’è. Fintanto che attaccano, nessun problema. Ma lascino stare la Fiat’. L’amministratore delegato del Lingotto risponde anche alle critiche di Cesare Romiti: ‘Il mondo Fiat che abbiamo creato noi non è più il suo. E anche la parola cosmopolita non è una bestemmia’.

Il numero uno di Fiat si dice disponibile a incontrare il governo, ‘ma poi? Sopravvivere alla tempesta con l’aiuto di quella parte dell’azienda che va bene in America del Nord e del Sud, per sostenere l’Italia, mi pare sia un discorso strategico. ‘Fiat – osserva Marchionne – sta accumulando perdite per 700 milioni in Europa, e sta reggendo sui successi all’estero. Sono le due uniche cose che contano. Se vogliamo confrontarci dobbiamo partire da qui: non si scappa’.

Il progetto Fabbrica Italia era basato ‘su cento cose, la metà non ci sono più. Io allora puntavo su un mercato che reggeva ed è crollato su una riforma del mercato del lavoro e ho piu’ di 70 cause della Fiom. Tutto è cambiato. E io non sono capace di far finta di niente. Anche perché puoi nasconderli ma i nodi prima o poi vengono al pettine. Ecco siamo in quel momento. Io indico i nodi: parliamone’. Chi  ‘se la sentirebbe di investire in un mercato tramortito dalla crisi, se avesse la certezza non soltanto di non guadagnare un euro – aggiunge Marchionne – ma addirittura di non recuperare i soldi investiti? Con nuovi modelli lanciati oggi spareremmo nell’acqua: un bel risultato’. E spiega: ‘se io avessi lanciato adesso dei nuovi modelli avrebbero fatto la stessa fine della nuova Panda di Pomigliano: la miglior Panda nella storia, 800 milioni di investimento, e il mercato non la prende, perché il mercato non c’è’. Le prospettive per le vendite – afferma Marchionne – non sono buone: ‘non vedo niente’, nessun cambio di mercato ‘fino al 2014. Per questo investire nel 2012 sarebbe micidiale’.

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http://it.wikipedia.org/wiki/FIAT
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Fiat dice stop a Fabbrica Italia, Ministro dello Sviluppo: ‘Bisogna fare chiarezza’

Auto: Fiat dice stop alla ‘Fabbrica Italia’. ‘Le cose sono profondamente cambiate’. Il gruppo automobilistico annuncia l’idea di abbandonare il progetto: ‘Impossibile farci riferimento. Il mercato dell’auto in Europa è entrato in una grave crisi e quello italiano è crollato ai livelli degli anni Settanta’. E precisa: ‘Non era un impegno assoluto, ma un’iniziativa del tutto autonoma che non prevedeva incentivi pubblici’. Le cose, da quando Fiat ha annunciato il progetto Fabbrica Italia, sono ‘profondamente cambiate’, quindi ‘è impossibile’ farvi riferimento. Lo precisa il gruppo automobilistico, dopo dichiarazioni di ‘alcuni esponenti del mondo politico e sindacale’, preoccupati per il futuro del progetto.

‘Da quando Fabbrica Italia è stata annunciata nell’aprile 2010 – afferma Fiat – le cose sono profondamente cambiate. Il mercato dell’auto in Europa è entrato in una grave crisi e quello italiano è crollato ai livelli degli anni Settanta. E’ quindi impossibile fare riferimento ad un progetto nato due anni e mezzo fa. E’ necessario che il piano prodotti e i relativi investimenti siano oggetto di costante revisione per adeguarli all’andamento dei mercati’.

Fiat ricorda che ‘con un comunicato emesso il 27 ottobre 2011 aveva annunciato che non avrebbe più utilizzato la dizione Fabbrica Italia, perché molti l’avevano interpretata come un impegno assoluto dell’azienda, mentre invece si trattava di una iniziativa del tutto autonoma che non prevedeva tra l’altro alcun incentivo pubblico’.

‘È urgente fare chiarezza al più presto al mercato e agli italiani’. Lo ha sottolineato il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, a margine di un convegno parlando del caso Fiat.’È chiaro – ha aggiunto Passera – che non è pensabile che la politica possa sostituirsi alle scelte del mercato’, tuttavia, ha spiegato il ministro, ‘vogliamo capire fino in fondo le implicazioni di una serie di annunci che si sono susseguiti e che non permettono di capire la strategia che l’azienda ha sull’Italia’.

Il ministro dello Sviluppo economico ha messo in evidenza come comunque da parte del governo sul caso ci sia ‘massima attenzione che non significa una telecronaca dei contatti e degli incontri perché parliamo di un’azienda quotata’.

Dopo le precisazioni del Lingotto su ‘Fabbrica Italia, c’è apprensione per il destino degli stabilimenti. Il governo chiede chiarimenti. E il patron della Tod’s Diego Della Valle attacca l’ad: ‘Il problema di Fiat sono i suoi azionisti di riferimento e il suo amministratore delegato. Da loro scelte sbagliate’. Replica il presidente della Ferrari: ‘Parole inaccettabili’. Per Romiti: ‘Azienda che interrompe la progettazione è destinata a morire’.

‘Fabbrica Italia’ era considerato un marchio garanzia. E ora che Fiat l’ha archiviato ufficialmente, insieme alle polemiche sulle scelte industriali del Lingotto, torna a salire la preoccupazione per il destino degli stabilimenti italiani. I sindacati alzano la voce e chiedono un intervento del governo. Il patron della Tod’s, Diego Della Valle, attacca: ‘il vero problema di Fiat sono i suoi azionisti di riferimento e il suo amministratore delegato. Sono loro che stanno facendo le scelte sbagliate o, peggio ancora, le scelte più convenienti per loro e i loro obiettivi, senza minimamente curarsi degli interessi e delle necessità del Paese‘.

Un Paese, continua Della Valle, che ‘alla Fiat ha dato tanto, tantissimo, sicuramente troppo. Pertanto non cerchino nessun capro espiatorio, perché sarà solo loro la responsabilità di quello che faranno e di tutte le conseguenze che ne deriveranno’. Per il patron di Tod’s ‘è bene comunque che questi ‘furbetti cosmopoliti’ sappiano che gli imprenditori italiani seri, che vivono veramente di concorrenza e competitività, che rispettano i propri lavoratori e sono orgogliosi di essere italiani, non vogliono in nessun modo essere accomunati a persone come loro’.

A replicare alle parole di Della Valle ci pensa Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari e membro del Cda di Fiat. ‘Espressioni come quelle usate da Diego sono assolutamente inaccettabili e non dovrebbero mai far parte di una dialettica tra imprenditori. Di tutto abbiamo bisogno in questo momento – aggiunge Montezemolo -, ma non di polemiche che non appartengono alla cultura imprenditoriale e che fanno male al Paese’.

Secondo Cesare Romiti, ex presidente e ad di Fiat ‘quando un’azienda automobilistica interrompe la progettazione vuol dire che è destinata a morire’. Commentando le dichiarazioni di Della Valle, Romiti dice all’Adnkronos: ‘Uno dei principali colpevoli è il sindacato assente che, tranne la Fiom, non hanno fatto nulla’ per contrastare le scelte del management.

Il fantasma che aleggia è l’ipotesi che Fiat possa scegliere la strada di un progressivo ma inesorabile disimpegno dal mercato europeo e, quindi, da Torino e dal resto d’Italia.

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