Nuova tragedia del mare nel canale di Sicilia: in dieci morti, 70 salvati

Arrival of immigrants in the sea of Lampedusa,...

Arrival of immigrants in the sea of Lampedusa, Italy. (Photo credit: Wikipedia)

C’è stato un nuovo naufragio nel Canale di Sicilia. Un gommone con a bordo circa un’ottantina di migranti è colato a picco di fronte alle coste libiche, a 140 miglia a Sud di Lampedusa, dove ad accogliere i superstiti c’era anche Rosario Crocetta, il nuovo presidente della Regione.

I cadaveri di sette extracomunitari sono stati recuperati intorno alle 13 di oggi dalle motovedette della Capitaneria di porto, impegnate nelle operazioni di soccorso di un gommone naufragato la notte scorsa a 35 miglia a Nord delle coste libiche. Le sette vittime, imbarcate sul pattugliatore d’altura ‘Cigala Fulgosi’, si aggiungono alle altre tre recuperate ieri.

Le motovedette, partite da Lampedusa, e coadiuvate nelle operazioni di soccorso dal pattugliatore d’altura ‘Foscari‘, ieri hanno salvato 70 naufraghi, 66 somali e 4 eritrei, tra i quali anche una donna incinta.

L’allarme è stato lanciato, come accaduto altre volte in passato, con una telefonata effettuata ieri mattina da un telefono satellitare, che avvisava la Capitaneria di porto di Palermo, di un gommone in difficoltà di fronte alla Libia.

Dopo essere stato localizzato da un aereo maltese, il gommone è stato raggiunto dalle motovedette italiane solo in serata. Ad accogliere i profughi arrivati a Lampedusa il neo presidente in carica della Regione Sicilia, Rosario Crocetta.

‘E stato un confronto con il dolore di un intero popolo, quello somalo, costretto a fuggire da una dittatura terribile e dalla miseria’ dice Crocetta. ‘Le immagini provocheranno gli stessi stereotipi di sempre nei confronti di Lampedusa – aggiunge – occorre rassicurare tutti che Lampedusa è un’isola perfettamente vivibile, che sa gestire queste emergenze. Ci sono stati immediati ed efficaci soccorsi da parte della protezione civile, forze armate, carabinieri e polizia, con un livello di accoglienza notevole’.

E continua: ‘C’è il dramma dell’Africa a cui l’Europa deve dare una risposta e c’è il dramma di Lampedusa che per tutta l’Europa subisce le problematiche collegate all’immigrazione clandestina. Bisogna sollecitare il governo affinché si possa avviare un dialogo con i Paesi coinvolti, per assicurare una gestione civile e umanitaria dei flussi migratori ma, al contempo dobbiamo pensare a un progetto per il rilancio dell’economia di Lampedusa’.

Islam: leader Hezbollah, ‘continuate a manifestare’

‘Continuate a manifestare con il film su Maometto. Mostrate la vostra rabbia e collera’. Il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha lanciato un appello a manifestare in Libano contro il film anti-islamico ‘The Innocence of Muslims’, girato negli Stati Uniti e diffuso su internet, che ha scatenato la rabbia di tutto il mondo musulmano con esplosioni all’ambasciata statunitense in Libia, uccidendo Chris Steven, rappresentante diplomatico.

‘Dovete mostrare al mondo intero la vostra rabbia e la vostra collera, lunedì e i giorni che seguiranno’, ha dichiarato il capo del movimento sciita in un discorso diffuso da al Manar, l’emittente di Hezbollah. Ha lanciato un appello ai suoi sostenitori a manifestare oggi nella periferia sud di Beirut, mercoledì a Tiro, venerdì a Baalbeck (est), sabato a Bent Jbeil in Libano meridionale e domenica nella Valle di Bekaa.

Si è inoltre rivolto ai musulmani di tutto il mondo, che ha esortato a reagire di fronte a questo film descritto come il ‘peggior attacco contro l’Islam, peggiore ancora dei ‘Versi satanici’ (un romanzo di Salman Rushdie pubblicato nel 1988), del fatto di bruciare copie del Corano in Afghanistan o le vignette del profeta Maometto pubblicate da un quotidiano danese.

Intanto sono almeno 50 le persone arrestate in Libia nel quadro dell’inchiesta sull’assalto al consolato degli Stati Uniti in cui sono rimasti uccisi l’ambasciatore statunitense Chris Stevens e altri tre cittadini americani. Lo ha riferito il presidente del Parlamento libico Mohammed al-Megaryef in un’intervista al canale tv CBS News.

L’attacco armato contro il consolato degli Stati Uniti a Bengasi, in Libia è cominciato con una manifestazione spontanea contro il film anti-islam. Lo ha affermato l’ambasciatore degli Stati Uniti all’Onu, Susan Rice, contraddicendo le affermazioni di Tripoli.

‘Secondo le informazioni in nostro possesso attualmente, le proteste sono iniziate in modo spontaneo e non premeditato’, sulla falsariga di quello che era accaduto qualche ora prima al Cairo, ha spiegato Rice. ‘Crediamo che un piccolo gruppo di persone sia arrivato davanti al consolato per copiare quello che facevano al Cairo e gruppi di estremisti pesantemente armati abbiano approfittato della situazione’, ha aggiunto Rice sottolineando che per le conclusioni ufficiali si debbano attendere le ‘conclusioni’ definitive dell’inchiesta.

http://www.usunnewyork.usmission.gov/
https://cookednews.wordpress.com/2012/09/16/film-anti-islam-gli-states-evacuano-le-ambasciate-di-sudan-e-tunisia/

Fermato il produttore di ‘Innonce of Muslim’, il film anti-Islam causa dei disordini in Medioriente e Australia

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libya-protests_053 (Photo credit: Crethi Plethi)

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato una risoluzione di ferma condanna degli assalti a sedi e personale diplomatico, avvenuti in molti Paesi per le proteste contro il film anti-islamico prodotto negli Stati Uniti. Intanto le autorità federali statunitensi hanno interrogato Nakoula Basseley Nakoula, copto di origini egiziane che dice di essere uno dei produttori del film. In Italia il Viminale aumenta la vigilanza sugli obiettivi Usa.

L’uomo sospettato di essere il produttore del controverso film anti-islamico ‘Innocence of Muslims‘, che ha scatenato un’ondata di violenze antiamericane in molti paesi arabi, è stato arrestato a Los Angeles ed è sottoposto a interrogatorio da parte delle autorità. Lo riferisce CBS News con un messaggio su Twitter.

L’ondata di proteste per la controversa pellicola, intanto, è arrivata anche in Australia. Centinaia di persone si sono scontrate oggi con la polizia a Sidney, davanti al consolato statunitense. I manifestanti, tra cui anche donne e bambini, sono scesi in strada urlando slogan antiamericani.

‘Siamo stanchi che tutti deridono il nostro amato profeta’, ha detto un manifestante. ‘Non hanno diritto di irridere il nostro profeta, noi non andiamo in giro a irridere le altre religioni’. ‘Ci chiamano terroristi’, ha detto un’altra manifestante, Sarah Jacob, ‘ma stanno terrorizzando il nostro popolo’.

Ieri violente manifestazioni si sono svolte in molti paesi arabi. Almeno otto persone sono morte negli incidenti a Khartoum, a Tunisi e al Cairo. Martedì scorso era stato ucciso l’ambasciatore americano in Libia, Chris Stevens, a seguito di un assalto al consolato americano a Bengasi.

Secondo il sito Tunisie Numerique, che cita fonti ospedaliere, è salito a quattro il numero dei morti negli scontri di ieri davanti all’ambasciata americana a Tunisi. Il sito cita fonti dell’ospedale Mongi Slim dove ieri sono stati portati molti dei feriti. Tunisie Numerique riferisce che tre delle vittime sono decedute per ferite d’arma da fuoco. La quarta, un uomo, non è sopravvissuto ad un grave trauma cranico.

Il pericolo di violente proteste contro il film blasfemo su Maometto potrebbe dilagare anche negli Stati Uniti. E’ l’allarme lanciato dalla Fbi, che mette in guardia sulle possibili azioni dei gruppi estremisti. ‘Il rischio di violenza potrebbe aumentare sia in casa che fuori con il film che continua ad attirare attenzione’ avvertono il Federal Bureau e il Dipartimento della Sicurezza Nazionale che ha invitato le organizzazioni religiose a ‘riportare prontamente attività sospette’.

Aggiornamento 

Di almeno 10 morti. E’ questo il bilancio secondo le cronache della tv satellitare Al Jazeera. Scontri e spari a Tunisi, incendiata anche una scuola americana. A Khartoum assaltate le sedi diplomatiche di Usa, Gran Bretagna Germania. Proteste e scontri anche in Egitto. Manifestazioni in Bangladesh, con 10mila persone in piazza a Dacca, in Malaysia e in Indonesia.

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Ucciso ambasciatore americano in Libia, dura condanna di Obama

Morti anche tre funzionari. Assalto al consolato americano per protesta contro un film ‘offensivo dell’Islam‘. Cordoglio di Monti.

L’ambasciatore americano Chris Stevens sarebbe morto intossicato a seguito dell’inalazione dei fumi provocati dall’incendio divampato al consolato statunitense di Bengasi, dopo l’attacco avvenuto nella notte dell’11 settembre.

Stevens era stato nominato massimo responsabile della diplomazia statunitense in Libia dopo essere stato, durante la guerra civile libica, il rappresentante di Washington presso il Consiglio nazionale di transizione, l’autorità politica che coordinava le forze ribelli al regime di Gheddafi con l’obiettivo di proseguire la lotta fino alla liberazione della Libia per poi organizzare le elezioni e redigere una nuova costituzione.

L’ambasciatore aveva alle spalle diversi incarichi diplomatici in Medio Oriente e nell’Africa settentrionale e parlava correntemente l’arabo, oltre al francese, la lingua franca delle regioni maghrebine.

Intanto la Libia ha presentato le sue scuse oggi agli Stati Uniti dopo l’assalto che ha portato alla morte dell’ambasciatore americano e di altre tre funzionari presso il consolato americano di Bengasi.’Presentiamo le nostre scuse agli Usa, al popolo americano e al mondo intero’ ha dichiarato in una conferenza stampa il presidente del Congresso generale Nazionale Mohamed al-Megaryef. Il presidente Barack Obama ha espresso la sua condanna per l’assassinio. Lo stesso ha fatto il premier Monti, assicurando che l’Italia resterà al fianco dell’autorità libica per impedire che ‘il nuovo corso sia preso in ostaggio’.

Dei manifestanti armati hanno attaccato con granate e armi da fuoco il consolato americano di Bengasi, nell’Est della Libia, per denunciare un film offensivo dell’Islam. Secondo alcune indiscrezioni raccolte da al Jazeera, l’ambasciatore Christopher Stevens sarebbe morto intossicato dopo avere inalato i fumi dell’incendio divampato al consolato a seguito dell’attacco di un gruppo di manifestanti.

Secondo il Wall Street Journal, il film all’origine delle violenze si intitola ‘Innocence of Muslim’ (L’innocenza dei musulmani) ed è stato realizzato dall’israeliano che vive in Usa, Sam Bacile il quale, dopo i disordini al Cairo, ha dichiarato: ‘L’Islam è un cancro’. Il lungometraggio ha ricevuto il sostegno del controverso pastore americano Terry Jones, noto per avere bruciato in passato alcune copie del Corano.

Il governo dell’Afghanistan ha bloccato gli accessi a YouTube per impedire alle persone di guardare il film anti-islam che ha scatenato una violentissima protesta antiamericana in Libia costata la vita all’ambasciatore americano Chris Stevens.

‘A seguito di direttive dei ministeri di Informazione e Cultura, il ministero delle Comunicazione ha ordinato a tutti i provider di bloccare gli accessi’, ha indicato un funzionario del ministero delle Comunicazioni, Aimal Marjan. Intanto un centinaio di manifestanti e centinaia di militanti salafiti si sono riuniti davanti l’ambasciata degli Stati Uniti a Tunisi, per protestare contro la pellicola prodotta negli Stati Uniti.

I manifestanti, uomini e donne che indossavano le bandiere nere e bianche dei salafiti, si sono radunati sul lato della strada, di fronte all’ambasciata. Sono stati mobilitati rinforzi di polizia. Secondo fonti della sede diplomatica, il personale lavora normalmente secondo le sue abituali mansioni.

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