Bersani: ‘Anche la politica deve guarire’

Pier Luigi Bersani #cookednews

Pier Luigi Bersani sta bene. È dimagrito ma l’ho visto mangiare con appetito, rendendo il giusto onore a quegli straordinari tortelli piacentini fatti in casa. Sulla testa sono ormai pallidi i segni dell’operazione che ha bloccato la sua emorragia cerebrale: bisogna cercarli per riconoscerli. Gli sono pure ricresciuti i capelli (dove possono). Da quella drammatica mattina del 5 gennaio non ha più fumato: «Nessuno me lo ha imposto, ma visto che c’ero…». Il suo volto, le reazioni, lo sguardo sono quelli di sempre. E così la voglia di scherzare, che penso sia diventata per lui una sorta di autodisciplina, un modo per darsi un limite, per non prendersi mai troppo sul serio

I collegamenti con Roma tornano a farsi giorno dopo giorno più intensi, soprattutto attraverso il telefonino che ronza nonostante la moglie Daniela fulmini quell’oggetto con gli occhi. La passione per la politica resta per lui una carica vitale. S’arrabbia nel parlare delle cose che non gli sono piaciute in questi giorni, a partire dai modi con i quali Renzi ha scalzato Letta e imposto, con la forza, il suo governo senza aver dato una spiegazione compiuta.

Ha riletto “La morte di Ivan Il’ic” Ora è alle prese con Machiavelli. Dalla Juve un dono graditissimo: la maglietta firmata dai giocatori «I test dicono che la mia memoria è al 100%. Ma se avessi perso quel 5% che dico io, non mi sarebbe dispiaciuto» «Basta inseguire i pifferai. Il Pd deve tornare a pensare e a discutere. Non è un nastro trasportatore, né un’appendice».

Bersani non si rassegna alla politica ridotta a partita di poker: «Dobbiamo sempre pensare al film di domani. Oggi stiamo preparando il futuro. E mi preoccupa questo distacco tra la società e le istituzioni democratiche. Temo che il distacco continui a crescere e nessuno di noi può illudersi che basti un po’ di populismo e di demagogia, magari in dosi contenute, per risolvere il problema. Bisogna dire la verità al Paese, e non inseguire i pifferai sperando di batterli sul loro terreno. Dire la verità, affrontare i problemi concreti, le questioni che si stanno incancrenendo perché nessuno ha il coraggio di dire dei no quando sono scomodi. Io ho sbagliato in qualche passaggio, ho commesso errori, ma resto convinto che la politica non ritroverà se stessa nei particolari e nelle tattiche. È il senso, la direzione di marcia che le dà forza. O la ritroviamo, o ci perdiamo».

Sono andato a trovare Bersani a Piacenza con Miguel Gotor. Che gli ha portato in regalo la nuova edizione de Il Principe di Machiavelli, edito da Donzelli. Il regalo si prestava a facili ironie. Ma Bersani si è messo a ridere perché aveva sul tavolino e stava finendo di leggere proprio I corrotti e gli inetti. Conversazioni su Machiavelli di Antonio Gnoli e Gennaro Sasso. Più che il 500esimo anniversario de Il Principe, deve essere la crisi della politica a suscitare questa curiosità. O forse è il risorgente «fiorentinismo». Bersani ha ripreso a leggere da quando si è quietato il terribile mal di testa che lo ha perseguitato per tutta la prima fase della convalescenza.

Quando racconta la sua malattia, la sofferenza è legata soprattutto a quel mal di testa insopportabile, vai a capire quanto legato alla vecchia cervicale e quanto all’operazione vera e propria.

Non ho avuto il coraggio di chiedergli se ha avuto paura di morire. Lui però ha detto che quando il chirurgo gli chiese la firma per il consenso informato, prima dell’intervento, non esitò un secondo. Il medico provò a elencare i rischi: «Lei può morire, oppure…». «L’ho interrotto subito ricorda Bersani e ho detto: penso che quello che sta per dirmi sia anche peggio di morire». Certo, entrando in casa Bersani (per me era la prima volta), non ci vuol molto a capire dove trovi quella riserva di energia umana e di serenità: l’affetto, l’amore della signora Daniela e delle figlie è una protezione così attiva e robusta che vale certo più di tante terapie e tecnologie. «Se avessi potuto, ovviamente mi sarei evitato tutto questo. Ma, pur nella sventura, confesso di uscirne con un sentimento di soddisfazione.

La persona vale sempre più di ciò che fa». Nel dolore si ritrova la solidarietà. E il senso della misura. Di manifestazioni di solidarietà, di amicizia, di stima ne ha avute tantissime. E continuano.

Gli ho detto che anche noi, a l’Unità, siamo stati invasi da messaggi di simpatia e di incoraggiamento, che andavano molto oltre il consenso o il dissenso su singole scelte politiche. «Quando sono tornato a casa mi è venuta voglia di rileggere La morte di Ivan ll’ic di Tolstoj. Non me lo ricordavo così. I punti di vista sul senso della vita cambiano con l’esperienza, ma guai a perdere l’umanità più profonda. E guai a non cogliere le occasioni che la vita ti dà per scoprirle».

Un punto di vanto per Pier Luigi Bersani è senza dubbio l’ospedale di Parma, la sanità emiliana. Nel racconto qui prevale la razionalità sul sentimento.

Fu lui, da presidente della Regione, a proporre di concentrare su Parma il servizio di neurochirurgia per tutta l’area tra Reggio e Piacenza.

«La neurochirurgia è un business e giunsero diverse offerte di privati per costruire centri nelle tre province. Qualcuno può pensare che sia più comodo avere la clinica nella propria città. Ma decidemmo di puntare sul pubblico e su un unico grande centro specializzato, a Parma, in modo da attirare professionalità, tecnologie, ricerca. Non fu una scelta facile, ma ho sperimentato che è stata davvero la migliore, che abbiamo costruito un’eccellenza del Paese. Correvo da Piacenza in ambulanza ma intanto i medici di Parma, collegati in rete, leggevano la mia Tac. Sono stato curato al meglio, e sono stato trattato come ogni persona che si trovi nella medesima condizione».

In quei giorni, nel turbine della paura e della solidarietà mentre la signora Daniela negava la benché minima soddisfazione a telecamere o giornalisti perché, in fondo, considerava persino immorale che le si domandasse qualunque cosa finché sussisteva un pericolo di vita diventò un tormentone la partita Juventus-Roma, quella che il 5 gennaio Bersani chiese alla figlia di registrare prima di entrare in sala operatoria. Da romanista fatico a ripassare la materia, comunque ho saputo che il risultato (3-0) è stato comunicato a Bersani al risveglio e che la registrazione è stata la prima cosa vista alla tv di casa, al rientro. L’orgoglio di tifoso è stato poi solennemente premiato qualche giorno fa: a Piacenza è arrivato Giuseppe Marotta, direttore generale della Juventus, portando in dono a Bersani una maglia dei bianconeri, con le firme di tutti i giocatori. «È stato veramente un grande gesto di amicizia», scandisce compiaciuto. Temo per Gotor che il suo regalo resti a un gradino inferiore: ho sempre avuto la sensazione che la passione per il calcio sia molto forte in Bersani e che sia abituato a reprimerla in pubblico.

 Certo, la politica dà più preoccupazioni. Del nuovo governo, Bersani apprezza la scelta di Pier Carlo Padoan all’Economia. Tra i ministri ci sono suoi amici, ci sono giovani sui quali ha puntato. Ma ci sono anche cose che lo convincono poco. Soprattutto non lo convince la sovraesposizione di Renzi, il rischio che sfiora l’azzardo. I giovani e il record di presenze femminili sono una bella scommessa ma tutto, troppo è in capo «alla responsabilità personale di Renzi». Lui ha deciso ogni cosa: i tempi, la forzatura, gli equilibri. E a Bersani continua a non piacere la politica personale: «La modernità esalta la leadership, ma ci deve essere qualcosa di più di una squadra attorno al leader. C’è bisogno di una comunità che condivide, partecipa, collabora, costruisce». Non gli è piaciuto neppure il voto della minoranza in direzione. Quel voto a favore dopo le astensioni nelle precedenti riunioni gli è apparso come un salto logico, anch’esso non ben motivato. Se la responsabilità è di Renzi, «bisogna tenere vivo con lealtà e chiarezza il confronto nel partito. Serve a tutti, non solo al Pd». Con una precisazione: «Questo non vuol dire che ora non si debba collaborare. Si partecipa e si fa di tutto perché l’impresa riesca. Quando sento qualcuno che ipotizza di non votare la fiducia, penso che abbia perso la bussola. La fiducia si vota, altrimenti finisce il Pd. Poi bisogna tornare a pensare e a discutere, senza timore di dire la nostra, su cosa è utile che il governo Renzi faccia per l’Italia e su cosa dovranno fare i democratici da domani».

Le elezioni e la centralità del PD

La chiacchierata con Bersani intreccia passato e futuro. «Le elezioni non sono andate come volevamo, ma hanno confermato la centralità del Pd e la sua preminente responsabilità verso l’Italia. Il Pd è la struttura portante, la spina dorsale di un Paese in affanno. Da qui bisogna partire. Dalle risposte che dobbiamo ai giovani senza lavoro, alle imprese che stanno chiudendo, alla manifattura italiana, alle eccellenze che rischiano di diventare preda di acquirenti stranieri, alle famiglie che non ce la fanno». Bersani vorrebbe scuotere Renzi. Ma anche chi si è battuto contro di lui al congresso e chi si sente più vicino alla delusione di Letta, perché il Pd ha bisogno di tutti per rafforzare il legame con la società. «Il Pd non è un nastro trasportatore di domande indistinte. Non è un ufficio al quale si bussa per sentirsi dare risposte generiche o demagogiche. La centralità del Pd non deve cambiare la nostra idea del governo: guai a pensare che le istituzioni siano spazi da occupare e che per il consenso basti il messaggio. Il governo è coerenza, competenza, rischio. E siccome è anche la responsabilità più impegnativa della politica, da qui deve ripartire il confronto. E il solo modo per aiutare l’Italia e dunque anche il nuovo governo».

Poi, dopo l’avvio del governo, si aprirà il confronto sul rilancio del partito. «Che non è dice Bersani un’appendice insignificante del governo. Bisogna mantenere una capacità propositiva e un profilo di autonomia». Ma non ha vinto l’idea di Renzi della sovrapposizione dei ruoli e delle funzioni? Si può riaprire una battaglia che è stata persa?

Bersani sa bene che sono in tanti a dire che proprio lui ha perso la battaglia sul ruolo del partito. «Il tema tornerà perché è vitale per la democrazia italiana. Non si rompe la tenaglia populista di Berlusconi e Grillo senza ridare al partito una dimensione sociale, ideale, di composizione e selezione degli interessi. So di non essere riuscito a cambiare lo statuto del Pd come avrei voluto. Ma non ho mai avuto una vera maggioranza per farlo. C’era sempre qualcosa che lo impediva. Ho cercato di compensare questo limite proponendo una costituzione materiale del Pd diversa da quella formale. Ho parlato di collettivo, ho respinto l’idea di un partito personale, mi sono battuto perché la modernità democratica non contraddicesse i principi della Costituzione. Ma la battaglia continua».

Prima di tornare a Roma, Bersani dice che dovrà ancora «misurarsi con l’esterno». È già andato agli argini del Po, lontano da occhi indiscreti. Altre passeggiate sono in programma. È stato per me un grande piacere rivederlo e abbracciarlo. Confesso che temevo qualche ferita più profonda. Invece abbiamo parlato, come altre volte, cercando di andare oltre la cronaca incalzante. A proposito di cronache: «Il medico racconta ancora Bersani mi ha fatto i test della memoria e della concentrazione. Ha detto che avendo lavorato in quel punto della testa, voleva avere la certezza che tutte le potenzialità fossero state preservate. Mi ha fatto una certa impressione quando ha detto di aver “lavorato” sulla mia testa, ma poi sono stato rassicurato. Tutto è a posto al 100%. L’ho ringraziato. Dopo però ci ho ripensato: se mi avesse tolto dalla memoria quel 5% che ancora mi fa male, forse sarebbe stato perfetto».

(L’Unita’)
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Primo maggio, Laura Boldrini in Sicilia: ‘L’emergenza lavoro rende la vittima carnefice’. Lancio di uova a Torino

MayDay‘L’emergenza lavoro’ fa sì che ‘la vittima diventi carnefice, come purtroppo è successo nei giorni scorsi davanti a Palazzo Chigi‘: è quanto dice la presidente della Camera, Laura Boldrini, auspicando dal governo ‘risposte tempestive all’emergenza delle emergenze’.

Boldrini ribadisce che ‘non è accettabile l’indifferenza all’emergenza nazionale, che è il lavoro. Una situazione in cui gli adulti lo perdono, i giovani perdono la speranza di trovarlo. La disperazione si diffonde e prende troppe volte la forma della violenza’. Per questo, aggiunge, ‘dal governo, che è nella pienezza dei propri poteri, si attendono risposte tempestive. Bisogna restituire dignità al lavoro. E di lavoro non si deve morire: è inaccettabile la frequenza degli incidenti sul lavoro e non solo in Italia‘, conclude, facendo riferimento al recente incidente avvenuto in Bangladesh dove hanno perso la vita tanti lavoratori ‘che producevano abbigliamento per le griffe del mondo ricco’. E allora, secondo Boldrini ‘questo primo maggio è la festa per la dignità che il lavoro deve ancora vedersi riconoscere’.

La presidente della Camera si è anche soffermata sul tema delle stragi: ‘In un Paese democratico non è accettabile che ci siano ancora troppe ombre e troppi silenzi su stragi come quelli di Portella della Ginestra‘.

Lo ha detto deponendo una corona di fiori al Sasso di Barbato, dove si consumò il primo maggio ’47 la strage di braccianti per mano della banda di Salvatore Giuliano. ‘Bisogna togliere – puntualizza – ogni velo e ogni segreto sulla lunga catena di stragi che ha insanguinato la vita della Repubblica. Senza un pieno accertamento della verità – conclude – non è possibile riconoscersi in un terreno di valori e di memoria condivisa’.

Sul tema del lavoro, interviene anche il nuovo titolare del dicastero dedicato, Enrico Giovannini. Che pensa a eventuali modifiche alla riforma Fornero: ‘E’ stata disegnata in modo molto coerente per una economia in crescita, ma può avere problemi per un’economia in recessione. Bisogna capire cosa modificare, ma il mercato del lavoro ha bisogno di stabilità delle regole. Occorre rimettere in movimento interi settori economici fiaccati dalla peggiore crisi economica della storia del nostro Paese’.

Giovannini ha aggiunto di vedere comunque ‘segnali importanti’ come la manifestazione unitaria tra i sindacati. In proposito ha informato di aver già contattato i segretari generali e le associazioni professionali per ‘mettersi subito al lavoro e dare concretezza alle misure da prendere’. Ha poi citato un passaggio del documento dei cosiddetti saggi dove si sottolineava come ‘eventuali economie realizzate, dovevano andare a sostenere le famiglie in difficoltà’. Perché c’è da non dimenticare, ha concluso, che ‘solo una crescita sostenibile può dare lavoro duraturo’.

Il neoministro del Lavoro ha poi sottolineato: ‘Il Governo appena costituito ha individuato nel lavoro l’aspetto centrale del proprio programma. Nel giorno della Festa del Lavoro desidero unire la mia voce a quella del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, nel suo messaggio per la ricorrenza odierna, ha sottolineato come il Primo Maggio sia non solo la festa dei lavoratori, ma anche, e più che mai, il giorno dell’impegno per il lavoro. Le grandi difficoltà che sta oggi vivendo il nostro Paese non devono scoraggiarci nella ricerca di risposte alla domanda di futuro’.

E anche il premier Letta, impegnato nel suo tour europeo, è tornato sui temi dell’occupazione. ‘Il lavoro è il cuore di tutto. Se noi riusciamo sul lavoro a dare dei segnali positivi ce la faremo. Se sul lavoro non ci riusciamo, sono sicuro che non ce la faremo’.

‘Priorità lavoro’, con questo slogan i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti sono a Perugia per la manifestazione nazionale del Primo maggio. ‘Tutte le risorse disponibili, a partire da quelle derivanti dalla lotta all’evasione fiscale, siano dedicate alla redistribuzione del reddito da un lato e alla creazione di lavoro dall’altro’, questa la richiesta del segretario della Cgil Camusso. ‘Senza lavoro il Paese muore e questo Paese non può morire’.

Occorre un impegno’straordinario’ e da parte di tutti per difendere l’occupazione e frenare la disoccupazione, è invece l’appello del leader della Cisl Bonanni, che dalla piazza del Primo Maggio a Perugia insiste sulla priorità del lavoro e sulla urgenza di abbassare le tasse sui lavoratori dipendenti, i pensionati e le imprese che investono ed assumono. ‘Il nostro impegno – continua – è chiamare tutti i lavoratori a raccolta per affrontare con coraggio una situazione che non si affronta con scaricabarili. Chiediamo all’Italia, alla classe politica di cambiare, di non dedicarsi ai litigi ma di occuparsi dei fondamentali dell’economia, delle questioni concrete’. Anche secondo Angeletti della Uil, ‘la priorità del Paese è creare posti di lavoro, riducendo le tasse: non è l’unica soluzione, ma è quella che abbiamo a disposizione oggi’. E continua: ‘O si risolve il problema di dare lavoro o il Paese affonderà’ e affonderà ‘se non cambiamo la politica economica’.

Intanto a Torino lancio di uova cariche di vernice nera da parte di un gruppo di persone finora non identificate contro lo spezzone del Pd al corteo del Primo maggio. Il lancio sarebbe partito da alcuni giovani del centro sociale Askatasuna e si è verificato nella parte terminale del lungo serpentone che si è snodato in via Po, lontano dunque dalla zona in cui si trovano il sindaco Piero Fassino e altri esponenti politici. Le uova hanno colpito personale delle forze dell’ordine.

‘Fuori il Pd dal corteo’,’inciucio’ e ‘no alla casta’ sono alcuni degli slogan.

Fassino è stato contestato più avanti in piazza Castello da gruppi di attivisti No Tav, Cub e No Inceneritore, che hanno fischiato al passaggio del primo cittadino. Fassino, all’arrivo in piazza San Carlo, è stato avvicinato da alcuni ragazzi vestiti da clown, mentre durante il suo intervento dal palco da un piccolo gruppo di persone si sono levate grida ‘buffone’ e ‘vergogna’. Alla fine delle celebrazioni, un folto gruppo di giovani molti dei quali vestiti di nero e con il volto coperto dalla maschera bianca di Anonymous, sono saliti sul palco da cui sino a pochi minuti prima avevano parlato le autorità (e che era stato già lasciato libero) e hanno srotolato striscioni e sollevato cartelli. Nel capoluogo piemontese un gruppo di autonomi ha anche srotolato uno striscione con l’immagine di Luigi Preiti, l’uomo responsabile della sparatoria davanti a Palazzo Chigi, e di una coppia di Macerata suicida per debiti. Sotto le fotografie la scritta ‘il primo maggio è per voi‘.

Milano nel corteo per la festa del Primo maggio si sono levate grida e slogan contro l’ex ministro Elsa Fornero. Diversi gli striscioni e i cartelli per denunciare la sempre più pesante disoccupazione. A Bologna una trentina di persone – giovani di Rifondazione comunista e dei centri sociali – ha contestato il presidente di Unindustria Bologna Alberto Vacchi, ospite di Cgil Cisl e Uil alle celebrazioni del Primo maggio in piazza Maggiore. Appena ha iniziato a parlare in una tavola rotonda, Vacchi è stato contestato al grido di ‘vai a casa’, ‘ladro ladro’, ‘buffone buffone’.

Vendola a ‘In 1/2 ora’: ‘Prodi un nome autorevole, intollerabile la sua esclusione’

vendola-trasm_inmezzora-lapresse-258‘Io non vorrei mettere in imbarazzo Prodi che non ha bisogno di avvocati difensori perché è un nome autorevole’ anche a livello internazionale. Lo ha detto il leader di Sel, Nichi Vendola alla trasmissione di Lucia Annunziata, ‘In 1/2 ora’ su Rai3, parlando dei candidabili al Quirinale. ‘Indicare un candidato può significare bruciarlo’, soprattutto da parte di un partito piccolo, ma ‘trovo intollerabile che si possa pensare l’esclusione di Romano Prodi‘, ha aggiunto. Ieri, dal palco di Bari, Silvio Berlusconi aveva innalzato un muro sul cammino di Romano Prodi verso il Quirinale, eventualità da lui sempre fortemente osteggiata. È trapelato dalle sue parole il timore che ci possa essere ‘un inganno’ sull’elezione al Colle, allettandolo con nomi di facciata per poi lasciarlo fuori dalla corsa.

Specie in questo momento dove torna il rischio di ‘una guerra nucleare’, per Vendola serve una figura in grado di ‘far tornare in campo la vocazione pacifista del nostro Paese sancita dall’articolo 11 della Costituzione’. Altra caratteristica del nuovo inquilino del Colle – ha proseguito Vendola – deve essere quella di ‘ridare dignità al tema del lavoro togliendolo dalla condizione di vassallaggio nel quale è precipitato in questi anni’.

‘In generale e in astratto – ha detto Vendola – va bene ricercare il massimo punto di convergenza tra le forze politiche nell’elezione del Presidente della Repubblica, ma se qualcuno pensa che quelle del Quirinale siano prove per il trasformismo di chi vuole annegare ogni differenza tra destra e sinistra, si sbaglia’. Ecco, dunque, i paletti del leader di Sel alla ricerca di un’intesa con il centrodestra sul nome del candidato al Colle.

Per l’elezione del nuovo capo dello Stato si può seguire il ‘metodo Boldrini‘, quello con cui si è arrivati all’elezione della presidente della Camera e del presidente del Senato, ha suggerito Vendola. ‘Invece di esorcizzare il terremoto’, dopo le elezioni ‘io ho detto a Bersani: rompiamo il tabù’. Nel M5s c’è ‘un deposito di energie fresche indispensabili per dare una prospettiva al Paese. Nel governissimo, nell’inciucio c’è la puzza della vecchia politica’ e allora ‘credo che dobbiamo incamminarci su quella strada’. Appena ci si è incamminati ‘abbiamo immaginato che i presidenti della Camera e del Senato’ dovessero essere due personalità capaci ‘di dare speranza a un Paese stremato’.

Berlusconi pensa che la cultura media dell’italiano medio sia assolutamente scadente, che si forma con la tv commerciale e che la comunicazione politica deve essere una pancera elastica che aderisce al basso ventre. La politica per me è educazione, il mondo non è semplice, bisogna imparare la complessità per dominarla.’ In questo modo Vendola ha replicato a Silvio Berlusconi che ieri, durante il suo comizio a Bari, ha ironizzato sul linguaggio e sul modo incomprensibile di esprimersi utilizzato, a suo dire, dal presidente della Puglia.

(fonte il Sole24ore)

Troppo ‘choosy’ per il posto fisso? Ecco chi si può permettere di averne due

Riportiamo l’interessante articolo di Gianluca Iozzi pubblicato da IbTimes sui choosy di casa Fornero.

Ieri a Nichelino (Torino), il ministro del Welfare Elsa Fornero, durante un convegno dedicato alle riforme, riferendosi alla situazione lavorativa precaria dei giovani ha commentato: “Non bisogna mai essere troppo “choosy” (schizzinosi, ndr), meglio prendere la prima offerta e poi vedere da dentro e non aspettare il posto ideale”.

Immediatamente sono partite le proteste da parte dei presenti al convegno.

Ma c’è un piccolo dettaglio in questa storia che merita di essere messo in luce: Silvia Deaglio, figlia dell’attuale ministro del Welfare,  si è laureata brillantemente in Medicina a 24 anni, oncologa a 28 e in più ha conseguito un dottorato in genetica umana a 32 anni.

Ora, nulla da dire sulla sua carriera universitaria, ma qualcosa da dire c’è invece sul fatto che possiede ben due posti fissi: uno come professore associato di genetica medica, alla facoltà di Medicina dell’Università di Torino, e un altro come responsabile della ricerca alla Hugef, fondazione che si occupa di genetica, genomica e proteomica umana.

Notare che all’università di Torino insegna il ministro Fornero. Inoltre alcune ricerche della Deaglio sono state finanziata dalla Compagnia di Sanpaolo (la fondazione che controlla banca Intesa Sanpaolo), dove sua madre ha ricoperto la carica di vicepresidente nel periodo 2008-2010.  Come se non bastasse è stata anche vicepresidente del consiglio di sorveglianza di Intesa tra il 2010 e il 2011.

Ma nell’istituto di credito dal 2002 al 2011 ha ricoperto la carica di amministratore delegato Corrado Passera, attuale ministro dello Sviluppo economico nella squadra di Monti. Semplici coincidenze?

Il ministro del Lavoro ha subito smentito il fatto che la figlia abbia due lavori, attualmente è soltanto docente universitario, e in quanto tale pagata dall’ateneo. Per quanto riguarda la ricerca il ministro chiarisce che la retribuzione proviene da un fondo internazionale.

Un altro esempio di onestà intellettuale l’ha dato il premier Mario Monti quando mesi fa alla trasmissione televisiva Matrix andata in onda su canale 5 disse: “I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. Del resto, diciamo la verità, che monotonia un posto fisso per tutta la vita. È più bello cambiare e accettare nuove sfide purché siano in condizioni accettabili. E questo vuol dire che bisogna tutelare un po’ meno chi oggi è ipertutelato e tutelare un po’ di più chi oggi è quasi schiavo nel mercato del lavoro o proprio non riesce a entrarci”.

Intanto però il figlio del premier, Giovanni Monti, nel 2009 è stato assunto in Parmalat da Enrico Bondi (attuale candidato alla supervisione della spending review e amministratore delegato dell’azienda di Tanzi dal 2005 al 2011) con la carica di responsabile per lo sviluppo del business, ma a febbraio 2012 è stato licenziato. Cosa non si fa per i propri figli, e gli amici non si scordano mai. Infatti attualmente Bondi è il candidato favorito a ricoprire la carica di supervisore ai tagli da effettuare al bilancio statale secondo il Monti-pensiero.

Che dire invece di Giorgio Peluso, 42 anni, figlio del ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, che non molto tempo fa disse che “noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città a fianco di mamma e papà”.

Ebbene da precoce direttore di Unicredit, è stato promosso a direttore generale di Fondiaria Sai, la compagnia dei Ligresti zavorrata da oltre 2 miliardi di debiti. Ma il figlio del ministro intanto guadagna 500 mila euro l’anno, ed ha un posto fisso.

Dunque qualcosa non quadra, perché se i tecnici ci dicono che il posto fisso dobbiamo scordarcelo, altrettanto non sembra per i loro figli.

Fonti: Corriere della Sera, Panorama, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Intesa San Paolo

Lavoro: No Stop della Cgil in piazza San Giovanni a Roma. Si inizia alle 10,30

‘Prima di tutto il lavoro’. Con questo slogan inizia la manifestazione nazionale della Cgil di oggi a Roma in piazza San Giovanni. Dopo due anni di crisi che si sono sommati al biennio precedente di chiusure, cassa integrazione, licenziamenti, aumento della precarietà, la Cgil torna in piazza ripartendo proprio dal lavoro. Previsto per le 16,30 l’intervento della segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso.

Quello di oggi è un appuntamento organizzato dalla confederazione sindacale ‘proprio con lo scopo di riunificare le centinaia di vertenze ancora senza soluzione e aprire un dialogo e un’azione comune tra tutti i soggetti che sono stati colpiti dalla crisi economica e che rischiano sempre più spesso di rimanere isolati, come si è potuto vedere drammaticamente dalle proteste sempre più estreme a cui i lavoratori sono stati obbligati per farsi sentire ed essere quantomeno considerati dai media’.

Proprio per la particolare caratteristica dell’evento, la Cgil ha pensato di organizzare una manifestazione con un modulo diverso dal solito. Non ci sarà corteo e la piazza sarà aperta per quasi tutta la giornata, dalle 10.30 alle 17.30. Una vera e propria non stop del lavoro. Ma quella di domani non sarà dunque solo una manifestazione di protesta. Il sindacato di Corso Italia vuole piuttosto riportare all’attenzione del Paese e della politica le priorità su cui è necessario intervenire per cambiare da subito l’agenda Monti e comunque mettere le basi per una nuova politica industriale ed economica.

Sul palco si alterneranno delegati, attori, lavoratori e lavoratrici, giovani, musicisti. Molti gli interventi di gruppi musicali: P-funking band, Noarrembì, Casa del vento, Peppe Voltarelli, Tosca, Enzo Avitabile & Bottari, Eugenio Finardi. Presentatore della manifestazione sarà Rolando Ravello, che darà il via alla non stop alle 10.30, con la musica dei P-Funking band.

Nel corso della giornata parleranno lavoratori, lavoratrici, delegati di tutti i settori: dai ricercatori alle lavoratrici tessili, dai dipendenti delle coop sociali ai lavoratori del settore del mobile imbottito, agli edili e metalmeccanici, i dipendenti del settore del commercio. Ci saranno i racconti dei casi più conosciuti alla cronaca (Irisbus, Vynils, Carbosulcis, ecc), ma anche i racconti delle storie di lavoro meno conosciute.

In piazza San Giovanni, oltre al tradizionale palco delle manifestazioni, ci saranno anche 30 stand che comporranno il ‘villaggio del lavoro‘. Saranno 21 gli stand regionali dove saranno rappresentate ed evidenziate le aziende in crisi dei diversi territori. Altri 12 stand delle federazioni di categoria che illustreranno le diverse crisi dei settori di riferimento.

Rispetto tutte le opinioni: i lavoratori e i sindacati sanno che se vogliono parlare con me non mi sono mai tirata indietro». È il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, a margine dei lavori di `InNova Camp´ a rispondere così a chi le chiede un giudizio sulla manifestazione indetta a piazza San Giovanni dalla Cgil per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle numerose vertenze di aziende in crisi. ‘Il lavoro è la mia prima preoccupazione», sottolinea il ministro arrivando all’Università Lateranense dove ha luogo l’iniziativa di `InNova Camp´.

Fitta l’agenda del premier la prossima settimana.I l presidente del Consiglio vedrà il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini lunedì, alle 13.30, mentre martedì, alle 20.30, riceverà l’ex premier Silvio Berlusconi, il segretario del Pdl Angelino Alfano e Gianni Letta. Lo rende noto il sito internet di palazzo Chigi. Nessun cenno ai temi dei colloqui, ma non è escluso che serviranno per fare il punto della situazione sui principali provvedimenti del governo all’esame del Parlamento per rilanciare la crescita, a cominciare dalla legge sulla stabilità.

http://www.cgil.it/

Elezioni Sicilia: via la parola ‘mafia’ dal vocabolario e stipendio per i parlamentari che lavorano

Per il candidato di centro sinistra alla Presidenza della Regione, Rosario Crocetta, ex sindaco di Gela, presidente della commissione Antimafia ed europarlamentare dei Socialisti e Democratici, la Sicilia deve essere ‘Una terra di accoglienza, dove la parola mafia sia cacciata dal vocabolario siciliano’.

Descrive così la Sicilia che vorrebbe il candidato del Pd alle prossime elezioni regionali in Sicilia. Una regione che ha bisogno di puntare sui giovani e che può fare a meno del malaffare.’Eliminare la corruzione e creare il lavoro, fare lo sviluppo eliminando a mangiugghia.

‘Un obiettivo che – spiega Crocetta – deve essere ottenuto con il rigore nei conti pubblici, a partire dai parlamentari che, dice, devono prendere la retribuzione solo se vanno a lavorare, come tutti gli altri.

E a proposito di corruzione uno degli argomenti più caldi di questa campagna elettorale in vista delle elezioni del 28 ottobre, è la scelta di candidati fuori dalle indagini di ogni tipo, insomma di personaggi per niente noti alla polizia giudiziaria.

Nello Musumeci ha recentemente invitato i partiti della coalizione che lo sostengono a non mettere in lista personaggi rinviati a giudizio, o peggio ancora condannati, per reati contro la pubblica amministrazione o connessi con l’associazione mafiosa. E sulla stessa linea Rosario Crocetta (chiamato a rispondere anche dal gruppo Facebook ‘Enna per Claudio Fava‘) ha sempre professato di dare un taglio alla candidatura di condannati e indagati.

Claudio Fava, candidato alla presidenza di Sel, Verdi, Fds e Italia dei Valori ha accennato alle regole da seguire facendo riferimento agli altri candidati. ‘Leggo che Musumeci, Miccichè e Crocetta – dice Fava – si affannano a promettere che non avranno accusati di mafia nelle proprie liste: come mai hanno bisogno di precisarlo? Un requisito naturale non avere amici dei mafiosi tra i propri candidati, viene spacciato come straordinaria concessione. Perché non ci dicono piuttosto quanti riciclati avranno in lista tra i tanti obbedienti di Cuffaro e Lombardo?’.

E arriva la risposta di Crocetta in quota Pd, Udc, Api e Psi. ‘Quando usciranno le mie liste nel centrodestra ci sarà il panico. In una competizione equilibrata – ha dichiarato Rosario Crocetta – come quella che stiamo vivendo in Sicilia dove c’è un testa a testa fra me e Musumeci secondo gli ultimi sondaggi c’é la necessità di rivolgersi a pezzi del centrodestra. Per vincere dobbiamo anche accogliere esponenti del centrodestra, considerato anche i ragionamenti di Sel che fanno candidature di testimonianza utili però a fare solo il gioco di chi non vuole cambiare le cose in Sicilia’.

http://www.rosariocrocetta.com/
https://cookednews.wordpress.com/2012/09/14/i-candidati-alla-presidenza-della-regione-sicilia-chi-sono/

Lavoro: 2mila euro per la morte di Matteo Armellini, l’operaio deceduto sotto il palco della Pausini

Duemila euro e neppure. E’ la cifra, il compenso, il rimborso ricevuto in questi giorni dalla mamma di Matteo Armellini, il ragazzo operaio deceduto sul lavoro mentre da rigger stava montando il palco sul quale la sera stessa si sarebbe esibita Laura Pausini. Una morte sul lavoro. Che all’Inail, l’Istituto nazionale contro gli infortuni sul lavoro, costa per l’esattezza 1936,80 euro.

La qualifica di Matteo era quella di rigger. Che in inglese vuol dire montatore. Attrezzava le strutture impalcate dagli scaff, ancora una figura professionale a quanto pare non riconosciuta per il lavoro di quota insieme ai tecnici del suono e delle luci, fino ai facchini, i trasportisti, quelli che fanno il lavoro pesante. Semmai ci fosse differenza. Quando si muore, intendiamo.

Matteo Armellini è deceduto il 5 marzo scorso a Reggio Calabria. Oggi i soldi, che arrivano con la ‘pratica di infortunio o malattia professionale’ il rimborso per la madre di Matteo, che non lascia moglie o figli, inviato direttamente dall’Inail.  Una cifra che a quanto pare non basta neppure a pagare il trasporto della salma. Per il resto, a parte il burocratese indispensabile, non si fa cenno al decesso, né alle motivazioni per la somma riconosciuta.

‘I soldi non mi interessano – dice la mamma di Matteo. Per le mie idee gli oboli non esistono o mi è dovuto qualcosa o no. L’Inail riconosce un indennità solo a moglie o figli e Matteo non ne aveva. Se questa è la legge mi va bene. Qualora questi soldi fossero un’offerta, è bene sapere che non pago neanche il trasporto della salma da Reggio a Roma. Se non possono permettersi di pagare il funerale a mio figlio abbiano almeno il coraggio di ammetterlo’. Parole amare e crude di chi vuole conoscere e sapere, capire come è andata.

‘Perché quel giorno, prima ancora di iniziare il turno, la struttura è finita addosso a Matteo’ si chiede Paola. E ancora interrogativi su che tipo di tutela o garanzia avesse il figlio sul lavoro. La donna sta cercando tutto quello che può aiutarla a capire. A cominciare dalle buste paga di Matteo, che fanno luce su un lavoro tutt’altro che ben retribuito, il suo e quello di mille altri operai in tutta Italia. Non un contratto collettivo nazionale che ne riconosca le professionalità, gli orari, i turni, le retribuzioni fino ai contributi, quelli per la pensione. A detta della madre di Matteo, era il figlio a doversi preoccupare dell’assicurazione, da pagare, e dell’imbracatura e di ogni altra attrezzatura necessaria a svolgere il proprio lavoro. Come i corsi per la certificazione del lavoro in quota e l’abbigliamento antinfortunistico.

Il mestiere del rigger, termine anglosassone che vuol dire allestire, era uno di quei tanti lavori in nero venuti alla ribalta della cronaca al primo incidente sul lavoro del dicembre scorso, quello che ha preceduto di qualche mese la morte di Matteo Armellini. Sotto il crollo del palco questa volta di Lorenzo Jovanotti, prossimo ad esibirsi a Trieste è morto Francesco Pinna, studente operaio.

Ne è nato anche un collettivo di lavoratori autonomi che dal nero cercano di emergere, studiando la legislatura e le norme che regolamentano il lavoro di altezza. Sono i ragazzi del collettivo auto organizzato degli operai dello spettacolo di Roma. Che hanno individuato due tipologie di lavoro o per meglio dire, ‘escamotage contrattuali’.

Le cooperative di facchinaggio e quelle di specializzati. Le prime lavorano avendo come unico referente il proprietario, che procaccia il lavoro e paga gli operai. La gestione è quella del caporalato. I tecnici costano di più. Sono freelance e specializzati, ingaggiarli ha il suo prezzo. Si procurano il lavoro da soli e le produzioni che li chiamano non li assumono perché costerebbe troppo, ma pretendono  una ricevuta. Il lavoro stagionale qui è a chiamata, si inizia a parlare di partita Iva e di commercialista. Si lavora per passaparola. Vengono fuori soci lavoratori con contratti di lavoro intermittente che trovano commesse grazie alla loro professionalità. Una credibilità acquisita nel tempo e a proprie spese, spesso con grande fatica.

Quando il lavoro arriva, la storia cambia. Si passa a subordinati e per poter continuare, si affrontano anche doppi turni. Non sono contemplati i festivi, gli straordinari e i notturni. ‘Non sappiamo a che ora cominciamo e quando stacchiamo. Veniamo chiamati all’ultimo momento quando gli eventi sono calendarizzati mesi prima. Vorremmo essere in rapporto diretto con il committente che invece non sappiamo neanche chi sia’.

Appaltato l’artista, lo si deve accontentare. Lui e tutta la sua organizzazione. Questo vuol dire montare e smontare il palco, ogni sera per tutto il tour, di tappa in tappa, garantendo tempo e orari e un’ottima riuscita dello show. E se rifiuti, ‘chiamano un altro’ racconta Paola e chiede: ‘Come si è potuto arrivare a una simile giungla, con sindacati e forze sociali praticamente assenti?’

Ancora silenzio dietro un artista che magari canta di lavoro nero e operai sacrificati.

‘Matteo – dice ancora Paola – ormai è solo un fascicolo che si sposta da un archivio all’altro. La mia volontà è che quello che gli è accaduto non succeda più’. Intanto che lo spettacolo continua.

Di seguito il link all’articolo dell’Unità, il quotidiano al quale Paola Armellini ha rilasciato le dichiarazioni da noi riportate insieme ad altri utili link

http://mercenarishowbizroma.noblogs.org/
http://www.unita.it/italia/mori-per-montare-palco-pausini-br-la-sua-vita-vale-solo-2mila-euro-1.432317https://cookednews.wordpress.com/2012/06/27/benigni-su-fornero-ma-quanti-dannati-ci-sono-allinferno/

Benigni su Fornero: ma quanti dannati ci sono all’Inferno?

English: Italian actor and director Roberto Be...

English: Italian actor and director Roberto Benigni won an award in Terni in the “Events Valentine” Italiano: Roberto Benigni viene premiato a Terni durante le “Manifestazioni valentiniane” (Photo credit: Wikipedia)

Il comico toscano Roberto Benigni si interroga a Ballarò sulla ministro del Lavoro Elsa Fornero e i conti degli ‘esodati’.

Nel giorno in cui si vota l’ennesimo emendamento a una riforma del Lavoro alla quale tanto si aspira e mai si arriva, trovando un happy end che renda felici tutti (senza per questo dover necessariamente accennare all’assistenzialismo di cui ha parlato Maroni, tanto tempo fa?)

La ministra è contenta. Perché sostenuta dal Wall Street Journal che la intervista, lei stessa sostiene ‘Questa riforma non è perfetta, ma è buona, soprattutto per quelli che entrano nel mercato del lavoro’.

Per la ministra ”obiettivo della riforma è far cambiare agli italiani il loro comportamento in molti sensi’. Per prima cosa, riguardo al lavoro. Anche se sancito costituzionalmente, (Art.37, il 31 è quello che sancisce il diritto alla famiglia) secondo la nuova mentalità che va diffusa, il lavoro non è più un diritto e va guadagnato.

‘Stiamo cercando di proteggere le persone e non il loro posto di lavoro – dice la ministra degli esodati, nel bene e nel male. Il posto di lavoro non è un diritto. Si deve guadagnarlo, anche attraverso i sacrifici’.

E ritemprando le stanche membra di un popolo italiano prostrato dai campionati europei, l’eterna maratona che oggi vede scendere in campo il Portogallo di Ronaldo contro la Furia rossa spagnola (domani tocca a noi contro la nazionale di casa Merkel) facendo ancora una volta appello all’anelito estremo che noi tutti italiani, azzurri o di altro colore, abbiamo e dobbiamo continuare ad avere, prima e dopo la seconda guerra mondiale, il ventennio fascista, quello quasi berlusconiano ( più che di ventennio, perché è durato 16 anni, possiamo parlare proprio di bordello e anche alla vecchia maniera, anche se un po’ più sofisticata) vecchia e nuova Repubblica, mani sporche dalle continue ricerche di terremoti veri e sinceri o idealogici, catastrofi insomma e non solo mediatiche, con i grillini che occupano occupano le poltrone da primi cittadini di città che del Parlamento leghista ne hatto fatto beffa, e Beppe Grillo che chiede al Financial Times, tramite la penna di Beppe Servegnini, di fare chiarezza, perché sì anche lui è un comico anche se politicamente e civilmente impegnato è bene fare sapere al mondo che non è Benito Mussolini, abbiamo bisogni di simboli. E cosa c’è di meglio per gli italiani pensare al lavoro come a un simbolo, di autostima e integrità sociale, di sacrificio e prostrazione di fatica e sudore, di graffi e morsi per poter continuare a dire ‘sì ho un lavoro’  piuttosto che ‘sono in cerca’. Allora – e dato anche che Cicchitto minaccia di far saltare Monti e il suo governo se non si sbrigano ad attivare le ferie – ecco che bando alle ciance si velocizza tutto, niente polemiche  ed estenuanti dibattimenti televisivi sulla possibilità di modificare la Costituzione italiana (ricordate quel parlamentare in quota Pdl che voleva riformare la costituzione per dare più forza alle imprese?) Andiamo giù dunque con una breve intervista alla ministra coraggiosa. Anche questa su un giornale estero, straniero. Come per dire ‘toc, toc, si può?

Chi è che ha lasciato fuori dalla porta la ministra del Lavoro?  

Nella riforma del Lavoro che oggi sarà approvata definitivamente dalla Camera ‘non ci sono intoccabilità’, ha detto il ministro del Lavoro, questa mattina, ai microfoni di Radio anch’io su RadioUno. ‘La cosa importante – ha aggiunto – è far partire questa riforma che ha un insieme di elementi positivi per i giovani, gli ammortizzatori sociali e contiene le premesse perché l’apprendistato divenga una modalità di ingresso nel mondo del lavoro’.

La ministra del Lavoro e delle nuove parole (esodati al posto di pensionati, apprendistato invece di stage tirocinio), come la torcia Olimpica, riaccende le speranze. E a questo punto ci sarebbe proprio da dire che è tutta una questione psicologica, come ha detto Prandelli, ct in nazionale, prima di portare i suoi in Polonia e Ucraina.

Cosa dicono i confederati, estremi oppositori di una possibile riforma del Lavoro che ci renderebbe un po’ più europei e un po’ meno italiani da commedia wertmulliana degli anni settanta?

Bonanni non ci sta. Del resto il contratto di lavoro nazionale, qualunque esso sia va difeso e a spada tratta. Perché? Perché l’identità del popolo italiano (sovrano o Sopranos?) va difesa, anche quella, lavoro si lavoro no.

‘Solo sul tema degli ammortizzatori sociali bisognerebbe allungare i tempi per utilizzare il nuovo criterio dell’Aspi, proprio per non creare difficoltà ai lavoratori. Sul resto, meno si tocca e meglio e; d’altronde il ministro Fornero vuol toccare solo per peggiorare’, ha detto il leader della Cisl Raffaele Bonanni. ‘Il rilancio – aggiunge – si realizzerà solo se pagheremo meno le tasse, meno l’energia, se avremo più infrastrutture’. Allora si che ci vuole il detto ‘Cosa dice la mamma Rocca?’

L’aula della Camera intanto ha approvato la fiducia al terzo articolo del ddl di riforma del mercato del lavoro. I si sono stati 447, i no 76 mentre 27 gli astenuti.

Meglio Benigni!


http://www.governo.it/governo/costituzione/1_titolo3.html

Tablet: il nuovo della Microsoft è Surface

Partendo dall’antagonista di casa Apple, l’iPad, la Microsoft passa al contrattacco proponendo il suo nuovo tablet. Surface è il nuovo dispositivo pc tablet presentato dal direttore generale della società fondata da Bill Gates, Steve Ballmer, nel corso della presentazione a Los Angeles.

Realizzato dalla Microsoft, Surface verrà venduto in due modelli: uno dal peso di 676 grammi, 9,3 millimetri di spessore, con uno schermo ad alta definizione di 26,9 centimetri (10,6 pollici), disponibile con 32 o 64 Gb di memoria e l’altro con 13,5 mm di spessore, dal peso di 903 gr, disponibile con 64 o 128 Gb di memoria. Entrambi saranno dotati dell’ultima versione del sistema operativo Windows Rt e di processori Arm.

‘Si tratta di una nuova famiglia di computer firmati da Microsoft‘, ha detto Ballmer. ‘Non abbiamo avuto fretta nel realizzare Surface, ci abbiamo messo tutto il tempo che serviva’ ha aggiunto, sottolineando che il nuovo tablet è stato concepito ‘per lavorare e per giocare’.

Sul sito internet della Microsoft, un video dimostrativo promette che il nuovo tablet sarà disponibile prossimamente. Ma per il momento massimo riserbo su data e prezzi di vendita al pubblico.

http://www.microsoft.com/surface/en/us/default.aspx
http://it.wikipedia.org/wiki/Microsoft_Surface 

Cosmopolis: presentato a Cannes il nuovo cult movie di Cronenberg

Presentato a Cannes il film capolavoro di David Cronenberg. Con Cosmopolis, nei cinema da oggi, tratto dall’omonimo romanzo di Don DeLillo, il regista visionario canadese fa tornare a parlare di sé con un cast d’eccezione. Da Juliette Binoche a Paul Giamatti a Robert Pattinson, il vampiro di Twilight, nei panni del giovane miliardario Eric Packer, personificazione di un sistema economico fragile. Fra l’Ulisse di Joyce e lo sperduto ricercatore di taglie di Neuromante, Eric il ‘troppo contemporaneo’ personaggio del romanzo di Don DeLillo, tradotto in screenplay dallo stesso Cronenberg, è un trasmutato, ennesimo protagonista dei nostri tempi e forse anche di quelli futuri.

Una tempesta perfetta. Cosmopolis al momento della prima pubblicazione dev’essere apparso qualcosa del genere, un evento in anticipo sulla coscienza collettiva, un Minority Report girato dall’interno di una limousine, che durante il film vediamo trasformarsi nel mirino di un cecchino. All’esterno la folla esplosiva di una rivoluzione di massa.

Director: David Cronenberg Writers: David Cronenberg (screenplay) Don DeLillo (novel)
With Robert Pattinson, Juliette Binoche, Paul Giamatti…

Cosmopolis plot: Riding across Manhattan in a stretch limo in order to get a haircut, a 28-year-old billionaire asset manager’s day devolves into a odyssey with a cast of characters that start to tear his world apart

http://www.dailymotion.com/embed/video/xr10qm
http://www.dailymotion.com/embed/video/xr3rau

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