Bersani: ‘Anche la politica deve guarire’

Pier Luigi Bersani #cookednews

Pier Luigi Bersani sta bene. È dimagrito ma l’ho visto mangiare con appetito, rendendo il giusto onore a quegli straordinari tortelli piacentini fatti in casa. Sulla testa sono ormai pallidi i segni dell’operazione che ha bloccato la sua emorragia cerebrale: bisogna cercarli per riconoscerli. Gli sono pure ricresciuti i capelli (dove possono). Da quella drammatica mattina del 5 gennaio non ha più fumato: «Nessuno me lo ha imposto, ma visto che c’ero…». Il suo volto, le reazioni, lo sguardo sono quelli di sempre. E così la voglia di scherzare, che penso sia diventata per lui una sorta di autodisciplina, un modo per darsi un limite, per non prendersi mai troppo sul serio

I collegamenti con Roma tornano a farsi giorno dopo giorno più intensi, soprattutto attraverso il telefonino che ronza nonostante la moglie Daniela fulmini quell’oggetto con gli occhi. La passione per la politica resta per lui una carica vitale. S’arrabbia nel parlare delle cose che non gli sono piaciute in questi giorni, a partire dai modi con i quali Renzi ha scalzato Letta e imposto, con la forza, il suo governo senza aver dato una spiegazione compiuta.

Ha riletto “La morte di Ivan Il’ic” Ora è alle prese con Machiavelli. Dalla Juve un dono graditissimo: la maglietta firmata dai giocatori «I test dicono che la mia memoria è al 100%. Ma se avessi perso quel 5% che dico io, non mi sarebbe dispiaciuto» «Basta inseguire i pifferai. Il Pd deve tornare a pensare e a discutere. Non è un nastro trasportatore, né un’appendice».

Bersani non si rassegna alla politica ridotta a partita di poker: «Dobbiamo sempre pensare al film di domani. Oggi stiamo preparando il futuro. E mi preoccupa questo distacco tra la società e le istituzioni democratiche. Temo che il distacco continui a crescere e nessuno di noi può illudersi che basti un po’ di populismo e di demagogia, magari in dosi contenute, per risolvere il problema. Bisogna dire la verità al Paese, e non inseguire i pifferai sperando di batterli sul loro terreno. Dire la verità, affrontare i problemi concreti, le questioni che si stanno incancrenendo perché nessuno ha il coraggio di dire dei no quando sono scomodi. Io ho sbagliato in qualche passaggio, ho commesso errori, ma resto convinto che la politica non ritroverà se stessa nei particolari e nelle tattiche. È il senso, la direzione di marcia che le dà forza. O la ritroviamo, o ci perdiamo».

Sono andato a trovare Bersani a Piacenza con Miguel Gotor. Che gli ha portato in regalo la nuova edizione de Il Principe di Machiavelli, edito da Donzelli. Il regalo si prestava a facili ironie. Ma Bersani si è messo a ridere perché aveva sul tavolino e stava finendo di leggere proprio I corrotti e gli inetti. Conversazioni su Machiavelli di Antonio Gnoli e Gennaro Sasso. Più che il 500esimo anniversario de Il Principe, deve essere la crisi della politica a suscitare questa curiosità. O forse è il risorgente «fiorentinismo». Bersani ha ripreso a leggere da quando si è quietato il terribile mal di testa che lo ha perseguitato per tutta la prima fase della convalescenza.

Quando racconta la sua malattia, la sofferenza è legata soprattutto a quel mal di testa insopportabile, vai a capire quanto legato alla vecchia cervicale e quanto all’operazione vera e propria.

Non ho avuto il coraggio di chiedergli se ha avuto paura di morire. Lui però ha detto che quando il chirurgo gli chiese la firma per il consenso informato, prima dell’intervento, non esitò un secondo. Il medico provò a elencare i rischi: «Lei può morire, oppure…». «L’ho interrotto subito ricorda Bersani e ho detto: penso che quello che sta per dirmi sia anche peggio di morire». Certo, entrando in casa Bersani (per me era la prima volta), non ci vuol molto a capire dove trovi quella riserva di energia umana e di serenità: l’affetto, l’amore della signora Daniela e delle figlie è una protezione così attiva e robusta che vale certo più di tante terapie e tecnologie. «Se avessi potuto, ovviamente mi sarei evitato tutto questo. Ma, pur nella sventura, confesso di uscirne con un sentimento di soddisfazione.

La persona vale sempre più di ciò che fa». Nel dolore si ritrova la solidarietà. E il senso della misura. Di manifestazioni di solidarietà, di amicizia, di stima ne ha avute tantissime. E continuano.

Gli ho detto che anche noi, a l’Unità, siamo stati invasi da messaggi di simpatia e di incoraggiamento, che andavano molto oltre il consenso o il dissenso su singole scelte politiche. «Quando sono tornato a casa mi è venuta voglia di rileggere La morte di Ivan ll’ic di Tolstoj. Non me lo ricordavo così. I punti di vista sul senso della vita cambiano con l’esperienza, ma guai a perdere l’umanità più profonda. E guai a non cogliere le occasioni che la vita ti dà per scoprirle».

Un punto di vanto per Pier Luigi Bersani è senza dubbio l’ospedale di Parma, la sanità emiliana. Nel racconto qui prevale la razionalità sul sentimento.

Fu lui, da presidente della Regione, a proporre di concentrare su Parma il servizio di neurochirurgia per tutta l’area tra Reggio e Piacenza.

«La neurochirurgia è un business e giunsero diverse offerte di privati per costruire centri nelle tre province. Qualcuno può pensare che sia più comodo avere la clinica nella propria città. Ma decidemmo di puntare sul pubblico e su un unico grande centro specializzato, a Parma, in modo da attirare professionalità, tecnologie, ricerca. Non fu una scelta facile, ma ho sperimentato che è stata davvero la migliore, che abbiamo costruito un’eccellenza del Paese. Correvo da Piacenza in ambulanza ma intanto i medici di Parma, collegati in rete, leggevano la mia Tac. Sono stato curato al meglio, e sono stato trattato come ogni persona che si trovi nella medesima condizione».

In quei giorni, nel turbine della paura e della solidarietà mentre la signora Daniela negava la benché minima soddisfazione a telecamere o giornalisti perché, in fondo, considerava persino immorale che le si domandasse qualunque cosa finché sussisteva un pericolo di vita diventò un tormentone la partita Juventus-Roma, quella che il 5 gennaio Bersani chiese alla figlia di registrare prima di entrare in sala operatoria. Da romanista fatico a ripassare la materia, comunque ho saputo che il risultato (3-0) è stato comunicato a Bersani al risveglio e che la registrazione è stata la prima cosa vista alla tv di casa, al rientro. L’orgoglio di tifoso è stato poi solennemente premiato qualche giorno fa: a Piacenza è arrivato Giuseppe Marotta, direttore generale della Juventus, portando in dono a Bersani una maglia dei bianconeri, con le firme di tutti i giocatori. «È stato veramente un grande gesto di amicizia», scandisce compiaciuto. Temo per Gotor che il suo regalo resti a un gradino inferiore: ho sempre avuto la sensazione che la passione per il calcio sia molto forte in Bersani e che sia abituato a reprimerla in pubblico.

 Certo, la politica dà più preoccupazioni. Del nuovo governo, Bersani apprezza la scelta di Pier Carlo Padoan all’Economia. Tra i ministri ci sono suoi amici, ci sono giovani sui quali ha puntato. Ma ci sono anche cose che lo convincono poco. Soprattutto non lo convince la sovraesposizione di Renzi, il rischio che sfiora l’azzardo. I giovani e il record di presenze femminili sono una bella scommessa ma tutto, troppo è in capo «alla responsabilità personale di Renzi». Lui ha deciso ogni cosa: i tempi, la forzatura, gli equilibri. E a Bersani continua a non piacere la politica personale: «La modernità esalta la leadership, ma ci deve essere qualcosa di più di una squadra attorno al leader. C’è bisogno di una comunità che condivide, partecipa, collabora, costruisce». Non gli è piaciuto neppure il voto della minoranza in direzione. Quel voto a favore dopo le astensioni nelle precedenti riunioni gli è apparso come un salto logico, anch’esso non ben motivato. Se la responsabilità è di Renzi, «bisogna tenere vivo con lealtà e chiarezza il confronto nel partito. Serve a tutti, non solo al Pd». Con una precisazione: «Questo non vuol dire che ora non si debba collaborare. Si partecipa e si fa di tutto perché l’impresa riesca. Quando sento qualcuno che ipotizza di non votare la fiducia, penso che abbia perso la bussola. La fiducia si vota, altrimenti finisce il Pd. Poi bisogna tornare a pensare e a discutere, senza timore di dire la nostra, su cosa è utile che il governo Renzi faccia per l’Italia e su cosa dovranno fare i democratici da domani».

Le elezioni e la centralità del PD

La chiacchierata con Bersani intreccia passato e futuro. «Le elezioni non sono andate come volevamo, ma hanno confermato la centralità del Pd e la sua preminente responsabilità verso l’Italia. Il Pd è la struttura portante, la spina dorsale di un Paese in affanno. Da qui bisogna partire. Dalle risposte che dobbiamo ai giovani senza lavoro, alle imprese che stanno chiudendo, alla manifattura italiana, alle eccellenze che rischiano di diventare preda di acquirenti stranieri, alle famiglie che non ce la fanno». Bersani vorrebbe scuotere Renzi. Ma anche chi si è battuto contro di lui al congresso e chi si sente più vicino alla delusione di Letta, perché il Pd ha bisogno di tutti per rafforzare il legame con la società. «Il Pd non è un nastro trasportatore di domande indistinte. Non è un ufficio al quale si bussa per sentirsi dare risposte generiche o demagogiche. La centralità del Pd non deve cambiare la nostra idea del governo: guai a pensare che le istituzioni siano spazi da occupare e che per il consenso basti il messaggio. Il governo è coerenza, competenza, rischio. E siccome è anche la responsabilità più impegnativa della politica, da qui deve ripartire il confronto. E il solo modo per aiutare l’Italia e dunque anche il nuovo governo».

Poi, dopo l’avvio del governo, si aprirà il confronto sul rilancio del partito. «Che non è dice Bersani un’appendice insignificante del governo. Bisogna mantenere una capacità propositiva e un profilo di autonomia». Ma non ha vinto l’idea di Renzi della sovrapposizione dei ruoli e delle funzioni? Si può riaprire una battaglia che è stata persa?

Bersani sa bene che sono in tanti a dire che proprio lui ha perso la battaglia sul ruolo del partito. «Il tema tornerà perché è vitale per la democrazia italiana. Non si rompe la tenaglia populista di Berlusconi e Grillo senza ridare al partito una dimensione sociale, ideale, di composizione e selezione degli interessi. So di non essere riuscito a cambiare lo statuto del Pd come avrei voluto. Ma non ho mai avuto una vera maggioranza per farlo. C’era sempre qualcosa che lo impediva. Ho cercato di compensare questo limite proponendo una costituzione materiale del Pd diversa da quella formale. Ho parlato di collettivo, ho respinto l’idea di un partito personale, mi sono battuto perché la modernità democratica non contraddicesse i principi della Costituzione. Ma la battaglia continua».

Prima di tornare a Roma, Bersani dice che dovrà ancora «misurarsi con l’esterno». È già andato agli argini del Po, lontano da occhi indiscreti. Altre passeggiate sono in programma. È stato per me un grande piacere rivederlo e abbracciarlo. Confesso che temevo qualche ferita più profonda. Invece abbiamo parlato, come altre volte, cercando di andare oltre la cronaca incalzante. A proposito di cronache: «Il medico racconta ancora Bersani mi ha fatto i test della memoria e della concentrazione. Ha detto che avendo lavorato in quel punto della testa, voleva avere la certezza che tutte le potenzialità fossero state preservate. Mi ha fatto una certa impressione quando ha detto di aver “lavorato” sulla mia testa, ma poi sono stato rassicurato. Tutto è a posto al 100%. L’ho ringraziato. Dopo però ci ho ripensato: se mi avesse tolto dalla memoria quel 5% che ancora mi fa male, forse sarebbe stato perfetto».

(L’Unita’)
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‘I napoletani puzzano come i cinesi, il video shock del TgRai

Un servizio giornalistico fuori dallo Juventus Stadium, sabato sera, dove si stava giocando Juventus Napoli, sta facendo scalpore da quando è stato mandato in onda, per le parole di insulto nei confronti del Napoli e di chi tifa la squadra campana. In particolare il video fa parlare di sé per la discrezione con cui il giornalista ha detto la sua a proposito dei napoletani che ‘fanno puzza’. Un’espressione tutt’altro che elegante, come il corrispondente locale ha invece pensato di definirla, dopo l’apprezzamento di un tifoso bianconero a proposito dei napoletani e dell’odore che fanno proprio ‘come i cinesi’.

Il servizio è andato  tranquillamente in onda, come se nulla fosse. Gli animi dei napoletani si sono scaldati facendo iniziare le proteste.   La Rai Piemonte è stata subissata di telefonate e il video incriminato ha cominciato a fare il giro del web. La direzione generale della Rai chiede di visionare il filmato. Il Comitato di redazione della Rai Napoli invia una lettera di protesta alla Rai Piemonte. Anche Enzo Jacopino, presidente dell’ordine dei giornalisti, chiede all’Ordine dei giornalisti del Piemonte di aprire un procedimento disciplinare a carico di Gian Piero Amandola, il giornalista autore del servizio.

La tensione è forte anche in Rai, Piemonte. Molti colleghi si dissociano. Intorno alle 20 di domenica sera è presente in sede Massimo Mavaracchio, vice di Carlo Cerrato, caporedattore della Rai Piemonte. A chi lo chiama per chiedere spiegazioni, Mavaracchio risponde ammettendo candidamente che è vero, che conosce già bene il caso perché ha lanciato lui stesso il servizio. Si giustifica dicendo che è stato un imperdonabile errore, causato da un collega che si è fatto prendere la mano.

Mavaracchio accusa la fretta, che a volte è una cattiva consigliera. Dice che non c’è stato tempo di controllare e che comprende perfettamente la gravità della cosa. Successivamente, lo stesso capo dirà di non poter rilasciare dichiarazioni ufficiali. In serata arrivano le scuse della componente sindacale del Tg3 Piemonte.

La discussione in sé sta talmente sconvolgendo l’opinione pubblica, da essere ripresa sulle principali pagine dei quotidiani della carta stampata e online con una certa diffusione del video e  adesso sta approdando persino in Parlamento.

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Champions League: pareggio sudato Chelsea Juventus, si va avanti

Triplice fischio finale. Finisce qui la sfida tra Chelsea e Juventus che si conclude sul 2-2, dopo una bellissima altalena di emozioni che ha regalato gol e spettacolo. Alla doppietta dell’esordiente in UEFA Champions League Oscar, rispondono Vidal (38′) nel primo tempo e Quagliarella. Nel finale finisce sulla traversa il possibile gol della vittoria di Quagliarella (80′), ma il pareggio è sostanzialmente il risultato più giusto. Bellissimo il sinistro a giro di Quagliarella, che però finisce la sua corsa sulla parte alta della traversa. L’attaccante ex SSC Napoli avrebbe potuto regalare la vittoria alla Juventus. 

Il commento di una tifosa su Twitter: ‘Buffon sei grande’ e quello di un supporter ‘e siamo usciti imbattuti anche sul campo del Chelsea grande Juventus 2-2!!’ dà più zucchero al risultato. 

Queste le prime parole dell’autore del gol del 2-1 Arturo Vidal: ‘Vogliamo giocare partite importanti come questa, dobbiamo riuscire a giocare sempre così. Il mio infortunio non è grave e i tifosi possono star tranquilli per domenica sarò a disposizione’.

‘Come in tutte le grandi squadre la concorrenza è molta, la speranza di giocare c’è sempre e io cerco di dare tutto in allenamento e di farmi trovar pronto in partita, sono le parole del goleador Fabio Quagliarella. Eravamo tutti un po’ tesi e emozionati per l’esordio, per questo sono andato ad abbracciare il mister dopo il gol, anche lui vive le nostre stesse emozioni’.

Carrera ha spiegato come la sua squadra ha affrontato la marcatura a uomo su Pirlo: ‘Sicuramente quando Pirlo è marcato a uomo dobbiamo optare per diverse soluzioni, facendo gioco con i centrali difensivi. Quagliarela in settimana si era mosso bene, Matri aveva giocato in campionato, per questo ho scelto Fabio (Quagliarella ndr). Noi abbiamo bisogno di tutti i giocatori in rosa’

Continua l’analisi del vice allenatore della Juventus, Massimo Carrera: ‘Siamo contenti di aver disputato una buona partita e aver dimostrato di potercela giocare con chiunque. Giovinco sta facendo bene quello che gli viene chiesto, con la migliore condizione riuscirà a farsi sentire anche in campo europeo’.

Le STATISTICHE confermano il perfetto equilibrio nella sfida dello Stamford Bridge: gli juventini hanno tenuto maggiormente il possesso palla (51%), mentre i Blues nonostante abbiano scagliato meno tiri, hanno centrato 5 volte la porta di Buffone, contro le sole 2 della Juventus.

Roberto Di Matteo esalta la grande prestazione del brasiliano Oscar: ‘Il debutto di Oscar è fantastico! E’ stato perfetto, era la gara giusta per lui per cominciare con noi. Abbiamo giocato bene, la nostra amarezza è nell’aver sprecato un vantaggio di due gol facendoci recuperare’. L’allenatore dei Blues non pensa a un problema di condizione fisica: ‘La Juventus è una squadra di livello e grande qualità, è difficile giocare contro i Bianconeri e abbiamo sbagliato alcune situazioni consentendo loro di pareggiare. Dovevamo cercare di più il terzo gol, non è stato un problema di condizione fisica, abbiamo fatto un errore nel gol del pareggio, ma stiamo bene fisicamente’.

Grande orgoglio per la prestazione della squadra per Gianluigi Buffon: ‘Il due a zero era ingiusto è alla fine abbiamo dato la dimostrazione di avere molto carattere. Tornare in UEFA Champions League è un brivido ed è ancora piu entusiasmante dopo anni di delusioni e di grande sacrificio.

‘Questa prestazione è un messaggio a tutti, ma non esageriamo – continua il capitano – la differenza tra le squadre forti e meno forti sta nella continuità. Prima dimostriamo che la prestazione di stasera non è solo un episodio sporadico e che la Juve se la può giocare con tutti o quasi tutti’.

Una curiosità: per il capitano bianconero Gigi Buffon si tratta della partita numero 400.

OscarVidal e Quagliarella tre esordienti subito in gol nella UEFA Champions League.

Nel girone E della UEFA Champions League balza in testa lo Shakhtar Donetsk che ha sconfitto per 2-0 i norvegesi del Nordsjælland, mentre Chelsea e Juventus sono appaiate a un punto dopo il 2-2 dello Stamford Bridge. L’appuntamento con lo spettaolo della UEFA Champions League tornerà il 2 Ottobre.

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Champions seconda giornata: Chelsea – Juve, 12 i bianconeri a giocare per la prima volta

Sono solo quattro i bianconeri che scenderanno in campo che hanno giocato più di dieci partite nel più importante torneo continentale: Pirlo, Buffon, Vucinic e Chiellini. Dopo il 3-2 di Real Madrid contro il Manchester City, nella prima giornata di Champions  League questa sera tocca alla Juve.

Sono dodici i bianconeri che non hanno mai giocato in Champions. La Juve che si presenterà questa sera allo Stamford Bridge al cospetto dei campioni d’Europa del Chelsea, è una squadra nettamente diversa rispetto a quella che tre anni fa giocò la Champions League.

Tanti sono i giocatori che hanno salutato la squadra bianconera, così come tanti sono quelli arrivati alla corte della ‘Vecchia Signora’. Un rinnovamento necessario che ha portato i frutti sperati, soprattutto in campionato dove si è passati da piazzamenti anonimi ad uno straordinario trionfo. Di contro saranno ben 12 i calciatori che questa sera ascolteranno per la prima volta dal vivo l’inno della Champions.

Come riportato dal Corriere dello Sport, sono solo quattro i bianconeri che scenderanno in campo che hanno giocato più di dieci partite nel più importante torneo continentale: PirloBuffonVucinic e Chiellini. Altri, come BonucciVidal e Asamoah, tre titolari inamovibili per Conte, sono al debutto assoluto, visto che l’ex Udinese non è mai andato oltre i preliminari.

Se si pensa al resto della rosa, Lucio è uno dei più esperti in assoluto avendo anche sollevato la Coppa, e Bendtner è sceso in campo  26 volte.

Il trofeo della UEFA Champions League, tanto a lungo inseguito dal Chelsea FC, verrà mostrato a Stamford Bridge prima della sfida contro la Juventus. Il tecnico dei Blues, Roberto Di Matteo, sa che il primo test nel Gruppo E sarà arduo, ma resta ottimista, mentre Massimo Carrera, in sostituzione al coach Antonio Conte esonerato, è ansioso di valutare la forza, anche caratteriale, dei bianconeri sul campo dei campioni d’Europa in carica.

‘Sono felice di essere qui e la squadra è orgogliosa di poter affrontare i campioni in carica. Per noi sarà un test duro, dovremo lavorare e migliorare, ma siamo davvero felici di avere l’occasione di giocare partite come questa.

Ho parlato con i giocatori e loro sanno ciò che dovranno o non dovranno fare. Sappiamo bene che cosa ci servirà per vincere e gare del genere sono il miglior metro di giudizio possibile per valutare le ambizioni di una squadra come la nostra.’

Match previsto per le 20:45 di questa sera in diretta dal sito Uefa.

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Calcio: Del Piero in Australia ‘ Tanta voglia di fare bene, non vedo l’ora. E’ tutta la vita che gioco per vincere’

E’ ufficialmente iniziata l’avventura australiana di Alessandro Del Piero. L’ex capitano della Juventus ha preso il volo per Sydney, dove è atterrato domenica per entrare a far parte della sua nuova squadra, accolto a gran festa dalla sua nuova città. Insieme a lui la moglie, i figli e il fratello-manager: ‘In Australia c’è molta attesa, entusiasmo e aspettativa. C’è tanta voglia di fare bene da parte mia, non vedo l’ora di giocare’, ha detto Del Piero ai microfoni di Sky Sport.

L’ex numero 10 bianconero, prima di imbarcarsi, ha avuto modo di dedicare ancora un pensiero ai tifosi juventini: ‘Il rapporto con loro rimane sempre, per molti aspetti il mio è un arrivederci. La maglia numero 10 non è stata assegnata dalla Juve? Sarà a Sydney sulle mie spalle. Se sarò capitano? Vedremo, il gesto del capitano del Sydney mi ha molto colpito, ne parlerò con lui’.

Il 37enne ex attaccante della Juve, dopo l’accoglienza trionfale all’aeroporto australiano dove lo hanno accolto in più di 500 fra tifosi sostenitori e fan sarà l’osservato speciale della A-League. Gli Sky Blues, così si chiamano i tifosi australiani, hanno salutato il 37enne attaccante al Sydney International Airport, dove Del Piero ha toccato terra alle 10.28 locali. Ai giornalisti: ‘So che c’è grande attesa. Adoro la pressione’. Alessandro Del Piero si presenta ai media australiani nella conferenza tenuta a Sydney. Alessandro Del Piero si appresta a cominciare l’avventura con la maglia del Sydney FC, il club con cui ha firmato un contratto biennale da circa 1,6 milioni di euro a stagione. L’ex attaccante bianconero sa che sarà l’osservato speciale della A-League, il campionato australiano.

Il ruolo di superstar e icona non lo spaventa affatto. ‘Ho giocato per 19 anni nella Juventus, con la Juve bisogna vincere ogni partita in ogni singola stagione. Per fortuna, mi è capitato tante volte. E’ da tutta la vita che gioco per vincere’, ha detto l’ex capitano bianconero evidenziando quali obiettivi lo hanno spinto a volare da una parte all’altra del pianeta con la sua famiglia, entusiasta per la svolta radicale. ‘Prima di tutto – ha ripetuto Del Piero – sono qui per il Sydney FC e per competere con questa maglia. Poi, speriamo di favorire la crescita di tutta la A-League con il duro lavoro, giorno dopo giorno’.

Domenica prossima, all’Allianz Stadium, è in programma la presentazione ufficiale della squadra: nell’occasione, Del Piero riceverà la maglia numero 10. Il nuovo acquisto sarà sicuramente in grado di elevare il livello del Sydney FC, oggi travolto 5-1 in un test dal Brisbane Roar. L’obiettivo è arrivare in forma all’appuntamento del 6 ottobre, quando l’avventura nella A-League comincerà con la sfida a Wellington, in Nuova Zelanda, contro il Phoenix. Per l’esordio casalingo in un match ufficiale bisogna aspettare il 13 ottobre, quando il Sydney FC riceverà il Newcastle: facile prevedere il tutto esaurito sugli spalti dell’Allianz Stadium.

‘I tifosi hanno accolto Alessandro in maniera fantastica’, ha detto Tony Pignata, Ceo del Sydney FC e regista della più importante operazione di mercato nella storia del calcio australiano. ‘E’ stato qualcosa di incredibile – ha aggiunto commentando lo sbarco della nuova star . Sono sicuro che lui se ne ricorderà per tanto tempo’.

http://www.alessandrodelpiero.com/
http://www.footballaustralia.com.au/sydneyfc/

Calcioscommesse: Fifa squalifica Conte, niente Champions e competizioni internazionali per 10 mesi

I 10 mesi per l’omessa denuncia sono stati estesi anche alle competizioni internazionali. L’allenatore della Juventus non sarà quindi in panchina all’esordio contro il Chelsea e fino a quando la squalifica non sarà scontata o non verrà accolto il ricorso

La Fifa ha esteso a tutte le competizioni internazionali la squalifica dell’allenatore della Juventus Antonio Conte per 10 mesi per l‘omessa denuncia nell’ambito del processo calcioscommesse.

Il passo compiuto dalla Fifa formalizza la squalifica di Conte anche per l’esordio della Juventus in Champions League. I bianconeri debutteranno il 19 settembre sul campo del Chelsea. Il comitato disciplinare della Fifa, presieduto dallo svizzero Marcel Mathier, ha agito in base all’articolo 136 del codice disciplinare. ‘La decisione di estendere la sanzione della Figc terrà conto dell’esito di un eventuale ricorso – come quello attualmente pendente presso il Tribunale Arbitrale Nazionale per lo sport in Italia – a patto che le decisioni dell’appello rispettino le regole stabilite dalla Fifa’.

‘La Fifa -rende ancora noto la Federcalcio internazionale – sta  attualmente rivedendo l’ulteriore documentazione prodotta dalla Figc  in relazione alle altre sanzioni comminate dagli organi competenti della federazione italiana. Qualsiasi ulteriore estensione delle sanzioni emanate sarà eventualmente comunicata in seguito. La decisione del presidente del comitato disciplinare della Fifa  – conclude la nota – segue le sanzioni globali già applicate dalla Fifa in relazione a soggetti provenienti da Finlandia, Croazia, Corea del  Sud e Turchia da febbraio di quest’anno’.

http://www.fifa.com/associations/association=ita/index.html

Calcio scommesse: il ct Prandelli ‘No alle Crociate. Possiamo rinunciare agli Europei’, fuori Destro e Ranocchia

‘Possiamo rinunciare agli Europei’. Lo ha detto il ct della Nazionale Cesare Prandelli a Rai Sport dopo le notizie sull’informativa della Guardia di Finanza sul portiere della Juve e degli Azzurri Gigi Buffon, che non risulta indagato.

‘Se ci dicessero che per il bene del calcio la Nazionale non deve andare agli Europei, non sarebbe un problema’ ha detto il mister.

Secondo gli inquirenti, che hanno ricostruito i movimenti bancari, Buffon avrebbe giocato circa un milione e mezzo di euro in una tabaccheria dove si scommette. Per quanto riguarda i giocatori, quelli coinvolti nell’inchiesta, ‘non partiranno per gli Europei’, dice Prandelli. ‘ Io – ha aggiunto il ct della nazionale – dico no alle crociate‘.

Dopo il rientro a Coverciano per il ritiro degli Azzuri, e un conferenza stampa in cui Buffon ritratta sui ‘pareggi comodi’, è ancora bufera sulle partite truccate. ‘Non posso dire quello che realmente cuore e mente pensino. Ho avuto l’ennesima conferma che alla fine le persone con la coscienza a posto e senza scheletri nell’armadio non possono esprimere il loro pensiero – spiega Buffon. Se per quelle frasi verrò ascoltato in Procura non lo so, il brutto è che le cose si apprendono sempre da voi giornalisti giorni prima’ – dice, rivolgendosi alla platea di microfoni e registratori. 

L’azzurro sullo scandalo scommesse che sta scuotendo il mondo del calcio è chiaro: ‘Ho piena fiducia nei pm che possono fare piena giustizia. Non c’è nulla di peggio che giocare o speculare sulla vita delle persone. E’ una vergogna che se ci sono delle operazioni giudiziarie voi lo sapete tre o quattro mesi prima. Uno parla coi pm e voi sapete il contenuto dieci minuti dopo: è davvero una vergogna’.

Buffon non vuole entrare in polemica con il presidente del Consiglio Mario Monti circa l’ipotesi di chiudere il calcio per due o tre anni a fronte degli scandali: ‘Non mi permetto di proferire verbo sulla questione’. L’indagine in corso sul tecnico Antonio Conte sta scuotendo l’ambiente juventino, ma il portiere bianco nero è sicuro: ‘Non temo di perdere Conte, è un’eventualità che non ho nemmeno preso in considerazione. Da quello che ho letto e sentito dire da lui e da Agnelli, le accuse che gli sono state rivolte non sono così forti’.

Il capitano della Nazionale spiega come si potrebbero punire i calciatori che risultano colpevoli: ‘Introduciamo fortissime penali economiche nei contratti dei giocatori che sbagliano, oppure bisogna pensare che verso la fine del torneo si debba intervenire sul palinsesto bloccando alcune giocate’.

Di seguito la lista ufficiale dei 23 calciatori che giocheranno agli Europei in Polonia e Ucraina, convocati dal commissario tecnico della nazionale di calcio italiana.

Rispetto alla prima lista di 32, oltre a Criscito, Viviano, Bocchetti, Astori, Cigarini, Schelotto e Verratti esclusi perché indagati, non ci sono Andrea Ranocchia e Mattia Destro.  C’è Bonucci anche lui in odor di scommesse.

Portieri
Gianluigi Buffon (Juventus), Morgan De Sanctis (Napoli),Salvatore Sirigu (Paris St. Germain)

Difensori
Ignazio Abate (Milan), Federico Balzaretti (Palermo), Andrea Barzagli (Juventus), Leonardo Bonucci (Juventus), Giorgio Chiellini (Juventus), Christian Maggio (Napoli), Angelo Obinze Ogbonna (Torino)

Centrocampisti
Daniele De Rossi (Roma), Alessandro Diamanti (Bologna), Emanuele Giaccherini (Juventus), Claudio Marchisio (Juventus), Riccardo Montolivo (Fiorentina), Thiago Motta (Paris St. Germain), Antonio Nocerino (Milan), Andrea Pirlo (Juventus)

Attaccanti
Mario Barwuah Balotelli (Manchester City), Fabio Borini (Roma), Antonio Cassano (Milan), Antonio Di Natale (Udinese), Sebastian Giovinco (Parma)

Arisa canta l’Inno Nazionale alla finale di Coppa Italia. E’ il 20 maggio 2012

Arisa canta l’Inno nazionale prima della finale di Coppa Italia, disputata allo stadio Olimpico di Roma il 20 maggio fra Juventus e Napoli. Alcuni fischi iniziali hanno introdotto la cantante mentre viene presentata dallo speaker, quando sta per entrare in campo ad esibirsi.

Pochi secondi di tensione si sciolgono con l’urlo finale di ‘l’Italia chiamò’. Un inno commosso e partecipato dai tifosi di uno stadio gremito e dai giocatori pronti alla partita.  Che si è conclusa con un due a zero per il Napoli.

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