Bersani: ‘Anche la politica deve guarire’

Pier Luigi Bersani #cookednews

Pier Luigi Bersani sta bene. È dimagrito ma l’ho visto mangiare con appetito, rendendo il giusto onore a quegli straordinari tortelli piacentini fatti in casa. Sulla testa sono ormai pallidi i segni dell’operazione che ha bloccato la sua emorragia cerebrale: bisogna cercarli per riconoscerli. Gli sono pure ricresciuti i capelli (dove possono). Da quella drammatica mattina del 5 gennaio non ha più fumato: «Nessuno me lo ha imposto, ma visto che c’ero…». Il suo volto, le reazioni, lo sguardo sono quelli di sempre. E così la voglia di scherzare, che penso sia diventata per lui una sorta di autodisciplina, un modo per darsi un limite, per non prendersi mai troppo sul serio

I collegamenti con Roma tornano a farsi giorno dopo giorno più intensi, soprattutto attraverso il telefonino che ronza nonostante la moglie Daniela fulmini quell’oggetto con gli occhi. La passione per la politica resta per lui una carica vitale. S’arrabbia nel parlare delle cose che non gli sono piaciute in questi giorni, a partire dai modi con i quali Renzi ha scalzato Letta e imposto, con la forza, il suo governo senza aver dato una spiegazione compiuta.

Ha riletto “La morte di Ivan Il’ic” Ora è alle prese con Machiavelli. Dalla Juve un dono graditissimo: la maglietta firmata dai giocatori «I test dicono che la mia memoria è al 100%. Ma se avessi perso quel 5% che dico io, non mi sarebbe dispiaciuto» «Basta inseguire i pifferai. Il Pd deve tornare a pensare e a discutere. Non è un nastro trasportatore, né un’appendice».

Bersani non si rassegna alla politica ridotta a partita di poker: «Dobbiamo sempre pensare al film di domani. Oggi stiamo preparando il futuro. E mi preoccupa questo distacco tra la società e le istituzioni democratiche. Temo che il distacco continui a crescere e nessuno di noi può illudersi che basti un po’ di populismo e di demagogia, magari in dosi contenute, per risolvere il problema. Bisogna dire la verità al Paese, e non inseguire i pifferai sperando di batterli sul loro terreno. Dire la verità, affrontare i problemi concreti, le questioni che si stanno incancrenendo perché nessuno ha il coraggio di dire dei no quando sono scomodi. Io ho sbagliato in qualche passaggio, ho commesso errori, ma resto convinto che la politica non ritroverà se stessa nei particolari e nelle tattiche. È il senso, la direzione di marcia che le dà forza. O la ritroviamo, o ci perdiamo».

Sono andato a trovare Bersani a Piacenza con Miguel Gotor. Che gli ha portato in regalo la nuova edizione de Il Principe di Machiavelli, edito da Donzelli. Il regalo si prestava a facili ironie. Ma Bersani si è messo a ridere perché aveva sul tavolino e stava finendo di leggere proprio I corrotti e gli inetti. Conversazioni su Machiavelli di Antonio Gnoli e Gennaro Sasso. Più che il 500esimo anniversario de Il Principe, deve essere la crisi della politica a suscitare questa curiosità. O forse è il risorgente «fiorentinismo». Bersani ha ripreso a leggere da quando si è quietato il terribile mal di testa che lo ha perseguitato per tutta la prima fase della convalescenza.

Quando racconta la sua malattia, la sofferenza è legata soprattutto a quel mal di testa insopportabile, vai a capire quanto legato alla vecchia cervicale e quanto all’operazione vera e propria.

Non ho avuto il coraggio di chiedergli se ha avuto paura di morire. Lui però ha detto che quando il chirurgo gli chiese la firma per il consenso informato, prima dell’intervento, non esitò un secondo. Il medico provò a elencare i rischi: «Lei può morire, oppure…». «L’ho interrotto subito ricorda Bersani e ho detto: penso che quello che sta per dirmi sia anche peggio di morire». Certo, entrando in casa Bersani (per me era la prima volta), non ci vuol molto a capire dove trovi quella riserva di energia umana e di serenità: l’affetto, l’amore della signora Daniela e delle figlie è una protezione così attiva e robusta che vale certo più di tante terapie e tecnologie. «Se avessi potuto, ovviamente mi sarei evitato tutto questo. Ma, pur nella sventura, confesso di uscirne con un sentimento di soddisfazione.

La persona vale sempre più di ciò che fa». Nel dolore si ritrova la solidarietà. E il senso della misura. Di manifestazioni di solidarietà, di amicizia, di stima ne ha avute tantissime. E continuano.

Gli ho detto che anche noi, a l’Unità, siamo stati invasi da messaggi di simpatia e di incoraggiamento, che andavano molto oltre il consenso o il dissenso su singole scelte politiche. «Quando sono tornato a casa mi è venuta voglia di rileggere La morte di Ivan ll’ic di Tolstoj. Non me lo ricordavo così. I punti di vista sul senso della vita cambiano con l’esperienza, ma guai a perdere l’umanità più profonda. E guai a non cogliere le occasioni che la vita ti dà per scoprirle».

Un punto di vanto per Pier Luigi Bersani è senza dubbio l’ospedale di Parma, la sanità emiliana. Nel racconto qui prevale la razionalità sul sentimento.

Fu lui, da presidente della Regione, a proporre di concentrare su Parma il servizio di neurochirurgia per tutta l’area tra Reggio e Piacenza.

«La neurochirurgia è un business e giunsero diverse offerte di privati per costruire centri nelle tre province. Qualcuno può pensare che sia più comodo avere la clinica nella propria città. Ma decidemmo di puntare sul pubblico e su un unico grande centro specializzato, a Parma, in modo da attirare professionalità, tecnologie, ricerca. Non fu una scelta facile, ma ho sperimentato che è stata davvero la migliore, che abbiamo costruito un’eccellenza del Paese. Correvo da Piacenza in ambulanza ma intanto i medici di Parma, collegati in rete, leggevano la mia Tac. Sono stato curato al meglio, e sono stato trattato come ogni persona che si trovi nella medesima condizione».

In quei giorni, nel turbine della paura e della solidarietà mentre la signora Daniela negava la benché minima soddisfazione a telecamere o giornalisti perché, in fondo, considerava persino immorale che le si domandasse qualunque cosa finché sussisteva un pericolo di vita diventò un tormentone la partita Juventus-Roma, quella che il 5 gennaio Bersani chiese alla figlia di registrare prima di entrare in sala operatoria. Da romanista fatico a ripassare la materia, comunque ho saputo che il risultato (3-0) è stato comunicato a Bersani al risveglio e che la registrazione è stata la prima cosa vista alla tv di casa, al rientro. L’orgoglio di tifoso è stato poi solennemente premiato qualche giorno fa: a Piacenza è arrivato Giuseppe Marotta, direttore generale della Juventus, portando in dono a Bersani una maglia dei bianconeri, con le firme di tutti i giocatori. «È stato veramente un grande gesto di amicizia», scandisce compiaciuto. Temo per Gotor che il suo regalo resti a un gradino inferiore: ho sempre avuto la sensazione che la passione per il calcio sia molto forte in Bersani e che sia abituato a reprimerla in pubblico.

 Certo, la politica dà più preoccupazioni. Del nuovo governo, Bersani apprezza la scelta di Pier Carlo Padoan all’Economia. Tra i ministri ci sono suoi amici, ci sono giovani sui quali ha puntato. Ma ci sono anche cose che lo convincono poco. Soprattutto non lo convince la sovraesposizione di Renzi, il rischio che sfiora l’azzardo. I giovani e il record di presenze femminili sono una bella scommessa ma tutto, troppo è in capo «alla responsabilità personale di Renzi». Lui ha deciso ogni cosa: i tempi, la forzatura, gli equilibri. E a Bersani continua a non piacere la politica personale: «La modernità esalta la leadership, ma ci deve essere qualcosa di più di una squadra attorno al leader. C’è bisogno di una comunità che condivide, partecipa, collabora, costruisce». Non gli è piaciuto neppure il voto della minoranza in direzione. Quel voto a favore dopo le astensioni nelle precedenti riunioni gli è apparso come un salto logico, anch’esso non ben motivato. Se la responsabilità è di Renzi, «bisogna tenere vivo con lealtà e chiarezza il confronto nel partito. Serve a tutti, non solo al Pd». Con una precisazione: «Questo non vuol dire che ora non si debba collaborare. Si partecipa e si fa di tutto perché l’impresa riesca. Quando sento qualcuno che ipotizza di non votare la fiducia, penso che abbia perso la bussola. La fiducia si vota, altrimenti finisce il Pd. Poi bisogna tornare a pensare e a discutere, senza timore di dire la nostra, su cosa è utile che il governo Renzi faccia per l’Italia e su cosa dovranno fare i democratici da domani».

Le elezioni e la centralità del PD

La chiacchierata con Bersani intreccia passato e futuro. «Le elezioni non sono andate come volevamo, ma hanno confermato la centralità del Pd e la sua preminente responsabilità verso l’Italia. Il Pd è la struttura portante, la spina dorsale di un Paese in affanno. Da qui bisogna partire. Dalle risposte che dobbiamo ai giovani senza lavoro, alle imprese che stanno chiudendo, alla manifattura italiana, alle eccellenze che rischiano di diventare preda di acquirenti stranieri, alle famiglie che non ce la fanno». Bersani vorrebbe scuotere Renzi. Ma anche chi si è battuto contro di lui al congresso e chi si sente più vicino alla delusione di Letta, perché il Pd ha bisogno di tutti per rafforzare il legame con la società. «Il Pd non è un nastro trasportatore di domande indistinte. Non è un ufficio al quale si bussa per sentirsi dare risposte generiche o demagogiche. La centralità del Pd non deve cambiare la nostra idea del governo: guai a pensare che le istituzioni siano spazi da occupare e che per il consenso basti il messaggio. Il governo è coerenza, competenza, rischio. E siccome è anche la responsabilità più impegnativa della politica, da qui deve ripartire il confronto. E il solo modo per aiutare l’Italia e dunque anche il nuovo governo».

Poi, dopo l’avvio del governo, si aprirà il confronto sul rilancio del partito. «Che non è dice Bersani un’appendice insignificante del governo. Bisogna mantenere una capacità propositiva e un profilo di autonomia». Ma non ha vinto l’idea di Renzi della sovrapposizione dei ruoli e delle funzioni? Si può riaprire una battaglia che è stata persa?

Bersani sa bene che sono in tanti a dire che proprio lui ha perso la battaglia sul ruolo del partito. «Il tema tornerà perché è vitale per la democrazia italiana. Non si rompe la tenaglia populista di Berlusconi e Grillo senza ridare al partito una dimensione sociale, ideale, di composizione e selezione degli interessi. So di non essere riuscito a cambiare lo statuto del Pd come avrei voluto. Ma non ho mai avuto una vera maggioranza per farlo. C’era sempre qualcosa che lo impediva. Ho cercato di compensare questo limite proponendo una costituzione materiale del Pd diversa da quella formale. Ho parlato di collettivo, ho respinto l’idea di un partito personale, mi sono battuto perché la modernità democratica non contraddicesse i principi della Costituzione. Ma la battaglia continua».

Prima di tornare a Roma, Bersani dice che dovrà ancora «misurarsi con l’esterno». È già andato agli argini del Po, lontano da occhi indiscreti. Altre passeggiate sono in programma. È stato per me un grande piacere rivederlo e abbracciarlo. Confesso che temevo qualche ferita più profonda. Invece abbiamo parlato, come altre volte, cercando di andare oltre la cronaca incalzante. A proposito di cronache: «Il medico racconta ancora Bersani mi ha fatto i test della memoria e della concentrazione. Ha detto che avendo lavorato in quel punto della testa, voleva avere la certezza che tutte le potenzialità fossero state preservate. Mi ha fatto una certa impressione quando ha detto di aver “lavorato” sulla mia testa, ma poi sono stato rassicurato. Tutto è a posto al 100%. L’ho ringraziato. Dopo però ci ho ripensato: se mi avesse tolto dalla memoria quel 5% che ancora mi fa male, forse sarebbe stato perfetto».

(L’Unita’)
#Cookednews, #juve#Renzi

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Calcio: Del Piero in Australia ‘ Tanta voglia di fare bene, non vedo l’ora. E’ tutta la vita che gioco per vincere’

E’ ufficialmente iniziata l’avventura australiana di Alessandro Del Piero. L’ex capitano della Juventus ha preso il volo per Sydney, dove è atterrato domenica per entrare a far parte della sua nuova squadra, accolto a gran festa dalla sua nuova città. Insieme a lui la moglie, i figli e il fratello-manager: ‘In Australia c’è molta attesa, entusiasmo e aspettativa. C’è tanta voglia di fare bene da parte mia, non vedo l’ora di giocare’, ha detto Del Piero ai microfoni di Sky Sport.

L’ex numero 10 bianconero, prima di imbarcarsi, ha avuto modo di dedicare ancora un pensiero ai tifosi juventini: ‘Il rapporto con loro rimane sempre, per molti aspetti il mio è un arrivederci. La maglia numero 10 non è stata assegnata dalla Juve? Sarà a Sydney sulle mie spalle. Se sarò capitano? Vedremo, il gesto del capitano del Sydney mi ha molto colpito, ne parlerò con lui’.

Il 37enne ex attaccante della Juve, dopo l’accoglienza trionfale all’aeroporto australiano dove lo hanno accolto in più di 500 fra tifosi sostenitori e fan sarà l’osservato speciale della A-League. Gli Sky Blues, così si chiamano i tifosi australiani, hanno salutato il 37enne attaccante al Sydney International Airport, dove Del Piero ha toccato terra alle 10.28 locali. Ai giornalisti: ‘So che c’è grande attesa. Adoro la pressione’. Alessandro Del Piero si presenta ai media australiani nella conferenza tenuta a Sydney. Alessandro Del Piero si appresta a cominciare l’avventura con la maglia del Sydney FC, il club con cui ha firmato un contratto biennale da circa 1,6 milioni di euro a stagione. L’ex attaccante bianconero sa che sarà l’osservato speciale della A-League, il campionato australiano.

Il ruolo di superstar e icona non lo spaventa affatto. ‘Ho giocato per 19 anni nella Juventus, con la Juve bisogna vincere ogni partita in ogni singola stagione. Per fortuna, mi è capitato tante volte. E’ da tutta la vita che gioco per vincere’, ha detto l’ex capitano bianconero evidenziando quali obiettivi lo hanno spinto a volare da una parte all’altra del pianeta con la sua famiglia, entusiasta per la svolta radicale. ‘Prima di tutto – ha ripetuto Del Piero – sono qui per il Sydney FC e per competere con questa maglia. Poi, speriamo di favorire la crescita di tutta la A-League con il duro lavoro, giorno dopo giorno’.

Domenica prossima, all’Allianz Stadium, è in programma la presentazione ufficiale della squadra: nell’occasione, Del Piero riceverà la maglia numero 10. Il nuovo acquisto sarà sicuramente in grado di elevare il livello del Sydney FC, oggi travolto 5-1 in un test dal Brisbane Roar. L’obiettivo è arrivare in forma all’appuntamento del 6 ottobre, quando l’avventura nella A-League comincerà con la sfida a Wellington, in Nuova Zelanda, contro il Phoenix. Per l’esordio casalingo in un match ufficiale bisogna aspettare il 13 ottobre, quando il Sydney FC riceverà il Newcastle: facile prevedere il tutto esaurito sugli spalti dell’Allianz Stadium.

‘I tifosi hanno accolto Alessandro in maniera fantastica’, ha detto Tony Pignata, Ceo del Sydney FC e regista della più importante operazione di mercato nella storia del calcio australiano. ‘E’ stato qualcosa di incredibile – ha aggiunto commentando lo sbarco della nuova star . Sono sicuro che lui se ne ricorderà per tanto tempo’.

http://www.alessandrodelpiero.com/
http://www.footballaustralia.com.au/sydneyfc/

Calcio scommesse: arrestati Mauri e Milanetto. Indagato l’allenatore della Juve, Antonio Conte

Sono 19 le ordinanze di custodia cautelare notificate, arrestati Mauri e Milanetto. Sotto inchiesta anche Vieri. Trema la Nazionale, blitz a Coverciano.

Bufera giudiziaria nel mondo del calcio, investe anche la Nazionale. Con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva formulata dalla Procura di Cremona, la polizia ha eseguito 19 provvedimenti di custodia cautelare, 14 dei quali in carcere, tre arresti domiciliari e due di obbligo di presentazione all’autorità giudiziaria.

In manette sono finiti il capitano della Lazio, Stefano Mauri e i giocatori Omar Milanetto, centro campista del Padova (ex Genoa), Paolo Domenico Acerbis del Vicenza, Marco Turati del Modena (ex Ancona), Cristian Bertani della Sampdoria (ex Novara), Alessandro Pellicori (ex Mantova e Torino, poi svincolato dal Queen’s Park Rangers) e Matteo Gritti, portiere del Bellinzona, squadra del campionato svizzero.

Fra gli indagati, il difensore della nazionale Domenico Criscito (che gioca per lo Zenit di San Pietroburgo) e il suo compagno Leonardo Bonucci (Juventus), prima indagato a Cremona e ora dalla procura di Bari, squadra di calcio in cui Bonucci ha giocato.

La polizia è intervenuta durante il ritiro di Coverciano. Avvisi di garanzia notificati anche ad Antonio Conte (in riferimento a quando l’allenatore della Juventus sedeva sulla panchina del Siena), del calciatore del Genoa Giuseppe Sculli (per il quale il gip ha negato l’arresto chiesto dalla Procura) e del suo collega difensore georgiano Kakha Kaladze, citato negli atti dell’inchiesta e su cui sarebbero in corso accertamenti.

Perquisizioni anche per il giocatore del Chievo Sergio Pellissier, l’attaccante dell’Ascoli Andrea Soncin, il presidente del Siena Massimo Mezzaroma e il suo responsabile tecnico Giorgio Perinetti.

Compare anche il nome dell’ex calciatore Christian Vieri nel registro degli indagati. Il 38enne ‘Bobo‘, che nella sua carriera ha giocato nella Juventus, nel Milan e nell’Inter e in Nazionale, era stato intercettato durante una telefonata tra Antonio Bellavista e Ivan Tisci, nel corso dell’inchiesta ‘Last Bet’.

Daniele De Rossi, ieri prima dell’amichevole con il Lussemburgo: ‘C’è dispiacere e speranza che più persone possibili’ risultino estranee ai fatti ‘anche se non sarà possibile per tutti’.

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