Benigni su Fornero: ma quanti dannati ci sono all’Inferno?

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English: Italian actor and director Roberto Benigni won an award in Terni in the “Events Valentine” Italiano: Roberto Benigni viene premiato a Terni durante le “Manifestazioni valentiniane” (Photo credit: Wikipedia)

Il comico toscano Roberto Benigni si interroga a Ballarò sulla ministro del Lavoro Elsa Fornero e i conti degli ‘esodati’.

Nel giorno in cui si vota l’ennesimo emendamento a una riforma del Lavoro alla quale tanto si aspira e mai si arriva, trovando un happy end che renda felici tutti (senza per questo dover necessariamente accennare all’assistenzialismo di cui ha parlato Maroni, tanto tempo fa?)

La ministra è contenta. Perché sostenuta dal Wall Street Journal che la intervista, lei stessa sostiene ‘Questa riforma non è perfetta, ma è buona, soprattutto per quelli che entrano nel mercato del lavoro’.

Per la ministra ”obiettivo della riforma è far cambiare agli italiani il loro comportamento in molti sensi’. Per prima cosa, riguardo al lavoro. Anche se sancito costituzionalmente, (Art.37, il 31 è quello che sancisce il diritto alla famiglia) secondo la nuova mentalità che va diffusa, il lavoro non è più un diritto e va guadagnato.

‘Stiamo cercando di proteggere le persone e non il loro posto di lavoro – dice la ministra degli esodati, nel bene e nel male. Il posto di lavoro non è un diritto. Si deve guadagnarlo, anche attraverso i sacrifici’.

E ritemprando le stanche membra di un popolo italiano prostrato dai campionati europei, l’eterna maratona che oggi vede scendere in campo il Portogallo di Ronaldo contro la Furia rossa spagnola (domani tocca a noi contro la nazionale di casa Merkel) facendo ancora una volta appello all’anelito estremo che noi tutti italiani, azzurri o di altro colore, abbiamo e dobbiamo continuare ad avere, prima e dopo la seconda guerra mondiale, il ventennio fascista, quello quasi berlusconiano ( più che di ventennio, perché è durato 16 anni, possiamo parlare proprio di bordello e anche alla vecchia maniera, anche se un po’ più sofisticata) vecchia e nuova Repubblica, mani sporche dalle continue ricerche di terremoti veri e sinceri o idealogici, catastrofi insomma e non solo mediatiche, con i grillini che occupano occupano le poltrone da primi cittadini di città che del Parlamento leghista ne hatto fatto beffa, e Beppe Grillo che chiede al Financial Times, tramite la penna di Beppe Servegnini, di fare chiarezza, perché sì anche lui è un comico anche se politicamente e civilmente impegnato è bene fare sapere al mondo che non è Benito Mussolini, abbiamo bisogni di simboli. E cosa c’è di meglio per gli italiani pensare al lavoro come a un simbolo, di autostima e integrità sociale, di sacrificio e prostrazione di fatica e sudore, di graffi e morsi per poter continuare a dire ‘sì ho un lavoro’  piuttosto che ‘sono in cerca’. Allora – e dato anche che Cicchitto minaccia di far saltare Monti e il suo governo se non si sbrigano ad attivare le ferie – ecco che bando alle ciance si velocizza tutto, niente polemiche  ed estenuanti dibattimenti televisivi sulla possibilità di modificare la Costituzione italiana (ricordate quel parlamentare in quota Pdl che voleva riformare la costituzione per dare più forza alle imprese?) Andiamo giù dunque con una breve intervista alla ministra coraggiosa. Anche questa su un giornale estero, straniero. Come per dire ‘toc, toc, si può?

Chi è che ha lasciato fuori dalla porta la ministra del Lavoro?  

Nella riforma del Lavoro che oggi sarà approvata definitivamente dalla Camera ‘non ci sono intoccabilità’, ha detto il ministro del Lavoro, questa mattina, ai microfoni di Radio anch’io su RadioUno. ‘La cosa importante – ha aggiunto – è far partire questa riforma che ha un insieme di elementi positivi per i giovani, gli ammortizzatori sociali e contiene le premesse perché l’apprendistato divenga una modalità di ingresso nel mondo del lavoro’.

La ministra del Lavoro e delle nuove parole (esodati al posto di pensionati, apprendistato invece di stage tirocinio), come la torcia Olimpica, riaccende le speranze. E a questo punto ci sarebbe proprio da dire che è tutta una questione psicologica, come ha detto Prandelli, ct in nazionale, prima di portare i suoi in Polonia e Ucraina.

Cosa dicono i confederati, estremi oppositori di una possibile riforma del Lavoro che ci renderebbe un po’ più europei e un po’ meno italiani da commedia wertmulliana degli anni settanta?

Bonanni non ci sta. Del resto il contratto di lavoro nazionale, qualunque esso sia va difeso e a spada tratta. Perché? Perché l’identità del popolo italiano (sovrano o Sopranos?) va difesa, anche quella, lavoro si lavoro no.

‘Solo sul tema degli ammortizzatori sociali bisognerebbe allungare i tempi per utilizzare il nuovo criterio dell’Aspi, proprio per non creare difficoltà ai lavoratori. Sul resto, meno si tocca e meglio e; d’altronde il ministro Fornero vuol toccare solo per peggiorare’, ha detto il leader della Cisl Raffaele Bonanni. ‘Il rilancio – aggiunge – si realizzerà solo se pagheremo meno le tasse, meno l’energia, se avremo più infrastrutture’. Allora si che ci vuole il detto ‘Cosa dice la mamma Rocca?’

L’aula della Camera intanto ha approvato la fiducia al terzo articolo del ddl di riforma del mercato del lavoro. I si sono stati 447, i no 76 mentre 27 gli astenuti.

Meglio Benigni!


http://www.governo.it/governo/costituzione/1_titolo3.html

Glancee, la startup italiana che fa paura a Facebook

Manca poco e Facebook entra in borsa. E che ti fa uno dei più riusciti social media al mondo poco prima della grande impresa? Acquista  una start-up cresciuta nella Silicon Valley, perfettamente compatibile al proprio sistema Web 2.0. E italiana.  Un successo per i tre giovani inventori di Glancee, due italiani e un canadese, partiti da un’idea molto semplice: trovare persone con gusti analoghi ai propri e che si trovano nei paraggi, grazie ai dati disponibili su Facebook, Twitter, Wikipedia, LinkedIn, Google+, Pinterest e gli altri del giro social. Insomma un nuovo aggregatore ma con l’eccezionalità di essere italiano. O fatto da italiani.

Ha solo un anno e mezzo di vita, nessun dipendente o finanziamenti da venture capital – come riferiscono alcune fonti su Yahoo e a fatturato zero, ma il progetto degli startupper italiani sembra proprio destinato a contribuire e implementare nuove funzionalità e servizi all’interno del social network più grande al mondo. E i suoi creatori, tra cui il Ceo Andrea Vaccari, possono già iniziare a coccolare l’idea di aggiudicarsi un mazzetto di stock option Facebook a cui avranno diritto come effetto dell’operazione di acquisto.

Andrea Vaccari, 28 enne veronese, ha venduto la sua applicazione per mettere in contatto tra loro persone con interessi simili. ‘Mark Zuckerberg mi ha portato a passeggio per il campus. Le nostre idee sul social discovering erano molto allineate e mi ha convinto che Facebook fosse il posto giusto dove svilupparle’.

Il prezzo non è stato ancora comunicato, l’intero team del progetto italo – canadese diventerà parte integrante della squadra Facebook. Andrea Vaccari, co-fondatore e CEO Glancee e Alberto Tretti, co-fondatore e COO, sono tra gli italiani che si trasferiranno nella Silicon Valley. La loro idea ha trovato in Facebook una naturale destinazione e sublima lo sviluppo di un progetto partito dal basso in un chiaro successo. Che per una volta parla italiano.

La start up made in Italy, sviluppata nella Silicon Valley, è solo una piccola realtà che basa la socialità sulla geolocalizzazione. Ma evidentemente Facebook ci ha visto grandi potenzialità. Con questa operazione Zuckerberg porta valore aggiunto al proprio social network perché sarà in grado di esplicitarne con maggior forza le dinamiche, le connessioni e le opportunità di coinvolgimento.

A cosa serve Glancee? Il video dimostra come funziona il social network italiano, o quasi, e a cosa serve Glancee: tutto ciò sarà presto integrato profondamente in Facebook, rendendo ancor più evidenti e preziose le connessioni fra 900 milioni di persone.

http://www.glancee.com/
http://apps.facebook.com/glancee/ 
https://www.facebook.com/glanceeapp 

E una breve intervista rilasciata da Andrea Vaccari a laRepubblica


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