E’ morto Giulio Andreotti. Aveva 94 anni

andreotti giulio

E’ morto Giulio Andreotti. Il senatore a vita si è spento oggi alle 12 e 25 nella sua abitazione romana. Lo hanno reso noto i suoi familiari. Aveva compiuto 94 anni il 14 gennaio scorso. I funerali del senatore a vita si svolgeranno domani pomeriggio a Roma.

La Bbc, con un flash, è stato il primo organo di informazione straniero a rilanciare la notizia della sua scomparsa. ‘Giulio Andreotti, sette volte primo ministro italiano, è morto all’età di 94 anni’. Il testo è apparso con  una breaking news su sfondo rosso sul sito web del servizio pubblico britannico e sul canale tv Bbc World.

LA CARRIERA POLITICA – Tra i protagonisti della vita politica italiana della seconda metà del XX secolo, Andreotti è stato tra gli uomini più importanti della DcDemocrazia Cristiana dalla Costituente all’inizio degli anni Novanta, quando tangentopoli la Dc la spazza via. Presidente del Consiglio per 7 volte, senatore a vita, ha ricoperto numerosi incarichi di governo: otto volte ministro della Difesa, cinque degli Esteri e due delle Finanze, bilancio e industria. Infine passò anche per il Tesoro, l’Interno e le Politiche comunitarie. La sua carriera inizia già alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando al seguito di Alcide De Gasperi diventa membro della Costituente nel 1946.  Fu De Gasperi ad introdurlo nella scena politica nazionale, designandolo quale componente della Consulta nazionale nel 1945 e successivamente favorendone la candidatura alle elezioni del 1946 all’Assemblea Costituente.

Andreotti iniziò a 20 anni a fare politica nelle fila della Fuci, la Federazione universitaria cattolica italiana che allevò tante leve dello Stato del dopoguerra come Aldo Moro, Francesco Cossiga, Giuseppe Dossetti e Giuseppe Lazzati. Fu Alcide De Gasperi nel 1946, a volerlo nell’Assemblea Costituente e, successivamente, candidato, con le prime elezioni libere. Da allora è sempre stato eletto in Parlamento, fino al 1991, quando l’allora presidente della Repubblica Cossiga lo nomina senatore a vita.

Per Andreotti, la figura di De Gasperi, leader del Partito Popolare e poi fondatore della Democrazia Cristiana, fu quella di un maestro e di un apripista (per quanto avesse riferito su di lui agli Alleati) tanto che già nel 1947, dietro la sollecitazione di Giovanni Battista Montini, dal 1963 papa Paolo VI, lo nominò sottosegretario dalla presidenza del consiglio. Forte dei voti che gli derivavano dal radicamento nella circoscrizione laziale (e a cui, dal 1968, si aggiunse il supporto siciliano del ‘grande elettore’ Salvo Lima con tutti gli strascichi giudiziari degli anni Novanta), Andreotti sapeva sfoderare capacità diplomatiche che lo resero centrale in più di un’occasione.

Quella ricordata con maggiore frequenza è il sabotaggio della cosiddetta ‘operazione Sturzo’. Era il 1952 e a Roma si preparavano le elezioni amministrative in cui la Dc sembrava in aria di presentare una lista capeggiata da Luigi Sturzo e appoggiata da monarchici e postfascisti. Ad Andreotti era chiaro che una mossa del genere avrebbe innescato una crisi di governo, vista la contrarietà espressa da liberali, repubblicani e socialdemocratici. E così si attivò presso papa Pacelli, Pio XII, sfruttando i buoni servigi della sua più stretta collaboratrice, suor Pascalina. Ottenne l’effetto di bloccare il progetto politico dal futuro catastrofico e guadagnò punti sul suo padrino politico, De Gasperi, che invece aveva fallito nello stesso intento.

Il 1954, l’anno in cui De Gasperi muore, è anche quello in cui Andreotti diventa per la prima volta ministro. A 35 anni si ritrova a capo degli interni, il ministero della pubblica sicurezza, ed è proprio il periodo in cui – tra delitto Montesi (dal cognome di una ventunenne, Wilma, trovata senza vita nel 1953 sulla spiaggia di Torvaianica) e scandalo Giuffré su attività finanziarie truffaldine che pur lo lambirono – videro uscire di scena alcuni suoi concorrenti, come Attilio Piccioni, il cui figlio rimase coinvolto nella vicenda della ragazza romana.

Arrivarono i tempi dei dossieraggi dei servizi segreti e i venti di golpe. La fine degli anni Cinquanta coincise con la conquista di un’altra roccaforte di potere, il ministero della difesa, e qui rimase fino a quando scoppiò un altro scandalo. Fu quello dei dossieraggi del Sifar al tempo del generale Giovanni de Lorenzo, 150 mila fascicoli su politici, sindacalisti, intellettuali e altre personalità pubbliche – a iniziare dal candidato al Quirinale Giovanni Leone e soprattutto da sua moglie Vittoria – che avrebbero dovuto essere distrutti in un inceneritore di Fiumicino e che invece vennero in parte ritrovati nell’archivio uruguaiano della P2.

A questa vicenda si aggiunse la preoccupazione destata dal ‘Piano Solo’ che nel 1964 aveva fatto temere il golpe e il cui scopo politico ultimo fu il contenimento delle istanze del partito socialista durante i primi governi di centrosinistra. Ma nel corso di quel periodo, ci fu anche un evento che segnò la permanenza di Andreotti alla difesa: la commissione d’inchiesta sulla morte di Enrico Mattei, il presidente dell’Eni precipitato nel 1962 con il suo aereo nei cieli di Bascapè. Commissione che in 4 mesi si pronunciò escludendo l’ipotesi dell’attentato, riemerso invece molto più tardi, negli anni Novanta, nelle inchieste dell’allora sostituto procuratore di Pavia Vincenzo Calia.

Sindona, Gelli, il terrorismo e il delitto Moro: il nodo degli anni Settanta. Se il sesto decennio del Novecento fu un periodo di mare grosso, ma anche di ulteriore forza politica per Giulio Andreotti, quello successivo non fu da meno. I Settanta infatti si aprirono presto sul ‘salvatore della lira’ Michele Sindona e sulle malversazioni delle sue banche, con i fallimenti del 1974 e che videro il Divo in stretto contatto – per quanto filtrato da una rete costante di intermediari, tra cui il suo braccio destro, Franco Evangelisti – con chi tentava il salvataggio degli interessi del banchiere nato in Sicilia e trasferitosi a Milano negli anni Cinquanta attestandosi come un mago dell’economia e della sparizione di capitali all’estero.

Su queste magie, nell’autunno del 1974, venne chiamato a lavorare il commissario liquidatore Giorgio Ambrosoli che, dopo quasi 5 anni di lavoro, attacchi istituzionali, minacce e la quasi in completa solitudine (oltre a uno stretto pool di collaboratori, l’avvocato poté contare sull’aiuto solo del maresciallo della guardia di finanza Silvio Novembre), arrivò a ricostruire le trame sindoniane per finire assassinato. Accadde l’11 luglio 1979 per mano del killer William Joseph Aricò su mandato di Sindona. E nel 2010, in una delle sue ultime apparizioni, di fronte alle telecamere di Giovanni Minoli, Andreotti commentò che Ambrosoli ‘in termini romaneschi se l’andava cercando’. Subito dopo, in piena polemica, sostenne di essere stato frainteso.

Ma gli anni Settanta non hanno significato solo questo. Sono infatti coincisi con il periodo delle stragi, a iniziare da quella di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 e di dichiarazioni fatte per proteggere sodali, come il finto giornalista Guido Giannettini (per il cui favoreggiamento Andreotti fu prosciolto nel 1982) o l’estremista di Ordine Nuovo Giovanni Ventura. Episodi che, nel corso dei processi per i fatti della Banca Nazionale dell’Agricoltura, verranno a galla e già prima erano state ammesse a mezzo stampa quando non era più possibile negarle. E che porteranno alla condanna da parte di uomini di Andreotti nei servizi, come il generale Gianadelio Maletti, riparato in Sudafrica dopo la sentenza del 1979.

Gli anni della strategia della tensione hanno significato inoltre sequestro e delitto Moro (dal 16 marzo al 9 maggio 1978), la linea della fermezza smentita da tentativi di trattative occulte e i comitati per la gestione dell’emergenza fortemente infiltrati da aderenti alla loggia massonica P2 proprio nel periodo in cui Giulio Andreotti era presidente del consiglio dei ministri e Francesco Cossiga agli interni. Ci sono state le leggi speciali contro il terrorismo e la solidarietà nazionale dell’esecutivo che soppiantò l’avvicinarsi del compromesso storico con il Pci.

Da via Monte Nevoso a Gladio: altri segreti da non poter più negare. Tutte vicende, queste, che non hanno mai smesso di far indagare e scrivere, nonostante il riflusso, anche istituzionale e per quanto rotto da periodiche crisi, degli anni Ottanta. Divenuto nel 1983 ministro degli esteri nel corso del primo governo presieduto da Bettino Craxi, con lui il Divo si scontrò più volte, come nel corso della crisi di Sigonella.

Era il 1985 e il premier socialista arrivò alla rottura dei rapporti con il presidente degli Stati UnitiRonald Reagan mentre Andreotti cercava la via della trattativa con i palestinesi, forte dei suoi rapporti consolidati con Yasser Arafat. Ma fu in quel decennio che si consolidò il Caf (Craxi, Andreotti e Forlani) in opposizione alla tradizione pentapartitica che un altro democristiano, Ciriaco De Mita, avrebbe voluto conservare.

Con la caduta del muro di Berlino e la fine del bipolarismo Usa-Urss, ecco che nel 1990 si approssimò un altro scandalo. Era il periodo in cui Francesco Cossiga aveva già conquistato il Quirinale perché, nel 1985, era stato ritenuto – a torto – dai suoi compagni di partito un capo di Stato non troppo presenzialista. Ma nell’estate 1990 fu ormai innegabile l’esistenza di Gladio di cui Cossiga sapeva molto, un esercito segreto nato a seguito di accordi bilaterali risalenti agli anni Cinquanta tra servizi italiani e statunitensi.

Il 2 agosto di quell’anno, a 10 anni dalla strage alla stazione di Bologna, Andreotti promise che in una sessantina di giorni avrebbe riferito al parlamento sull’argomento. Intanto accadde che il 9 ottobre saltò fuori una nuova versione del memoriale di Aldo Moro dal covo milanese di via Monte Nevoso e 11 giorni più tardi, il 20 ottobre, Andreotti consegnò la prima versione del suo rapporto, intitolato ‘Sid parallelo – Operazione Gladio’, poi ridotto il 23 ottobre in un nuovo documento più stringato, chiamato semplicemente ‘Operazione Gladio’.

A quel punto Cossiga ‘impazzì’ e dall’aplomb sfoderato almeno in sede pubblica passò alla carriera da ‘picconatore’ con attacchi istituzionali ad Andreotti che, come suo costume, preferì scartare. Accusato negli anni successivi di aver favorito cosa nostra e di essere il mandante dell’omicidio del giornalista Mino Pecorelli, assassinato a Roma il 20 marzo 1979, dopo la nomina a senatore a vita dal punto di vista politico fu un progressivo ritiro, tra nuovi partiti d’ispirazione cattolica e suspance quando si trattava di appoggiare o meno i governi di centrosinistra di Romano Prodi e Massimo D’Alema.

E forse, uno dei sunti migliori su un’attività così lunga e così piena di luci e ombre, la diede il film biografico ‘Il divo’ uscito nel 2008 per la regia di Paolo Sorrentino: ‘È inimmaginabile per chiunque la quantità di Male che bisogna accettare per ottenere il Bene’.

Domani, secondo quanto si apprende da fonti vicine al Quirinale, si svolgeranno i funerali. Secondo fonti vicine alla famiglia non ci saranno esequie di Stato ma probabilmente una funzione privata nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, vicino alla residenza del senatore a vita. La camera ardente si aprirà questo pomeriggio, allestita nello studio della sua casa in corso Vittorio Emanuele, nel centro di Roma. Potranno rendere l’ultimo saluto al politico amici, colleghi e chi lo conosceva.

Su Twitter#AndreottiDivoMoroRai

(fonte ilFattoquotidiano)

Advertisements

Bloccata a Milano busta sospetta indirizzata a Berlusconi: dentro, forse, polvere e proiettili

silvio-berlusconi-4_670820cUna lettera contenente oggetti simili a proiettili e destinata a Silvio Berlusconi è stata intercettata a Milano, al centro smistamento poste in via Cristina Belgioioso.

La lettera è stata bloccata questo pomeriggio dagli addetti allo smistamento, che dopo il passaggio ai raggi x hanno avvertito la polizia come da protocollo. Solo dopo l’apertura sarà possibile accertare se gli oggetti all’interno sono realmente proiettili e se è presente qualche rivendicazione o motivazione del gesto.

Oltre ai possibili proiettili ci sarebbe anche della polvere all’interno della busta bloccata a Milano al centro smistamento posta. A dirlo è la Questura, che per questo ha inviato in via Cristina Belgioioso il nucleo Nbcr (Nucleare-Biologico-Chimico-Radiologico) dei vigili del fuoco.

Sulla missiva è riportato il nome del Cavalier Silvio Berlusconi e l’indirizzo della villa di Arcore: non è indicato alcun mittente.

Piero Grasso fa richiesta di aspettativa elettorale, vuole candidarsi alle prossime elezioni

grassoIl Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha intenzione di candidarsi alle prossime elezioni politiche di febbraio tra le fila del Partito democratico e ha presentato al Csm la richiesta di aspettativa elettorale. Come è già accaduto per l’analoga richiesta dell’ex procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, l’organo di autogoverno dovrebbe concederla senza intoppi, trattandosi di un diritto non limitato da alcuna norma esistente.

La richiesta avanzata da Grasso come tutte le domande di aspettativa per motivi elettorali che giungeranno nel corso delle festività saranno valutate dalla quarta commissione consiliare del Csm, competente in materia, nella mattinata di lunedì 7 gennaio. Il plenum dell’organo di autogoverno, convocato in sessione straordinaria vista l’urgenza degli adempimenti elettorali connessi, le valuterà nella stessa giornata del 7 gennaio, a partire dalle ore 18.

La notizia della candidatura di Grasso arriva dopo quella di Ingroia che scioglierà la riserva entro la fine dell’anno e sembra essere destinata a ravvivare le polemiche lanciate in precedenza dalla destra di Berlusconi e alleati sul ruolo della magistratura in politica.

‘Confermiamo la richiesta al Csm di un’aspettativa per motivi elettorali, ma al momento preferiamo non rilasciare nessuna dichiarazione’, hanno dichiarato dall’ufficio romano del Procuratore antimafia.

L’attesa per la decisione di Ingroia è legata fondamentalmente alla possibilità di una sua presenza diretta nella lista Rivolta o Rivoluzione democratica promossa da lui stesso insieme a De Magistris – con l’adesione di Di Pietro, Ferrero, Diliberto, Bonelli.

Sulla collocazione politica di Grasso i dubbi sono stati fugati da una fonte del Pd, secondo cui il procuratore formalizzerà la sua candidatura domani in una conferenza stampa nella sede del partito a Roma alla presenza del segretario, Pier Luigi Bersani.

Met titles in italiano: sottotitoli per le opere in scena al Metropolitan Opera di New York. Dal 24 settembre

Dal 24 settembre prossimo e per l’intera stagione 2012-2013, i ‘Met titles parleranno italiano’. Tutte le opere liriche in scena al Metropolitan Opera di New York, infatti, avranno sottotitoli in italiano. Saranno leggibili su un video posizionato sullo schienale delle poltrone in modo da consentire agli appassionati dei grandi compositori italiani di seguire il testo originale.

‘E’ un segnale che abbiamo voluto dare sulla priorità che per il governo ha la diffusione della lingua italiana nel mondo. Assume un significato ancora maggiore in quanto frutto di un’ottima collaborazione tra pubblico e privato, che ha assicurato i finanziamenti’, è il commento del ministro degli Esteri Giulio Terzi. L’iniziativa coincide con l’avvio, previsto nei prossimi mesi, dell’Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti che si svolgerà nel 2013 in tutte le principali città americane.

Il ‘debutto’ dei sottotitoli in italiano, secondo quanto si apprende, è previsto in occasione della messa in scena de L’Elisir d’Amore di Donizetti, il 24 settembre prossimo. I sottotitoli in italiano si aggiungono a quelli in inglese, francese, tedesco e spagnolo.

L’iniziativa è stata possibile grazie all’impegno del Consolato Generale d’Italia a New York, che ha gestito i rapporti con la dirigenza del “Metropolitan” ed ha curato la campagna di raccolta fondi. Il progetto, che ha anche l’obiettivo di promuovere la diffusione della lingua italiana fra i tanti americani amanti dell’Italia, dell’opera e della lingua di Dante, ha ricevuto in breve tempo il sostegno di moltissimi italiani ed italo-americani.

Alcune aziende italiane come Dolce & Gabbana, le maggiori associazioni italo-americane quali la Niaf, la Columbus Citizen Foundation, l’Osia e la Noiaw, assieme a numerose altre personalità, hanno voluto fornire il proprio contributo ad un progetto culturale cosi importante.

Cuccioli di Green Hill cercano casa

I BEAGLE AFFIDABILI A FAMIGLIE DAI PROSSIMI GIORNI

I 2500 beagle dell’allevamento di Green Hill potranno essere affidati dai prossimi giorni. La Procura della Repubblica di Brescia ha dato alle associazioni denuncianti LAV e Legambiente la custodia giudiziaria dei cani che man mano potranno uscire dall’allevamento per la vivisezione. Il Corpo Forestale dello Stato è stato incaricato della redazione dei verbali di affidamento con i microchip dei singoli animali che saranno consegnati.

Da venerdì prossimo via agli affidi presso il Corpo Forestale dello Stato di Brescia. Si tratta dei 2.500 beagles d’allevamento nell’azienda Green Hill di Montichiari, nel Bresciano. Sequestrata la scorsa settimana dal Corpo Forestale dello Stato a causa della  vivisezione praticata nei laboratori su esemplari cuccioli di cani Beagle, Green Hill ha inizialmente potuto tenere gli animali, allevati in condizioni non idonee e che ora sono in cerca di una famiglia: le richieste di affido si potranno inviare on line compilando il modulo sul sito di Legambiente, Lav e delle associazioni che hanno aderito all’operazione ‘Sos Green Hill‘.

 La procedura da seguire per fare richiesta di affidamento è semplice: chi è interessato devono compilare un modulo on line che si trova sull’home page del sito della Lav, di Legambiente o dalle altre associazioni di ‘Sos Green Hill’ che sono: Apnec – Associazione Professionale Nazionale Educatori Cinofili, Avcpp – Associazione Volontari Canile Porta Portese, Comitato ‘Montichiari contro Green Hill’, Coordinamento ‘Fermare Green Hill’, Enpa, Lav, Leidaa, Legambiente, Lega Nazionale per la Difesa del Cane, Libertas, Occupy Green Hill, Oipa, Vita da Cani.

Le candidature raccolte da quest’ultime saranno poi inoltrate a Legambiente e Lav, alle quali la Procura della Repubblica di Brescia ha affidato la custodia giudiziaria dei cani e che si occuperanno in un secondo step della selezione delle persone idonee all’affido temporaneo dei cani. Le associazioni ricordano che i beagle verranno dati in affido temporaneo fino a altre disposizioni della Magistratura.

I Beagles di Green Hill in cerca di una casa sono davvero tanti: circa il 50% dei cani sequestrati sono cuccioli dai tre agli otto mesi, ci sono poi cani adulti (al massimo di tre anni) e fattrici, molte delle quali gravide. L’obiettivo di Lav e Legambiente è quello di trovare per ogni beagle, a seconda dell’età, del sesso e delle condizioni dell’animale, la famiglia o le persone più adatte a loro. Al momento viene chiesta anche la possibilità di affidare più cani alla stessa famiglia. E per limitare al massimo lo stress del trasporto viene richiesta la residenza nel centro-nord o comunque di un’area geografica non troppo distante dall’allevamento bresciano. Ciò non esclude da parte dei residenti di altre parti d’Italia di inviare la propria candidatura.

Infine per chi avesse a casa già altri animali, si ricorda che debbono essere vaccinati, sterilizzati e docili con gli altri cani.

Per affrontare l’emergenza – l’Autorità Giudiziaria ha posto sotto sequestro anche il mangime, disponibile per soli 60 giorni – e sostenere il più grande atto giudiziario in tema di diritti degli animali in Italia, le Associazioni hanno intenzione di coinvolgere tutto il mondo animalista e ambientalista e già da oggi riuniranno a Roma il Coordinamento Fermare Green Hill con ‘Vita da cani‘, Occupy Green Hill, il Comitato Montichiari contro Green Hilll e le sigle della Federazione Italiana Diritti Animali e Ambiente (Enpa, Leidaa, Lega nazionale difesa del cane, Oipa).

Sulle homepage e nelle sedi nazionali delle Associazioni e dei Comitati elencati sarà quindi possibile ora e ufficialmente candidarsi ad adottare un beagle liberato da Green Hill: cuccioli, fattrici, cani adulti e i cani che erano già pronti e in partenza per essere oggetto di sperimentazione. L’operazione ribattezzata ‘SOS Green Hill‘ è molto gravosa: la Procura ha dato l’affidamento a titolo gratuito, e costerà alle Associazioni e ai Comitati che conteranno sul sostegno di iscritti, sostenitori e cittadini.

La Procura della Repubblica di Brescia mantiene il sequestro probatorio dell’allevamento e dei cani nella struttura affidato per le responsabilità giuridiche a Comune di Montichiari, Asl, e società Green Hill.

http://www.lav.it/
www.legambiente.it
https://cookednews.wordpress.com/2012/07/18/green-hill-sottosequestro-lallevamento-di-montichiari-con-2-500-beagles/
https://cookednews.wordpress.com/2012/04/29/blitz-anti-green-hill-in-manette-12-attivisti-hanno-liberato-alcuni-beagle/

Tullio De Mauro, l’Eurobarometro e l’Italiano ballerino

Tullio De Mauro pubblica un breve articolo sulla necessità di avere ‘Un cuore per far acquisti’.

L’introduzione su come ricordarsi di essere umani, piuttosto che macchine, il noto linguista la firma per ‘Internazionale‘. Partendo da un abboccamento molto semplice, l’utilizzo di un termine che mette subito curiosità creando interesse e auspicando a una buona lettura, (questo l’ingrediente più importante di un lead di successo?) cambia subito al primo capoverso, per introdurre l’argomento che più  preme all’autore. Gli acquisti in Rete e l’importanza di parlare l’italiano. E per farlo fa riferimento a Eurobarometro, il servizio della Commissione europea, istituito nel 1973 per misurare e analizzare le tendenze dell’opinione pubblica.

Eurobarometro sta per pubblicare i dati dell’indagine 2011 sulle competenze linguistiche degli europei. Intanto da tempo – dice  il linguista e filosofo del linguaggio – ha reso nota una ricerca sugli europei che fanno acquisti attraverso la rete. Nel gennaio 2011 è stato studiato un campione di 13.500 utenti di internet, 500 per ogni stato dell’Unione. Come ci si poteva aspettare dalle precedenti indagini generali di Eurobarometro, arrivano al 55 per cento le persone capaci di attingere informazioni usando una lingua diversa dalla propria nativa. Ma quando si viene al dunque di un vero acquisto la percentuale crolla: quelli che lo fanno servendosi di una lingua straniera sono appena il 10 per cento. Il 90 per cento, anche se dichiara di conoscere discretamente altre lingue, preferisce fare acquisti attraverso commissioni nella propria lingua.

Il dato dovrebbe spingere alla riflessione quanti hanno una visione puramente strumentale del linguaggio e quindi anche dell’apprendimento di lingue straniere.

Secondo De Mauro ‘Non bisogna stancarsi nel promuovere almeno un primo livello di conoscenza di altre lingue, ma bisogna anche avere chiaro che il livello strumentale va bene solo in circostanze relativamente banali. Per le cose di cui avvertiamo l’importanza e la complessità, il possesso di una lingua deve farsi possesso di una cultura altra, di un altro modo di vivere e sentire, come raccomandavano anni fa due grandi studiosi, Henri Meschonnic (La Poetica del tradurre – E. Mattioli  2003) e Harald Weinrich, filologo e filosofo del romanzo e della cultura tedesca.

‘Altrimenti – dice lo studioso – è ragionevole che ci si affidi alla propria lingua del cuore’.

https://twitter.com/eurobarometereu
https://www.facebook.com/eb.surveys
http://www.tulliodemauro.com/

Create a free website or blog at WordPress.com.