Ucciso ambasciatore americano in Libia, dura condanna di Obama

Morti anche tre funzionari. Assalto al consolato americano per protesta contro un film ‘offensivo dell’Islam‘. Cordoglio di Monti.

L’ambasciatore americano Chris Stevens sarebbe morto intossicato a seguito dell’inalazione dei fumi provocati dall’incendio divampato al consolato statunitense di Bengasi, dopo l’attacco avvenuto nella notte dell’11 settembre.

Stevens era stato nominato massimo responsabile della diplomazia statunitense in Libia dopo essere stato, durante la guerra civile libica, il rappresentante di Washington presso il Consiglio nazionale di transizione, l’autorità politica che coordinava le forze ribelli al regime di Gheddafi con l’obiettivo di proseguire la lotta fino alla liberazione della Libia per poi organizzare le elezioni e redigere una nuova costituzione.

L’ambasciatore aveva alle spalle diversi incarichi diplomatici in Medio Oriente e nell’Africa settentrionale e parlava correntemente l’arabo, oltre al francese, la lingua franca delle regioni maghrebine.

Intanto la Libia ha presentato le sue scuse oggi agli Stati Uniti dopo l’assalto che ha portato alla morte dell’ambasciatore americano e di altre tre funzionari presso il consolato americano di Bengasi.’Presentiamo le nostre scuse agli Usa, al popolo americano e al mondo intero’ ha dichiarato in una conferenza stampa il presidente del Congresso generale Nazionale Mohamed al-Megaryef. Il presidente Barack Obama ha espresso la sua condanna per l’assassinio. Lo stesso ha fatto il premier Monti, assicurando che l’Italia resterà al fianco dell’autorità libica per impedire che ‘il nuovo corso sia preso in ostaggio’.

Dei manifestanti armati hanno attaccato con granate e armi da fuoco il consolato americano di Bengasi, nell’Est della Libia, per denunciare un film offensivo dell’Islam. Secondo alcune indiscrezioni raccolte da al Jazeera, l’ambasciatore Christopher Stevens sarebbe morto intossicato dopo avere inalato i fumi dell’incendio divampato al consolato a seguito dell’attacco di un gruppo di manifestanti.

Secondo il Wall Street Journal, il film all’origine delle violenze si intitola ‘Innocence of Muslim’ (L’innocenza dei musulmani) ed è stato realizzato dall’israeliano che vive in Usa, Sam Bacile il quale, dopo i disordini al Cairo, ha dichiarato: ‘L’Islam è un cancro’. Il lungometraggio ha ricevuto il sostegno del controverso pastore americano Terry Jones, noto per avere bruciato in passato alcune copie del Corano.

Il governo dell’Afghanistan ha bloccato gli accessi a YouTube per impedire alle persone di guardare il film anti-islam che ha scatenato una violentissima protesta antiamericana in Libia costata la vita all’ambasciatore americano Chris Stevens.

‘A seguito di direttive dei ministeri di Informazione e Cultura, il ministero delle Comunicazione ha ordinato a tutti i provider di bloccare gli accessi’, ha indicato un funzionario del ministero delle Comunicazioni, Aimal Marjan. Intanto un centinaio di manifestanti e centinaia di militanti salafiti si sono riuniti davanti l’ambasciata degli Stati Uniti a Tunisi, per protestare contro la pellicola prodotta negli Stati Uniti.

I manifestanti, uomini e donne che indossavano le bandiere nere e bianche dei salafiti, si sono radunati sul lato della strada, di fronte all’ambasciata. Sono stati mobilitati rinforzi di polizia. Secondo fonti della sede diplomatica, il personale lavora normalmente secondo le sue abituali mansioni.

Musica: annullato a Giacarta il concerto di Lady Gaga

Gli organizzatori hanno detto no. Lady Gaga non potrà esibirsi a Giacarta. La decisione di annullare il concerto del prossimo 3 giugno in Indonesia è stata presa dallo staff dell’artista dopo le continue proteste e opposizioni dei fondamentalisti islamici indonesiani, che avevano minacciato di seminare il caos nel più popoloso paese musulmano al mondo se la popstar si fosse esibita in quello che considerano uno show immorale.

La cantante statunitense aveva dapprima optato per un’esibizione un po’ più soft, proponendosi di rivedere testi, scenografia e costumi del live previsto nella capitale indonesiana. Oggi il ‘no’ secco degli organizzatori.

‘Non è in gioco solo la sicurezza di Lady Gaga ma anche di chi va a vederla’, ha spiegato l’avvocato della società Big Daddy, che organizza l’evento.

Fino all’ultimo la speranza dello staff era stata  quella di poter raggiungere un compromesso convincendo la popstar a rinunciare alle parti più piccanti della sua esibizione, ma l’entourage di Lady Gaga aveva escluso cedimenti alle pressioni dei fondamentalisti. Subito dopo l’annuncio, migliaia di little monsters indonesiani, come Gaga chiama i suoi fan, hanno inondato l’account Twitter di Lady Gaga con appelli a ripensarci. Erano già stati venduti circa 50 mila biglietti.

La decisione del Consiglio degli Ulema, che ha annullato l’esibizione di miss Germanotta davanti a 50mila fans, è stata  formalmente presa per ‘la difesa degli interessi nazionali del Paese‘. Ma a quanto pare è il tabù dell’omosessualità ad aver portato la più alta carica religiosa indonesiana a decidere per il no.

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