Incidente sul lavoro all’Ilva di Taranto, il bilancio è di un morto e un ferito grave

Ilva incidente sul lavoroUn operaio è morto e un altro è rimasto ferito in un incidente avvenuto stamattina alle 4.40 nello stabilimento siderurgico dellIlva di Taranto alla batteria 9 delle cokerie. Entrambi si trovavano a circa 15 metri d’altezza su un ponteggio che è crollato. Stavano effettuando un intervento di manutenzione alla batteria 9, una delle batterie ferme perché in rifacimento.

L’operaio morto si chiamava Ciro Moccia, aveva 42 anni ed era un operaio Ilva della manutenzione. Il lavoratore rimasto ferito si chiama Antonio Liddi, 46 anni, ed è un dipendente della ditta Mir: è stato ricoverato in gravi condizioni nell’ospedale SS. Annunziata di Taranto.

Uno sciopero è stato immediatamente proclamato dalla Fim Cisl nello stabilimento. ‘Dopo alcuni anni in cui non si verificavano incidenti mortali, 3 morti nel giro di pochi mesi sono fatti gravi e inaccettabili – ha detto il segretario nazionale della Fim Marco Bentivogli – la Fim Cisl chiede che si accertino subito le responsabilità di quanto accaduto, il lavoro deve essere salubre e sicuro’.

Il Presidente e il Direttore di Stabilimento esprimono la loro vicinanza ai parenti e in segno di cordoglio sono state sospese tutte le attività di Stabilimento’. E’ detto in una nota dell’Ilva in cui ‘con profondo dolore’ si dà notizia dell’incidente di stamani.

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Ilva Taranto verso sciopero ad oltranza: Governo convoca vertice d’urgenza

ilva-taranto 14461Questione sempre più rovente quella dell’Ilva a Taranto che ha costretto il Governo a convocare un vertice d’urgenza a Palazzo Chigi per cercare di sbloccare lo stallo. Lo stabilimento che conta quasi 12.000 dipendenti, da luglio al centro del terremoto giudiziario scatenato dall’inchiesta sull’inquinamento del sito e dell’intera area cittadina, vedrebbe ora a rischio l’erogazione degli stipendi già dal prossimo febbraio.

All’indomani della decisione dei giudici dell’Alta Corte che hanno confermato per il patron dell’Ilva, Emilio Riva, il figlio Nicola e l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, i domiciliari con l’accusa di disastro ambientale, il braccio di ferro fra Governo, magistratura lavoratori e cittadini non sembra vedere uno sbocco. Se da una parte il ministro Clini richiama al rispetto dell’Autorizzazione Integrata Ambientale ‘rilasciata all’Ilva di Taranto, e recepita da una legge votata dalla stragrande maggioranza del Parlamento italiano’ poiché ‘attua in modo completo e rigoroso le direttive europee e le leggi nazionali in materia di esercizio degli impianti industriali nel rispetto della salute e dell’ambiente’. E chiede con urgenza che ‘venga chiarito se in Italia le leggi rappresentano una garanzia per i cittadini e per le imprese o se al contrario sono soggette ad interpretazioni discrezionali’, la proprietà dell’Ilva fa notare che la bonifica non può partire se la magistratura impedisce il ripristino della produzione, poiché senza produzione non c’è guadagno e senza guadagnano mancano i fondi per bonificare. Pietra dello scandalo circa 1 mld di euro in materiali e prodotti sfornati dall’Ilva che per la Procura di Taranto devono restare nei magazzini come corpo del reato di inquinamento.

Il Governatore della Puglia, Vendola, avverte che ‘la situazione sta precipitando’, ma il sindaco di Taranto ha indetto per il 14 aprile prossimo un referendum consultivo per chiedere alla popolazione di votare la chiusura totale o parziale dell’Ilva.

Incerti i sindacati Cgil, Cisl e Uil mentre oggi oltre 1.500 lavoratori hanno dato vita all’assemblea USB sfociata nella decisione di indire lo sciopero a oltranza. I lavoratori hanno approvato all’unanimità un documento per chiedere che ‘l’azienda sia espropriata e nazionalizzata immediatamente’, ‘il fermo e il ripristino degli impianti maggiormente inquinanti’, ‘garanzia dei posti di lavoro a tutti i dipendenti Ilva e a quelli dell’indotto’.

Salva-Ilva: conflitto di attribuzione fra i poteri dello Stato, la procura presenta secondo ricorso

Taranto manifestazione per IlvaI magistrati della procura di Taranto hanno inviato alla Corte Costituzionale un ricorso contro il decreto legge 207, ribattezzato dai media ‘salva-Ilva‘ e dal presidente del Consiglio Mario Monti ‘salva-Taranto’, sollevando una questione di conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato. Il decreto è stato recentemente convertito in legge dal Parlamento. Non appena la legge ‘recante disposizioni urgenti a tutela della salute, dell’ambiente e dei livelli di occupazione, in caso di crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale’ sarà pubblicata sulla gazzetta ufficiale, la procura presenterà un secondo ricorso alla Consulta basato sugli stessi motivi del primo.

Secondo i magistrati tarantini, riconsegnando gli impianti dell’area a caldo (sotto sigilli dal 26 luglio scorso) all’Ilva e permettendo al colosso industriale di tornare a produrre acciaio, il governo ha di fatto impedito l’esercizio dell’azione penale interferendo con un’indagine ancora in corso. Sugli impianti, infatti, vigeva un sequestro con giudicato cautelare, ordinato dal gip Patrizia Todisco, confermato dal tribunale del Riesame e contro il quale Ilva non ha mai proposto ricorso in Cassazione.

Il prossimo 8 gennaio Ilva ricorrerà al riesame contro il sequestro del prodotto finito e semi-lavorato realizzato nei quattro mesi in cui gli impianti erano sequestrati e l’azienda non era autorizzata a produrre. Si tratta di un milione settecento mila tonnellate di acciaio considerato dai pm provento di reato del valore di circa un miliardo di euro. Secondo quanto riferito da fonti vicine alla procura, in quell’occasione i pm chiederanno al tribunale di valutare il profilo di costituzionalità della legge approvata con larga maggioranza dai due rami del parlamento il 20 dicembre.

Monti: ‘ecco perché mi dimetto’. Bersani ‘resti fuori dalla contesa’

Monti BersaniMario Monti spiega il motivo delle sue dimissioni. Le chiare avvisaglie di una guerriglia parlamentare di logoramento? ‘Il fatto importante e per me decisivo è un altro: io – spiega il presidente del Consiglio – non sento più intorno a me una maggioranza che, sia pure con riserve e magari a malincuore, sia capace di sostenere con convinzione la linea politica e di programma su cui avevamo concordato’. In tale contesto la dichiarazione di Alfano che annunciava la presa di distanze del Pdl ‘l’ho interpretata veramente – aggiunge Monti – come un attestato di sfiducia, anche se non espressa in modo formale, Ma non era necessario: tutto era ormai chiaro’.

In un lungo colloquio telefonico con il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, Monti si dice ‘convinto di aver fatto la cosa giusta e in ogni caso non potevo farne a meno, dopo quel che è successo. Ma sono preoccupato, naturalmente: non per me, ma per quel che vedo’. Dichiarazioni che chiariscono la decisione del premier lasciando le Camere a due mesi di lavoro serrato in vista delle elezioni.

Monti dice di aver preso la decisione di lasciare prima dell’ultimo colloquio al Quirinale: ‘Avevo in realtà deciso da pochissime ore, e più esattamente proprio durante il volo da Cannes a Roma. Ho avuto modo di pensare inevitabilmente a cosa aveva rappresentato per l’Italia Cannes lo scorso anno, con quel G8 all’inizio di novembre in cui il nostro governo fu messo alle strette’. Un vertice, ricordano le cronache, nel quale l’allora premier Berlusconi si trovò isolato rispetto agli altri capi di Governo a causa della sfiducia palpabile nei confronti dell’Italia e della sua capacità di risanare i conti pubblici con quel Governo.

Anche quel ricordo ha consigliato Monti a scegliere la giornata festiva di sabato per la resa dei conti finale: ‘Ho preferito che la decisione e l’annuncio cadessero in un giorno di mercati chiusi – spiega ancora il presidente del Consiglio confermando i timori del presidente Giorgio Napolitano per la possibile reazione dei mercati – con ventiquattro o trentasei ore di tempo per riassorbire un eventuale colpo nella speranza naturalmente che il colpo non ci sia. Spiegando subito, in ogni caso, che le dimissioni diventeranno effettive solo dopo l’approvazione della legge di stabilità, che spero proprio arriverà come previsto’.

Per Napolitano, infatti, l’apertura delle borse lunedì sarà il momento per testare la tenuta dei mercati, l’andamento del temutissimo spread ( a 360 e la borsa di Milano in calo) e, più in generale, la fine dell’effetto Monti.

Due settimane di tempo per approvare la legge di stabilità, il decreto sull’Ilva, il decreto sviluppo e l’attuazione del principio del pareggio di bilancio ai sensi del nuovo articolo 81 della Costituzione, dando per morte la riforma elettorale e il decreto che riordina le province: è il tempo che il Parlamento ha a disposizione da qui all’ormai imminente fine della legislatura che avverrà, con ogni probabilità, intorno a Natale con lo scioglimento delle Camere da parte del presidente della Repubblica e le elezioni politiche a febbraio.

L’accelerazione impressa dall’annuncio del presidente del Consiglio di volersi dimettere subito dopo l’approvazione del ddl stabilità porterà necessariamente a una modifica profonda del calendario di dicembre di Camera e Senato: la conferenza dei capigruppo di Montecitorio è già convocata per martedì e nella stessa giornata sarà probabilmente convocata anche quella di Palazzo Madama. E’ innanzitutto il calendario della Camera Alta, dove in commissione Bilancio è all’esame la legge di stabilità, quello cui mettere mano: l’Aula è convocata martedì pomeriggio con all’ordine del giorno la riforma elettorale prima e il decreto province poi.

Le date possibili per le elezioni politiche sono il 10, il 17 e il 24 febbraio. La più papabile resta quest’ultima anche per consentire ai partiti e alle liste che intendono presentarsi l’espletamento di operazioni come la raccolta delle firme dalla quale sono esentate solo le liste che, da inizio legislatura, abbiano gruppi in entrambe le Camere o siano collegate a liste che abbiano gruppi in entrambe le Camere o abbiano un parlamentare europeo.

E a chi pensa a una eventuale candidatura di Monti, risponde un Bersani deciso.

Niente Monti bis per Pierluigi Bersani. Il segretario del Pd lo ha ribadito da Piacenza: ‘Ho sempre detto che Monti deve essere ancora utile per il Paese, sarebbe meglio che restasse fuori dalla contesa’ elettorale. Il segretario del Pd ha poi ricordato che nel ‘combinato disposto, dopo l’approvazione della legge di stabilità ci saranno le dimissioni del premier e quindi lo scioglimento delle Camere’ e per questo ‘immagino tempi rapidi’. Però per conoscere la data delle elezioni bisognerà ancora attendere: ‘Sul piano teorico sono possibili più date a febbraio’.

Per quanto riguarda le elezioni politiche, ‘sul piano teorico sono possibili più date a febbraio’, ha spiegato Bersani, che ha comunque dato la disponibilità del partito a votare entro Natale la legge di stabilità. ‘Ho avuto dal presidente del Consiglio la domanda formale – ha proseguito – se ci riteniamo in condizione di chiudere in tempi rapidi, quindi prima di Natale, la legge di stabilità. Io ho risposto di sì’.

A chi gli chiedeva un commento sulle avance di Silvio Berlusconi a Matteo Renzi, Bersani ha detto che queste possibilità ‘non esistono’ e in più ‘eviterei a Berlusconi di non cadere nel ridicolo, anche se è un luogo che lui ha già frequentato ampiamente’.

Ilva Taranto: tromba d’aria sullo stabilimento, 20 feriti e un disperso

Sono 22 le persone rimaste ferite dopo che una tromba d’aria ha investito lo stabilimento Ilva di Taranto: al momento risultano 20 feriti lievi in infermeria dello stabilimento, e due feriti portati in ospedale dal molo, lo riferisce l’azienda.”L’azienda ha messo in atto tutte le procedure di emergenza generale, gli impianti sono presidiati, in azienda sono presenti i comandanti dei vigili del fuoco provinciale e regionale”, spiega l’azienda sottolineando che “non c’è stato alcun incendio” e le fiamme visibili dall’esterno sono relative agli sfoghi di sicurezza provocati dalle candele di sicurezza degli impianti. Tutta l’area ghisa è sotto controllo.

Secondo Rainews, ci sarebbe invece un morto. Tre i dispersi. Un operaio, che risulta tra i dispersi, era al lavoro nella cabina di una gru finita in mare dopo la tromba d’aria. Nella zona sono al lavoro i sommozzatori. Il fulmine caduto su una delle ciminiere ha toccato due tralicci dell’alta tensione. Attualmente è bloccata la linea ferroviaria Bari-Taranto e i passeggeri di un treno sono in attesa di trasbordo su autobus per raggiungere Taranto.

L’azienda ‘ha subito gravi danni strutturali ancora da quantificare’. Non c’è stata evacuazione, aggiunge l’azienda, e sono stati messi in circolo tutti i bus aziendali per raccogliere il personale non addetto alla gestione dell’emergenza generale e accompagnarlo alle portinerie e ai punti di incontro dell’azienda.

Intanto è corsa contro il tempo per il decreto salva-Ilva. Il governo sta lavorando al testo, che potrebbe approdare in Cmd già venerdì, come ha dichiarato il sottosegretario Claudio De Vincenti. Nell’incontro tra il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e il premier Mario Monti, sono state già esaminate le complesse questioni che sta sollevando la vicenda dell’impianto di Taranto, finito sotto sequestro dopo una nuova raffica di indagati e occupato dagli operai che sono entrati nella direzione dello stabilimento.

‘Capiamo bene la preoccupazione dei lavoratori dell’Ilva perché la situazione è molto difficile. La loro preoccupazione è anche la nostra. Stiamo lavorando con i ministri Passera e Clini per un provvedimento che aiuti a sbloccare questa situazione e domani ne parleremo negli incontri che avremo con le parti sociali e le istituzioni locali’, ha spiegato De Vincenti, aggiungendo che ‘venerdì nel consiglio dei ministri ci sarà sicuramente la discussione dei provvedimenti da prendere e spero che già saremo in grado di avere il decreto su cui stiamo lavorando, un decreto che ha come obiettivo di sciogliere un nodo che si è aggrovigliato che richiede uno sblocco’.

Ilva: ancora arresti, proclamato lo sciopero

Sono almeno cinque, oltre a quelle indicate nelle ordinanze di custodia cautelare eseguite ieri, le persone indagate nell’inchiesta sull’Ilva di Taranto. Lo si è appreso da fonti giudiziarie. Tra queste ci sono don Marco Gerardo, il segretario dell’ex arcivescovo di Taranto mons. Benigno Luigi Papa, e il sindaco di Taranto Ippazio Stefano.

Il sacerdote è accusato di false dichiarazioni al pubblico ministero in relazione ad una presunta tangente di 10mila euro che l’ex responsabile dei rapporti istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà, arrestato ieri, avrebbe consegnato al consulente del Tribunale nonché ex preside del Politecnico di Taranto Lorenzo Liberti per addomesticare una perizia sulle fonti di inquinamento. Archinà aveva riferito agli inquirenti che quella somma, prelevata da cassa aziendale, non era destinata a Liberti ma si trattava di una elargizione alla curia tarantina. Il sindaco di Taranto è indagato per omissioni in atti d’ufficio in relazione alle prescrizioni a tutela dell’ambiente cittadino. La sua iscrizione nel registro degli indagati sarebbe un atto dovuto derivante da una denuncia di un consigliere comunale, Filippo Condemi.

Tra i cinque ulteriori indagati nell’inchiesta – madre sull’Ilva di Taranto c’é anche un poliziotto della questura di Taranto. L’ipotesi di reato sarebbe rivelazione di segreti d’ufficio.

Accertamenti Gdf a Bari e Roma su vecchia Aia – La Procura della Repubblica di Taranto ha delegato la Guardia di Finanza ad eseguire accertamenti a Bari e a Roma in relazione al via libera alla vecchia Autorizzazione integrata ambientale (Aia) rilasciata il 4 agosto 2011 all’Ilva di Taranto, poi riesaminata e approvata alcune settimane fa. Lo si è appreso da fonti giudiziarie. Nelle oltre 500 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Patrizia Todisco ed eseguita ieri, numerose pagine, contenenti anche intercettazioni, sono dedicate a dialoghi con funzionari regionali sulle prescrizioni ambientali che l’Ilva avrebbe dovuto rispettare, poi confluite nella vecchia Aia.

Dalle 7 è iniziato lo sciopero proclamato da Fim, Fiom e Uilm all’Ilva di Taranto dopo l’annuncio dell’azienda di chiusura dello stabilimento in seguito ai provvedimenti di ieri della magistratura, tra i quali il sequestro dei prodotti finiti e semilavorati con divieto di commercializzarli. Lo sciopero durerà almeno 24 ore. Dinanzi alle portinerie sono in atto sit-in di lavoratori, mentre qualche momento di tensione si è registrato tra chi voleva entrare e chi invece invitava a scioperare. Ieri l’azienda ha anche comunicato la chiusura dell’area a freddo, facendo rimanere a casa i lavoratori di quell’area.

E dopo la proclamazione dello sciopero gli uffici della direzione dell’Ilva di Taranto sono stati occupati da alcune centinaia di operai. Gli operai, dopo aver organizzato un corteo interno al quale hanno partecipato sia quelli impiegati nell’area a caldo sia quelli dell’area a freddo, hanno occupato di fatto tutta la palazzina che ospita la direzione dello stabilimento e ora stanno decidendo come proseguire la protesta. “Non hanno voluto trovare una soluzione, governo e azienda continuano ad usarci – dicono alcuni di loro – e a rimetterci siamo soltanto noi e questa città. Così non può continuare. ‘Cosa accadrà? Non lo sa nessuno – dicono – qui si naviga a vista’.

Dopo aver occupato la direzione dello stabilimento Ilva di Taranto, gli operai hanno convinto anche gli impiegati dell’Ufficio personale a lasciare gli uffici. Una delegazione di una decina di persone è poi riuscita a salire al primo piano della palazzina per parlare con il direttore dello stabilimento. I cancelli sono aperti e non c’é alcun controllo. Continuano i presidi nei pressi di alcune portinerie.

Domani si terrà il consiglio di amministrazione dell’Ilva ed é confermato, sempre per domani, l’incontro tra azienda e sindacati, già programmato per discutere della cassa integrazione annunciata per 1.942 dipendenti, prima della nuova bufera giudiziaria. Per giovedì è fissato un incontro tra governo, sindacati ed enti locali a Palazzo Chigi.

Proclamato lo sciopero nazionale dei metalmeccanici il prossimo giovedì 29 novembre da Cgil Cisl e Uil.

Ilva di Taranto: in centinaia agli ingressi, Cancellieri: ‘rischio per ordine pubblico’. Giovedì incontro a Palazzo Chigi

Sale la tensione all’Ilva di Taranto dopo la decisione annunciata ieri dall’azienda di chiudere gli impianti e lasciare a casa cinquemila dipendenti.

E secondo il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri c’è ‘un rischio per l’ordine pubblico ed è notevole’. ‘Conto molto sul senso di responsabilità di tutti. Teniamo i nervi saldi e speriamo bene perché è una situazione drammatica e per il paese sarebbe un danno irreparabile’. Secondo la titolare del Viminale, infatti, ‘al di la’ dei posti di lavoro persi’, a risentirne è l’intero settore dell’indotto.

La replica dei lavoratori alla chiusura annunciata dall’azienda non si è fatta attendere. Questa mattina centinaia di operai si sono radunati davanti agli ingressi e, non potendo entrare perché i loro badge erano già stati disabilitati, hanno forzato i varchi della portineria D dello stabilimento entrando anche nella Direzione del siderurgico occupandola.

Alle 7 è poi iniziato lo sciopero proclamato da Fiom CgilFim Cisl e Uilm Uil in seguito alla decisione dell’azienda di mettere in libertà i dipendenti dell’area a freddo non solo di Taranto ma anche delle altre fabbriche italiane. Dinanzi alle portinerie i lavoratori si sono riuniti in sit-in, mentre qualche momento di tensione si è registrato tra chi voleva entrare e chi invece invitava a scioperare.

In mobilitazione anche gli operai di Genova dove un corteo di un migliaio di persone che protestano per la chiusura dello stabilimento di Taranto ha interrotto i collegamenti stradali tra il Ponente e il centro città. Partito da Cornigliano il corteo ha bloccato con mezzi meccanici l’accesso al casello autostradale di Genova Ovest e alla sopraelevata. Bloccato il traffico anche in via Cantore. I manifstanti chiedono un intervento ufficiale del governo sulla vicenda. Intanto il corteo dei lavoratori di Ansaldo Energia e Ansaldo Sts, in strada per protestare contro il piano industriale di Finmeccanica che prevede lo scorporo delle loro aziende, è arrivato in via Fieschi, davanti alla sede dell’assemblea regionale, dove sono riuniti in seduta congiunta consiglio comunale e consiglio regionale per discutere del caso Finmeccanica.

A tentare di spegnere la tensione è il ministro dell’Ambiente Corrado Clini che assicura una soluzione al problema già per giovedì. L’incontro convocato dall’esecutivo a Palazzo Chigi, infatti, assicura il ministro in un’intervista a Sky Tg24 non sarà interlocutorio. ‘Stiamo lavorando con il premier Mario Monti e con i miei colleghi ministri per risolvere la situazione in tempi rapidi, come peraltro siamo abituati a fare. Credo che la soluzione sarà pronta già giovedì con un provvedimento che consenta di superare questa situazione’.

Per Clini, il governo opererà per ‘rendere possibile la piena applicazione dell’Aia, unica strada per il risanamento, sulla base di quanto disposto dalle direttive europee e dalle leggi nazionali; e allo stesso tempo consentire la continuità delle attività produttive, perché – sottolinea il ministro – la continuità non è in contrasto con le prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale’. ‘Il ministero dell’Ambiente e il Governo insistono e otterranno assicurazioni per coniugare lavoro e salute”, ha aggiunto Clini spiegando che ‘la strada potrebbe essere quella di un decreto’.

Un appello al governo intanto arriva dal governatore della Puglia, Nichi Vendola: ‘Piuttosto che immaginare di attivare conflitti ulteriori tra diversi organi dello Stato, piuttosto che agire una contesa brutale con la magistratura, io penso che sia molto importante, provare a operare in positivo su quel tema che noi abbiamo recepito in una legge che è la valutazione del danno sanitario. Si consenta di convogliare su Taranto gli ispettori dell’Istituto Superiore di Sanità, che insieme ad Arpa e alla Asl possono valutare qui e ora qual è l’attualità del rischio sanitario e su quello ordinare interventi immediati. Ancora una volta – conclude Vendola – tanto più nel pieno di questa burrasca, bisogna provare a tenere insieme il fondamentale diritto alla salute e alla qualità ambientale per la comunità tarantina e il diritto al reddito e alla vita per migliaia e migliaia di operai’.

Mentre era in corso un incontro all’interno dello stabilimento di Taranto fra la direzione e i sindacati metalmeccanici, il direttore Adolfo Buffo, che lunedì ha ricevuto informazione di garanzia, ha parlato agli operai assicurando che anche queste giornate verranno pagate e l’Ilva il 12 dicembre pagherà gli stipendi regolarmente.

Buffo ha spiegato che l’azienda ha intenzione di mettersi in regola con l’Aia e tornare a produrre aggiungendo tuttavia che a causa del sequestro di ieri operato dalla magistratura, al momento non si può produrre perché il prodotto finirebbe sequestrato aggiungendo che ricorrerà subito al Riesame. ‘Presenteremo un piano industriale – ha aggiunto Buffo – quando avremo nuovamente a disposizione gli impianti’. La direzione Ilva ha disposto il fermo tecnico di tutti gli altoforni ad eccezione dell’Afo 2.

Arriverà giovedì un provvedimento ad hoc del governo per risolvere la vicenda dell’azienda. L’annuncio del ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, avviene dopo che il leader della Fiom, Maurizio Landini, aveva detto che l’unica cosa che avrebbe scongiurato uno sciopero generale sarebbe stato un intervento del governo proprio giovedì.

Intervistato da Sky in merito ad un eventuale decreto, il ministro, ha spiegato: ‘Noi stiamo lavorando per risolvere questa situazione’, aggiungendo che “la soluzione sarà pronta per quando ci incontriamo giovedì. Stiamo lavorando per fare in modo che giovedì la conclusione della riunione sia un provvedimento che consente di superare questa situazione’, ha aggiunto Clini.

Secondo Clini, il provvedimento della Procura di Taranto ‘rende molto difficile l’applicazione dell’Aia e della legge e dell’unica norma che consente il risanamento ambientale’. Dunque ora il governo è intenzionato a ‘rendere possibile la piena applicazione dell’Aia e, nello stesso tempo, a consentire la continuità delle attività produttive’. Inoltre, a giudizio di Clini, occorre ‘fare in modo che l’Ilva investa le risorse necessarie per il risanamento degli impianti’.

Ilva di Taranto: nuovi arresti e sequestro della produzione degli ultimi quattro mesi

Si allarga il caso Ilva: una nuova ondata di arresti nei confronti di vertici ed amministratori dello stabilimento ‘Ilva Spa’ di Taranto e di persone dipendenti da pubbliche amministrazioni. Sette le ordinanze di custodia cautelare notificati dai militari del comando provinciale della guardia finanza di Taranto tra Taranto, Milano, Roma, Pisa, Bari e Varese. Le accuse: disastro ambientale aggravato, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, avvelenamento di acque e sostanze alimentari, concussione e corruzione in atti giudiziari’. Inoltre è stato disposto il sequestro preventivo della produzione dell’Ilva degli ultimi quattro mesi: gli stock restano bloccati al porto di Taranto e sono invendibili.

Per questo filone è stata inviata un”informazione di garanzia’ nei confronti degli attuali direttore dello stabilimento, Adolfo Buffo, e del presidente del consiglio di amministrazione, Bruno Ferrante.

‘Gli arresti – spiega la Gdf – sono riconducibili all’operazione ‘Envinronment sold out’, partita a gennaio 2010, nel corso della quale ‘è stata ipotizzata, a carico dei vertici del predetto stabilimento siderurgico, e di un professore universitario ed ex consulente della procura della Repubblica jonica, la costituzione di un’associazione a delinquere finalizzata alla perpetrazione dei reati contestati.’

Le condotte illecite secondo l’indagine ‘avrebbero causato l’emissione nell’aria e negli ambienti vicini allo stabilimento di sostanze nocive quali benzo(a)pirene, diossine, metalli ed altri polveri nocive, cagionando gravissimo pericolo per la salute pubblica e dei lavoratori dello stabilimento medesimo, contaminazione di terreni ed acque ove insistono numerose aziende agricole locali, con la conseguente necessità di procedere all’abbattimento di numerosi capi di bestiame destinati al consumo umano’.

Così è scattato l’arresto: custodia cautelare in carcere per l’amministratore delegato dell’Ilva, Fabio Riva, per l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, già ai domiciliari e per l’ex responsabile delle relazioni esterne dell’Ilva Girolamo Archina, licenziato ad agosto dal presidente dell’Ilva Bruno Ferrante. Mentre il presidente della holding Emilio Riva e il docente dell’università di Bari, Lorenzo Liberti, sono stati sottoposti agli arresti domiciliari.

Ma c’è anche un altro filone d’inchiesta: nel corso della medesima attività di polizia giudiziaria, le indagini tecniche – spiega la Gdf – hanno consentito di scoprire anche un’associazione a delinquere, di cui faceva parte un ex assessore provinciale, il quale, secondo la ricostruzione degli investigatori, ‘avvalendosi dell’operato di un suo stretto collaboratore nonché del rappresentante legale di una società di progettazione e ingegneria, poneva in essere più delitti di concussione per aver di fatto monopolizzato l’attenzione di diversi titolari di imprese interessate ad ottenere autorizzazioni di pertinenza del proprio assessorato, orientandoli ad avvalersi della consulenza tecnica professionale da lui indicata’. Così l’ex assessore all’Ambiente della Provincia di Taranto Michele Conserva, e l’ingegner Carmelo Dellisanti, rappresentate della ‘Promed Engineering’, sono stati sottoposti agli arresti domiciliari.

#Occupy Alcoa: protesta a 70 metri. A Portovesme due operai salgono su un silos

La protesta degli operai dell’Alcoa non si ferma. In mattinata due operai della fabbrica di Portovesme, in Sardegna a conclusione di un’assemblea, hanno deciso di salire su un silo a 70 metri di altezza. Gli operai chiedono chiarezza sul futuro dell’azienda dell’alluminio e hanno deciso diverse iniziative di lotta da domani a domenica 9 settembre, mentre a Roma, intanto, i rappresentanti sindacali dello stabilimento di Portovesme incontreranno in giornata gli alleati di centro Alfano, Bersani, Casini per chiedere un intervento dal governo.

Una riunione che da unitaria è stata convertita in incontri con le singole forze politiche. ‘Qualcuno – racconta il segretario nazionale Fim Cisl, Marco Bentivogli – si è defilato. Angelino Alfano si è detto amareggiato assicurandoci la sua piena disponibilità’. Anche Casini si tira fuori. ‘Non so chi abbia preferito fare diversamente’, ha detto il leader dell’Udc. Per Pier Ferdinando Casini serve un ‘piano B’ per salvare l’Alcoa e per dare una prospettiva di lavoro ad una zona come il Sulcis. ‘Speriamo – ha spiegato – che nelle prossime ore si materializzino manifestazioni di interesse per l’azienda da parte di altre forze produttive, ma il Sulcis non puo’ essere abbandonato. E se non si arriva ad un salvataggio dell’Alcoa, si deve cercare un’alternativa perché i lavoratori non vogliono gli ammortizzatori sociali, vogliono, comprensibilmente, lavoro’.

In ballo c’è la ricerca di una società disponibile a rilevare l’impianto di Portovesme dalla multinazionale americana. Dopo aver manifestato un interesse, per ora la svizzera Glencore ha preso tempo. Per questo il tavolo sull’Alcoa, previsto inizialmente per domani al Ministero dello Sviluppo economico, è stato rinviato al 10 settembre. Uno slittamento, ha spiegato il sottosegretario Claudio De Vincenti, necessario per ‘consentire la raccolta di tutti gli elementi necessari ad una proficua gestione del confronto’.

I rappresentanti sindacali indicano due strade su cui i partiti che appoggiano l’esecutivo Monti possono far sentire la voce disperata dei lavoratori: ‘rallentare lo spegnimento delle celle elettrolitiche oppure chiedere al governo di creare condizioni di maggiore competitività e rendere più appetibile l’azienda agli occhi del potenziale acquirente, la Glencore.

Dopo aver espresso pieno sostegno alla lotta degli operai dell’Alcoa, Alfano si è appellato al Governo. ‘Se davvero l’Italia vuole attrarre investitori internazionali, la questione ineludibile è quella del contenimento dei costi dell’energia, condizione essenziale per garantire competitività’. Per questo ‘occorre che il governo nazionale e le principali forze politiche creino le condizioni di contesto legislativo che consentano a nuovi investitori di farsi avanti. E la questione dei costi energetici appare decisiva, così come un impegno chiaro del governo sul futuro del settore dell’alluminio. Il Pdl è determinato ad agire in questo senso’.

Pressing sull’esecutivo anche da parte del segretario del Pd. ‘Sollecitiamo il governo a raddoppiare gli sforzi in questi giorni cruciali – ha detto Bersani, al termine dell’incontro con i rappresentanti sindacali di Alcoa. E’ il momento di spingere affinché gli interlocutori industriali diano continuità ai presidi produttivi sul territorio’. Il segretario del Pd, Pier Luigi bersani, ha anche sollecitato ‘il governo a raddoppiare gli sforzi in questi giorni cruciali. E’ il momento di spingere affinché gli interlocutori industriali diano continuità ai presidi produttivi sul territorio”.

Le iniziative degli operai, decise a conclusione dell’assemblea di questa mattina, prepareranno la manifestazione a Roma di lunedì prossimo, in occasione del nuovo vertice al ministero dello Sviluppo economico.

https://cookednews.wordpress.com/2012/07/27/ilva-sciopero-ad-oltranza-per-gli-operai-di-taranto-lallerta-di-confindustria/
https://cookednews.wordpress.com/2012/08/27/vertenza-sulcis-prima-notte-di-lotta-e-assemblea-per-gli-operai-del-carbone-dobbiamo-tenere-la-miniera-viva/

Vertenza Sulcis: prima notte di lotta e assemblea per gli operai del carbone ‘Dobbiamo tenere la miniera viva’

CO2 a 373 metri sottoterra. E’ il progetto appoggiato dagli operai in miniera della Sulcis di Nuraxi Figus, a Gonnesa, in provincia di Carbonia-Iglesias, Sardegna, inizialmente ottanta poi in duecento a occupare da questa notte lo stabilimento per l’estrazione di carbonfossile, dopo l’annuncio della vertenza che mette a rischio il posto di lavoro. Alla Carbonsulcis, i minatori hanno già indetto la prima assemblea, questa mattina alle 7, davanti la lampisteria, dove vengono consegnate le lampade per andare in profondità e raggiungere i pozzi. A tre ore dal vertice in Regione.

A illustrare la protesta, l’Rsu Stefano Meletti. ‘Chiediamo che la politica dia risposte – dice ai lavoratori – senza il bando internazionale nessuno può darci certezza, senza il progetto integrato siamo tutti rovinati. Il sindacalista spiega poi che ‘Le squadre turniste continuino a dare la presenza, abbiamo bisogno di tutelare le strutture e dobbiamo difenderle. Dobbiamo mantenere la miniera viva‘.

Alle 10, per il vertice in Regione sono stati in tre i rappresentanti Rsu presenti. E mentre Meletti continua a parlare, durante l’informativa nel piazzale arriva anche il deputato Pdl Mauro Pili. ‘Si va ad oltranza, ormai il Sulcis è in guerra. Il carbone è strategico, l’alluminio pure. Non si può pensare di chiudere le fabbriche senza colpo ferire’. E chiedono che la vertenza del Sulcis abbia la stessa dignità di quella dell’Ilva di Taranto. ‘Il nostro territorio è oggi una polveriera – dice ancora Meletti – ci sono solo vertenze ed emergenze. La nostra è una lotta per il territorio’.

Per la Regione Sardegna è ora di realizzare una centrale CSS – ‘La strada per il rilancio della miniera di Nuraxi Figus è il progetto integrato di cattura e stoccaggio della CO2. Il Sulcis non può privarsi di questa opportunità. Chiederemo al Governo l’applicazione della Legge 99 del 2009, che prevede la realizzazione di una centrale termoelettrica basata sulle tecnologie CCS (Carbon Capture and Storage)’. A dirlo l’assessore all’Industria della Regione Sardegna, Alessandra Zedda, al termine della riunione di questa mattina a Cagliari.

‘E’ nostro compito convincere il Ministero del fatto che l’investimento è garanzia di innovazione, sviluppo e occupazione per il territorio. La giunta regionale – ha concluso Zedda – approverà, a breve, una delibera d’indirizzo per l’emanazione del bando di gara per la miniera’.

Per la vertenza Carbosulcis confermata la data del vertice al Ministero dello Sviluppo Economico, previsto il prossimo venerdì 31 agosto insieme ad AlcoaEuralluminaPortovesme srl e lo stabilimento sardo. Unitaria la posizione di Regione, Provincia, azienda e sindacati a sostegno del progetto integrato CCS Sulcis, che varrebbe 200 milioni di euro e l’impegno dell’Enel. L’assessore ha invitato le rappresentanze sindacali e i lavoratori a non inasprire le azioni di protesta e nel contempo a mantenere attivi gli impianti.

http://it.wikinews.org/wiki/Il_Ministero_dello_Sviluppo_Economico_ha_selezionato_22_zone_franche_urbane
https://cookednews.wordpress.com/2012/07/26/ilva-sigilli-a-taranto-e-disastro-ambientale-in-8mila-a-difendere-il-posto-di-lavoro/

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