Vauro e ‘la ministra squillo’: sul Manifesto la vignetta della Fornero che aspetta la telefonata di Marchionne

‘Una vignetta vergognosa’: così il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha definito la vignetta  di Vauro sul Manifesto dal titolo: ‘La ministra squillo che la ritrae in abiti succinti. 

La vignetta di Vauro ironizza sulla vicenda Fiat e l’attesa telefonata tra il ministro e Sergio Marchionne, in riferimento alle affermazioni di Fornero che lunedì aveva detto di attendere una telefonata dall’a.d. di Fiat.

‘Voglio dire solo una cosa – ha detto il ministro del Lavoro entrando al Cnel per la presentazione del rapporto sul lavoro, circondata dai cronisti che le chiedevano se il governo avesse convocato i vertici Fiat – trovo vergognosa la vignetta di Vauro sul Manifesto, che denota il maschilismo persistente, volgare e inaccettabile, di alcuni uomini. Sono insulti che respingo al mittente’.

Dalla homepage del quotidiano comunista: ‘ Elsa Fornero se la prende con Vauro  Ma non risponde su Marchionne. La ministra attacca il Manifesto per la vignetta pubblicata oggi: ‘Sessisti, vergognatevi’. Sui social network molti si ribellano alle accuse lanciate da Fornero. La nostra risposta la trovate domani in edicola’.

Dopo l’incontro a Palazzo Chigi con l’ad di Fiat Sergio Marchionne che si terrà sabato prossimo, si dovrà aprire una vera trattativa e un tavolo con le parti sociali. A chiederlo sono Susanna Camusso, leader della Cgil e Maurizio Landini, segretario della Fiom all’indomani dell’annuncio dell’incontro tra il numero uno del Lingotto e il presidente del Consiglio Mario Monti sul futuro della Fiat.

Il ‘governo ha il dovere di chiedere quale è la realtà’, ha sottolineato poi Camusso a Radio Anch’io.’Il piano che la Fiat aveva annunciato, è sparito, non c’è più e l’azienda oggi deve dirci che intenzioni ha. Il Paese deve sapere cosa fanno le grandi imprese del suo Paese. La cancelliera Merkel convocò Opel e disse che non andava bene. Marchionne ci dica la verità in modo che il Paese possa poi regolarsi così si prendono le contromisure’. L’appuntamento di sabato prossimo e il fatto che il premier si sia interessato in prima persona, ‘è importante e giusto perché il presidente del consiglio rappresenta il governo nella sua interezza e nella sua resposanbilità. Penso anche che sarebbe giusto che ci sia un tavolo con le parti sociali’, ha detto Camusso.

Landini, dal canto suo, ha dichiarato: ‘Penso che ci sia bisogno di coinvolgere anche le organizzazioni sindacali e mi auguro che quello non sia un incontro conclusivo ma un incontro che apra una vera discussione, una vera trattativa con la Fiat ed anche con i sindacati’. Ad affermarlo Maurizio Landini, segretario della Fiom, intervistato al Gr3, sull’incontro che si terrà sabato tra il governo e l’ad del Lingotto, Sergio Marchionne.

Sul fatto che sia coinvolto in prima persona il premier Monti, il segretario della Fiom ha poi commentato: ‘Credo che questo sia un fatto importante perché siamo di fronte ad una questione nazionale e cioè se si continua ad avere un’industria automobilistica nel nostro paese. Però di incontri con promesse ne sono stati fatti tanti, c’è bisogno di cambiare, sarebbe necessario aprire un vero confronto che coinvolga anche le parti sociali ed occorre ripristinare la democrazia e la libertà negli stabilimenti Fiat’.

Sabato Marchionne sarò ricevuto da Monti, con i ministri Elsa Fornero e Corrado Passera. Mentre il presidente di Fiat, John Elkann, assicura che la famiglia Agnelli è in sintonia con quanto sta facendo l’Ad del Lingotto. Per ora i toni scelti dal governo nei confronti della Fiat sono tutt’altro che ultimativi. Ovviamente, la speranza è che il gruppo ‘resti in Italia’, ma la parola d’ordine tra i soggetti coinvolti nel dossier è ‘ascolto’. Il premier e i ministri dello Sviluppo e del Lavoro – è la linea concordata – per ora vogliono solo ‘capire le intenzioni del Lingotto’.

E da palazzo Chigi respingono le prime letture date dell’incontro, in cui si parla di ‘pressing di Monti’ verso l’azienda: ‘Non è così, non è questo l’atteggiamento con cui riceveremo Marchionne’.

Gli stabilimenti Fiat in Italia sono dodici: Stabilimento Alfa Romeo di AreseStabilimento Fiat di CassinoElasisStabilimento Lancia di ChivassoLingottoStabilimento Fiat di MelfiFiat MirafioriStabilimento Alfa Romeo di Pomigliano d’ArcoStabilimento Alfa Romeo del PortelloFiat RivaltaStabilimento Sevel Val di SangroStabilimento Fiat di Termini Imerese. Gli altri sono tutti all’estero: Polonia, Ungheria, e Messico sono soltanto alcune nazioni che ospitano la produzione Fiat fuori dai confini italiani.

http://www.ilmanifesto.it/
http://www.fiat.it/

Diaz 11 anni dopo: nuove nomine ai vertici, Manganelli ‘è il momento delle scuse’


Nuove nomine ai vertici della polizia
all’indomani della sentenza della Cassazione sul sanguinoso blitz nella scuola Diaz per il G8 di Genova 2001. Confermate le condanne per le forze dell’ordine, il capo della polizia, il prefetto Antonio Manganelli, ha proposto al ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, che ha condiviso, la nomina del prefetto Gaetano Chiusolo a direttore della Direzione centrale Anticrimine e di Maria Luisa Pellizzari a dirigente dello Sco, il Servizio centrale operativo della polizia di Stato.

Manganelli aveva già commentato la sentenza definitiva, spiegando che ‘ora è il momento delle scuse’.

Si mostra orgoglioso il capo della polizia italiana e dice: ‘Orgoglioso di essere il capo di donne e uomini che quotidianamente garantiscono la sicurezza e la democrazia di questo Paese. Rispetto il giudicato della magistratura e il principio costituzionale della presunzione d’innocenza dell’imputato, fino a sentenza definitiva.

Per questo – ha detto Manganelli – l’istituzione che ho l’onore di dirigere ha sempre ritenuto fondamentale che venisse salvaguardato a tutti i poliziotti un normale percorso professionale, anche alla luce dei non pochi risultati operativi da loro raggiunti’.

‘Ora, di fronte al giudicato penale, è chiaramente il momento delle scuse. Ai cittadini che hanno subito danni e anche a quelli che, avendo fiducia nell’istituzione polizia, l’hanno vista in difficoltà per qualche comportamento errato ed esigono sempre maggiore professionalità ed efficienza’.

Su Facebook e Twitter, all’hot topic #Diaz, i commenti di nomi noti e meno noti. Beppe Grillo @beppe_grillo #Diaz: ‘C’è una gravissima responsabilità del centro-destra. C’è la responsabilità di Fini, che noi non dimentichiamo’.

Roberto Saviano Diaz: ‘la Cassazione ieri ha confermato le condanne dei 25 imputati, per i quali è prevista la pena accessoria della interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Sospenderà i vertici, ma Gianni De Gennaro, numero uno della Polizia durante il G8 di Genova, assolto nel 2011 in quanto ‘i fatti non sussistono’, certamente non si dimetterà da sottosegretario di Stato delegato per la sicurezza della Repubblica, posto che attualmente occupa.
E io non posso fare a meno di pensare che una giustizia che arriva dopo 11 anni, comunque, non è giustizia’.

Amnesty italia ‏@amnestyitalia ‘Il 6 ottobre a Roma, manifestazione nazionale per chiedere alla polizia diritti umani e trasparenza!’ #Diaz #tortura il manifesto ‏@ilmanifesto2012 Diaz. ‘Condannato e destituito chi dava ordini. Uno però è ancora sottosegretario.’ Il direttore di Repubblica Ezio Mauro ‏@eziomauro #Diaz, ‘dopo undici anni la dignità della giustizia’. vinicio marchioni ‏@vmvinicio #Diaz ‘giustizia è fatta. le condanne ora vanno applicate. Don’t clean up this blood’. Il Diavolo Ψ ‏@Dlavolo Diaz, ‘confermate tutte le condanne. Reati prescritti per gli agenti. Che Italia!’ #Vergogna

‘Le bottiglie molotov portate alla #Diaz, un sacchetto di plastica blu. Una messinscena costruita ad arte’, dice Chiarelettere ‏@chiarelettere  e ancora Quando sono stata colpita avevo la schiena contro il muro, le mani alzate. Ricordo di essermi svegliata dopo un giorno di incoscienza’ #Diaz Alessandro Robecchi ‏@AlRobecchi, giornalista e scrittore:Portavano le molotov, ordinavano pestaggi feroci e attentavano all’incolumità di onesti cittadini disarmati. Black Bloc? No, Polizia.’ #Diaz

Marina Petrillo ‏@alaskaRP ReTwitta ‘@imdade: ‘Non ho avuto il coraggio – dice – di venire qua per undici anni.#giustiziaG8 #Diaz #g8 E pubblica la foto della Diaz 11 anni dopoTeeno Baudelaire ‏@peegreco #Diaz, ‘Manganelli: ‘è l’ora delle scuse’. No, è il momento delle dimissioni, le TUE’. Valentina ‏@fridakhaloo ‘Per Manganelli è il momento delle scuse. Scusatelo, non sa quel che dice. #Diaz Federico Bortolini ‏@Federico976 ‘Esiste una cosa chiamata prescrizione per cui se fai un reato ma sono lenti a giudicarti, ti danno una pacca sulla spalla #diaz#vergogna.
Concita De Gregorio ‏@concitadeg, giornalista a Repubblica ‘E continuo a ripetere, come ho detto sotto giuramento in tribunale, che de Gennaro sapeva’ #diaz

E se Amnesty Italia annuncia per il prossimo 6 ottobre una manifestazione nazionale contro i diritti negati durante il G8 di Genova, si aspetta intanto il prossimo 13 luglio, quando dieci persone rischiano di diventare i capri espiatori e vedersi confermare, in Cassazione, una condanna a cento anni di carcere complessivi, in nome di un reato, ‘devastazione e saccheggio’, che rappresenta uno dei tanti detriti giuridici, figli del codice penale fascista, il cosiddetto Codice Rocco.

La Procura generale della Cassazione chiede che vengano confermate le assoluzioni per 13 no global appartenenti al gruppo ‘Sud ribelle’ per una serie di attività tutte riferite al G8 di Genova e alGlobal forum di Napoli del 2001.

In particolare, il sostituto procuratore generale Nicola Lettieri ha sollecitato ai giudici della quinta sezione penale il rigetto del ricorso della Procura di Catanzaro contro l’assoluzione accordata ai 13 imputati tra i quali Francesco Caruso e Luca Casarini dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro il 20 luglio 2010.

La più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale’ Amnesty International

Il G8 a Genova
Dopo Venezia (1987) e Napoli (1994) il G8 torna in Italia, a Genova. A gestire il summit dei paesi più industrializzati del mondo è il nuovo (e primo) governo Berlusconi, appena entrato in carica (11 giugno 2001). Per l’Italia e per il nuovo governo è un appuntamento importante, un’occasione di prestigio, tre giorni in cui i riflettori italiani e internazionali sono puntati su quell’incontro, e invece quelli di Genova finiscono per essere i giorni dell’odio e della follia: ci sono scontri violentissimi tra manifestanti e forze dell’ordine, centinaia di feriti, e un ragazzo di 23 anni, Carlo Giuliani, viene ucciso da un carabiniere ancora più giovane di lui.

Sembrava una macelleria messicana…
Sembrava una macelleria messicana…quando sono arrivato nella scuola ho visto quattro poliziotti, due in divisa, due in borghese che al primo piano infierivano su una decina di persone a terra, non erano miei uomini.

Lo ha detto, il 13 maggio 2007, al processo in corso davanti al Tribunale Genova, Michelangelo Fournier, all’epoca del G8 di Genova vice questore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma, imputato con altri 27 poliziotti per i fatti accaduti alla scuola Diaz.

‘Faccio parte di una famiglia di poliziotti e in un primo tempo non ho avuto il coraggio di rivelare un comportamento così  grave da parte di colleghi’.

Le dichiarazioni del vicequestore Fournier riportano l’attenzione sui tragici fatti accaduti a Genova nel luglio del 2001, quei giorni in cui, secondo Amnesty International, si verificò ‘la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale’.

Già Massimo D’Alema, in un memorabile discorso al Parlamento a proposito dei fatti della Diaz, parlò di ‘notte cilena’.

20 luglio 2001.
È il giorno dell’inizio ufficiale del vertice ma anche il giorno più triste. Dopo una pioggia fittissima, Genova si sveglia fra i cortei di Cobas, le tute bianche di Casarini, i Black block. A Genova ha inizio una vera e propria guerra per le strade. In piazza Alimonda il Defender con a bordo Placanica colto da malore perché forse intossicato dal gas lacrimogeno, isolato dal resto dei Carabinieri, si incaglia in un cassonetto della spazzatura e viene preso d’assalto dai manifestanti. Placanica si sente accerchiato, estrae la pistola e la brandisce verso i manifestanti intimando loro di allontanarsi. Tra loro c’è Carlo Giuliani, genovese, 23 anni, il volto coperto da un passamontagna. Il ragazzo si china a terra, raccoglie un estintore e lo lancia verso l’interno del Defender, ed è a quel punto, racconta Placanica, ‘che ho deciso di sparare due colpi’: Carlo Giuliani muore sul colpo, alle 17.27 del 20 luglio 2001, in Piazza Alimonda, a Genova.

A Genova non è ancora finita
Dopo due giornate di scontri il bilancio degli arresti è di 160 persone fermate. Ora la polizia vuole stanare i black block. Crede di averne individuato il covo nella scuola ‘Dìaz’, usata come dormitorio dal Genoa Social Forum. La sera del 21 luglio la polizia sfonda la porta della scuola ed entra. E lì inizia la violenza arbitraria contro i manifestanti pacifici che si trovano nella scuola. I black block non ci sono. Le testimonianze di questi ultimi giorni riportano all’attualità quelle drammatiche ore, di arbitrio, di violenza e, soprattutto, di temporanea sospensione delle libertà e delle garanzie considerate fondamentali in ogni paese libero e democratico. Qualche giorno dopo il summit, l’opinione pubblica viene a conoscenza di un altro episodio controverso, le presunte violenze nella caserma di polizia di Bolzaneto, a pochi chilometri da Genova. La caserma era stata adibita come centro di prima detenzione per i manifestanti fermati, e lì, secondo le testimonianze dei protagonisti, i fermati sono stati picchiati e sottoposti a trattamenti coercitivi che avevano tutta l’aria di una vendetta per i rovesci subiti dalle forze dell’ordine nei giorni precedenti. Il G8 si chiude con questo tragico bilancio: 1 morto, 560 feriti, 360 tra arrestati e fermati, 25 milioni di danni, 62 manifestanti sotto processo e 85 tra le forze dell’ordine.

Le responsabilità
Le responsabilità di ciò che accadde alla scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto in quei giorni non sono ancora del tutto state chiarite. Il processo al carabiniere Mario Placanica è stato archiviato il 5 maggio del 2003. Fu legittima difesa.


https://twitter.com/#!/search/%23diaz
http://it.wikipedia.org/wiki/Fatti_del_G8_di_Genova
http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=209

Nourredine un anno dopo: Gente Strana Posse feat o’Zulù per non dimenticare

Un anno fa moriva Nourredine Adnane, maghrebino residente a Palermo da più di 20 anni. Con la sua bancarella, ogni mattina, si sistemava davanti al bar dell’Università, a Palermo, vendendo e riuscendo a guadagnare il necessario per se e la sua famiglia. Fino a quando alla municipale non è arrivato lo Sceriffo. Un poliziotto che giorno per giorno ha oberato di multe e contravvenzioni il povero Nourredine. Che vuoi per l’eco della Primavera araba, vuoi per l’esasperazione di quei soldi guadagnati e rubati, si è dato fuoco. Lo ha fatto di mattina, davanti a tutti. Cospargendosi il corpo della benzina con la quale aveva riempito una bottiglia di naturale piccola. Lo ha fatto sotto gli occhi dello Sceriffo, dopo l’ennesimo verbale. Quattro giorni di agonia in ospedale, prima di morire. E’ tuttora in corso una causa per accertare le responsabilità.

I Gente Strana Posse, gruppo palermitano nato nel 2004 per iniziativa degli allora giovanissimi Picciotto e PeppeSud all’interno dell’occupazione dello S.P.A.R.O., nel centro storico di Palermo, insieme a DjDee, per non dimenticare hanno realizzato, in collaborazione con Zulù (99 Posse), ‘Viaggi di sabbia’. Un omaggio a tutti quelli che attraversano il Canale di Sicilia su imbarcazioni e gommoni senza alcuna certezza di raggiungere la terra ferma. ‘Il brano ed il videoclip di Viaggi di sabbia sono dedicati a Noureddine Adnane morto il 19 febbraio 2011 – spiegano i Gente Strana Posse. Noureddine dopo aver subìto nel tempo varie vessazioni ed essere stato perseguitato da una squadra di poliziotti della municipale, tra l’indifferenza delle persone si è dato fuoco in pieno centro a Palermo’.

Viaggi di sabbia è un video auto prodotto. Director Ruben Monterosso e Daniele Fabrizi, edit Antonio Cusimano, footage immigrazione Enrico Montalbano. Videoclip – Ita. 2012 shot with Canon EOS 7D – footage DVcam –

info su Noureddine su:
fortresseurope.blogspot.it/2011/02/noureddine-adnane.html
http://www.myspace.com/gentestranaposse musica e biografia
http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/6a84dedfa89f765f3034ce81cd606408.pdf 

Il Manifesto a rischio chiusura. Ieri il fax che annuncia la liquidazione coatta amministrativa

Questa non è uno scherzo, viene da pensare oppure che la storia si ripete. Sta di fatto che ieri la redazione di Il manifesto, il quotidiano comunista, ha ricevuto un fax con una notizia che per il giornale fondato nel 1969 ha probabilmente superato ogni altro fatto del giorno. L’oggetto del fax è la cessazione attività. Ed ecco la prima di oggi con un No rosso a tutta pagina e le motivazioni. ‘La trattativa sul futuro del nostro-vostro giornale è in corso – si legge sulle pagine digitali del sito web. La prossima settimana è previsto un incontro. Oggi i liquidatori hanno comunicato le loro intenzioni: chiudere il manifesto’.

Il Manifesto è in liquidazione coatta amministrativa dal 6 febbraio. ‘Una procedura – dicono – alla quale siamo stati costretti perché non eravamo più in grado di garantire la vita del giornale. Siamo finiti in un ciclone più grande di noi: la crisi della carta stampata (tutta con poche eccezioni) nell’era digitale, il calo fortissimo e prolungato della raccolta pubblicitaria dovuto alla crisi, il taglio drastico dei contributi pubblici all’editoria. Tre colpi che hanno messo in difficoltà testate più solide di noi e costretto a chiudere molti giornali.

E poi ‘è richiesta concessione trattamento straordinario di integrazione salariale. Ce lo inviano i nostri liquidatori: da febbraio siamo con i conti bloccati’ continua il fax. Si replica ancora una volta per un giornale da sempre a rischio chiusura con una politica di autotassazione che conta più sui fondi per l’editoria che sulla possibilità di arricchimento o benessere economico e che è andato avanti nel tempo con campagne di abbonamento e una stretta fidelizzazione dei lettori, la possibilità di 12 mesi di cig, cassa integrazione per tutti i lavoratori.

Secondo quanto riportato dai colleghi de Il Manifesto, con i liquidatori è stata avviata una trattativa.

 ‘Si comunica che è stata decisa la cessazione della complessiva attività aziendale della cooperativa Il manifesto in Liquidazione Coatta Amministrativa’. Solo un passo formale per avviare la trattativa al ministero? Si chiedono, dandosi un forse per risposta.

Inizia con un ‘Siamo alla prova cruciale’ il dossier di approfondimento sulle cause che hanno portato alla liquidazione, ‘al corpo a corpo con la nostra stessa vita materiale e politica. Il manifesto andrà in liquidazione coatta amministrativa, ribadiscono. Verranno funzionari di governo, che si sostituiranno al nostro consiglio di amministrazione. È una procedura cui siamo stati costretti dai tagli alla legge dell’editoria. Noi, come altre cento testate, nazionali e locali, non potremo chiudere il bilancio del 2011. Mario Monti e il ministro Passera potrebbero riuscire dove Berlusconi e Tremonti hanno fallito’.

Segue l’invito a continuare a credere e sostenere l’esperienza politica del giornale. ‘Cerchiamo di continuare a fare informazione in una situazione che è molto difficile per ciascuno di noi’.

http://www.ilmanifesto.it/dossier/senza-fine/
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Perché Johnny Depp è a Il Manifesto?

 L’attore hollywoodiano, in tour promozionale per il film The Rum Diary ha posato con una copia del quotidiano comunista. A diffondere l’immagine il profilo Facebook del giornale diretto da Norma Rangeri e il commento: ‘#johnnydepp con #ilmanifesto…e scusate se è poco! Attualmente sono 1.317 gli utenti a cui piace la scelta del quotidiano fondato nel 69 e alle prese con la campagna abbonamenti. Un numero che sembra destinato a crescere insieme a quello delle 1.707 condivisioni. Già in passato era stato Dustin Hoffman a posare per la redazione che si autotassa e va avanti con i contributi dei lettori e della pubblicità.

The Rum Diary – Cronache di una passione (The Rum Diary) è un film del 2011, diretto da Bruce Robinson, interpretato da Johnny Depp e basato sul romanzo di Hunter S. Thompson Cronache del rum.

Paul Kemp è un giornalista freelance che, appena trasferitosi da New York a Porto Rico inizia a scrivere per un giornale locale, il The San Juan Star. Qui viene catturato da un vortice di alcool, donne ed eccessi di ogni tipo che trasformano la sua vita in una sfida continua a più livelli.

Il film è uscito negli Stati Uniti il 28 ottobre 2011, mentre in Italia viene distribuito da 01 Distribution dal 24 aprile 2012.

Una precisazione? Il trailer originale in inglese, pubblicato su Youtube il 26 agosto scorso ha una risoluzione sicuramente migliore di quello in italiano, che troviamo sullo stesso canale streaming dal 15 aprile.

Johnny Depp è nel cast di Dark Shadows la serie cult che Tim Burton porta sul grande schermo italiano dall’11 maggio, insieme a Michelle Pfeiffer e Helena Bonham Carter.

 http://www.ilmanifesto.it/
http://www.mymovies.it/film/2011/therumdiary/

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