‘Public Money’, arrestato l’ex sindaco di Parma Pietro Vignali

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C’è anche l’ex sindaco di Parma Pietro Vignali tra i destinatari di quattro provvedimenti di custodia cautelare ai domiciliari emessi dalla Procura cittadina per peculato e corruzione.

Nel corso delle indagini, tenute dalla Guardia di Finanza, è stato appurato che gli indagati ‘hanno tenuto costantemente, nel corso di più anni, una condotta fraudolenta finalizzata ad accumulare ingenti ricchezze da destinare a usi strettamente privati’, si legge in una nota della Gdf. Sequestrati beni per 3,5 milioni di euro.

I soldi accumulati illegalmente sarebbero serviti, secondo gli inquirenti, a finanziare la campagna elettorale per le elezioni amministrative di Parma del 2007, a ‘fidelizzare’ la popolazione parmense, e non a un particolare ‘movimento’ politico anche al fine di una eventuale candidatura alle successive elezioni politiche nazionali. I soldi sarebbero anche stati utilizzati per il controllo della stampa locale e inoltre sarebbero state favorite le assunzioni di parenti e amici in aziende pubbliche.

Le altre ordinanze riguardano l’ex presidente del Cda e consigliere delegato di STT Holding Spa e ALFA Spa Andrea Costa; il vicepresidente di Iren Mercato Spa, ex coordinatore provinciale PdL a Parma, Luigi Giuseppe Villani; e l’editore, consigliere e presidente del Cda della societa’ Iren Emilia Spa, Angelo Buzzi. L’operazione, condotta dalla Guardia di Finanza, si chiama ‘Public money‘ e ha visto il sequestro di beni per 3,5 milioni di euro: beni mobili e immobili riconducibili agli arrestati.

  Nel complesso, gli indagati sarebbero 17. Di Vignali, già costretto a dimettersi nel 2011 a causa degli scandali e degli arresti che avevano travolta la sua giunta, si era recentemente fatto anche il nome come possibile candidato alle elezioni politiche per il Pdl.

Ilva: ancora arresti, proclamato lo sciopero

Sono almeno cinque, oltre a quelle indicate nelle ordinanze di custodia cautelare eseguite ieri, le persone indagate nell’inchiesta sull’Ilva di Taranto. Lo si è appreso da fonti giudiziarie. Tra queste ci sono don Marco Gerardo, il segretario dell’ex arcivescovo di Taranto mons. Benigno Luigi Papa, e il sindaco di Taranto Ippazio Stefano.

Il sacerdote è accusato di false dichiarazioni al pubblico ministero in relazione ad una presunta tangente di 10mila euro che l’ex responsabile dei rapporti istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà, arrestato ieri, avrebbe consegnato al consulente del Tribunale nonché ex preside del Politecnico di Taranto Lorenzo Liberti per addomesticare una perizia sulle fonti di inquinamento. Archinà aveva riferito agli inquirenti che quella somma, prelevata da cassa aziendale, non era destinata a Liberti ma si trattava di una elargizione alla curia tarantina. Il sindaco di Taranto è indagato per omissioni in atti d’ufficio in relazione alle prescrizioni a tutela dell’ambiente cittadino. La sua iscrizione nel registro degli indagati sarebbe un atto dovuto derivante da una denuncia di un consigliere comunale, Filippo Condemi.

Tra i cinque ulteriori indagati nell’inchiesta – madre sull’Ilva di Taranto c’é anche un poliziotto della questura di Taranto. L’ipotesi di reato sarebbe rivelazione di segreti d’ufficio.

Accertamenti Gdf a Bari e Roma su vecchia Aia – La Procura della Repubblica di Taranto ha delegato la Guardia di Finanza ad eseguire accertamenti a Bari e a Roma in relazione al via libera alla vecchia Autorizzazione integrata ambientale (Aia) rilasciata il 4 agosto 2011 all’Ilva di Taranto, poi riesaminata e approvata alcune settimane fa. Lo si è appreso da fonti giudiziarie. Nelle oltre 500 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Patrizia Todisco ed eseguita ieri, numerose pagine, contenenti anche intercettazioni, sono dedicate a dialoghi con funzionari regionali sulle prescrizioni ambientali che l’Ilva avrebbe dovuto rispettare, poi confluite nella vecchia Aia.

Dalle 7 è iniziato lo sciopero proclamato da Fim, Fiom e Uilm all’Ilva di Taranto dopo l’annuncio dell’azienda di chiusura dello stabilimento in seguito ai provvedimenti di ieri della magistratura, tra i quali il sequestro dei prodotti finiti e semilavorati con divieto di commercializzarli. Lo sciopero durerà almeno 24 ore. Dinanzi alle portinerie sono in atto sit-in di lavoratori, mentre qualche momento di tensione si è registrato tra chi voleva entrare e chi invece invitava a scioperare. Ieri l’azienda ha anche comunicato la chiusura dell’area a freddo, facendo rimanere a casa i lavoratori di quell’area.

E dopo la proclamazione dello sciopero gli uffici della direzione dell’Ilva di Taranto sono stati occupati da alcune centinaia di operai. Gli operai, dopo aver organizzato un corteo interno al quale hanno partecipato sia quelli impiegati nell’area a caldo sia quelli dell’area a freddo, hanno occupato di fatto tutta la palazzina che ospita la direzione dello stabilimento e ora stanno decidendo come proseguire la protesta. “Non hanno voluto trovare una soluzione, governo e azienda continuano ad usarci – dicono alcuni di loro – e a rimetterci siamo soltanto noi e questa città. Così non può continuare. ‘Cosa accadrà? Non lo sa nessuno – dicono – qui si naviga a vista’.

Dopo aver occupato la direzione dello stabilimento Ilva di Taranto, gli operai hanno convinto anche gli impiegati dell’Ufficio personale a lasciare gli uffici. Una delegazione di una decina di persone è poi riuscita a salire al primo piano della palazzina per parlare con il direttore dello stabilimento. I cancelli sono aperti e non c’é alcun controllo. Continuano i presidi nei pressi di alcune portinerie.

Domani si terrà il consiglio di amministrazione dell’Ilva ed é confermato, sempre per domani, l’incontro tra azienda e sindacati, già programmato per discutere della cassa integrazione annunciata per 1.942 dipendenti, prima della nuova bufera giudiziaria. Per giovedì è fissato un incontro tra governo, sindacati ed enti locali a Palazzo Chigi.

Proclamato lo sciopero nazionale dei metalmeccanici il prossimo giovedì 29 novembre da Cgil Cisl e Uil.

Tributi Italia e i 100 milioni non versati a 400 Comuni, arrestato l’amministratore

L’amministratore di fatto della Tributi Italia spa, società concessionaria per la riscossione dei tributi in oltre 400 Comuni, è stato arrestato dalla Guardia di Finanza con un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale di Chiavari.

Le accuse nei confronti di Giuseppe Saggese sono peculato, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, omesso versamento di ritenute certificate e omesso versamento Iva.

Secondo l’accusa la società, in amministrazione straordinaria con un commissario, avrebbe operato fino al 2010 riscuotendo imposte, mai versate ai comuni, per oltre cento milioni. Saggese, in particolare, avrebbe personalmente sottratto alla società circa 20 milioni.

Le persone indagate sono in tutto nove, cinque delle quali sottoposte a misure cautelari, più altre quattro perseguite a piede libero.

Contestualmente all’arresto di Saggese, la procura ha anche disposto il sequestro per equivalente di otto milioni e diverse perquisizioni a Rapallo, Recco, Cogorno (in provincia di Genova), Genova, Roma e Borgonovo del Tidone (Piacenza) nei confronti di altri soggetti indagati.

Saggese  non ha badato a spese, con prelievi giornalieri dai conti della società anche di 10.000 euro in denaro contante, autovetture di lusso, yacht ed aerei privati, soggiorni in località prestigiose, feste mondane e concerti di musica.

Molti dei circa 1000 dipendenti di Tributi Italia spa sono stati licenziati, molti altri sono in cassa integrazione, mentre alcuni Comuni sono arrivati sull’orlo del dissesto finanziario.

Le Fiamme gialle finora sono riuscite a sequestrare beni e denaro per circa 9 milioni di euro, ma appare difficile, spiegano gli inquirenti, pensare di riuscire a trovare gli altri circa 90 milioni che mancano all’appello per rifondere i Comuni.

http://www.gdf.gov.it
http://www.tributi-italiaamministrazionestraordinaria.it/

Laziogate: arrestato Fiorito

 L’ex capogruppo del Pdl alla Regione Lazio, Franco Fiorito, è stato arrestato per peculato dal nucleo di polizia Valutaria della Guardia di Finanza. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip su richiesta del procuratore aggiunto Alberto Caperna e del pm Alberto Pioletti. I pm contestano a Fiorito l’appropriazione di una somma che si aggira intorno al milione e 300mila euro, come emerge dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Stefano Aprile. L’ordinanza di arresto dell’ex capogruppo Pdl alla Pisana è stata disposta dal gip del tribunale di Roma che ha ritenuto necessaria la misura per il pericolo di fuga e il rischio di inquinamento delle prove. Secondo quanto si è appreso i militari del nucleo di polizia valutaria hanno arrestato Fiorito a Roma ed è stato trasferito in carcere. Decine le perquisizioni e gli accertamenti in corso presso uffici e abitazioni riconducibili all’ex capogruppo del Pdl.

Intanto si allarga l’inchiesta della procura di Viterbo in merito alla pubblicazione sulla stampa di una serie di fatture false per screditare l’esponente del Pdl del Lazio, Francesco Battistoni.

Le indagini riguardano ora anche alcuni componenti del coordinamento regionale del Pdl anche se sul loro nome c’è il più stretto riserbo da parte dei magistrati. Ieri mattina il pubblico ministero, Massimiliano Siddi, ha ascoltato per cinque ore l’ex capogruppo Pdl alla Pisana, Fiorito, che insieme al giornalista Paolo Gianlorenzo è indagato per la falsificazione delle fatture riconducibili a Battistoni.

Era stato lo stesso Fiorito a riferire nel precedente interrogatorio, il 24 settembre, che i documenti con le fatture prima di essere consegnate alla procura di Roma erano stato fotocopiati nell’ufficio alla Camera del coordinatore del Pdl del Lazio. Secondo Fiorito i documenti sarebbero quindi stati consegnati alla procura di Roma senza alcuna falsificazione e, quindi, i responsabili sarebbero da cercare nel tragitto che i documenti hanno fatto da casa sua fino al tribunale.

http://www.gdf.gov.it/GdF/it/Home/
https://cookednews.wordpress.com/2012/09/21/laziogate-indagato-fiorito-la-polverini-non-ci-sta-ecco-il-video-piu-cliccato-della-rete/

Laziogate: indagato Fiorito, la Polverini ‘non ci sta’ ecco il video più cliccato della Rete

Individuato il colpevole, Franco Fiorito, l’uomo delle ostriche a 240 euro della cravatte e sciarpe di seta, delle cene da migliaia di euro, ex capogruppo del Pdl alla regione lazio indagato per peculato dalla Guardia di Finanza, la Polverini, Renata, presidente della Regione Lazio in pieno Laziogate non ci sta. E anche a volersi dimettere la procedura non lo permette e c’è chi prende le sue difensive. Angelino Alfano che la designa come parte lesa nello scandalo dei fondi  e Berlusconi in cima alla lista le mostra il proprio sostegno dicendo ‘Niente dimissioni’.

La Presidente della Regione Lazio, Polverini, non poteva non sapere dell’accordo che c’era per la ripartizione dei fondi tra i diversi gruppi del Consiglio regionale. E’ quanto ha riferito ieri l’ex capogruppo del Pdl alla Pisana, Franco Fiorito, interrogato dagli inquirenti della Procura di Roma. Fiorito ha parlato di un accordo che prevedeva la ripartizione da parte dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale dei fondi tra i diversi gruppi.

‘Non ne potevo piu’, ero ossessionato dalle richieste di denaro da parte degli altri consiglieri del mio gruppo’: cosi’ Fiorito ha raccontato del continuo ‘pressing’ subito da parte dei consiglieri nel suo gruppo che continuavano a chiedergli denaro. Secondo quanto si è appreso ha inoltre parlato di una sorta di ‘accordo’ per la ripartizione dei fondi di tutti i gruppi del Consiglio regionale. Per ogni consigliere appartenente ad un gruppo era prevista l’assegnazione di circa 100mila euro l’anno.

Ecco allora il video del consiglio di lunedì, quando la Polverini si è rivolta alla platea di politici e consiglieri in seduta regionale. ‘Non sono disposta a pagare le colpe degli altri’, ha detto la presidente.

http://www.regione.lazio.it/rl_main/

Alcoa: gli operai manifestano a Roma, atteso incontro con il ministro dello Sviluppo

Alcoa, manifestazione a Roma in attesa incontro a ministero Sviluppo. Mentre centinaia di operai dell’Alcoa di Portovesme stanno manifestando a Roma contro la chiusura dell’impianto che costerà il posto a centinaia di persone, il ministro del Welfare Elsa Fornero ribadisce che il governo non intende tenere in piedi un sito improduttivo. La tensione intanto è altissima in via Molise, davanti al ministero dello Sviluppo economico, dove si sta tenendo la protesta.

Le forze dell’ordine hanno fatto una carica di alleggerimento contro i lavoratori per respingere quelli che cercavano di entrare nel ministero dall’ingresso di via Veneto. Il nervosismo degli operai è aumentato dopo aver appreso che il ministro Corrado Passera non è al tavolo. La Alcoa Italia intanto ha confermato che il gruppo proseguirà nelle procedure di chiusura degli impianti prevista per la fine dell’anno.

Vicino al ministero si è scatenato un fitto lancio di mini lamine di alluminio e bottiglie contro le forze dell’ordine da parte dei manifestanti. Le forze dell’ordine hanno risposto manganellando alcuni partecipanti alla manifestazione, poi sono iniziati gli scontri. Continua anche il fitto lancio di bombe carta davanti al ministero. La polizia sta caricando i manifestanti che stanno arretrando ma restano nei pressi del ministero. La situazione è molto tesa. Gli operai dopo i lanci di bottiglie e le cariche si sono fermati con le mani alzate e urlano ‘Vergogna’. Già in precedenza alcuni manifestanti avevano cercato di sfondare il cordone di sicurezza delle forze dell’ordine che presidiano in tenuta anti-sommossa il ministero. Gli agenti hanno cercato di respingere e calmare i manifestanti più agitati, ma alcuni operai hanno lanciato delle bombe carta verso la polizia. I lavoratori continuano a protestare con fischietti e striscioni, battendo i propri caschi da lavoro. Mentre la protesta non accenna a placarsi, aumentano le misure di sicurezza intorno a via Molise con la chiusura di tutti gli accessi alla strada.

‘Bastardi ci avete deluso’, aggredito Stefano Fassina  (PD)
Stefano Fassina, responsabile per l’economia e il lavoro del Pd, è stato aggredito da alcuni manifestanti dell’Alcoa sotto al ministero dello Sviluppo Economico. Fassina stava rilasciando un intervista quando alcuni operai si sono avvicinati gridando ‘bastardi ci avete deluso’ e poi lo hanno spintonato. Scortato dalle forze dell’ordine Fassina è stato costretto ad allontanarsi inseguito da un gruppetto di operai che gli urlavano contro.

Un manifestante lievemente ferito
Un manifestante è rimasto ferito per evitare una bomba carta che stava per esplodere. Petardi e fumogeni esplosi, slogan contro il governo, contestazioni pesanti. Caduto in terra, il manifestante è stato soccorso dagli agenti di polizia. L’incidente è avvenuto nei pressi del ministero dello Sviluppo economico dove continuano a udirsi esplosioni di bombe carta. Una di queste è stata lanciata oltre la cancellata del ministero ma non è esplosa. ‘Abbiamo provato a forzare un po’ ad andare un po’ avanti per farci sentire, ma ci hanno buttato subito a terra. Il poliziotto che avevo davanti mi ha odiato, io sono un padre di famiglia non un criminale. Sono disposto a tutto, anche a prenderle, pur di non perdere il lavoro’. Questo il racconto dell’operaio Alcoa ferito alla schiena durante gli scontri avvenuti in via Molise, accanto al ministero dello Sviluppo economico dove è in corso il vertice sulla vertenza Alcoa. L’uomo ha accettato di farsi medicare da un’ambulanza. ‘Però – ha ripetuto più volte – voglio restare qui. Io in ospedale non vengo’. Sono 14 invece  gli agenti rimasti feriti durante gli scontri.

Mezzo della Guardia di Finanza danneggiato
Un mezzo della guardia di finanza è stato danneggiato durante i momenti di tensione. Quando i manifestanti hanno tentato di sfondare il cordone delle forze dell’ordine ci sono stati lanci di sassi e carta contro agenti e un mezzo. Una bomba carta è esplosa  danneggiandolo, seppur non gravemente. Gli autobus con percorrenza nel centro della capitale sono stati deviati, mentre il centro cittadino è stato blindato.

‘Noi siamo vicini ai lavoratori dell’Alcoa e ci sentiamo di spiegare loro lo sforzo che il governo sta facendo per cercare di tenere in piedi quei posti di lavoro, ma devono essere sostenibili economicamente, cioè non possono essere tenuti in piedi così’, ha detto Fornero a Torino poco prima che al ministero dello Sviluppo economico iniziasse un nuovo incontro nel tentativo di trovare un acquirente per il sito sardo dell’alluminio.

In oltre 550 sono arrivati dalla Sardegna per fare sentire la propria voce davanti al ministero dello Sviluppo Economico dove si tiene il vertice sul futuro dell’Alcoa. In 350 sono partiti ieri sera in traghetto da Olbia, dove sono arrivati con sette pullman, destinazione Civitavecchia, mentre altri 100 hanno raggiunto la capitale, in nave e in aereo, da Cagliari. I rimanenti 100 operai sono partiti  invece in mattinata in aereo per garantire il normale svolgimento dei turni nello stabilimento di Portovesme. Tra i manifestanti in piazza anche i tre operai che sono stati asserragliati per giorni sul silos dell’Alcoa a 66 metri d’altezza nello stabilimento di Portovesme. Con loro, anche 23 sindaci dei maggiori centri del Sulcis-Iglesiente, fra cui Carbonia.

‘Non ci preoccupa la manifestazione, ci preoccupa tutto il problema dell’Alcoa’, ha detto Fornero commentando i tafferugli scoppiati durante il corteo di circa 600 persone che si stava avvicinando alla sede del ministero in Via Veneto.

Governo, Alcoa, sindacati e rappresentanti della Regione Sardegna e delle istituzioni locali si stanno intanto incontrando al ministero dello Sviluppo economico per valutare la possibilità di trovare un nuovo acquirente. A rischio circa un migliaio di  posti di lavoro. Partecipano il governo, con il sottosegretario allo Sviluppo, Claudio De Vincentis, e il viceministro al Lavoro Michel Martone, rappresentanti dell’Alcoa, la Regione Sardegna con il governatore Ugo Cappellacci, e rappresentati degli enti locali del Sulcis Iglesiente. E’ presente una folta delegazione sindacale, con circa 30 esponenti, rappresentanti di Cigl, Cisl e Uil, le loro categorie metalmeccaniche e locali.

Nel fine settimana il ministro Corrado Passera ha detto che ancora non vi è alcuna seria manifestazione di interesse dopo che venerdì sera Alcoa, multinazionale statunitense dell’alluminio, ha comunicato di non aver ricevuto dal 1° agosto nessuna nuova e concreta manifestazione di interesse da parte di potenziali acquirenti per l’impianto di Portovesme.

Passera la scorsa settimana aveva detto che il gruppo svizzero Glencore sarebbe interessato a rilevare lo stabilimento se saranno rispettate alcune condizioni, in particolare una riduzione sul costo dell’energia. Anche il gruppo svizzero Klesch, che opera sempre nel settore dell’alluminio, avrebbe manifestato un interesse da verificare, sempre secondo il ministro. 

L’unico pretendente interessato, il fondo tedesco Aurelius, si è ritirato dalle trattative col governo a inizio agosto.

Una delle difficoltà principali a trovare un nuovo compratore è l’alto costo dell’energia in Italia tanto che il ministero, in uno scambio di comunicazioni che ha avuto la scorse settimana con Glencore ha promesso uno sconto sulle tariffe per 15 anni nel caso in cui rilevassero il sito sardo.

Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha detto: ‘L’Italia non ha una politica industriale da vent’anni, sono problemi che avrebbero dovuto già essere risolti. Abbiamo bisogno di energia a costi più bassi. Alcoa è solo uno di tanti esempi che ci sono nel Paese, paghiamo per l’energia più di chiunque altro’.

‘Ci aspettiamo che il governo trovi una soluzione che non sia quella di chiudere l’impianto e che ci presenti le manifestazioni di interesse delle quali ha parlato’, ha aggiunto Daniela Piras della Uilm.

Alcoa, che ha avviato dal primo settembre lo spegnimento delle fornaci, ha deciso la chiusura dello stabilimento entro la fine dell’anno nell’ambito di un progetto di riorganizzazione degli impianti del gruppo. In questo caso sarebbero a rischio centinaia di posti di lavoro, che si andrebbero ad aggiungere ai circa 500 a rischio nella miniera Carbonsulcis, che si trova sempre nella stessa area in Sardegna.

Alcoa in Italia nasce nel 1967 a Milano quale ufficio di rappresentanza e commerciale per la gestione delle vendite di materiale di produzione statunitense ed europea alla clientela italiana e del Bacino Mediterraneo.

A seguito dell’acquisizione nel 1996 della società a partecipazione statale ALUMIX (gruppo EFIM), Alcoa – con sede direzionale a Milano – conta attualmente 2 unità produttive di prodotti laminati a Fusina (Venezia) e di alluminio primario a Portovesme (Sardegna), nonché vari uffici commerciali e amministrativi.

http://www.alcoa.com/italy/it/info_page/home.asp
https://cookednews.wordpress.com/2012/09/04/occupy-alcoa-protesta-a-70-metri-a-portovesme-due-operai-salgono-su-un-silos/
https://cookednews.wordpress.com/2012/08/27/vertenza-sulcis-prima-notte-di-lotta-e-assemblea-per-gli-operai-del-carbone-dobbiamo-tenere-la-miniera-viva/

Si torna a scuola: da domani in 8milioni sui banchi. Rivoluzione Profumo, niente carta

Mentre a Padova  la Guardia di Finanza sequestra oltre 1,6 milioni di prodotti di cancelleria pericolosi o contraffatti, nell’ambito dell’operazione ‘Back 2 school’ contro il commercio illegale, a Torino La Stampa, il quotidiano piemontese fa il punto su cosa vuol dire andare a scuola nel 2012 dopo le prime applicazioni del tecnico Profumo, il ministro all’Istruzione del Governo Monti, e il via di domani, prima giornata di scuola, dopo la partenza di giorno 5 nelle strutture altoatesine, e quella dei prossimi giorno nel resto di Italia, saranno 8 milioni gli studenti a sedersi sui banchi di scuola.

Questa settimana la campanella scolastica suonerà per tutti – o quasi – gli otto milioni di studenti delle scuole italiane. I primi ad andare in classe sono stati i ragazzi altoatesini che hanno iniziato già il 5 settembre. Oggi sarà la volta dei ragazzi della Val d’Aosta, domani a quelli del Molise e mercoledì Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana, Trentino, Umbria e Veneto. Giovedì toccherà a laziali e campani. Venerdì sarà il primo giorno di scuola in Sicilia, mentre gli ultimi ad entrare in classe saranno i ragazzi fra una settimana esatta gli studenti di Sardegna, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Liguria, Puglia. Sarà il primo anno messo a punto per intero dal ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, e l’accento sarà tutto sulla rivoluzione digitale che dovrà portare a bandire il più possibile ogni forma di carta dagli istituti scolastici.

LIBRI
Ogni famiglia spenderà 100 euro in più per i testi

Si spenderanno cento euro in più rispetto allo scorso anno. È l’aumento medio previsto per i libri di testo per l’anno scolastico in apertura dal Movimento dei Consumatori. Se nel 2011 le famiglie avevano speso circa 400 euro per l’acquisto dei libri (compreso l’acquisto di dizionari e articoli per la scuola) ora invece spenderanno 500 euro (dato riferito ai licei, negli istituti professionali la spesa è minore). Per risparmiare i libri si possono anche comprare al supermercato. Da Auchan alla Coop ormai anche i le grandi catene vendono libri scolastici e, secondo un’indagine di Altroconsumo, sono in grado di proporre sconti che vanno dal 15% al 20%.

La grande distribuzione non teme confronti anche sull’acquisto del corredo scolastico. Secondo il Movimento Consumatori per un corredo di marca acquistato negli ipermercati si spendono in media 72 euro a Bari, 79 euro a Roma e 82 euro a Milano contro i 107 euro di Bari, i 119 di Roma e i 132 di Milano se si decide per l’acquisto al dettaglio.

Ma le buone notizie riguardano quest’anno anche le cartolibrerie dove sono in calo i prezzi dei diari non di marca in tutte e tre le città campione (-83% addirittura a Milano), ci sono sconti sui quadernoni non di marca e anche su quelli “griffati”, le offerte sugli astucci senza griffe e un calo fino al 7% dei prezzi degli zaini.

DIDATTICA
Entro 12 mesi programmi multiculturali

Ormai per quest’anno è andata com’è andata, ma dal prossimo qualcosa cambierà nello studio alle elementari e alle medie. Dopo una lunga attesa è stata pubblicata la bozza per i nuovi programmi, che è all’esame del Consiglio di Stato per un parere.

La Lega è ormai un ricordo del passato, elementari e medie del futuro saranno sempre più scuole multiculturali e anche i programmi dovranno rispecchiare questa nuova realtà. Dovrà essere garantita la libertà di religione e dovranno essere previsti percorsi didattici specifici per rispondere ai bisogni educativi di tutti gli allievi. In particolare per gli alunni con cittadinanza non italiana tutti i prof, non solo quelli di italiano, dovranno adattare i programmi alle loro esigenze. E soprattutto i programmi di storia dovranno essere aggiornati per diventare multiculturali.

Cadono molti tabù. Imparare l’italiano significa accettare le basi degli studenti, anche i dialetti, e gli idiomi locali. E comunque vanno tenute in considerazione anche le espressioni «locali», di strada e gergali. Calcolatrici e computer sono caldamente consigliati in matematica.

BIBLIOTECHE
Il rebus dei prof ‘inidonei’

Sotto i vari tagli della spending review sono finiti anche i docenti inidonei, professori che per motivi di salute fisica o psichica hanno chiesto, ed ottenuto, di non essere più utilizzati per l’insegnamento, professione che richiede un impegno che non sempre si riesce a garantire.

Fino ad ora venivano utilizzati all’interno delle segreterie, di biblioteche scolastiche o in altre mansioni.

A loro scelta, dallo scorso anno, potevano essere inseriti a pieno titolo nelle segreterie diventando a tutti gli effetti «assistenti amministrativi». Con il decreto Spending review di luglio la scelta diventava un obbligo, togliendo quindi posti liberi a chi era nelle graduatorie di assistenti amministrativi ormai da anni. Ma anche privando di sostegno le biblioteche scolastiche. Dopo un mese di proteste, scioperi della fame e lettere che raccontano le storie e il lavoro svolto all’interno delle scuole da questi prof che lontani dall’insegnamento in classe riescono a svolgere laboratori di approfondimenti preziosissimi nelle biblioteche scolastiche, il ministro ha promesso di approfondire la questione per arrivare a una soluzione.

SUPPLENTI
In ritardo le nomine di 50 mila sostituti

Anche quest’anno, al 31 agosto, ci sono circa 50mila supplenti in attesa di conoscere il proprio destino. Il ritardo nelle nomine è uno dei problemi cronici della scuola italiana. L’organico di diritto dei docenti per il prossimo anno scolastico, secondo i dati della Flc Cgil, è di 600.839 persone, a cui vanno aggiunti 63.348 insegnanti di sostegno, per un totale di 664.187 docenti. Ma di fatto la scuola ha 625.878 docenti, cui vanno aggiunti 90.469 di sostegno, per un totale di oltre 716mila insegnanti. In pratica, significa che poiché non è stata realizzata la stabilizzazione dell’organico, ogni anno a settembre i dirigenti scolastici devono chiamare 50mila supplenti, tra cui 30mila insegnanti di sostegno, per sopperire ai vuoti nelle classi. Il primo passo è chiamare dalle graduatorie a esaurimento, dopodiché, nel caso di mancate disponibilità sufficienti, si passa al personale precario delle graduatorie d’istituto. Vanno a rilento anche le nomine dei 21mila nuovi docenti immessi in ruolo quest’anno.

SICUREZZA
Troppi gli istituti a rischio sisma

Solo il 45% delle scuole ha un certificato di agibilità statica contro il 97% della Germania, il 94% della Francia, il 92% dell’Inghilterra, l’88% della Spagna, il 77% della Polonia, il 71% del Portogallo, il 62% della Romania, il 58% della Bulgaria e il 52% della Grecia. Sono i dati contenuti in uno studio di KRLS Network of Business Ethics. Quello dell’edilizia scolastica è uno dei problemi principali delle scuole alle prese con una cronica mancanza di fondi.

Quest’anno per la prima volta un sindaco ha disposto con un’ordinanza di non aprire le scuole materne, elementari, medie e superiori della città, Campobasso, per la mancanza del certificato di prevenzione degli incendi. Una situazione che – ha spiegato il sindaco – è comune a circa 48 mila scuole in Italia. Il Codacons, infatti, ha chiesto ai sindaci di tutt’Italia di ‘chiudere gli istituti scolastici non a norma e di rinviarne l’apertura a data da destinarsi’. Una richiesta bocciata dal ministro dell’Istruzione Francesco Profumo: ‘Credo che le scuole debbano essere aperte’.

STRANIERI
Il 9% degli alunni è figlio di immigrati

Il record di stranieri in classe resta alla scuola statale ‘Lombardo Radice’ nel quartiere multietnico di San Siro a Milano dove su 19 alunni, 17 sono figli di immigrati e non hanno la cittadinanza italiana. Ma la presenza dei bambini stranieri è in crescita un po’ ovunque anche quest’anno, almeno negli istituti statali. Sono un esercito di 254.644 bambini, pari al 9% del totale della popolazione scolastica, secondo gli ultimi dati Miur relativi allo scorso anno. Al primo posto l’Emilia Romagna dove sono stranieri complessivamente 31.359, di cui 31.011 nelle scuole statali, pari al 16,9% degli iscritti alla scuola pubblica primaria. Nelle paritarie la percentuale scende al 2,9%. In Liguria gli stranieri arrivano quasi al 12%, in Friuli Venezia Giulia sono circa il 10% degli iscritti alla primaria. Nelle scuole valdostane, invece, sono 540 alunni non italiani su un totale di 5.847 iscritti. Nell’ultimo decennio l’aumento più significativo ha riguardato le scuole secondarie di secondo grado passate dal 14% del 2001/2002 al 21,6% del 2010/11.

Svolta la prima sessione dei test di ammissione ai corsi Medicina e Chirurgia in lingua inglese
Più di 4.000 studenti di tutto il mondo hanno partecipato, lo scorso 5 settembre, alla prima sessione dei test di ammissione ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia in lingua inglese. I test sono stati elaborati per il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca dall’Admissions Testing Service dell’Università di Cambridge, che sarà coinvolta anche nell’elaborazione dei risultati finali, nel quadro di una stretta collaborazione tra Miur, Università di Cambridge e le maggiori università italiane

http://www.invalsi.it/
https://cookednews.wordpress.com/2012/05/16/test-invalsi-il-flop-dei-quiz-crocetta-inizia-la-protesta/
http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/locale/manifesto-lotta-di-classe-a-palermo.flc

Il baritono Nitikin ha una svastica sul petto, via da Bayreuth

Il baritono russo Evgeny Nikitin – atteso come protagonista della nuova produzione del ‘Vascello fantasma’ al Festival di Bayreuth (Bayreuther Festspiele), in Baviera (Germania)dedicato esclusivamente alla rappresentazione dei drammi del compositore tedesco Richard Wagner,  – ha annullato la sua partecipazione dopo la rivelazione, da parte della tv tedesca Zdf, di avere un tatuaggio nazista sul corpo.

Ieri il programma culturale Aspekte ha mostrato il tatuaggio: sul petto del cantante, una svastica alla quale è stato aggiunto anche un ulteriore motivo. ‘Mi sono tatuato da ragazzo. E’ stato un grande errore’, ha detto Nitikin.

http://www.bayreuther-festspiele.de/

Il caffè della mafia: indagine a Palermo

 Il caffè della mafia imposto ai bar che avrebbero acquistato una qualità inferiore rispetto al prodotto medio temendo ritorsioni.  Per questo, la Guardia di Finanza ha sequestrato 5 società per un valore di oltre 4 milioni di euro a un uomo di fiducia di Totò Riina.

Due nel settore del commercio all’ingrosso di caffè, due bar e una palestra riconducibili a un pluripregiudicato, ritenuto, in passato, uomo di fiducia di Totò Riina e condannato con sentenza definitiva per associazione mafiosa.

L’indagine denominata ‘Coffee Break, coordinate dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dal pm Dario Scaletta ha evidenziato che l’uomo, denunciato per il reato di trasferimento fraudolento di valori ed estorsione aggravata dal metodo mafioso, ‘al fine di eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione, ha negli anni attribuito fittiziamente a propri prestanome la titolarità delle attività commerciali sequestrate, mentre nella realtà le continuava a gestire direttamente’.

 Accertati episodi di estorsione che sarebbero attribuibili all’imprenditore mafioso. Significativo quello realizzato unitamente ad altro esponente della criminalità organizzata, attualmente detenuto in carcere per scontare una condanna per 416-bis, nel quale entrambi avevano imposto ad un bar di Palermo, ‘con metodi tipici dell’intimidazione di stampo mafioso, l’acquisto di caffè commercializzato da una delle società sequestrate, nonostante il prodotto fosse di qualità inferiore rispetto ad altri presenti sul mercato ed il prezzo non certo il più conveniente’.

Il ruolo di spicco, quale imprenditore nel settore del caffè, ricoperto dal titolare delle società poste sotto sequestro è stato altresì evidenziato da alcuni collaboratori di giustizia che lo hanno indicato come soggetto che ambiva a diventare, ad ogni costo, il leader incontrastato nella fornitura del caffè presso gli esercizi commerciali di Palermo.

Nonostante gli esigui redditi dichiarati al fisco, nel corso delle indagini è stato possibile appurare l’elevato tenore di vita condotto dal titolare delle società sequestrate e dalla sua famiglia, nella gestione delle attività oggi sottoposte a sequestro.

Il business del Caffè Floriò, il nome dell’etichetta che contraddistingue la bevanda imposta dalla mafia e rifornisce decine di locali a Palermo e in tutta la Sicilia, era gestito da un boss da sempre vicino a Totò Riina: Francesco Paolo Maniscalco, 49 anni, già condannato in via definitiva per associazione mafiosa. Per questa ragione, la Caffè Floriò sas di Zaccheroni Maria e c., con sede legale in via Paolo Emiliani Giudici 4/b, è stata sequestrata dal gip Riccardo Ricciardi su richiesta del procuratore aggiunto Antonio Ingroia e del sostituto Dario Scaletta.

Il sequestro è scattato anche per altri beni che Maniscalco avrebbe gestito tramite prestanome: il bar Trilly di via Giacomo Cusmano 36, il bar Intralot di via Carlo Pisacane 10, la palestra Body Club di via Dante 58. Tutti restano aperti, affidati alla gestione di un amministratore giudiziario. Sequestrata pure la società ‘Cieffe Group‘, che avrebbe dovuto sostituire la Caffè Floriò, e ha la sua stessa sede sociale. Nel registro degli indagati sono finite dodici persone, che a vario titolo sono soci o amministratori dei beni sequestrati. Si tratta di Daniela Bronzetti (la moglie di Maniscalco), Maria Donis Zaccheroni, Antonino Prester, Francesco Paolo Davì, Giovanna Citarella, Paola Carbone, Antonella Cirino, Giuseppe La Mattina, Teresa Maria Di Noto, Salvatore Dolcemascolo, Laura Seminara e Giuseppe Calvaruso.

Intercettazioni e accertamenti patrimoniali hanno svelato che Maniscalco si occupava quotidianamente delle sue società, soprattutto la Caffè Florio, fiore all’occhiello del patrimonio del boss. Secondo la ricostruzione della Procura, i titolari di molti bar sarebbero stati avvicinati con modi sbrigativi perché acquistassero il Caffè Florio e troncassero i rapporti commerciali con tutti i fornitori. Per una di queste imposizioni, ricostruita attraverso le dichiarazioni del pentito Marco Coga (ex titolare di un bar pasticceria), la Procura chiedeva di arrestare Maniscalco e Calvaruso per estorsione. Ma il gip non ha concesso il provvedimento, ritenendo che non ci fossero esigenze cautelari: secondo l’ordinanza di Ricciardi, i fatti sono troppo risalenti nel tempo, quasi dieci anni fa, e oggi Coga non vive più a Palermo, perché inserito nel programma di protezione per i collaboratori di giustizia.

http://alessandromarciano.com/2012/05/25/i-magistrati-antonio-ingroia-e-roberto-scarpinato-a-servizio-pubblico-parlano-di-politica-e-mafia/

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