Consultazioni, Boldrini e Grasso al Quirinale: ‘Bisogna dare un governo al Paese, si percorreranno tutte le strade’

Bersani a Bologna

Bersani a Bologna (Photo credit: framino)

‘Col presidente siamo concordi nella determinazione della necessità assoluta di dare un governo al Paese‘. Lo ha detto il presidente del Senato Piero Grasso, al termine del colloquio con il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, che ha aperto in mattinata le consultazioni al Quirinale. “Quindi si percorreranno tutte le strade – ha aggiunto – per raggiungere questo obiettivo’.

Nessuna conferma, intanto, alle voci che indicano proprio in Grasso la carta vincente di Pier Luigi Bersani per guadagnare il voto di fiducia al governo da parte dei senatori M5S.

Bersani crede in Palazzo ChigiPier Luigi Bersani, tuttavia, sembra orientato a chiedere un incarico pieno al Quirinale, nonostante alcune voci circolate nelle ultime ore a proposito di un possibile bis del ‘metodo Grasso’, voci che nelle ultime ore hanno riportato in auge anche Emma Bonino quale possibile premier incaricato. Lo staff del segretario nega con forza l’ipotesi che il leader Pd vada al Quirinale a proporre un nome diverso dal proprio e, a questo punto, sembra probabile che già giovedì in serata Bersani possa ricevere l’incarico dal presidente della Repubblica.

Incarico, però, non vuol dire nomina, come ripete il costituzionalista ed ex senatore Pd Stefano Ceccanti, la vulgata di Montecitorio assicura che il Colle non intende fare salti nel buio e chiederà a Bersani di presentare numeri certi prima della nomina vera e propria a presidente del Consiglio. Numeri che apparentemente al momento non si vedono, poiché M5S continua a dire no e Lega e Pdl si muovono in coppia. Per questo, qualcuno nel Pd comincia sul serio a pensare di poter applicare il ‘metodo Grasso’, ovvero proporre per la premiership un nome non di partito, in modo da cercare di attrarre i grillini come accaduto per il presidente del Senato.

Bersani, in realtà, è determinato a provarci. Il segretario si farà forte dei numeri alla Camera e metterà sul tavolo i suoi ‘otto punti’ di ‘cambiamento’, oltre a una squadra di governo scelta ‘con quel metodo’, ovvero quello dei presidenti delle Camere, come ha già detto. Si tratta di vedere se tutto questo basterà: M5S dice che ‘Bersani non lo votiamo nemmeno se dovesse camminare sui ceci’ per ora dal centrodestra non arrivano segnali incoraggianti.

Il leader Pd è certamente disposto a scegliere un nome per il Quirinale che sia gradito anche al Pdl e alla Lega, magari Giuliano Amato o lo stesso Pietro Grasso, ma di sicuro non voterà un esponente di centrodestra. Per questo c’è chi sta pensando a cosa fare se i famosi numeri non dovessero esserci: la linea del segretario, finora, è stata netta, l’obiettivo è andare comunque in Aula a verificare se la fiducia c’è o no. Una mossa che permetterebbe a Bersani di tornare a elezioni anticipate da premier, sia pure senza fiducia.

Questo scenario, però, incontra la contrarietà di Napolitano che, secondo quanto sostengono diverse fonti parlamentari, vuole che Bersani gli porti garanzie sui voti, prima di nominarlo ufficialmente e mandarlo in Aula a chiedere la fiducia. Una situazione che rischia di produrre un braccio di ferro tra il Quirinale e il leader Pd, a meno che non venga preso in considerazione un ‘piano B’.

E’ lo schema a cui pensano non solo tutti gli ex Margherita del Pd e anche Walter Veltroni, ma persino frange bersaniane o comunque della sinistra del partito. Lo stesso Nichi Vendola, secondo alcune voci di Sel, starebbe suggerendo a Bersani di prendere in considerazione il ‘metodo Grasso’, se si dovesse constatare che i numeri non ci sono, perché l’idea di tornare al voto non piacerebbe nemmeno al governatore della Puglia. E Pippo Civati fa un nome che molti tengono in caldo per il Quirinale, forti del sì anche di Monti: Emma Bonino. Ma per Palazzo Chigi.

Al via le consultazioni da parte del Capo dello Stato Giorgio Napolitano dunque, con due giorni di colloqui serrati per dare un governo al Paese. Tre le ipotesi: incarico esplorativo affidato a un’alta carica dello Stato, preincarico o incarico pieno a Pier Luigi Bersani. Dopo i primi colloqui della giornata con il presidente del Senato Pietro Grasso (che ha parlato di ‘necessità assoluta di dare un Governo al Paese’), e della presidente della Camera Laura Boldrini (‘c’è bisogno di un Governo il prima possibile‘) e con i gruppi parlamentari misti di Senato e Camera, chiudono l’agenda degli incontri previsti per la mattinata le rappresentanze della Südtiroler Volkspartei e della minoranza linguistica della Valle d’Aosta.

Nel pomeriggio a cominciare dalle 16,30, sarà la volta del gruppo parlamentare del Senato Per le autonomie-Psi, di quello della Camera Sinistra ecologia libertà e, alle 18, dei gruppi parlamentari di Scelta Civica per l’Italia. Domani si replica: Napolitano incontrerà la delegazione di M5s con Grillo, Pdl e Lega Nord, il presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Chiuderà la due giorni di consultazioni la delegazione del Pd, con Bersani che chiederà l’incarico.

‘Abbiamo ribadito la nostra non disponibilità a dare la fiducia a un governo che mette insieme tutto e il contrario di tutto’, ha detto Guido Crosetto, di Fratelli d’Italia, uscendo dal Quirinale dopo le consultazioni con il presidente Napolitano. Per Crosetto, ‘serve un governo con un programma chiaro e non come il governo Monti. Nessun inciucio, quindi, ma abbiamo comunque la disponibilità a portare in Parlamento le cose che abbiamo portato avanti in campagna elettorale: fra le altre, pagamento dei debiti pa, riforma costituzionale alla francese, limite alla tassazione in costituzione’.

C’é la ‘necessità di fare un governo e siamo molto preoccupati dell’immagine dell’italia all’estero. C’è un partito che vuole fare il controllore degli altri senza prendersi responsabilità’, ha dichiarato Riccardo Antonio Merlo, eletto in Argentina, e rappresentante del Maie, il Movimento italiani all’estero, componente della delegazione del gruppo misto di Montecitorio dopo l’incontro con il presidente Napolitano nell’ambito delle consultazioni. Merlo si è anche scagliato contro quella che chiama ‘la casta della Ue’.

Il presidente Napolitano è ‘molto consapevole’ della situazione e dimostra ‘il consueto rigore costituzionale che in questo momento assume valore assoluto’, ha dichiarato Pino Pisicchio, del gruppo Misto alla Camera ed esponente dell’Api, dopo il colloquio al Colle per le consultazioni.

Silvio Berlusconi rilancia la sua offerta al Partito democratico per un governo di larghe intese che sia in grado di gestire i problemi dell’Italia. ‘Soltanto un governo stabile di concordia nazionale tra Pd e Pdl può realizzare gli interventi necessari nell’interesse del Paese’. Berlusconi ha detto che è questo quanto riferirà domani al Capo dello Stato Giorgio Napolitano che oggi ha avviato le consultazioni per la formazione del nuovo governo.

Grillo su elezioni Camera e Senato: ‘ i traditori traggano le conseguenze’ e Bersani: ‘ho buttato via due ministri’

bersasni su boldrini e grassoPrima la minaccia di espulsione per i senatori Cinque Stelle che hanno scelto di votare Grasso. Poi un attacco a tutto campo nei confronti del Pd. Beppe Grillo non ha gradito l’esito delle votazioni per la presidenze delle Camere. E se la prende soprattutto con il partito di Bersani, accusato di aver ‘giocato l’unica carta rimasta, quella della foglia di fico visto che Franceschini e la Finocchiaro erano indigeribili’, come scrive in un nuovo post. ‘Sanno di essere impresentabili’ aggiunge Grillo, ‘e quindi devono presentare sempre qualcun altro. Per loro ci vuole del ‘conservatorismo compassionevole’. Quanto all’ipotesi di una candidatura di D’Alema al Quirinale, sarebbe ‘un fiammifero in un pagliaio’, dice Grillo. Il Paese ‘non reggerebbe a sette anni di inciucio. Un passo indietro preventivo e una smentita, anche indignata per le ‘voci infondate’, sarebbero graditi’, conclude. Infine, la previsione: ‘La legislatura sarà breve’.

Ma intanto i senatori Cinque Stelle – invitati a dimettersi in quanto avrebbero tradito gli elettori – stavolta non tacciono. E, con toni diversi, rispondono al leader, rivendicando autonomia di giudizio senza voler tradire la linea del movimento. “Sicuramente ieri nella cabina elettorale qualcuno di noi ha agito in coscienza e questa è stata una grande espressione di libertà, di quello che è il nostro spirito”, dice Vito Crimi, capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato, in un video pubblicato durante la notte su Facebook, per fare un resoconto delle votazioni.

Il candidato ideale del Movimento era Luis Orellana, ribadisce Crimi. ‘Dobbiamo però dare atto che in questi mesi siamo riusciti a stimolare le forze politiche a tirar fuori dei nomi un po’ più distaccati rispetto all’apparato di partito, un po’ più nuovi rispetto al Partito democratico. Ci possiamo prendere questo merito’, aggiunge.

Dando conto della concitata riunione a Palazzo Madama prima del voto, Crimi parla di un ‘bellissimo confronto, molto emozionante e anche acceso perché si sono tirate fuori tutte le storie legate alla mafia, all’antimafia, visto che avevamo in contrapposizione Schifani e Grasso. I nomi dicevano tutto’.

La coerenza del gruppo è stata rispettata, spiega, perché ‘il gruppo è uscito all’unanimità con un’unica speranza: la non rielezione di Schifani’. ‘In questa linea la quasi totalità ha proseguito nel voto bianca, qualcuno non ha votato, qualcuno Orellana, qualcuno ha agito in coscienza’, aggiunge.

‘Non siamo telecomandati. Ognuno di noi ha una propria sensibilità. Segue la propria coscienza. E certamente Pietro Grasso non faceva, e non fa, parte del vecchio apparato’, gli fa eco in un’intervista a La Stampa Luis Orellana.

Su Facebook si aggiunge anche la voce di Francesco Molinari, senatore grillino, che risponde al messaggio di Grillo con parole altrettanto nette: ‘Meno reazioni isteriche e più fiducia!’, chiede. A Grillo, il senatore dice ‘di stare sereno, non c’è nessun traditore‘ e il Movimento 5 stelle al Senato ‘è unito: nessuna alleanza nessuna fiducia’. Poi un consiglio: ‘studiare le differenze fra cariche istituzionali e ruoli politici non farebbe male’.

Anche la base discute animatamente sul blog di Grillo. ‘Beppe, che fai, li cacci?’. ‘No, ha ragione. Dimissioni immediate per i 12 traditori!’. Da una parte chi difende la libertà di coscienza e la scelta di votare Grasso, dall’altra chi invece è d’accordo con il leader e pensa che i ‘dissidenti’ debbano ‘trarre le dovute conseguenze’.

‘Con il vostro voto inutile avete resuscitato il cadavere Bersani. Dimissioni immediate per i 12 traditori. Forza Beppe resisti’, scrive Giovanni M. e come lui tanti altri che approvano il diktat di Grillo: chi ha votato per Grasso deve lasciare il Movimento, in nome della coerenza (‘Bravo Beppe traditori non ne vogliamo. Fuori dalle palle’, scrive Fulvio).

Ma la stragrande maggioranza dei commenti più votati non sono d’accordo. ‘Sono per una contrapposizione totale al sistema dei partiti ma sono d’accordo con quei senatori che fra mafia e antimafia hanno scelto l’antimafia’, scrive Vittorio Di Battista. Preoccupata Emanuela M.: ‘Questi toni da caccia alle streghe non sono la nuova politica’. ‘No a epurazioni o espulsioni’, dice Daniele Veronese. ‘Solidarietà a chi ha avuto il coraggio di votare Grasso’, scrive Francesco Iardella. ‘Caro Beppe hai creato una cosa meravigliosa come l’M5S ma non capisco…. ora.. qual’è l’obbiettivo…l’eutanasia???’, scrive Enrico Soldini. E P. Palesone: ‘Grillo, con queste poche righe ti sei giocato il mio voto e quello di qualche centinaia di migliaia di persone’.

Che la nomina dei due presidenti del Parlamento sia scaturita grazie al ‘sacrificio’ dei maggiorenti del Pd Bersani non lo nega ma lo rivendica come un patrimonio di pratica politica proprio del partito: ‘Siamo di una generazione capace di queste scelte, di non metterci davanti: Finocchiaro, Franceschini, io ed altri’. E sulla scorta dell’entusiasmo suscitato ieri dal discorso di Laura Boldrini al momento dell’insediamento, dopo che fra i commentatori è uscita l’ipotesi di sue future candidature a incarichi di governo, Bersani ha spiegato: ‘Mi ha molto colpito la sua reazione quando le abbiamo fatto la proposta: grande umiltà. E’ una persona che capisce il peso degli incarichi’. E con una battuta svela che i nomi di Boldrini e Grasso sarebbero stati spesi comunque nel suo eventuale governo: ‘Ho buttato via due ministri‘.

Il percorso, ora, si fa difficoltoso. Da martedì e mercoledì ‘il Quirinale prende in mano la situazione, mi affido al Capo dello Stato che ha un compito difficilissimo’. Lo afferma Pier Luigi Bersani alla trasmissione di Latella su Sky. ‘E’ una strada molto stretta, ma altre strade si rivelerebbero anche più strette’, dice il segretario del Pd. ‘Tutte le soluzioni che prevedessero una compartecipazione delle forze dovrebbero essere larghissime e unanime’, aggiunge Bersani.

(fonte laRepubblica)

Piero Grasso presidente del Senato: ‘Mai come ora la storia italiana si intreccia con quella europea’

Pietro-GrassoPietro Grasso (Pd) diventa presidente del Senato con 137 voti validi: 20 voti in più di Renato Schifani (Pdl) che ne ha presi 117. Luis Alberto Orellana (M5S) ha avuto 5 voti, Gaetano Quagliariello (Pdl) un voto. Le schede bianche sono state 52, le nulle (in cui si contano quelle per Orellana) sono 7. Presenti 313, votanti 313.

L’applauso tra i banchi del Pd all’indirizzo del senatore Piero Grasso è scoppiato a scrutinio ancora in corso. Tutti i senatori Pd si sono rivolti verso l’ex Procuratore nazionale antimafia seduto in ultima fila nei banchi del Pd, ma il primo a cantare vittoria è stato il senatore Ignazio Marino che ha sussurrato ai colleghi di partito: ‘Ci siamo’. Lo stesso Marino pochi minuti primi aveva richiamato severamente un paio di colleghi seduti nei primi banchi che avevano accennato un applauso.

L’analisi del voto del ballottaggio lascia intuire un travaso di voti dal Movimento 5 Stelle a Pietro Grasso. I senatori M5S sono 53, i senatori del centrosinistra sono 123, i senatori montiani sono 21. Grasso ha ottenuto circa 137 voti, le bianche circa 51.

Il primo discorso
‘Rivolgo il primo discorso a quei cittadini che stanno seguendo i lavori di quest’aula con apprensione e speranza per il futuro di questo Paese. Il Paese mai come oggi ha bisogno di risposte rapide ed efficaci all’altezza della crisi sociale, economica, politica che sta vivendo’. Così Piero Grasso, presidente del Senato.

Mai come ora la storia italiana si intreccia con quella europea. Entrando qui mi ha colpito l’affresco sul soffitto con 4 parole: lavoro, giustizia, diritto fortezza e concordia di cui il paese ha disperatamente bisogno come della pace sociale. Siamo in un passaggio storico straordinario, abbiamo il diritto della responsabilità di indicare un cambiamento possibile, dobbiamo iniziare una nuova fase costituente che sappia stupire e stupirci.

Nei 152 anni della nostra storia soprattutto nei momenti più difficili abbiamo saputo unirci, superare le differenze, affermare i valori comuni e trovare insieme un cammino condiviso. Ho sempre cercato verità e giustizia e continuerò a cercarle da questo scranno, auspicando che venga istituita una nuova Commissione d’Inchiesta su tutte le stragi irrisolte del nostro Paese. Penso alla politica che va cambiata e ripensata dal profondo nei costi, nelle regole, nei servizi e nelle consuetudini, nella sua immagine rispondendo ai segnali che i cittadini ci mandano. Quest’aula spero diventi come una casa di vetro’.Pietro Grasso durante le operazioni di voto al Senato - 16 marzo 2013

Chi è Piero Grasso

Nato a Licata, in provincia di Agrigento, il 1 gennaio del 1945, Pietro Grasso cresce a Palermo, città che influenza la sua vita familiare e professionale. La carriera in magistratura inizia il 5 novembre 1969: è Pretore a Barrafranca, Enna. Nel 1972 viene trasferito a Palermo: per 12 anni è sostituto procuratore. Comincia a occuparsi di reati contro l’amministrazione pubblica e la criminalità organizzata: nel 1980 è titolare dell’inchiesta sull’omicidio del presidente della regione Piersanti Mattarella. Sposato con Maria dal 1970, ha un figlio e un nipote.Nel 1984 viene trasferito al Tribunale di Palermo. Nel settembre 1985 è nominato giudice “a latere” nel maxiprocesso contro la mafia: scrive la sentenza, circa 7mila pagine per 475 imputati, pronunciata il 16 dicembre 1987, che stabilisce in modo inequivocabile l’esistenza della mafia e la sua vulnerabilità.Nel maggio 1991 il giudice Giovanni Falcone lo chiama come consigliere al ministero della Giustizia: si decide la nascita di Procura nazionale antimafia, Direzioni distrettuali e Direzione investigativa antimafia, lavoro interrotto dalle stragi di Capaci il 23 maggio 1992 e via D’Amelio il 19 luglio.Dal gennaio 1993 fa parte della Procura nazionale antimafia: collabora alle indagini che portano alla cattura di Leoluca Bagarella. A maggio 1999 è nominato Procuratore nazionale antimafia aggiunto, il 5 agosto è chiamato a dirigere la Procura di Palermo. Dal 25 ottobre 2005 è Procuratore nazionale antimafia. L’11 aprile 2006, dopo 43 anni di latitanza, viene arrestato Bernando Provenzano. L’8 gennaio 2013 si dimette per candidarsi al Senato con il Pd.

Il messaggio di Napolitano

Intanto questa mattina è arrivata anche la nota del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. ‘Mi auguro ancora che sia possibile giungere oggi all’elezione dei Presidenti della Camera e del Senato – scrive Napolitano – e successivamente all’attribuzione di tutti gli incarichi istituzionali, in un clima di condivisione della responsabilità di favorire – dopo le elezioni del 24 febbraio e sulla base dei risultati che ne sono scaturiti – l’avvio di una costruttiva dialettica democratica e di una feconda attività parlamentare. Oggi si pone comunque il primo punto fermo della nuova legislatura, nell’interesse generale del paese; così come resta un punto fermo – in una situazione che vede l’Italia esposta a serie incognite e urgenze – l’impegno del governo dimissionario rimasto in carica e in funzione sia pure con poteri limitati’.

 ‘È importante che in sede europea, e nell’esercizio di ogni iniziativa possibile e necessaria specie per l’economia e l’occupazione, il governo – prosegue il Capo dello Stato – conservi la guida autorevole di Mario Monti fino all’insediamento del nuovo governo (per la cui formazione inizierò le consultazioni di rito mercoledì 20)’. ‘L’abbandono, in questo momento, da parte del presidente Monti, della guida del governo, genererebbe inoltre – avverte – problemi istituzionali senza precedenti e di difficile soluzione’. ‘Apprezzo pertanto – conclude la nota – il senso di responsabilità e spirito di sacrificio con cui egli porterà a completamento la missione di governo assunta nel novembre 2011’.

Pietro Grasso: ‘Falcone subì di tutto, impallidiscono i riferimenti di Ingroia’

grasso (1)‘Falcone, nella sua vita professionale, subì di tutto, cose enormi, di fronte alle quale impallidiscono i riferimenti di Ingroia‘ Lo afferma in un’intervista a Repubblica Pietro Grasso, capolista del Pd al Senato nel Lazio, commentando lo scontro tra il pm Ilda Boccassini e il leader di Rivoluzione civile, Antonio Ingroia

Per Grasso il paragone con Falcone ‘è fuori luogo’ ma anche il riferimento ‘è errato’: ‘Falcone – spiega – non ‘andò mai in politica’, non ci entrò mai. Ci si avvicinò in un ruolo tecnico e solo perché gli era stato impedito di continuare le indagini’ e per sua scelta subì attacchi ‘ dai magistrati e dai politici. Quando mise a punto il progetto per la Dna, ricorda Grasso, ‘magistrati del calibro di Caselli e dello stesso Borsellino firmarono una lettera contro. E fu necessario un decreto legge e poi il voto di fiducia per passare l’idea della Direzione nazionale antimafia‘.

Grasso risponde alle critiche rivolte alle toghe che passano in Parlamento: ‘Un conto è esercitare l’azione penale ed entrare in politica senza soluzione di continuità – dice -, un conto è farlo dopo un periodo di stacco’. ‘Io ho esercitato l’azione penale per l’ultima volta nel 2005 – prosegue -, da Procuratore capo a Palermo, poi ho svolto un ruolo di coordinamento. Nessuno può insinuare che abbia utilizzato il mio ruolo per fini politici’.

Ingroia? ‘Non scendo su questo terreno’, aggiunge Grasso, ‘dico solo, citando Calamandrei, che un magistrato non deve solo essere indipendente, ma anche apparire tale. E aggiungo anche: quando la politica entra nella giustizia, non è più giustizia’.

Nella polemica era già intervenuto l’ex procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso. ‘Giovanni Falcone – ha detto – ha fatto cose talmente eclatanti che oggi, paragonarsi a lui, mi sembra un fuor d’opera’. Lo ha affermato ad Agorà, su Rai Tre, in riferimento allo scontro tra il pm Ilda Boccassini e il leader di Rivoluzione civile Antonio Ingroia.

‘C’è da riconsiderare – continua Grasso – ciò che ha subito Giovanni Falcone nella sua vita: ha subito un attentato all’Addaura ed è stato accusato di esserselo procurato da solo; è stato accusato di aver insabbiato le carte dei processi nel rapporto con la politica; è stato accusato di fare il professionista dell’antimafia; è stato accusato di andare nei palazzi della politica, dove effettivamente è riuscito a fare una legislazione che tutti ci invidiano’

Ieri il leader di Rivoluzione civile dopo le affermazioni del pm milanese Ilda Boccassini: ‘Ho atteso finora una smentita, invano. Siccome non è arrivata dico che l’unica a doversi vergognare è lei che, ancora in magistratura, prende parte in modo così indecente e astioso alla competizione politica manipolando le mie dichiarazioni”. Lo dichiara in una nota il candidato leader di Rivoluzione Civile, Antonio Ingroia, rispondendo alle dichiarazioni del Pm di Milano in merito al fatto di avere accostato il suo nome a quello di Falcone. ‘La prossima volta pensi e conti fino a tre prima di aprire bocca – aggiunge -. Quanto ai suoi personali giudizi su di me, non mi interessano e alle sue piccinerie siamo abituati da anni. Mi basta sapere cosa pensava di me Paolo Borsellino e cosa pensava di lei. Ogni parola in più sarebbe di troppo’.

Pietro Grasso si candida con il PD e si commuove mentre firma le dimissioni da magistrato

++ ELEZIONI: GRASSO CHIEDE A CSM ASPETTATIVA ++‘Non voglio usare termini come salire o scendere in politica. Ho finito la mia esperienza e ora mi sposto in politica. Non pensavo di dover prendere una decisione così rapida, prendere il treno in corsa ed entrare in politica: è stata una decisione radicale e sofferta’. Si è commosso il procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso quando, in conferenza stampa con Pier Luigi Bersani, ha annunciato stamattina la sua candidatura come capolista del Pd alle prossime elezioni. ‘Prima di firmare le dimissioni da magistrato mi tremava la mano, perché è una scelta di vita’ ha detto Grasso.

‘Dopo 43 anni in magistratura ho maturato una visione delle cose – ha detto Grasso – e ho deciso di dare al Pd la mia disponibilità ampia. Il mio progetto va oltre: un progetto di rivoluzione del sistema giustizia che va affrontato in modo graduale’.

Il Pd vuole essere una infrastruttura per la riscossa civica del Paese, perché la politica da sola non arriva e ci vogliono energie civiche’ ha detto Bersani annunciando la candidatura di Grasso.

Un anno fa facemmo un governo di transizione e super partes – ha detto il segretario Pd riferendosi a voci di candidature come Profumo e Balduzzi – Non vorrei quindi ora che questo governo fosse sbranato un po’ da una parte un po’ dall’altra. Serve coerenza e io proporrò alla Direzione che non ci siano ministri candidati nelle liste del Pd’.

Piero Grasso fa richiesta di aspettativa elettorale, vuole candidarsi alle prossime elezioni

grassoIl Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha intenzione di candidarsi alle prossime elezioni politiche di febbraio tra le fila del Partito democratico e ha presentato al Csm la richiesta di aspettativa elettorale. Come è già accaduto per l’analoga richiesta dell’ex procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, l’organo di autogoverno dovrebbe concederla senza intoppi, trattandosi di un diritto non limitato da alcuna norma esistente.

La richiesta avanzata da Grasso come tutte le domande di aspettativa per motivi elettorali che giungeranno nel corso delle festività saranno valutate dalla quarta commissione consiliare del Csm, competente in materia, nella mattinata di lunedì 7 gennaio. Il plenum dell’organo di autogoverno, convocato in sessione straordinaria vista l’urgenza degli adempimenti elettorali connessi, le valuterà nella stessa giornata del 7 gennaio, a partire dalle ore 18.

La notizia della candidatura di Grasso arriva dopo quella di Ingroia che scioglierà la riserva entro la fine dell’anno e sembra essere destinata a ravvivare le polemiche lanciate in precedenza dalla destra di Berlusconi e alleati sul ruolo della magistratura in politica.

‘Confermiamo la richiesta al Csm di un’aspettativa per motivi elettorali, ma al momento preferiamo non rilasciare nessuna dichiarazione’, hanno dichiarato dall’ufficio romano del Procuratore antimafia.

L’attesa per la decisione di Ingroia è legata fondamentalmente alla possibilità di una sua presenza diretta nella lista Rivolta o Rivoluzione democratica promossa da lui stesso insieme a De Magistris – con l’adesione di Di Pietro, Ferrero, Diliberto, Bonelli.

Sulla collocazione politica di Grasso i dubbi sono stati fugati da una fonte del Pd, secondo cui il procuratore formalizzerà la sua candidatura domani in una conferenza stampa nella sede del partito a Roma alla presenza del segretario, Pier Luigi Bersani.

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