Colle: intesa su Marini, no di Renzi. Si vota da giovedì mattina

Franco Marini

Franco Marini (Photo credit: Wikipedia)

Sarebbe Franco Marini, 80 anni, ex segretario generale Cisl ed ex presidente del Senato, il nome sul quale sarebbe stata raggiunta l’intesa ‘ampiamente condivisa’ con il Pdl di cui ha parlato Pier Luigi Bersani. È quanto sostengono fonti parlamentari del Pd. Nella rosa di nomi proposta oggi da Bersani al Pdl c’era anche Sergio Mattarella, ma poi l’intesa si sarebbe trovata su Marini. Beppe Grillo intanto cerca di spaccare il Pd e propone Stefano Rodotà.

‘Mi pare che la ricerca di una soluzione ampiamente condivisa sia a buon punto. Credo ci siano le condizioni per avanzare una proposta ai gruppi parlamentari che si riuniranno questa sera’, ha detto in serata in una nota il leader del Pd.

No dei ‘renziani’ a Marini. ‘Se sarà data indicazione di votare per Franco Marini, dovremmo essere leali e seguire la disciplina di partito, anche se è un nome che non ci convince’, dice un parlamentare renziano del Pd. I parlamentari renziani si sono riuniti a Roma in serata per decidere la posizione da tenere e con la quale confrontarsi nella riunione con il segretario. I renziani, ovviamente, sono in contatto telefonico con il sindaco di Firenze, che è invece a Milano dove, stasera sarà ospite della trasmissione tv Le invasioni barbariche.

‘L’accordo che sembra chiuso su Marini al Quirinale è una scelta gravissima’, afferma l’europarlamentare Debora Serracchiani. Secondo Serracchiani ‘questa sarebbe la vittoria della conservazione in un momento in cui avremmo bisogno di dimostrare coraggio, magari scegliendo una donna. A quanto pare, ci sono alcuni dirigenti che non resistono alla tentazione di consegnare il Paese a Berlusconi‘.

E’ il profilo che unisce il Pd, il Pdl con Berlusconi che si è spinto a definirlo ‘un buon nome’ e anche Scelta Civica, che per bocca di Andrea Olivero ha evidenziato come sarebbe ‘il segno di un’apertura della politica’. Ma la candidatura del popolare Marini trova comunque diversi scontenti. Il no più fragoroso è quello di Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze lo aveva già bocciato in una lettera inviato a un quotidiano qualche giorno fa. E lo ha ribadito alle Invasioni Barbariche dove ha definito la sua eventuale elezione ‘un dispetto al Paese’.

Nel pomeriggio era circolata l’ipotesi che il segretario del Pd avesse presentato in un colloquio telefonico a Silvio Berlusconi la rosa dei candidati alla presidenza della Repubblica. Dell‘elenco di personalità prese in considerazione per il Quirinale ne avrebbero fatto parte Giuliano Amato, Massimo D’Alema e Franco Marini. Ma la dirigenza del Partito democratico aveva smentito questa rosa. Questo non ha impedito comunque una furiosa reazione di Nichi Vendola. ‘Se le intese, gli accordi e i dialoghi’ che sono in corso in queste ore sul futuro Presidente della Repubblica costituiscono ‘la prova d’orchestra di un governissimo allora esprimiamo la nostra radicale contrarietà’, ha spiegato.

Sel va, quindi, verso il Movimento 5 Stelle: ‘Non è una questione di nomi, tutti meritano rispetto, ma la discussione riguarda il merito e ha delle ragioni politiche di fondo: se lavoriamo nella direzione dell’inciucio non stiamo facendo l’interesse del Paese, mentre invece bisogna guardare con attenzione alle proposte di M5S’. E riguardo alla candidatura, da parte del M5S, di Stefano Rodotà, Vendola incalza Bersani: ‘Invitiamo il Pd a riflettere su questo, per un voto con i due-terzi o si guarda a destra o a sinistra. Guardare a destra è un suicidio, guardare a sinistra un’opportunità’.

Eppure il comico Beppe Grillo – nonostante la volontà di far eleggere Rodotà – si mostra scettico su questa possibilità e scommette su Giuliano Amato: ‘Secondo me faranno presidente Amato’, ha detto il guru M5S conversando con i militanti a Maniago, in Friuli Venezia Giulia. ‘Noi insisteremo su Rodotà. Anche Gino Strada era entusiasta di Rodotà’, ha comunque ribadito.

Si vota da giovedì mattina. Le votazioni del Parlamento in seduta comune per l’elezione del presidente della Repubblica inizieranno giovedì mattina. I ‘grandi elettori‘ chiamati ad eleggere, secondo la Costituzione, il nuovo Presidente sono, in questa occasione, 1007, così suddivisi: 630 deputati, 319 senatori (di cui quattro ‘a vita’), 58 delegati regionali.

La Commissione ha poi deliberato che verranno tenuti due scrutini al giorno, uno alle 10 e uno intorno alle 15-15.30, anche nel fine settimana. Ogni votazione (compreso lo spoglio) durerà circa quattro o cinque ore.

Nei primi tre scrutini è necessaria una maggioranza qualificata, pari ai due terzi dell’assemblea (672 voti), mentre a partire dal quarto scrutinio in poi basterà ottenere la maggioranza assoluta dei voti (504).

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Matteo Renzi fuori dai ‘grandi elettori’. Il sindaco di Firenze denuncia: ‘giochini da Roma’

Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani e il sindaco di Firenze Matteo Renzi durante la campagna elettoraleIl sindaco di Firenze, Matteo Renzi, denuncia lo zampino dei vertici del Partito democratico nella sua esclusione dalla troika dei ‘grandi elettori’ toscani del capo dello Stato, ma il segretario del Pd Pier Luigi Bersani smentisce di essere intervenuto contro il suo rivale alla guida del centrosinistra.

Il Consiglio regionale della Toscana ha votato ieri i tre delegati regionali all’elezione del presidente della Repubblica, scegliendo come di prassi due esponenti della maggioranza di centrosinistra e uno dell’opposizione, ma tra i primi non figura Renzi.

A Montecitorio dal 18 aprile per eleggere il capo dello Stato si presenteranno il governatore toscano Enrico Rossi (Pd), il presidente dell’Assemblea Alberto Monaci(Pd) e il vicepresidente Roberto Benedetti (Pdl), come dice oggi un comunicato della Regione.

I primi due hanno ottenuto 31 voti, il rappresentante dell’opposizione 14. Renzi, che rappresenta oggi l’alternativa al segretario del Pd Pier Luigi Bersani, ha preso solo 2 voti.

Secondo una comune prassi, vengono eletti tra i grandi elettori il governatore e il presidente del consiglio regionale. Ma le polemiche di Renzi e della sua fazione si appuntano sul fatto che al sindaco di Firenze, che ha ormai assunto una notorietà a livello nazionale, sia stato preferito Monaci, senese, presidente dell’assemblea toscana dal 2010 con un passato di militanza nella Dc.

‘Fare il delegato regionale per eleggere il Presidente della Repubblica non era un mio diritto. Lo avrei fatto volentieri, certo, orgoglioso di rappresentare Firenze e la Toscana. Le telefonate romane hanno cambiato le carte in tavola, peccato’, ha detto oggi Renzi sulla sua pagina di Facebook, alimentando le polemiche nel partito – primo alle elezioni di febbraio, ma privo della maggioranza in Parlamento per governare.

‘Nessun dramma però, in politica può succedere. Mi spiace soltanto la doppiezza di chi parla in un modo e agisce in un altro. Ai doppiogiochisti dico: forse non riuscirò a cambiare la politica. Ma la politica comunque non cambierà me. Io quando ho da dire qualcosa lo dico in faccia, a viso aperto e non mi nascondo dietro i giochini’, ha concluso Renzi.

Stizzito il commento di Bersani, che nega qualsiasi coinvolgimento nella scelta della troika toscana: ‘Nella sequela di quotidiane molestie mi vedo oggi attribuiti non so quali giochini tesi ad impedire la nomina di Renzi a grande elettore per la Regione Toscana‘, ha detto oggi il segretario in una nota.

‘Smentisco dunque di aver deciso o anche solo suggerito, o anche solo pensato alcunché, a proposito di una scelta che riguarda ovviamente e unicamente il consiglio regionale della Toscana’, aggiunge la nota.

Renzi non ha ancora sfidato apertamente la leadership di Bersani, ma in caso di nuove elezioni si è detto pronto a correre contro di lui alle primarie, forte dei sondaggi che lo definiscono il leader politico più popolare.

(fonte Reuters)

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