Expo 2015: Letta firma il decreto per la manifestazione

expo-2015-letta-sala-maroni-pisapia-ansa-258‘Il successo di Expo 2015 rappresenta una priorità del Governo. E’ una scelta che il Paese sostiene’. Lo ha detto il premier Enrico Letta, firmando a Milano il decreto per la manifestazione.

 ‘La fortuna – ha aggiunto Letta – è che c’è una scadenza. Per noi italiani è sempre meglio quando c’è una scadenza rispetto a quando non c’è’.

‘Sul tema dei controlli nessuno possa pensare di fare il furbo’ e l’impegno del governo ‘contro le attività illecite e illegali sarà totale’, ha detto il premier.

‘Il rapporto con la Cina sarà una delle chiavi del successo dell’Expo di Milano’, ha sottolineato Enrico Letta.

‘I sogni ci vogliono. Se pensiamo di essere qui a fare delle cose senza follia visionaria … I sogni servono anche alla politica arida dei numeri’, ha detto il Presidente del Consiglio Enrico Letta, rispondendo a quanti sulla stampa internazionale definiscono oggi ‘un libro dei sogni’ i suoi progetti di riforme economiche. ‘Si può fare crescita senza indebitarsi’, ha spiegato Letta, ‘fare debiti non vuol dire fare crescita. Certo, non ho mai detto che sia facile’.

Prodi? Ovviamente sì. Coinvolgerò tutti gli ex presidenti del Consiglio e tutti coloro che hanno avuto un ruolo in questi anni’: così il premier Enrico Letta, durante la conferenza stampa per l’Expo, replica a chi gli chiede se Prodi sarà coinvolto nei prossimi mesi.

Giuseppe Sala commissario unico
L’amministratore delegato di Expo Spa, Giuseppe Sala, è stato nominato commissario unico di Expo 2015 dal Presidente del Consiglio Enrico Letta. E’ quanto ha annunciato lo stesso premier al termine di un incontro avvenuto a Milano con tre ministri e i rappresentanti delle istituzioni lombarde che gestiscono l’esposizione universale.

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Fiducia al governo bagarre in aula, Colletti: ‘sembra il governo della trattativa Stato-mafia’

andrea-colletti-230739_tnI Cinque Stelle iniziano il loro lavoro di opposizione, entrando a gamba tesa nella discussione sulla fiducia al governo Letta. E iscrivono dieci deputati nel calendario degli interventi.

INCIUCIO E DEMOCRISTIANITA’ -Inizia Andrea Colletti che usa parole durissime per esprimere la posizione del Movimento Cinque Stelle sull’esecutivo di Enrico Letta. ‘Presidente Letta, visto il ministro dell’Interno scelto o che gli è stato imposto sembra il governo della trattativa Stato-mafia, il governo del bavaglio alla magistratura’. Poi, le accuse di inciucio. Continua Colletti: ‘Questo è il governo del salvacondotto a Berlusconi’. E ancora: ‘questo governo odora di democristianità, odora di intrecci di comitati di affari quali Comunione e liberazione e la Compagnia delle opere’. E non mancano gli attacchi personali, rivolti dai banchi del M5S direttamente al premier: ‘Lei è il nipote di Gianni Letta che è stato amnistiato per finanziamento illecito ai partiti ed è indagato da varie procure’.

Poi la metafora, decisamente colorita: ‘È inutile mettere facce nuove quando sulla parete c’è la muffa. La soluzione è rimuoverla non passarci sopra una mano di vernice. Questo siete voi: una mano di vernice su un muro rovinato dalla muffa‘. Tutte espressioni e prese di posizioni che non sono piaciute ai deputati del Pd, da cui banchi si sono levati mormorii di dissenso, anche contro Luigi Di Maio del M5S che per la prima volta presiede la seduta. ‘Quello che lei ha concesso dire all’esponente del suo partito è gravissimo – ha detto la deputata del Pdl Saltamartini rivolgendosi a Di Maio -, sarebbe importante chiedere scusa da chi ha offeso le istituzioni’. Per Saltamartini infatti ‘c’è stata una mancata imparzialità che spetta al ruolo che lui ricopre, non è possibile tollerare che in questa aula vengano dette alcune parole’. È intervenuto anche il deputato del Pd, Rosato che ha parlato di ‘intervento inaccettabile nei contenuti, lo invito alla serietà’. Poi ritorna la calma e proseguono gli interventi degli altri deputati iscritti a parlare.

Testo integrale dell’intervento del deputato Andrea Colletti il 29 aprile 2013

Sparatoria davanti a Palazzo Chigi, feriti due carabinieri e una passante, uno è grave

SPARI P. CHIGI: UN CC FERITO AL COLLO, UNO ALLA GAMBAAlcuni colpi di pistola sono stati sparati intorno alle 11.40 davanti a Palazzo Chigi a Roma, proprio mentre il nuovo governo Letta stava giurando al Quirinale con il presidente Giorgio Napolitano. Due carabinieri sono stati feriti. Uno è grave ed è ricoverato all’Umberto I con una ferita al collo, l’altro, ferito a una gamba, era dentro la garitta di guardia.

 L’uomo che ha sparato è stato fermato dalle forze dell’ordine. Si tratta di Luigi Preiti, un calabrese di Rosarno, forse con precedenti penali, vive ad Alessandria in Piemonte e ha 49 anni. E’ arrivato in giacca e cravatta e ha cominciato a sparare, cinque o sei colpi. Anche lui poi è stato ferito nella successiva sparatoria. Ora si trova ricoverato al San Giovanni. Ma si cercano altre persone che potrebbero aver partecipato all’attentato. L’uomo è stato immobilizzato da altri carabinieri e portato in caserma.Sparatoria di fronte a Palazzo Chigi

Intorno alle 11.30 l’uomo è arrivato all’angolo tra Palazzo Chigi e il palazzo Wedekind sede del quotidiano Il Tempo, in piazza Colonna. L’uomo a freddo ha tirato fuori la pistola e ha cominciato a sparare contro il cordone di sicurezza nella piazza formato dai carabinieri. ‘Sparava come se fossero birilli‘, racconta un testimone oculare. Il primo carabiniere è stato colpito a distanza ravvicinata alla gola. Poi l’attentatore ha continuato a sparare contro gli altri militari ferendone almeno altri due. A quel punto ‘gli altri carabinieri si sono buttati tutti a terra, mentre altri ancora lo hanno inseguito saltandogli addosso fermandolo e disarmandolo. All’inizio non ci siamo resi conto di niente, pensavamo fossero petardi’. Nella zona sono arrivate diverse ambulanze per soccorrere feriti e altre persone che si sono sentite male e sono state portate nell’androne di Palazzo Chigi.

Luigi Preiti, non ha precedenti penali. Lo si apprende da fonti investigative. L’uomo ha agito da solo. A quanto apprende l’Adnkronos da fonti qualificate, dalle prime verifiche effettuate sembra che Luigi Preiti, autore della sparatoria davanti palazzo Chigi, non avesse alcuna licenza per il porto d’armi.

E’ stata ferita da una scheggia, probabilmente non da un proiettile, la donna soccorsa dal 118 a palazzo Chigi subito dopo la sparatoria. Si tratta di una donna incinta, che passava di lì con il marito e un altro figlio. Durante gli spari i tre sono caduti in terra ferendosi lievemente.

Secondo chi ha assistito alla scena l’uomo ha sparato all’improvviso senza lasciare il tempo di un qualsiasi preavviso. Non ci sono state né urla né minacce prima dei colpi, viene riferito.

I carabinieri del reparto investigazioni scientifiche stanno eseguendo i rilievi davanti a palazzo Chigi. In terra ci sono ancora sei cerchi bianchi tracciati con il gesso, attorno ad altrettanti bossoli. Nei pressi della camionetta dei carabinieri, nel punto dove uno dei due carabinieri è stato colpito, c’è invece una macchia di sangue. Tutti gli accessi a piazza colonna sono bloccati dalle forze dell’ordine.

I volti dei nuovi ministri sono passati dalla gioia, all’incredulità poi allo sgomento appena appresa la notizia della sparatoria davanti a Palazzo Chigi durante la loro cerimonia del giuramento al Quirinale.

Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha immediatamente fatto il punto con il ministro Alfano sulla sparatoria davanti palazzo Chigi. Il governo è stato avvertito dopo il giuramento, a cui non sono seguiti festeggiamenti. Dopo la prima presa di visione, Letta è andato palazzo Chigi per il passaggio delle consegne con Monti e per il primo Cdm.

‘A naso penso sia il gesto compiuto da uno squilibrato‘. E’ quanto risponde ai giornalisti che gli chiedono informazioni sulla sparatoria davanti palazzo Chigi, il neo ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri uscendo dal Quirinale al termine della cerimonia di giuramento. A chi le chiede: ‘Dunque nessuna regia?’ il ministro replica: ‘Credo proprio di no, spero si tratti di un fatto isolato ma dobbiamo ancora appurare le esatte dinamiche dell’evento anche se non è più un compito che spetta al mio dicastero’.

Alla domanda se avesse dato consigli al nuovo ministro dell’Interno Alfano, a capo di un dicastero ricoperto fino a ieri da lei stessa, Cancellieri ha replicato: ‘Assolutamente no, non è nella mia natura dare consigli, ma sicuramente ci vedremo presto’.

Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha detto che non si tratta di un atto di terrorismo: ‘È il gesto di un pazzo e di uno squilibrato ma non ci dobbiamo stupire quando si inveisce continuamente contro il ‘Palazzo’, come se fosse da abbattere’.

La Procura di Roma intende chiedere la convalida dell’arresto, al momento, per i reati di tentato omicidio, lesioni gravissime e detenzione illegale di armi. L’uomo è stato bloccato da carabinieri del sesto battaglione Toscana, di servizio nell’area. Le sue ferite sono conseguenza della colluttazione con i militari che lo hanno bloccato. I due carabinieri feriti sono un brigadiere e un appuntato e non hanno risposto al fuoco, mentre la passante, in stato di gravidanza, sarebbe stata colpita da alcune schegge, secondo quanto riferisce il 118. La donna è stata ricoverata con ferite lievi all’ospedale Santo Spirito. La donna stava passando in piazza Colonna insieme al marito e al figlio, i quali in seguito alla sparatoria sono caduti a terra riportando contusioni lievi: il bambino avrebbe preso una botta al volto. Anche loro sono stati trasferiti insieme alla donna all’ospedale.

Luigi Preitinon è uno squilibrato, non ha mai sofferto di patologia psichiatriche’: lo ha detto all’ANSA il fratello Arcangelo. ‘Siamo allibiti, non sappiamo spiegarci quel che è potuto accadere’.

‘Preiti non mi risulta sia mai stato segnalato ai servizi sociali del Comune’. Lo ha detto il sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi. ‘Dalle notizie che ho potuto acquisire – ha aggiunto Tripodi – al momento Preiti non viveva a Rosarno e tornava in paese solo in estate’.

Chi sono i due carabinieri
I carabinieri feriti dall’attentatore davanti a Palazzo Chigi sono il brigadiere Giuseppe Giangrande, di 50 anni, e il carabiniere scelto Francesco Negri, di 30. Sia il brigadiere sia l’appuntato sono effettivi al Battaglione Toscana.

Quattro uomini del Ris con tute bianche, stanno lavorando davanti palazzo Chigi, all’angolo con la sede del quotidiano ‘Il Tempo’ hanno recuperato la pistola usata per sparare contro i due carabinieri.

Il pm della procura di Roma, Antonella Nespola, è arrivata all’ospedale San Giovanni dove sono ricoverati l’attentatore di palazzo Chigi e uno dei due carabinieri feriti, quello meno grave. Entrando dal pronto soccorso il magistrato non ha rilasciato dichiarazioni.

A sparare contro due carabinieri oggi di fronte a Palazzo Chigi è stato un disoccupato di 49 anni, in quello che dai primi accertamenti appare un gesto isolato.

Lo ha detto oggi il neo ministro dell’Interno Angelino Alfano in sala stampa a Palazzo Chigi al termine del primo Consiglio dei ministri presieduto dal premier Enrico Letta.

‘Il tragico gesto criminale è stato operato da un disoccupato di 49 anni, che ha manifestato subito dopo l’intenzione di volersi suicidare, ma non ha potuto farlo perché il caricatore era ormai scarico’, ha detto Alfano ai media.

‘Da un primo esame, la vicenda può essere ricondotta ad un gesto isolato, sul quale sono in corso ulteriori accertamenti’.

La sparatoria, secondo il ministro, non è sintomatica di un rischio sicurezza per l’Italia.

‘La situazione generale nel Paese non desta preoccupazioni, ma sono stati rafforzati i controlli presso gli obiettivi a rischio’.

‘L’uomo ha esploso sei colpi – ha proseguito Alfano nella sua ricostruzione -, due hanno colpito il brigadiere Giangrande, che si trova ricoverato al Policlinico Umberto I di Roma: la prognosi è riservata e ci sarà un bollettino nelle prossime ore’.

Il secondo ferito, ‘il carabiniere scelto Negri, ha ferite da arma da fuoco in entrambe le gambe, ed è in condizioni migliori (del primo)’.

Il brigadiere Giuseppe Giangrande è ricoverato in prognosi riservata per una ferita al collo, mentre il carabiniere scelto Negri è ferito gravemente alla gamba e non è in pericolo di vita. Ha riportato solo una ferita alla gamba. ‘Una frattura – riferiscono fonti sanitarie dell’ospedale San Giovanni – che i medici stanno sistemando’.

Più grave la situazione del suo collega, sottoposto a intervento chirurgico. ‘Il paziente Giangrande Giuseppe è giunto in codice rosso all’Umberto I. Il foro d’entrata del proiettile è stato localizzato nella regione laterale del collo a sinistra. Il proiettile è stato estratto e c’è una lesione alla colonna vertebrale a livello cervicale importante. Sono in corso accertamenti’, hanno detto i medici. Giangrande vive a Prato, è vedovo da due mesi e ha una figlia di 23 anni. E’ di origini siciliane. Il collega Negri, è del Sesto battaglione carabinieri Toscana, dove è arrivato nel 2009. Prima era in servizio in una stazione in Lombardia. Negri ha 30 anni, è celibe ed è originario di Torre Annunziata. ‘Sto correndo a Roma da mio figlio’, ha detto la madre di Negri, dopo aver saputo dell’aggressione. In ospedale è arrivata anche la compagna di Negri.

‘E’ un ragazzo forte’, ha detto il direttore sanitario Gerardo Corea parlando con i giornalisti. ‘Quando l’hanno portato in ospedale si preoccupava delle condizioni del collega, non delle sue. Chiedeva solo notizie dell’altro militare ferito questo è un vero carabiniere’. Oggi il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha visitato con il ministro della difesa Mario Mauro i due agenti colpiti questa mattina a piazza Colonna.

Al San Giovanni si trova anche l’uomo che ha sparato, Luigi Preiti. Il battaglione dei due carabinieri è il corrispettivo del Reparto Mobile della polizia. E’ stata invece ferita da una scheggia, probabilmente non da un proiettile, la donna soccorsa dal 118 a palazzo Chigi subito dopo la sparatoria. Si tratta di una donna incinta, che passava di lì con il marito e un altro figlio. Durante gli spari i tre sono caduti in terra ferendosi lievemente.

Governo: domani il giuramento del nuovo esecutivo di Letta premier

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Il presidente del Consiglio incaricato Enrico Letta dovrebbe sciogliere la riserva sulla formazione del nuovo governo domani, e sempre domani ci potrebbe essere il giuramento del nuovo esecutivo.

Lo riferiscono fonti vicine al presidente incaricato.

Secondo le stesse fonti domenica il neo presidente si prenderebbe una pausa per preparare il discorso programmatico da pronunciare alle Camere lunedì.

Letta, è stato a colloquio con il capo dello Stato Giorgio Napolitano per circa due ore questa mattina al Quirinale, e a seguire si è recato a Palazzo Chigi da Mario Monti.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ‘ha ricevuto questa mattina al Quirinale il presidente del Consiglio incaricato, Enrico Letta, che lo ha informato sullo svolgimento dell’incarico ricevuto’, si legge nella nota del Colle.

La giornata di oggi, ha detto lo stesso Letta, è dedicata a ‘fare la sintesi’ delle posizioni ascoltate ieri.

Fonti di Montecitorio dicono intanto che questa sera si terrà la capigruppo che dovrebbe servire solo per esaminare la richiesta del presidente Giancarlo Giorgetti di fare slittare la riunione della commissione speciale da lunedì a martedì.

Nel frattempo il leader del Pdl Silvio Berlusconi è rientrato dal viaggio a Dallas negli Stati Uniti ed ha subito riunito a palazzo Grazioli un vertice di partito per esaminare l’evoluzione della formazione del nuovo governo.

Si susseguono intanto le indiscrezioni sui nomi che entreranno a far parte dell’esecutivo, ma nessuna delle voci ha avuto finora alcuna conferma autorevole.

Il governo nascerà e sarà un buon governo. Matteo Renzi, intervistato da Skytg24, non si sbilancia sulla durata dell’esecutivo, ma si dice ottimista: ‘sono l’ultimo a poter dire quanto durerà, spero che il governo lavori e lavori nell’interesse dell’Italia. Dopo lo 0 a 0 delle elezioni sono 60 giorni che stiamo fermi.

La scelta di indicare Letta come premier mi sembra un’ottima soluzione. Lui è capace di tenere insieme le varie anime di questo strano raggruppamento, credo che l’obiettivo sia che il governo nasca velocemente e affronti i problemi degli italiani’. Per Renzi ‘i rischi ci sono sempre, si mantiene la stessa maggioranza che governa da un anno e mezzo. Io sogno il momento in cui centrosinistra e centrodestra si confrontano, uno vince e l’altro perde e si fa il presidente del Consiglio subito‘. ‘Oggi la situazione è abbastanza in divenire. Letta ha tutte le condizioni per superare difficoltà e insidie, non sarà facile, ma penso che possa prevalere il buon senso. In tutto il mondo quando ci sono i pareggi si fa un governo di larghe intese.’

Matteo Renzi sceglie la linea morbida e frena sulle espulsioni dal Partito democratico per chi non dovesse votare la fiducia al Governo. In un’intervista a Sky Tg24, il sindaco di Firenze risponde agli intransigenti – da Dario Franceschini a Debora Serracchiani, a Francesco Boccia – che dopo la bocciatura di Prodi si sono scagliati contro i franchi tiratori: ‘Se dovessimo trovarci di fronte alla medesima situazione – aveva detto Serracchiani – io vorrei davvero che questi franchi tiratori si palesassero, si presentassero e naturalmente uscissero dal mio partito perché non credo che ci siano le condizioni per andare avanti insieme’.

‘SE MANCA LA FIDUCIA È UN PROBLEMINO’ – Renzi si sente in disaccordo con la neogovernatrice del Friuli Venezia Giulia: ‘L’idea che già qualcuno dica a prescindere ‘non ti voto’ mi sembra sbagliata. Invito ad ascoltare ciò che Letta dirà in Parlamento, poi i dirigenti del Pd cercheranno di capire le ragioni del dissenso’. Prematuro quindi, dice il sindaco, ‘dire oggi ‘io non ti voto’. Credo che la stragrande maggioranza lo voterà. Se qualcuno non lo facesse, ci saranno le sedi opportune per fare questa discussione’. E ha aggiunto: ‘è evidente che se non si vota la fiducia è un problemino’.

Ma questa presunta compattezza viene smentita da diversi diretti interessati. Sandro Gozi – uno dei rappresentanti dell’area del dissenso vuole ‘capire come verrà formato il governo e per fare cosa. Se fosse la somma di un pezzo dell’ultimo governo Berlusconi e di un pezzo dell’ultimo governo del centrosinistra non risponderebbe neppure al monito di Napolitano che chiede di avviare un nuovo ciclo politico’. Anche Laura Puppato precisa: ‘Non so da cosa desume tutte queste informazioni Renzi…’. Secondo la senatrice, ospite di ‘Un giorno da pecora’ su Radio2, sarebbero ‘credo una ventina’ i dissidenti. Pippo Civati li quantifica addirittura in una cinquantina: ‘Sono quelli a disagio, quelli che invece si manifesteranno sono la metà’, ha spiegato alla trasmissione. E a chi gli chiede se, rischiando l’espulsione, queste sono le sue ultime ore nel Pd? ‘Potrebbe essere uno degli ultimi giorni del Pd, più che altro: se vota un governo con esponenti politici ‘ingombranti’, rischia di morire’.

 Renzi in ogni caso si era detto certo che ‘il governo nascerà e sarà un buon governo’. Non si è sbilanciato sulla durata dell’esecutivo, ma è parso ottimista: ‘sono l’ultimo a poter dire quanto durerà, spero che il governo lavori e lavori nell’interesse dell’Italia’. In sintesi, la scelta di indicare Letta come premier gli è piaciuta: ‘Mi sembra un’ottima soluzione. Lui è capace di tenere insieme le varie anime di questo strano raggruppamento, che costituisce la base di questo governo di servizio; credo che l’obiettivo sia che il governo nasca velocemente e affronti i problemi degli italiani’. ‘Quello di Letta – ha aggiunto Renzi – sarà un bel governo perché lui conosce tanta gente di valore in giro per l’Italia che può dare una mano’.

‘COSE CONCRETE PER ARGINARE M5S’ – A una domanda sulla segreteria Dem, Renzi aveva poi glissato: ‘Troppo presto per ragionarci’. Piuttosto, chiede che si facciano ‘cose concrete’ per arginare il M5S di Grillo. ‘A me ieri è piaciuto Enrico con i 5 Stelle. È stato deciso – ha proseguito -. Negli ultimi due mesi il M5S ha avuto una sorta di santificazione da parte di alcuni politici e alcuni media. Ma se incalzato sulle cose da fare, perderà consenso’. In ogni caso, il nuovo esecutivo dovrà avere queste priorità: ‘Occupazione, diminuzione dei costi della politica, eliminazione del finanziamento pubblico dei partiti, diminuzione del numero dei parlamentari’.

Enrico Letta incaricato da Napolitano per fare il nuovo governo, da domani le consultazioni

letta-afp-672Enrico Letta è l’uomo a cui il presidente della Repubblica ha affidato l’incarico per la formazione del nuovo governo. Il ministro più giovane della storia d’Italia, nel 1998 con il primo governo D’Alema ha 32 anni contro i 35 di Andreotti quando riceve l’incarico di gestire le Politiche comunitarie,  inizierà le consultazioni già da domani alla Camera con tutte le forze politiche presenti in Parlamento e conta di poter sciogliere la riserva ‘a breve’.

Parlando con i giornalisti al termine dell’incontro con Giorgio Napolitano al Quirinale, il vice segretario del Partito democratico ha ammesso che la situazione è ‘difficile, fragile e inedita’ e che il governo, un governo di servizio,  ‘non nascerà a tutti i costi ma solo se ci saranno certe condizioni’.

Il primo obiettivo sarà quello di dare risposte alle emergenze del lavoro e della povertà e di ridare credibilità alla politica attraverso riforme costituzionali e della legge elettorale.

Letta ha detto anche che occorre ‘cambiare la barra delle politiche europee troppo attente all’austerità’.

‘Ho accettato sentendo sulle spalle una grande responsabilità, anche più forte e più pesante della capacità delle mie spalle di reggerla, perché questa situazione inedita e fragile non può continuare. Il Paese sta aspettando un governo’, ha detto Letta dopo aver accettato con riserva l’incarico.

‘Mi metto in questo impegno perché penso che il paese ha bisogno di risposte specie quella parte del paese che soffre che ha bisogno di lavoro che non c’è, le imprese che chiudono i giovani che vanno via dal paese’, ha detto ancora il presidente incaricato. Bisogna dare una risposta all’emergenza giovani e questa sarà una priorità, ha affermato ancora Letta.

Secondo Letta ora è necessario ‘dare risposte attraverso una politica credibile’. ‘O si trova credibilità o non c’è possibilità di trovare gli strumenti per risolvere i problemi – ha aggiunto -. C’è bisogno di strumenti che solo la politica può avere. Io metterò grande impegno e determinazione per far sì che possa uscire una politica italiana diversa attraverso riforme costituzionali necessarie per ridurre il numero dei parlamentari, cambiare il sistema di bicameralismo paritario che ha bloccato il Paese, fare una legge elettorale di quella che ha fino per bloccare la situazione’.

‘Il mio grande impegno sarà a far sì che da questa vicenda possa uscire una politica italiana diversa con riforme istituzionali per ridurre il numero dei parlamentari, cambiare il bicameralismo e una nuova legge elettorale’, ha continuato Letta. ‘Se si rivotasse ora l’effetto blocco sarebbe uguale a quello attuale e non ce lo possiamo permettere. Ecco perché faccio un appello alla responsabilità di tutte le forze politiche in Parlamento perché facciano tutte insieme quelle riforme necessarie come la riduzione dei parlamentari e la legge elettorale’, sono state ancora le parole di Letta.

‘Il governo non nascerà a tutti i costi’. ‘Governo di servizio al paese’. Così Letta ha definito il suo esecutivo, che ha sottolineato avrà obiettivi chiari: moralizzazione della vita pubblica e riforme costituzionali. Poi però ha avvertito: ‘Questo governo non nascerà a tutti i costi, ma se ci saranno le condizioni. Io ce la metterò tutta perché gli italiani non ce la fanno più dei giochetti della politica. Con grande umiltà e senso del limite ma con una determinazione fortissima a dare seguito alla volontà del presidente della Repubblica’, ha detto Letta.

Bersani. Il segretario dimissionario del Pd Pierluigi Bersani ha commentato con grande soddisfazione l’incarico a Letta. ‘Bene, benissimo’ ha detto entrando alla sede del partito.

Renzi. ‘In bocca al lupo e un forte abbraccio’. Lo scrive su Twitter Matteo Renzi a proposito dell’incarico di formare un governo al vice segretario del Pd.

Alfano: no a governicchio. ‘E bene chiarire al Pd che per noi non ci sarà un nuovo caso Marini, non daremo il sostegno a uno di loro cui loro non daranno un sostegno reale, visibile’. Lo dice il segretario del Pdl Angelino Alfano. ‘Se si tratta di un governicchio qualsiasi, semibalneare, lo faccia chi vuole, ma noi non ci stiamo’.

‘Abbiamo la netta impressione che il Pd un governo forte non voglia farlo, ma non possa dirlo – afferma Alfano in una nota -. È desolante la lettura, sui giornali di questa mattina, delle dichiarazioni di numerosissimi esponenti del Partito Democratico. Un florilegio di attacchi al Popolo della Libertà, al suo leader e alla storia del nostro partito, unito a organigrammi, nomi, poltrone e cadreghe varie. Il tutto aggravato da una inquietante sudditanza psicologica a una sorta di primato dei tecnici. Prima ancora di sapere chi sia il presidente incaricato, è bene chiarire al Pd che per noi non ci sarà un nuovo caso Marini, non daremo il sostegno a uno di loro cui loro non daranno un sostegno reale, visibile, con nomi che rendano evidente questo sostegno e con un programma fiscale chiarissimo ed inequivocabile. Non intendiamo pagare altri prezzi per la nostra lealtà e ribadiamo che o il governo è forte, politico (con i tecnici abbiamo già dato), duraturo e capace di affrontare la crisi economica oppure, se si tratta di un governicchio qualsiasi, semibalneare, lo faccia chi vuole, ma noi non ci stiamo’.

Amato. Immediato il commento di Giuliano Amato, l’altro candidato favorito per l’incarico: ‘Assolutamente soddisfatto’. Poi ha aggiunto: ‘Il capo dello Stato è un organo di garanzia. È come un motore di riserva che, se si inceppa la macchina del circuito governo-Parlamento, entra in funzione. È un motore che non sostituisce questo meccanismo ma è come se fosse un motore di avviamento, da azionare per accendere l’auto quando si spegne’.

‘Napolitano è come il motorino di avviamento’. Alla presentazione del libro ‘La Repubblica del presidente’, Amato, proprio negli stessi minuti in cui viene chiamato al Quirinale Letta, punta il dito contro le forze politiche che finora sono rimaste sorde agli appelli di Napolitano. ‘Cosa ci mette Napolitano di più in tutto ciò? Alle prese con un sistema politico-istituzionale non molto diverso dalla mia Panda del ’90, lui è come il motorino di avviamento, il cui uso è frequente perché l’auto si spegne con facilità’. ‘In questo settennato – conclude Amato – è stato necessario che Napolitano intervenisse, non in sostituzione di qualcuno o qualcosa, ma per riaccendere la macchina’.

SU Twitter #Letta#governo

I partiti si inchinano a ‘Re Giorgio’ e i 5 stelle scatenano la piazza

++ QUIRINALE: ANCORA FUMATA NERA A QUINTA VOTAZIONE ++I partiti si arrendono allo stallo politico istituzionale e si inchinano a ‘Re Giorgio‘, incoronandolo per la seconda volta capo dello Stato tra gli applausi dell’emiciclo mentre i 5 stelle tacciono e fuori dalla Camera scatenano la piazza.

Un bis per il capo dello Stato non e’ mai successo nella storia Repubblicana. Ad opporsi alla sua rielezione Sinistra e Liberta’ (con una mossa che sembra preludere il divorzio dal Pd) e il Movimento Cinque Stelle che si ritrovano uniti nel voto per Stefano Rodota’.

Ma alla fine, Napolitano incassa 738 voti, mentre il costituzionalista con 217 preferenze, prende appena una decina di schede in più della somma di Sel e M5S.

La reazione di Beppe Grillo non si fa attendere ed e’ furiosa: chiama a raccolta a Roma ‘milioni’ di cittadini per protestare contro quello che non esita a definire un ‘colpo di stato‘.

Parole che attirano la reprimenda di tutti i partiti e costringono i presidenti delle Camere e persino Vendola a prendere una netta posizione critica che inducono l’ex comico a ‘frenare’.

La candidatura di Napolitano nasce in nottata, sulle ceneri del Pd, per superare l’impasse in cui il partito di Pier Luigi Bersani si e’ cacciato dopo aver bruciato i nomi di Marini e Prodi, entrambi impallinati dal fuoco amico dei franchi tiratori.

Il segretario capisce che un nuovo candidato democratico andrebbe a sbattere. E anche un ‘papa straniero’ non sopravviverebbe alle forche caudine di un partito balcanizzato.

E cosi’ sale al Colle, implorando il capo dello Stato ad accettare di candidarsi per un ‘bis’. Ipotesi che anche Matteo Renzi, tornato a Firenze, benedice con un tweet.

Poco dopo Bersani, a varcare il portone del Quirinale e’ Silvio Berlusconi, insieme a Gianni Letta ed Angelino Alfano.

Il Cavaliere lo esorta ad accettare, sottolineando che solo il suo nome puo’ tenere unito un Pd sull’orlo della frantumazione, ma con numeri tali in Parlamento da prolungare lo stallo.

Napolitano non scioglie subito la riserva, ma pone subito una condizione che, in estrema sintesi, suona cosi’: se accetto, si fa quello che dico io. Anche Mario Monti sale al Colle.

Il professore, che fino a poco prima continuava a perorare la candidatura di Anna Maria Cancellieri, ritenendo in cuor suo la permanenza di Napolitano una ‘sconfitta della politica’, capisce che non puo’ perdere il ‘treno Napolitano’.

Al premier seguono i governatori delle Regioni (tra loro il leghista Roberto Maroni che, insieme alla Lega, da’ via libera alla rielezione), mentre al Colle arrivavano le calde sollecitazioni dalle forze sociali e dalla societa’ civile. Il presidente della Repubblica si prende qualche ora per riflettere.

Oltre alla stanchezza, pesa il fatto di aver sempre sostenuto che il settennato e’ concepito per rimanere tale. Ma alla fine accetta, spiegando di non potersi ‘sottrarre a un’assunzione di responsabilita’ verso la Nazione’, ma al contempo ammonendo: ‘Confido che corrisponda un’analoga collettiva assunzione di responsabilità’.

Parole dirette ai partiti, ai quali il capo dello Stato fa chiaramente capire di voler formare un governo il prima possibile. Circostanza non scontata: sulla carta i numeri ottenuti sembrano rassicuranti.

Ma in tanti si chiedono se il Pd terra’ alla prova di una fiducia in Aula ad un governo con il Cavaliere. Perché al di la’ delle formule (di scopo, del presidente, delle larghe intese) l’Esecutivo che Napolitano ha in mente prevede la partecipazione di tutte le forze responsabili per fare le riforme necessarie al Paese.

Quelle istituzionali ed economiche, sulla falsariga del lavoro dei ‘saggi’ da lui stesso nominati. Il toto-premier e’ gia’ cominciato: i nomi piu’ gettonati sono quelli di Giuliano Amato (gia’ considerato da Napolitano un ottimo candidato per il Colle) ed Enrico Letta.

Ma nessuno si spinge a prevedere che grado di connotazione politica vorra’ dare al ‘suo’ governo. ‘Avrò modo di dire quali sono i termini con cui ho accolto l’appello ad assumere di nuovo la carica di presidente’, si limita a dire Napolitano, che lunedì giurerà e pronuncerà il discorso di insediamento di fronte al Parlamento in seduta comune.

Lavoro: No Stop della Cgil in piazza San Giovanni a Roma. Si inizia alle 10,30

‘Prima di tutto il lavoro’. Con questo slogan inizia la manifestazione nazionale della Cgil di oggi a Roma in piazza San Giovanni. Dopo due anni di crisi che si sono sommati al biennio precedente di chiusure, cassa integrazione, licenziamenti, aumento della precarietà, la Cgil torna in piazza ripartendo proprio dal lavoro. Previsto per le 16,30 l’intervento della segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso.

Quello di oggi è un appuntamento organizzato dalla confederazione sindacale ‘proprio con lo scopo di riunificare le centinaia di vertenze ancora senza soluzione e aprire un dialogo e un’azione comune tra tutti i soggetti che sono stati colpiti dalla crisi economica e che rischiano sempre più spesso di rimanere isolati, come si è potuto vedere drammaticamente dalle proteste sempre più estreme a cui i lavoratori sono stati obbligati per farsi sentire ed essere quantomeno considerati dai media’.

Proprio per la particolare caratteristica dell’evento, la Cgil ha pensato di organizzare una manifestazione con un modulo diverso dal solito. Non ci sarà corteo e la piazza sarà aperta per quasi tutta la giornata, dalle 10.30 alle 17.30. Una vera e propria non stop del lavoro. Ma quella di domani non sarà dunque solo una manifestazione di protesta. Il sindacato di Corso Italia vuole piuttosto riportare all’attenzione del Paese e della politica le priorità su cui è necessario intervenire per cambiare da subito l’agenda Monti e comunque mettere le basi per una nuova politica industriale ed economica.

Sul palco si alterneranno delegati, attori, lavoratori e lavoratrici, giovani, musicisti. Molti gli interventi di gruppi musicali: P-funking band, Noarrembì, Casa del vento, Peppe Voltarelli, Tosca, Enzo Avitabile & Bottari, Eugenio Finardi. Presentatore della manifestazione sarà Rolando Ravello, che darà il via alla non stop alle 10.30, con la musica dei P-Funking band.

Nel corso della giornata parleranno lavoratori, lavoratrici, delegati di tutti i settori: dai ricercatori alle lavoratrici tessili, dai dipendenti delle coop sociali ai lavoratori del settore del mobile imbottito, agli edili e metalmeccanici, i dipendenti del settore del commercio. Ci saranno i racconti dei casi più conosciuti alla cronaca (Irisbus, Vynils, Carbosulcis, ecc), ma anche i racconti delle storie di lavoro meno conosciute.

In piazza San Giovanni, oltre al tradizionale palco delle manifestazioni, ci saranno anche 30 stand che comporranno il ‘villaggio del lavoro‘. Saranno 21 gli stand regionali dove saranno rappresentate ed evidenziate le aziende in crisi dei diversi territori. Altri 12 stand delle federazioni di categoria che illustreranno le diverse crisi dei settori di riferimento.

Rispetto tutte le opinioni: i lavoratori e i sindacati sanno che se vogliono parlare con me non mi sono mai tirata indietro». È il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, a margine dei lavori di `InNova Camp´ a rispondere così a chi le chiede un giudizio sulla manifestazione indetta a piazza San Giovanni dalla Cgil per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle numerose vertenze di aziende in crisi. ‘Il lavoro è la mia prima preoccupazione», sottolinea il ministro arrivando all’Università Lateranense dove ha luogo l’iniziativa di `InNova Camp´.

Fitta l’agenda del premier la prossima settimana.I l presidente del Consiglio vedrà il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini lunedì, alle 13.30, mentre martedì, alle 20.30, riceverà l’ex premier Silvio Berlusconi, il segretario del Pdl Angelino Alfano e Gianni Letta. Lo rende noto il sito internet di palazzo Chigi. Nessun cenno ai temi dei colloqui, ma non è escluso che serviranno per fare il punto della situazione sui principali provvedimenti del governo all’esame del Parlamento per rilanciare la crescita, a cominciare dalla legge sulla stabilità.

http://www.cgil.it/

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