Genova, grave incidente nel porto: ‘Jolly nero’ contro la torre di controllo, 7 morti e due dispersi

ITALY-SHIPPING-ACCIDENTGrave incidente la notte scorsa nel porto di Genova, quando la portacontainer ha urtato la torre di controllo del porto di Genova durante alcune manovre d’uscita. Al momento è di sette morti, diversi feriti e due dispersi il bilancio dello scontro forse attribuibile a un’avaria del motore.

Gli ultimi tre corpi sono stati recuperati dai sommozzatori della guardia costiera: erano nell’ascensore. Le vittime identificate sono sette: il pilota Maurizio Potenza, 50 anni, del porto di Genova (che in un primo momento era stato dato per sopravvissuto), Michele Robazza, 41 anni di Livorno, pilota del porto di Genova; Daniele Fratantonio, 30enne di Rapallo; Davide Morella, 33enne originario di Biella (e non di Bisceglie come sembrava inizialmente), e Marco De Candussio, 40 anni, originario di Barga (Lucca) e Giuseppe Tusa, 25 anni, di Milazzo. Questi ultimi 4 erano militari della Capitaneria di porto. Morto anche Sergio Basso, 50 anni, di Genova, dipendente della società Rimorchiatori Riuniti. Restano dispersi questi uomini della Capitaneria: Francesco Cetrola, 38 anni, di Matera; il sergente Gianni Jacoviello, 33 anni, della Spezia.

I feriti. I quattro feriti sono tutti militari della Capitaneria di Porto. Due sono ricoverati all’ospedale Galliera, altri due all’ospedale Villa Scassi di Sampierdarena. Al Galliera sono ricoverati: Enea Pecchi, 40 anni, di Pavia, in prognosi riservata; e Raffaele Chiarlone, 36 anni, di Cuneo, dapprima in rianimazione e poi portato in reparto. Al Villa Scassi sono ricoverati: Gabriele Russo, 32 anni, di Messina, che ha riportato fratture multiple e in stato di ipotermia per essere stato a lungo in acqua; e Giorgio Meo, 35 anni, di Taranto, ritrovato sotto le macerie della torre.

Gli ultimi dispersi vengono cercati sia in acqua sia sotto le macerie della torre piloti distrutta. Uno squillo di cellulare arrivato nel cuore della notte dalle macerie della torre di controllo aveva fatto vivere qualche momento di speranza ai soccorritori ma, dopo pochi squilli, il cellulare ha smesso di suonare e non ha permesso di localizzare la persona che si trovava sotto le macerie. A effettuare le ricerche sono squadre Sar (search and rescue) della Guardia costiera e dei vigili del fuoco. I sommozzatori hanno lavorato tutta la notte ‘in condizioni di visibilità molto difficili anche per la melma provocata dalle macerie’.

I TESTIMONI – ‘Ero in servizio qui al molo Giano quando ho sentito lo schianto. Il tempo di fare il giro e tornare indietro e ho visto. Subito abbiamo pensato che fosse qualche nave che si era scontrata. Torno indietro e non vedo più la torre pilota. Mi affaccio e vedo tutte macerie e questa nave che si era allontanata’. È il racconto di Girolamo Cuomo, un operatore del porto di Genova, testimone diretto dell’incidente navale avvenuto stasera, ai microfoni di ‘Primocanale’. Secondo la testimonianza di R.G., una delle guardie giurate in servizio al check point del molo Giano, la torre ‘è venuta giù di colpo’ dopo l’urto con la nave. L’uomo era da poco entrato in servizio quando si è verificato l’incidente. ‘Saranno state le 23, o pochi minuti dopo. Ero nell’ufficio del check point quando ho sentito come un boato e subito dopo tre ragazzi passare di corsa, urlando spaventati: “La torre! La torre!’. Sono uscito e la torre non c’era più, al suo posto c’era la prua della nave’. ‘Siamo sconvolti, di più…’, dice con le lacrime agli occhi l’armatore della Jolly Nero Stefano Messina, ‘è una cosa mai successa, siamo disperati’.

Il ministro per le Infrastrutture e i Trasporti, Maurizio Lupi, ha riferito poco dopo le 16 nell’Aula di Montecitorio sull’incidente di Genova: poco dopo le 23, ieri notte, la portacontainer Jolly Nero ha urtato violentemente la banchina del molo Giano provocando il crollo della Torre dei piloti. Sette i morti i accertati, 4 i feriti ricoverati in ospedale, 2 i dispersi.

La ricostruzione dell’incidente
‘Alle 23 di ieri sera, nel corso della manovra di uscita dal porto di Genova, la nave Jolly Nero urtava la torre di controllo. L’urto ha causato il crollo della struttura – ha detto Lupi alla Camera – Al momento dell’incidente nella torre erano presenti 13 persone. A seguito del crollo si sono interrotte le comunicazioni radio del porto di Genova, ruolo poi assorbito dalle strutture del porto di Savona’.

‘Il mercantile che ha causato il disastro è stato posto sotto sequestro. La Jolly Nero era in manovra per uscire da Genova diretta a Napoli: è della Ignazio Messina, è stata costruita nel 1995. La Torre di controllo era alta 50 metri: la sala di controllo era all’altezza di 40 metri, la zona operativa aveva due livelli’, ha ricordato Lupi.

La prassi in delle manovre in porto
‘Il servizio di pilotaggio è obbligatorio – ha sottolineato Lupi – fermo restando che il pilota a bordo assume il ruolo di consulente per la manovra, della quale resta responsabile il comandante della nave. Il rimorchio portuale è a discrezione del comandante. Due rimorchiatori operavano in ausilio della Jolly Nero: si deve ancora verificare se dovessero essere ancora collegati alla nave’ al momento dell’impatto al molo Giano.

‘Il comandante tuttavia può sempre provare che il sinistro è stato causato da errate indicazioni rese dal pilota’, ha specificato Lupi.

Non si possono escludere, ha detto ancora Lupi ‘diverse possibili cause del disastro’:
– possibile avarie nella propulsione della nave
– problemi nei cavi di trazione dei rimorchiatori
– problemi o errori nelle fasi di accosto e/o nella velocità dell’operazione.

Due inchieste
Oltre all’inchiesta penale ‘è in corso un’inchiesta tecnica da parte del ministero dei Trasporti, condotta da esperti di disastri marittimi’.

Investimenti
‘Nel 2012 nel porto di Genova sono transitate 6.600 navi con 14mila operazioni di manovra. Dal 2008 vi sono stati effettuati investimenti in ammodernamenti e sicurezza per 500 milioni di euro e ‘dalla stessa data non si erano più verificati incidenti’, ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti durante l’informativa alla Camera sull’incidente avvenuto questa notte al porto di Genova.

Lupi incontra i familiari delle vittime
In precedenza, lo stesso ministro Lupi aveva incontrato in mattinata il sottosegretario alla Difesa, Roberta Pinotti, il prefetto di Genova, Giovanni Balsamo, il sindaco, Marco Doria, gli assessori regionali al Lavoro, Enrico Vesco e al Bilancio e Formazione, Pippo Rossetti, insieme ai vertici della Capitaneria di Porto. Le autorità hanno poi visto i parenti delle vittime, fornendo alcuni elementi sulle possibili cause dell’incidente di ieri sera. Su questi si sta concentrando il lavoro della Procura genovese.

Matteoli: vogliamo vederci chiaro
Il presidente della Commissione Lavori Pubblici e Trasporti del Senato Altero Matteoli, esprimendo cordoglio ai familiari delle vittime, si è riservato di valutare l’opportunità ‘di promuovere come Commissione parlamentare iniziative volte a chiarire l’origine e la dinamica dell’incidente e a esaminare eventuali provvedimenti tesi a evitare il ripetersi di altre simili tragedie’.

Doria: diverse le ipotesi su cui si lavora
‘Ieri sera mi sono recato sul posto e sono stato diverse ore portando la mia solidarietà – ha detto il sindaco di Genova, Marco Doria – Ho ascoltato tante ipotesi ma non sono la persona tecnicamente qualificata per aggiungere la mia sulla dinamica dell’incidente’.  ‘Aspettiamo – ha concluso Doria – chi ha le competenze tecniche, io voglio rappresentare il dolore della città’.

Omicidio colposo
La prudenza del sindaco oltre che dal dolore per il lutto cittadino è motivata anche dalla gravità dell’accaduto: Roberto Paoloni, 63 anni, di Genova, il comandante della nave Jolly Nero è indagato per omicidio colposo plurimo. Insieme a lui indagato anche il pilota. L’ufficiale, interrogato nella notte in qualità di indagato, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Scelta non inusuale in circostanze simili, quando oltre alle responsabilità individuali entrano in gioco quelle della compagnia, anche a fini di  copertura assicurativa. Per quanto riguarda le indagini il procuratore capo di Genova Michele Di Ecce ha spiegato che: ‘Il procedimento è stato aperto a carico di due indiziati per il reato di omicidio colposo plurimo ma stiamo valutando anche altre ipotesi di reato. In particolare si ipotizza l’ipotesi di attentato alla sicurezza dei trasporti’.

Chi era al timone
Lo stesso comandante, peraltro, non era al timone al momento dell’impatto. C’era, invece, un pilota del porto di Genova. E’ quanto emerge da un primo sopralluogo effettuato dagli inquirenti stamani sulla Jolly Nero, posta sottosequstro.

Manovra di routine

Durante la manovra effettuata dalla nave per portarsi in rotta verso Napoli, i motori sarebbero andati in avaria e la poppa della nave sarebbe stata sospinta contro lo stelo della torre di controllo, abbattendo la struttura. Il pm Walter Cotugno ha interrogato il pilota che gli ha fornito la sua versione dei fatti.

Ipotesi avaria
Il motore della Jolly Nero potrebbe avere avuto un’avaria che le ha impedito di seguire la giusta rotta per uscire dal porto, finendo contro la torre di controllo. E’ una ipotesi su cui sta indagando la procura. ‘Ma al momento non siamo in grado di dare una versione ufficiale sull’accaduto’, dice il procuratore Michele Di Lecce. I magistrati hanno acquisito la scatola nera della nave. Il pm Walter Cotugno ha ascoltato i membri dell’equipaggio e il comandante, in tutto una ventina di persone.

Per cause che sono ancora tutte da accertare la nave – che ha una stazza di 40.594 tonnellate, è lunga 239,26 metri e ha una larghezza di 30,50 metri, con un pescaggio di 11,5 metri – ha completamente sbagliato manovra ed è di fatto ‘entrata’ dentro la ‘palazzina piloti’, dove operano e vivono molti dei piloti della Capitaneria di Porto di Genova. In seguito all’urto la torre, alta 54 metri, si è inclinata di 45 gradi e si è abbattuta su una palazzina adiacente, distruggendola completamente.

Inverter guasto?
Perizie tecniche dovranno accertare se a guastarsi è stato l’inverter, che consente alla Jolly Nero di manovrare anche in retromarcia pur avendo un solo motore reversibile. Ma è anche ipotizzabile che la nave proprio mentre compiva la manovra non abbia avuto la necessaria spinta, una volta posta la prua verso l’uscita dal porto, per vincere l’inerzia che la sospingeva verso il molo.

Rotta verso sud
La Jolly Nero era partita in direzione Napoli, da dove avrebbe fatto rotta per Port Said, Aqaba, Jeddah, Abu Dhabi, Gibuti, Suez, Misurata, Castellon. La portacontainer ha una stazza lorda di oltre 40mila tonnellate, è lunga quasi 240 metri e larga 30. Batte bandiera itailana e fa parte della flotta della Ignazio Messina & C, importante compagnia genovese.

La compagnia: manovra usuale

La Ignazio Messina si è posta ‘a disposizione delle autorità competenti’ per far luce sulle cause dell’incidente, occorso durante ‘l’usuale manovra di uscita dal Porto nel previsto bacino di evoluzione che anche le navi della Linea Messina, assistite, come nel caso della Jolly Nero, dai rimorchiatori e con il pilota a bordo, compiono con regolare frequenza’.

La torre controllo manovra del porto di Genova, crollata dopo esser stato colpita dalla Jolly Nero, ospitava diversi uffici. Tra questi, quelli della compagnia piloti del porto e quelli della Guardia Costiera. Nella struttura, costruita negli anni ’90 e alta 54 metri, si controllava tutto il nord del Tirreno, con apparecchi radar in grado di vedere fino a 30-40 miglia di distanza.

SINDACATI – Mezz’ora di stop a fine turno in tutti i porti d’Italia. È quanto disposto dai sindacati Cgil, Cisl e Uil dopo l’incidente. L’iniziativa vuol essere un gesto simbolico per riflettere sulla sicurezza in ambito portuale. Dal fermo è escluso ovviamente il porto genovese.

Su Twitter: Jolly Nero#torrepiloti

Advertisements

Tributi Italia e i 100 milioni non versati a 400 Comuni, arrestato l’amministratore

L’amministratore di fatto della Tributi Italia spa, società concessionaria per la riscossione dei tributi in oltre 400 Comuni, è stato arrestato dalla Guardia di Finanza con un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale di Chiavari.

Le accuse nei confronti di Giuseppe Saggese sono peculato, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, omesso versamento di ritenute certificate e omesso versamento Iva.

Secondo l’accusa la società, in amministrazione straordinaria con un commissario, avrebbe operato fino al 2010 riscuotendo imposte, mai versate ai comuni, per oltre cento milioni. Saggese, in particolare, avrebbe personalmente sottratto alla società circa 20 milioni.

Le persone indagate sono in tutto nove, cinque delle quali sottoposte a misure cautelari, più altre quattro perseguite a piede libero.

Contestualmente all’arresto di Saggese, la procura ha anche disposto il sequestro per equivalente di otto milioni e diverse perquisizioni a Rapallo, Recco, Cogorno (in provincia di Genova), Genova, Roma e Borgonovo del Tidone (Piacenza) nei confronti di altri soggetti indagati.

Saggese  non ha badato a spese, con prelievi giornalieri dai conti della società anche di 10.000 euro in denaro contante, autovetture di lusso, yacht ed aerei privati, soggiorni in località prestigiose, feste mondane e concerti di musica.

Molti dei circa 1000 dipendenti di Tributi Italia spa sono stati licenziati, molti altri sono in cassa integrazione, mentre alcuni Comuni sono arrivati sull’orlo del dissesto finanziario.

Le Fiamme gialle finora sono riuscite a sequestrare beni e denaro per circa 9 milioni di euro, ma appare difficile, spiegano gli inquirenti, pensare di riuscire a trovare gli altri circa 90 milioni che mancano all’appello per rifondere i Comuni.

http://www.gdf.gov.it
http://www.tributi-italiaamministrazionestraordinaria.it/

Palermo: dopo il pareggio con il Cagliari esonerato Sannino, arriva Gasperini

Il presidente Maurizio Zamparini torna a colpire dopo tre sole giornate ed allontana l’ex tecnico del Siena dopo il pareggio con il Cagliari di sabato sera (1-1, primo punto in campionato). In panchina arriva l’ex mister di Crotone, Genoa e Inter Gian Piero Gasperini.

Il nuovo coach della squadra rosanero arriva dopo le prime tre giornate di campionato e alla seconda partita, un pareggio in casa e l’estate quando si sperava che Zamparini rispettasse la promessa fatta di starsene in disparte. Ma evidentemente il risultato di sabato sera ha mosso il patron del Palermo verso altri lidi. Giustificato o meno dal pareggio con il Cagliari, il presidente Zamparini che ha Palermo è imprenditore e non solo del calcio, proprietario di un centro commerciale in pieno Zen, Zona estensione Nord e considerata periferica, ha scelto Gasperini per allenare la squadra.

 A pagarne le spese è Beppe Sannino, il  mister rosanero esonerato. Invece Gian Piero Gasperini è un tecnico che un anno fa, di questi tempi, rimediava all’Inter il secondo esonero consecutivo dopo quello al Genoa.

Un cambio repentino per il presidente che nella serata di sabato, dopo Palermo-Cagliari 1-1, aveva confessato di temere la retrocessione. In effetti, i siciliani hanno rimediato un solo punto nelle prime tre giornate, perdendo 3-0 i primi due match contro Napoli e Lazio, attualmente appaiate in testa alla classifica. Qualche timido segnale di risveglio si era visto proprio contro i sardi, ma il gol di Sau a due minuti dallo scadere ha negato la prima vittoria stagionale ai siciliani.

Sannino è uscito dal Barbera tra i fischi. E, ora, incassa l’esonero che mette fine alla sua grande scalata iniziata con la promozione in C1 a Lecco, e proseguita sino alla salvezza con il Siena passando per il doppio salto con il Varese. Al suo posto è stato chiamato Gasperini, in cerca di riscatto dopo la parentesi nerazzurrachiusasi dopo cinque partite senza vittoria. Comunque due in più di quelle concesse a Sannino.

zamparini

zamparini (Photo credit: foto_palermo_calcio)

Il tecnico su cui Zamparini, non più tardi di una settimana fa, chiedeva ai propri tifosi di scommettere. Ricordando al pubblico di Palermo come fosse colpa della loro impazienza parte di questi risultati scadenti. ‘A Udine hanno perso le prime due partite ma sono ottimisti, qui sono tutti depressi e questo non va bene’, aveva detto. Le ultime parole famose.

 ‘Speravo di avere più tempo per lavorare ma il calcio è questo. Ringrazio comunque Zamparini per l’opportunità che mi ha dato, vuol dire che doveva andare così’,  la risposta di Giuseppe Sannino ai microfoni di Stadionews24, subito dopo l’esonero. ‘Ringrazio anche la squadra per ciò che ha fatto con me’.

Agguato Adinolfi: presi i due attentatori in una villetta di Bordighera

Nicola Gay, 35 anni e Alfredo Cospito, 46, sono accusati dell’attentato del 7 maggio scorso a Genova ai danni dell’ad dell’Ansaldo Nucleare. Indagata anche la compagna di Cospito. I due fermati negli ultimi giorni avevano intenzione di abbandonare il Paese. Perquisizioni a Bordighera, Cuneo e PistoiaCrisi e tensioni sociali, il Viminale: attenzione alta, strategia è dialogo.

Idue anarco-insurrezionalisti piemontesi sono stati arrestati questa mattina a Torino dal Ros Carabinieri e dalla Digos di Genova in esecuzione di un provvedimento di fermo emesso dalla Procura della Repubblica del capoluogo ligure. I due sono accusati dell’agguato del 7 maggio scorso a Genova ai danni dell’Ing. Roberto Adinolfi, amministratore delegato dell’Ansaldo Nucleare.  E’ indagata, ma non fermata, la compagna di Cospito.

I due anarco-insurrezionalisti fermati, rilevano Ros e Digos, ‘negli ultimi giorni avevano intenzione di abbandonare il Paese’. L’operazione è scattata nelle prime ore di questa mattina. Perquisizioni sono in corso a Bordighera, Cuneo e Pistoia.

L’attentato risale alla mattina del 7 maggio scorso. Adinolfi, 53 anni, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, viene ferito da colpi di arma da fuoco alle gambe in via Montello, a Genova. Due persone a bordo di uno scooter, con il viso coperto dai caschi, lo avvicinano mentre esce di casa, in zona Marassi, per andare al lavoro. Improvvisamente uno dei due fa fuoco con una pistola, colpendolo all’altezza del ginocchio.

Adinolfi viene subito soccorso e ricoverato all’ospedale San Martino. Fin dalle prime analisi, la dinamica dell’attentato suggerisce agli inquirenti una matrice di tipo eversivo. La procura di Genova indaga ipotizzando il reato di lesioni aggravate con finalità terroristiche.

Quattro giorni più tardi, l’11 maggio, arriva anche la rivendicazione dell’attacco: è la Fai, Federazione Anarchica Informale, ad attribuirsi la paternità dell’attentato con un volantino di quattro pagine, subito considerato attendibile.

http://www.ansaldoenergia.com/
http://www.ansaldonucleare.it/
http://www.finmeccanica.it/Corporate/IT/index.sdo 

 

Related articles 

 

 

 

G8 di Genova, irreperibili due condannati. Vento in poppa ai fuggiaschi, l’augurio di Militant blog

Vento in poppa ai fuggiaschi‘. L’augurio di Militant blog ai due condannati del G8 di Genova alle pene più pesanti, rispettivamente 15 e 13 anni, tutt’ora irreperibili alle forze dell’ordine. ‘Gli auguriamo di non farsi nemmeno un giorno di carcere.’  Del resto sostenere idee di libertà non è mai stato un reato.

I due fuggiaschi condannati per devastazione sono Francesco Puglisi e Vincenzo Vecchi. Le forze dell’ordine che hanno avuto l’incarico di eseguire l’ordine di carcerazione non hanno ancora rintracciato i due. Sabato la Procura generale di Genova ha emesso gli ordini di carcerazione per cinque dei dieci no global imputati per le devastazioni del G8. L’ordine è stato eseguito sempre nella giornata di sabato per Alberto Funaro, condannato a 10 anni e Marina Cugnaschi (12 anni e 3 mesi). Per Ines Morasca, condannata a sei anni e sei mesi, è stata sospesa la carcerazione in quanto ha una figlia piccola

Gli altri cinque imputati del processo in Cassazione restano invece in libertà, in attesa di affrontare un nuovo giudizio d’appello, ma solo per la ‘riponderazione’ dell’attenuante di ‘aver agito in suggestione della folla in tumulto’. Vecchi e Puglisi sono dunque quelli che hanno avuto la pena più alta. Per loro, come per Cugnaschi, vi sarà tuttavia uno sconto compreso tra i 9 e i 12 mesi per l’annullamento della condanna di detenzione di molotov.

‘Non ho alcuna dichiarazione da rilasciare’. L’avvocato Laura Tartarini di Genova ha così commentato il fatto che il suo assistito Francesco Puglisi, condannato a titolo definitivo dalla Cassazione a 13 anni per gli incidenti al G8 di Genova del 2001, non sia ancora stato rintracciato dalle forze dell’ordine che devono eseguire l’ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale di Genova. ‘Non ho alcun commento da fare’ ha ribadito l’avvocato.

militant-blog.org
https://cookednews.wordpress.com/2012/07/13/g8-genova-2001-cinque-condanne-definitive-e-un-nuovo-processo/ 

G8 Genova 2001: cinque condanne definitive e un nuovo processo

Ridotte dalla Cassazione le pene alla maggior parte dei no global imputati per le devastazioni del G8 di Genova 2001. La sentenza di condanna è ora diventata definitiva per cinque dei dieci imputati accusati di vandalismo. La Corte suprema ha annullato con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello di Genova, la pena inflitta a cinque no global, perché ci sia una nuova valutazione sul diniego dell’attenuante di ‘aver agito per suggestione di una folla in tumulto‘.

Carlo Arculeo, Antonino Valguarnera, Luca Finotti, Dario Ursino e Carlo Cuccomarino sono i cinque attivisti per i quali la Cassazione ha deciso il rinvio. La loro posizione dovrà dunque essere riesaminata. Annullata senza rinvio invece la condanna per Marina Cugnaschi, Vincenzo Vecchi, Luca Finotti e Francesco Puglisi per il solo reato di detenzione di molotov, con sconto di pena compreso tra un anno e nove mesi. Le uniche condanne confermate sono quelle di Ines Morasca (6 anni e 6 mesi) e Alberto Funaro (10 anni).

L’accusa di devastazione – Anche se alcune delle pene inflitte ai dieci no global saranno ridotte, la Cassazione ha confermato in sostanza l’accusa di devastazione e saccheggio formulata dalla magistratura genovese per i danneggiamenti provocati durante il vertice genovese del G8 2001.

‘Ho sempre sostenuto che le condanne comminate in appello per quei 10 ragazzi erano aberranti. Adesso voglio capire se è caduta l’accusa di associazione finalizzata alla devastazione e saccheggio’. Così Giuliano Giuliani, padre di Carlo Giuliani, il ragazzo ucciso a Genova durante il G8 del 2001, ha commentato la decisione della Cassazione.

‘Hanno caricato su un manipolo di ragazzi la responsabilità totale di quello che successe allora – ha detto Giuliani – e il computo delle pene fu addirittura più alto di quelle comminate per i massacri della caserma Diaz. La cosa che mi preoccupa è l’accusa di associazione: una norma del codice Rocco recuperato in un’aula di tribunale dell’Italia democratica per giustificare una cosa assurda’.

http://www.10×100.it/
https://cookednews.wordpress.com/2012/07/06/diaz-11-anni-dopo-nuove-nomine-ai-vertici-manganelli-e-il-momento-delle-scuse/

10×100 anni di carcere G8 Genova 2001 non è finita: Blob e la campagna pro cassazione Diaz

 La Procura generale della Cassazione chiede che vengano confermate le assoluzioni per 13 no global appartenenti al gruppo ‘Sud ribelle’ per una serie di attività tutte riferite al G8 di Genova e al Global forum di Napoli del 2001.

In particolare, il sostituto procuratore generale Nicola Lettieri ha sollecitato ai giudici della quinta sezione penale il rigetto del ricorso della Procura di Catanzaro contro l’assoluzione accordata ai 13 imputati tra i quali Francesco Caruso e Luca Casarini dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro il 20 luglio 2010.

La Procura di Catanzaro, in Cassazione, contesta un’anomalia processuale che si sarebbe verificata con il cambio del presidente di udienza e il conseguente trasferimento del processo ad altra sezione.

Se venissero accolte le sue censure, il processo ripartirebbe da zero ma la Procura della Cassazione ritiene che la vicenda si debba chiudere con le 13 assoluzioni nei confronti di altrettanti no global accusati pesantemente di vari reati tra i quali l’associazione sovversiva, l’attentato ad organi costituzionali e l’associazione per delinquere.

L’appello alla società civile e al mondo della cultura

La gestione dell’ordine pubblico nei giorni del G8 genovese del luglio del 2001, rappresenta una ferita ancora oggi aperta nella storia recente della repubblica italiana.

Dieci anni dopo l’omicidio di Carlo Giuliani, la ‘macelleria messicana’ avvenuta nella scuola Diaz, le torture nella caserma di Bolzaneto e dalle violenze e dai pestaggi nelle strade genovesi, non solo non sono stati individuati i responsabili, ma chi gestì l’ordine pubblico a Genova ha condotto una brillante carriera, come Gianni De Gennaro, da poco nominato Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Mentre lo Stato assolve se stesso da quella che Amnesty International ha definito ‘la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale’,  il prossimo 13 luglio dieci persone rischiano di diventare i capri espiatori e vedersi confermare, in Cassazione, una condanna a cento anni di carcere complessivi, in nome di un reato, ‘devastazione e saccheggio’, che rappresenta uno dei tanti detriti giuridici, figli del codice penale fascista, il cosiddetto Codice Rocco.

Un reato concepito nel chiaro intento, tutto politico, di perseguire chi si opponeva al regime fascista. Oggi viene utilizzato ipotizzando una ‘compartecipazione psichica’, anche quando non sussiste associazione vera e propria tra le persone imputate. In  questo modo si lascia alla completa discrezionalità politica degli inquirenti e dei giudici il compito di decidere se applicarlo o meno.

E’ inaccettabile che, a ottant’anni di distanza, questa aberrazione giuridica rimanga nel nostro ordinamento e venga usata per condannare eventi di piazza così importanti, che hanno coinvolto centinaia di migliaia di persone, come le mobilitazioni contro il G8 a Genova nel 2001.

Non possiamo permettere che dopo dieci anni Genova finisca così, per questo facciamo appello al mondo della cultura, dello spettacolo, ai cittadini e alla società civile a far sentire la propria voce firmando questo appello che chiede l’annullamento della condanna per devastazione e saccheggio per tutti gli imputati e le imputate.

Per una battaglia che riguarda la libertà di tutte e tutti.

In occasione della cassazione per la Diaz, blob lancia la campagna 10×100

http://www.10×100.it/

Calcio scommesse: arrestati Mauri e Milanetto. Indagato l’allenatore della Juve, Antonio Conte

Sono 19 le ordinanze di custodia cautelare notificate, arrestati Mauri e Milanetto. Sotto inchiesta anche Vieri. Trema la Nazionale, blitz a Coverciano.

Bufera giudiziaria nel mondo del calcio, investe anche la Nazionale. Con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva formulata dalla Procura di Cremona, la polizia ha eseguito 19 provvedimenti di custodia cautelare, 14 dei quali in carcere, tre arresti domiciliari e due di obbligo di presentazione all’autorità giudiziaria.

In manette sono finiti il capitano della Lazio, Stefano Mauri e i giocatori Omar Milanetto, centro campista del Padova (ex Genoa), Paolo Domenico Acerbis del Vicenza, Marco Turati del Modena (ex Ancona), Cristian Bertani della Sampdoria (ex Novara), Alessandro Pellicori (ex Mantova e Torino, poi svincolato dal Queen’s Park Rangers) e Matteo Gritti, portiere del Bellinzona, squadra del campionato svizzero.

Fra gli indagati, il difensore della nazionale Domenico Criscito (che gioca per lo Zenit di San Pietroburgo) e il suo compagno Leonardo Bonucci (Juventus), prima indagato a Cremona e ora dalla procura di Bari, squadra di calcio in cui Bonucci ha giocato.

La polizia è intervenuta durante il ritiro di Coverciano. Avvisi di garanzia notificati anche ad Antonio Conte (in riferimento a quando l’allenatore della Juventus sedeva sulla panchina del Siena), del calciatore del Genoa Giuseppe Sculli (per il quale il gip ha negato l’arresto chiesto dalla Procura) e del suo collega difensore georgiano Kakha Kaladze, citato negli atti dell’inchiesta e su cui sarebbero in corso accertamenti.

Perquisizioni anche per il giocatore del Chievo Sergio Pellissier, l’attaccante dell’Ascoli Andrea Soncin, il presidente del Siena Massimo Mezzaroma e il suo responsabile tecnico Giorgio Perinetti.

Compare anche il nome dell’ex calciatore Christian Vieri nel registro degli indagati. Il 38enne ‘Bobo‘, che nella sua carriera ha giocato nella Juventus, nel Milan e nell’Inter e in Nazionale, era stato intercettato durante una telefonata tra Antonio Bellavista e Ivan Tisci, nel corso dell’inchiesta ‘Last Bet’.

Daniele De Rossi, ieri prima dell’amichevole con il Lussemburgo: ‘C’è dispiacere e speranza che più persone possibili’ risultino estranee ai fatti ‘anche se non sarà possibile per tutti’.

G8, Cassazione: inqualificabili violenze agli occupanti della Diaz, prosciolto l’ex capo della polizia De Gennaro

Non ci sono prove o indizi del coinvolgimento decisionale dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro nelle ‘inqualificabili violenze’, come sono state definite dalla Cassazione, perpetrate da alcuni agenti durante il G8 di Genova del 2001 ai danni dei manifestanti che occupavano la scuola Diaz. Ecco perché, il 22 novembre scorso, la sesta sezione penale della Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna a un anno e quattro mesi inflitta all’attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Intelligence. Le motivazioni sono contenute nella sentenza 20656/12, depositata oggi e riportata dal sito della Cassazione e parlano di ‘deserto probatorio’ contro gli imputati (parte del processo era anche a un dirigente della Digos).

L’accusa di istigazione alla falsa testimonianza sui fatti della ‘Diaz’ e la relativa sentenza sfavorevole all’ex capo di gabinetto del Viminale pronunciata dalla Corte d’appello ligure, risulta ‘scandita da sommarietà valutativa e da palesi lacune della motivazione’.

La pronuncia di condanna, osservano i giudici di via Cavour, è piena di formule come ‘non può non sostenersi’, ‘non può non ritenersi’ e si traducono, confondendo cause con effetti, in ‘palesi errori di diritto’.

Risulta irrilevante ai fini della causa, stabilire chi tra l’allora capo della polizia e il questore di Genova, abbia spedito il responsabile del servizio di comunicazioni esterne della polizia di Stato: la questione si presenta destituita di ogni profilo di seria pertinenza con i fatti reato che costituiscono la materia del processo Diaz, costituiti da condotte di calunnia, lesioni volontarie, falsità ideologiche e altri reati.

Il procedimento che riguarda De Gennaro è stata la prima vicenda dei vari filoni processuali nati dai sanguinosi fatti accaduti durante il G8 di Genova dal 19 al 22 luglio 2001, culminati nella tragica morte del giovane manifestante Carlo Giuliani, nelle devastazioni e saccheggi nel capoluogo ligure, con la violenta irruzione delle forze dell’ordine nelle scuole Diaz Pertini. Insieme a De Gennaro è stato prosciolto anche Spartaco Mortola, ex capo della Digos di Genova, per ‘l’assenza di seri elementi di prova a suo carico”. L’udienza si era svolta in Cassazione il 22 novembre scorso.

Il processo principale sui fatti della Diaz, che vede imputate 25 persone tra funzionari e agenti di polizia, inizierà in Cassazione l’11 Giugno.

http://video.google.com/googleplayer.swf?docid=-7657053216748452475&hl=it&fs=true
http://www.diazilfilm.it/

Create a free website or blog at WordPress.com.