GAZA. Passaporti, l’Italia non è ancora pronta

boycott israel #cookednews #stayhuman

A 5 mesi dalla direttiva UE che impone la raccolta delle impronte digitali per i visti di ingresso in Europa, nella Striscia il sistema non è partito. I gazawi restano bloccati, a Ramallah i costi lievitano

di Chiara Cruciati – Il Manifesto

Gaza City, 14 marzo 2014, Nena News – Come se non bastassero assedio israeliano e restrizioni del governo egiziano, ora a bloccare Gaza ci si mettono pure i ritardi dell’Unione Europea. Lo segnalano alcuni gazawi, da mesi in attesa di risposte da parte del consolato italiano, ancora non adeguatosi alla nuova normativa europea del 14 novembre scorso.

La normativa prevede la creazione del sistema Visa Protection System per l’acquisizione dei dati biometrici di extracomunitari che chiedono un visto di ingresso nella Ue. Fotografia e impronte digitali. La procedura permetterà di verificare l’autenticità dei documenti presentati per entrare in Italia e in Europa.

Cosa succede nei Territori Occupati? Il nuovo sistema obbliga il richiedente a presentarsi personalmente negli uffici dei consolati per essere fotografato e lasciare le impronte digitali. Facile, se non si è residente a Gaza o in Cisgiordania. Tutti i consolati europei hanno sede a Gerusalemme, inaccessibile se non dietro il difficile ottenimento del permesso di ingresso da parte delle autorità israeliane. La soluzione trovata è semplice: se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto.

A Gaza ogni consolato ha previsto l’apertura di un ufficio dove sono state portate le attrezzature necessarie. A cinque mesi dall’emissione della normativa Ue, però, l’Italia non è ancora riuscita a far partire il nuovo sistema nella Striscia. «I consolati europei si sono adeguati – ci spiega Majed Abusalama, attivista del gruppo Intifada Youth Coalition – Quello italiano no e per ora non collabora con gli altri per utilizzare le loro attrezzature. Da novembre sono decine i gazawi impossibilitati a richiedere il visto per l’Italia, per turismo o perché invitati a eventi e conferenze. Hanno in mano i documenti necessari ma non possono fare domanda. E alcuni inviti sono scaduti».

I consolati europei sono a conoscenza della normativa da novembre, «ora siamo a marzo e non hanno ovviato al problema. Dal consolato ci rispondono che la situazione si dovrebbe risolvere entro un mese. Non vogliamo che l’Italia sia parte dell’occupazione ».

«A giorni il problema dovrebbe essere risolto – risponde la vice console italiana a Gerusalemme, Elena Clemente – Dal 14 novembre non si opera più via posta, per cui abbiamo cercato soluzioni alternative per chi non può entrare a Gerusalemme, ma i fondi a disposizione non sono molti. Abbiamo aperto un ufficio a Ramallah con la Vfs Globe, con cui apriremo l’ufficio di Gaza che ha iniziato a lavorare sperimentalmente. Il problema è logistico, di elettricità per far funzionare le apparecchiature venute dall’Italia. Gaza è un’incognita».

Un problema non solo italiano, spiega la Clemente, che si tenta di superare nei casi di emergenza: «Se si tratta di visti di massima urgenza, entriamo a Gaza con un macchinario speciale».

Due muri più in là, a Ramallah, a gestire le richieste di visto è la Vfs Globe. Raccolgono dati biometrici e documenti e consegnano tutto a Gerusalemme. Il costo sfiora i 100 euro, un terzo dello stipendio medio di un palestinese della Cisgiordania. E c’è chi parla di normalizzazione del conflitto: invece di fare pressioni su Israele perché permetta l’ingresso a Gerusalemme, l’Europa bypassa l’occupazione spostandosi a Ramallah, nei fatti trattata come capitale palestinese nonostante il diritto internazionale.

«Una scelta obbligata – spiega la vice console – Il costo è alto, ma l’alternativa è farli andare ad Amman o al Cairo. Permessi per entrare a Gerusalemme? Non dipende da noi, ma dalle autorità israeliane, sono pochissimi i palestinesi che riescono ad ottenerli».

E a Gaza si continua ad aspettare.

#stayhuman #cookednews #BOYCOTTISRAEL #BDS #BreakGazaSeige #SAVEGAZA

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Media freedom call: join the global day of action for press freedoms around the world

#journalismisnotacrime #freeAJstaff #PressFreedom #Cookednews

Join the global day of action for press freedoms, when rallies will be held around the world 

Three Al Jazeera English journalists have been imprisoned in Egypt since 29th December 2013.

They have suffered harsh conditions, solitary confinement, denied medical treatment and are now on trial for charges related to terrorism, along with six other foreign journalists being tried in absentia.

Peter Greste, Mohammed Fahmy and Baher Mohamed, who were simply doing their jobs, are being tried in Cairo, charged with terrorism-related offences and “spreading false news“.

Another Al Jazeera Arabic reporter, Abdullah Al-Shami, has been in prison since August 14 and has been on hunger strike for more than 30 days.

And they are not the only press to be incarcerated by the Egyptian authorities.

Journalists are not terrorists. They risk their lives to shed light on abuse, suffering and injustice around the world. They are our eyes and ears, as well as our voices. An attack journalism is an attack on everyone who values the freedom to speak their minds and know the truth.

Please join the world’s press in a Global Day of Action on Thursday 27th February with peaceful demonstrations, silent protests and individual images that will send a message to Egypt and the world: if you silence the press, you silence us all.

The following is a list of demonstrations, open to both the public and the media, organised so far:


Tokyo, Japan –
 Solidarity stand outside the Foreign Correspondents’ Club, Yurakucho Denki North Building 20F Yurakucho 1-7-1, Chiyoda-ku,1GMT, 10am local time.

Ramallah, Palestine – Solidarity stand at the Manara Roundabout, 9 GMT, 11am local time.

Gaza, Palestine – Solidarity stand Outside the Al Jazeera bureau, Burj al-Jalaa (al-Jalaa Tower), 9GMT, 12pm local time.

Istanbul, Turkey – Solidarity stand outside Outside the Egyptian consulate, 9GMT, 11am local time.

Khartoum, Republic of Sudan – Solidarity stand outside the Al Jazeera Bureau, Al Baladiya Street, Building: Institute of Arab Development and Agricultural Investment, 9GMT, 12pm local time.

Jerusalem – Solidarity stand at Zeitoun Hill, 10GMT, 12pm local time

Amman, Jordan –  Solidarity stand outside the Al Jazeera bureau, Jabal Amman, 2nd Roundabout, 10GMT, 12pm local time.

Ankara, Turkey – Solidarity stand with our journalists outside the Al Jazeera bureau, Karom Shopping Center, Çankaya 11GMT, 1pm local time.

Beirut, Lebanon – Solidarity stand at Martyrs’ Square, 11GMT, 1pm local time

Berlin, Germany –  Brandenburg Gate, 11 GMT, 12pm local time.

London, UK –  Trafalgar Square, 12 GMT, 12pm local time.

At the same time, silent protests are called for in newsrooms, offices, shops, commuters, tourists, pedestrians – everyone, everywhere. To show support, take a selfie with your mouth taped shut and share it via social media with the #FreeAJStaff tag.

Nouakchott, Mauritania –  Solidarity stand outside Al Jazeera Bureau, Mamado Konatee Stree, City Center Tent, 12GMT, 12pm local time.

Tunis, Tunisia – 
Solidarity at Tunis Center for Press Freedom, 4 Rue de Mexique, 12GMT, 1pm local time

Toronto, Canada – Toronto’s Nathan Phillips Square, 17GMT, 12pm local time.

Montreal, Canada: Egyptian Consulate in Montreal, 1000 de la Gauchetière O., Montréal, 17GMT, 12:00pm

Rio de Janeiro, Brazil –  
Journalists and the general public are encouraged to take a photo with a “Journalism is not a Crime” sign at “Posto 7” in Arpoador Beach 2030GMT, 5:30pm local time.

Also, a plane pulling a banner reading #FreeAJstaff will fly over over Rio de Janeiro’s famous beaches of Leblon, Ipanema, Copacabana 1730GMT – 2030GMT, 2:30pm – 5:30pm local time.

Washington, DC, US- Newseum, 555 Pennsylvania Ave NW, 21GMT – 2230GMT, 4pm – 5:30pm local time.

Sydney NSW, Australia – Martin Place, 130GMT, 12:30pm local time.

San Francisco, US- Justin Herman Plaza, 4 Embarcadero Centre, 2GMT – 4GMT, 6pm – 8pm local time.

Source:
Al Jazeera

#pressfreedom #FreeAJStaff #JournalismIsNotACrime #Cookednews

Roger Waters, a Pink Floyd for Peace

Former Pink Floyd frontman sparks fury by comparing Israelis to Nazis #Cookednews

Da martedì 18 febbraio Anzio, passata alla storia per lo sbarco angloamericano del 1944, avrà tra i suoi cittadini onorari un vero mito del rock: Roger Waters, cantante e bassista dei Pink Floyd. Il musicista inglese è da sempre legato a quei luoghi perché il padre, il militare britannico Eric Fletcher Waters, morì nel corso delle battaglie successive allo sbarco. La città è in fermento e attende con impazienza il rocker, pacifista convinto.

Cittadinanza onoraria Il sottotenente Eric Fletcher Waters perse la vita nel 1944 nelle campagne della città di Anzio, in provincia di Roma, nel cosiddetto ‘Fosso della moletta’, quando il figlio aveva appena pochi mesi. Era il 18 febbraio del 1944: un reduce e uno studioso hanno ricostruito il punto esatto dove vennero sterminati i ‘Royal fuciliers’ britannici, tra i quali Eric Fletcher Waters.

Una mancanza importante L’assenza del padre accompagnerà Roger Waters sempre, suggerendogli testi come ‘When the Tigers Broke Free’, la canzone che attraversa la parte iniziale del film ‘The Wall’ (1982). In ‘The Final Cut’, dodicesimo album dei Pink Floyd, Waters è autore e voce solista di tutti i dodici pezzi ispirati al rifiuto della guerra e tutti dedicati alla figura di suo padre.

A few days ago, writing in personal letters and on his Facebook account, former Pink Floyd front-man and songwriter Roger Waters has accused both singer Neil Young and actress Scarlett Johansson of supporting Israel and neglecting human rights. He considers her recent resignation from Oxfam, an organization that fights poverty and injustice, ‘an about-face’.

‘Just to reiterate my position, I am anti-war, anti-apartheid, anti-racist, pro human rights, pro peace and pro self-determination for all peoples. I am not anti-Israel or anti-semitic‘, Waters says in an open letter from Abraham H. Foxman, ADL National Director, The Anti-Defamation League (ADL).

Roger Waters continues to give his contribution for Palestine Freedom, also to partecipate in ‘Restiamo Umani – The Reading Movie’, an opera from ‘Gaza – Restiamo Umani’, the constant report of Vittorio Arrigoni, an italian peace activist of ISM in Gaza territory before he was killed in April 2011. The attack from Israeli against Gaza during the period from 27 dicember 2008 to 18 genuary 2009, is known as ‘Piombo Fuso’.

L’evento promosso da A.N.P.I. Aprilia:  Roger Waters in memoria del padre: due difensori della pace

#Palestine#CookedNews, #RogerWaters #TheWallLive,#HumanRights,#StayHuman

Tregua Israele Palestina: accordo per il cessate il fuoco a partire dalle 21

Israeliani e palestinesi hanno raggiunto un ‘accordo per il cessate il fuoco e il ripristino della calma a partire dalle 21 ora locale di oggi, mercoledi’ 21 novembre‘. Lo ha affermato il ministro degli Esteri egiziano, Mohamed Kamel Amr, durante una conferenza stampa al Cairo insieme al segretario di Stato Usa, Hillary Clinton.

Un alto negoziatore di Hamas al Cairo ha confermato all’emittente britannica ‘Bbc’ che è stato raggiunto l’accordo.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha avuto un colloquio con il presidente Usa Barack Obama e accettato la richiesta di concedere una possibilità alla proposta egiziana di un cessate il fuoco tra Israele e Hamas. Lo riferisce il sito Ynet.

L’annuncio è arrivato nel giorno in cui si è registrato un attentato terroristico su un bus a Tel Aviv. L’esplosione a Tel Aviv è avvenuta poco dopo mezzogiorno su un autobus che percorreva il King Shaul Boulevard, all’incrocio tra le vie Shaul Hamelech e Henrietta Szold. I feriti sono almeno 21 e, secondo quanto riferisce ‘Haaretz’, due sono in condizioni medio-gravi, tre in condizioni medie e gli altri feriti leggermente.

Secondo una fonte della sicurezza israeliana, citata da ‘Ynet News‘, l’attentato è stato compiuto con un ordigno esplosivo collocato sul mezzo e non da un attentatore suicida. L’ordigno era stato collocato prima della deflagrazione sotto uno dei sedili nella parte centrale del mezzo.

La polizia israeliana ha subito arrestato un sospetto, per rilasciarlo poco dopo, mentre è caccia a una donna che sarebbe in possesso di un altro ordigno e a una seconda persona, secondo quanto riferiscono il sito del ‘Jerusalem Post’ e l’emittente ‘Al Arabiya‘.

Arriva intanto la rivendicazione dell’attentato da parte delle Brigate dei martiri di ‘Al Aqsa‘, l’organizzazione terroristica ritenuta vicina a Fatah. Lo riferisce ‘Ynet News’. L’attentato è stato rivendicato anche dai Comitati Popolari di Resistenza di Gaza e il portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum, parlando con l’emittente ‘Al Arabiya’ ha definito l’attentato ‘un atto di eroismo’. Secondo il sito della ‘Bbc’, alla notizia dell’esplosione, si sono sentiti spari in aria a Gaza in segno di festeggiamento.

Mentre la diplomazia è a lavoro, le violenze intanto non si fermano.

Stanotte le forze israeliane hanno intensificato i bombardamenti via area e via mare: bombe su Gaza sono piovute al ritmo di una ogni dieci minuti. Prima dell’alba, hanno ripreso anche i palestinesi a lanciare missili oltreconfine: sei razzi hanno raggiunto il territorio ebraico, secondo radio Israele. Nessuno è stato ferito.

Sale a 9 il numero dei palestinesi morti oggi e a 146 quelli dall’inizio dei bombardamenti israeliani. Si contano 29 bimbi morti sul totale delle vittime.

Medio Oriente: attacco terroristico a un autobus a Tel Aviv, una ventina i feriti

Attentato terroristico contro un autobus a Tel Aviv. Mentre proseguono i raid su Gaza, questa mattina c’è stata un’esplosione su un autobus a Tel Aviv, nel nord di Israele. Secondo quanto ha reso noto la polizia israeliana, l’esplosione è il risultato di un attentato terroristico. ‘Radio Israele’ precisa che il mezzo di trasporto è esploso mentre percorreva il King Shaul Boulevard.

I feriti dell’attentato sono almeno 21. Lo riferisce il sito di ‘Haaretz’, precisando che due sono in condizioni medio-gravi, tre in condizioni medie e gli altri feriti leggermente.

La polizia israeliana ha arrestato un sospetto terrorista, per rilasciarlo poco dopo, mentre continua la caccia a una donna che sarebbe in possesso di un altro ordigno esplosivo. Lo riferisce il sito del ‘Jerusalem Post‘.

Secondo una fonte della sicurezza israeliana, citata da ‘Ynet News‘, l’attentato sarebbe infatti stato compiuto con un ordigno esplosivo collocato sul mezzo e non da un attentatore suicida. Preso uno, si cerca un secondo complice, forse una donna.

Immediata la rivendicazione di Hamas. Lo ha riferito il sito della ‘Bbc’, precisando che il movimento palestinese ha annunciato, attraverso gli altoparlanti delle moschee di Gaza, di essere riuscito a piazzare un ordigno sul bus. Alla notizia dell’esplosione, secondo quanto riferisce sempre la ‘Bbc’, si sono sentiti spari in aria a Gaza in segno di festeggiamento.

Intanto procedono i raid delle forze armate israelianesulla Striscia. Un missile israeliano è caduto nei pressi di un hotel di Gaza City che ospita molti giornalisti stranieri. Lo riferisce l’inviata della ‘Bbc’, spiegando che l’esplosione provocata dal missile lanciato da un aereo ha fatto andare in frantumi i vetri di alcune stanze.

Gli aerei militari dello Stato ebraico hanno anche colpito nelle prime ore della giornata una stazione di polizia, un edificio del governo e una struttura della sicurezza a Gaza City, come riporta l’agenzia palestinese ‘Maan’. L’ufficio dei portavoce delle Forze di difesa israeliane (Idf) ha confermato i raid contro “siti di attività terroristiche” a Gaza, tra i quali il ministero della Sicurezza interna.

Ed è strage di bimbi nella Striscia. Secondo quanto raccolto da Foad Aodi, presidente dell’Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e del Co-mai (Comunità del mondo arabo in Italia) – in costante collegamento telefonico con il direttore generale della Mezzaluna rossa palestinese, Kalad Gjwda – il 25% delle vittime è rappresentato da bambini. “Al momento – riferisce Aodi, che all’Adnkronos Salute invia anche l’elenco con i nominativi dei piccoli rimasti uccisi – si contano 29 bimbi morti su 140 vittime e 310 feriti su un totale di 1.100”.

La comunità internazionale è al lavoro. Il presidente Usa Obama ha inviato Hillary Clinton per mediare un cessate il fuoco. Per la Clinton, ”l’obiettivo deve essere un risultato duraturo che promuova la stabilità regionale e porti avanti la sicurezza e le legittime aspirazioni di israeliani e palestinesi”, ha detto ai giornalisti dopo l’incontro con il primo ministro Benyamin Netanyahu nella tarda serata di martedì. Il segretario di Stato avrà un nuovo incontro a Gerusalemme con il primo ministro, il ministro della Difesa Ehud Barak e quello degli Esteri Avigdor Lieberman.

Clinton ha avuto anche colloqui con il leader dell’autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas. “Gli Stati Uniti sono contrari alla nostra decisione di recarci all’Onu a chiedere lo status di Stato non membro per la Palestina”. Lo ha dichiarato il capo negoziatore palestinese, Saeb Erekat, che in conferenza stampa a Ramallah ha riferito dei colloqui tra il presidente dell’Anp e Clinton. Erekat ha affermato che il responsabile Usa “ha ribadito ancora una volta” il rifiuto della Casa Bianca di questa iniziativa palestinese e “ha chiesto ad Abbas di rimandare la questione”.

Gaza: sotto bombardamento si lavora alla tregua, Israele colpisce media center

Mentre proseguono senza sosta le trattative per un cessate il fuoco, continuano i lanci di razzi da Gaza su Israele e i raid israeliani nella Striscia. Un edificio nel centro di Gaza che ospita diverse redazioni giornalistiche è stato colpito e severamente danneggiato dall’aviazione israeliana. Si tratta del secondo attacco su quell’edificio in 24 ore. Almeno due morti.

Intanto è in corso al Cairo una riunione fra i responsabili dell’intelligence egiziana e il capo di Hamas Khaled Meshaal per esaminare le condizioni poste da Israele ieri per una tregua a Gaza. Lo riferiscono fonti qualificate egiziane. Sarà composta da sette ministri degli Esteri arabi, oltre al collega turco, la missione della Lega araba guidata dal segretario general Nabil el Araby che domani sarà a Gaza. Lo riferiscono all’ANSA fonti della Lega. Al Cairo proseguono i colloqui per arrivare a una tregua, che però ancora non si vede all’orizzonte.

Il leader delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon è al Cairo per incontrare il ministro degli Esteri egiziano, il premier e il presidente Mohamed Morsi. In seguito è atteso anche in Israele e nei Territori palestinesi. Ieri Ban Ki-Moon ha lanciato un appello a Israele e Hamas ‘a collaborare con gli sforzi condotti dall’Egitto per raggiungere un immediato cessate il fuoco’.

La crisi sarà oggi al centro dell’incontro tra i ministri di Esteri e Difesa dell’Unione Europea riuniti a Bruxelles (dove all’ordine del giorno ci sarà anche lo status che l’Ue concederà alla nuova piattaforma dell’opposizione in Siria).

L’alto rappresentante della politica estera della Ue, Catherine Ashton, si è detta oggi ‘molto preoccupata per le perdite civili’ a Gaza, e ha auspicato ‘una soluzione duratura e sostenibile’ al conflitto che preveda ‘due Stati’. La Ashton partecipa oggi al consiglio Esteri Ue, che ha in agenda la crisi a Gaza.

Sono almeno tredici i palestinesi,  tra i quali un bambino di cinque anni, rimasti uccisi nei raid aerei condotti da Israele oggi sulla Striscia di Gaza. Un bilancio che porta a circa 90 il totale delle vittime palestinesi da quando, mercoledì, è stata lanciata l’offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza, entrata oggi nel suo sesto giorno. Lo rende noto il portavoce del ministero della Sanità della Striscia, Ashraf al-Qudra.

Potrebbe essere dovuta ad un errore di identificazione dell’aviazione israeliana l’azione che ha colpito la famiglia palestinese al-Dalu, quando, in un rione di Gaza City, la sua palazzina di alcuni piani è stata bombardata e distrutta. Dalle macerie sono stati estratti undici cadaveri, per lo più di donne e bambini.

I quotidiani Haaretz e Maariv scrivono che nelle immediate vicinanze doveva forse trovarsi Ihya Abia, un responsabile del braccio armato di Hamas ritenuto essere il ‘comandante dei lanci di razzi’. Ieri Israele ha detto di averlo eliminato, mentre poi è sopraggiunta una smentita. Yediot Ahronot, da parte sua, scrive che anche un membro della famiglia (l’ingegnere Sameh al-Dalu) è sospettato da Israele di essere coinvolto nella produzione di razzi. Ma questi non risulta essere fra le vittime.

La fine dell’embargo a Gaza e lo stop delle uccisioni mirate. Sarebbero queste le condizioni che Hamas ha posto durante le trattative al Cairo mediate dall’Egitto per un cessate il fuoco. Quelle di Israele invece sono state poste ieri da quattro emissari israeliani sul tavolo dei servizi segreti egiziani: la tregua deve essere di ‘lunga durata’, ci deve essere lo stop al lancio di razzi verso Israele, si deve applicare solo alla Striscia di Gaza e deve essere garantita dall’Egitto. La delegazione palestinese, invece, insiste affinché la tregua venga applicata a tutti i territori palestinesi e non solo a Gaza per evitare che si sancisca la separazione della Striscia dal resto dei Territori. Secondo le fonti, Israele rifiuta di togliere l’embargo in blocco e lega lo stop agli assassini mirati alla fine del lancio di razzi da Gaza. Altro punto di negoziato delicato, riferiscono, è la richiesta di Israele che sia l’Egitto a farsi garante della tregua. Richiesta che, al momento, non pare non sia accolta dal Cairo.

Ancora fuoco fra Gaza e Tel Aviv, risuona l’allarme antimissili, in visita il primo ministro egiziano

Proseguono le ostilità tra Gaza ed Israele: secondo fonti di Hamas due palestinesi sono rimasti uccisi nelle prime ore del mattino in un raid di Tel Aviv condotto a nord della Striscia. Sarebbero invece decine, scrive il ‘Jerusalem Post‘, i missili lanciati oggi dai militanti islamici e caduti nel territorio dello Stato ebraico.

La nuova escalation di violenze giunge in occasione della visita del primo ministro egiziano Hisham Kandil, segnando la fine di una tregua temporanea sancita nella notte. Lo stesso Qandil, nel corso di una breve conferenza stampa ha definito una vera e propria ‘aggressione’ gli attacchi in corso da parte d’Israele contro l’enclave palestinese. ‘Il mondo deve assumersi la responsabilità di attivarsi per fermarla, poiché questa tragedia non può passare sotto silenzio’, ha ribadito.

L’Egitto, ha poi assicurato il premier, intende intensificare gli sforzi per garantire il cessate il fuoco nella regione. Israele, intanto, dopo aver smentito l’invio di truppe di terra nella Striscia ha richiamato 16.000 riservisti per i quali e’ stato dato il via libera alla partecipazione al conflitto con Gaza. Il loro ingresso nella campagna militare indica la necessità di un’operazione che potrebbe durare diversi giorni con un successivo dispiegamento delle forze israeliane sul terreno.

Ieri l’allarme antimissile è risuonato a Tel Aviv e gli abitanti della città sono stati invitati a trovare riparo nei rifugi. Era dal 1991, quando si scatenò la Guerra del Golfo, che Israele non ripiombava nel terrore di essere colpita. A due giorni della morte del comandante militare di Hamas, Ahmed Jabari, con Gaza è ormai guerra aperta.

Medio Oriente: bombe su Gaza, si contano i morti

Si aggrava la crisi in Medio Oriente: l’offensiva ‘Pilastro di Sicurezza’, entrata nel secondo giorno, va avanti senza sosta ma i palestinesi da Gaza reagiscono con una pioggia di razzi, uno dei quali ha colpito un edificio di 4 piani nella cittadina di Kreat Mlakhi, a circa 25 km a nord di Gaza e ha fatto tre vittime civili, le prime israeliane da quando l’operazione è cominciata. Tredici le vittime palestinesi.

Le tre persone uccise si trovavano in una palazzina residenziale di quattro piani a Kiryat Malachi. Nell’attacco, riferiscono i media israeliani, sono rimaste ferite altre due persone, tra le quali un bambino.

Alle persone che vivono nel sud dello Stato ebraico è stato chiesto di rifugiarsi in zone fortificate. Le scuole sono chiuse nel raggio di 40 chilometri dal confine con Gaza, così come i centri commerciali, mentre a chi vive vicino al confine è stato ordinato di non recarsi al lavoro e restare in casa, fatta eccezione per i servizi essenziali. Pattuglie della polizia sono state dispiegate in molte localita del Paese, temendo che Hamas possa organizzare attacchi ben oltre la portata dei suoi razzi lanciati dalla Striscia, colpendo anche Tel Aviv.

Pesante anche il bilancio sul fronte palestinese: almeno 13 morti (tre dei quali oggi a Khan Younis) e quasi un centinaio di feriti. Tra le 13 vittime anche tre bambini (di 7 anni e undici mesi), una donna incinta e 8 adolescenti.

La bimba si chiamava Rinan Arafat e aveva sette anni. Il neonato era Ahmed Mashrawi, di 11 mesi. La ragazza incinta era Hiba al-Mashrawi, di 19 anni. Lo precisa l’agenzia di stampa palestinese Maan. Le ostilità hanno avuto inizio ieri con la uccisione del capo militare di Hamas Ahmed Jaabari (52) e della sua guardia del corpo, Muhammad al-Hamas. Altri miliziani colpiti a morte dal fuoco israeliano sono Issam Abul-Mizah (20), Wael al-Ghalban e Hisham al-Ghalban. Altre vittime identificate finora negli ospedali della striscia sono: Hani al-Kasih (19), Mahmud Sawawein (65), Habes Mesmeh (30).

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, riunitosi nella notte, ha chiesto lo ‘stop’ delle violenze, ma non ha preso alcuna decisione.

Il presidente Usa, Barack Obama, ha parlato nella notte italiana con il premier israeliano, Benjamin Netanyahu e il presidente egiziano, Mohamed Morsi dell’escalation della violenza in Medio Oriente. Lo ha reso noto la Casa Bianca, secondo la quale il presidente ha riaffermato il diritto di Israele di garantire la propria autodifesa dal lancio dei razzi dalla Striscia, ma ha anche chiesto a Netanyahu di evitare vittime civili negli attacchi di rappresaglia.

‘Gli israeliani devono capire che l’aggressione contro Gaza è inaccettabile e che non potrà che portare all’instabilità nella regione’, ha affermato il presidente egiziano, Mohamerd Morsi, in una dichiarazione agli egizioni diffusa dalla tv di stato.

Nella notte -dopo l’offensiva militare lanciata da Israele, una delle piu’ importanti offensive aeree degli ultimi 4 anni, in cui ha ucciso il capo militare di Hamas nella Striscia-  si è riunito d’urgenza il Consiglio di Sicurezza dell’Onu per affrontare proprio il problema della recrudescenza delle violenze: l’organismo non ha preso alcuna decisione, ma ha fatto appelli a entrambe le parti perché pongano fine agli scontri.

Un’esplosione si è udita a Tel Aviv mentre suonavano le sirene di allarme. Lo scoppio ha provocato momenti di paura nella popolazione, ma fonti della sicurezza interna israeliana hanno confermato il lancio di un razzo, precisando tuttavia che l’ordigno è comunque caduto in mare davanti a Giaffa, la città-gemella di origini arabe che si estende a sud-ovest della capitale commerciale dello Stato ebraico, senza fare danni. In città, dove resta in funzione l’illuminazione pubblica, è intanto collassata parte della rete di telefonia mobile. E il ministero della Sicurezza nazionale ha avvertito la popolazione di scendere nei rifugi laddove le sirene d’allarme tornassero a suonare. La Jihad islamica intanto ha rivendicato il lancio di un missile Fajr 5, un razzo in dotazione alle forze armate iraniane, la cui portata è di circa 75 chilometri.

Gaza: inflitti due ergastoli per l’omicidio di Vittorio Arrigoni

Sono stati inflitti due ergastoli per l’omicidio di Vittorio Arrigoni, il cooperante italiano ucciso nella notte tra il 14 e il 15 aprile 2011 a Gaza dopo essere stato sequestrato. Lo ha annunciato un tribunale di Gaza. Mahmoud al Salfiti e Tamer al Hassasna, riconosciuti colpevoli del sequestro e dell’omicidio da un tribunale militare del territorio governato da Hamas, sono stati condannati all’ergastolo.

Inoltre, a Khader Jiram sono stati inflitti 10 anni di carcere, e ad Amer Abu Houla un anno per aver messo a disposizione la casa in cui Arrigoni fu ritrovato impiccato nell’aprile 2011.

Vittorio Arrigoni, 36 anni, militante dell’associazione filo-palestinese International Solidarity Movement, fu ritrovato impiccato il 15 aprile 2011 a Gaza, qualche ora dopo essere stato preso in ostaggio da un gruppo di salafiti jihadisti. Questi ultimi reclamavano la liberazione dei loro compagni detenuti da Hamas, in particolare il capo dell’organizzazione radicale Tawhid wal-Jihad, sceicco Hisham al Saedini, poi rilasciato nell’agosto 2012 grazie a una mediazione giordana.

La morte del militante pacifista italiano, che emozionò il mondo dei cooperanti, è stata la prima di uno straniero a Gaza da quando il movimento estremista islamico ha preso il potere, nel giugno 2007.

Di seguito l’ultima intervista di Vittorio Arrigoni tratta dal film ‘Gaza a cielo aperto’ di Maurizio Fantoni Minnella.

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