Processo Ruby: Silvio Berlusconi condannato a sette anni per concussione e prostituzione minorile

Italiano: L'On. Silvio Berlusconi per la rappr...

Italiano: L’On. Silvio Berlusconi per la rappresentanza parlamentare Forza Italia (Photo credit: Wikipedia)

Al processo Ruby Silvio Berlusconi è stato condannato a sette anni per entrambi i reati contestati: concussione e prostituzione minorile. Con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. È questa la sentenza dei giudici della quarta sezione del tribunale di Milano, presieduti da Giulia Turri. Un piccolo gruppo, composto da una decina di manifestanti ha accolto con applausi e grida di esultanza la notizia della condanna di Silvio Berlusconi. Alcuni di loro hanno intonato l’inno d’Italia. L’avvocato Niccolò Ghedini, uno dei legali dell’ex premier ha dichiarato: ‘La questione non è se si tratta di una sentenza politica o non politica. È una sentenza al di fuori della realtà e al di fuori degli atti processuali’. ‘Era una sentenza larghissimamente attesa’ ha concluso il legale.

Il presidente dei senatori Pdl Renato Schifani ha detto: ‘Una sentenza abnorme e surreale, con un colpevole e nessuna vittima’. Durissimo il senatore Pdl Malan: ‘Una condanna senza prove e senza reato contro il maggiore protagonista della politica italiana degli ultimi 20 anni è un vero attentato alla democrazia e allo stato di diritto che pone l’Italia tra i paesi con la democrazia a rischio’. Sullo stesso tenore l’ex ministro Rotondi, ora deputato Pdl: ‘È una sentenza politica che avrà una risposta politica: nessun agguato al governo, sostegno a Letta e Alfano nell’interesse dell’Italia, ma la risposta politica verrà e sarà fortissima. Forse né il Pd, né Forza Italia sono lo strumento giusto per opporsi al colpo di Stato’.

I magistrati si erano riuniti alle 9.45 in camera di consiglio per decidere il verdetto. In aula Berlusconi non era presente, mentre c’erano entrambi i suoi avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo. Poco prima della sentenza era arrivata al palazzo di giustizia l’esponente del Pdl Daniela Santanché che aveva dichiarato: ‘Se Berlusconi viene assolto finalmente si fa un po’ di giustizia’.

L’accusa è rappresentata dal pm Antonio Sangermano e dal procuratore capo Edmondo Bruti Liberati. Assente il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, che da tempo aveva programmato un periodo di ferie. Il procuratore capo, che nella prima udienza del 6 aprile 2011 era venuto in aula per esprimere la condivisione dell’ufficio con il lavoro dei due pm, aveva già previsto di essere presente il giorno del verdetto. Mancando Ilda Boccassini, anziché presentarsi in abiti civili come al solito ha messo la toga. Lo scorso 13 maggio il pm Ilda Boccassini nella sua requisitoria ha chiesto per l’ex presidente del Consiglio e leader del Pdl una condanna a 6 anni e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Come previsto decine di giornalisti, fotografi e troupe televisive si sono radunati, dalle prime ore della mattinata, davanti a Palazzo di Giustizia. Tra loro diversi corrispondenti e inviati di testate e televisioni straniere, come Al Jazeera e Cnn, ma anche tv danesi, tedesche e giapponesi, oltre a prestigiosi quotidiani inglesi come Guardian Daily Mail. In corso di Porta Vittoria, dove si trova l’ingresso principale del Tribunale, sono schierati i furgoni per le dirette televisive, davanti agli sguardi incuriositi dei passanti.

E’ apparso anche un gruppetto di dimostranti pro-Boccassini, con cartelli ‘Giustizia, legalità e dignità’ e ‘Ilda non te ne andare’ (riferiti alla possibilità di un trasferimento a Firenze). Due sostenitrici di Silvio Berlusconi si sono presentate per manifestare il loro sostegno all’ex premier: una di loro si è avvolta in una bandiera di Forza Italia. ‘Si tratta di un processo fasullo – ha spiegato – ed è giusto che Berlusconi non sia perseguitato dalla giustizia’. Una manifestante in bicicletta ha esposto un cartello con la scritta: ‘Berlusconi è ineleggibile, insostenibile, impresentabile, innominabile e infrequentabile’. Luigi Dossena, autore satirico di Roma, ha esposto un suo lavoro intitolato ‘La Bibbia di Arcore‘, con ritagli di foto di Berlusconi e di Nicole Minetti vestita da suora.

All’inizio dell’udienza, durata pochi minuti, il presidente del collegio Giulia Turri ha consegnato al pm e alla difesa di Berlusconi un esposto presentato ai carabinieri di Montagnana, in provincia di Padova. A quanto si è appreso, nella missiva un cittadino del paese dice di aver conosciuto Ruby nella primavera del 2010 e che la ragazza gli disse, in quell’occasione, che il 14 febbraio dello stesso anno aveva incontrato Silvio Berlusconi. Subito dopo l’avvocato Niccolò Ghedini ha preso la parola, e ha depositato un breve documento per commentare ‘la poderosa memoria’ depositata dai pm, un commento di poche pagine sulla deposizione del 17 maggio scorso di Karima El Mahorug al processo parallelo a carico di Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti, di cui sono stati acquisiti i verbali. La ragazza marocchina aveva sostenuto di non essere mai stata una prostituta e aveva definito ‘cavolate’ i suoi precedenti racconti sui milioni che avrebbe dovuto ricevere da Berlusconi. ‘Visto che il tribunale ha deciso – ha spiegato Ghedini – di annettere i verbali resi da Karima, abbiamo deciso per una breve memoria di commento alle sue dichiarazioni.

Ghedini ha consegnato anche la ‘documentazione che riguarda la sentenza di Trani e la giurisprudenza di cui abbiamo parlato la scorsa volta’. Tutti questi documenti erano già stati fatti pervenire al procuratore Edmondo Bruti Liberati, che oggi in aula sostituisce il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, e al sostituto Antonio Sangermano. Il pm Sangermano, per l’accusa, ha rinunciato alle repliche e i giudici hanno dichiarato chiuso il dibattimento. Il collegio presieduto da Giulia Turri si è quindi ritirato in camera di consiglio per emettere la sentenza.

(fonte Corsera)

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Mafia: condanna a 7 anni per Marcello dell’Utri

Marcello Dell'Utri

Marcello Dell’Utri (Photo credit: Wikipedia)

Il pg Luigi Patronaggio ha chiesto la condanna a 7 anni del senatore Marcello Dell’Utri, accusato di concorso in associazione mafiosa. Il processo e’ in corso davanti alla corte d’appello di Palermo. Il pg ha definito ”molto grave” la condotta contestata al senatore e ha chiesto la conferma della precedente condanna inflitta all’imputato in appello e poi annullata con rinvio dalla Cassazione. In primo grado Dell’Utri fu condannato, invece, a 9 anni di carcere.

‘Caduto Craxi, Cosa nostra pose le sue attenzioni su Forza Italia. Non fu la mafia a fare vincere le elezioni a Forza Italia, ma votò quel partito’, ha detto il pg Luigi Patronaggio insistendo nel ruolo di mediatore che dell’ Utri avrebbe avuto tra Cosa nostra e Silvio Berlusconi a partire dal 1994.

Dell’Utri, che negli ultimi dieci anni ha sempre seguito tutti i processi che lo hanno visto imputato a Palermo, non era in aula. Non è mai stato presente in aula per questo processo, il quarto per concorso esterno in associazione mafiosa, iniziato un anno fa e la cui sentenza è attesa per marzo.

‘Certo che mi candido. Finché sono vivo continuerò a candidarmi. Non lo farò più solo da morto. Ma fino a quando non sarò morto…’, ha dichiarato il senatore in una intervista al Corriere della Sera, chiarendo che per ora ‘nessuno mi ha candidato, non ho ricevuto proposte’ e che l’ipotesi di candidatura con Grande sud è ‘una grande minchiata’.

Secondo il pg di Palermo Luigi Patronaggio, ‘sono provate le condotte di dell’ Utri dal ’74 al ’78 che ha avuto rapporti continuativi con Cosa nostra, agevolando anche il patto di protezione nei confronti di Silvio Berlusconi’. E proprio a Berlusconi, da Palermo, il boss di Cosa nostra Gaetano Cinà avrebbe mandato una cassata di oltre undici chili, da guinness dei primati, nel Natale del 1986 con la scritta ‘Canale 5‘. Secondo l’accusa anche questa cassata proverebbe i rapporti tra Cosa nostra e Marcello dell’Utri, che avrebbe fatto da mediatore.

Ingroia, possibile candidatura: ‘deciderò la prossima settimana’

ingroia1Antonio Ingroia ha ribadito la sua volontà di ‘decidere la prossima settimana sulla sua candidatura, come già annunciato nel suo discorso di ieri. Discorso che era un appello alla società civile a mettersi in prima fila ed impegnarsi’. E’ quanto ha dichiarato oggi il pm parlando a Skytg24.

Rispondendo, poi, alle critiche mosse riguardo alla sua candidatura ha ricordato che ‘il magistrato è un cittadino che ha diritto di elettorato passivo come tutti gli altri. Quello che conta è che come magistrato abbia fatto bene il suo dovere e che sappia dare un contributo anche in politica’.

Riguardo la richiesta da lui fatta ad esponenti della sinistra radicale di ‘fare un passo in dietro’ ha chiarito che ‘non era una richiesta di rinunciare alla politica, ma di dare spazio alla società civile perché sarebbe una incoerenza avere nelle prime file di una lista civica dei politici’.

Ha continuato dicendo: ‘abbiamo molte cose che ci accomunano con alcune posizioni del centrosinistra, così come ci sono alcune battaglie che ci avvicinano al Movimento 5 Stelle. Siamo pronti a confrontarci con entrambi senza pregiudiziali ma per ora non ci sono stati segnali in queste senso’.

‘Da parte mia assumerò le mie determinazioni finali entro il 28-29 dicembre’, ha spiegato il magistrato  intervenuto al teatro Quirino a Roma all’assemblea di ‘Cambiare si può’. ‘Ho posto condizioni. Una di queste è verificare se, sul versante della società civile, si creano le condizioni per un passo in avanti e se riusciamo a riempire di contenuti, di persone, di associazioni il progetto e riuscire a fare una lista’.

Ingroia ha sottolineato che i tempi per le decisioni sono stretti e ha aggiunto: ‘Se vogliamo partecipare alla campagna elettorale dobbiamo anche avere delle strategie. Dobbiamo fare il massimo dello sforzo per trovare una sintesi e un punto di convergenza comune. La mia, come ho detto ieri, è stata una dichiarazione di disponibilità e di servizio su un progetto che si sta formando’.

Il magistrato, attualmente “distaccato” in Guatemala e che ha ottenuto dal Csm l’aspettativa per motivi elettorali, ha ribadito che la condizione per la sua corsa come candidato premier del Movimento arancione dipende dal grado di apertura al di fuori dei partiti:  ”Sono convinto della necessità di un passo in avanti della società civile e di un ‘passo incontro’ da parte della politica che, in questi mesi, dentro e fuori il Parlamento, si è espressa in modo alternativo al montismo eberlusconismo. Questo è il denominatore comune su cui costruire questa aggregazione’

Fabrizio Cicchitto è tornato ad attaccare Ingroia definendolo una ‘caricatura di se stesso’, mentre il presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli invoca una legge che ponga dei paletti alle candidature dei magistrati.

Il progetto a cui pensa il magistrato che ha coordinato l’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia è quindi quello di una lista civica. ‘Credo fortemente nel concetto della rivoluzione civile’, ha aggiunto. ‘Non chiedo alla politica di farsi da parte, ma di fare un passo indietro, non più in prima fila, ma in seconda fila’.

Ingroia ha nuovamente sostenuto la necessità di aprire un dialogo con Pd e Grillo. ‘Ci sono differenze e critiche che facciamo al Pd per il sostegno dato al governo Monti, ma non dobbiamo avere paura del confronto e verificare se ci sono compatibilità. Il confronto non infetta e non sporca. Capisco lo scetticismo -ha concluso il magistrato- ma senza pregiudizi nei confronti degli altri. Questo vale anche per il Movimento 5 Stelle’.

Anche oggi, come ieri, dagli scranni parlamentari il magistrato è stato oggetto degli strali di Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera: ‘Ingroia sta diventando la caricatura di se stesso’, ha affermato. ‘Arriva al punto di dire che lui non è mai stato un giudice politicizzato. Per un verso ricordiamo ancora i suoi interventi nei congressi di partito più vari; e per altro verso il suo tentativo di demonizzare un partito intero, cioè Forza Italia. Cicchitto registra però ‘qualche miglioramento: Ingroia non farà più danni alla giustizia italiana, li farà alla politica, cioè ai suoi amici di sinistra. Ma chi è causa del suo mal, pianga se stesso’.

Se l’attacco del Pdl è solo l’ultimo capitolo del lungo conflitto tra centrodestra e magistrati, di maggior peso è l’intervento del presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Rodolfo Sabelli, che già aveva espresso posizioni critiche verso i colleghi troppo esposti sul fronte politico-mediatico. Esiste un ‘rischio di sovrapposizione dell’immagine del magistrato nell’esercizio delle sue funzioni e del magistrato impegnato in politica’, ha affermato Sabelli a margine di una riunione dell’Anm. ‘Bisogna trovare soluzioni che impediscano questa sovrapposizione, su ciò si gioca l’immagine di indipendenza e autonomia della giurisdizione’. Il compito di trovare una soluzione, ha precisato Sabelli, spetta ‘al legislatore’. Nessuno ‘mette in discussione il diritto all’elettorato passivo, riconosciuto dalla Costituzione. Si potrebbe pensare a delle limitazioni per chi rientra nei ranghi, come stabilire che vada in una sede diversa dal territorio in cui ha esercitato incarichi politici’. Il rischio ‘è che l’attività giurisdizionale venga percepita dall’opinione pubblica come un trampolino di lancio’.

A queste critiche risponde il diretto interessato: ‘Il magistrato è un cittadino che ha diritto di elettorato passivo come tutti gli altri. Quello che conta è che come magistrato abbia fatto bene il suo dovere e che sappia dare un contributo anche in politica’.

Quarant’anni di storia politica italiana: nasce online il primo archivio degli spot politici

Image of former PM of Italy, Bettino Craxi

Image of former PM of Italy, Bettino Craxi (Photo credit: Wikipedia)

Ci sono gli spot socialisti con Bettino Craxi, quelli contro la violenza sulle donne del Partito comunista, le prime clip di Forza Italia nel 1994, gli esordi di Antonio Di Pietro e tanto altro. Il primo archivio degli spot politici italiani, che comprende già più di 450 video dal 1974 a oggi, è online dal 4 dicembre: quasi quarant’anni di storia politica italiana raccontati attraverso immagini,  finalmente consultabili da chiunque attraverso un unico sito internet, anche attraverso dodici percorsi tematici. ‘Archivi spot politici‘, la più importante opera di recupero della pubblicità elettorale del nostro Paese, nasce da un progetto di ricerca di interesse nazionale (Prin 2008), finanziato dal ministero dell’Istruzione e della Ricerca e realizzato dall’università di Roma Tre, sul tema della popolarizzazione della politica.

I primi spot politici – ‘E’ un lavoro che ci ha impegnato per due anni – racconta Edoardo Novelli, giornalista, docente di Comunicazione politica e coordinatore della ricerca – e che ha consentito di salvare e rendere pubblici materiali che altrimenti sarebbero andati prima o poi distrutti. I primi documenti raccolti risalgono infatti al 1974: sono quattro spot realizzati dal Comitato per il no al referendum sul divorzio e destinati alle sale cinematografiche’.

Le tele-elezioni – Solo alla fine degli anni Settanta, con la nascita delle televisioni private, nascono i primi spot politici per il piccolo schermo. ‘Un tipo di pubblicità’, racconta Novelli, ‘di cui tutti i partiti si serviranno con le elezioni politiche dell’83, le prime tele-elezioni italiane’. Sono gli anni in cui la Dc realizza dei veri e propri spot sul modello di quelli commerciali insieme alle agenzie pubblicitarie – ‘memorabile ‘lo slogan ‘Decidi Dc‘  -, il Partito comunista commissiona ai registi di area delle vere e proprie mini fiction, mentre il Partito socialista punta tutto sulla figura di Bettino Craxi. ‘Una tendenza, questa a incentrare lo spot sul leader di partito, che esploderà con la nascita di Forza Italia e la discesa in campo di Silvio Berlusconi‘.

Gli anni Novanta e la par condicio – ‘In questi anni gli spot diventano quasi sensoriali’, spiega Edoardo Novelli. ‘Il predominio non è più della parola ma dell’immagine e il politico protagonista sembra quasi un attore. Bellissimo il primo video elettorale di Forza Italia  oppure quello, molto paternalistico, degli auguri di Natale inviati da Silvio Berlusconi al Paese nel 1999. Elementi ricorrenti degli spot di questi anni: il volto del Cavaliere e la sua scrivania’. Solo dopo il ’99, in occasione di una campagna di tesseramento per Forza Italia, a parlare sono i cittadini comuni che dichiarano il motivo per cui si sono iscritti al partito. Negli anni Novanta, però, gli spot politici si riducono e perdono potenzialità: con il decreto legge Gambino e un provvedimento del Garante per l’Editoria, durante la campagna elettorale viene di fatto vietata la trasmissione dei video politici.

The logo of Forza Italia used in the 2006 elec...

The logo of Forza Italia used in the 2006 electoral campaign (Photo credit: Wikipedia)

La rinascita grazie a Internet – ‘Dagli anni Duemila, invece, si assiste a una grande rinascita del genere. Merito della rete, in grado di influenzare la comunicazione politica e le forme della campagna elettorale’. Sempre più partiti e candidati decidono di realizzare video a basso costo, in molti casi ironici e originali, da pubblicare sui propri siti internet, come quello del 2011 di Pierluigi Bersani mentre si rimbocca le maniche. ‘Con lo sviluppo dei social network, poi, si cimentano nel genere non solo i partiti ma anche soggetti esterni, militanti, creativi, semplici cittadini’, racconta Novelli. ‘Sora Cesira o Il Terzo segreto di Satira, per esempio, soprattutto in occasione delle elezioni, realizzano materiali satirici che, grazie ai social network, si diffondono sul web in maniera virale e finiscono per essere visti da milioni di utenti. Oggi, insomma, è la rete ad essere diventata la nuova piazza della comunicazione politica’.

Il sito www.archivispotpolitici.it contiene gli oltre 450 spot raccolti, analizzati e schedati, sino ad ora e rappresenta il primo archivio italiano dedicato a questo particolare documento audiovisivo.

(fonte Sky24)

www.archivispotpolitici.it

Laziogate: indagato Fiorito, la Polverini ‘non ci sta’ ecco il video più cliccato della Rete

Individuato il colpevole, Franco Fiorito, l’uomo delle ostriche a 240 euro della cravatte e sciarpe di seta, delle cene da migliaia di euro, ex capogruppo del Pdl alla regione lazio indagato per peculato dalla Guardia di Finanza, la Polverini, Renata, presidente della Regione Lazio in pieno Laziogate non ci sta. E anche a volersi dimettere la procedura non lo permette e c’è chi prende le sue difensive. Angelino Alfano che la designa come parte lesa nello scandalo dei fondi  e Berlusconi in cima alla lista le mostra il proprio sostegno dicendo ‘Niente dimissioni’.

La Presidente della Regione Lazio, Polverini, non poteva non sapere dell’accordo che c’era per la ripartizione dei fondi tra i diversi gruppi del Consiglio regionale. E’ quanto ha riferito ieri l’ex capogruppo del Pdl alla Pisana, Franco Fiorito, interrogato dagli inquirenti della Procura di Roma. Fiorito ha parlato di un accordo che prevedeva la ripartizione da parte dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale dei fondi tra i diversi gruppi.

‘Non ne potevo piu’, ero ossessionato dalle richieste di denaro da parte degli altri consiglieri del mio gruppo’: cosi’ Fiorito ha raccontato del continuo ‘pressing’ subito da parte dei consiglieri nel suo gruppo che continuavano a chiedergli denaro. Secondo quanto si è appreso ha inoltre parlato di una sorta di ‘accordo’ per la ripartizione dei fondi di tutti i gruppi del Consiglio regionale. Per ogni consigliere appartenente ad un gruppo era prevista l’assegnazione di circa 100mila euro l’anno.

Ecco allora il video del consiglio di lunedì, quando la Polverini si è rivolta alla platea di politici e consiglieri in seduta regionale. ‘Non sono disposta a pagare le colpe degli altri’, ha detto la presidente.

http://www.regione.lazio.it/rl_main/

Indagata per riciclaggio la moglie del senatore Marcello Dell’Utri

Marcello Dell'Utri

Marcello Dell’Utri (Photo credit: Wikipedia)

La moglie del sen. Marcello Dell’Utri, Miranda Ratti, è indagata dalla procura di Palermo per riciclaggio aggravato nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta estorsione che il fondatore di Forza Italia avrebbe fatto a Silvio Berlusconi, chiedendogli in 10 anni 40 milioni di euro per non parlare dei suoi rapporti con i boss di Cosa nostra.

Secondo la procura, l’8 marzo scorso la moglie di Dell’Utri avrebbe fatto sparire 14 milioni. I magistrati, attraverso una serie di accertamenti bancari, hanno scoperto che negli ultimi 10 anni l’ex premier ha dato all’ex manager di Publitalia circa 40 milioni di euro, e stanno cercando di individuare eventuali beneficiari dei prestiti nell’entourage del senatore e tra i suoi parenti.

Circa quindici milioni, che costituiscono una parte del prezzo pagato da Berlusconi per l’acquisto della villa sul lago di Como del senatore (in tutto per la lussuosa residenza l’ex presidente del Consiglio ha pagato 21 milioni), finirono sul conto di Miranda Anna Ratti, moglie di Dell’Utri.

Il versamento porta la data dell’8 marzo, il giorno prima che la Cassazione si pronunciasse sulla condanna a 7 anni in appello per concorso in associazione mafiosa inflitta al politico.

Subito dopo una parte dei 15 milioni vennero girati su un conto di una banca di Santo Domingo. Il sospetto degli inquirenti è che Dell’Utri al momento della pronuncia del verdetto che ha poi annullato con rinvio il processo, fosse nel paese centroamericano dove grazie al denaro dell’ex premier, avrebbe potuto trascorrere la latitanza.

Berlusconi, sentito il 5 settembre scorso nell’ambito dell’inchiesta, ha negato pressioni, minacce o estorsioni da parte di Dell’Utri.

Il ring del 19 luglio: Napolitano, Dell’Utri e Ingroia sul podio della strage

Data importante quella del 19 luglio. Che siano trascorsi 15 o venti anni il ring è sempre lo stesso, cambiano i personaggi. Protagonisti ‘discussi’ di questa giornata commemorativa, la ventesima in venti anni, da quando Paolo Borsellino il magistrato del pool antimafia è stato ucciso dalla mafia, sono il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia e Marcello Dell’Utri, deputato, parlamentare, proprietario di una squadra di calcio, uomo vicino a Berlusconi. Così vicino da suggerirgli per la sua sicurezza e incolumità uno stalliere di fiducia, tale Vittorio Mangano, uomo di cosa nostra a cui il Cavaliere di Arcore si affidò ciecamente.

Cosa succede oggi? Napolitano viene contestato dalle agende rosse, Dell’Utri, che appreso di essere indagato per estorsione nei confronti di Silvio Berlusconi, accusa il procuratore di essere un Khomeini, un persecutore della giustizia e Ingroia, in tutta risposta confessa una sua pazzia latente.

Proprio come quella di Paolo Borsellino. La stessa che ha spinto giudici come lui e Giovanni Falcone a continuare a fare il proprio lavoro.   ‘Io pazzo come Borsellino’ ha detto il procuratore aggiunto e allievo di Borsellino, quando ancora si lavorava alla Procura di Marsala.

‘Oggi un imputato, il senatore Marcello Dell’Utri mi ha definito pazzo e devo dire che a volte mi ci sento. Mi piace essere un po’ pazzo come Paolo Borsellino perché continuo a credere nella possibilità che, nonostante tutto, si possa raggiungere la verità sui grandi misteri del nostro paese’. E ha aggiunto: ‘E’ scandaloso che non si sia mai istituita alcuna commissione che indaghi sulle stragi del ’92 e del ’93 e sulla trattativa Stato-mafia. La politica faccia un passo avanti e nessuno chieda ai magistrati di fare, invece, passi indietro perché noi proseguiremo nella ricerca della verità’.

Dell’Utri politico italiano, attualmente senatore della Repubblica per il Popolo della Libertà. Stretto collaboratore di Silvio Berlusconi sin dagli anni settanta, socio in Publitalia ’80 e dirigente Fininvest, nel 1993 fondò con lui Forza Italia. Bancario a Palermo, dove è anche dirigente sportivo della Bacigalupo e vicino ad ambienti mafiosi, tanto da conoscere Vittorio Mangano e Gaetano Cinà.

Estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. Riguardo la trattativa Stato-mafia, i pm pensano che Dell’Utri, nel corso degli anni, possa aver estorto denaro a Silvio Berlusconi per ottenere il suo silenzio riguardo i presunti rapporti di questo con gli esponenti di Cosa Nostra. Il 18 luglio 2012 viene dunque iscritto nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Palermo per una presunta estorsione ai danni di Silvio Berlusconi.

L’ayatollah Ingroia

Il senatore di Forza Italia si sente perseguitato e così inveisce contro il procuratore antimafia. ‘Ma lo vedete come e’ fatto fisicamente? Con quella barba, si mette un caffettano ed è perfetto. Come Khomeini, un persecutore, sarebbe capace di fare le peggio cose. A me ha provato a fare di tutto, ha rovinato la mia vita e quella della mia famiglia. Il danno che fanno persone come lui è enorme, e passa quasi senza attenzione. E’ il Khomeini della magistratura’. Così il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri.

Il presidente della Repubblica è stato invece contestato durante il corteo delle agende rosse (da quella scomparsa al magistrato pochi minuti dopo le esplosioni di Via D’Amelio e sulla quale si sta tutt’oggi indagando). La contestazione a Napolitano nasce dal conflitto di attribuzione sollevato dal presidente di fronte la Corte Costituzionale dopo che alcune alcune conversazioni con l’ex ministro dell’Interno Mancino sono state acquisite dalla Procura siciliana. Solidarietà dunque ai Pm di Palermo che indagano sulla trattativa  Stato-mafia.

La decisione del Quirinale riguarda la vicenda delle telefonate intercettate tra Loris D’Ambrosio, consigliere dello stesso Napolitano per gli Affari giuridici, e Nicola Mancino, l’ex ministro dell’Interno. Quest’ultimo avrebbe in particolare parlato anche con lo stesso Napolitano. Tema dei colloqui, l’inchiesta della procura siciliana sulla presunta trattativa tra Stato e mafia negli anni ’90. Il Quirinale, secondo quanto scritto dal Fatto quotidiano, avrebbe cercato di coprire lo stesso Mancino.

Le telefonate sarebbero dovute essere distrutte, ma da ciò che riporta il Corriere della Sera, il procuratore del capoluogo siciliano Francesco Messineo non ne avrebbe ancora disposto l’eliminazione.

https://cookednews.wordpress.com/2012/07/18/la-strage-di-via-damelio-e-la-storia-di-paolo-borsellino-il-magistrato-ucciso-dalla-mafia/

Elezioni: a Palermo torna Orlando. Vittoria dei grillini a Parma. Genova va a Doria sostenuto da Sel

Leoluca Orlando sarà il nuovo sindaco di Palermo. A Parma vola nelle preferenze il candidato grillino Federico Pizzarotti e Genova è andata a Doria in quota Sel sul candidato del Terzo Polo, Musso.  

Palermo riconferma Orlando già alla quarta proiezione, con il 79 per cento dei voti scrutinati: Orlando (Idv) è con  il 73% in nettissimo vantaggio sul suo avversario, Fabrizio Ferrandelli (Pd) fermo al 27%. A Genova, a 586 sezioni scrutinate su 653, appare ormai incolmabile il vantaggio del candidato sindaco del centrosinistra Marco Doria. Il docente universitario, vincitore delle primarie di coalizione, ha conquistato finora il 60,2% delle preferenze contro il 39,8% del candidato del Terzo Polo, Enrico Musso.

La terza proiezione Rai (75% di copertura) conferma il forte vantaggio del candidato grillino a Parma. Federico Pizzarotti è al 60.3% mentre Vincenzo Bernazzoli del centrosinistra si attesta al 39.7%. ‘Gli elettori hanno eletto me e non Beppe Grillo, afferma chiarendo che il suo modo di governare sarà diverso da quello dei partiti tradizionali, in particolare nel rapporto con il leader di riferimento.

La Lega nord ha perso i ballottaggi in tutti i 7 comuni del Nord in cui concorreva. Secondo fonti leghiste, il Carroccio, che correva da solo, è stato sconfitto a Cantù, Palazzolo, Meda, Tradate, Senago, Thiene, San Giovanni Lupatoto. La Lega governava assieme al Pdl in sei comuni su sette.

Calo dell’affluenza alle urne per i ballottaggi. Tra domenica e lunedì, nei 100 comuni delle regioni a statuto ordinario, l’affluenza alle urne si è fermata al 51,58% degli aventi diritto, mentre al primo turno l’affluenza era stata del 65,55%. Il calo è generalizzato in tutta Italia, con punte del 20% in Campania e Lombardia.

In tutto gli elettori chiamati al voto nelle diverse regioni sono stati oltre 4 milioni. Nella prima giornata di votazione, ieri, l’affluenza alle urne si è confermata in calo, attestandosi alle 22 al 36,25%, con un meno 11,37 rispetto al primo turno. Dal Viminale oggi è prevista una sola rilevazione: quella definitiva a chiusura seggi.

Dei 118 comuni al voto, 19 sono capoluoghi di provincia: Alessandria, Asti, Cuneo, Como, Monza, Belluno, Genova, Parma, Piacenza, Lucca, Frosinone, Rieti, L’Aquila, Isernia, Taranto, Trani, Palermo, Agrigento, Trapani. Le sfide clou sono Parma, Genova e Palermo. Nei capoluoghi, il Pdl è al ballottaggio in 8, mentre il Pd è arrivato al secondo turno in 17, partendo in vantaggio rispetto ai rivali di centrodestra in 13. Nei 100 ballottaggi previsti nelle regioni a statuto ordinario, il centrosinistra è avanti in 82 Comuni.

Fra quelli chiamati alle urne, 98 sono Comuni sopra i 15 mila abitanti in Regioni a Statuto ordinario mentre in altri 2 il ballotaggio si celebra nonostante la popolazione sia scesa sotto la soglia minima di legge. Gli altri 18 Comuni sono in Sicilia, regione a Statuto speciale che quindi non dipende dalla legge elettorale nazionale.

Lo scrutinio, al netto di contestazioni e imprevisti, si annuncia rapido: due soli i candidati sulla scheda in ogni Comune fra cui gli elettori possono scegliere il sindaco.

In Sicilia, Palermo rivuole Orlando

Leoluca Orlando per la quarta vota a capo di Palazzo delle Aquile. I palermitani lo conoscono per la riapertura del Teatro Massimo e la riqualificazione del Foro Italico. Ma anche per gli Lsu, i lavoratori socialmente utili e gli ex Pip delle cooperative nate progettando il reintegro sociale attraverso il lavoro.

La prima esperienza del vecchio nuovo sindaco Orlando alla guida del Comune risale a metà degli anni ’80, quando dal 1985 al 1990 fu a capo di una giunta di coalizione. Con l’introduzione dell’elezione diretta del sindaco, nel 1993 vinse le elezioni superando il 75% delle preferenze e vincendo su Elda Pucci. Cinque anni dopo venne riconfermato sindaco a discapito di un giovanissimo Gianfranco Miccichè, all’epoca in Forza Italia. Nel 2007, al termine della prima amministrazione Cammarata, Orlando stravince le primarie del centrosinistra e si ricandida a sindaco, ma questa volta viene sconfitto dal primo cittadino uscente con circa 20 mila voti di scarto. Un risultato che contesterà, denunciando brogli e che ancora oggi sta cercando di dimostrare attraverso le vie legali.

Come prima cosa promette la riduzione della Tarsu, fra le più alte di Italia. Dovrebbe anche provvedere a ridurre la quantità di spazzatura prodotta dai palermitani. Ci riuscirà?

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